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MANUALE PER PERIPATETICHE ROMANTICHE

Strano autore è Paulo Coelho, sempre così in bilico tra la grandezza dell’estrema semplicità, come in quel piccolo capolavoro che è “L’Alchimista” e la banalità dei consigli per casalinghe depresse.

Se ne “L’Alchimista” emergeva il grande messaggio: segui i tuoi sogni e non adagiarti nei piccoli successi, in “Undici minuti” il messaggio principale sembrerebbe essere “l’Amore è cosa diversa dal sesso, la felicità non è nel sesso ma in quel c’è attorno”. Morale, insomma, assai più scontata e sfruttata.

Il romanzo comincia così:

C’era una volta una prostituta di nome Maria. Un momento. ‘C’era una volta’ è la frase migliore con cui cominciare una storia per bambini, mentre ‘prostituta’ è una parola da adulti”.

In effetti, “L’Alchimista” è una splendida favola, adatta ad adulti e bambini. “Undici minuti” vorrebbe essere una favola sul sesso estremo, ma le due cose, come sa bene anche l’autore, si conciliano male.

Vediamo Maria bambina innamorarsi per la prima volta, adolescente provare i primi approcci sessuali, crescere, lasciare il suo Brasile per Parigi, diventare una puttana, conoscere masochismo e sadismo, ma restare sempre romantica e tristemente desiderosa di una vita normale verso la quale cercherà di fuggire.

Paulo Coelho

Paulo Coelho

La volontà di scrivere una favola, rende difficile a Coelho di mostrare davvero la crudezza della vita dei bordelli e del sesso estremo. Tutto rimane molto lieve e sembra quasi non sia quello che realmente è. “Pretty Woman” in confronto sembra quasi una storia hard core!

Il libro, per carità, è assai piacevole e si legge bene. Immagino che possa anche insegnare qualcosa, se si hanno, magari quindici o diciassette anni, anche se non lo consiglierei a mia figlia (che ne ha ora quindici), proprio perché mostra tutto troppo all’acqua di rosa e fa credere quasi (come “Pretty woman”!) che dalla prostituzione ci sia una facile via d’uscita e che non sia un mondo, invece, assai simile a quello della droga e della criminalità mafiosa.

 

Firenze, 24/06/2013

 

CAMMINARE RIFLETTENDO

Qualcuno considera Paulo Coelho un autore sudamericano minore e più “commerciale” rispetto ai Borges, Marquez e Amado. Qualche mese fa ebbi però la fortuna di leggere il suo “L’Alchimista”  e rimasi affascinato dall’estrema semplicità (una grande dote per uno scrittore, forse più del suo opposto) di questo romanzo, che sapeva andare a fondo su uno degli interrogativi fondamentali: sto portando avanti un progetto di vita? Ne ho mai avuto uno?Il Cammino di Santiago

Con quel libro nel cuore ho affrontato “Il Cammino di Santiago”, che è però cosa assai diversa. Innanzitutto se ne “L’Alchimista” ci sono elementi di riflessione, sono però inseriti in una storia, una piccola favola. Qui più che di un romanzo si tratta di un racconto di viaggio. Un cammino che è, nel contempo, un percorso fisico e mentale, in cui la riflessione spirituale è parte centrale della narrazione.

Lo stesso Coelho ci spiega che “il primo millennio del Cristianesimo conobbe tre rotte sacre; chiunque ne percorresse una accedeva a una serie di benedizioni e indulgenze. La prima conduceva alla tomba di San Pietro, a Roma: i pellegrini di questo cammino avevano come simbolo una croce e venivano chiamati “romei”. La seconda portava al Santo Sepolcro di Cristo, a Gerusalemme, e coloro che seguivano questo percorso erano chiamati “palmieri”, poiché avevano come simbolo le palme con cui Cristo fu salutato quando entrò in città. Infine esisteva un terzo cammino, che conduceva fino ai resti mortali dell’apostolo San Giacomo, sepolti in un luogo della penisola iberica dove, una notte, un pastore aveva visto una stella brillare sopra un campo. (…omissis…) Ai viandanti che percorrevano la terza rotta sacra fu dato il nome di “pellegrini”, e come simbolo ebbero la conchiglia.” (pag. 17-18)

Il protagonista affronta questa terza via assieme a un Maestro, che chiama Petrus (ma non è il suo vero nome).

Questa rotta, forse anche per merito del successo del libro, è ora tornata di moda, assai più che negli anni in cui scriveva (prima edizione 1987) l’autore brasiliano e sempre più spesso si sente di dire di qualcuno che l’ha seguita.

Il percorso parte da Saint-Jean-Pied-de-Port, nei Pirenei francesi e arriva a Santiago de Compostela, sulla costa atlantica della Spagna. Secondo Google Maps sono 769 chilometri: un bel viaggetto da farsi a piedi, senza contare le varie deviazioni e i giri a vuoto che faranno i due pellegrini.

Il percorso più duro sarà però quello dello spirito, dato che il diavolo è in agguato e non mancherà di rivelarsi.

Avrà però modo di insegnare al suo discepolo una serie di esercizi spirituali, dettagliatamente riportati in varie schede all’interno del libro, con cui fortificare la propria anima e coglierne il soffio. Sono esercizi che chiunque può tentare di ripetere. Quanto agli esiti, fatemi sapere, perché non li ho provati!

Importante rimane, almeno, l’insegnamento che “l’uomo non può mai smettere di sognare. Il sogno è il nutrimento dell’anima, come il cibo è quello del corpo” (pag. 55).

I sogni però possono morire. Secondo Petrus i sintomi della morte dei sogni sono:

  1. la mancanza di tempo (riempiamo la nostra vita di cose da fare, dimenticandoci il nostro obiettivo);
  2. le nostre certezze (ci sembra di aver già raggiunto quello che ci serve);
  3. la pace (ci sentiamo realizzati).

Che cos’altro mi è rimasto di questo libro? La voglia di fare un lungo viaggio a piedi!

Il cammino di Santiago

Il cammino di Santiago

Firenze, 23/08/2011

 

 

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