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PORTARE LA FANTASCIENZA IN TOSCANA

Nel creare l’antologia di racconti distopici “Apocalissi fiorentine” mi ripromettevo, tra le altre cose (oltre ad avvicinare a contesti quotidiani le problematiche ambientali e sociali dei nostri tempi) di fornire scenari italiani e nello specifico fiorentini alla fantascienza, in particolare quella catastrofista, che vediamo quasi sempre ambientata negli Stati Uniti d’America.

Ho, dunque, accolto con piacere la notizia che solo due mesi dopo la pubblicazione di “Apocalissi fiorentine”, due importanti figure della fantascienza italiana, quali Luca Ortino e Gian Filippo Pizzo, avessero curato e pubblicato con Carmignani Editrice una raccolta di storie di genere fantastico ambientate in Toscana: “Fantaetruria”, sottotitolo “Racconti tra mistero e fantasia in Toscana”.

Inoltre, il volume raccoglie numerosi nomi di autori che avevo già avuto modo di apprezzare, in primis, il maestro dell’ucronia Pierfrancesco Prosperi e il pluripremiato autore di fantascienza Lukha B. Kremo.

Ho così partecipato a una delle presentazioni del volume e acquistato una copia di questo nuovo tentativo di smentire la ben nota affermazione di Carlo Fruttero (celebre curatore della rivista Urania) secondo cui “Un disco volante non può atterrare a Lucca”.

Si comincia con un racconto di Serena Maria Barbacetto (“Incantesimo di fuoco”), che si snoda attorno al ritrovamento di “un nazista mummificato nelle fogne” di Firenze e il mistero su perché Hitler abbia risparmiato dalla distruzione Ponte Vecchio nella fatidica notte tra il 3 e il 4 agosto 1944 (tema che avrebbe potuto essere una delle possibili catastrofi da me riviste in “Apocalissi fiorentine”, che, peraltro, nel racconto “11 Settembre” parla dell’arrivo dei tedeschi a Firenze nel 1943).

Serena Barbacetto, Gian Filippo Pizzo, Luca Ortino, Lukha B. Kremo

La storia successiva “Un errore della geografia” è di Alberto Eva, noto autore e curatore di opere gialle e noir, qui prestato a un’ucronia ambientata dal 1932 al 1944 sulla vita dell’ideologo Antonio Gramsci e su una sua immaginaria deportazione in Russia (“Gramsci è più in là che di qua, il duce non vuole che gli muoia come un uccellino in gabbia col calcinaccio al culo… È indispensabile farlo evadere”.

Torna a parlarci di nazisti Andrea Carlo Cappi in una storia che, però, parte nel 180 a.C. e prosegue nel nostro futuro, a proposito dell’arca dell’alleanza, e non possiamo non pensare a Indiana Jones, ma con strane creature (“una delle ipotesi era che i miti riguardanti metamorfosi e licantropia traessero origine dai residui del potere della Creazione”; “sembrava un enorme tentacolo coperto di ventose”).

Lo scenario di “Estate senza fine” di Alessandro Fambrini è la Versilia, dove il ritrovamento di una ragazza assassinata apre la via ad agghiaccianti scoperte.

Ne “I ponti sull’Arno” Francesco Grasso ci offre una versione da social network del ritratto di Dorian Gray (Oscar Wilde) (“ho tirato indietro le lancette per te”), all’insegna dell’affermazione degna del poeta inglese “Posso credere a qualunque storia, a condizione che sia perfettamente incredibile” come afferma nel racconto un certo Basil. “I suoi profili social erano orribili maschere di cinismo e senescenza. Come se le colpe di cui si era macchiata nelle ultime settimane li avessero segnati, una ruga per ogni nequizia”. “Sui social c’è una sola cosa peggiore di perdere la propria privacy… scoprire che a nessuno interessa la tua privacy”.

Se la storia è tanto presente in questi racconti fantastici toscani, forse la chiave è proprio in una frase di questo racconto:

Pisa è una metafora, Una città singolare, tentennate tra passato e futuro; rievocazioni in costume medievale e centri di ricerca cibernetica: una torre sospesa, congelata nell’attimo di una caduta che mai si concluderà…”.

L’antologia si muove secondo un percorso geografico che è una sorta di tour della Toscana. Si arriva così alla Livorno (“Leg Horn”) surreale e futuribile del racconto di Lukha B. Kremo “Delitto di mare”. La sua Leg Horn è una città portuale in cui si verificano “tutte le condizioni climatiche nello stesso giorno” e soprattutto era la “vera avanguardia dell’iperspecismo”: accanto agli umani vi abitano calamari, batraci, isopodi e altre specie acquatiche, tutte evolute, civilizzate e di dimensioni simil-umane, che convivono in uno scambio continuo di relazioni che arriva alla mescolanza sessuale interspecie, in un melting-pot un po’ grottesco nella sua irrealtà corposa.

Risultato immagini per fantaetruriaÈ, comunque, una città viva e attiva in cui “i paranchi stridulano sulle gru orizzontali, come minacciosi uccelli predatori. Il borbottare dei rimorchiatori è il tappeto sonoro su cui i muletti diesel compongono il loro assolo di sgassate e sgommate. L’acqua melmosa dell’arsenale rispecchia il solito cielo indaco screziato che sembra l’acquarello di un’artista distratto. Molti subumani indossano piccole maschere sul muso, altri ci rinunciano: la loro vita non è abbastanza lunga da sviluppare malattie respiratorie”.

In “Voci di tenebra azzurra”, Bruno Vitiello ci porta a Peccioli, in provincia di Pisa, dove nel futuro vive una comunità di ultra-novantenni assistiti da un robot troppo premuroso e preoccupato del loro bene, metafora di un mondo fatto sempre più di anziani, assistiti da eserciti di badanti e protetti da ogni rischio e dalla vita stessa.

A Monteriggioni (Siena) “La profezia di Ezechiele” di Michele Piccolino, ci parla di morti che si risvegliano dalle tombe

Siamo nella medesima provincia anche nella storia di Franco Ricciardiello “Terra di Siena bruciata, che ci parla di “bombe temporali” e di “campi di distorsione” in un’Italia futura in cui “la guerra civile strisciante durava da quattro settimane, da quando otto regioni del Nord avevano proclamato la secessione da Roma” e “il governo di Milano si limitava a non interferire con le attività dei secessionisti toscani”.

L’aretino Pierfrancesco Prosperi ne “Il Palio del 2020” ci racconta di un tempo alternativo in cui la tradizionale Giostra del Saracino non è mai esistita e al suo posto oggi ancora si corre l’antico Palio della Lunga.

Carlo Tuoni nel suo “L’Omino del Sogno”, ci parla della formula del sonno eterno, forse una versione fantasiosa della crioconservazione dei corpi, riallacciandosi a un’antica filastrocca fiorentina.

Storia di razzismo e intolleranza nel tempo dei migranti, dei social e della nuova tranvia fiorentina è il racconto “Vento straniero” di Paola Presciuttini, in cui l’agghiacciante finale forse non è poi così lontano dalla realtà.

Barbacetto, Pizzo, Ortino e Kremo al tavolo, Menzinger, Acciai e Calamandrei tra il pubblico.

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