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I LIBRI DIETRO IL SOGNO DEL RAGNO

Dietro un libro si nascondono sempre molti altri libri. A volte fanno capolino e si fanno riconoscere, altre volte lasciano solo il loro profumo, altre volte ci sono ma sono come fantasmi la cui presenza aleggia nell’aria ma non si riescono a vedere.

 

IL SOGNO DEL RAGNO” ha dietro di sé tutti i libri che ho letto, anche quelli che non hanno nulla a che fare con Sparta, con la Grecia, con l’ucronia o con la distopia.

Ce ne sono, però alcuni che ho letto appositamente per documentarmi. Dovendo scrivere un’opera di fantasia la mia preoccupazione non era tanto di trovare fonti attendibili quanto di calarmi nell’atmosfera, per cui spesso sono romanzi.

IL SOGNO DEL RAGNO” descrive un presente alternativo, ucronico, in cui Sparta, vinta Tebe, distrutta Atene, assoggetto l’Impero Romano, oggi domina su gran parte del mondo. Dunque, sebbene mutata da 2400 anni di storia, la cultura sottostante deriva da quella di Sparta. Su Sparta ho letto, allora, varie cose su internet ma anche alcuni libri.

Tra i romanzi di ambientazione spartana ricorderei “Le porte di fuoco” di Steven Pressfield, sulla battaglia delle Termopili, la grande impresa di Leonida e dei trecento guerrieri spartiati che, con poche altre migliaia di greci, rallentarono per tre giorni l’avanzata dell’immenso esercito persiano di Serse, impedendone la vittoria finale e contribuendo a determinare le sorti del mondo, che, senza di loro, oggi sarebbe di sicuro diverso (ma questa sarebbe un’altra ucronia e un altro romanzo).

Risultati immagini per le porte di fuoco pdfHo anche letto “300 guerrieri” di Andrea Frediani e “Lo scudo di Talos” di Valerio Massimo Manfredi. Anche questi due romanzi descrivono la battaglia delle Termopili, certo l’evento più noto della storia spartana e il più romanzato. In merito ho anche visto il fumettone cinematografico “300”, che fa somigliare la battaglia a uno scontro di supereroi, ma ha un suo fascino pop. I mei mutanti forse sono un po’ debitori alle strane creature di questo film. Di Manfredi dovrei citare anche la trilogia “Alexandros” sul grande macedone e “Il mio nome è nessuno” su Ulisse. Sull’opera omerica ci sarebbe la recente rilettura fatta da Alessandro Baricco con “Iliade, Omero”. Di Andrea Frediani citerei anche “Marathon”.

Su Sparta e la Grecia ho anche letto “Apofgtemi spartani – Le virtù di Sparta” di Plutarco, l’antologia di saggi “L’uomo greco” curata da Jeanne-Pierre Vernant, “Sparta. Storia politica e sociale fino alla conquista romana” di Edmond Lévy e il saggio “Una guerra diversa da tutte le altre” di Victor Davis Hanson.

Le virtù di Sparta” sono state certo la fonte storica antica più importante per il libro, tanto che all’inizio dei capitoli, che cominciano sempre con una citazione, spesso queste sono prese proprio dallo scritto di Plutarco.

I saggi de “L’uomo greco” mi hanno aiutato a rinverdirne le mie memorie scolastiche del liceo classico. Tutte le letture di allora sono, però, ben presenti in me e in questo libro, dalle tragedie di Eschilo, Sofocle e Euripide, alle opere di Omero, alle commedie greche, oltre a tutti i saggi che lessi allora e alle lezioni della Professoressa Di Lorenzo al Liceo classico De Santis.

Importanti spunti nuovi li ho presi da “Una guerra diversa da tutte le altre”. È un libro che fa riflettere. Innanzitutto sull’influenza che le guerre, quella del Peloponneso in particolare, hanno avuto sulla cultura greca. Giustamente Hanson si chiede se avremmo avuto Sofocle, Euripide e Aristofane se questa guerra non fosse stata tanto lunga e violenta. La guerra fu catalizzatrice di civiltà e di cultura o contribuì a dissipare energie che si sarebbero potuto dedicare alle arti? Certo senza questo conflitto fratricida, la Grecia sarebbe stata assai diversa. Ne “IL SOGNO DEL RAGNO” questo concetto è centrale: Sparta vive di guerra e nella guerra, senza posa: le arti, le scienze sono state annullate da questo stato di belligeranza continua. Hanson Risultati immagini per una guerra diversa da tutte le altreintendeva forse l’inverso, ma lui descriveva la Sparta reale. Prolunghiamo uno stato militare che vive solo mediante un continuo stato di allerta e di conquiste e chiediamoci cosa sarebbe delle altre attività umane. La mia risposta è il ciclo “VIA DA SPARTA”.

Sulla Grecia mi ha anche ispirato il film “Agorà” di Alejandro Amenábar, a seguito del quale ho letto il saggio “Ipazia” di Silvia Ronchey. C’è molto di Ipazia nelle donne della mia Sparta contemporanea. Donne forti che, in un mondo maschilista, hanno in mano la scienza (come Ipazia) e l’economia e forse il vero potere.

Tra i classici greci riletti mentre scrivevo “VIA DA SPARTA” c’è poi “Il simposio” di Platone. Utile riflessione su come fosse diversamente concepito l’amore dai Greci e questo è molto evidente in questi miei romanzi, in cui l’amore omosessuale è la norma e quello eterosessuale quasi un’aberrazione e in cui il matrimonio è solo un accordo per la procreazione e la gestione economica.

Per la parte su Nippon, il Giappone, ricorderei “Storia del Giappone” di Paolo Beonio Brocchieri.

Per il viaggio in aerostato, mi è stato utile quanto raccontato da Jules Verne in “Cinque settimane in pallone”.

 

A parte le fonti storiche, “VIA DA SPARTA” vive anche dei libri scritti da me in precedenza. Quando scrissi “Il Colombo divergente” ancora non sapevo di scrivere un’ucronia e ne divenni consapevole solo durante la scrittura di “Giovanna e l’angelo”. In seguito cercai di scrivere dei racconti “consapevolmente” ucronici e curai la raccolta, cui parteciparono altri 17 autori, “Ucronie per il terzo millennio”. Con il ciclo “Jacopo Flammer e i Guardiani dell’Ucronia” applicai l’ucronia ai viaggi nel tempo e alla fantascienza.

Chi mi leggeva, cominciò a considerarmi un autore di ucronie, ma nonostante questi libri, sentivo di dover ancora realizzare una vera epopea ucronica. “Il Colombo divergente” e “Giovanna e l’angelo” sono descrizioni del momento in cui la storia muta. Con “VIA DA SPARTA” ho voluto descrivere un intero mondo alternativo che nascesse da una divergenza storica nel passato. Collocare questa divergenza 2400 anni fa, mi permetteva di muovermi davvero in un mondo nuovo.

In “VIA DA SPARTA” compare un personaggio presente ne “La bambina dei sogni” e uno che viene da Giovanna e l’angelo” e ci sono citazioni de “Il Colombo divergente”, “Jacopo Flammer e il popolo delle amigdale” e “Jacopo Flammer nella terra dei suricati”. Nei romanzi di “VIA DA SPARTA” c’è anche qualcosa del pensiero che sta dietro raccolte come “Il terzultimo pianeta”, con l’idea di un pianeta con risorse limitate, e “Schiavi part-time” per la vita degli schiavi moderni.

 

Tra le opere che mi hanno ispirato c’è tanta fantascienza e tanta ucronia. Citare tutta la fantascienza allungherebbe troppo questo testo e comunque l’influsso di tali libri è spesso solo indiretto.

Tra le opere ucroniche, quelle che maggiormente si avvicinano a “VIA DA SPARTA” sono “Roma eterna” di Robert Silverberg e “Romanitas” di Sophia McDougall che immaginano il prolungarsi fino ai giorni d’oggi dell’Impero Romano.

A parte che questi parlano di Roma e non di Sparta, “IL SOGNO DEL RAGNO” è, comunque, molto diverso da questi due libri. Silverberg descrive, attraverso una serie di racconti ambientati in numerose epoche storiche diverse, l’intera storia di Roma, fino ad oggi, mentre “IL SOGNO DEL RAGNO” e il ciclo “VIA DA SPARTA” descrivono una sola epoca: un presente alternativo. Lo stesso fa “Romanitas” ma se l’opera della McDougall mi ha ispirato è stato solo in negativo, nel senso che la lettura di questo romanzo mi ha talmente disturbato che, forse, ha contribuito a spronarmi a Risultati immagini per roma eternarealizzare quello che lei davvero non era riuscita a fare.

Ho trovato insopportabile che in un mondo in cui, ai giorni d’oggi, c’è ancora l’impero romano, a parte la geografia degli stati, la presenza dell’imperatore a Roma, gli Dei e i sesterzi ci sia ben poco d’altro di diverso dal nostro mondo reale. Ci sono automobili, aerei, televisioni, negozi… tutto ciò a cui siamo abituati. Porca miseria! Secoli di storia influenzati da Roma e viviamo come adesso? Ma via!

Ne “IL SOGNO DEL RAGNO” quasi tutto è diverso: non esistono le famiglie, la gente va in giro nuda, uomini e donne vivono separati, l’informatica non esiste, la meccanica è in ritardo, la genetica più avanti, l’arte quasi assente, la società divisa tra schiavi e padroni, il mondo meno sovrappopolato, il rapporto con la natura è più rispettoso, le case sono sotterranee, uomini e donne hanno ruoli sociali molto diversi e via dicendo.

Credo che così debba essere un’ucronia. Una piccola variazione nella storia porta grandi cambiamenti più passa il tempo. Il permanere del dominio di un popolo per due millenni e mezzo non può che mutare profondamente il mondo.

Per l’idea di ucronia, citerei “Finzioni” di Jorge Luis Borges.

L’idea della genetica evoluta mi viene, chiaramente dall’uso spartano di sbarazzarsi dei deboli e dei malati ma anche da un grande ciclo di romanzi, “Il libro degli Ylané”, un’ucronia che immagina una razza di dinosauri che, dominando la genetica, sopravviva fino alla preistoria umana. Sulla genetica sono anche stato influenzato dal saggio “Epigenetica – Il DNA che impara” di Ernesto di Mauro, che ho letto con l’idea di capire quanto avesse senso quanto già avevo scritto a proposito di sistemi di codificazione di informazioni usando i geni.

Risultati immagini per Yilanè

 

Come negare che nelle battaglie di “VIA DA SPARTA” non ci sia il Tolkien de “Il signore degli anelli” e magari un po’ del Lewis de “Le cronache di Narnia” o, addirittura, “Guerre stellari”?

In “VIA DA SPARTA” compaiono delle isole abitate da bambini allevati come donatori d’organi, ispirata dalla distopia ucronica “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro, da poco insignito del Premio Nobel.

In queste pagine c’è anche Stephen King e il suo ciclo della Torre Nera, citato sia esplicitamente che implicitamente.

I lupi, che spesso compaiono, sarebbero cero diversi e, magari, non ci sarebbero, se non avessi letto “Il lupo e il Risultati immagini per non lasciarmifilosofo” di Mark Rowlands.

E Isaac Asimov? Difficile trovarlo in “VIA DA SPARTA”, ma tra le righe sono certo che si possa scorgere qualche pelo dei suoi fluenti basettoni, così come da qualche parte ci deve stare anche la Rowling o, almeno, lo spero, qualcuno dei suoi magici ingredienti. Lansdale è in qualche metafora grottesca. Turtledove c’è nella sua visione fantastica dell’ucronia.

Per le riflessioni sul tempo  ricorderei il bel saggio di Fusaro “Essere senza tempo”, ma anche  “Il Libro dell’orologio a polvere” di Ernst Jünger (le clessidre che compaiono nel libro, sono state stimolate da questa lettura).

Risultati immagini per torre nera KingDi qualche aiuto per le scene di avventura è stato il “Manuale di sopravvivenza” di Peter Darman.

La mia visione della storia risente, credo, delle opere di Jeremy Rifkin e Jared Diamond.

La dieta degli spartani moderni è in parte influenzata dalla lettura di “Se niente importa” di Jonathan Safran Foer, che mi ha fatto acquisire una diversa consapevolezza sul cibo.

La forte divisione in classi potrebbe risentire un po’ anche della lettura de “I cani e i lupi” di Irene Nemirovsky, che narra di un mondo diviso, spezzato. Diviso tra ricchi e poveri, tra ebrei ucraini e cattolici francesi, tra ebrei poveri ed ebrei ricchi, tra cani e lupi, animali simili, ma dalle anime così diverse. I lupi che corrono per le vie di Sparta sono anche figli della Nemirovsky.

Da qualche parte potreste forse trovare qualche sbiadita traccia di Haruki Murakami, José Saramago, Mo Yan, Dino Buzzati e persino qualche briciola di McCarthy.

Ci sono poi tutti coloro che vengono citati all’inizio di ogni capitolo: Borges, Ermippo di Smirne, Le Courbusier, Polibio, il già nominato Plutarco (che compare più volte), Apollodoro, Platone, John Adams,  Woody Allen, Eraclide Lembro, Platone, la Bibbia, Natsume Soseki, Senofonte, Heinrich Böll, Victor Davis Hanson (del cui saggio parlo sopra). E tutti questi solo per “Il sogno del ragno”, altri compaiono nei volumi successivi. Non sono solo citazioni. Ogni capitolo è stato scritto sotto l’influenza della frase che vi compare all’inizio.

Dimentico qualcosa o qualcuno? Sicuramente. Come dicevo all’inizio, in ogni libro che scrivo c’è un poco di tutti i libri che ho letto e questi, a loro volta, contengono tutto ciò che è stato letto dai loro autori.

Ogni libro contiene infiniti libri.

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LA BIBBIA SECONDO SARAMAGO

José Saramago, Premio Nobel portoghese

Morte José Saramago, Premio Nobel portoghese

Potremmo considerare il Premio Nobel José Saramago un autore di “fanta-religione”? Forse sì, considerando i romanzi “Il Vangelo secondo Gesù Cristo”, “” e “Caino”.

Ci sono materie e argomenti che sono stati rappresentati per secoli e per i quali sembrerebbe che non possano esistere più variazioni. Se poi l’argomento in questione ha natura sacra o è comunque connessa alla religione, i limiti e i confini per queste variazioni appaiono ancor più angusti, a meno che non si voglia essere o apparire del tutto sacrileghi. Una di queste materie è la vita di Gesù di Nazareth, detto Il Cristo. Scriverne in modo alternativo o fantastico è opera sempre rischiosa.

Per narrare in modo nuovo la vita di un uomo, che si dice sia anche un Dio, dopo venti secoli dalla sua nascita durante i quali ogni episodio della sua esistenza terrena è stato raffigurato, esaminato e rappresentato in tutti i modi e con tutti i mezzi possibili, ci vuole un grande autore. Questo potrebbe essere José Saramago, scrittore portoghese che, pochi anni dopo aver scritto “Il vangelo secondo Gesù Cristo” (1991), è stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura (1998).

La principale novità di questa narrazione è nella descrizione della difficoltà di vivere con Dio, di essere suo figlio.

Nella letteratura non mancano esempi di personaggi che patiscono per la mancanza o lontananza di Dio (persino nella Bibbia ne troviamo). Io stesso ho affrontato il tema con il mio romanzo “Giovanna e l’angelo”, in cui quest’ultimo non riesce a comunicare con Dio, né con altri esseri celesti.

Ne “Il vangelo secondo Gesù Cristo” il Nazareno incontra Dio, ci parla, lo interroga e riceve la sua missione. Si tratta però di un compito, come sappiamo doloroso. Doloroso non solo per lui ma anche per tutti coloro che lo seguiranno. Dio stesso gli elenca, con dovizia di particolari, tutte le morti che saranno generate per causa sua o in suo nome.

il vero volto di Gesù Cristo

il vero volto di Gesù Cristo

Gesù vorrebbe liberarsi di tanto peso, vorrebbe essere uno come tanti, vorrebbe riuscire a fare ciò che fa nella storia immaginata, a esempio, da Nikos Kazantzakis, ne “L’ultima tentazione di Cristo, ma non può: cambiare il proprio Destino.

Altra novità della trama è la figura di Giuseppe, che vivrà con la colpa di non aver fatto nulla per salvare i bambini innocenti trucidati da Erode, essendosi solo preoccupato di salvare il proprio figlio. La colpa, nonostante il Fine elevato, lo tormenterà per tutta la vita e il desiderio di espiazione lo porterà a essere giustiziato, in croce, per una colpa non commessa. Il senso di colpa si trasmetterà come una sorta di peccato originale sul figlio, un po’ come pensavano gli antichi greci, e lo stesso Gesù ne sarà tormentato a lungo.

Nel complesso è un romanzo intenso, vibrante di umanità, con una Maria Maddalena passionale e innamorata, con un Gesù in conflitto con la propria famiglia come un qualunque adolescente un po’ ribelle, con gli apostoli semplici e diretti, con Gesù che stenta a capire veramente quel che sta facendo e quel che gli accade, che due volte tenta di ingannare Dio e due volte ne viene beffato, la seconda in modo definitivo. Belle, poi, le figure del Diavolo/Pastore e dell’Angelo/Mendicante.

Ci sono alcuni momenti ucronici, come quando Gesù non resuscita Lazzaro, perché la sua compagna, Maria Maddalena, gli dice che nessuno merita di morire due volte, neanche il fratello Lazzaro, e, certo, il romanzo non si presta a essere letto in Chiesa, ma non mi è parso particolarmente blasfemo, dato che comunque non nega la divinità di questo umanissimo Cristo, né del suo padre celeste. Interessante, anche se non canonica, mi parrebbe la descrizione della dualità Dio/Diavolo. Un prete, però, non credo la vedrebbe allo stesso modo. Pare anzi che i vescovi iberici e italiani lo abbiano condannato.

Tra le righe si percepisce il soffio dei vangeli apocrifi.

L’ipotesi da cui parte il romanzo “Le Intermittenze della morte” (del 2005) è quanto mai affascinante: cosa succederebbe se le persone, un giorno, smettessero di morire?

Il racconto si caratterizza per una visione forse un po’ troppo generale, mostrando gli effetti sulla Nazione (si direbbe il Portogallo, anche se non viene mai detto) piuttosto che calarsi con costanza sui singoli personaggi e questo, temo, rende la narrazione meno coinvolgente, seppur interessante nel suo sviluppo.

La vera protagonista è la morte (meriterebbe una maiuscola, ma Saramago non gliela concede), che a metà dell’opera si personifica in una bella donna di poco più di trent’anni.

Durante sette mesi di “sciopero” della morte, vediamo la conseguente crisi delle imprese di pompe funebri, costrette a far funerali agli animali domestici, degli ospedali sovraffollati, dove la gente non guarisce ma neppure muore, delle assicurazioni e delle istituzioni politiche.

La cittadinanza trova però un rimedio: portare i moribondi fuori confine, dove trapassano all’istante, perché all’estero la morte è sempre attiva. La cosa però trova l’interesse della Maphia (scritta con il ”ph”, forse per differenziarsi da quella siciliana), che prende il controllo del traffico di moribondi.

Finalmente la morte torna al lavoro, concludendo in una notte quel che non aveva fatto in sette mesi (una sorta di ecatombe). Al suo ritorno le regole per morire sono cambiate: ciascuno riceverà prima del decesso una lettera viola che lo avvertirà del prossimo trapasso.

L’idea però mostra presto i suoi difetti (non si dice, però, cosa questo potrebbe comportare alla vigilia di una battaglia, in cui si sapesse già da una settimana quanti e quali saranno i morti!).

Ciò che turba la morte e la induce a prendere le femminee fattezze che si diceva è una delle lettere viola che insistentemente torna indietro. La morte/ donna, per capire andrà allora a conoscere il violoncellista cinquantenne cui è destinata.

Insomma, una storia che affronta temi quanto mai importanti, ma che si perde in una sorta di satira di costume, senza mostrare veramente il dramma di tali mutamenti vissuti dai mortali dalla sorte sospesa, né i veri orrori che né potrebbero derivare. Non certo degna, a mio modesto parere, di un Premio Nobel o di altre sue opere, ma sicuramente un affascinante esempio di “fantareligione”.

Se Saramago non avesse già scritto “Il Vangelo secondo Gesù Cristo” (1991), forse avrebbe potuto intitolare “Caino” (2009) “La Bibbia secondo Caino”.

Caino”, una delle ultime opere dello scrittore portoghese scomparso il 18 giugno 2010, è un romanzo non lungo, ma affascinate ed estremamente ricco di temi.

Innanzitutto, può essere letto come un viaggio nel tempo. In questo José Saramago si dimostra innovativo pur senza creare soluzioni particolari. Diciamo che lo è forse più per trascuratezza verso la questione che per particolare attenzione. Sembrerebbe che come faccia il suo Caino a viaggiare nel tempo a lui poco importi. Non ha certo una macchina apposita. Lui cammina e si trova in un “diverso presente”, lontano decenni o secoli da quello da cui proveniva, a volte in avanti nel tempo, a volte indietro. Il tempo in cui viaggia però è sempre quello della Bibbia. Si muove su un asino e quasi si potrebbe pensare sia questa cavalcatura a essere magica, ma poi lo lascia e il suo viaggio non finisce.

Caino e Abele

Caino e Abele

Caino è proprio quello che pensiamo: il fratello assassino di Abele. Dio lo condanna a errare e lui non lo fa solo nello spazio, ma anche nel tempo. Quando incontra Dio e questi gli chiede come mai nei momenti salienti della storia biblica lui compaia sempre, Caino risponde di non saperlo e che pensava potesse essere opera sua, ma Dio gli risponde che queste cose non le fa.

Così l’errante figlio di Adamo incontra Abramo e Isacco, Giosuè, Mosè, Noè. Si unisce con Lilith, con le figlie e la moglie di Noè. Assiste alla caduta delle mura di Gerico, alla distruzione di Sodoma e Gomorra e al Diluvio Universale. Manca di un pelo solo la Genesi, ma Saramago ci mostra i suoi genitori.

Questo viaggiare nel tempo, che avviene a prescindere dalla sua volontà, ricorda un po’ quello del protagonista de “La Moglie dell’Uomo che viaggiava nel Tempo” (2003) della Niffenegger: non c’è previsione, non c’è logica nei loro spostamenti. Caino però non si ritrova ogni volta, come Henry, nudo e indifeso. Il suo spostamento è indolore, si porta dietro ciò che ha, persino l’asino. Come Henry ogni volta ritorna dalla sua Claire, così Caino torna (meno spesso) da Lilith.

Ora questo nome, Lilith, ci porta già un’altra dimensione di questo romanzo.

Lilith è una figura presente nelle antiche religioni mesopotamiche e nella prima religione ebraica, che potrebbe averla appresa dai babilonesi assieme ad altri culti e miti (come il Diluvio universale) durante la prigionia di Babilonia.

Nella religione mesopotamica Lilith è il demone femminile associato alla tempesta, ritenuto portatore di disgrazia, malattia e morte. La figura di Lilith appare inizialmente in un insieme di demoni e spiriti legati al vento e alla tempesta, come è il caso nella religiosità sumerica di Lilitu, circa nel 3000 a.C.

Per gli antichi ebrei Lilith era la prima moglie di Adamo (quindi precedente a Eva), che fu ripudiata e cacciata via perché si rifiutò di obbedire al marito. Sebbene alcuni studiosi datassero l’origine verso il secolo VIII a.C., le trascrizioni mesopotamiche accennano a questa figura già dal III millennio a.C.

La presenza di questa figura nel romanzo, ci fa capire che siamo nella Bibbia, ma non proprio in quella ortodossa. Del resto qualche dubbio sorge subito, quando Adamo ed Eva, cacciati dal Paradiso, vengono a sapere dall’angelo sulla porta che nel mondo ci sono già molti altri uomini. Forse, però i viaggi nel tempo sono già iniziati! Insomma, come per il “Vangelo”, anche per questa Bibbia, l’autore mescola i testi ufficiali a quelli apocrifi, condendoli con la propria fantasia e creatività.

Quello che José Saramago ci mostra è un Dio che possiamo ritrovare nelle pagine del libro sacro, ma l’autore insiste nel mostrarcene l’orgoglio, l’arroganza e la violenza.

Caino uccide Abele perché il Signore lo preferiva a lui e quando Dio lo rimprovera, il figlio di Adamo non abbassa la testa, ma a sua volta accusa la divinità: se Dio avesse voluto, avrebbe potuto fermarlo, se Dio fosse stato più giusto, lui non avrebbe ucciso suo fratello. Caino confessa che con il fratricidio in realtà non voleva uccidere Abele, cui voleva bene, ma Dio stesso. Non potendolo raggiungere ha colpito chi a Dio era caro.

Nei suoi peregrinaggi Caino, però, si convincerà sempre più della malvagità di Dio, che ucciderà tutti i bambini di Sodoma e Gomorra per le colpe dei loro genitori, che ordinerà ad Abramo di uccidere Isacco (sarà Caino a fermarne la mano) per metterlo alla prova, che, in combutta con Satana, manderà alla rovina il buon Giosuè per lo stesso motivo, che farà distruggere agli israeliti intere città. Alla fine il fratricida deciderà di punire quel Dio malvagio e nel farlo il romanzo si trasformerà in un’ucronia, ma non rivelo di più, dato che già la storia biblica è ben nota e almeno la sorpresa del finale penso spetti al lettore.

Che Dio sia violento e ami mettere alla prova lo avevamo già visto del resto ne Il Vangelo secondo Gesù Cristo”. Un altro concetto che ritroviamo è il peso della colpa. In quel Vangelo è Giuseppe a tormentarsi per non aver salvato i bambini innocenti giustiziati da Erode, qui è Caino a non reggere il peso della morte di Abele. La sua rabbia verso Dio, che l‘ha spinto al gesto, è però più grande. Due stragi di bambini innocenti ci sono in entrambi i libri (quelli giustiziati da Erode e quelli bruciati da Dio a Sodoma e Gomorra).

Il Diavolo compare anche qui con doppia faccia. Nel primo romanzo era un Diavolo/ Pastore. In questo è in combutta con Dio, quello che gli fa il lavoro sporco e, forse, quello che ha capito quanto Dio sia malvagio.

Che dire poi di questi angeli annoiati, che non ne possono più di lodare il Signore in Paradiso e che appena possono venire sulla Terra e fare qualche lavoretto sono tutti felici?

Insomma, ancora una volta un’opera che fa riflettere su Dio e sulla Bibbia, mostrandone aspetti che non vengono certo messi in evidenza nei sermoni domenicali.

Firenze, 05/06/2013

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