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LEGGERE LA BIBBIA TUTTA D’UN FIATO

La sacra bibbiaChi di voi ha letto la Bibbia dall’inizio alla fine, parola per parola, tutta in una volta, come se fosse un romanzo?

Scommetto che saranno in pochi a poter ammettere di averlo fatto.

Ebbene, che effetto fa? Va detto, che si tratta di una lettura estremamente lunga e impegnativa. Ho scelto la versione e-book da “La Sacra Bibbia – Edizione ufficiale della CEI” (Edizioni Paoline), di cui dispongo anche di una versione cartacea che conta 1256 pagine. Non è la prima volta che affronto libri con questo numero di pagine, ma va detto che i caratteri sono molto piccoli e le pagine assai dense. Ho così impiegato molto più tempo di quanto pensassi o sperassi.

Leggendo la Bibbia come se fosse un qualunque altro libro, la cosa che salta maggiormente all’occhio è l’enorme numero di ripetizioni, le contraddizioni e le incoerenze. Sono, poi, estremamente impegnative sia certe liste di nomi di persone (per esempio, “Egitto generò quelli di Lud, Anam, Laab, Naftuch, 14 Patros, Casluch e Caftor, da dove uscirono i Filistei. 15 Canaan generò Sidone, suo primogenito, e Chet 16 e il Gebuseo, l’Amorreo, il Gergeseo, 17 l’Eveo, l’Archita e il Sineo, 18 l’Arvadita, il Semarita e l’Amatita[1]”) o luoghi, sia certe descrizioni come, per esempio, il modo in cui fu costruita l’arca dell’alleanza per riporvi le tavole delle leggi, il modo in cui devono vestire i sacerdoti o l’edificazione del tempio di Salomone. Persino le vicende dei personaggi più importanti sono riprese e narrate diverse volte, presumibilmente da autori diversi. Basti pensare al Nuovo Testamento, in cui le vicende di Gesù sono ripetute quattro volte dai rispettivi evangelisti. Diciamo che ogni libro che compone la Bibbia potrebbe essere letto autonomamente, ricavandone insegnamenti e impressioni del tutto diverse, anche se persino all’interno di questi non mancano le ripetizioni.

Stupisce, dunque, trovare in un testo così inorganico, che riunisce veri e propri cataloghi con cronache di battaglie e guerre ed episodi variamenti esemplari di vita, quell’insieme di preghiere e lodi a Dio che sono i Salmi, quel misto di saggezza popolare e filosofia zen che sono i Proverbi, una chiara indicazione su un metodo di scrittura della storia nel Libro dei Maccabei, che sembra quasi la prefazione di un moderno saggio:

Vedendo infatti la massa di numeri e l’effettiva difficoltà per chi desidera di inoltrarsi nelle narrazioni storiche, a causa della vastità della materia, 25 ci siamo preoccupati di offrire diletto a coloro che amano leggere, facilità a quanti intendono ritenere nella memoria, utilità a tutti gli eventuali lettori. 26 Per noi certo, che ci siamo sobbarcati la fatica del sunteggiare, l’impresa non si presenta facile: ci vorranno sudori e veglie, 27 così come non è facile preparare un banchetto e accontentare le esigenze altrui; tuttavia per far cosa gradita a molti ci sarà dolce sopportare la fatica, 28 lasciando all’autore la completa esposizione dei particolari, curandoci invece di procedere secondo gli schemi di un riassunto. 29 Come infatti in una casa nuova all’architetto tocca pensare a tutta la costruzione, mentre chi è incaricato di dipingere a fuoco e a fresco deve badare solo alla decorazione, così, penso, è per noi. 30 L’entrare in argomento e il passare in rassegna i fatti e l’insinuarsi nei particolari, spetta all’ideatore dell’opera storica; 31 curare il sunto della esposizione e tralasciare i complementi della narrazione storica, è riservato a chi fa opera di compendio. 32 Di qui dunque cominceremo la narrazione, senza nulla aggiungere a ciò che abbiamo detto nella prefazione: sarebbe certo ingenuo abbondare nei preamboli e abbreviare poi la narrazione storica.[2]

Se non fosse assai noto, sorprenderebbe anche scoprire il Cantico, una poesia d’amore tra tanto sangue, con versi come:

Somiglia il mio diletto a un capriolo / o ad un cerbiatto. / Eccolo, egli sta /dietro il nostro muro” o

“O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, / nei nascondigli dei dirupi, / mostrami il tuo viso, / fammi sentire la tua voce, / perché la tua voce è soave, / il tuo viso è leggiadro”.

E che dire all’incredibile invito al carpe diem del capitolo 2 della Sapienza:

“5 La nostra esistenza è il passare di un’ombra / e non c’è ritorno alla nostra morte, / poiché il sigillo è posto e nessuno torna indietro. / 6 Su, godiamoci i beni presenti, / facciamo uso delle creature con ardore giovanile! / 7 Inebriamoci di vino squisito e di profumi, / non lasciamoci sfuggire il fiore della primavera, / 8 coroniamoci di boccioli di rose prima che avvizziscano; / 9 nessuno di noi manchi alla nostra intemperanza. / Lasciamo dovunque i segni della nostra gioia / perché questo ci spetta, questa è la nostra parte”?

Peccato che l’introduzione di questi versi sia “Dicono fra loro sragionando:” e la loro conclusione “21 La pensano così, ma si sbagliano; / la loro malizia li ha accecati. / 22 Non conoscono i segreti di Dio; / non sperano salario per la santità / né credono alla ricompensa delle anime pure. / 23 Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; / lo fece a immagine della propria natura. / 24 Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; / e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono.

Risultato immagini per genesi

 

Non dico certo nulla di nuovo nell’affermare che la Bibbia è opera fondamentale della nostra cultura e, dunque, alla base di tutta la letteratura che ne segue. C’è una certa modernità, per esempio, nelle vicende di Tobia, che sembrano preannunciare la narrativa “rosa”.

Centrali sono, però, le cronache di guerra, nelle quali oltre al grande protagonista, il popolo di Israele, compaiono molte delle genti dell’antichità e alcuni nomi importanti della storia antica, da Nabucodonosor ad Alessandro Magno.

Dal punto di vista “morale”, colpisce, invece l’estrema lontananza dei comportamenti dei personaggi rispetto al nostro modo di sentire di europei, per non dire di cristiani.

Il Dio che ne emerge è una divinità crudele, spietata e vendicativa, che usa lo sterminio e il genocidio come strumenti di affermazione e così fa il suo popolo. I sostantivi “stermino” e “strage” e il verbo “sterminare” sono tra i termini più ricorrenti di questo libro che pare soprattutto una cronaca di guerre e battaglie. Essenzialmente sembra un Dio geloso (più che un Dio unico), che teme più di tutto che il suo popolo veneri altri dei (“Giuda fece ciò che è male agli occhi del Signore; essi provocarono il Signore a gelosia più di quanto non l’avessero fatto tutti i loro padri, con i loro peccati[3].”). Non sembra tanto un Dio in cui credere, quando un Dio da onorare e cui si debba obbedienza cieca. Quando, per esempio, Salomone si apre a nuove fedi, facendo costruire templi per le divinità onorate dalle sue numerose mogli (la poligamia è decisamente la norma), Dio se la prende.

Risultato immagini per genesiAdorare un altro Dio è colpa da punire con la morte: “Acab riferì a Gezabele ciò che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti[4]Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi uno!». Li afferrarono. Elia li fece scendere nel torrente Kison, ove li scannò.[5]”.

Inoltre, sembra un Dio piuttosto emotivo, che prima accorda il suo pieno appoggio a un re e poi lo nega improvvisamente per riaccordarlo, magari, dopo qualche tempo. Lo si nota, per esempio, nel conflitto tra gli eredi di re Salomone. Sembra che il successo dei vari protagonisti dipenda sempre e solo dalla volontà di Dio, che a volte è conseguenza delle azioni degli uomini, altre volte pare punirli senza motivo immediato, per fini suoi imperscrutabili.

In sostanza, sembra quasi che la Bibbia cerchi di giustificare il fatto che il popolo eletto da Dio tante volte sia sconfitto in battaglie o in guerra: è sempre colpa di qualche re che non ha seguito gli insegnamenti del Signore o, in alternativa, del popolo che ha peccato. In che cosa? Sembra che la cosa che conti davvero sia quasi solo il “non avrai altro Dio all’infuori di me”, come se gli altri peccati non rilevino altrettanto, fino almeno al Nuovo Testamento. E i sovrani di Israele e Giuda sembra che non sappiano astenersi dal venerare altri Dei o, quantomeno, dal permettere che siano onorati tra la propria gente, generando l’ira del Signore, che immancabilmente li lascia alla mercé dei loro nemici, quasi che questi siano davvero “la mano di Dio in terra”.

Quando Dio appoggia il suo popolo (“supplicato Dio che si facesse loro alleato[6], “con un alleato venuto dal cielo[7], “Giuda supplicò il Signore che si mostrasse loro alleato e guida nella battaglia[8]), ne segue morte violenta e sterminio per tutte le altre genti. Non è, insomma, un Dio-padre, ma un alleato militare, piuttosto inaffidabile, oltretutto. A guerre e stermini si accompagnano persino torture. Si pensi, per esempio alla madre e ai suoi sette figli che sono fatti a pezzi e bruciati vivi da re Antioco, solo per convincerli a mangiare carne di maiale, contravvenendo agli usi religiosi: “Allora il re irritato comandò di mettere al fuoco padelle e caldaie. 4 Diventate queste subito roventi, il re comandò di tagliare la lingua, di scorticare e tagliare le estremità a quello che era stato loro portavoce, sotto gli occhi degli altri fratelli e della madre. 5 Quando quegli fu mutilato di tutte le membra, comandò di accostarlo al fuoco e di arrostirlo mentre era ancora vivo.”[9]

Sono estremamente numerose le situazioni, penso all’Esodo in particolare, in cui gli israeliti fanno strage dei loro Risultato immagini per Signore degli Esercitinemici per impossessarsi delle loro terre, senza risparmiare nessuno (per esempio “Israele votò allo sterminio i Cananei[10] o “votammo allo sterminio ogni città, uomini, donne, bambini; non vi lasciammo alcun superstite[11] o “votammo allo sterminio ogni città, uomini, donne, bambini. 7 Ma il bestiame e le spoglie delle città asportammo per noi come preda[12] o “Soltanto nelle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dà in eredità, non lascerai in vita alcun essere che respiri; 17 ma li voterai allo sterminio: cioè gli Hittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei, come il Signore tuo Dio ti ha comandato di fare, 18 perché essi non v’insegnino a commettere tutti gli abomini che fanno per i loro dèi e voi non pecchiate contro il Signore vostro Dio.[13]). Qualche volta se la “cavano” solo le fanciulle ancora vergini, che vengono prese dagli invasori, anziché essere trucidate.

Lo stesso Signore incita all’odio e alla violenza: “spazzerò la casa di Geroboamo come si spazza lo sterco fino alla sua totale scomparsa. 11 I cani divoreranno quanti della casa di Geroboamo moriranno in città; quelli morti in campagna li divoreranno gli uccelli dell’aria”.[14]

Non per nulla uno degli epiteti con cui è spesso chiamato è “Signore degli Eserciti”[15]Risultato immagini per piaghe d'egitto immagini

Eppure, questo Dio violento e spietato non sempre ama la violenza e può persino capitare, tra tante stragi ed eccidi, spesso voluti proprio dal Signore degli Eserciti di leggere frasi come questa:

“5 Il Signore scruta giusti ed empi, / egli odia chi ama la violenza.”[16]

Occorre, però, attendere gli evangelisti per avere davvero messaggi di amore e pace, anche se non sono privi di immagini violente:

30 E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.[17]

Anche il Nuovo Testamento non manca, però, di violenza.

 

La poligamia, come scrivevo sopra, invece, sembra davvero cosa normale e accettata:Risultato immagini per strage degli innocenti

Lamech si prese due mogli: una chiamata Ada e l’altra chiamata Zilla.[18]

Gedeone ebbe settanta figli che gli erano nati dalle molte mogli.[19]

Salomone si legò a loro per amore. 3 Aveva settecento principesse per mogli e trecento concubine; le sue donne gli pervertirono il cuore. 4 Quando Salomone fu vecchio, le sue donne l’attirarono verso dèi stranieri e il suo cuore non restò più tutto con il Signore suo Dio come il cuore di Davide suo padre.[20]

Ascùr padre di Tekòa aveva due mogli, Chelea e Naara.[21]

Davide prese altre mogli in Gerusalemme e generò figli e figlie.[22]

 

Dio è “guida della sapienza”[23] e numerosi sono gli insegnamenti presenti, in primis le numerose regole lasciate da Mosè (non solo Dieci Comandamenti!). Ricordo, per esempio:

16 Sei cose odia il Signore, / anzi sette gli sono in abominio: / 17 occhi alteri, lingua bugiarda, / mani che versano Risultato immagini per sodoma e gomorrasangue innocente, / 18 cuore che trama iniqui progetti, / piedi che corrono rapidi verso il male, / 19 falso testimone che diffonde menzogne / e chi provoca litigi tra fratelli.”[24]

 

Molto insistono i Proverbi sulla distinzione tra empio e giusto. Leggiamo, per esempio:

16 Il salario del giusto serve per la vita, / il guadagno dell’empio è per i vizi.”[25]

25 Al passaggio della bufera l’empio cessa di essere, / ma il giusto resterà saldo per sempre.”[26]

“9 Con la bocca l’empio rovina il suo prossimo, / ma i giusti si salvano con la scienza.”[27]

O anche su quella tra saggi e stolti:

29 Chi crea disordine in casa erediterà vento / e lo stolto sarà schiavo dell’uomo saggio.”[28]

Prov 12:1 Chi ama la disciplina ama la scienza, / chi odia la correzione è stolto.[29]

15 Lo stolto giudica diritta la sua condotta, / il saggio, invece, ascolta il consiglio.”[30]

3 Nella bocca dello stolto c’è il germoglio della superbia, / ma le labbra dei saggi sono la loro salvaguardia.”[31]

Tra empi e giusti:

32 Dalla propria malvagità è travolto l’empio, / il giusto ha un rifugio nella propria integrità.”[32]

“6 Nella casa del giusto c’è abbondanza di beni, / sulla rendita dell’empio incombe il dissesto.”[33]

Tra umili e arroganti (non solo nei Proverbi ma anche altrove):

23 L’orgoglio dell’uomo ne provoca l’umiliazione, / l’umile di cuore ottiene onori.”[34]

6 eccelso è il Signore e guarda verso l’umile / ma al superbo volge lo sguardo da lontano.”[35]

“28 Tu salvi la gente umile, / mentre abbassi gli occhi dei superbi.”[36]

“Sir 11:1 La sapienza dell’umile gli farà tenere alta la testa, / gli permetterà di sedere tra i grandi.”[37]

Impressionante sono la lunghezza e il contenuto delle regole che Mosè impone al suo popolo, in cui la schiavitù, l’omicidio e altre forme di violenza non sono proibite ma regolamentate.

Per esempio: “Non consegnerai al suo padrone uno schiavo che, dopo essergli fuggito, si sarà rifugiato presso di te[38] o “distruggerò nella casa di Geroboamo ogni maschio, schiavo o libero in Israele[39] o “Non maltrattare uno schiavo che lavora fedelmente[40]”.

Risultato immagini per inferno

Quale ricchezza è più grande della sapienza, / la quale tutto produce?[41]

Credo che il libro migliore per comprendere cosa sia la sapienza di Dio sia, appunto, il libro detto “Sapienza”:

17 Egli mi ha concesso la conoscenza infallibile delle cose, / per comprender la struttura del mondo / e la forza degli elementi, /18 il principio, la fine e il mezzo dei tempi, / l’alternarsi dei solstizi e il susseguirsi delle stagioni, / 19 il ciclo degli anni e la posizione degli astri, / 20 la natura degli animali e l’istinto delle fiere, / i poteri degli spiriti e i ragionamenti degli uomini, / la varietà delle piante e le proprietà delle radici. / 21 Tutto ciò che è nascosto e ciò che è palese io lo so, / poiché mi ha istruito la sapienza, / artefice di tutte le cose. / 22 In essa c’è uno spirito intelligente, santo, / unico, molteplice, sottile, / mobile, penetrante, senza macchia, terso, inoffensivo, amante del bene, acuto, / 23 libero, benefico, amico dell’uomo, / stabile, sicuro, senz’affanni, / onnipotente, onniveggente / e che pervade tutti gli spiriti / intelligenti, puri, sottilissimi.”[42]

 

Il medesimo libro ci fornisce una bella definizione di “uomo”:Risultato immagini per inferno

Sap 7:1 Anch’io sono un uomo mortale come tutti, / discendente del primo essere plasmato di creta. / Fui formato di carne nel seno di una madre, / 2 durante dieci mesi consolidato nel sangue, / frutto del seme d’un uomo e del piacere compagno del sonno. / 3 Anch’io appena nato ho respirato l’aria comune / e sono caduto su una terra uguale per tutti, / levando nel pianto uguale a tutti il mio primo grido. / 4 E fui allevato in fasce e circondato di cure; / 5 nessun re iniziò in modo diverso l’esistenza.”

 

Davvero il Dio della Bibbia è il solo dio? Da dove nasce il monoteismo delle tre grandi fedi che su di essa si appoggiano? Sembra, piuttosto, solo un Dio, tra tanti, ma con la pretesa di essere superiore agli altri.

Strano leggere frasi come “Grande è il Signore e degno di ogni lode, / terribile sopra tutti gli dèi. / 5 Tutti gli dèi delle nazioni sono un nulla, / ma il Signore ha fatto i cieli.”[43]

“Si prostrino a lui tutti gli dèi!”[44]Risultato immagini per apocalisse di GIovanni

“9 Perché tu sei, Signore, / l’Altissimo su tutta la terra, / tu sei eccelso sopra tutti gli dèi.”[45]

“5 Io so che grande è il Signore, / il nostro Dio sopra tutti gli dèi.”[46]

“Lodate il Dio degli dèi”.[47]

“Quali mai, fra tutti gli dèi di quelle regioni, hanno liberato il loro paese dalla mia mano?”[48]

“18 Accendono loro lumi, persino più numerosi che per se stessi, ma gli dèi non ne vedono alcuno.”[49]

“Dice il Signore Dio: «Distruggerò gli idoli / e farò sparire gli dèi da Menfi.”[50]

“90 Benedite, fedeli tutti, il Dio degli dèi, / lodatelo e celebratelo, perché la sua grazia dura sempre».”[51]

Risultato immagini per apocalisse di GIovanniDunque, ci sono anche altri Dei! Direi che compaiono un po’ troppo spesso per dire che non esistono!

Se è un Dio geloso degli altri Dei, lo è anche degli uomini, degli animali e persino delle piante:

24 Sapranno tutti gli alberi della foresta / che io sono il Signore, / che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso; / faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco. / Io, il Signore, ho parlato e lo farò[52]”.

Il Signore degli Eserciti è un Dio che vuole essere onorato con sacrifici e che siano di buona qualità:

Quando voi dite: «La tavola del Signore è spregevole» 8 e offrite un animale cieco in sacrificio, non è forse un male? Quando voi offrite un animale zoppo o malato, non è forse un male? Offritelo pure al vostro governatore: pensate che l’accetterà o che vi sarà grato? Dice il Signore degli eserciti.[53]

E neppure il Dio del Nuovo Testamento accetta doni incompleti, come si legge negli Atti, a proposito di Anania e sua moglie Saffira, puniti entrambi con la morte perché Anania aveva venduto un suo podere ma “tenuta per sé una parte dell’importo d’accordo con la moglie, consegnò l’altra parte deponendola ai piedi degli apostoli[54].

 

È un Dio che parla agli uomini attraverso i sogni, come ben ricordiamo dalle vicende di Giuseppe, ma anche di Daniele con Nabucodònosor:

26 Il re disse allora a Daniele, chiamato Baltazzàr: «Puoi tu davvero rivelarmi il sogno che ho fatto e darmene la spiegazione?».

27 Daniele, davanti al re, rispose: «Il mistero di cui il re chiede la spiegazione non può essere spiegato né da saggi, né da astrologi, né da maghi, né da indovini; 28 ma c’è un Dio nel cielo che svela i misteri ed egli ha rivelato al re Nabucodònosor quel che avverrà al finire dei giorni. Ecco dunque qual era il tuo sogno e le visioni che sono passate per la tua mente, mentre dormivi nel tuo letto[55]”.

Risultato immagini per apocalisse di GIovanni

Non ci sono solo altri Dei: ci sono anche altre creature sovrumane come gli angeli.

Mi sono spesso interrogato sul ruolo e le origini degli angeli nel cristianesimo. In effetti, compaiono con una certa frequenza nella Bibbia, ma assai più spesso nel Nuovo piuttosto che nel Vecchio Testamento. Riporto di seguito solo alcuni esempi, ma vi compaiono assai più di frequente:

Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore.”[56]

Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome! Benedetti tutti i suoi angeli santi! Benedetto il suo grande nome su di noi e benedetti i suoi angeli per tutti i secoli.”[57]

Mentre Giacobbe continuava il viaggio, gli si fecero incontro gli angeli di Dio.[58]

I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma.[59]

Ecco, dei suoi servi egli non si fida / e ai suoi angeli imputa difetti[60].

Fece piovere su di essi la manna per cibo / e diede loro pane del cielo: /25 l’uomo mangiò il pane degli angeli[61]

Lodatelo, voi tutti, suoi angeli[62]

La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli.[63]

Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli[64].

Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli”[65]

Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli?[66]

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. 27 Ed egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.[67]

Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo».”[68]

Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12 e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.”[69]

Quando si manifesterà il Signore Gesù dal cielo con gli angeli della sua potenza 8 in fuoco ardente, a far vendetta di quanti non conoscono Dio e non obbediscono al vangelo del Signore nostro Gesù.[70]

Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, 3 come potremo scampare noi se trascuriamo una salvezza così grande?[71]

Le sette stelle sono gli angeli delle sette Chiese e le sette lampade sono le sette Chiese”[72]

Durante la visione poi intesi voci di molti angeli intorno al trono e agli esseri viventi e ai vegliardi. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia”.[73]

Insomma, per essere una religione monoteista, non c’era bisogno di scomodare i santi, per ampliare il pantheon ad altre creature sovrannaturali.

 

Che cosa dice la Bibbia a proposito della creazione, a parte quanto ben noto della Genesi?

Nel libro della Sapienza, capitolo 1, si legge:

“12 Non provocate la morte con gli errori della vostra vita, / non attiratevi la rovina con le opere delle vostre mani, / 13 perché Dio non ha creato la morte / e non gode per la rovina dei viventi. / 14 Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza”.

È un Dio che ha creato ogni cosa, il bene come il male: se avesse odiato qualcosa, si dice, non l’avrebbe creata. Un Dio libero di distruggere ciò che ha creato, anche il suo stesso popolo.

E io ho creato anche il distruttore per devastare.[74]

2 Il Signore ha distrutto senza pietà / tutte le dimore di Giacobbe[75]”.

5 Il Signore è divenuto come un nemico, / ha distrutto Israele; / ha distrutto tutti i suoi palazzi, / ha abbattuto le sue fortezze[76]”.

Si parla, mi pare, assai più spesso di distruzione che di creazione. Non c’è bisogno di attendere il libro dell’Apocalisse per trovare profezie di sciagura:

Li distruggerò con la spada, la fame e la peste[77]”.

3 Io manderò contro di loro quattro specie di mali – parola del Signore –: la spada per ucciderli, i cani per sbranarli, gli uccelli dell’aria e le bestie selvatiche per divorarli e distruggerli.[78]

I padri divoreranno i figli e i figli divoreranno i padri[79]”.

 

Il libro di Ezechiele si apre con una scena che certo deve aver ispirato Giovanni per l’Apocalisse e che sembra quasi tratta da un libro di proto-fantascienza:

4 Io guardavo ed ecco un uragano avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di elettro incandescente. 5 Al centro apparve la figura di quattro esseri animati, dei quali questo era l’aspetto: avevano sembianza umana 6 e avevano ciascuno quattro facce e quattro ali. 7 Le loro gambe erano diritte e gli zoccoli dei loro piedi erano come gli zoccoli dei piedi d’un vitello, splendenti come lucido bronzo. 8 Sotto le ali, ai quattro lati, avevano mani d’uomo; tutti e quattro avevano le medesime sembianze e le proprie ali, 9 e queste ali erano unite l’una all’altra. Mentre avanzavano, non si volgevano indietro, ma ciascuno andava diritto avanti a sé.

10 Quanto alle loro fattezze, ognuno dei quattro aveva fattezze d’uomo; poi fattezze di leone a destra, fattezze di toro a sinistra e, ognuno dei quattro, fattezze d’aquila. 11 Le loro ali erano spiegate verso l’alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. 12 Ciascuno si muoveva davanti a sé; andavano là dove lo spirito li dirigeva e, muovendosi, non si voltavano indietro.

13 Tra quegli esseri si vedevano come carboni ardenti simili a torce che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. 14 Gli esseri andavano e venivano come un baleno. 15 Io guardavo quegli esseri ed ecco sul terreno una ruota al loro fianco, di tutti e quattro.

16 Le ruote avevano l’aspetto e la struttura come di topazio e tutt’e quattro la medesima forma, il loro aspetto e la loro struttura era come di ruota in mezzo a un’altra ruota. 17 Potevano muoversi in quattro direzioni, senza aver bisogno di voltare nel muoversi. 18 La loro circonferenza era assai grande e i cerchi di tutt’e quattro erano pieni di occhi tutt’intorno. 19 Quando quegli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e, quando gli esseri si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano. 20 Dovunque lo spirito le avesse spinte, le ruote andavano e ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell’essere vivente era nelle ruote. 21 Quando essi si muovevano, esse si muovevano; quando essi si fermavano, esse si fermavano e, quando essi si alzavano da terra, anche le ruote ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell’essere vivente era nelle ruote.

22 Al di sopra delle teste degli esseri viventi vi era una specie di firmamento, simile ad un cristallo splendente, disteso sopra le loro teste, 23 e sotto il firmamento vi erano le loro ali distese, l’una di contro all’altra; ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo. 24 Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell’Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d’un accampamento.”

 

È, comunque, un Dio capace di far sconfiggere la morte ai suoi profeti: Elia, per esempio, “21 Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: «Signore Dio mio, l’anima del fanciullo torni nel suo corpo». 22 Il Signore ascoltò il grido di Elia; l’anima del bambino tornò nel suo corpo[80]”. Non è questa solo una prerogativa del Cristo.

Alcune figure, che dovrebbero essere d’esempio, appaiono come violente e irresponsabili, come il giudice Sansone (tra l’altro è uno di quelli la cui nascita era stata annunciata da un angelo, cosa piuttosto frequente), che sembra volere una ragazza filistea per puro capriccio e che non esita a scatenare conflitti apparentemente per poco più che nulla.

Persino il Re David, quello che da ragazzino sconfisse il filisteo Golia (dimostrando una discreta dose di arroganza, direi “Il Signore che mi ha liberato dalle unghie del leone e dalle unghie dell’orso, mi libererà anche dalle mani di questo Filisteo” e “Il Filisteo gridò verso Davide: «Sono io forse un cane, perché tu venga a me con un bastone?»”) e che da pastore si fece re, sfidando Saul in un’interminabile guerra civile (“Saul ha ucciso i suoi mille, Davide i suoi diecimila”, appare più che altro come uno spietato condottiero e in certi momenti sembra persino un padrino mafioso come nell’episodio del ricco pastore che fa contattare dai suoi uomini per chiedere un “omaggio” e quando questo risponde che non sa chi sia questo David (“Nabal rispose ai servi di Davide: «Chi è Davide e chi è il figlio di Iesse? Oggi sono troppi i servi che scappano dai loro padroni. 11 Devo prendere il pane, l’acqua e la carne che ho preparato per i tosatori e darli a gente che non so da dove venga?”), questo torna con un mezzo esercito per minacciarlo (“Allora Davide disse ai suoi uomini: «Cingete tutti la spada!». Tutti cinsero la spada e Davide cinse la sua e partirono dietro Davide circa quattrocento uomini.”).

Quanto alla tanto lodata Giuditta, mi pare un’ignominiosa assassina, che fa ubriacare la sua vittima e che poi, approfittando della sua ebrezza, la uccide a tradimento, per non parlare dell’uso della seduzione sessuale come strumento di guerra, morte e, ahimè, gloria di un popolo:

Poiché non cadde il loro capo contro giovani forti, / né figli di titani lo percossero, / né alti giganti l’oppressero, / ma Giuditta figlia di Merari, / con la bellezza del suo volto lo fiaccò. / 7 Essa depose la veste di vedova / per sollievo degli afflitti in Israele, / si unse con aroma il volto, / 8 cinse del diadema i capelli, / indossò una veste di lino per sedurlo. / 9 I suoi sandali rapirono i suoi occhi / la sua bellezza avvinse il suo cuore / e la scimitarra gli troncò il collo. / 10 I Persiani rabbrividirono per il suo coraggio, / per la sua forza raccapricciarono i Medi.”[81]Risultato immagini per apocalisse di GIovanni

E che dire di Ester? Non diviene regina per la sua bellezza e non aiuta gli ebrei grazie alla sua capacità di sedurre e controllare il sovrano?

Il re amò Ester più di tutte le altre donne ed essa trovò grazia e favore agli occhi di lui più di tutte le altre vergini. Egli le pose in testa la corona regale e la fece regina al posto di Vasti.[82]

Gli stessi criteri con cui gli uomini sono “scelti” sono basati su meriti legati all’estrema violenza (“Egli uccise i due figli di Arièl, di Moab. Scese anche in mezzo a una cisterna, dove uccise un leone, in un giorno di neve. 21 Uccise anche un Egiziano, uomo d’alta statura, che teneva una lancia in mano; Benaià gli scese contro con un bastone, strappò di mano all’Egiziano la lancia e lo uccise con la lancia di lui. 22 Questo fece Benaià figlio di Ioiadà, e si acquistò fama tra i trenta prodi. 23 Fu il più illustre dei Trenta, ma non giunse alla pari dei Tre. Davide lo ammise nel suo consiglio.”[83])

 

Quando fu deciso che “si distruggessero, si uccidessero, si sterminassero tutti i Giudei, giovani e vecchi, bambini e donne, in un medesimo giorno, il tredici del decimosecondo mese, cioè il mese di Adàr, e si saccheggiassero i loro beni.”[84]Il terzo giorno, quando ebbe finito di pregare, ella si tolse le vesti da schiava e si coprì di tutto il fasto del suo grado.”[85] Ottiene così dal sovrano che sia convocato davanti al re Assuero il comandante Amàn, che ha ordinato lo sterminio degli ebrei, e, interrogata su cosa desideri risponde “la mia richiesta è che mi sia concessa la vita e il mio desiderio è che sia risparmiato il mio popolo. 4 Perché io e il mio popolo siamo stati venduti per essere distrutti, uccisi, sterminati.”[86]

“Subito il re Assuero disse alla regina Ester: «Chi è e dov’è colui che ha pensato di fare una cosa simile?». 6 Ester rispose: «L’avversario, il nemico, è quel malvagio di Amàn»”[87]

Amàn è giustiziato, la sua casa regalata a Ester e persino i figli di Amàn vengono trucidati.

I Giudei ebbero in mano i loro nemici. 2 I Giudei si radunarono nelle loro città, in tutte le province del re Assuero, per aggredire quelli che cercavano di fare loro del male; nessuno potè resistere loro, perché il timore dei Giudei era piombato su tutti i popoli.”[88]

Si ordina, persino, che “siano impiccati al palo i dieci figli di Amàn[89]. Una giustizia, insomma, che fa ricadere sui figli le colpe dei padri, anche se Ezechiele scrive diversamente: “20 Colui che ha peccato e non altri deve morire; il figlio non sconta l’iniquità del padre, né il padre l’iniquità del figlio. Al giusto sarà accreditata la sua giustizia e al malvagio la sua malvagità.[90]

 

La pigrizia non è certo una dote: “2 Il pigro è simile a una palla di sterco[91]” né l’ingordigia “non masticare con voracità per non renderti odioso.[92]

Compito del padre è educare i figli con forza: “Sir 30:1 Chi ama il proprio figlio usa spesso la frusta, / per gioire di lui alla fine[93]” e “7 Chi accarezza un figlio ne fascerà poi le ferite[94]”.

Non c’è poi molta fiducia verso le donne: “14 Meglio la cattiveria di un uomo che la bontà di una donna[95]” e ancor meno negli stranieri:

9 Così dice il Signore Dio: Nessuno straniero, non circonciso di cuore, non circonciso nella carne, entrerà nel mio santuario, nessuno di tutti gli stranieri che sono in mezzo agli Israeliti.[96]

Ro 3:1 Qual è dunque la superiorità del Giudeo? O quale l’utilità della circoncisione?

2 Grande, sotto ogni aspetto. Anzitutto perché a loro sono state affidate le rivelazioni di Dio.[97]

Occorre attendere gli apostoli, per leggere:

34 Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, 35 ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto. 36 Questa è la parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, recando la buona novella della pace, per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore di tutti.[98]

O

25 Esattamente come dice Osea: Chiamerò mio popolo quello che non era mio popolo[99]

Da notare che Osea scrive altro:

9 E il Signore disse a Osea: / «Chiamalo Non–mio–popolo, / perché voi non siete mio popolo / e io non esisto per voi».[100]” e “e a Non–mio–popolo dirò: Popolo mio, / ed egli mi dirà: Mio Dio.[101]

Nei Romani si dice “11 Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso. 12 Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che l’invocano. 13 Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato[102].

 

Il Nuovo Testamento innova fortemente il vecchio ma si riallaccia a questo, sfruttandone alcune profezie come quella citata da Matteo su Betlemme.

Ne parla il Libro di Michea:

Mi 5:1 E tu, Betlemme di Efrata / così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda,/ da te mi uscirà colui / che deve essere il dominatore in Israele; / le sue origini sono dall’antichità, / dai giorni più remoti.[103]

Nel Vangelo abbiamo anche un rovesciamento del concetto di “immondo”:

nulla è immondo in se stesso; ma se uno ritiene qualcosa come immondo, per lui è immondo”.[104]

Soprattutto, si nota l’apertura ai non circoncisi:

25 Esattamente come dice Osea: / Chiamerò mio popolo quello che non era mio popolo / e mia diletta quella che non era la diletta.”[105]

Giudei e Greci, tutti, sono sotto il dominio del peccato[106].

29 Forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche dei pagani? Certo, anche dei pagani! 30 Poiché non c’è che un solo Dio, il quale giustificherà per la fede i circoncisi, e per mezzo della fede anche i non circoncisi. 31 Togliamo dunque ogni valore alla legge mediante la fede? Nient’affatto, anzi confermiamo la legge.[107]

Chiaro è l’insegnamento nei “Corinzi” verso il sesso:

“15 Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! 16 O non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? I due saranno, è detto, un corpo solo. 17 Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. 18 Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo. 19 O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?[108]

“1Co 7:1 Quanto poi alle cose di cui mi avete scritto, è cosa buona per l’uomo non toccare donna; 2 tuttavia, per il pericolo dell’incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito.[109]

4 La moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è arbitro del proprio corpo, ma lo è la moglie.[110]

Il volume si chiude con il “Libro della Rivelazione”, anche noto come “Apocalisse” di Giovanni, che ci proietta ancora in una nuova dimensione, con le sue creature mostruose, i suoi cavalieri, angeli, vegliardi, sigilli e trombe. Certo, ci sono testi profetici anche nel resto della Bibbia e abbiamo visto immagini quanto mai fantasiose, ma questo finale va ben oltre.

 

Diciamo che appare chiaro persino a un lettore (senza fare particolari studi in merito), che l’opera è un coacervo di scritti di autori assai diversi e con finalità tra loro diversissime, dalle regole sanitarie, a quelle rituali, a quelle morali, passando per una serie numerosa di elenchi di genealogie, per cronache di vicende belliche, per aneddoti su alcuni personaggi, per storie o storielle con morale o insegnamento annesso e altre che sono raccontate come semplice fatto di cronaca. La parte narrativa, spesso di pura cronaca o elencazione di nomi appare forse prevalente.

Fa molto riflettere la datazione degli eventi. Nella Genesi la presenza di personaggi vissuti per centinaia di anni, fa sospettare che all’epoca con il termine tradotto “anni” si intendesse altro, probabilmente mesi, anche se è strano come anche dopo non manchino patriarchi che superano i 120 anni. Altre volte sembra quasi che con il nome di un uomo si intenda invece un’intera tribù o un “casato”.

Molto ci sarebbe da capire sul vero senso dei numeri in questi libri e sul loro ricorrere.

 

Dopo aver letto questo volume immenso e così importante, mi viene da chiedermi se davvero oggi, nel Terzo Millennio di quest’era cristiana, vi sia ancora bisogno di questo Dio geloso, vendicativo, violento e crudele e se non sarebbe meglio limitarci a considerare la Bibbia solo come un importante documento storico, liberando il cristianesimo dai suoi vincoli e trasformando questa fede in una semplice filosofia di vita basata sull’amore del prossimo e il perdono?

Risultato immagini per angeli di morte

Si è trattato di una lettura impegnativa, che mi ha preso tre mesi dal 7 dicembre al 10 marzo. Ai fini delle mie statistiche di lettura, non saprei neppure se considerarla un libro solo: racchiude una vera e propria biblioteca di testi di diversa natura e autori.

Quanto meno si potrebbe considerare divisa in due parti, Nuovo e Vecchio Testamento.

Il primo è diviso in:

  1. Pentateuco
  2. Libri storici
  3. Libri poetici
  4. Libri profetici.

Il secondo in:

  1. Quattro vangeli
  2. Atti degli apostoli
  3. Lettere
  4. Apocalisse

Insomma, otto parti divise in un numero difficile da definire di testi, a seconda, per esempio, di come vogliamo contare i libri di Samuele, dei Re e delle Cronache o accorpare le lettere, che direi prossimo alla sessantina.

Non so se avrò ancora la forza di rileggerlo tutto assieme, come questa volta, ma di sicuro una lettura sola non è sufficiente. Vorrei magari rileggere i Libri poetici e forse anche quelli profetici.

Note

[1] Genesi, 10

[2] Maccabei, 2, 24-32

[3] Re, 14, 22

[4] Re, 19,1

[5] Re, 18,40

[6] Maccabei, 10, 16

[7] Maccabei, 11, 10

[8] Maccabei, 12, 36

[9] Maccabei, 7, 3-5

[10] Numeri, 20

[11] Deuteronomio, 2,34

[12] Deuteronomio, 3, 6-7

[13] Deuteronomio, 20, 6-18

[14] Re, 14, 10-11

[15] Samuele, 7, 27; Re, 18, 15; Re, 19, 10

[16] Salmi, 10, 5

[17] Matteo, 5, 30

[18] Genesi, 4, 19

[19] Giudici 8, 30

[20] Re, 11, 2-4

[21] Cronache, 4, 5

[22] Cronache, 14, 3

[23] Sapienza, 7, 15

[24] Proverbi, 6, 16-19

[25] Proverbi, 10, 16

[26] Proverbi, 10, 25

[27] Proverbi, 11, 9

[28] Proverbi, 11, 29

[29] Proverbi, 12, 1

[30] Proverbi, 12, 15

[31] Proverbi, 14, 3

[32] Proverbi, 14, 32

[33] Proverbi, 15, 6

[34] Proverbi, 29, 23

[35] Salmi, 137, 6

[36] 2 Samuele, 22, 8

[37] Siracide, 11, 1

[38] Deuteronomio, 23, 16

[39] Re, 14, 10

[40] Siracide, 7,20

[41] Sapienza, 8, 5

[42] Sapienza, 7, 17-23

[43] Salmi, 95, 4.5

[44] Salmi, 96, 7

[45] Salmi, 96, 9

[46] Salmi, 134, 5

[47] Salmi, 135, 2

[48] Isaia, 36, 20

[49] Baruc, 6, 18

[50] Ezechiele, 30, 13

[51] Daniele, 90, 3

[52] Ezechiele, 17,24

[53] Malachia,1, 7-8

[54] Atti, 5, 2

[55] Daniele, 2, 26-28

[56] Tobia, 12, 15

[57] Tobia, 11, 14

[58] Genesi, 32, 2

[59] Genesi, 19, 1

[60] Giobbe 4, 18

[61] Giobbe, 77, 24-25

[62] Giobbe, 148, 2

[63] Matteo, 13, 39

[64] Matteo, 13, 41

[65] Matteo, 18, 10

[66] Matteo, 26, 53

[67] Marco, 13, 26

[68] Giovanni, 1, 51

[69] Giovanni, 20, 11

[70] Tessalonicesi, 1, 7-9

[71] Ebrei, 2, 2-3

[72] Apocalisse, 1, 20

[73] Apocalisse, 5 11

[74] Isaia, 54,16

[75] Lamentazioni, 2,2

[76] Lamentazioni, 2, 5

[77] Geremia, 14, 11

[78] Geremia, 15, 3

[79] Ezechiele, 5, 10

[80] Re, 17, 21;

[81] Giuditta, 16, 6-10

[82] Ester, 2, 17

[83] Samuele, 23, 20-23

[84] Ester, 3, 13

[85] Ester, 5,1

[86] Ester, 7,3

[87] Ester, 7, 5-6

[88] Ester, 9, 1-2

[89] Ester, 9,13

[90] Ezechiele, 18, 20

[91] Siracide, 22, 2

[92] Siracide, 31, 16

[93] Siracide, 30, 1

[94] Siracide, 30, 7

[95] Siracide, 42,14

[96] Ezechiele, 44, 9

[97] Romani, 3, 1

[98] Atti, 10, 34-36

[99] Romani, 9,25

[100] Osea, 1, 9

[101] Osea, 2,25

[102] Romani, 10, 11-13

[103] Michea, 5, 1

[104] Romani, 14, 14

[105] Romani, 9, 25

[106] Romani, 3, 9

[107] Romani, 3, 29, 31

[108] Corinzi, 6, 15-19

[109] Corinzi, 7, 1

[110] Corinzi, 7, 4

L’UOMO GESÙ

Inchiesta su Gesù”, sottotitolo “Chi era l’uomo che ha cambiato il mondo” è un’intervista effettuata dal giornalista Corrado Augias allo storico Mauro Pesce a ridosso del successo planetario del primo romanzo di Dan Brown “Il codice da Vinci”, più volte citato nel volume Risultati immagini per Inchiesta su Gesù(interrogandosi sul perché del successo di un’opera, a detta degli autori, tanto modesta).

Il libro risente di una certa mancanza di organizzazione nell’affrontare i vari temi e di un buon numero di ripetizioni. Questi probabilmente sono difetti in buona parte connessi alla forma letteraria (l’intervista) scelta per la realizzazione di questo saggio.

Tolto ciò, l’opera si presenta molto interessante e ben argomentata e apre interessanti quesiti sulla figura di Gesù, della madre, degli apostoli, su alcuni miti successivi, quali quello del Santo Graal, e sulle ragioni dell’antisemitismo.

Il volume cerca di mantenersi obiettivo, non volendo essere né un supporto per la fede, né uno strumento per combatterla, ma solo un resoconto sullo stato dell’arte nelle indagini sulla figura storica di Gesù di Nazareth, distinguendo il Gesù ebraico, figura reale, dal Gesù Cristo, figura fondante del Cristianesimo e frutto di rielaborazioni filosofiche e teologiche.

Risultati immagini per Corrado AUgias Mauro Pesce

Corrado Augias

Il testo non è scritto per studiosi o esperti della materia, ma vuole essere opera divulgativa e fornire informazioni di base sulle conoscenze storiche di questa figura e della sua epoca, anche avvalendosi di fonti diverse, quali le ben ridotte fonti romane e i numerosi vangeli apocrifi, gnostici o meno, molti dei quali scoperti e tornati alla luce solo negli ultimi decenni.

Interessanti anche i chiarimenti in merito ad alcuni errori di traduzione, che si sono trasformati in professioni di fede. Non si tratta solo del ben noto errore del cammello che non riesce a passare attraverso la cruna di un ago (mentre il termine originale voleva dire “grossa fune”), ma anche dell’equivoca interpretazione del passo Isaia in cui si annuncia la nascita di Emmanuele da una “vergine”, traduzione solo cristiana, mentre gli ebrei hanno sempre letto e continuato a leggere il termine solo come “giovane donna”. Da questo nasce e si sviluppa il tema della verginità della Madonna, con tutte le implicazioni.

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Mauro Pesce

Importante è la riflessione sulla profonda ortodossia ebraica di Gesù e sul suo grande rispetto della religione della sua terra, su come mai abbia dato segni di voler creare una nuova religione o di voler “evangelizzare” non ebrei, essendo il suo un messaggio di un ebreo verso altri ebrei. Ortodossia affiancata, però, dall’aver creato attorno a sé un gruppo di persone che si muoveva al di fuori delle istituzioni, sia il tempio, sia lo stato, sia la famiglia.

Appare in questo volume anche il concetto, non nuovo, che nulla è più lontano dal pensiero di Gesù di voler dare centralità alla famiglia, con i suoi inviti a lasciare mogli, figli e genitori per seguirlo, con il suo dire, quando la madre e i fratelli (ne aveva almeno 5) lo cercano, che la sua vera famiglia sono i suoi discepoli, con il suo respingere la madre, con la totale assenza di figure paterne tra gli apostoli (pur essendo alcuni di loro sposati e forse con figli), nel senso che sebbene tra di essi compaiano alcune figure che sembrerebbero essere fratelli di Gesù (per non parlare del suo ipotetico gemello), non vi compare il padre, né hanno un ruolo i padri degli altri apostoli.

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“Jesus Christ Superstar” musical citato da “Indagine su Gesù”

Insomma, un volume semplice, ma utile per una riflessione sulla storicità dei vangeli. Una lettura doverosa soprattutto per chi non ne abbia già fatte di simili.

LA BIBBIA SECONDO SARAMAGO

José Saramago, Premio Nobel portoghese

Morte José Saramago, Premio Nobel portoghese

Potremmo considerare il Premio Nobel José Saramago un autore di “fanta-religione”? Forse sì, considerando i romanzi “Il Vangelo secondo Gesù Cristo”, “” e “Caino”.

Ci sono materie e argomenti che sono stati rappresentati per secoli e per i quali sembrerebbe che non possano esistere più variazioni. Se poi l’argomento in questione ha natura sacra o è comunque connessa alla religione, i limiti e i confini per queste variazioni appaiono ancor più angusti, a meno che non si voglia essere o apparire del tutto sacrileghi. Una di queste materie è la vita di Gesù di Nazareth, detto Il Cristo. Scriverne in modo alternativo o fantastico è opera sempre rischiosa.

Per narrare in modo nuovo la vita di un uomo, che si dice sia anche un Dio, dopo venti secoli dalla sua nascita durante i quali ogni episodio della sua esistenza terrena è stato raffigurato, esaminato e rappresentato in tutti i modi e con tutti i mezzi possibili, ci vuole un grande autore. Questo potrebbe essere José Saramago, scrittore portoghese che, pochi anni dopo aver scritto “Il vangelo secondo Gesù Cristo” (1991), è stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura (1998).

La principale novità di questa narrazione è nella descrizione della difficoltà di vivere con Dio, di essere suo figlio.

Nella letteratura non mancano esempi di personaggi che patiscono per la mancanza o lontananza di Dio (persino nella Bibbia ne troviamo). Io stesso ho affrontato il tema con il mio romanzo “Giovanna e l’angelo”, in cui quest’ultimo non riesce a comunicare con Dio, né con altri esseri celesti.

Ne “Il vangelo secondo Gesù Cristo” il Nazareno incontra Dio, ci parla, lo interroga e riceve la sua missione. Si tratta però di un compito, come sappiamo doloroso. Doloroso non solo per lui ma anche per tutti coloro che lo seguiranno. Dio stesso gli elenca, con dovizia di particolari, tutte le morti che saranno generate per causa sua o in suo nome.

il vero volto di Gesù Cristo

il vero volto di Gesù Cristo

Gesù vorrebbe liberarsi di tanto peso, vorrebbe essere uno come tanti, vorrebbe riuscire a fare ciò che fa nella storia immaginata, a esempio, da Nikos Kazantzakis, ne “L’ultima tentazione di Cristo, ma non può: cambiare il proprio Destino.

Altra novità della trama è la figura di Giuseppe, che vivrà con la colpa di non aver fatto nulla per salvare i bambini innocenti trucidati da Erode, essendosi solo preoccupato di salvare il proprio figlio. La colpa, nonostante il Fine elevato, lo tormenterà per tutta la vita e il desiderio di espiazione lo porterà a essere giustiziato, in croce, per una colpa non commessa. Il senso di colpa si trasmetterà come una sorta di peccato originale sul figlio, un po’ come pensavano gli antichi greci, e lo stesso Gesù ne sarà tormentato a lungo.

Nel complesso è un romanzo intenso, vibrante di umanità, con una Maria Maddalena passionale e innamorata, con un Gesù in conflitto con la propria famiglia come un qualunque adolescente un po’ ribelle, con gli apostoli semplici e diretti, con Gesù che stenta a capire veramente quel che sta facendo e quel che gli accade, che due volte tenta di ingannare Dio e due volte ne viene beffato, la seconda in modo definitivo. Belle, poi, le figure del Diavolo/Pastore e dell’Angelo/Mendicante.

Ci sono alcuni momenti ucronici, come quando Gesù non resuscita Lazzaro, perché la sua compagna, Maria Maddalena, gli dice che nessuno merita di morire due volte, neanche il fratello Lazzaro, e, certo, il romanzo non si presta a essere letto in Chiesa, ma non mi è parso particolarmente blasfemo, dato che comunque non nega la divinità di questo umanissimo Cristo, né del suo padre celeste. Interessante, anche se non canonica, mi parrebbe la descrizione della dualità Dio/Diavolo. Un prete, però, non credo la vedrebbe allo stesso modo. Pare anzi che i vescovi iberici e italiani lo abbiano condannato.

Tra le righe si percepisce il soffio dei vangeli apocrifi.

L’ipotesi da cui parte il romanzo “Le Intermittenze della morte” (del 2005) è quanto mai affascinante: cosa succederebbe se le persone, un giorno, smettessero di morire?

Il racconto si caratterizza per una visione forse un po’ troppo generale, mostrando gli effetti sulla Nazione (si direbbe il Portogallo, anche se non viene mai detto) piuttosto che calarsi con costanza sui singoli personaggi e questo, temo, rende la narrazione meno coinvolgente, seppur interessante nel suo sviluppo.

La vera protagonista è la morte (meriterebbe una maiuscola, ma Saramago non gliela concede), che a metà dell’opera si personifica in una bella donna di poco più di trent’anni.

Durante sette mesi di “sciopero” della morte, vediamo la conseguente crisi delle imprese di pompe funebri, costrette a far funerali agli animali domestici, degli ospedali sovraffollati, dove la gente non guarisce ma neppure muore, delle assicurazioni e delle istituzioni politiche.

La cittadinanza trova però un rimedio: portare i moribondi fuori confine, dove trapassano all’istante, perché all’estero la morte è sempre attiva. La cosa però trova l’interesse della Maphia (scritta con il ”ph”, forse per differenziarsi da quella siciliana), che prende il controllo del traffico di moribondi.

Finalmente la morte torna al lavoro, concludendo in una notte quel che non aveva fatto in sette mesi (una sorta di ecatombe). Al suo ritorno le regole per morire sono cambiate: ciascuno riceverà prima del decesso una lettera viola che lo avvertirà del prossimo trapasso.

L’idea però mostra presto i suoi difetti (non si dice, però, cosa questo potrebbe comportare alla vigilia di una battaglia, in cui si sapesse già da una settimana quanti e quali saranno i morti!).

Ciò che turba la morte e la induce a prendere le femminee fattezze che si diceva è una delle lettere viola che insistentemente torna indietro. La morte/ donna, per capire andrà allora a conoscere il violoncellista cinquantenne cui è destinata.

Insomma, una storia che affronta temi quanto mai importanti, ma che si perde in una sorta di satira di costume, senza mostrare veramente il dramma di tali mutamenti vissuti dai mortali dalla sorte sospesa, né i veri orrori che né potrebbero derivare. Non certo degna, a mio modesto parere, di un Premio Nobel o di altre sue opere, ma sicuramente un affascinante esempio di “fantareligione”.

Se Saramago non avesse già scritto “Il Vangelo secondo Gesù Cristo” (1991), forse avrebbe potuto intitolare “Caino” (2009) “La Bibbia secondo Caino”.

Caino”, una delle ultime opere dello scrittore portoghese scomparso il 18 giugno 2010, è un romanzo non lungo, ma affascinate ed estremamente ricco di temi.

Innanzitutto, può essere letto come un viaggio nel tempo. In questo José Saramago si dimostra innovativo pur senza creare soluzioni particolari. Diciamo che lo è forse più per trascuratezza verso la questione che per particolare attenzione. Sembrerebbe che come faccia il suo Caino a viaggiare nel tempo a lui poco importi. Non ha certo una macchina apposita. Lui cammina e si trova in un “diverso presente”, lontano decenni o secoli da quello da cui proveniva, a volte in avanti nel tempo, a volte indietro. Il tempo in cui viaggia però è sempre quello della Bibbia. Si muove su un asino e quasi si potrebbe pensare sia questa cavalcatura a essere magica, ma poi lo lascia e il suo viaggio non finisce.

Caino e Abele

Caino e Abele

Caino è proprio quello che pensiamo: il fratello assassino di Abele. Dio lo condanna a errare e lui non lo fa solo nello spazio, ma anche nel tempo. Quando incontra Dio e questi gli chiede come mai nei momenti salienti della storia biblica lui compaia sempre, Caino risponde di non saperlo e che pensava potesse essere opera sua, ma Dio gli risponde che queste cose non le fa.

Così l’errante figlio di Adamo incontra Abramo e Isacco, Giosuè, Mosè, Noè. Si unisce con Lilith, con le figlie e la moglie di Noè. Assiste alla caduta delle mura di Gerico, alla distruzione di Sodoma e Gomorra e al Diluvio Universale. Manca di un pelo solo la Genesi, ma Saramago ci mostra i suoi genitori.

Questo viaggiare nel tempo, che avviene a prescindere dalla sua volontà, ricorda un po’ quello del protagonista de “La Moglie dell’Uomo che viaggiava nel Tempo” (2003) della Niffenegger: non c’è previsione, non c’è logica nei loro spostamenti. Caino però non si ritrova ogni volta, come Henry, nudo e indifeso. Il suo spostamento è indolore, si porta dietro ciò che ha, persino l’asino. Come Henry ogni volta ritorna dalla sua Claire, così Caino torna (meno spesso) da Lilith.

Ora questo nome, Lilith, ci porta già un’altra dimensione di questo romanzo.

Lilith è una figura presente nelle antiche religioni mesopotamiche e nella prima religione ebraica, che potrebbe averla appresa dai babilonesi assieme ad altri culti e miti (come il Diluvio universale) durante la prigionia di Babilonia.

Nella religione mesopotamica Lilith è il demone femminile associato alla tempesta, ritenuto portatore di disgrazia, malattia e morte. La figura di Lilith appare inizialmente in un insieme di demoni e spiriti legati al vento e alla tempesta, come è il caso nella religiosità sumerica di Lilitu, circa nel 3000 a.C.

Per gli antichi ebrei Lilith era la prima moglie di Adamo (quindi precedente a Eva), che fu ripudiata e cacciata via perché si rifiutò di obbedire al marito. Sebbene alcuni studiosi datassero l’origine verso il secolo VIII a.C., le trascrizioni mesopotamiche accennano a questa figura già dal III millennio a.C.

La presenza di questa figura nel romanzo, ci fa capire che siamo nella Bibbia, ma non proprio in quella ortodossa. Del resto qualche dubbio sorge subito, quando Adamo ed Eva, cacciati dal Paradiso, vengono a sapere dall’angelo sulla porta che nel mondo ci sono già molti altri uomini. Forse, però i viaggi nel tempo sono già iniziati! Insomma, come per il “Vangelo”, anche per questa Bibbia, l’autore mescola i testi ufficiali a quelli apocrifi, condendoli con la propria fantasia e creatività.

Quello che José Saramago ci mostra è un Dio che possiamo ritrovare nelle pagine del libro sacro, ma l’autore insiste nel mostrarcene l’orgoglio, l’arroganza e la violenza.

Caino uccide Abele perché il Signore lo preferiva a lui e quando Dio lo rimprovera, il figlio di Adamo non abbassa la testa, ma a sua volta accusa la divinità: se Dio avesse voluto, avrebbe potuto fermarlo, se Dio fosse stato più giusto, lui non avrebbe ucciso suo fratello. Caino confessa che con il fratricidio in realtà non voleva uccidere Abele, cui voleva bene, ma Dio stesso. Non potendolo raggiungere ha colpito chi a Dio era caro.

Nei suoi peregrinaggi Caino, però, si convincerà sempre più della malvagità di Dio, che ucciderà tutti i bambini di Sodoma e Gomorra per le colpe dei loro genitori, che ordinerà ad Abramo di uccidere Isacco (sarà Caino a fermarne la mano) per metterlo alla prova, che, in combutta con Satana, manderà alla rovina il buon Giosuè per lo stesso motivo, che farà distruggere agli israeliti intere città. Alla fine il fratricida deciderà di punire quel Dio malvagio e nel farlo il romanzo si trasformerà in un’ucronia, ma non rivelo di più, dato che già la storia biblica è ben nota e almeno la sorpresa del finale penso spetti al lettore.

Che Dio sia violento e ami mettere alla prova lo avevamo già visto del resto ne Il Vangelo secondo Gesù Cristo”. Un altro concetto che ritroviamo è il peso della colpa. In quel Vangelo è Giuseppe a tormentarsi per non aver salvato i bambini innocenti giustiziati da Erode, qui è Caino a non reggere il peso della morte di Abele. La sua rabbia verso Dio, che l‘ha spinto al gesto, è però più grande. Due stragi di bambini innocenti ci sono in entrambi i libri (quelli giustiziati da Erode e quelli bruciati da Dio a Sodoma e Gomorra).

Il Diavolo compare anche qui con doppia faccia. Nel primo romanzo era un Diavolo/ Pastore. In questo è in combutta con Dio, quello che gli fa il lavoro sporco e, forse, quello che ha capito quanto Dio sia malvagio.

Che dire poi di questi angeli annoiati, che non ne possono più di lodare il Signore in Paradiso e che appena possono venire sulla Terra e fare qualche lavoretto sono tutti felici?

Insomma, ancora una volta un’opera che fa riflettere su Dio e sulla Bibbia, mostrandone aspetti che non vengono certo messi in evidenza nei sermoni domenicali.

Firenze, 05/06/2013

LA MITOLOGIA ANGELICA

Quando si parla di mitologia si pensa subito a quella greco-romana, a quella nordica o addirittura a quelle cinesi e indiane, dimenticandosi magari che anche il cristianesimo ha ormai sviluppato i propri miti, che è stata la fonte per numerose opere letterarie e cinematografiche in cui non sempre si rispecchia una visione cristiana, ma in cui si attinge alla simbologia di questa religione per creare delle storie.

Numerosi sono i temi del mito biblico-evangelico, basti pensare agli angeli, i demoni, la personificazione della morte, l’apocalisse, i miracoli, i santi, babbo natale, la befana, il potere della croce (vampiri e altro), il mito del Graal, i re Magi, la resurrezione (vampiri, zombie e fantasmi), l’inferno, il paradiso, il limbo, solo per citare alcuni dei più trattati.

Tra le figure che caratterizzano maggiormente la mitologia cristiana, penso si possano porre gli angeli. Scelgo questo argomento, trai vari possibili, essendo un tema che ho avuto modo di affrontare anche come autore con il romanzo ucronico-onirico “Giovanna e l’Angelo”.

Gli angeli, come le altre figure mitiche, a volte, in letteratura, hanno comportamenti “cristiani”, altre volte no.

Spesso si tratta di angeli caduti, ovvero di demoni, come nel “Faust” o nelle sue derivazioni.

Il termine deriva dal greco  ἄγγελος (pronuncia: ánghelos), che significa messaggero. Nell’antichità il termine era attribuito soprattutto al Dio Hermes, il messaggero degli Dei e, a volte, anche degli Inferi o a Iride. Il termine viene abbinato anche ad Artemide-Ecate, per il suo rapporto con il mondo dei morti ed è forse soprattutto da queste figure che si sviluppa l’equivalente mitologico cristiano.

Non c’è però solo l’influsso greco-romano sul cristianesimo in questo campo. Si deve tenere conto della presenza di figure analoghe in aree geografiche più prossime alla zona d’origine della Bibbia. I babilonesi avevano dei messaggeri divini, i sukkal (o sukol) ma anche degli “angeli-custodi” (Shedu e Iamassu). In Mesopotamia troviamo anche il karibu (“colui che prega”), essere che intercede presso gli Dei a favore degli uomini, da cui il termine “cherubino”.

Nota è l’influenza dello zoroastrismo su ebraismo e cristianesimo. Per i fedeli di Zorohastro, l’unico Dio Ahura Mazdā è circondato da una serie di figure secondarie tra cui lo Spirito del Male Angra Mainyu, che si ribellò a Dio trascinando con sé una moltitudine di esseri celesti (Daēva, termine che ha qualche assonanza con devil o diavolo, anche se quest’ultimo termine deriva dal greco Διάβολος, diábolos, che significa “dividere”, “colui che divide”, “calunniatore”, “accusatore”). Presumibile origine del mito di Satana. Altri spiriti rimasero invece fedeli a Dio, pre-configurando, insomma, il mito della divisione tra angeli e demoni.

Il libro sacro dello zoroastrismo menziona anche degli “angeli custodi” che proteggono gli uomini e le loro case (Fravašay).

Quelli che nella traduzione italiana della Bibbia vengono definiti angeli, spesso derivano da termini che significano alternativamente “messaggero” e “uomo forte”. Nella Genesi (III, 4) troviamo i Kerub (termine che pare connesso al mesopotamico karibu) nel passo:

«Scacciato l’uomo, collocò a oriente del giardino di Éden i Cherubini che roteavano la spada fiammeggiante, per custodire la via che portava all’albero della vita».

Nella Bibbia troviamo anche il diavolo Ashmedai, connesso allo zoroastriano Aēšmadaēva (demonio irato).

Gli stessi ordini celesti compaiono già nella Bibbia. Ognuna delle 70 Nazioni aveva un suo Principe Angelico, Israele aveva come Principi Michele e Gabriele, ma si riferiva, unica tra le nazioni, direttamente a Dio).

Gli angeli fanno parte della fede cristiana e il cattolicesimo accoglie le gerarchie angeliche  proposte dallo pseudo-Dionigi Areopagita nella sua opera De coelesti hierarchia, suddividendo gli angeli in nove “cori angelici“: Angeli, ArcangeliArchai o PrincipatiPotestàVirtùDominazioniTroniCherubiniSerafini. Sono tre serie di schiere angeliche composte ciascuna da tre tipologie di angeli, i quali avrebbero funzioni, regole e compiti precisi. Ci sarebbe, poi, l’Angelo dell’Apocalisse, che distruggerà il mondo.

Anche per l’Islam l’esistenza degli angeli è un atto di fede. Gli angeli servono Allah e ne cantano le lodi.

L’angelo dunque, pur affondando le sue origini nel mito antico, è oggi figura sacra delle tre principali fedi monoteiste, sorta di mitigazione dell’unicità della divinità.

Questo non toglie però che tali esseri siano stati trattati dalle arti figurative e in letteratura in modo da tale da sviluppare una sorta di mitologia parallela al dogma ufficiale.

In letteratura, parlando di angeli e demoni non si può non pensare alla La Divina Commedia, in cui Dante Alighieri, partendo da tradizioni consolidate, crea un vero e proprio mondo “fanta-religioso” che nell’immaginario popolare è stato quasi assimilato a un’estensione del credo ufficiale, ma le opere che ne parlano sono davvero molte e non occorre neanche citare nomi come quelli di Baudelaire (“I Fiori del Male”) o Milton (“Il Paradiso Perduto”).

Lascerei ad altri il compito gravoso di fare una disertazione completa e organica di tutte le opere che hanno trattato il tema angelico, limitandomi invece a parlare di alcune mie letture recenti in argomento.

Il tema della ribellione degli angeli a Dio, viene ripreso, tra gli altri, in un romanzo moderno di Anatole France.

Chi è che sconvolge l’intricato ordine dato dal meticoloso Julien Sariette ai volumi della biblioteca della famiglia d’Esparvieu e sparpaglia in giro i suoi amati libri, causandogli notti agitate e insonni?

Nessuna spiegazione naturale sembra possibile. Chi potrebbe penetrare in quella biblioteca così ben conservata?

Chi quell’uomo nudo che si nasconde nella camera dove Maurice d’Esparvieu si unisce di nascosto alla bella Madame des Aubels? Sarà lui stesso a rivelarsi: è Arcade, l’angelo custode di Maurice, il rampollo della famiglia d’Esparvieu, ed è sempre lui a materializzarsi all’interno della biblioteca per consultare i testi di teologia e cercare un modo per avviare la più grande delle rivolte. Quello che i cristiani venerano, egli dice, non è il vero Dio, ma l’usurpatore degli altri Dei, Ialdabaoth, e, grazie al sapere acquisito consultando febbrilmente i testi dei pensatori umani, Arcade si appresta ora a ripetere le gesta di Satana, ribellandosi a Dio.

Il potere è nella conoscenza e questa è nei libri. Solo i libri possono sconfiggere l’ignoranza, la credulità e le false fedi.

Forse “La Rivolta degli Angeli” che veramente Anatole France vorrebbe mostrarci è quella degli intelletti contro la superstizione.

Da un simile titolo, mi sarei aspettato qualcosa di modernamente più epocale, cinematografico, colossale: schiere di angeli in battaglia gli uni contro gli altri, inganni, tradimenti, complotti, repressioni, battaglie.

France ci mostra ben poco di tutto ciò. Il suo è un mondo delicato in cui sono in primo piano le manie del bibliotecario Sariette, le debolezze di Maurice, le illusioni giovanili di Arcade.

Una storia in cui il vero, grande messaggio, sembra essere nell’esaltazione del potere della cultura e dell’informazione, vera grande arma delle genti moderne, con cui persino un Dio può essere sconfitto.

Troviamo una biblioteca, con un angelo bibliotecario che colleziona libri antichi e versioni errate della Bibbia, anche in “Buon Apocalisse a tutti!” di Terry Pratchett e Neil Gaiman, un romanzo con un approccio particolare, tra l’umoristico e il metafisico, in cui spicca la simpatica amicizia tra l’angelo Azraphel e il diavolo Crowley (stesso nome del famoso occultista), che convivono sulla Terra per seimila anni e alla fine si sentono più legati tra di loro che con Paradiso e Inferno. Terry Pratchett, del resto è un vero maestro di “fantareligione”, avendo scritto una trentina di romanzi ambientato nel suo mitico Mondo Disco, una Terra piatta che poggia, come nella mitologia indù, su quattro elefanti che stanno a loro volta sul dorso di una tartaruga.

Ai giorni d’oggi, un po’ come filone alternativo all’esaurirsi del tema vampiresco, ampiamente esplorato da diversi autori, stiamo assistendo a un appropriarsi di questa figura da parte del fantasy.

Un esempio ne è “Angelology” di Danielle Trussoni, che non sarà un capolavoro della letteratura, ma di sicuro è un romanzo appassionante.

A renderlo trascinante è il susseguirsi ben dosato di eventi. A renderlo interessante sono i riferimenti a testi, eventi e luoghi reali in una storia di fantasia, dato che si parla di angeli – angeli caduti, a dir il vero, quindi, in sostanza, demoni. A renderlo piacevole sono la vivacità dei personaggi.

Il principale rischio nelle storie che parlano di creature soprannaturali, sono certe ingenuità che possono rendere un testo fantastico poco credibile. Qualcosa del genere, l’ho percepito nei primi capitoli, soprattutto quando s’immagina che gli angeli vivano in mezzo agli esseri umani, in una sorta di società parallela assai simile alla nostra, con genitori, nonni e zii, con poche differenze, come il fatto che vivono centinaia di anni (e vediamo un angelo secolare trattato dalla madre come un ragazzetto discolo!), però questo passa presto in secondo piano e la poca fantasia di una simile soluzione è compensata dalla trama che si dipana in un misto di thriller, caccia al tesoro archeologica e scontro di civiltà.

Stimolanti sono le citazioni bibliche. Non credo siano in molti a ricordare che la Genesi parla di Giganti! Anche il termine Nefilim (che compare nel romanzo), con cui vengono indicati i figli di donne e angeli nonché i loro discendenti, ha un’origine biblica ed è spesso tradotto proprio con Giganti.

Il passo è citato all’interno del volume, ma ho visto che corrisponde a quanto riporta la mia edizione della Bibbia, salvo che i Nefilim lì vengono detti, appunto, Giganti:

1 Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, 2 i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. 3 Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni». 4 C’erano sulla terra i Nefilim a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi.

Chi sono i Figli di Dio? Secondo l’autrice sono Angeli e questa tesi è una delle tre ipotesi principali avanzate sull’interpretazione di questo passo, anche se per approfondirla si finirebbe per parlar del sesso degli angeli, espressione con cui solitamente si intende “parlar di cose vane”, ma come trascurare un simile interrogativo: gli angeli hanno avuto dei figli che popolano la terra? Chi dice che non erano angeli, si basa soprattutto sull’affermazione che gli angeli sono asessuati e quindi non potevano accoppiarsi con le Figlie degli Uomini. Che siano asessuati si dedurrebbe dal passo Matteo 22:30 in cui è scritto: “Perché alla risurrezione non si prende né si dà moglie; ma i risorti sono come angeli nei cieli”. Mi pare però una forzatura far discendere dall’unione di queste due frasi una simile conclusione.

Dunque, prendendo la Bibbia alla lettera, un tempo sulla terra sarebbe vissuti i Nefilim (o Giganti), figli di uomini e angeli! Ipotesi degna della più azzardata fanta-religione!

Una teoria che cerca di stabilire un legame tra la scienza e Bibbia sostiene che i Nephilim fossero neandertaliani sopravvissuti (oppure i loro resti ossei), o forse un ibrido tra Homo sapiens e uomo di Neanderthal. Ben miseri figli d’angelo, direi!

Nel romanzo si parla anche di Gibborim, intendendo degli angeli caduti combattenti, esseri un po’ ottusi, di cui si avvalgono i Nephilim, di razza superiore, per le loro azioni più violente. Ebbene anche questo termine compare nella Bibbia, per esempio nel lamento di Davide per la morte di Saul e Jonathan, in cui si legge: “Ek Naphelu Gibborim” (come guerrieri caddero).

Oltre ai riferimenti biblici, reale è anche la grande protagonista assente, la defunta Abigail Rockfeller. Recita Wikipedia: “Abby Aldrich Rockefeller, nata Abigail “Abby” Greene Aldrich (Providence26 ottobre 1874 – New York5 aprile 1948), fu una donna mondana e filantropa, appartenente alla seconda generazione matriarcale della celebre famiglia Rockefeller. È particolarmente nota per essere stata la forza trainante dietro la costituzione del Museo d’Arte Moderna di New York, situato sulla 53ª Strada, nel novembre del 1929”. Insomma, è proprio lei, la donna che ha nascosto l’arpa angelica!

Anche “I Diari dell’Angelo Custode” (2011), il romanzo d’esordio dell’autrice irlandese Carolyn Jess-Cooke, nonostante il titolo, non è un libro per vecchie signore che sgranano il rosario.

Che ne pensate di una vita così? Appena nati vostra madre muore di parto e vostro padre viene arrestato. Vi adottano e i genitori muoiono quando avete meno di quattro anni. Finite in un orfanatrofio che fa rimpiangere di non stare ad Auschwitz (la punizione “classica” è un soggiorno, nudi, in un buco fetido pieno di topi e insetti, ovviamente dopo essere stati picchiati e frustati). Scappate. La nuova madre adottiva muore dopo un anno e il padre qualche tempo dopo. Quando il vostro ragazzo scopre che siete incinta, vi picchia fino a farvi abortire. Vi sposate (con un altro tipo) e divorziate. Vostro figlio diventa un delinquente. Tanto per finire in bellezza, morite giovani.

Questa è, in sintesi, la vita di Margot. Sarebbe quasi uno spoiler, se non fosse che il romanzo comincia più o meno a questo punto, perché Margot, appena morta, diventa uno spirito. Come dice Sant’Agostino (citato all’inizio) “Ora gli angeli sono spiriti, ma in quanto spiriti non sono angeli: è quando sono inviati che diventano angeli”. Margot riceve una missione e viene inviata sulla terra. Il suo nome ora è Ruth. Diventa così un angelo. Un angelo custode. L’angelo custode di se stesso.

Il compito di un angelo custode è riassunto in 4 ordini: Veglia. Proteggi. Registra. Ama.

Gli angeli inventati dalla Jess-Cooke hanno alcune peculiarità: le loro ali sono fatte d’acqua che scorre e sono dei “banchi di memoria” con cui registrano tutto ciò che succede, attraversano il Tempo come visitatori, hanno una vista speciale.

Gli angeli custodi non sono soli nello spazio inventato dalla Jess-Cooke. Ci sono altri angeli e ci sono i demoni che li contrastano.

Di solito un angelo custode è qualcuno che è morto e che era stato vicino al suo protetto. Solo raramente angelo e protetto sono la stessa persona.

Immaginate allora di essere questo angelo che torna indietro nel tempo e si vede nascere, sapendo già tutte le disgrazie che patirà la sua protetta, ovvero lei stessa. Eppure tra i suoi quattro ordini (veglia, proteggi, registra, ama) non è previsto alcun “cambia la sua vita”.

La grande tentazione di Ruth sarà quella di mutare l’esistenza della sventurata della Margot che un tempo era lei stessa. I demoni ne conoscono la debolezza e la tentano.

Tutto ciò fa di questo romanzo una storia sulla crescita interiore, sulla ricerca del senso della vita, sulla relatività degli eventi, sulla fede. Non è, insomma, solo un semplice fantasy che si avvale di miti cristiani, ma una riflessione sull’importanza della Vita, dei rapporti familiari, delle scelte, del libero arbitrio. Se la fantascienza ci fa ragionare sulle conseguenze di ipotesi scientifiche alternative (magari improbabili), la fantareligione può essere un’occasione per riflettere sui grandi temi della fede.

Margot / Ruth, forse proprio grazie alla sua doppia personalità, è un personaggio di un certo spessore. Certo, si respira un’atmosfera da “christian fiction”, ma il romanzo ha una sua corposità e l’approccio religioso non è del tutto canonico. Merita, insomma, una lettura.

Personalmente, poi, ritrovo in questo romanzo il rapporto con una voce angelica che ho trattato in (“Giovanna e l’Angelo”)

Ruth è molto diverso dalla Voce che parla a Giovanna D’Arco nel mio romanzo, innanzitutto perché ha già avuto una vita terrena, mentre l’essere di “Giovanna e l’Angelo” viene dal nulla. Ruth dialoga con molti altri angeli e ne riceve consigli o minacce. La Voce è immensamente sola, al punto di ignorare persino l’esistenza di Dio. Ruth riesce spesso a farsi sentire, mentre la Voce è spesso frustrata nel suo desiderio di comunicazione.

Un altro parallelo tra i due romanzi è la ciclicità: in entrambi la protagonista umana vive prima la sua vita normale, poi rinasce per viverne una diversa. Nulla è certo. Non c’è alcun Destino immutabile e tutto può esser riscritto.

Tra i romanzi fantasy citerei anche “Angeldi L.A. Weatherly in cui dei ragazzini fronteggiano un invasione di angeli caduti, la serie paranormal romance “Lost Angelsdi Heather Killough-Walden, che racconta le vicende di quattro Arcangeli scesi sulla Terra per cercare le loro anime gemelle, cherubine create da Dio come ricompensa, ma, a causa di una rivolta in Paradiso causata dalla gelosia, da lui disperse sulla Terra per loro stessa protezione, “Daughter of Smoke and Bondi Laini Taylor, un urban fantasy che contrappone angeli e chimere, “Guild Hunter di Nalini Singh, in cui si scontrano invece angeli e vampiri.

Ne “Il dardo e la rosa di Jacqueline Carey incontriamo una complessa società discendente dagli angeli.

Credo che il grande potenziale della mitologia angelica sia quello di creare un fantasy alternativo in cui le gerarchie angeliche possono sostituirsi alle classiche divisioni tra le creature magiche del fantasy nordico fatto di elfi, gnomi, maghi, troll, giganti, nani, fate e così via.

Penso soprattutto alla varietà di poteri che differenziano tra loro i vari angeli, divisi in tre gerarchie e ciascuna in cori (prima gerarchia: serafinicherubinitroni; seconda gerarchia: dominazionivirtù, potestà; terza gerarchia: principati, arcangeliangeli – esistono anche altre suddivisioni).

Ogni coro ha compiti e poteri diversi. I serafini fanno la guardia al trono di Dio, muovono le sfere celesti e nessun occhio, se non divino, può vederli. I cherubini sono i guardiani della luce e delle stelle, hanno quattro ali e quattro facce. I troni sono angeli di forma mutevole e dagli infiniti colori, hanno infiniti occhi e portano il trono di Dio in giro per il Paradiso. Questo solo per parlare della prima gerarchia.

All’interno di ciascun coro, poi ci sono angeli con un proprio nome e proprie caratteristiche precise.

Insomma, basterebbe attingere a queste tradizioni per poter inventare storie alquanto articolate. Se poi a questo si aggiunge la connaturata contrapposizione tra Bene e Male tipica del conflitto tra gli Angeli fedeli a Dio e gli Angeli Caduti, si vedrà come non manchi la più forte caratteristica del fantasy.

Spesso però quando nei romanzi fantasy (paranormal romance) compare la parola “angelo” nel titolo, si parla invece di angeli caduti e il vero pretesto e quello di creare una storia d’amore con un essere soprannaturale (per esempio “Il bacio maledetto” di Lisa Desrochers, la saga “Hush, Hush” di Becca Fitzpatrick, “Baciata da un angelo” di Elizabeth Chandler, Fallen di Lauren Kate).

Carlo Menzinger - Giovanna e l'angelo

Carlo Menzinger – Giovanna e l’angelo

Ben altro approccio avevo tentato scrivendo il romanzo “Giovanna e l’Angelo(Carlo Menzinger – Edizioni Liberodiscrivere, 2007), anche se il titolo temo possa far pensare a una storia di questo genere. Si tratta, invece, di un romanzo ucronico-onirico che narra la vita e le vicende dell’eroina francese Giovanna D’Arco. Una delle sue peculiarità è che le gesta della pulzella d’Orléans sono viste attraverso gli occhi di uno strano essere. Come è noto, la tradizione vuole che Giovanna D’Arco fosse guidata nella sua missione di unificazione della Francia e di cacciata degli inglesi da delle Voci, che, secondo lei, appartenevano ad angeli o sante.

In “Giovanna e l’Angelo” s’immagina che questo essere, la fonte delle sue Voci, segua la vita dell’eroina fin dalla sua nascita. È una creatura isolata dal mondo terreno e celeste. Vive in assoluta solitudine e il suo solo tramite con il mondo è lei, Giovanna D’Arco, la sola in grado di sentirlo e di spezzare la sua drammatica solitudine. Riesce però a comunicare solo a tratti e difficilmente. Giovanna porta avanti la sua missione e infine, condannata al rogo, muore. Siamo a metà del romanzo. Comincia allora la parte ucronica, in cui la donna, tra le fiamme sogna una vita diversa, si trasforma, diventa uomo, conquista la Francia. Questo suo mutamento vede un parallelo cambiamento di altri personaggi e, in particolare, dell’angelo che le parlava, che muta identità.

La storia è incentrata sulle solitudini parallele dei due protagonisti Giovanna D’Arco e la sua Voce. Giovanna è isolata nel mondo, circondata da gente che la sfrutta per obiettivi politici e militari, ma non le è mai realmente vicina. La Voce vive in una sorta di limbo tra Cielo e Terra popolato da lui soltanto. Ha una sola finestra verso il mondo: Giovanna. Ne segue la vita, cerca di parlarle. Le rare volte che ci riesce viene frainteso. Capisce che Giovanna lo crede un essere mandato da Dio, ma non conosce Dio. Lo cerca. Vorrebbe incontrarlo, capirlo, ma non ci riesce. Attorno a lui c’è solo il vuoto, fino al momento in cui Giovanna muore. Solo allora miriadi di angeli cominciano a vorticargli attorno. È solo un istante. La vita di Giovanna riprende ucronicamente. Diversa da quella reale, oltre il rogo e lui stesso si trova mutato, non più angelo ma donna eterea, una santa. Rimane però pur sempre solo una Voce, ancora più isolata, con difficoltà ancora maggiori di farsi intendere da Giovanna ormai presa dal suo sogno transessuale, in cui, divenuta uomo, conquista, nell’arco di tempo di una fiammata del rogo, l’intera Francia e l’Inghilterra. La sua fine la riporterà all’inizio, con l’angelo che la guarda nascere di nuovo, forse all’infinito.

Il cielo sopra Berlino - Wim Wenders

Il cielo sopra Berlino – Wim Wenders

Gli angeli compaiono spesso anche al cinema. Come dimenticarsi allora dell’impareggiabile film “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders, ispirato alle poesie di Rilke, in cui si descrive la vita di due angeli, osservatori passivi della vita terrena, che sono tentati dall’esistenza dei mortali (minore è “City of Angels” di Brad Silbering, il suo remake americano, del tutto privo della poesia dell’originale).

Come non menzionare, poi, il celebre “La vita è meravigliosa” di Frank Capra, tratto dal racconto “The Greatest Gift”, scritto nel 1939 da Philip Van Doren Stern. Narra di George Bailey, che, per tutta la vita con grandi rinunce, ha sempre aiutato il prossimo, ma arriva sul punto di suicidarsi la sera della vigilia di Natale. In suo soccorso, arriverà un angelo custode mandato da Dio. Sarà un angelo “di seconda classe”, uno che si deve ancora guadagnare le ali, impersonato da un goffo signore che si fa chiamare Clarence Oddbody, quanto di più lontano da superumani cui siamo soliti pensare.

La vita è meravigliosa - Frank Capra

La vita è meravigliosa – Frank Capra

Il tema de “L’inafferrabile signor Jordan” (“Here comes Mr. Jordan”), girato nel 1941 da Alexander Hall e ambientato nel mondo del pugilato, viene ripreso nel suo remake del 1978 “Il Paradiso può attendere” di Warren Beatty e Buck Henry, in cui è un angelo custode a commettere un errore e a far morire troppo presto il campione di football americano Joe Pendleton e dovrà quindi procurargli un nuovo corpo.

In “Appuntamento con un angelo” (1987) di Tom MCLouhlin, un aspirante musicista, prima di sposarsi incontra un angelo con le ali spezzate.

Tra i film, penso anche aGabriel, la furia degli angeli” in cui 7 arcangeli combattono contro i demoni per riportare la luce in un mondo distopico.

Non vorrei, invece, qui considerare tutta quella miriade di testi che potremmo definire “manuali angelici” in cui si spiega come entrare in contatto con loro, come pregarli, quali sono le loro virtù. Tali volumi, infatti, sebbene contribuiscano ad alimentare l’immaginario popolare in materia, a volte diffondendo idee poco ortodosse rispetto a quelle delle religioni ufficiali e contribuendo anch’essi alla creazione di una mitologia cristiana, non hanno scopo narrativo.

Firenze, 01/06/2013-24/07/2013 

IL FRATRICIDA CHE VIAGGIAVA NEL TEMPO BIBLICO

Risultati immagini per Caino SaramagoSe José Saramago non avesse già scritto un romanzo intitolato “Il Vangelo secondo Gesù Cristo” (1991), forse avrebbe potuto intitolare “Caino” (2009) “La Bibbia secondo Caino”.

Saramago non è certo nuovo nel toccare temi religiosi. Penso anche a “Le Intermittenze della Morte” (2005).

Caino”, una delle ultime opere del premio Nobel portoghese scomparso il 18 giugno 2010 è un romanzo non lungo, ma affascinate ed estremamente ricco di temi.

Innanzitutto, può essere letto come un viaggio nel tempo. In questo José Saramago si dimostra innovativo pur senza creare soluzioni particolari. Diciamo che lo è forse più per trascuratezza verso la questione che per particolare attenzione. Sembrerebbe che come faccia il suo Caino a viaggiare nel tempo a lui poco importi. Non ha certo una macchina apposita. Lui cammina e si trova in un “diverso presente”, lontano decenni o secoli da quello da cui proveniva, a volte in avanti nel tempo, a volte indietro. Il tempo in cui viaggia però è sempre quello della Bibbia. Si muove su un asino e quasi si potrebbe pensare sia questa cavalcatura a essere magica, ma poi lo lascia e il suo viaggio non finisce.

Caino è proprio quello che pensiamo: il fratello assassino di Abele. Dio lo condanna a errare e lui non lo fa solo nello spazio, ma anche nel tempo. Quando incontra Dio e questi gli chiede come mai nei momenti salienti della storia biblica lui compaia sempre, Caino risponde di non saperlo e che pensava potesse essere opera sua, ma Dio gli risponde che queste cose non le fa.

Così l’errante figlio di Adamo incontra Abramo e Isacco, Giosuè, Mosè, Noè. Si unisce con Lilith, con le figlie e la moglie di Noè. Assiste alla caduta delle mura di Gerico, alla distruzione di Sodoma e Gomorra e al Diluvio Universale. Manca di un pelo solo la Genesi, ma Saramago ci mostra i suoi genitori.

José Saramago

Questo viaggiare nel tempo, che avviene a prescindere dalla sua volontà, ricorda un po’ quello del protagonista de “La Moglie dell’Uomo che viaggiava nel Tempo” (2003) della Niffenegger: non c’è previsione, non c’è logica nei loro spostamenti. Caino però non si ritrova ogni volta, come Henry, nudo e indifeso. Il suo spostamento è indolore, si porta dietro ciò che ha, persino l’asino. Come Henry ogni volta ritorna dalla sua Claire, così Caino torna (meno spesso) da Lilith.

Ora questo nome, Lilith, ci porta già in un’altra dimensione di questo romanzo.

Lilith è una figura presente nelle antiche religioni mesopotamiche e nella prima religione ebraica, che potrebbe averla appresa dai babilonesi assieme ad altri culti e miti (come il Diluvio universale) durante la prigionia di Babilonia.

Nella religione mesopotamica Lilith è il demone femminile associato alla tempesta, ritenuto portatore di disgrazia, malattia e morte. La figura di Lilith appare inizialmente in un insieme di demoni e spiriti legati al vento e alla tempesta, come è il caso nella religiosità sumerica di Lilitu, circa nel 3000 a.C.

Per gli antichi ebrei Lilith era la prima moglie di Adamo (quindi precedente a Eva), che fu ripudiata e cacciata via perché si rifiutò di obbedire al marito. Sebbene alcuni studiosi datassero l’origine verso il VIII secolo a.C., le trascrizioni mesopotamiche accennano a questa figura già dal III millennio a.C.

La presenza di questa figura nel romanzo, ci fa capire che siamo nella Bibbia, ma non proprio in quella ortodossa. Del resto qualche dubbio sorge subito, quando Adamo ed Eva, cacciati dal Paradiso, vengono a sapere dall’angelo sulla porta che nel mondo ci sono già molti altri uomini. Forse, però i viaggi nel tempo sono già iniziati!

Quello che José Saramago ci mostra è un Dio che possiamo ritrovare nelle pagine del libro sacro, ma l’autore insiste nel mostrarcene l’orgoglio, l’arroganza e la violenza.

Caino uccide Abele perché il Signore lo preferiva a lui e quando Dio lo rimprovera, il figlio di Adamo non abbassa la testa, ma a sua volta accusa la divinità: se Dio avesse voluto, avrebbe potuto fermarlo, se Dio fosse stato più giusto, lui non avrebbe ucciso suo fratello. Caino confessa che con il fratricidio in realtà non voleva uccidere Abele, cui voleva bene, ma Dio stesso. Non potendolo raggiungere ha colpito chi gli era caro.

Nei suoi peregrinaggi Caino, però, si convincerà sempre più della malvagità di Dio, che ucciderà tutti i bambini di Sodoma e Gomorra per le colpe dei loro genitori, che ordinerà ad Abramo di uccidere Isacco (sarà Caino a fermarne la mano) per metterlo alla prova, che manderà alla rovina il buon Giosuè, in combutta con Satana, per lo stesso motivo, che farà distruggere agli israeliti intere città. Alla fine il fratricida deciderà di punire quel Dio malvagio e nel farlo il romanzo si trasformerà in un’ucronia, ma non rivelo di più, dato che già la storia biblica è ben nota e almeno la sorpresa del finale penso spetti al lettore.

Che Dio sia violento e ami mettere alla prova lo avevamo già visto del resto ne Il Vangelo secondo Gesù Cristo”. Un altro concetto che ritroviamo è il peso della colpa. In quel Vangelo sarà Giuseppe a tormentarsi per non aver salvato i bambini innocenti giustiziati da Erode, qui è Caino a non reggere il peso della morte di Abele. La sua rabbia verso Dio, che l‘ha spinto al gesto, è però più grande. Due stragi di bambini innocenti ci sono in entrambi i libri (quelli giustiziati da Erode e quelli bruciati da Dio a Sodoma e Gomorra).

Il Diavolo compare anche qui con doppia faccia. Nel primo romanzo era un Diavolo/ Pastore. In questo è in combutta con Dio, quello che gli fa il lavoro sporco e, forse, quello che ha capito quanto Dio sia malvagio.

Che dire poi di questi angeli annoiati, che non ne possono più di lodare il Signore in Paradiso e che appena possono venire sulla Terra e fare qualche lavoretto sono tutti felici?

Insomma, ancora una volta un’opera che fa riflettere su Dio e sulla Bibbia, mostrando quegli aspetti che vengono messi meno in evidenza nei sermoni domenicali.

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Caino e Abele

Leggi anche:

–          Cecità

–          Il Vangelo secondo Gesù Cristo

–          Le Intermittenze della Morte

Firenze, 07/05/2013

PARLARE DEL SESSO DEGLI ANGELI

Forse “Angelology” di Danielle Trussoni non sarà un capolavoro della letteratura, ma di sicuro è un romanzo appassionante, che ti trascina pagina dopo pagina e che ti lascia orfano dopo che hai finito di leggerlo. E tutto ciò mi pare più che sufficiente per dedicargli qualche ora di lettura.

A renderlo trascinante è il susseguirsi ben dosato di eventi. A renderlo interessante sono i riferimenti a testi, eventi e luoghi reali in una storia di fantasia, dato che si parla di angeli – angeli caduti, a dir il vero, quindi, in sostanza, demoni. A renderlo piacevole sono la vivacità dei personaggi.

Quello che temevo, in una storia che parla di creature soprannaturali, erano certe ingenuità che possono rendere un testo fantastico poco credibile. Qualcosa del genere, l’ho percepito nei primi capitoli, soprattutto quando s’immagina che gli angeli vivano in mezzo agli esseri umani, in una sorta di società parallela assai simile alla nostra, con genitori, nonni e zii, con poche differenze, come il fatto che vivono centinaia di anni (e vediamo un angelo secolare trattato dalla madre come un ragazzetto discolo!), però questo passa presto in secondo piano e la poca fantasia di una simile soluzione è compensata dalla trama che si dipana in un misto di thriller, caccia al tesoro archeologica e scontro di civiltà.

Come dicevo, mi hanno incuriosito i riferimenti culturali, la cui autenticità non riuscivo bene a comprendere. Ci sono, per esempio, delle citazioni bibliche che mi hanno stupito. Non ricordavo che la Genesi parlasse dei Giganti! Anche il termine Nefilim, con cui vengono indicati i figli di donne e angeli nonché i loro discendenti, ha un’origine biblica ed è spesso tradotto proprio con Giganti.

Il passo è citato all’interno del volume, ma ho visto che corrisponde a quanto riporta la mia edizione della Bibbia, salvo che i Nefilim lì vengono detti, appunto, Giganti:

Danielle Trussoni

Danielle Trussoni

1 Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, 2 i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. 3 Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni». 4 C’erano sulla terra i Nefilim a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi.

Chi sono i Figli di Dio? Secondo l’autrice sono Angeli e questa tesi è una delle tre ipotesi principali avanzate sull’interpretazione di questo passo, anche se per approfondirla si finirebbe per parlar del sesso degli angeli, espressione con cui solitamente si intende “parlar di cose vane”, ma per chi crede nella Bibbia, alla luce di questo passo, l’argomento mi pare di gran rilevanza: gli angeli hanno avuto dei figli che popolano la terra? Chi dice che non erano angeli, si basa soprattutto sull’affermazione che gli angeli sono asessuati e quindi non potevano accoppiarsi con le Figlie degli Uomini. Che siano asessuati si deduce dal passo Matteo 22:30 in cui è scritto: “Perché alla risurrezione non si prende né si dà moglie; ma i risorti sono come angeli nei cieli”. Mi pare però una forzatura far discendere dall’unione di queste due frasi una simile deduzione.

Dunque, per chi crede nella Bibbia, un tempo sulla terra sarebbe vissuti i Nefilim (o Giganti), figli di uomini e angeli: una simile ipotesi non vi sembra sconvolgente!

La teoria prevalente per stabilire un legame tra la scienza e la Bibbia è quella che sostiene che i Nephilim fossero neandertaliani sopravvissuti (oppure i loro resti ossei), o forse un ibrido tra Homo sapiens e uomo di Neanderthal.

Nel romanzo si parla anche di Gibborim, intendendo degli angeli caduti combattenti, esseri un po’ ottusi, di cui si avvalgono i Nephilim di razza superiore, per le loro azioni più violente. Ebbene anche questo termine compare nella Bibbia, per esempio nel lamento di Davide per la morte di Saul e Jonathan, in cui si legge: “Ek Naphelu Gibborim” (come guerrieri caddero).

Oltre ai riferimenti biblici, reale è anche la grande protagonista assente, la defunta Abigail Rockfeller. Recita Wikipedia: “Abby Aldrich Rockefeller, nata Abigail “Abby” Greene Aldrich (Providence26 ottobre 1874 – New York5 aprile 1948), fu una donna mondana e filantropa, appartenente alla seconda generazione matriarcale della celebre famiglia Rockefeller. È particolarmente nota per essere stata la forza trainante dietro la costituzione del Museo d’Arte Moderna di New York, situato sulla 53ª Strada, nel novembre del 1929.Insomma, è proprio lei: la donna che ha nascosto l’arpa angelica!

Firenze, 21/02/2013

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