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RADICI: LIBRO DI VIAGGIO, TESTIMONIANZA DI VITA CONTADINA E GUIDA TURISTICA

Radici”, il libro scritto da Massimo Acciai Baggiani, con la collaborazione di suo cugino Pino Baggiani e le foto di Italo Magnelli, pubblicato da Porto Seguro Editore, è tante cose assieme.

Innanzitutto è un libro di viaggio, giacché racconta di una giornata trascorsa assieme dai tre, partendo da Rifredi, a Firenze, verso e attraverso il Mugello alla ricerca delle radici della famiglia Baggiani, dei luoghi in cui visse per tanti anni la loro famiglia, o meglio quella della madre di Massimo Acciai, che ha aggiunto al proprio cognome quello materno per ricordare la comunanza che sente con questo ramo della famiglia.

I Baggiani erano gente di campagna, mezzadri e questo libro, oltre che racconto di un breve viaggio, è narrazione della vita contadina di quei tempi, con annotazioni sui metodi di coltivazione, sulle piante e gli animali alle basi dell’economia di quella terra e persino sulle tradizioni culinarie.

Pino Baggiani, Massimo Acciai Baggiani e Italo Magnelli all’Hotel Excelsior di FIrenze per la presentazione di “Radici” – 28 Settembre 2017

Radici”, poi, forse non è una vera guida turistica, ma leggendolo vien voglia di prendere questo libro e tenendolo in mano seguire le orme di questo terzetto, ripercorrere le strade di cui parlano. Non sarà una vera guida turistica ma le informazioni che dà su questi luoghi a volte sono forse persino più interessanti di quelle di certe guide.

Ho letto Radici sul treno da Firenze a Milano ed eccolo davanti al Duomo!

Si parte, si diceva, da Rifredi, dove sia Massimo Acciai che io viviamo, e si arriva alla fortezza medicea di San Martino a San Piero a Sieve e già ci stupiamo di scoprire una simile roccaforte a quella distanza dalla città. Nell’andare sono molti i luoghi che riconosco. Si arriva poi al castello di Trebbio, si visita il lago artificiale di Bilancino con i suoi reperti preistorici, si prosegue per Cafaggiolo, la pieve di San Giovanni in Petroio, Borgo San Lorenzo, Vicchio e i luoghi di Giotto e Cimabue, Ci si ferma per un po’ a parlare della famiglia Baggiani e del Podere del Colle in cui risiedevano, per poi riprendere il cammino verso Barbiana, il luogo della scuola di Don Milani, il prete ribelle, si ritrova altri luoghi della famiglia al Podere Albereta a Santa Maria a Vezzano e al podere Ontaneta a San Cresci e si chiude con un appendice sulla fortezza di San Martino.

Nell’andare si parla di arte, di letteratura, di animali, di piante, di vita familiare e di duro lavoro dei campi.

Radici”, infine, è un’altra cosa ancora: un’occasione per riscoprire quell’esistenza antica attraverso le parole di chi l’ha vissuta, attraverso i versi dello zio Giuliano Baggiani (che andrebbe aggiunto come quarto autore di questo volume), che con parole semplici, schiette e dirette ci mostrano nel modo migliore una testimonianza vivace e fresca di quel che era vivere in queste campagne, delle sensazioni che dava l’incontro quotidiano con la natura.

Radici” è, infine, un libro che si legge con piacere e curiosità e scorre via veloce, arricchito dalle foto di Italo Magnelli ma anche da alcuni documenti del tempo, come articoli di giornale.

Una prova letteraria per Massimo Acciai assai diversa da quella de “La compagnia dei viaggiatori del tempo”, nientemeno che una raccolta di racconti di fantascienza, ma non per questo meno coinvolgente.

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LA POTENZA DI UN’AMICIZIA

Il ragazzo ombraDopo aver letto due dei bei romanzi scritti da Laura Costantini assieme a Loredana Falcone (“Eibhlin non lo sa” e “New York 1920”) ero impaziente di leggere questa nuova prova di Laura Costantini, per una volta da sola, “Il ragazzo ombra”. Si tratta del primo volume della serie “Diario vittoriano”, ma, per quanto con un finale aperto a nuovi sviluppi, mi pare opera autoconclusiva e che ben si può leggere anche se continuare con i volumi successivi. Un romanzo molto diverso dagli altri due e questo mi pare un segno della qualità di queste autrici, perché solo gli autori migliori sono in grado di scrivere opere ogni volta diverse.

Leggo dai ringraziamenti a fine volume che prima di essere pubblicato, il romanzo ha avuto una sua vita in rete con il progetto “feuilleton 2.0” dove ha già trovato vari lettori che lo hanno seguito a puntate.

Sebbene avessi già aspettative positive, conoscendo l’autrice, “Il ragazzo ombra” è riuscito a stupirmi per la sua carica di emozioni, sensazioni e immagini.

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Laura Costantini, scrittrice e giornalista

L’ambientazione iniziale è nell’India britannica, per poi spostarsi nella Gran Bretagna vittoriana. Sarà forse per questo, ma sembra quasi di essere in un romanzo di Dickens (citato anche tra queste pagine) o ancora più di Kipling, con questo ragazzo indiano che si muove nella notte come un’ombra, con questa vicenda che si sviluppa in un’amicizia interraziale di grande intensità (con una profondità che sfiora l’amore omosessuale), per poi portarci a scoprire nuovi sviluppi, nel momento in cui apprendiamo poco per volta le drammatiche vicissitudini del giovane indiano, le sue vere origini, e, come in ogni grande avventura che si rispetti, assistiamo al riscatto di chi sembrava l’ultimo degli ultimi e che invece si rivela essere uno dei grandi d’Inghilterra.

I personaggi sono ben delineati e con una loro intensità, le ambientazioni (seppur difficili in quanto esotiche e antiche) sono credibili, lo stile è nitido e scorrevole e, soprattutto, la trama ti prende e spinge ad andare avanti, pagina dopo pagina, per scoprire l’evolversi delle vicende nei due periodi in cui sono ambientate in parallelo (1881, quando i protagonisti avevano 13 anni, e 1901, quando sono ormai adulti).

Laura Costantini è autrice ben nota in rete, ma, come già ho avuto modo di scrivere, uno di quei nomi che meriterebbe altri spazi nel mondo dell’editoria e questo suo “Il ragazzo ombra” lo dimostra ancora una volta.

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Il libro della giungla – Kipling

UN’AUTRICE CHE STA EMERGENDO DALL’OMBRA DELLA LUNA NUOVA

Image result for Valeria Marzoli Luna nuovaL’ombra della luna nuova” di Valeria Marzoli è al contempo un giallo, un romanzo storico e l’omaggio alla città di Castellamare di Stabia, dove l’autrice è nata, vive e lavora.

Il tempo della narrazione ci riporta indietro quasi di un secolo intero al 1931 (ci sono vicende però che hanno radici che si perdono nel 1915).

Sono gli anni del pieno rigoglio del fascismo. Gli anni del Duce e delle imprese di Italo Balbo. Sono anche gli anni del Cantiere Navale di Castellamare e del varo dell’Amerigo Vespucci dal medesimo cantiere.

Protagonista è un giovane Maresciallo (suggestivo il nome “Domenico Parescandalo”) che indaga sulla morte di un usuraio locale, uomo con molti nemici, un tal Filippo Suarato.

Da tutto questo nasce un affresco della vita e degli abitanti di questa parte del napoletano, reso più vivace dalle inserzioni di dialoghi in dialetto. Sebbene non ami l’uso del dialetto, qui lascia piena leggibilità al testo (forse perché il napoletano è uno dei pochi che capisco con facilità), non essendo dominante. In dialetto sono alcuni dei brani di canzoni d’epoca riportati, contribuendo a fare di questo volume, un piccolo “documento” storico.

I titoli dei capitoli sono frasi tratte da “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni.

Di Valeria Marzoli Clemente avevo già letto “Colpire al cuore”, “Delitto perfetto” e la fiaba “Scricchiolino”.

Leggendo “L’ombra della luna nuova”, sottotitolo “A storia dô rre ‘e Castellamare”, ho avuto la sensazione che Valeria Marzoli abbia raggiunto una nuova maturità narrativa, liberandosi di alcune debolezze e muovendosi con piena padronanza nel romanzo.

Questa crescita si nota persino nel titolo, che mi pare avere una diversa profondità e simbolismo rispetto ai precedenti, e nella copertina, più professionale. È però soprattutto nella capacità di tratteggiare i personaggi, di organizzare la trama, di creare l’ambientazione che Valeria Marzoli si dimostra ormai autrice dalle spalle robuste e dalle capacità narrative ben sviluppate.

Sicuramente l’ambientazione storica giova all’ambientazione, ma anche la coerenza con cui i personaggi si muovono contribuisce a rendere la lettura piacevole e scorrevole, persino per uno come me che non ama troppo i gialli.

Di questo passo, non possiamo che aspettare con curiosità un nuovo romanzo di questa autrice che ben meriterebbe l’attributo di “emergente” che amo poco attribuire, preferendo di solito parlare di autori “poco noti”. In questo caso, però, la sensazione è proprio quella di vedere la sua scrittura emergere e delinearsi con forza crescente.

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Il varo della nave scuola Amerigo Vespucci

L’AMORE (MANCATO) AI TEMPI DEL LICEO

Image result for la mia poltrona in riva al mareChi non ha mai pensato di scrivere un romanzo su quel tempo avventuroso e magico che è l’adolescenza, sugli anni del liceo, dei primi amori, delle grandi amicizie, delle pigre malinconie e delle pazze esaltazioni?

Francesco Marco Romano non si è limitato a pensarci e questo romanzo lo ha scritto e l’ha intitolato “La mia poltrona in riva al mare”. Il mare di cui si parla è quello di Napoli, visto da via Caracciolo. Il protagonista, Gianni, un ragazzino che ancora frequenta il liceo, ama questa via e ancor più ama il mare, malinconicamente. Forse perché ancora non ha conosciuto l’amore di una ragazza, come gli suggeriscono alcuni amici più smaliziati. Quello che definisce “La mia poltrona in riva al mare” è un pezzo di muretto sul lungomare, dove si ferma a pensare.

Il romanzo ci parla del difficile rapporto dei ragazzi con l’altro sesso, delle tante occasioni mancate, spesso solo per pura goffaggine, tipica dell’età. Gianni sfiora l’amore di varie ragazze ma ogni volta queste gli sfuggono di mano, scivolando via, come acqua che torni al mare.

Pian piano, però, si avvicina a quel “sorriso d’amore”, all’inizio solo immaginato.

Francesco Romano

La mia poltrona in riva al mare” è una serie serrata di dialoghi tra ragazzi, a volte intervallate dalle riflessioni melanconiche del protagonista, ma persino una discesa in slittino sulla neve è resa tramite un dialogo (e questi non sono mai malinconici).

Se lo spazio geografico in cui si svolge la storia è ben chiaro (Napoli e, per poche pagine, Roccaraso), il tempo non è esplicitato chiaramente, ma questi ragazzi non sono certo i giovani d’oggi, così diversi nel loro rapportarsi e così tecnologici. Anche i personaggi famosi cui i ragazzi alludono probabilmente i quindicenni d’oggi non saprebbero chi fossero. Il tempo in cui vivono Gianni e i suoi amici ricorda assai più il mio che quello di mia figlia oggi ventenne, ma forse andrebbe spostato anche un poco più indietro, diciamo all’inizio degli anni ’70 del secolo scorso. Anni strani in cui la televisione magari c’era ma non era poi così importante, tanto che non vi compare mai, in cui la gente si incontrava per strada e non sullo smartphone o nelle chat. Un mondo che abbiamo attraversato solo ieri, ma che ai giovani d’oggi sembra già tanto alieno, al punto che potrebbero quasi leggere questo racconto come un “romanzo storico”. Oggi, loro, tutte quelle discussioni le avrebbero fatte con veloci messaggini su whatsapp!

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LE QUESTIONI IN SOSPESO DI CLELIA

Image result for la lista di cleliaQuando Anna Crisci presentò il suo romanzo “La lista di Clelia” (edito dalla giovane e molto attiva casa Porto Seguro Editore) disse, se non ricordo male, che un giorno aveva trovato una lista che, mi pare, riportava il nome di una certa Clelia. Da lì pensò di scrivere questo romanzo. Non so perché, ma, sentendo la vicenda in questo modo, mi ero immaginato che la lista in questione fosse una lista della spesa e che quindi questo romanzo potesse essere qualcosa dalle parti di “I love shopping” di Sophie Kinsella. “La lista di Clelia” che troviamo in queste pagine, invece, è tutt’altra cosa. Clelia è una donna divorziata da un paio d’anni, con un rapporto difficile sia con la figlia adolescente, sia con la madre e, a un certo punto, decide di mettere ordine nella propria vita. A tal fine scrive la sua lista di cose da fare, non certo di prodotti da comprare.

Spero di non spoilerare troppo riportando qui l’elenco:

1 – Prenditi cura degli affetti

2 – Accetta le colpe e gioisci dei meriti

3 – Vivi il presente

4 – Non lasciare niente in sospeso”.

Non saprei se siano davvero le cose su cui puntare nella vita, ma sono comunque un buono spunto, soprattutto se uno si trova, come Clelia soffocata tra una figlia ribelle, che si è alleata con la nonna (e propria madre), e quest’ultima, tormentata dalla superficialità delle amicizie, con una casa piena di cassetti “dove abbiamo lasciato morire i nostri sogni”.

A tormentarla è, soprattutto, il rapporto con la figlia Sofia, verso la quale riversa quasi tutto il proprio amore, “perché i figli, soprattutto, sono dei giudici severi”. “I figli sanno far male e noi genitori rimaniamo disarmati, mentre il nostro primo pensiero è non ferirli altrettanto profondamente”. Del resto “non esiste genitore che non abbia sbagliato qualcosa”.

Ma anche il rapporto con i genitori è difficile e Clelia dice “Mi ritrovo a conoscere mia madre oggi, a quarantun anni compiuti. Una donna con una vita parallela e una personalità doppia”.

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Anna Crisci

A farla cambiare è un incidente in auto che continua ossessivamente a rivivere nei propri sogni. Ma questo non è solo la molla che la mette di fronte alla morte e la induce a rivalutare la vita. Questo incidente è la chiave, di cui all’inizio non ci si rende bene conto, per una svolta, che fa di questo romanzo qualcosa di più delle semplici riflessioni di una donna in crisi. Non voglio anticipare questo rivolgimento, per non togliere il gusto della lettura a chi ancora la deve affrontare, ma vorrei solo dire che grazie a esso la storia si arricchisce, spostandosi su un altro piano di sensazioni e di genere letterario e, direi, di qualità complessiva. Non ho potuto allora che pensare a uno splendido film di Giuseppe Tornatore che si muove secondo schemi simili. Se questo per voi è già un indizio non proseguite nella lettura di questo commento, perché non posso non citare la somiglianza di atmosfere con quella storia del 1994, con Gèrard Depardieu e Roman Polanski. Ho pensato, insomma, a “Una pura formalità”. Ne “La lista di Clelia” non c’è nessuna stazione di polizia, ma la misteriosa Mikaela ha un ruolo che somiglia molto a quello interpretato da Roman Polanski.

Insomma, un bel finale, che dà brio a un romanzo piacevole e ben scritto.

Carlo Menzinger con “La Lista di Clelia” di Anna Crisci

 

FOLLIA D’AMORE AI TEMPI DEL FASCISMO

Image result for Dall'abisso Lorella De BonA leggere la quarta di copertina del romanzo di Lorella De BonDall’abisso” mi ero fatto quasi l’idea che si trattasse di una semplice storia d’amore. Questo primo romanzo di Lorella De Bon, invece, contiene anche altri elementi. Innanzitutto, è ambientato in un manicomio italiano nel 1940, all’inizio della Seconda Guerra Mondiale. C’è quindi, seppur come cornice, una riflessione su questa istituzione ora abolita e sul male che vi pativano i pazienti, a maggior ragione in un tempo assai poco tollerante verso le diversità come quello del fascismo. C’è, inoltre, dunque, anche una collocazione temporale che se non rende questo propriamente un romanzo storico, fornisce all’opera talune di queste caratteristiche.

Va, poi, detto qualcosa della particolarità della storia d’amore che, in effetti, rappresenta il cuore, in tutti i sensi, del romanzo. Protagonista è una paziente del manicomio, lì ricoverata sin da bambina, a seguito di violenze familiari, e a innamorarsi di lei (ricambiato) è il medico che l’ha in cura.

Penso che sia piuttosto facile che una paziente si innamori del proprio psicologo. Quest’ultimo, in genere, però, professionalmente, non si lascia coinvolgere. Sarà che erano altri tempi, ma qui a condurre i giochi è soprattutto il bel Dott. Givetti, innamorato di Teresa al punto di rapirla dal manicomio e fuggire con lei, perdendo il lavoro e sfidando i controlli e i sospetti dei fascisti.

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Lorella De Bon

Se questo è il primo romanzo di Lorella De Bon, come scrive nel risvolto di copertina, non è però la sua prima opera, avendo già pubblicato due raccolte poetiche e un giallo a quattro mani. Io, poi, la conobbi anni fa per la sua partecipazione con un racconto (“L’impero delle donne”) alla raccolta di allostorie da me curata “Ucronie per il terzo millennio”, in cui immagina un’antica Roma augustea alternativa.

Dunque, anche grazie a queste e altre esperienze, Lorella De Bon arriva con una certa esperienza e maturità ad affrontare la prova del primo romanzo “solista”, giacché anche il giallo scritto con Patrizio Pacioni era pur sempre un romanzo. “Dall’abisso” si presenta allora come opera di una certa profondità e di gradevole lettura e non posso che augurare all’autrice e al libro il miglior successo possibile.

 

 

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INTERNET È DURO A MORIRE

Image result for l'ultimo angolo di mondo finitoL’ultimo angolo di mondo finito”, il nuovo romanzo di Giovanni Agnoloni, è il quarto volume della quadrilogia distopica iniziata con “Sentieri di notte” che parla della fine di internet.

Questo romanzo si legge in modo perfettamente autonomo dai precedenti e ci mostra il mondo nel 2029 con una lotta in atto tra chi tenta di ripristinare internet, chi né vorrebbe far nascere uno nuovo e chi gestisce la nuova realtà, fatta di ologrammi che si interfacciano con le persone creando amicizie del tutto virtuali e droni che gestiscono il sistema di comunicazioni ma sono anche pericolose armi.

I protagonisti, internazionali, si muovono per l’Italia, l’Europa e il mondo, passando da una città all’altra alla ricerca delle misteriose Sorgenti.

Giovanni Agnoloni con “Via da Sparta – Il sogno del ragno” di Carlo Menzinger

L’atmosfera che si respira in queste pagine è difficile da descrivere. Definirla rarefatta o astratta sarebbe fare un torto ai numerosi precisi riferimenti geografici che vi compaiono e agli eventi descritti. Forse il termine “straniante” sarebbe più idoneo, per quanto impreciso. C’è un alone di mistero che avvolge ogni cosa in una nebbia sottile che fa quasi pensare alle atmosfere di certi fantasy, sebbene qui non vi sia magia ma solo tecnologia. Tecnologia malata, magari.

Rispetto a “Sentieri di notte”, l’altro volume della quadrilogia da me già letto, questo mi è parso più articolato e completo, sarà perché giunge dopo altri tre volumi di sviluppi e riflessioni e ci mostra un mondo più “(de)finito”.

Opera, insomma, matura e interessante, da leggere con interesse e curiosità per una riflessione sulla tecnologia e i suoi impatti sociali.

Sarà l’ultimo volume? Credo ci sia ancora spazio per ulteriori sviluppi.

Carlo Menzinger con “L’ultimo angolo di mondo finito” di Giovanni Agnoloni

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