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PENSANDO A UN MONDO PIÙ SMART

Il n. 2 dell’Anno XI della rivista dell’Ordine degli Ingegneri ProgettandoIng è dedicato all’Informazione.

Sin dal n. 1 dell’Anno, la rivista si apre, dopo l’editoriale del curatore Giuliano Gemma, con dei miei contributi letterari.

Questa volta si comincia con l’articolo “La tecnologia nella galassia di Asimov” nel quale analizzo come questa muti nel corso dei vari cicli che compongono la grande storia futura della galassia immaginata dall’autore russo-americano Isaac Asimov.

Segue il mio racconto di fantascienza “Il campione”, sulla scelta da parte di una razza aliena di un campione di umanità da portare sul proprio pianeta.

Dopo i miei contributi inizia la parte più “ingegneristica” della rivista con l’articolo “La rivoluzione digitale: un’opportunità epocale per gli ingegneri” di Mario Ascari, che ci parla della “Quarta rivoluzione”, quella “Digitale”, preconizzando un mondo in cui oggetti elettronici siano in costante contatto e scambio reciproco mediante l’IoT, l’Internet-of-Things”, dopo l’ancora recente Terza Rivoluzione dell’elettronica.

Riprende il tema anche l’articolo di Enrico P. Mariani “Senza sicurezza una city non è smart”, che parte dalla definizione di Smart City, per raccontareRisultati immagini per smart city un contesto urbano con infrastrutture intelligenti, oggetti controllabili via internet (IoT) e big data, per parlarci di come i vari sistemi debbano rispondere a precise gerarchie per mantenere le necessarie sicurezze e impedire che un sistema di livello inferiore (vicino all’utente finale) non influisca su uno superiore.

Bruno Lo Torto, partendo da una riflessione sulla propria esperienza come ingegnere e su quello che per lui significa esserlo, nel suo “Ingegner sum, ingegneriae nihil a me alienum puto” ci spiega come le distinzioni tra i vari tipi di ingegneri siano limitative, essendo l’ingegneria una disciplina con una sua unitarietà, sempre più necessaria nella Fabbrica 4.0 che unisce robotica, produzione additiva e nanotecnologie, con un rinnovato sincretismo necessario a creare oggetti interdipendenti, come le Smart City, dove alla costruzione degli edifici occorre aggiungere l’elettronica e l’ingegneria delle informazioni per farli funzionare (semplifico un po’ banalmente io).

Risultati immagini per smart cityDopo questo viaggio nel futuro prossimo, che è quasi presente, Nicoletta Mastroleo ci riporta indietro nella storia, facendoci incontrare la figlia del grande Lord Byron, uno dei padri della letteratura gotica, che incontriamo nel suo articolo “Ada Byron e le origini dell’informatica”. La figlia del bardo fu, infatti, una matematica di pregio, che si dilettò con le prime macchine da calcolo.

Chiude la rivista un articolo di Fausto Giovannardi sull’architetto che realizzò la copertura dell’area olimpica di Monaco “Frei Otto & Pink Floyd”: il sistema fu ripreso, infatti, nei concerti del gruppo rock.

 

L’ANELLO MANCANTE TRA I RACCONTI E I ROMANZI SUI ROBOT E L’IMPERO

Risultati immagini per Asimov Story 4Appena terminato di leggere l’ultimo libro dell’ultimo ciclo dei romanzi e racconti con cui Isaac Asimov ha descritto la storia futura della Galassia, ho scoperto di aver saltato un racconto che s’inserisce, con un certo rilievo, in tale carrellata, dopo i racconti sui robot e prima dei romanzi del Ciclo dei Robot, preconizzando persino il Ciclo dell’Impero: “Madre Terra”.

Madre Terra” è inserito nell’antologia “Asimov Story” e per la precisione alla fine del 4 volume. Ho così deciso di completare la mia rilettura di tutte queste opere con questo racconto. Così ho letto l’antologia “Asimov Story 4”, che comprende i racconti:

 

Condanna a morte” parla di un mondo popolato solo da robot positronici, ma a parte questo il racconto non ha altri riferimenti con il “Ciclo dei Robot” o con i racconti di “Tutti i miei robot”.

Qui però i robot forse non esistono, dato che questo mondo creato apposta per loro, ha una capitale di nome… New York. I robot siamo noi?

 

Vicolo cieco”, sebbene accenni a un pianeta Trantor, con lo stesso nome cioè della capitale dell’Impero nell’omonimo Ciclo e nel Ciclo della Fondazione, non può essere in alcun modo collegato a tali romanzi, in quanto in questi è detto espressamente che l’umanità è la sola razza intelligente della Galassia, mentre qui vi incontriamo una razza di alieni in via d’estinzione, che, per essere protetti, vengono confinati su un pianeta “riserva”, dove continuano però a estinguersi, incapaci di riprodursi in cattività. Sarà un funzionario umano, sfruttando la loro telepatia a salvarli, permettendo loro di fuggire.

 

Nessuna relazione” immagina una Terra in cui l’umanità si sia estinta e dove le due nuove razze intelligenti discendano rispettivamente dagli orsi e dagli scimpanzé, ma vivano ciascuna in un diverso emisfero, senza essersi incontrate per tutta la loro evoluzione post-umana.

 

Proprietà endocroniche della tiotimolina risublimata” per una persona a digiuno di chimica come me è illeggibile e l’ho lasciato dopo poche pagine. Si tratta, infatti, di un finto articolo di chimica, con tanto di tabelle, grafici e finta biografia, che, a quanto scrive Asimov, riscosse un certo successo tra i chimici dell’epoca.

 

La corsa della regina rossa” parla dei viaggi nel tempo esaminandoli dal punto di vista della loro realizzabilità secondo le leggi fisiche e Risultati immagini per Asimov Story 4immagina l’invio di un testo di chimica, appositamente tradotto, nella Grecia Antica.

 

Il racconto “Madre Terra” ci introduce alla fase della storia galattica in cui furono colonizzati i primi 50 Mondi Esterni, quelli di cui Asimov parla nel Ciclo dei Robot, e mostra come questi abbiano sconfitto la Terra, ma questa si sia ripresa ponendo le basi per una nuova colonizzazione da cui nascerà l’Impero descritto nel Ciclo che ne prende il nome. Un vero racconto di congiunzione, scritto prima (1949) non solo che Asimov cominciasse a unire tra loro i tre cicli che descrivono la storia futura della Galassia e addirittura prima che scrivesse molte delle storie che li compongono. Si può dunque dire che l’ambientazione dei primi due cicli fosse già tutta in questo racconto.

 

A parte il finto saggio, è un volume molto godibile e vario, che dà una buon’idea dei racconti asimoviani degli anni ’40 del secolo scorso.

LA TECNOLOGIA NELLA GALASSIA DI ASIMOV

La visione di Isaac Asimov della storia futura dell’umanità è raccolta, in particolare, nei tre Cicli “Robot”, “Impero” e “Fondazione”, che, con alcune opere “fuori ciclo”, ci mostrano come, nei prossimi millenni l’umanità si espanderà nella Galassia, un grande spazio globalizzato, in cui le differenze culturali, economiche, organizzative e tecniche tra sistemi planetari lontani sono quanto mai ridotte, grazie alla diffusione omogenea del potere dell’Impero.

I romanzi (e alcuni racconti) di tali cicli, come noto sono:

 FUORI CICLO

*Tutti i miei robot (Io robot, Il secondo libro dei robot e racconti vari – Contiene 31 storie scritte fra il 1940 e il 1977) (The Complete Robot, 1982), per I Massimi della Fantascienza n.9, Mondadori, 1985

“Antologia del bicentenario” (The Bicentennial Man and Other Stories, 1976)
*Nemesis (Nemesis, 1989), Mondadori, 1990

*Madre Terra (Mother Earth, 1949) racconti incluso in “Asimov Story 4”

ROBOT

Isaac Asimov

Isaac Asimov – 1940

*Abissi d’acciaio o Metropoli sotterranea (The Caves of Steel, 1953), Urania n.55, 1954

*Il sole nudo (The Naked Sun, 1956), Urania n.161, 1957

*Immagine speculare – racconto – Immagine speculare (Mirror image, 1972), in Visioni di robot e in “Il meglio di Asimov

*I robot dell’alba (The Robots of Dawn, 1983), Urania n.1009, 1985

*I robot e l’Impero (Robots and Empire, 1985), Mondadori Altri Mondi n.1, 1986

IMPERO

*Il Tiranno dei Mondi o Stelle come polvere (The Stars, Like Dust, 1951), Urania n.3, 1953
*Le Correnti dello Spazio (The Currents of Space, 1952), Mondadori, 1955
*Paria dei Cieli (Pebble in the Sky, 1950), Urania n.20, 1953

FONDAZIONE

Isaac Asimov

Isaac Asimov

* Preludio alla Fondazione (Prelude to Foundation, 1988), Mondadori, 1989

* Fondazione anno zero (Forward the Foundation, 1993), Urania n.1287, 1996
* Fondazione o Cronache della galassia o Prima fondazione (Foundation, 1951), Urania n.317 bis, 1963
* Fondazione e Impero o Il crollo della galassia centrale (Foundation and Empire, 1952), Urania n.329 bis, 1964

* Seconda Fondazione o L’altra faccia della spirale (Foundation and Empire, 1952), Urania n.329 bis, 1964
* L’orlo della Fondazione (Foundation’s Edge, 1982), Mondadori Oscar Fantascienza, 1985

* Fondazione e Terra (Foundation and Earth, 1986), Mondadori, 1987

 

La tecnica e la scienza per Asimov si sviluppano soprattutto lungo i seguenti filoni:

  • viaggi interstellari, effettuati mediante salti nell’iperspazio, superando i limiti della velocità della luce;
  • robotica, regolata dalle famose Leggi;
  • controllo matematico della storia mediante la Psicostoria;
  • telepatia (sia come risultato tecnologico, sia come caratteristica naturale);
  • terraformazione dei pianeti fino a realizzare un pianeta come unico organismo pensante (Gaia);
  • clima controllato;
  • colture idroponiche;
  • telecomunicazioni tridimensionali (solo su Solaria);
  • mutazioni genetiche (che portano alla nascita del Mulo o solo ipotizzate dagli abitanti di Alfa, che sognano di trasformarsi in anfibi);
  • allungamento della durata della vita.

Sebbene l’arco temporale in cui si dipana la narrazione sia di migliaia di anni, si nota una certa costanza e stabilità della tecnologia, accompagnata da una discrepanza tra l’evoluzione tecnica in alcuni comparti e il mancato sviluppo di altri e alcuni improvvisi arretramenti, primo fra tutti la scomparsa quasi totale dei robot alla fine del Ciclo omonimo.

Lo sviluppo tecnologico non è pienamente coerente sia perché in origine i tre Cicli non erano collegati, sia perché rappresentano tre diverse fasi, tra loro successive, della storia della nostra specie, sia perché sono stati scritti a decenni di distanza.

Se nei racconti e nel ciclo dei Robot abbiamo un grande sviluppo di questi automi, un allungamento notevole della durata della vita umana e un’attività di colonizzazione spaziale piuttosto felice, con i primi 50 mondi colonizzati (i Mondi Spaziali o Esterni) poco popolati, ricchi e sereni, il quadro cambia con il ciclo dell’Impero, che vede la scomparsa dei robot, la vita tornare a durate simili alle attuali e un Impero galattico dominare i nuovi pianeti, mentre la Terra, sovrappopolata, regredisce e viene dimenticata. Con il ciclo della Fondazione, accanto all’utopia dell’espansione senza limiti dell’umanità in una Galassia senza nemici alieni, troviamo la nuova utopia della Psicostoria, ovvero il sogno di orientare mediante la matematica il futuro nel modo più benefico possibile per l’umanità. Con le opere di congiunzione scritte successivamente, Asimov ci mostra come questo processo sia in realtà stato favorito proprio da un robot, quel R. Daneel Olivaw, protagonista del ciclo dei Robot, sopravvissuto fino ai tempi dell’Impero, fingendosi umano, in un mondo ormai senza più robot. Una sorta di divinità robotica che veglia in segreto sulle sorti dell’umanità e che sopravvive alla scomparsa dei suoi simili.

Questo grazie alla Legge Zero, che lo stesso Daneel ha aggiunto alle prime tre celebri leggi, creando la serie che regola il comportamento degli automi:

  1. Un robot non può recare danno all’umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l’umanità riceva danno;
  2. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. Purché questo non contrasti con la Legge Zero
  3. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Legge Zero e alla Prima Legge.
  4. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Legge Zero, la Prima Legge e la Seconda Legge.

Sebbene all’inizio non siano confondibili con gli esseri umani, i robot si dimostrano da subito molto evoluti e intelligenti, al punto che i racconti si basano soprattutto sui paradossi logici che derivano dall’applicazione delle Leggi nei loro cervelli positronici.

Il pre-ciclo dei racconti sui robot e il Ciclo dei Robot mostrano lo sviluppo di queste macchine verso forme sempre più avanzate e umanoidi, anche se gran parte del loro sviluppo è già avvenuto nei racconti, ambientati tra XX e XXI secolo.

 

La maggior parte dei racconti compresi in “Tutti i Miei Robot” furono realizzati negli anni ’40 e ’50 e alcuni descrivono un futuro che per noi è già passato. Asimov immaginava che già vent’anni fa ci potessero essere colonie sulla Luna e su Marte e che i robot umanoidi fossero in piena fase di sviluppo!

Se per certi aspetti Asimov vedeva per la fine del XX secolo un mondo ben più evoluto di quanto siamo riusciti a farlo diventare finora, per altri gli erano sfuggiti altri campi di crescita. Fa sorridere, per esempio, quando racconta di un robot dedicato alla correzione di bozze: non aveva immaginato né la videoscrittura, né internet, né gli scanner!

Analogamente, i suoi robot sfogliano i libri per raccogliere informazioni, anziché immetterle nei loro cervelli sotto forma di file elettronici.

Peraltro, mentre parla con largo anticipo di aspetti della tecnologia che si stanno sviluppando, come le colture idroponiche, dall’altra si basa su teorie che ci paiono ancora non realizzabili come i viaggi a velocità superiore a quella della luce (tramite i salti nell’iperspazio) o definisce i cervelli dei robot “positronici”, come se fosse possibile immaginare una tecnologia in grado di manipolare l’antimateria costituita dai positroni in modo così agevole da inserirla in “scatole” piccole come una testa meccanica senza provocarne l’annichilimento.

La coltivazione idroponica è una tecnica di coltivazione fuori suolo in cui la terra è sostituita da un substrato inerte. Asimov ne parla come la grande soluzione per sfamare una Terra sovrappopolata. La tecnica è oggi ben nota e sono ormai settant’anni che è studiata.

 

Abissi d’Acciaio”, con cui inizia il ciclo dei Robot  è ambientato un migliaio d’anni dopo l’inizio della colonizzazione dei Mondi Esterni. Mentre in mille anni anche la robotica non sembra aver fatto grandissimi progressi dai livelli già avanzati ipotizzati per la fine del secolo scorso, vediamo Elijah Baley che si reca a un telefono pubblico (senza immaginare quindi il moderno sviluppo delle telecomunicazioni).

Ancora futuribile appare l’efficiente sistema di trasporti mediante strade mobili, tapis roulant a velocità variabili, sui quali gli abitanti si spostano, saltando da un nastro a un altro più o meno veloce, fino a raggiungere la velocità di crociera o tornare a velocità che consentano di lasciare i nastri trasportatori.

Fa sorridere vedere come “catastrofica” la previsione di una Terra popolata, tra mille anni, solo da otto miliardi di abitanti quando l’ONU prevede che saremo 8,5 miliardi già nel vicino 2030. Una simile pressione demografica renderebbe indispensabile la colonizzazione di nuovi mondi, processo che la Terra aveva da tempo interrotto, delegandolo ai Mondi Esterni. L’umanità, se non troverà nuove frontiere, sarà condannata a una vita distopica da polli in batteria, con alimentazione artificiale e case ridotte all’essenziale. In “Abissi d’acciaio” ci sono bagni pubblici (i Diurni), non essendo più possibile sostenere il lusso di servizi igienici privati.

Mentre i terrestri vivono ammassati, rinchiusi in “abissi d’acciaio” senza osare uscire all’aria aperta e con pochissimi robot, che non accettano, al contrario, gli abitanti di Solaria sono solo ventimila, ma hanno migliaia di robot per ciascuno. Vivono sulla superficie del pianeta, sotto il “sole nudo”, ma non s’incontrano mai tra di loro, avendo una vera e propria fobia del contatto.

Terra e Solaria sono i due estremi sociologici dell’umanità asimoviana di questo periodo. Su Solaria le persone non si vedono mai di persona. Si “visionano”, ovvero si incontrano con sistemi di telecomunicazione tridimensionali.

Ne “Il Sole Nudo” l’analisi del futuro non si ferma mai alla tecnologia, ma arriva ai rapporti degli uomini con questa e tra di loro. Le preoccupazioni di Asimov per un mondo, per lui decadente, in cui la “visione” (il virtuale) prevale sull’incontro personale (sui veri rapporti umani) anticipano (siamo nel 1956) le attuali preoccupazioni degli educatori per un mondo dominato dalla telefonia mobile, dalle community virtuali e dalle chat.

 

I Robot dell’Alba mostra l’inizio della seconda fase dell’esplorazione e colonizzazione spaziale della Galassia e i germi della Psicostoria.

 

I Robot e l’Imperospiega come una Galassia la cui colonizzazione è iniziata con l’ausilio determinante della robotica, si ritrovi poi a non aver più automi.

È ambientato 2 secoli dopo la trilogia originaria. La Galassia è divisa tra i terrestri, che vivono come noi al massimo per un secolo e gli Spaziali, che vivono 3 o 4 secoli. Con adeguate condizioni ambientali, Asimov ipotizza dunque un allungamento della durata della vita umana.

Il robot umanoide R. Daneel Olivaw e il robot telepatico R. Giskard Reventlov, intenti a salvare i mondi, elaborano la Legge Zero, una legge non presente nella loro programmazione ma che li porta a collocare il bene dell’umanità nel suo insieme davanti a ogni altra priorità.

 

Il Tiranno dei Mondi” è il primo del Ciclo dell’Impero e presenta una Galassia senza più robot. A parte l’ambientazione spaziale, il futuro descritto appare anche troppo simile al nostro presente, non tanto per alcuni aspetti tecnici, come le pellicole cinematografiche ancora in uso, ma soprattutto per i rapporti umani, assai poco mutati. Come se oggi noi si vivesse alla maniera del medio evo!

Trantor, la capitale dell’Impero, ha un clima controllato, essendo interamente chiusa sotto una calotta.

Ne “Le correnti dello spazio” la Terra è ormai quasi dimenticata e ridotta a semplice leggenda. Vi troviamo uno scienziato che è stato sottoposto a un trattamento che gli ha fatto perdere la memoria, mediante una tecnica di manipolazione della mente.

 

In “Paria dei cieli” si parla del conflitto tra l’Impero, che conta milioni di pianeti, e una Terra che un tempo era il centro dell’espansione dell’umanità, ma che ora è solo uno dei più poveri e dimenticati pianeti, con una superficie radioattiva e devastata. L’energia atomica, data pressoché per scontata in tutti i romanzi, qui si manifesta nei suoi aspetti più deteriori. Gli abitanti della Terra, i paria dell’Impero, nonostante la loro decadenza, conservano sogni di grandezza terroristica e stanno approntando un’arma batteriologica in grado di uccidere tutti gli abitanti della Galassia, eccetto loro. Su questa vicenda s’introduce l’arrivo di un uomo proveniente dal nostro presente, con un viaggio nel tempo (caso unico nella narrazione). Si tratta di un sarto in pensione, Joseph Schwarz, destinato a salvare la Galassia. Piuttosto improbabile il fatto che proprio lui, finisca a fare da cavia a un macchinario in via di sperimentazione, destinato a potenziare l’intelligenza umana, facendolo diventare un telepatico, capace di condizionare i movimenti delle persone con la forza del pensiero e persino di uccidere.

 

Preludio alla Fondazione”, conferma quanto letto nelle opere precedenti: l’uomo ha colonizzato milioni di mondi ma non si è mai imbattuto in nessun essere intelligente. Persino gli animali e le piante aliene sono assai poco citati e sembrano autentiche rarità. Come può essere che tra i milioni di mondi abitati nessuno abbia sviluppato forme di vita proprie degne di nota?

La Galassia che Asimov ha voluto disegnarci, così pulita, regolare e prevedibile (anche grazie alla Psicostoria) appare molto WASP (White Anglo Saxon Protestant), sebbene si parli della decadenza dell’Impero. Anche se il protagonista si cala nei quartieri più malfamati e affronta i delinquenti locali, la sensazione è sempre quella che, poco lontano, ci sia un mondo ordinato e sereno.

Con il ciclo della Fondazione aggiungiamo un nuovo elemento all’utopia asimoviana: la possibilità di prevedere e regolare i flussi della storia. Regolare la storia per creare un futuro a misura dell’uomo, mediante una scienza capace di prevedere e regolare le pulsioni delle folle sterminate della Galassia.

 

In “Fondazione anno zero” il robot telepatico umanoide R. Daneel Olivaw si conferma qui nel suo ruolo di semidio robotico, che veglia con i suoi poteri telepatici e la sua intelligenza superiore sulle sorti dell’umanità, elemento fondamentale dell’utopia atea asimoviana, dove non ci sono veri Dei ad assisterci ma in cui una macchina può supplire all’assenza divina, dandoci il conforto che la sua saggezza saprà guidarci meglio di quella di qualunque, imperfetto, essere umano. Le Leggi della Robotica e la Psicostoria si sostituiscono al Destino nel regolare e indirizzare l’umanità. La tecnologia, per quanto imperfetta, assume caratteri divini.

Oltre agli ampi riferimenti ai tre Cicli, in “Fondazione Anno Zero” c’è persino un accenno al romanzo “Nemesis”, che descrive la colonizzazione del primo pianeta fuori dal Sistema Solare e presenta un personaggio con doti assai simili a quelle di R. Daneel Olivaw, della nipote del matematico Wanda, del sarto Joseph Schwarz, per non parlare del Mulo, degli uomini della Seconda Fondazione o di Gaia, il pianeta pensante. In “Nemesis” la quindicenne Marlene ha, infatti, doti telepatiche. Se R. Daneel Olivaw è una macchina e Joseph Schwarz riceve i suoi poteri grazie a delle macchine, dunque per loro la telepatia è un prodotto tecnologico, il Mulo, Wanda e Marlene nascono con questa capacità, mentre gli uomini della Seconda Fondazione la sviluppano mediante l’esercizio mentale.

In “Cronache della Galassia” (o “Fondazione” o “Prima Fondazione”) la Fondazione, nella quale Seldon ha riunito un’importante comunità scientifica con il falso obiettivo di scrivere un’Enciclopedia Galattica e con il vero proposito di fornire una guida (formata da uomini di scienza e cultura) per la Galassia, nel momento in cui il potere centrale di Trantor fosse inevitabilmente crollato, come le sue previsioni psicostoriche mostravano, fa pensare ai saggi governanti della “Repubblica” platonica.

Se in “Fondazione” la Galassia era controllata dai calcoli matematici dell’inventore della Psicostoria, un universo cioè con un forte determinismo, in cui il volere dei singoli è annullato e tutto ciò che conta sono solo i movimenti delle masse umane, in “Fondazione e Impero”, Asimov “sospende” questa visione. La previsione psicostorica è qui sconfitta dall’individualismo. Assistiamo alla sconfitta di ogni modello. Muore come previsto l’Impero, è sconfitta la Fondazione e persino il Mulo, che era stato capace di realizzare un’unificazione della Galassia in tempi imprevedibili e impensabili, fallisce nel suo tentativo di individuare la Seconda Fondazione, comprendendo che il suo sogno di creare un nuovo impero rischia di naufragare.

L’altra faccia della spirale” o “Seconda Fondazione” è nel più classico stile asimoviano, con personaggi che si combattono sì con potenti poteri mentali (telecinetici) e fisici (armamenti nucleari), ma in cui le vere battaglie sono verbali, in cui qualcuno cerca di scoprire qualcosa o di convincere qualcuno che è stato sconfitto e che deve arrendersi. Scopriamo diverse versioni della verità, che ogni volta sono superate dalla successiva. Appare davvero “fantascientifico” immaginare che i problemi si possano risolvere solo discutendo!

Asimov fa spesso riferimento alla psicologia. Al centro del Ciclo della Fondazione c’è la Psicostoria, lo studio matematico e psicologico delle masse, Asimov presta attenzione all’emotività e persino i suoi robot la sviluppano, persino il Mulo controlla i suoi uomini mediante le emozioni, così come non mancano avventure e imprese fisiche, ma alla fine la razionalità della discussione rimane la componente più forte. La razionalità che tutto imbriglia.

In una Galassia in cui l’umanità è tanto evoluta da popolare milioni mondi, viaggiando con facilità da una stella all’altra, da avere un controllo sulle menti, alcune cose ricordano troppo l’America degli anni ’40! La quattordicenne Arcadia gira tenendo in tasca i soldi (ci sono ancora?) per comprarsi un biglietto per un volo interstellare, ma per andare allo spazioporto cerca una sorta di cabina telefonica (non ha neppure un rozzo telefonino!) per chiamare un taxi! Si vola da una stella all’altra in poche ore ma sulla superficie dei pianeti si prende il taxi? Anche l’apparecchio per il controllo mentale è dotato di bottoni e manopole, che fanno un po’ sorridere nell’era del touch screen. Se ai giorni nostri i libri cartacei sembrano essere in procinto di sparire, nei Cicli troviamo ancora oggetti definiti libri, anche se somigliano più che altro a videocassette o DVD. Insomma, la tecnologia asimoviana è molto evoluta in alcuni, pochi campi, ma ferma in altri e gli usi sono persino meno evoluti: su pianeti che non si ricordano più dell’esistenza della Terra, il tennis è sopravvissuto!

Ne “L’orlo della Fondazione” siamo a 500 anni dalla creazione delle due Fondazioni e qualcuno, nella Prima di nuovo sospetta che la Seconda Fondazione sia sopravvissuta, mentre nella Seconda c’è chi sospetta che vi sia una terza entità nella Galassia che controlla sia la Seconda che la Prima Fondazione, mentre la Seconda, segretamente controlla la Prima. Sorprende la facilità di comunicazione tra parti distanti della Galassia. Se si pensa alle migliaia di lingue parlate oggi, suona davvero strano che tutti i milioni di miliardi di abitanti parlino la medesima lingua, il Galattico Standard o al massimo una sua versione dialettale, e abbiano le medesime usanze e cultura. Eppure nessuno ricorda più che tutto ciò deriva da un unico pianeta madre comune, la Terra, del tutto dimenticato o, al massimo, considerato come una leggenda!

Le missioni delle due Fondazioni si ritroveranno su Gaia (un pianeta in cui tutto è connesso, creando un unico organismo senziente). Gaia ricorda in qualche modo Nemesis, che era, però, un prodotto naturale dell’evoluzione, mentre Gaia è un pianeta artificiale, frutto dell’opera dei robot, che vi hanno costruito il mondo ideale per l’umanità. Si tratta forse del prodotto tecnologico più avanzata di tutti i Cicli.

Le due Fondazioni vogliono realizzare il Secondo Impero, ma ognuno a modo suo. Gaia ha una terza visione del futuro, una “Galassia integrata” (Galaxia), in cui ogni essere sia legato agli altri in una comunione galattica.

 

Fondazione e Terra” è il volume conclusivo della storia plurimillenaria dell’umanità ventura. Trevize e Pelorat, cercano la Terra ormai dimenticata, sperando di trovare una spiegazione alla scelta tra la Psicostoria, con le sue Fondazioni, e Galaxia. Dopo varie tappe su alcuni dei mondi che abbiamo incontrato nelle opere precedenti, arrivano sulla stella più vicina alla Terra, Alpha Centauri e scoprono che un suo pianeta, ricoperto di acqua, è stato terraformato dall’Impero per consentire agli ultimi abitanti della Terra di emigrarvi per abbandonare il pianeta d’origine dell’umanità ormai morente. Anche se Asimov non ne parla in dettaglio in altri libri, la terraformazione è il presupposto della colonizzazione della Galassia: dove l’uomo incontra mondi poco adatti a essere abitati, li trasforma rendendoli simili alla Terra e quindi abitabili.

Alfa, ricoperto da un immenso oceano, ha una sola grande isola artificiale, su cui vivono circa 25.000 persone in un misto di ritorno ai vecchi tempi andati (vivono di pesca e agricoltura) e di tecnologia evoluta che consente loro di controllare la pioggia e il clima e di aspirare alla trasformazione in anfibi. La possibilità di trasformare geneticamente l’uomo in un essere adatto all’ambiente, piuttosto che mutare quest’ultimo (terraformare) per renderlo adatto all’uomo è accennato solo come proposito e non trova concretizzazione in nessun’altra parte dei Cicli.

I personaggi giungono infine nei dintorni della Terra ma scoprono che le leggende sono vere e il pianeta è ormai abbandonato e inabitabile per le radiazioni. Eppure se tutte le sue tracce sono state cancellate in modo da non far trovare la Terra, ci deve essere un motivo. Che cosa nasconde la Terra? I viaggiatori avranno allora l’intuizione di scendere sulla Luna e lì troveranno R. Daneel Olivaw, questo automa autorigenerato e vecchio ormai di oltre 20.000 anni, secondo il quale la Psicostoria non sarebbe sufficiente a creare una Galassia pacifica e sana. Daneel ha dunque ideato Gaia e il Progetto Galaxia: un’intera Galassia in collegamento telepatico, in cui ogni parte si muova per il bene comune, sia essa umana, animale, vegetale o minerale. R. Daneel Olivaw è esso stesso parte dell’utopia: un robot telepate divenuto sempre più intelligente, guidato dalle Leggi della Robotica che lo spingono a fare il bene e che veglia per decine di migliaia di anni sulle sorti dell’umanità!

Si conclude così questa imponente raccolta di avventure che ci raccontano, non senza ottimismo, come potremmo essere nei prossimi millenni.

ASIMOV E LE UTOPIE A SCADENZA

Il termine Utopia deriva dal greco ο (“non”) e τόπος (“luogo”) e significa “non luogo”, anche se l’ο viene facilmente confuso con “ευ” (“buono”) e si parla quindi di utopia, pensando piuttosto a un “eutopia”, a un “buon posto”. Il termine fu coniato da Tommaso Moro e giocava proprio su questo doppio significato: descrivere un buon luogo per vivere, ma che non esiste.

Tra tutti gli autori fantascientifici emersi dopo la Seconda Guerra Mondiale e che hanno descritto mondi utopici, spicca Isaac Asimov. La sua visione ottimistica della storia futura dell’umanità emerge, in particolare, nella sua storia futura della Galassia, raccontata attraverso le seguenti opere:

 

FUORI CICLO

“Tutti i miei robot” (“Io robot” (1950), “Il secondo libro dei robot” (1964), “L’uomo bicentenario e racconti vari”) (The Complete Robot, 1982)

“Antologia del bicentenario” (The Bicentennial Man and Other Stories, 1976)

“Madre Terra” (Mother Earth, 1949) – racconto in “Asimov Story” (The Early Asimov, 1972)
“Nemesis” (Nemesis, 1989)

ROBOT

“Abissi d’acciaio” o “Metropoli sotterranea” (The Caves of Steel, 1953)

“Il sole nudo” (The Naked Sun, 1956)

“Immagine speculare” (Mirror image, 1972) – racconto in “Visioni di robot” e in “Il meglio di Asimov”

“I robot dell’alba” (The Robots of Dawn, 1983)

“I robot e l’Impero” (Robots and Empire, 1985)

IMPERO

“Il Tiranno dei Mondi” o “Stelle come polvere” (The Stars, Like Dust, 1951)
“Le Correnti dello Spazio” (The Currents of Space, 1952)
“Paria dei Cieli” (Pebble in the Sky, 1950)

FONDAZIONE

“Preludio alla Fondazione” (Prelude to Foundation, 1988)

“Fondazione anno zero” (Forward the Foundation, 1993)
“Fondazione” o “Cronache della galassia” o “Prima fondazione” (Foundation, 1951)
“Fondazione e Impero” o “Il crollo della galassia centrale” (Foundation and Empire, 1952)

“Seconda Fondazione” o “L’altra faccia della spirale” (Foundation and Empire, 1952)
“L’orlo della Fondazione” (Foundation’s Edge, 1982)

“Fondazione e Terra” (Foundation and Earth, 1986)

 

L’utopia asimoviana si basa su alcuni assunti:

  • viaggi interstellari;
  • milioni di pianeti raggiungibili, abitabili e privi di alieni a livello tecnologico;
  • robot regolati da leggi che li spingono ad aiutare l’umanità;
  • il potere vincente della ragione;
  • la possibilità di controllare il flusso della storia;
  • la possibilità di guidare l’umanità per la strada migliore.

 

Le visioni utopiche di Asimov nel corso dei millenni di storia galattica descritta cambiano non solo per il semplice scorrere del tempo e per il succedersi di diverse fasi storiche, ma anche perché in origine i tre Cicli non erano collegati tra loro e quindi descrivono realtà diverse, collegate solo in un secondo momento. Le utopie appaiano, dunque, come “a scadenza”. Un modello si succede a un altro.

Se, per esempio, nei racconti e nel ciclo dei Robot abbiamo un grande sviluppo di questi automi, un allungamento notevole della durata della vita umana e un’attività di colonizzazione spaziale piuttosto felice, con i primi 50 mondi colonizzati (i Mondi Spaziali o Esterni) poco popolati, ricchi e sereni, il quadro cambia con il ciclo dell’Impero, che vede la scomparsa dei robot, la vita tornare a durate simili alle attuali e una tirannia galattica dominare i nuovi pianeti, mentre la Terra regredisce e viene dimenticata. Con il ciclo della Fondazione accanto all’utopia dell’espansione senza limiti dell’umanità in una Galassia senza nemici alieni che caratterizza anche i precedenti Cicli ma che qui trova piena realizzazione, troviamo la nuova utopia della Psicostoria, ovvero il sogno di orientare il futuro a beneficio dell’umanità.

Come si può vedere sfogliando il precedente elenco, alcuni romanzi furono scritti decenni dopo gli altri, allo scopo di collegare tra loro i vari Cicli.

 

La maggior parte dei racconti compresi in “Tutti i Miei Robot” descrivono un futuro che per noi è già passato. Asimov immaginava che già vent’anni fa ci potessero essere colonie sulla Luna e su Marte e che i robot umanoidi fossero in piena fase di sviluppo!

Se per certi aspetti vedeva per la fine del XX secolo un mondo ben più evoluto di quanto siamo riusciti a farlo diventare finora, per altri gli erano sfuggiti altri campi di crescita. Fa sorridere, per esempio, quando racconta di robot dedicati alla correzione di bozze o che sfogliano i libri per raccogliere informazioni.

 

Abissi d’Acciaio”, con cui inizia il ciclo dei Robot  è ambientato un migliaio d’anni dopo l’inizio della colonizzazione dei Mondi Esterni.

Sebbene la robotica e i viaggi spaziali siano tanto avanzati, lo scrittore russo-americano non ha saputo immaginare gli sviluppi recenti della telefonia e manda il protagonista Elijah Baley a chiamare da un telefono pubblico, così come farà, in “Seconda Fondazione”, migliaia di anni dopo, persino una quattordicenne come Arcadia, che gira con in tasca i soldi per comprarsi un biglietto per un volo interstellare, eppure per andare allo spazioporto cerca una sorta di cabina telefonica (non ha neppure un rozzo telefonino!) per chiamare un taxi! Nel Ciclo dei Robot, almeno, troviamo un sistema di nastri trasportatori a velocità variabile. Anche alcuni usi e oggetti quotidiani risultano stranamente persistenti. Su pianeti che non si ricordano più dell’esistenza della Terra, per esempio, il tennis è sopravvissuto!

Si può dire che questa sia una distopia, dato che immagina una Terra sovrappopolata e condizioni di vita non ottimali, ma l’ottimismo asimoviano e la sua costante fiducia nel futuro, ne fanno una distopia troppo “felice” per essere raffrontata con altre ben più cupe. Basti pensare all’efficienza delle strade mobili, alla serenità dell’utopica Astropoli. Ci fa sorridere persino la “catastrofica” previsione di una Terra popolata da otto miliardi di abitanti. Magari tra mille anni potessimo davvero non essere di più!

Una simile pressione demografica rende indispensabile la colonizzazione di nuovi mondi, processo che la Terra, vittima di una sorta di agorafobia collettiva, aveva da tempo interrotto, delegandolo ai Mondi Esterni.

I terrestri vivono ammassati in otto miliardi, rinchiusi in “abissi d’acciaio” senza osare uscire all’aria aperta o vedere il “sole nudo” e stanno rinunciando ai robot.

Al contrario, i solariani sono solo ventimila, ma hanno migliaia di robot per ciascuno. Vivono sulla superficie del pianeta, ma non s’incontrano mai tra di loro, avendo una vera e propria fobia del contatto.

Terra e Solaria sono i due estremi sociologici dell’umanità.

 

Il Sole Nudo” è un bell’esempio della capacità di Asimov di creare nuovi mondi e di immaginare il futuro. La sua analisi arriva ai rapporti degli uomini con la tecnologia e interpersonali.

Le sue preoccupazioni per un mondo, per lui decadente, in cui la “visione” (il virtuale) prevale sull’incontro personale (sui veri rapporti umani) anticipano (siamo nel 1956) le attuali preoccupazioni degli educatori per un mondo dominato dalla telefonia mobile, dalle community virtuali e dalle chat.

 

I Robot dell’Alba (1983) mostra l’inizio della seconda fase dell’esplorazione e colonizzazione spaziale della Galassia e i germi della Psicostoria.

 

Ne “I Robot e l’Impero” sono passati 2 secoli dagli avvenimenti iniziali (“20 decadi” dicono gli Spaziali). Il protagonista principale del Ciclo dei Robot, Elijah Baley, è morto da tempo. La Galassia è divisa tra i terrestri, che vivono al massimo per una decina di “decadi” e gli Spaziali, esseri umani che anni prima hanno colonizzato 50 pianeti e che ora vivono dalle trenta alle quaranta decadi. La lunga vita è utopia e nel contempo distopia, perché rende gli Spaziali meno pronti a rischiarla per avventurarsi nello spazio e colonizzare nuovi mondi, vero scopo dell’umanità.

Ritroviamo qui il grande co-protagonista e compagno di indagini dell’investigatore Elijah Baley, il robot umanoide R. Daneel Olivaw, nonché il robot metallico R. Giskard Reventlov.

I due robot per salvare la Galassia elaborano la Legge Zero, che permette agli automi di mettere la salvezza dell’umanità davanti a ogni altro dovere. Colonizzare l’intera Galassia e tenerla unita: questi sono i veri obiettivi dell’utopia asimoviana e lo scopo dell’esistenza dei suoi robot per effetto della Legge Zero.

 

Il Tiranno dei Mondi” (1951) è il primo romanzo del Ciclo dell’Impero. Si presenta molto “asimoviano”: ottimista, scientifico, ragionato, ricco di intrighi ben congegnati, con un ruolo importante della politica (con un sostegno un po’ scontato agli ideali di libertà e democrazia, utopia americana più che tipicamente asimoviana).

Se ripulito da alcuni elementi caratterizzanti, come le ambientazioni aliene, il futuro appare troppo simile, a mio avviso, al nostro presente (non penso solo ad alcuni aspetti tecnici, come le pellicole cinematografiche ancora in uso nel romanzo, ma soprattutto ai rapporti umani: dal 1950 a oggi sono mutati di più che nei secoli che dovrebbero separarci dall’avvento dell’Impero asimoviano).

 

Ne “Le correnti dello spazio” la Terra è ormai quasi dimenticata e ridotta a semplice leggenda.

 

In “Paria dei cieli” si parla del conflitto tra una Terra, con una superficie radioattiva e devastata, che ora è solo uno dei più poveri e dimenticati pianeti di un Impero che conta milioni di pianeti. Eppure gli abitanti della Terra, i paria dell’Impero, conservano sogni di grandezza terroristica e stanno approntando un’arma batteriologica in grado di uccidere tutti gli altri abitanti della Galassia. Vi compare, con un viaggio nel tempo di migliaia di anni, un uomo proveniente dal nostro presente, il sarto in pensione Joseph Schwarz, destinato a salvare la Galassia. Piuttosto improbabile il fatto che proprio lui finisca a fare da cavia a un macchinario in via di sperimentazione, destinato a potenziare l’intelligenza umana, facendolo diventare un telepatico, capace di condizionare i movimenti delle persone con la forza del pensiero e persino di uccidere. Il viaggio nel tempo appare un unicum in questa storia della Galassia e forse un po’ fuori contesto.

Perché parlare di utopia per questo Ciclo in cui vediamo una Terra ridotta ai margini dell’Impero, i suoi abitanti considerati dei nuovi paria, con la Galassia dominata da un impero tirannico, una tecnologia progredita solo in alcuni campi? Perché anche qui continua a prevalere una visione di progresso, espansione e sviluppo per l’umanità.

Persino qui i forti elementi distopici sono solo ombre che evidenziano le luci di una visione ottimistica per la quale l’umanità è la razza eletta, senza alcuna specie aliena a ostacolarla nella sua conquista della Galassia, limitata e rallentata solo da se stessa nel raggiungimento del grande obiettivo.

Preludio alla Fondazione” spiega la nascita della Psicostoria e vede come protagonista il suo creatore, Hari Seldon, impegnato in una serie di avventure che lo fanno sembrare l’Indiana Jones della matematica.

La visione utopica di una Galassia organizzata in un impero composto da milioni di mondi, popolati solo da esseri umani (di origine terrestre), mi lascia alquanto perplesso, sia per la rapidità (20.000 anni) in cui l’umanità sarebbe passata dai 50 mondi abitati del ciclo dei robot ai milioni di pianeti con miliardi di abitanti; sia perché pare inconcepibile che su miliardi di mondi l’uomo non si sia mai imbattuto in nessun essere intelligente. Persino gli animali e le piante aliene sono assai poco citati e sembrano autentiche rarità. Eppure ci sono miliardi di mondi pronti per essere abitati! Come può essere che nessuno abbia sviluppato forme di vita proprie?

Come già sui Mondi Spaziali del Ciclo dei Robot, il mondo in cui è ambientata la storia, la capitale dell’Impero, Trantor ha un clima controllato, essendo interamente chiuso sotto una calotta, che lo difende dall’ambiente esterno, che la sovrappopolazione (40 miliardi di abitanti) ha reso instabile e inabitabile.

La Galassia che Asimov ha voluto disegnarci, così pulita, regolare e prevedibile (grazie alla Psicostoria), appare molto WASP (White Anglo Saxon Protestant), sebbene si parli della decadenza dell’Impero. Anche se il protagonista si cala nei quartieri più malfamati e affronta i delinquenti locali, la sensazione è sempre quella che, poco lontano, ci sia il mondo ordinato e sereno dell’Impero. L’Impero sarà pure una tirannide, ma è il modello da cui partire per creare un nuovo, migliore, Secondo Impero.

Con il ciclo della Fondazione aggiungiamo un nuovo elemento all’utopia asimoviana: la possibilità di prevedere e regolare i flussi della storia. Regolare la storia per creare un futuro a misura dell’uomo e una Galassia pacificata sotto un nuovo Impero.

 

Fondazione anno zero” continua a raccontare la vita di Hari Seldon. Vi è ricomparso dopo millenni A. Daneel Olivaw, il partner robotico dell’investigatore Elijah Baley, protagonista del Ciclo dei Robot, fingendosi umano, con il ruolo di saggio Primo Ministro. Funzione nella quale, grazie alle sue doti telepatiche e al suo desiderio di aiutare l’umanità, assisterà due Imperatori e aiuterà lo stesso Hari Seldon, a realizzare la Psicostoria. A. Daneel Olivaw, conosciuto come un semplice investigatore, si trasforma qui in una sorta di semidio robotico che veglia sulle sorti dell’umanità, elemento fondamentale dell’utopia atea asimoviana, dove non ci sono veri Dei ad assisterci ma in cui una macchina può supplire, confortandoci con il pensiero che la sua saggezza saprà guidarci meglio di quella di qualunque, imperfetto, essere umano.

Isaac Asimov, nel delineare la sua visione della storia futura dell’umanità, in “Fondazione”, sembra rifarsi in parte all’utopia platonica (“La Repubblica”, 390-360 a.c.) di una società guidata da saggi filosofi.

Per contrastare la decadenza dell’Impero di Trantor, il matematico Hari Seldon ha, infatti, ideato, mediante la teoria della Psicostoria una Fondazione, nella quale, divenuto Primo Ministro, ha riunito un’importante comunità scientifica con il proposito di fornire una guida (formata da uomini di scienza e cultura) per la Galassia, nel momento in cui il potere centrale di Trantor fosse inevitabilmente crollato.

La Fondazione, grazie alle conoscenze accumulate, sviluppa così una potente tecnologia e afferma il suo potere sulla periferia della Galassia, travestendo le proprie conoscenze scientifiche e tecnologiche in potere spirituale e religioso (anche se mi pare poco plausibile che un simile passaggio avvenga in appena trent’anni, come immaginato qui).

Come in Platone, vediamo quindi l’arrivo dei Mercanti e l’affermarsi del loro potere, in attesa che nuovi filosofi (i “mentalici” della Seconda Fondazione?) prendano il sopravvento.

 

In “Fondazione e Impero” compare il Mulo, un mutante in grado di controllare le emozioni delle persone, (variabile non prevista dai calcoli di Seldon). Il Mulo si rivela un comandante in grado di annientare la Fondazione e accelerare la fine dell’Impero.

La previsione psicostorica, con il calcolo matematico delle azioni delle masse, è qui sconfitta dall’individualismo. Muore come previsto l’Impero, è sconfitta la Fondazione e persino il Mulo, che era stato capace di realizzare un’unificazione della Galassia in tempi imprevedibili e impensabili, fallisce nel suo tentativo di individuare la Seconda Fondazione, comprendendo così che il suo sogno di creare un nuovo impero rischia ora di naufragare.

 

Seconda Fondazione” è nel più classico stile asimoviano, con personaggi che si combattono sì con potenti poteri mentali (telecinetici come in altri romanzi) e fisici (armamenti nucleari), ma in cui le vere battaglie sono verbali, scontri di visioni, incontri dialettici in cui qualcuno cerca di scoprire qualcosa o di convincere qualcuno che è stato sconfitto e che deve arrendersi. Risolvere i problemi discutendo è un’altra utopia asimoviana: una Galassia in cui la razionalità sia così potente da regolare i comportamenti umani.

Nel Ciclo della Fondazione percepiamo una globalizzazione totale. Si dice che nei mondi della Galassia centrale ci sono usi più raffinati, che i mondi della periferia sono meno evoluti, che alcuni mondi sono più o meno industrializzati o armati, ma quello che si percepisce è una grande somiglianza tra tutti i milioni di mondi della Galassia, quello spazio utopico così stranamente privo non solo di diversità, ma anche di alieni. Una Galassia che somiglia a un infinito deserto far west pronta a essere dominata da milioni di miliardi di americanissimi cowboy, senza neppure un apache a creare un po’ di disagio!

In questo volume, la Prima Fondazione pensa di aver sconfitto sia il suo inatteso nemico, il mutante detto Il Mulo, sia la Seconda Fondazione, sia, indirettamente, per opera del Mulo, l’Impero. I lettori sanno però che non è così e che la Seconda Fondazione continua a esistere, sebbene nascosta come sempre.

Con “L’orlo della Fondazione” siamo a metà del progetto Seldon, a 500 anni dalla creazione delle due Fondazioni e qualcuno, nella Prima Fondazione, di nuovo sospetta che la Seconda Fondazione sia sopravvissuta, mentre nella Seconda c’è chi sospetta che vi sia una terza entità nella Galassia che dirige il Piano Seldon, controllando quindi sia la Seconda che la Prima Fondazione, mentre la Seconda, segretamente controlla la Prima.

Parte, dunque, una spedizione ufficiosa della Prima Fondazione alla ricerca della Seconda, mascherando la missione in una ricerca della Terra. Vi partecipa il consigliere Golan Trevize, assistito dal professore di storia Pelorat. Dalla Seconda Fondazione parte invece l’Oratore Stor Gendibal, alla ricerca di un’altra entità che, come la Seconda Fondazione, sembra avere dei poteri telepatici (“mentalici”).

Si ritroveranno tutti su Gaia, che ciascuno di loro crede possa essere l’oggetto della propria ricerca. Su Gaia ogni essere, vivente e non vivente, animale, vegetale o minerale e persino umano partecipa all’unità del pianeta, rendendolo un unico organismo pensante.

Gaia è un pianeta artificiale, frutto dell’opera dei robot, che vi hanno costruito il mondo ideale per l’umanità (una nuova utopia asimoviana), un pianeta in cui tutto è equilibrato, senza sprechi, senza morti inutili, senza malattie, con tutti gli esseri in collegamento mentale tra loro.

Le due Fondazioni vogliono realizzare il Secondo Impero, ma ognuno a modo suo. Gaia, una sorta di Terza Fondazione non prevista da Hari Seldon, ha una terza visione del futuro, una “Galassia integrata” (Galaxia), in cui ogni essere sia legato agli altri in una comunione galattica.

Cos’hanno in comune tutte le utopie asimoviane? Soprattutto il controllo, la possibilità di avere angeli custodi artificiali che vegliano sull’umanità e la sua storia. Robot, matematica, Fondazioni e Imperi vegliano (e controllano) l’umanità. Galaxia è controllo totale. Saranno anche utopie, ma sono al contempo anche distopie e Asimov ci mostra spesso personaggi che combattono, di volta in volta, contro ciascuna di queste forme di controllo. È questa anche la perplessità del protagonista Trevize: aver scelto un modello sociale troppo vincolante.

 

In queste pagine, Asimov cita anche un altro romanzo “fuori ciclo”, “La fine dell’eternità”, spiegando la caratteristica più insolita della sua Galassia: l’assenza di alieni evoluti, se non addirittura civilizzati. Secondo una leggenda gli Eterni che vivevano sul pianeta d’origine erano in grado di scegliere tra tanti possibili corsi del tempo e scelsero la linea temporale in cui la civiltà si era sviluppata solo e soltanto sulla Terra. Una spiegazione, direi, un po’ debole, per la più persistente utopia asimoviana: l’umanità è la razza più importante, intelligente ed evoluta della Galassia!

 

Con “Fondazione e Terra” si conclude la storia della Galassia e si incontrano di nuovo, a ritroso, alcuni dei mondi che abbiamo conosciuto nelle opere precedenti.

Trevize e Pelorat sono qui intenti nella ricerca della Terra, grazie alla cui scoperta Trevize spera di giustificare la scelta da lui già fatta nel precedente romanzo, senza esserne del tutto convinto, a favore di Galaxia e contro il modello fornito dalla Psicostoria, con le sue Fondazioni e il suo Secondo Impero.

Cerca di risalire alle origini dell’umanità, forse sperando che, conoscendone l’inizio, possa poi scoprire in quale direzione debba orientarsi.

Si parte così da Terminus, sede della Prima Fondazione, per sfiorare Trantor, che fu capitale del Primo Impero, per arrivare su Baleyworld, su Aurora, ormai abitato solo da cani selvaggi, e su Solaria, l’ultimo dei 50 Mondi Spaziali, il solo di questi ancora abitato, con una piccola popolazione di mutanti ermafroditi e misantropi, discendenti dal primo gruppo di coloni della Terra.

Solaria è un altro dei mondi utopico / distopici descritti da Asimov. Utopico almeno dal punto di vista dei suoi abitanti che vivono con grande ricchezza ma anche in totale isolamento gli uni dagli altri, al punto di essersi trasformati in ermafroditi per non avere neppure più rapporti sessuali, tanto temono il contatto umano.

Dopo una tappa su Melpomenia, arrivano così su Alpha Centauri e scoprono che vi sono emigrati gli ultimi abitanti della vicina Terra morente.

Anche Alfa rappresenta un’utopia imperfetta. Ricoperto da un immenso oceano, ha una sola grande isola artificiale, su cui vivono circa 25.000 persone, in semplice abbondanza, in un misto di ritorno ai vecchi tempi andati (vivono di pesca e agricoltura) e di tecnologia evoluta che consente loro di controllare la pioggia e di aspirare alla trasformazione in anfibi. Per quanto piccolo e isolato, il loro mondo ha una vita spontanea e serena. L’accoglienza cordiale dei suoi pochi abitanti nasconderà però un’insidia che costringerà i protagonisti a fuggirne in fretta.

Giungono infine nei dintorni della Terra ma scoprono che le leggende sono vere e il pianeta è ormai abbandonato e inabitabile per le radiazioni. Eppure se tutte le sue tracce sono state cancellate in modo da non farlo trovare, ci deve essere un motivo. Chi o cosa nasconde la Terra? I viaggiatori avranno allora l’intuizione di scendere sulla Luna e lì troveremo la risposta a tutti i quesiti. Come nei prequel della Fondazione avevamo scoperto che la Psicostoria era guidata da A. Daneel Olivaw, il robot telepate, a sua volta diretto dalla Legge Zero della Robotica, così, in quest’opera conclusiva, comprendiamo come per A. Daneel Olivaw, questo automa autorigenerato e vecchio ormai di oltre 20.000 anni, la Psicostoria non sia sufficiente a creare una Galassia pacifica e sana e che il nuovo e superiore modello sia quello preconizzato dal pianeta pensante Gaia (da lui creato) e quindi dal Progetto Galaxia, la più grande delle utopie asimoviane: un’intera Galassia in collegamento telepatico, in cui ogni parte, sia essa umana, animale, vegetale o minerale, si muova per il bene comune. A. Daneel Olivaw è esso stesso parte di questa utopia: un robot telepate ultraintelligente e autorigenerante, guidato da leggi che lo spingono solo fare il bene e che veglia per decine di migliaia di anni sulle sorti dell’umanità!

NEANCHE I CICLI ASIMOVIANI

Fino a poco fa, pensavo che “Neanche gli Dei”, il romanzo scritto da Isaac Asimov nel 1972, fosse l’ultimo volume della storia futura della Galassia immaginata da Isaac Asimov nei tre Cicli dei Robot, dell’Impero e della Fondazione e in alcune opere “fuori Ciclo”. Sto rileggendomi tutti questi romanzi e racconti e così, dopo aver letto il sesto e ultimo volume del terzo Ciclo, quello della Fondazione, “Fondazione e Terra”. Ho cominciato a leggere “Neanche gli Dei”. Si tratta di un romanzo che avevo letto da ragazzino ma di cui ricordavo solo due cose: mi era piaciuto moltissimo e raccontava di creature molto strane. Appena ho cominciato a leggere, però, mi è stato subito chiaro che l’informazione che avevo avuto e che collocava quest’opera al termine della storia galattica dei robot, dell’Impero e delle Fondazioni non era affatto corretta.  “Neanche gli Dei” non ha nulla a che fare con quei libri.

Che si tratti di un ottimo romanzo di fantascienza è testimoniato anche dal fatto che ha vinto due dei massimi riconoscimenti in questo campo, il Premio Nebula e il Premio Hugo, e anche questa seconda lettura, pur fatta a distanza di decenni, mi ha soddisfatto.

Se non ci fosse stato questo equivoco, non l’avrei riletto e sarebbe stato un peccato perché è certo uno dei migliori romanzi di Asimov. “Neanche” quelli dei tre Cicli sono all’altezza!

 

L’opera è divisa in tre parti che corrispondono a tre diverse ambientazioni. Ciascuna ha un titolo che letto assieme agli altri formano una frase:

  1. Contro la stupidità…
  2. … Neanche gli Dei…
  3. … Possono nulla?

 

Isaac Asimov

La prima parte si svolge sulla Terra e racconta di come un semplice radiochimico Frederick Hallam riesca a scoprire un sistema del tutto economico di produrre energia. Questo grazie a un insolito collegamento che si crea con un universo parallelo, da quale dei “para-uomini” inviano nel nostro universo sostanze non “previste” dalla nostra chimica. La trasmissione di queste sostanze comporta la creazione di energia in entrambi gli universi. Quello che si scopre poi è che questo è possibile perché l’altro universo ha leggi fisiche diverse dalla nostre. Oltre allo scambio di materia ed energia, la Pompa Elettronica Interuniversale, grazie alla quale avviene il processo, fa mescolare le leggi dei due universi che tendono a uniformarsi. In particolare, nell’altro universo l’Interazione Forte, quella che tiene unite le particelle, è diversa che da noi. “Importando” la loro Interazione Forte il sole e la Galassia rischiano di esplodere. Il sistema di produzione energetica è però troppo comodo, facile ed economico e nessuno ci vuol rinunciare, né credere alle cassandre, come il fisico Peter Lamont, che preconizzano la prossima esplosione galattica. Notevole è l’intuizione scientifico-narrativa alla base di questa prima parte. Partendo dall’idea della presenza di un isotopo “impossibile” del tugsteno, Asimov riesce a immaginare una fisica alternativa.

La seconda parte era certo quella che mi doveva aver affascinato di più da ragazzo e anche oggi mi ha colpito per la genialità creativa. Asimov non solo immagina un universo con forze fisiche e chimiche diverse, ma un’organizzazione sociale e sessuale del tutto differenti dalla nostra, dimostrandosi, assai più che nei Cicli dell’Impero o della Fondazione, un fantasioso creatore di mondi.

La diversa interazione forte del Parauniverso è tale da consentire ai suoi abitanti di mescolare tra loro i propri atomi.

La specie intelligente è formata da tre sessi. A ciascun sesso corrisponde un diverso grado di consistenza o rarefazione, un diverso carattere e una differente funzione nella coppia.

I Paterni sono i più solidi e si occupano dell’allevamento dei bambini che sono sempre tre, dei tre diversi sessi, ma che nascono uno per volta.

I Razionali sono più rarefatti dei Paterni e svolgono tutte le attività intellettuali.

Le Emotive, sono ancor più rarefatte, in grado di espandersi e diventare quasi una nube o di mescolare i propri atomi con quelli delle rocce. Sono la parte sensibile e sensuale della triade.

L’equivalente dell’accoppiamento sessuale, per questi esseri, è la fusione. Perché la fusione sia perfetta, si devono fondere tra loro un Paterno, un Razionale e un’Emotiva. Una volta formata la triade, le tre parti continuano a unirsi solo tra di loro. Quando le Emotive riescono a raccogliere abbastanza energia prima dell’accoppiamento, nasce un figlio. Per far nascere un’Emotiva ci vuole più energia che per gli altri. Nasce sempre per ultima. Dopo che è nata la terza figlia, la triade si unisce un’ultima volta e trapassa. Solo in questo momento o poco prima, scopre che questo non vuol dire morire ma trasformarsi in coloro che, fino a quel momento pensavano appartenere a un’altra razza, i Duri, esseri ancora più densi dei Paterni. Una triade con l’ultima fusione, cioè, si trasforma in un Duro, un essere davvero maturo e comprensivo di tutte le caratteristiche degli altri tre. La sua densità atomica è maggiore, perché unisce gli atomi della triade.

Il Parauniverso si sta raffreddando e morendo, i Duri e i Morbidi (così sono detti nel loro insieme Razionali, Paterni ed Emotive, anche detti Sinistridi, Destridi e Mediane) si stanno estinguendo. Lo scambio di energia dà loro nuove speranze ma sono consapevoli che la mescolanza di leggi fisiche farà spegnere il proprio sole ed esplodere quello dell’altro universo. Lo spegnimento del proprio debole sole non li preoccupa: avranno comunque l’energia dell’altro universo.

Un’Emotiva però non vuole che gli abitanti del nostro universo siano distrutti e cerca di avvertire gli uomini all’altro capo della Pompa Elettronica Interuniversale.

Se nella prima parte eravamo coinvolti dalle vicende della nascita della Pompa, nella seconda seguiamo la vita di una triade molto speciale, quella di Odeen, Dua e Tritt, quella dell’Emotiva Dua che avverte gli umani, ma anche quella che sta dando vita al Duro Estwald che ha creato la Pompa. La triade, infatti, durante i lunghi periodi della fusione, si trasforma già nel Duro, che poi diventerà definitivamente l’Estwald che ha intuito come realizzare lo scambio con l’altro universo.

La terza parte si svolge sulla luna. Asimov ne approfitta per descriverci una colonia umana popolosa che si è ormai adattata da generazioni a vivere in ambienti chiusi e sotterranei, con poca gravità e ci mostra le peculiarità di questa società.

Qui troviamo una lunarita, Selene, che, per effetto di sperimentazioni genetiche è diventata super-intuitiva. Sebbene sia solo una guida turistica, riesce ad aiutare il fisico Denison a trovare una soluzione al problema. Non possono convincere gli umani a bloccare le Pompe, perché la nuova energia è troppo allettante e il rischio non compreso e capiscono che il Parauniverso non le fermerà per loro, decidono allora di compensare la “immissione” di leggi naturali del parauniverso, con altre opposte. Cercano e trovano così un terzo universo con un’interazione forte opposta a quella
del primo. Con un nuovo sistema faranno così affluire nel nostro universo le leggi di questo terzo, annullando l’immissione di quel dell’universo delle triadi e tutto ciò senza rinunciare all’energia.

Tre parti tra loro, dunque, molto diverse ma perfettamente connesse, con la prima parte scientificamente originale, la seconda che spicca per la novità e la creatività dell’ambientazione e la terza che comunque, oltre a rappresentare la chiusura del cerchio con la soluzione al problema, offre un’interessante ambientazione lunare.

Oltretutto, il romanzo è quasi privo del più classico difetto della narrativa asimoviana: la chiacchiera. Le vicende vengono descritte direttamente sotto gli occhi del lettore tramite le vicende dei protagonisti. Comprendiamo poco per volta la natura e le caratteristiche del parauniverso studiando il comportamento dei suoi abitanti. Non possono mancare gli altrettanto classici ragionamenti asimoviani, ma, a differenza di altre sue opere, qui sono ben equilibrati. La descrizione della luna è certo meno originale di quella del parauniverso, ma ha una discreta complessità e ricchezza di dettagli che ne fanno comunque uno dei migliori esempi d’ambientazione lunare in narrativa.

I MONDI ASIMOVIANI A RITROSO VERSO LA GRANDE UTOPIA

Con “Fondazione e Terra” si conclude l’esalogia del Ciclo della Fondazione, il terzo e ultimo dei cicli asimoviani che descrivono la storia della Galassia e dunque anche tale insieme di romanzi e racconti. Si tratta del sequel pubblicato nel 1986, vari decenni dopo la trilogia originale della Fondazione, e dato che purtroppo ormai Isaac Asimov (Petroviči, 2 gennaio 1920 – New York, 6 aprile 1992) non potrà scriverne altri, “Fondazione e Terra” è davvero il volume conclusivo di questi cicli che coprono due o tre decine di migliaia di anni di vicende.

Con “Fondazione e Terra” lo scrittore russo-americano Isaac Asimov ci fa rivedere, a ritroso, alcuni dei mondi che abbiamo incontrato nelle opere precedenti.

In questo romanzo incontriamo Golan Trevize e il professor Pelorat, già conosciuti nel precedente “L’Orlo della Fondazione” intenti nella ricerca della Terra, grazie alla cui scoperta Golan Trevize spera di trovare una spiegazione alla scelta da lui fatta nel precedente romanzo, tra il modello di Galassia fornito dalla psicostoria di Hari Seldon, con le sue Fondazioni, e il modello (Galaxia) preconizzato dal pianeta senziente Gaia: una Galassia in cui tutti i milioni di mondi popolati dall’umanità siano uniti come in un unico organismo autocosciente, dove ogni individuo, animale, pianta o minerale sia una cellula di un immenso organismo. Trevize, nel precedente volume, ha scelto il modello Galaxia al Secondo Impero verso cui tendono le Fondazioni e la psicostoria, eppure non si dà pace, incerto sulla validità della propria scelta.

Con l’aiuto del mitologo Pelorat cercano di risalire alle origini dell’umanità, forse sperando che, conoscendone l’inizio, possano poi scoprire in quale direzione debba orientarsi.

Si parte così da Terminus, sede della Prima Fondazione e centro del Secondo Impero in formazione (visti nel Ciclo della Fondazione) in un viaggio a ritroso per i luoghi già conosciuti nelle opere precedenti, per sfiorare Trantor, il pianeta d’acciaio ormai decaduto, che fu capitale del Primo Impero ed è la sede segreta della Seconda Fondazione (conosciuto nel Ciclo dell’Impero), per arrivare a Baleyworld (ora ridenominato Comporellen), il primo pianeta di Coloni della Seconda Ondata, fondato da Ben Baley, il figlio di Elijah Baley (conosciuto ne “I robot e l’Impero” romanzo di congiunzione dei primi due Cicli), quindi su Aurora, ormai un mondo abitato solo da cani selvaggi, e su Solaria, l’ultimo dei 50 Mondi Spaziali (quelli che furono colonizzati dalla Prima Ondata), il solo ancora abitato, con una piccola popolazione di mutanti ermafroditi e misantropi, discendenti dal primo gruppo di coloni della Terra (mondi entrambi incontrati nel Ciclo dei Robot). Grazie alle informazioni raccolte i due amici, accompagnati da Bliss, un’abitante di Gaia, in continuo collegamento telepatico con il mondo pensante di cui è parte integrante e (dopo l’atterraggio su Solaria) da Fallon, un/a bambino/a ermafrodita solariano.

Isaac Asimov

Solaria è un altro dei mondi utopico / distopici descritti da Asimov. Utopico almeno dal punto di vista dei suoi abitanti che lo considerano il mondo ideale e vivono in totale isolamento gli uni dagli altri, al punto di essersi trasformati in ermafroditi per non avere neppure più contatti sessuali, sono assistiti da centinaia di robot e dispongono di enormi appezzamenti di terreno. Il loro isolazionismo e la loro totale mancanza di altruismo sono l’aspetto distopico.

Dopo una tappa sul desertico mondo spaziale Melpomenia, dove saranno aggrediti dalla forma di vita locale più evoluta, le muffe arrivano così sulla stella più vicina alla Terra, Alpha Centauri e scoprono che un suo pianeta ricoperto di acqua è stato terraformato dall’Impero per consentire agli ultimi abitanti della Terra di emigrarvi per abbandonare il pianeta d’origine dell’umanità ormai morente.

Alfa rappresenta, come altri pianeti asimoviani, un’utopia imperfetta. Ricoperto da un immenso oceano ha una sola grande isola artificiale, su cui vivono circa 25.000 persone in un misto di ritorno ai vecchi tempi andati (vivono di pesca e agricoltura) e di tecnologia evoluta che consente loro di controllare la pioggia e il clima e di aspirare alla trasformazione in anfibi. Per quanto piccolo e isolato, il loro mondo ha una vita semplice e serena. L’accoglienza cordiale dei suoi pochi abitanti nasconderà però un’insidia che costringerà i protagonisti a fuggirne in fretta. Giungono infine nei dintorni della Terra ma scoprono che le leggende sono vere e il pianeta è ormai abbandonato e inabitabile per le radiazioni. Eppure se tutte le sue tracce sono state cancellate in modo da non farlo trovare ci deve essere un motivo. I viaggiatori avranno allora l’intuizione di scendere sulla Luna e lì troveremo l’anello mancante dei tre cicli asimoviani e la risposta a tutti i quesiti. (CHI NON VUOL CONOSCERE IL FINALE SI FERMI QUI.) Per l’appunto mentre leggevo e commentavo “L’Orlo della Fondazione” mi ero chiesto se nella creazione di Gaia, il “pianeta pensante” da cui viene Bliss, che si dice creato dai robot, non ci fosse per caso lo zampino di quel A. Daniel Olivaw che era scomparso così repentinamente, cedendo il ruolo di consigliere dell’Imperatore della Galassia a Hari Seldon in “Fondazione Anno Zero”. Da allora ne attendevo la ricomparsa, pur sapendo che nella Trilogia originale difficilmente sarebbe potuto comparire essendo l’idea di collegare i tre Cicli successiva e non prevedendo, all’inizio, i due Cicli finali la presenza di alcun robot. Come nei prequel della Fondazione avevamo scoperto che la psicostoria era guidata da questo robot telepate, a sua volta diretto dalla Legge Zero della Robotica che gli impone di fare il bene dell’umanità e come nei due prequel della Fondazione lo abbiamo visto fingersi umano, con altro nome e guidare l’Impero come consigliere dell’imperatore, così, in quest’opera conclusiva, comprendiamo come per A. Daniel Olivaw, questo automa autorigenerato e vecchio ormai di oltre 20.000 anni, la psicostoria non sia sufficiente a creare una Galassia pacifica e sana e che il nuovo e superiore modello sia quello preconizzato dal pianeta pensante Gaia (da lui creato) e quindi dal Progetto Galaxia, la più grande delle utopie asimoviane: un’intera Galassia in collegamento telepatico, in cui ogni parte si muova per il bene comune, sia essa umana, animale, vegetale o minerale. A. Daniel Olivaw è esso stesso parte dell’utopia: un robot telepate ultraintelligente, guidato da delle leggi che lo spingono solo fare il bene e che veglia per decine di migliaia di anni sulle sorti dell’umanità!

Fondazione e Terra”, come alcuni dei romanzi scritti da Asimov nella seconda fase (quando, negli anni 1980-90 cioè creava delle storie di collegamento tra i vari cicli scritti negli anni 1940-50) si presenta più spigliato e unitario dei romanzi “classici”. Occorre dire che la mancata unitarietà delle storie originarie nasceva dal fatto di essere state concepite per le pubblicazioni a puntate sulle riviste di fantascienza dell’epoca sotto forma di racconti e solo in seguito riunite in romanzi, mentre i nuovi romanzi nascono già come tali e forti di un progetto ormai chiaro e delineato.

Come tutti i romanzi e i racconti della storia della galassia anche “Fondazione e Terra” è leggibile autonomamente dalle altre opere, ma caratterizzandosi come opera conclusiva ed esplicativa, è quella che maggiormente aiuta a comprendere la visione di Asimov della storia dell’umanità nei prossimi 20-30.000 anni. Troppi sono i presupposti (salti nell’iperspazio che fanno superare il limite della velocità della luce, una Galassia piena di pianeti abitabili ma priva di altre razze intelligenti, telepatia) su cui si basa che ci fanno capire che le cose non andranno mai come il grande maestro della fantascienza le ha sognate, ma fa comunque piacere che esista un’opera così ampia che tenti di raccontare il futuro come una grande avventura o meglio come un’imponente raccolta di avventure.

L’UTOPIA DELLA COMUNIONE GALATTICA

Se Isaac Asimov ha impiegato circa 40 anni a completare la stesura della sua storia futura della Galassia (dal 1948 quando cominciò a pubblicare a puntate i primi racconti che furono poi riuniti nella Trilogia della Fondazione, al 1986, quando ha pubblicato “Fondazione e Terra”), temevo di impiegare più o meno altrettanto tempo a rileggere tutti i romanzi e i racconti che lo compongono, quando nel settembre del 2010 lessi “La fine dell’eternità” o quando, nel novembre del 2012, decisi di proseguire nella lettura in ordine cronologico di tutte queste opere e, in particolare, dei tre cicli dei Robot, dell’Impero e della Fondazione in cui la maggior parte di queste storie sono raccolte. In effetti, con i primi volumi me la sono presa comoda, ma ora ho deciso di accelerare e così negli ultimi giorni ho letto gran parte del Ciclo della Fondazione e ora ho appena completato il penultimo libro di questo ciclo “L’orlo della Fondazione” (“Foundation’s Edge).

L’orlo della Fondazione” fu pubblicato nel 1982, ben tre decenni dopo l’ultimo volume della Trilogia della Fondazione originaria (“Seconda Fondazione” – 1952) e rappresenta il primo dei quattro nuovi volumi aggiunti da Isaac Asimov per formare il nuovo Ciclo della Fondazione e collegarlo ai precedenti due cicli, quello dei Robot e quello dell’Impero.

Nel precedente volume la Prima Fondazione pensava di aver sconfitto sia il suo inatteso nemico, il mutante detto Il Mulo, sia la Seconda Fondazione, sia, indirettamente, per opera del Mulo, l’Impero. I lettori sanno però che non è così e che la Seconda Fondazione continua a esistere, sebbene nascosta come sempre, e quindi il progetto psicostorico di Hari Seldon per fondare un Secondo Impero nel giro di mille anni, continua ad andare avanti.

Ne “L’orlo della Fondazione” siamo a metà del progetto Seldon, a 500 anni dalla creazione delle due Fondazioni e qualcuno, nella Prima di nuovo sospetta che la Seconda Fondazione sia sopravvissuta, mentre nella Seconda c’è chi sospetta che vi sia una terza entità nella Galassia che dirige il Piano Seldon, controllando quindi sia la Seconda che la Prima Fondazione, mentre la Seconda, segretamente controlla la Prima.

Parte, dunque, una spedizione ufficiosa della Prima Fondazione alla ricerca della Seconda, mascherando la missione in una ricerca della Terra.

Il Ciclo della Fondazione, infatti, come molti sanno bene, è ambientato in una Galassia in cui l’umanità si è espansa popolando, in circa 22.000 anni di viaggi spaziali, centinaia di milioni di mondi.

La cosa assurda è che su nessuno di questi mondi è mai stata trovata alcuna civiltà o intelligenza aliena (a parte quella “fuori ciclo” di Nemesis)! L’altra cosa strana è che tutti i milioni di miliardi di abitanti parlano la medesima lingua, il Galattico Standard e hanno le medesime usanze e cultura, eppure nessuno ricorda più che tutto ciò deriva da un unico pianeta madre comune, la Terra, del tutto dimenticato o, al massimo, considerato come una leggenda.

Anche qui notiamo alcune incongruenze, come lo storico che sale per la prima volta su una nave spaziale e si fa spiegare come sia in grado di fare i suoi salti nell’iperspazio: dopo 22.000 anni di viaggi spaziali, in una Galassia in cui abbiamo persino visto una ragazzina di 14 anni viaggiare da un sistema solare all’altro comprando i biglietti per il volo da una macchinetta automatica. Pare strano che una persona di discreta cultura, come un accademico, sebbene non di formazione tecnica, abbia bisogno di simili spiegazioni (che sembrano messe lì più che altro per il lettore). Sarebbe come se oggi, dopo migliaia di anni che navighiamo per mare, un professore di storia (che forse dovrebbe sapere qualcosa di battaglie navali e storia della navigazione!) si mettesse a chiedere se davvero quella barca non andrà a fondo e come farà mai a tracciare la rotta!

In questo romanzo, assai più integrato e omogeneo dei volumi della trilogia originaria, assistiamo alla missione di un consigliere della Prima Fondazione, Golan Trevize, alla ricerca della Seconda Fondazione, alla cui scomparsa non crede, assistito dal professore di storia Pelorat, che a sua volta è alla ricerca del mitico pianeta d’origine dell’umanità. Dalla Seconda Fondazione parte invece l’Oratore (una sorta di equivalente politico su Trantor, sede di questa organizzazione, del titolo di consigliere di Trevize) Stor Gendibal, alla ricerca, invece, di un’altra entità che come la Seconda Fondazione, sembra avere dei poteri telepatici (“mentalici”).

Isaac Asimov

Si ritroveranno tutti su Gaia, un pianeta non privo di sorprese, che ciascuno di loro crede possa essere l’oggetto della propria ricerca, ma che si rivelerà altro. Non vorrei togliere la sorpresa a chi non l’abbia ancora letto (se siete tra costoro interrompete qui la lettura), ma quello che Gaia si rivela essere è qualcosa che ricorda in qualche modo quel che abbiamo letto essere Nemesis. Il romanzo che porta lo stesso nome del pianeta si colloca temporalmente agli inizi della storia galattica, narrando della colonizzazione del primo pianeta al di fuori del sistema solare. Sebbene ci siano alcuni richiami reciproci tra Nemesis e il Ciclo della Fondazione, Asimov pare abbia detto che questo romanzo non è parte della sua storia futura. Eppure, se su Nemesis troviamo dei microrganismi connessi tra loro, a costituire un grande cervello planetario (tipo Solaris di Lem), su Gaia ogni essere, vivente e non vivente, animale, vegetale o minerale e persino umano partecipa all’unità di Gaia.

Nemesis era, però, un prodotto naturale dell’evoluzione, Gaia, invece, è un pianeta artificiale, frutto dell’opera dei robot, che vi hanno costruito il mondo ideale per l’umanità, una nuova utopia asimoviana, un pianeta in cui tutto è equilibrato, senza sprechi, senza morti inutili, senza malattie, con tutti gli esseri in collegamento mentale tra loro. Eppure, scopriamo, fu da Gaia che partì Il Mulo, il grande mutante nemico delle Fondazioni e distruttore del Primo Impero, la più grande minaccia alla psicostoria, la scienza inventata da Hari Seldon, usata per preparare l’avvento del Secondo Impero, grazie all’opera delle due Fondazioni.

Se furono i robot a plasmare Gaia, con poteri telepatici simili agli ultimi modelli realizzati prima che l’umanità decidesse di fare a meno di loro, se in “Preludio alla Fondazione” e “Fondazione Anno Zero” Hari Seldon fu aiutato nel suo progetto di realizzazione delle due Fondazioni dal robot telepate A. Daniel Olivaw, lo stesso protagonista decenni prima del Ciclo dei Robot, sopravvissuto all’avvento e alla decadenza dell’Impero, se A. Daniel Olivaw a un certo punto rinuncia al suo ruolo di consigliere dell’Imperatore della Galassia per andare a fare altro, ci si chiede se Gaia non sia, almeno in parte opera sua, anche se Gaia sembra più antica dell’Impero.

Le due Fondazioni vogliono realizzare il Secondo Impero, ma ognuno a modo suo. Gaia, questo pianeta intelligente, una sorta di Terza Fondazione non prevista da Hari Seldon e nata prima di lui, ha una terza visione del futuro, una “Galassia integrata”, una sorta di “Gaia interstellare”, una Galassia in cui ogni essere sia legato agli altri in una comunione universale (o quantomeno galattica).

In queste pagine, Asimov cita, oltre a Nemesis, un altro romanzo “fuori ciclo”, “La fine dell’eternità”, spiegando la caratteristica più insolita della sua Galassia: l’assenza di alieni evoluti, se non addirittura civilizzati. Racconta cioè una leggenda secondo cui sul pianeta d’origine vivevano gli Eterni, esseri umani in grado di scegliere tra tanti possibili corsi del tempo, tra tanti “universi divergenti” (come li definisco nei miei romanzi). In ognuno di essi tutto era possibile. In alcuno la civiltà si era sviluppata sulla Terra, in altri su Gaia, in altri su Terminus o altrove. Gli Eterni scelsero la linea temporale in cui la civiltà si era sviluppata solo e soltanto sulla Terra e per questo l’umanità vive in una Galassia dove tutti i pianeti abitabili non sono abitati da esseri intelligenti! Una spiegazione, direi, un po’ debole, ma plausibile, per la più persistente utopia asimoviana: l’umanità è la razza più importante, intelligente ed evoluta della Galassia!

Se nelle opere precedenti abbiamo visto nascere e morire varie utopie, da un’umanità assistita da robot simili ad angeli custodi, dalle colonie spaziali ultracontrollate, da una storia regolata dalla matematica della psicostoria, qui scopriamo un altro sogno, un altro modello sociale, ma già nelle ultime pagine del romanzo intuiamo che Asimov non crede veramente neanche in quest’utopia, come non sembra davvero credere che il sogno dell’umanità sia un Impero Galattico. Certo, scrive che il Secondo Impero sarà migliore del Primo e qualcosa di simile a un Unione di mondi, qualcosa che ricorda troppo alla versione galattica degli Stati Uniti d’America, eppure lo stesso Trevize, che alla fine sceglierà il futuro migliore per l’umanità, nel momento stesso in cui sceglie, già teme di aver sbagliato. Anche quest’utopia sta già morendo nel momento stesso in cui nasce. Cos’hanno in comune tutte le utopia asimoviane? Soprattutto il controllo, la possibilità di avere angeli custodi artificiali che vegliano sull’umanità e la sua storia. Robot, matematica, Fondazioni e Imperi sono tutti entità che vegliano (e controllano) l’umanità. Saranno anche utopie, ma Asimov ci mostra spesso personaggi che combattono, di volta in volta, contro ciascuna di queste forme di controllo. Non vediamo Dei, non vediamo nulla di soprannaturale, ma la Galassia è piena di miti e di entità dai grandi poteri, come se Asimov sentisse l’esigenza di colmare questa sua Galassia atea con qualcosa di sovrumano che facesse, almeno in parte, le veci del suo Dio latitante. Sono però angeli custodi a tempo, utopie a scadenza, che si annullano secolo dopo secolo, romanzo dopo romanzo.

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