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LA SAGA DEI FIGLI DEL PADRE ASSENTE

Risultati immagini per i fratelli michelangelo vanni santoniRisale ormai a oltre dieci anni fa la mia prima lettura di qualcosa scritto da Vanni Santoni, conosciuto negli anni gloriosi di anobii, la piattaforma letteraria in cui ho conosciuto tantissimi autori. Lessi allora due volumi, la raccolta di micro-racconti “Personaggi precari” e “Gli interessi in comune”, la prima edita nel 2007 da RGB Scrittomisto e poi ripubblicata da Voland nel 2017, il secondo edito da Feltrinelli nel 2008 e ora uscito da poco (2019) per Laterza.

Organizzo degli incontri letterari con Barbara Carraresi per conto del GSF Gruppo Scrittori Firenze e cercavamo qualcuno che potesse testimoniare di un percorso da una piccola casa editrice a una grande e ripensai così a Santoni, che dopo Feltrinelli, oltre che a Laterza era anche approdato a Mondadori.

Santoni è stato così protagonista di un interessante serata il 5 Settembre 2019, presso la Laurenziana di Firenze dal titolo “Come pubblicare con un grande editore”.

In seguito, lo abbiamo ospitato ancora per presentare il suo nuovo romanzo familiareI fratelli Michelangelo”, (Mondadori, 2019). È stata così per me occasione per leggere ancora qualcosa di suo.

I fratelli Michelangelo” è opera, con le sue oltre seicento pagine, assai più corposa non solo del veloce libretto “Personaggi precari”, ma anche del romanzo “Gli interessi in comune”. Oserei quasi dire che si tratta di una saga familiare e che per quattro dei cinque fratelli Michelangelo che ne sono protagonisti si sarebbe ben potuto fare un singolo romanzo, magari con un quinto a chiusura, che ne vedesse l’incontro con il padre Antonio Michelangelo.

Ovviamente, non si parla qui di Michelangelo Buonarroti, anche se siamo a Firenze. La storia è contemporanea, o meglio ambientata in un passato ancora recente. Vi si narra di un padre importante e piuttosto famoso, ingegnere, artista e regista, che, ormai anziano, dà appuntamento a Saltino nella località climatica di Vallombrosa (a est di Firenze) a quattro dei suoi cinque figli, avuti da diverse donne.

Ne seguiamo così le vicende di ciascuno, con le loro perplessità sulle motivazioni che possono aver indotto quel padre sempre così assente a richiamarli e a farli incontrare tra loro.

Non ne nasce tanto un’opera corale, quanto, appunto, una serie di romanzi brevi strettamente collegati, in cui, in ogni racconto, un figlio ha la sua centralità e che sembrano voler essere storie sull’assenza del padre ma finiscono per essere più che altro vicende di figli con un padre assente.

13 Novembre 2019: Vanni Santoni e Carlo Menzinger alla Laurenziana (Firenze)

13 Novembre 2019: Vanni Santoni e Carlo Menzinger alla Laurenziana (Firenze)

A Firenze e al Valdarno, luoghi che direi tipici della narrativa di Santoni, cui qui si aggiunge quella propaggine della città che è Vallombrosa, si uniscono località assai diverse e le storie si allargano verso altri continenti.

Trovo, in particolare, rilevante il viaggio in India di uno di loro, così diversi da certi pellegrinaggi in quel Paese alla ricerca del sé o di una diversa religiosità o magari di esperienze allucinogene. Dato che “Gli interessi in comune” era praticamente una piccola enciclopedia sulle sostanze stupefacenti, mi sarei aspettato che in una simile occasione Santoni c’avrebbe parlato di droghe e così è stato ma qui non è come nel primo romanzo un narrare di esperienze di stati alterati della mente, ma si parla traffico di droga. Il ragazzo parte con degli amici con le migliori intenzione per impiantare un business in India, le cose vanno male e pensano bene di ripiegare sul traffico di sostanze illegali, ma le cose volgono in fretta al peggio.

Altro figlio, altre ambientazioni ed ecco con Cristiana, la figlia artista, lo spunto per parlare di arte, del difficile mondo dell’arte contemporanea, con la lotta per emergere e farsi vedere, con il quasi disperato tentativo di cercare di inventare qualcosa di originale e non possono non colpire i formicai riempiti di metallo, la borsa fatta con la pelle del proprio gatto, il drone ricoperto dalla pelle di un altro, i materiali messi a disposizione di certe mosche perché ne facciano nidi “artistici”.

Non si tratta di un romanzo d’avventura, ma non manca l’azione qua e là a vivacizzarlo e penso, per esempio, al cinematografico scontro con i ladri.

Del resto, oltre al mondo dello spaccio internazionale, incontriamo anche quello delle arti marziali, praticate ad alti livelli da Rudra, un altro dei figli, che, tanto per dare un po’ di colore sociale è anche omosessuale, con quel che ne consegue in termini familiari, sebbene i genitori si dimostrino al passo con i tempi attuali e tutto sommato discretamente aperti.

E in tutto questo affannarsi per il successo, economico, artistico o sportivo, è forse proprio il padre, che più dei figli sembra essersi dato da fare nel ricercare il successo, persino in campi diversi, a dire verso la fine il vero senso di ogni cosa: “Essere felici a casa è il massimo risultato dell’ambizione, diceva Samuel Johnson, e basterebbe questa frase a misurare la portata dei miei fallimenti…”.

13 Novembre 2019: Vanni Santoni e Carlo Menzinger alla Laurenziana (Firenze)

I figli si interrogano su che cosa abbia da dire loro il padre, se sia morente e abbia qualcosa da rivelare, se ci sia un’eredità da dividere, ma mentre camminano tutti assieme nel bosco di Vallombrosa, verso questa misteriosa meta dove ogni cosa, forse, sarà svelata, cogliamo un’altra riflessione di Antonio Michelangelo, che ci dà, forse, il senso della storia:

Sai, già farsi ascoltare è molto, per un vecchio. È un miracolo, in effetti, un miserabile miracolo, come avrebbe detto Michaux, che un vecchio riesca a farsi ascoltare dai propri figli, a farsi seguire lungo una strada, quale che sia; ma è pur vero, ghigna, che con una messinscena così stramba, ormai che siete qui, vi verrebbe difficile non farlo: anche solo per vedere dove voglio arrivare!”

Johnson, Michaux: ho riportato due frasi e, entrambe, contengono una citazione. Non è un caso, perché Santoni è uno che non solo scrive, ma, come dovrebbe essere sempre, legge anche molto e sembra amare i libri, al punto che questo “I fratelli Michelangelo” è quanto mai ricco di citazioni e rimandi ad altri autori e altre storie.

Non solo Santoni legge, ma, come ha ottimamente dimostrato nell’incontro con la nostra associazione, è uno che la scrittura la insegna (tra l’altro all’importante Scuola Holden) e ne conosce bene i metodi e la tecnica, come anche qui si vede. Insomma, uno che ha storie da raccontare e sa come farlo.

GLI JUCKER, UNA FAMIGLIA DI COLLEZIONISTI D’ARTE

L'incanto dei MacchiaioliNei mesi scorsi, a Milano, il Museo Poldi Pezzoli ha riunito la collezione di pittori macchiaioli (Fattori, Lega, Signorini, Costa, Borrani, Cabianca, Abbati, Banti, Ranzoni, Segantini, Reycend, Fontanesi, Favretto, Gigante e altri) realizzata da Giacomo Jucker (all’anagrafe Hans Jakob Jucker).

Già prima di visitare l’interessante mostra, ne ho acquistato il catalogoL’incanto dei macchiaioli nella collezione di Giacomo e Ida Jucker” curato da Andrea Di Lorenzo e Fernando Mazzocca per la SilvanaEditoriale.

Il bel volume illustrato e di ampio formato, comprende i capitoli:

  • Dialogo tra collezionisti – di Annalisa Zanni;
  • I macchiaioli a Milano. Enrico Somaré, Lamberto Vitali, Luchino Visconti e la collezione di Giacomo Jucker – di Fernando Mazzocca
  • Un “Gran Lombardo” innamorato dei macchiaioli – di Giuliano Matteucci
  • Jucker: una famiglia di imprenditori, mecenati e collezionisti – di Andrea Di Lorenzo
  • Giacomo Jucker (Ricordi di un nipote) – di Augusto Mercandino
  • Il Catalogo (con foto e descrizione delle opere in mostra)
  • Appendice
  • Bibliografia

Devo confessare che il mio interesse per il volume e la mostra riguardava più la famiglia Jucker che non i Macchiaioli. La famiglia, infatti, è quella di mia nonna Sylvia.

Sylvia Jucker

Sylvia Jucker Menzinger

Ho, dunque, trovato di particolare interesse il capitolo dedicato alla famiglia, ma anche altri che, più indirettamente ne parlano.

Nel capitolo e, in genere, nel volume, si parla, infatti, non solo di Giacomo, ma anche di altri membri della famiglia, collezionisti o meno.

 

Mia nonna era “inglese” essendo nata a Manchester, di lingua inglese e cittadina britannica, ma la sua famiglia (materna e paterna, dato che era figlia di due cugini Jucker) veniva dalla Svizzera tedesca.

Gli Jucker nel XIX secolo da periti tessili si trasformarono in industriali, avviando imprese in Italia e Inghilterra, pur mantenendo la cittadinanza svizzera.

Lo zio di Giacomo, J. Jacob Jucker, sposò la scozzese Selina Anderson e si trasferì in Inghilterra a Manchester, rilevando la ditta di produzione ed esportazione di macchinari tessili J.Felber & Co., poi Felber, Jucker & Co., ampliando l’attività al montaggio di campi di gara, allo sfruttamento delle foreste del Sud Africa, al finanziamento di linee di navigazione, alla fabbricazione di tegole e fogli in amianto, importazione di prodotti coloniali, commercio di legname e cellulosa. La figlia di Jakob era la madre di mia nonna, Dora Selina Jucker (1880-1961).

Giacomo Jucker con la moglie Ida

Alla morte di Jakob (1908) la ditta passò nelle mani del nipote di Jakob, Enrico Fontana Jucker (1878-1935), che sposò appunto la cugina Dora. Enrico sviluppò ulteriormente l’impresa familiare, entrando anche nel commercio del cemento e divenendo amministratore delegato di varie aziende inglesi come la British Everite and Asbestilit (amianto) o la British Rayopane Ltd (cellulosa) e divenendo nel 1920 console onorario di Manchester.

Morì prematuramente nel 1935, avendo ingoiato un’ostrica, lasciando cinque figli, Philip, Sylvia (mia nonna), Nina, Angela e Adrian. Alla sua morte le imprese familiari passarono sotto la direzione del fratello di Jakob, Albert, essendo anche il primogenito di Enrico (Philip) morto prematuramente nel 1937 mentre si allenava su un’auto da corsa nell’isola di Mann.

Alberto o Albert (all’anagrafe Hans Heinrich Albert, nato a Wila nel 1849, non lontano da Juckern, cittadina da cui potrebbe derivare il cognome) sposò il 04/10/1877 Luigi Antonia Regina Fontana (nata a Fagnano Olona il 12/10/1851).

Alberto ebbe sei figli:

Enrico (1878-1935 – mio bisnonno), Anna (1880-1962), Giacomo (Nese, oggi Alzano Lombardo 30/03/1883 – il collezionista cui è dedicata la mostra), Lina (morta bambina nel 1898), Alberto, detto Albertino (1889-1979), Carlo Amedeo (1893-1984).

Mostra Macchiaioli Jucker

Un altro collezionista della famiglia fu Carlo Jucker (1878-1971), discendente da Hans Ulrich, zio di Alberto e suo fratello Jakob, che venne in Italia per lavorare con il cugino Alberto. Anche Carlo sposò una (seppur lontana) cugina, Anna Jucker, figlia di Alberto e sorella di Giacomo. Diresse gli stabilimenti di Castellanza e Legnano del cotonificio Cantoni, come presidente, divenendo poi anche presidente del cotonificio Bresciano Ottolini, della Banca di Legnano e della Società del Gas di Legnano e Saronno. Fu promotore di importanti istituti filantropici e sociali e committente di realizzazioni architettoniche di avanguardia quali la Colonia Elioterapica di Legnano, capolavoro dell’architettura razionalista italiana. Carlo fu collezionista di opere d’arte dal Rinascimento al XX secolo.

 

Collezionista di maggior rilievo, però, fu suo figlio Riccardo Jucker (1909-1987) che raccolse numerose opere delle avanguardie storiche attive nei primi anni del Novecento, in particolare, del Futurismo. Tra gli artisti di cui raccolse i dipinti, ricordiamo Braque, Picasso, Carrà, Mondrian, Léger, Boccioni, Balla, Severini, Soffici, Simoni, Rosai, De Pisis, Morandi, Modigliani, Matisse, Klee e Kandinskji. Opere cedute, dopo la sua morte, al Comune di Milano.

 

Il volume riporta anche fotografie di vari membri della famiglia, Giacomo, Jakob, Enrico e altri.

 

Jucker 2.BMP

 

 

VITA E MORTE DI ARTISTA FIORENTINO AI TEMPI DEL RINASCIMENTO

Il tormento e l’estasi” è senz’altro un bel titolo ed è anche grazie a esso che ho deciso di leggere questa biografia romanzata di Michelangelo Buonarroti scritta da Irving Stone. Eppure, per quanto sia un titolo suggestivo, mentre leggevo, più volte mi sono chiesto come si chiamasse libro, dato che proprio non mi restava in mente. Tormento ed estasi sono, infatti, termini troppo generici e, nel cercare di ricordare, si tende a sostituirli facilmente con loro sinonimi o addirittura con altre coppie di parole che ci sembra possibile attribuire a Michelangelo.

Oltretutto, difficilmente avrei pensato a due parole simili per descrivere l’opera dell’artista fiorentino. Era tormentato? Forse più da problemi materiali che non dello spirito e comunque, direi, non più di altri artisti. Il tormento mi pare un’idea che riguarda più che altro artisti romantici o successivi, a meno che non si voglia definire “tormento” l’ossessione di Michelangelo per la scultura, descritta da Stone. Michelangelo dipingeva e scolpiva soggetti religiosi ma non è l’estasi al centro della sua opera, bensì l’uomo, con la sua materialità, vera riscoperta dell’umanesimo e del rinascimento. L’estasi mi pare un concetto che meglio si adatta a opere e personaggi di quel Medioevo che uomini come Michelangelo stavano appunto contribuendo a seppellire.

Insomma, un titolo evocativo ma sostanzialmente sbagliato, a mio sentire, che poco

Risultati immagini per irving stone

Irving Stone

descrive il personaggio e il romanzo.

Quanto alla biografia, per quel poco che posso sapere e ricordare di Michelangelo, mi è parsa piuttosto corretta, a parte alcune note di “costume” che, da fiorentino acquisito quale sono, poco mi hanno convinto. Una tra tutte, per la quale chiedo conforto culturale a chi può. Conosco la frase “meglio un pisano all’uscio che un morto in casa” come espressione livornese, spesso ripresa dai fiorentini, ma non mi pare sia usata con riferimento a Roma. Sbaglio? Lo era ai tempi del Buonarroti?

 

Pietà di Michelangelo Buonarroti

Una biografia deve essere creativa? Certo qualcuno sosterrà di no, che deve cercare di descrivere al meglio il personaggio scelto, il suo tempo e il suo mondo. Se fosse solo una biografia, la risposta potrebbe essere negativa. Se però parliamo di biografia romanzata, mi aspetto un certo contributo creativo da parte dell’autore. Ho, per esempio, appena finito di leggere l’Iliade riscritta da Manfredi, che la descrive con lo sguardo di Ulisse. Questo è il tipo di creatività cui penso. Saper dare una visione nuova a una storia antica e nota. A volte basta poco, anche solo alzare di un tanto l’angolo della visuale tradizionale. Stone mi pare che poco inventi da questo punto di vista. Scrive bene, delinea bene i personaggi, ma non aggiunge molto alla Storia, alla vita dei suoi personaggi.

Peccato, perché quello che ha scritto è un romanzo, ne ha tutte le caratteristiche, ed è anche un buon libro, e con un pizzico di originalità in più sarebbe potuto diventare qualcosa di più di una biografia.

 

 

Tondo Doni – Michelangelo Buonarroti

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