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LE APOCALISSI RITROVATE

Da tempo, progetto di scrivere un romanzo apocalittico. Con quell’intento alcuni anni fa acquistai il volume “Le Apocalissi gnostiche” di Adamo, Pietro, Giacomo e Paolo.

Ancora non ho iniziato il romanzo, ma intanto mi sto “allenando” scrivendo la raccolta di racconti “Apocalissi fiorentine” con cui esploro varie alternative.

È così finalmente giunto il tempo di leggere “Le Apocalissi gnostiche”, anche se il romanzo che vorrei scrivere e i racconti che sto scrivendo si riferiscono alla definizione moderna di apocalisse, come distruzione del mondo, mentre il volume, così come l’Apocalisse di Giovanni e la Chiesa, parlando di apocalisse parlano di “rivelazione”.

Il termine deriva dal greco ἀποκάλυψις, composto di apó (“da”) e kalýptein (“nascosto”), significa togliere il velo, ovvero scoperta o disvelamento.

Il concetto sembrerebbe essersi originato presso gli ebrei che parlavano greco, per poi passare ai cristiani. Nella terminologia della letteratura del primo Ebraismo e Cristianesimo, indica una rivelazione di cose nascoste da Dio a un profeta scelto. Il termine è più spesso usato per descrivere il resoconto di tale esperienza.

Le cinque apocalissi gnostiche riportate nel volume fanno parte di un gruppo di testi ritrovati nel 1945 a Nag Hammadi (Egitto), che rivoluzionarono le nostre conoscenze dello gnosticismo. Fino ad allora, infatti, prevalevano le fonti contrarie allo gnosticismo.

I testi sono ampiamente commentati e annotati dall’importante filologo Luigi Moraldi.

 

Lo gnosticismo è stato un movimento filosofico, religioso ed esoterico, a carattere iniziatico, molto articolato e complesso, presente nel mondo
ellenistico greco-romano, la cui massima diffusione si ebbe tra il II e il IV secolo d.C. Il termine gnosticismo deriva dalla parola greca gnósis (
γνῶσις), cioè «conoscenza», che era l’obiettivo che esso si poneva.

Anche se parrebbe collocarsi principalmente in un contesto cristiano, in passato alcuni studiosi ritennero che lo gnosticismo precedesse il cristianesimo e inclusero credenze religiose pre-cristiane e pratiche spirituali comuni alle origini del cristianesimo, al neoplatonismo, all’ebraismo del Secondo Tempio, alle religioni misteriche e allo zoroastrismo (specialmente per ciò che riguarda lo zervanismo) (testo ripreso da wikipedia).

Come scritto in prefazione “l’apocalittica immagina la storia universale come un’unità alla quale Dio ha stabilito un termine che segnerà il trionfo completo e definitivo dei giusti”.

Sempre in prefazione si evidenzia come in Ezechiele l’apocalisse fosse vista come lo scontro tra i malvagi guidati da Gog e l’Eterno, che difende i giusti e che è in Daniele che s’introduce per la prima volta la fede nella risurrezione dei giusti.

Altri ancora sono i riferimenti biblici. C’era dunque una cultura apocalittica ebraica tutto sommato poco recepita dal cristianesimo. Nel Vangelo l’unica apocalisse è Gesù Cristo e persino l’Apocalisse di Giovanni stentò a essere riconosciuta come parte di questi libri.

Le Apocalissi gnostiche” furono ritrovate in lingua copta (egizio scritto in caratteri greci). Il volume non presenta un testo a fronte nell’originale, ma accanto ad alcune parole ne riporta la versione greca, soluzione che ho trovato apprezzabile, dato che, almeno per me, un intero testo a fronte si sarebbe rivelata lettura troppo impegnativa, mentre ho gradito questi veloci riferimenti linguistici.

Affascinante è leggere le differenze di visione tra i testi evangelici e quelli gnostici, anche se rimpiango di avere conoscenze teologiche alquanto limitate. In particolare, mi ha colpito il concetto che non vi sia un solo Dio, ma un Demiurgo, che crea i corpi, e un Dio supremo, vero Dio. Singolare è ritrovare l’idea platonica di un’anima completa maschile e femminile, poi scissa e che ora cerca di ricomporsi tramite l’unione sessuale, l’attrazione tra maschio e femmina.

Curiosa l’idea che il Demiurgo sostenesse la stirpe di Seth (figlio di Adamo, nato dopo la morte di Abele), contro le altre.

È questo un concetto centrale per lo gnosticismo, secondo il quale, come scrive il padre della Chiesa, Clemente Alessandrino, negli Excepta 54-56: “A partire da Adamo sono generate tre nature: la prima irrazionale, alla quale appartiene Caino; la seconda razionale e giusta alla quale appartiene Abele; la terza pneumatica alla quale appartiene Seth… Molti sono gli iilici (irrazionali) piccolo il numero degli psichici (razionali), rari sono i pneumatici”.

I pneumatici, anime giuste, devono essere educati alla perfezione, quando la raggiungeranno saranno dati in sposa agli angeli del Salvatore. Per gli irrazionali non c’è speranza, mentre i razionali, dotati di libero arbitrio, difficilmente assurgeranno, però, alla grazia.

Gli gnostici, poi, rifiutano l’organizzazione della Chiesa in “episcopi” (vescovi e diaconi), che considerano inammissibile.

Ben diversa è anche la concezione della passione di Cristo. Negli Apocrifi del Nuovo Testamento, si legge qualcosa di simile al concetto gnostico di Cristo “per voi io sono un ineffabile mistero”:

Io, dunque, non ho sofferto alcuna di queste cose che essi diranno a mio riguardo; ed anche la passione che danzando ho indicato a te e agli altri, voglio che sia chiamata ‘un mistero’. Giacché ciò che sei tu, tu lo vedi, te l’ho indicato io. Ma ciò che sono io, lo so soltanto io e nessun altro… Non curarti dei molti e disprezza coloro che sono fuori del mistero. Tu senti dire ch’io patisco, ed io invece non ho patito, ch’io non patisco, ed io invece  ho patito, ch’io sono trafitto ed io invece non sono trafitto, ch’io sono appeso, ed invece io non sono stato appeso… In breve: ciò che quelli affermano di me non ha avuto luogo, mentre ciò che essi non affermano di me è proprio ciò che ho patito.

 

LA C.A.T.T.I.V.O. È W.I.C.K.E.D

La C.A.T.T.I.V.O. (Catastrofe Attiva Totalmente, Test Indicizzanti Violenza Ospiti) che nei precedenti due romanzi della serie “Maze Runner” compariva quasi di sfuggita, nel terzo volume della trilogia principale “La rivelazione” dello statunitense James Dashner ha un ruolo centrale e diventa il nemico diretto dei protagonisti, Thomas e amici. Già leggendo i primi due volumi (“Il labirinto” e “La via di fuga”) il nome di questa associazione mi aveva lasciato molto perplesso, facendomi sospettare fosse un invenzione del traduttore. Non mi tornava che un acronimo semplice come avrebbe potuto essere B.A.D. fosse stato reso con CATTIVO, che è l’acronimo di una denominazione alquanto improbabile. Ho allora cercato il nome originale che, a quanto pare, è WICKED (World In Catastrophe: Killzone Experiment Department), ovvero “MALVAGIO”, reso nel film come WCKD (“World Catastrophe Killzone Department”). In effetti, la soluzione cinematografica è una sigla più probabile della sgradevole “C.A.T.T.I.V.O.” e persino del nome scelto dall’autore. Mi metto nei panni del traduttore che deve aver penato non poco per trovare una soluzione accettabile, ma il risultato purtroppo è disturbante.

La rivelazione” (“The Death Cure” – pubblicato nel 2011 e uscito in Italia nel 2014) è il volume conclusivo della trilogia, ma non l’ultimo scritto da Dashner, che dopo averlo pubblicato si è lanciato in una nuova trilogia che rappresenta il prequel di questa (per ora costituita solo dal volume “La mutazione”, pubblicato nel 2012, cui dovrebbe seguire nel 2016 “The fever code”).

James Smith Dashner (Austell, 26 novembre 1972)

Questa trilogia ha il suo punto debole nell’incostanza di ambientazione che trascende quasi nell’incostanza di genere letterario.

Il labirinto”, infatti, si svolgeva in una radura circondata da un intrico di corridoi mobili dagli altissimi muri e i ragazzi (tutti maschi tranne una, Teresa) erano impegnati a sfuggire a mostri meccanici fantascientifici e a trovare una via d’uscita. “La via di fuga”, invece si svolge all’aperto in un territorio, la Zona Bruciata così vasto da provocare nel lettore una sorta di agorafobia, dopo essersi abituati agli spazi claustrofobici del Labirinto. Inoltre questa Zona Bruciata è popolata da persone fuori di testa, gli Spaccati, che ricordano più zombie che altro. Si passa, insomma, dalla fantascienza e dal gioco di intelligenza al romanzo gotico.

Con il terzo volume, l’unità d’ambientazione si perde del tutto, svolgendosi in vari luoghi, tra cui una città prima normale e poi infestata dagli Spaccati/ zombie e poi di nuovo, per poco, nel Labirinto, dove ritroveremo persino i mostri fantascientifici detti “Dolenti”, che non sono i soli resuscitati del volume, ritornando nel volume sorprendentemente in vita anche un altro personaggio che da “cattivo” è diventato “buono”, così come qualcun altro che all’inizio sembrava “buono” si trasforma in cattivo, per poi, magari ritornare “buono”. Simili “sorprese” sembrano un po’ troppo dei trucchetti per sorprendere il lettore, ma nel disorientarlo (un po’), rendono la trama debole.

In una serie sarebbe bene (ottimo esempio è il ciclo di Harry Potter) che, tra tanti cattivi minori, il Cattivo principale rimanga presente e imbattuto fino alla fine.

Dov’è qui il Cattivo? Nel primo volume è vago e misterioso e ci si preoccupa più che altro dei Dolenti e dei ragazzi impazziti. Nel secondo compare più concretamente la C.A.T.T.I.V.O., anche se si insinua già il sospetto che la “C.A.T.T.I.V.O. è buona” , mentre i nemici “concreti” sono gli Spaccati. Nel terzo i cattivi sono i dipendenti della C.A.T.T.I.V.O., Uomo Ratto in primis. Sembrerebbe un ovvio sviluppo, ma più la trama si chiarisce, più perde appeal.

Se il primo volume incuriosisce, il secondo, troppo diverso, spiazza un po’ e il terzo, con il suo far marcia indietro (persino con un poco probabile ritorno nel Labirinto) e la sua scarsa unitarietà, anche essendo un po’ troppo virato verso l’avventura dura e pura, senza troppo mistero, si lascia leggere abbastanza piacevolmente, ma comincia con annoiare.

The Maze Runner – il film

Per fortuna la seconda trilogia è un prequel di questa, per cui non sarò spinto a leggerla per sapere come va avanti la storia anche se mi chiedo cosa ci possa essere da aggiungere a quanto già narrato. Francamente non mi pare molto interessante scoprire, per esempio, più in dettaglio come sia avvenuta l’eruzione solare o come si sia diffuso il virus detto Eruzione o come Thomas sia finito nel Labirinto. Spero non siano questi i temi trattati! Letta la trilogia, avrei consigliato a Dashner di passare ad altro, per evitare di far disamorare i lettori conquistati sinora.

James Dashner

Il primo volume suggeriva persino riflessioni filosofiche sulla ferinità dell’uomo, sulla tendenza alla civiltà della nostra razza e sulla visione della vita come un videogioco crudele, sulla crescita degli adolescenti ma tutto questo si perde e si dimentica nel dilatarsi dei volumi e della trama.

I morti continuano ad accumularsi, soffocando la lettura, eppure i protagonisti sembrano incapaci di adattarsi a questo mondo mutato in cui la vita è divenuta effimera. Assai migliori paiono i protagonisti, per esempio della serie di telefilm “The walking dead”, che passano ormai indifferenti tra centinaia di zombie, trapassando loro la testa come se infilzassero patate. Pur nell’assurdità della situazione, il loro atteggiamento distaccato appare assai più realistico di Thomas che continua a piangere su amici morti strada facendo e ancora esita a colpire con determinazione i propri nemici.

E il finale? Beh, non voglio dirne nulla per non rovinare la lettura a chi deve farla, ma non si può dire mi abbia sorpreso molto.

DISTOPIA WEB

Probabilmente è un effetto della prolungata crisi economica avviatasi sul finire del 2007, che si innesta su una generale crisi del sistema occidentale di più lunga durata, ma negli ultimi tempi mi pare di notare una certa ripresa dei romanzi e dei film distopici e apocalittici. Di solito le distopie vengono presentate come effetto di regimi autoritari, ma questo è più la caratteristica delle grandi distopie del secolo scorso come “Noi” di Zamjatin, “1984” di Orwell o “Il mondo nuovo” di Huxley o“Fahreneit 451” di Bradbury, distopie nel più puro dei sensi, essendo il contrario, politicamente parlando, delle utopie alla Tommaso Moro e Tommaso Campanella.

Ultimamente le distopie tendono a essere l’effetto di qualche evento apocalittico o a non definire le cause della variazione ambientale (vedi “Il labirinto” di James Dashner, “La strada” di Cormac McCarthy, “La Torre Nera” di Stephen King).

Le apocalissi immaginate sono generalmente legate alla paura di catastrofi indotte da virus mortali (la serie TV “L’esercito delle dodici scimmie”, “The walking dead”, “Io sono leggenda” di Matheson) o da altre malattie (“Cecità” di José Saramago), crisi climatiche (“The day after tomorrow”, “Cielo di sabbia” di Joe Lansdale, “Deserto d’acqua” di James G. Ballard, il film “Waterworld”), guerre (“Libri da ardere” di Amélie Norhomb, “The day after”), collisioni spaziali (“Armaggedon”, “Deep impact”) o, addirittura, invasioni aliene, di cui la fantascienza è piena. Talora nascono da distorsioni dell’apparato sociale (“Hunger games”) che usa in modo perverso la scienza (“Non lasciarmi” di Ishiguro, “Il donatore” di Lowry)

Giovanni Agnoloni  (foto di Antonio Ancarola)

(

Il romanzo “Sentieri di notte” di Giovanni Agnoloni è una distopia con elementi apocalittici, ma presenta interessanti elementi di originalità e novità. Innanzitutto, pur avendo evidenti caratteristiche distopiche, descrivendo un’Europa quasi asservita a una multinazionale e per molti aspetti già in forte degrado, ci mostra l’inizio del processo apocalittico. La novità risiede nel fatto che questa non è innescata né da virus, né da bombardamenti cosmici, ma da un blocco totale della distribuzione di energia elettrica (questo elemento spesso associato alle apocalissi in narrativa) e, fatto nuovo, della rete internet.

Per noi che siamo nati prima del web, può sembrare che tornare indietro a quei tempi non sia poi così traumatico, ma immaginate il vostro lavoro e la vostra vita oggi senza la rete. Non come era in passato, ma come diverrebbe se all’improvviso non ci fosse più: niente e-mail, niente streaming, niente TV On-demand, niente community, niente facebook, niente whatsapp, niente PEC, niente smartphone. Pensate a tutto il commercio e al business che oggi gira e si basa su internet: quanta parte della nostra economia collasserebbe? Sarebbe una crisi economica come non ne abbiamo mai viste, il blocco di tutte le comunicazioni. Il web è forse qualcosa di ancora troppo nuovo perché lo si consideri come una delle fondamenta della nostra civiltà, ma se sparisse all’improvviso, questa andrebbe in crisi.

Il romanzo è l’inizio di una trilogia già interamente edita (non saprei se siano previsti ulteriori volumi) e il primo volume non ci dice molto di come reagisca il mondo, ormai aduso alla navigazione web, alla comunicazione elettronica e al commercio digitale nel momento in cui ne rimane privo, ma ci mostra gli sforzi di uno strano drappello di eroi per bloccare la multinazionale che ha generato il blocco per asservire l’Europa. Incontriamo un enigmatico professore, che sebbene conosciamo già morto, pare abbia tessuto le fila della resistenza, un androide da lui creato, un informatico cieco ma con la capacità di percepire la rete, uno studioso irlandese di teologia e altri personaggi che convergono da varie parti del continente per arrestare il processo distopico.

L’atmosfera fantascientifica, a tratti con toni da prima science-fiction, si inserisce sulla descrizione di un’Europa quanto mai concreta e reale (da Berlino a Cracovia a Lucerna), con riferimenti alla Storia più o meno recente, aggiungendo, con riferimenti religiosi, ambientazioni che sfiorano il metafisico, come la misteriosa nebbia bianca che minaccia il cuore dell’Europa.

Incuriosisce capire come la vicenda sarà portata avanti dall’autore e quali sviluppi seguiranno.

 

L’OPPOSTO DEL SIGNORE DELLE MOSCHE

Ne “Il signore delle mosche” un gruppo di ragazzini civilizzati, abbandonati su un’isola deserta si trasformano in selvaggi. Ne “Il labirinto” un gruppo di ragazzini rinchiuso in una radura, circondata da un labirinto, creano una società civile e organizzata, con ruoli e compiti ben definiti.

Apparentemente il messaggio che sembra lasciarci Golding appare l’opposto di quello di James Dashner. Il premio nobel sembra comunicarci che, dentro di noi, siamo tutti dei selvaggi e che basta poco per trasformare delle creature falsamente considerate come innocenti, quali i bambini, in assassini senza cuore. Il giovane scrittore americano (1972), con questo primo volume (The maze runner – 2009) di una serie che promette già 5 o forse 6 volumi, ci dice invece che la volontà e la capacità di organizzarsi è prerogativa dell’uomo, persino quando è solo un adolescente.

Se valutare il senso della storia di Golding è più semplice, trattandosi di opera in sé compiuta, “Il labirinto”, per essere interpretato correttamente andrebbe letto all’interno della serie. Questo primo volume, infatti, ci lascia con i ragazzi che si apprestano ad affrontare nuove prove in un ambiente diverso.

Nel primo romanzo vediamo che i movimenti e le scelte dei ragazzi sembrano essere in parte pilotate dall’esterno, ma la loro libertà di scelta è tale da renderli i veri artefici di questo ordine in cui vivono, anche se l’arrivo di due nuovi personaggi porterà ad alterare le loro abitudini e l’ordine, che uno dei loro capi sottolinea essere una delle cose più importanti che hanno, in quella sorta di prigione.

Il labirinto” sembra un romanzo fatto apposta per ricavarne un video gioco, con un dedalo da attraversare, popolato da creature minacciose, un codice da decifrare e passaggi di livello, ma è una lettura che scorre veloce e appassiona, tenendo alta la tensione e la curiosità. La trama è sostanzialmente quella di un’avventura, ma la presenza di personaggi adolescenziali, ne fa anche una sorta di romanzo di formazione, di percorso di autoconsapevolezza e crescita personale. Il fatto che i ragazzi abbiano perso la memoria li rende figure particolari, con un desiderio di conoscenza e scoperta che si trasmette nel lettore.

La radura, con le strane creature meccaniche che osservano ciò che vi succede e con le piccole e grandi battaglie affrontate dai radurai, fa pensare all’arena di “Hunger Game”, anche se il pubblico sembra assente e se c’è si nasconde dietro quei piccoli marchingegni da spionaggio. Anche l’età dei personaggi è simile, ma per Suzanne Collins sono ragazzi che combattono per la propria sopavvivenza personale, l’uno contro l’altro (con qualche eccezione), mentre i radurai combattono assieme per la salvezza comune, pur essendo disposti a lasciare dei morti sul campo di battaglia. Come in “Hunger Game” anche ne “Il labirinto” i ragazzi sembrano destinati a morire uno dopo l’altro, a meno che qualcuno non si ribelli e spezzi il meccanismo.

Il messaggio di entrambi, sempre gradito agli adolescenti, sembra essere che il mondo è un posto difficile in cui vivere (del resto questi sono anni di crisi) ma che la forza di volontà può cambiarlo, che può esserci un ragazzo speciale in grado di mutare le cose.

Il labirinto” parte come una sfida intellettuale oltre che fisica, ambientato in un mondo dal sentore fantascientifico, ma si conclude proiettandoci decisamente in una distopia apocalittica fantascientifica, che ci si aspetta potrà svilupparsi nei prossimi volumi.

Come i migliori fantasy, il romanzo cerca di inventarsi un suo linguaggio con numerosi neologismi (caspio, pive, radurai, scacertole, dolenti…), ma forse non osa abbastanza e avrebbe potuto approfondire il tentativo creando un linguaggio nuovo più articolato, anche se, non essendo un contesto fantasy, forse non ce n’è bisogno e possono bastare quelli creati, sufficienti per una comunità autonoma ma tutto sommato recente. Insomma un buon tentativo di dare maggior realismo all’ambientazione.

James Dashner

The Maze Runner (The Maze Runner Series)

 

LA FINE DELLE CIVILTÀ PASSATE E PRESENTI

Si dice che lo studio della Storia possa essere uno strumento per imparare dal passato e cercare di non ripetere gli stessi errori, eppure i popoli, anche quando conoscono la Storia, sembrano ricadere facilmente negli stessi comportamenti.

Jared Diamond ha una visione più ottimistica e con i suoi scritti cerca di farci capire meglio dove abbiamo sbagliato per migliorare le nostre possibilità in futuro.

Nel doppio volume che costituisce il poderoso saggio “Collasso”, questo ornitoologo statunitense (Boston 10/09/1937) da tempo prestatosi all’antropologia ci mostra come si siano estinte alcune civiltà del passato (Isola di Pasqua, Maya, Vichinghi e altri) e quali rischi corrano alcune popolazioni attuali (per esempio lo Stato del Montana, Hispaniola, la Cina, il Ruanda e l’Australia) e, più in generale, l’intera umanità ormai globalizzata.

Il saggio, ideale continuazione di “Armi, acciaio e malattie”,  è variamente articolato, affrontando sia eventi storici, che situazioni contemporanee, mostrando esempi concreti e cercando di teorizzare un elenco di cause generali di collasso delle civiltà, analizzando l’interessenza di queste tra loro, interrogandosi sul perché gli sviluppi drammatici che oggi appaiono evidenti non furono intuiti e perché non furono trovati dei rimedi, anche quando, con il senno di poi, apparivano praticabili.

Sebbene il deterioramento dell’ambiente, spontaneo o indotto dall’uomo, sia indicato come solo una delle cause della fine di molte civiltà, ne emerge come una variabile con un forte influsso e tra le cause individuate appare quella che maggiormente dovrebbe preoccupare noi contemporanei per le sorti del nostro mondo.

Sebbene “Armi, acciaio e malattie” fosse, a mio giudizio, un saggio più originale e affascinante nel suo spiegare le ragioni (non razzistiche) grazie a cui l’uomo bianco domina il mondo, anche “Collasso” è pregevole per la varietà e l’approfondimento delle casistiche esaminate e sicuramente da leggere per il ragionato allarme che lancia sulle sorti della nostra civiltà.

Jared Diamond

Importante rimane anche l’approccio scientifico alla Storia, che caratterizzava il precedente saggio e che è ripreso anche in questo.

La fine di altri popoli ci mostra la grande fragilità di ogni civiltà, la cui integrità va preservata con attenzione e lungimiranza. I rischi per il pianeta derivanti non solo da una crescita demografica che non accenna a rallentare, ma soprattutto dalla giusta ispirazione dei paesi meno sviluppati a raggiungere condizioni di vita pari a quelli occidentali, con il conseguente consumo di risorse limitate e l’irreversibile depauperamento del territorio.

Un difetto di questo saggio è una certa ripetitività, un continuo rimarcare alcuni concetti e ricordare alcuni esempi già ampiamente trattati. Sembra un po’ lo stile di molti documentari americani, anche se per questi l’approccio è di solito anche più marcato, quasi che i documentaristi statunitensi pensino di aver a che fare con un pubblico di dementi con un livello di attenzione bassissimo. Forse hanno ragione loro (l’attenzione del pubblico televisivo è ridicolmente bassa e anche su un saggio piuttosto lungo, si può immaginare che il lettore non ricordi, quanto scritto qualche centinaio di pagine prima), ma da italiano di media cultura, trovo fastidiose le ripetizioni, anche in un testo come questo che, in fondo non ne abusa poi troppo.

 

SOPRAVVIVENZA STEAMPUNK

Ho scoperto lo steampunk analizzando le correnti della letteratura ucronica. Con questo genere di opere si intendono, generalmente, quelle che descrivono il protrarsi sino ai giorni d’oggi della cultura vittoriana inglese e, soprattutto, della civiltà industriale ottocentesca, con le sue grandi macchine a vapore, i suoi ingranaggi, i suoi motori a carbone.

ragazza steampunk

ragazza steampunk

Il volume “Guida steampunk all’Apocalisse” dà una diversa definizione del genere. In realtà, mi pare più una non-definizione.

L’Introduzione comincia così:

Come il cyberpunk un quarto di secolo fa, lo steampunk è oggi soprattutto negli Stati Uniti e nella rete, un movimento culturale in sboccio, una tendenza estetica, uno stile di vita che prende le mosse dalla moderna fantascienza di Gibson, Sterling (La macchina della realtà) e Stephenson (L’era del diamante”) per citarne solo alcuni, ma si spinge molto più indietro nella storia della letteratura, attingendo ai mondi immaginati da Verne e da H.G. Wells.”

Insomma, lo steampunk, pur fortemente connesso alla letteratura, è anche “una tendenza estetica, uno stile di vita”.

La guida scritta da Margaret Killjoy, in effetti, ha poco a che fare con l’ucronia (dato che parla di un mondo futuro) e molto con lo “stile di vita”. Scritto in tono umoristico, fornisce dei consigli molto concreti e pratici per sopravvivere in un mondo post-apocalittico secondo i principi dello steampunk.

Gli steampunk non sono per un ritorno alla natura, ma per un ritorno alla meccanica essenziale, quella in cui chiunque, con un buon manuale e un po’ di intelligenza, può riparare una macchina guasta. Amano gli ingranaggi, ma odiano l’elettronica.

ragazza steampunk

ragazza steampunk

Il volumetto della Killjoy è simpatico ma non comico (ne penso intenda essere diverso). Se dovessi sopravvivere a una qualche apocalisse, lo infilerei in borsa. Non risolve certo tutti i problemi, ma dà suggerimenti utili su come distillare l’acqua e renderla potabile, come difendersi da alcune malattie, procurarsi e conservare cibi, trovare alloggio e altre cose utili in un mondo devastato.

Una lettura piacevole, soprattutto per chi come me ama questo tipo di scenari, i trapper, per gli amanti della vita alla Robinson Crusoe o i sopravvissuti a qualche apocalisse.

Firenze, 23/06/2013

macchina steampunk

macchina steampunk

REGREDIRE VERSO LE PALUDI ARCANE

A volte capita di leggere qualche libro che proprio non ci piace e non riusciamo a digerire. Mi capita di rado, un po’ perché leggo poco a caso, un po’ perché riesco quasi sempre a trovare qualcosa di buono in un testo. Però mi piace sperimentare letture diverse e qualche volta m’imbatto in storie che non riesco a mandar giù.

Uno dei libri che, ultimamente, mi è piaciuto meno è stato “La Mostra delle Atrocità” di James Graham Ballard. Diciamo che mi è piaciuto così poco, che, se fossi stato un altro, probabilmente avrei messo una croce sopra a questo autore e non ne avrei letto più. Ballard però è uno dei “mostri” sacri della fantascienza e non potevo liquidarlo così. Ho dunque letto “Deserto d’Acqua”, anche noto come “Il Mondo Sommerso” (“The Drowned World”) (del 1962).  Per fortuna, a differenza de “La Mostra delle Atrocità”, “Deserto d’Acqua” è un vero romanzo. Vera fantascienza. Inoltre è scritto piuttosto bene. Quando ci si aspetta poco da un libro, è il momento, almeno per me, di apprezzarlo di più. Sarà forse per questo che, per quasi metà del romanzo, sono stato persino tentato di considerarlo  una delle mie migliori letture degli ultimi mesi, poi, però, ho percepito una certa pesantezza narrativa, poca cosa, ma sufficiente a farmelo lasciare tra i buoni libri di fantascienza, ma non a farlo assurgere nell’Olimpo dei miei Cult personali. A rendermelo gradito c’è sicuramente l’ambientazione post-apocalittica che continua ad affascinarmi, anche se ormai se ne sono viste innumerevoli versioni. Qui siamo dalle parti del – successivo (1995) – film “Waterworld” di Kevin Reynolds, con Kevin Costner: la terra è stata sommersa dalle acque, in una sorta di nuovo Diluvio Universale, ma l’ambiente è, in realtà diverso: in “Waterworld” c’era solo l’Oceano. Qui ci sono soprattutto paludi. Ad arricchire la trama c’è un altro elemento che amo: il sogno. I sopravvissuti in questo mondo che si sta surriscaldando e tornando alle origini hanno degli incubi lovecraftiani con i quali regrediscono a tempi arcani in cui la vita emergeva dalle paludi.

James Graham Ballard

James Graham Ballard

Quello che forse ho gradito meno è, invece, l’arrivo dei “pirati” che prosciugano la laguna, facendo riemergere una Londra ormai perduta negli abissi marini. Tutto sommato, avrei preferito seguire le vicende della coppia rimasta da sola dopo la partenza del laboratorio per cui lavoravano, ad affrontare i propri incubi, il clima ostile e la natura regredita. Sì, forse, la mia attenzione ha cominciato a calare a quel punto. Uno sviluppo verso la follia o verso l’abbrutimento dei protagonisti mi avrebbe intrigato maggiormente.

 

Firenze, 13/05/2013

 

SI PUÓ RIDERE DELL’APOCALISSE?

Terry Pratchet, Neil Gaiman - Buon Apocalisse a tutti!

Terry Pratchet, Neil Gaiman – Buon Apocalisse a tutti!

Buon Apocalisse a tutti!”, il romanzo di Terry Pratchett e Neil Gaiman, affronta un tema non certo nuovo per la letteratura e il cinema, per non parlare della filosofia o della religione: la fine del mondo.

In Italia ha la sfortuna di essere presentato con un titolo che fa presagire un approccio assai più umoristico di quanto non sia realmente. Il titolo originale “Good Omens” (“Buoni Presagi”), se non altro crea meno false aspettative di grasse risate, che in effetti, il romanzo, seppur con una vena umoristica, non suscita davvero e non credo voglia neppure suscitare.

Wikipedia lo definisce una “commedia metafisica sull’avvento dell’Apocalisse” e la definizione mi pare abbastanza corretta.

Non si tratta solo di una presa in giro di alcuni film come “The Omen”, ma contiene numerosi riferimenti ad altri film popolari, da “ET”, a “Il Signore degli Anelli”, a “Guerre Stellari”, ma anche riferimenti al libro dell’Apocalisse e i nomi dei personaggi sono spesso citazioni.

Insomma, si ha l’impressione di un libro scritto per fa sorridere, ma anche con l’intento di essere qualcosa di più di una qualunque storia comica.

Ci sono alcuni momenti interessanti. Trovo simpatica l’amicizia tra l’angelo Azraphel e il diavolo Crowley (stesso nome del famoso occultista), che convivono sulla Terra per seimila anni e alla fine si sentono più legati tra di loro che con Paradiso e Inferno.

Terry Pratchett e Neil Gaiman

Terry Pratchett e Neil Gaiman

Non è male l’incedere finale verso l’Armageddon dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse in motocicletta (con i quattro emuli dai nomi improbabili che li imitano e seguono), dell’Anticristo bambino con i suoi tre amichetti, della strega occultista Anatema e del finto ingegnere smonta catastrofi.

Ci sono però delle parti piuttosto inutili e alcune addirittura noiose, come i giochi banali dell’Anticristo bambino.

Direi che è un libro un po’ discontinuo come tono, un po’ troppo pieno di personaggi e di storie minori che si intrecciano e che creano confusione, con alcune trovate interessanti e alcuni riferimenti non banali come i personaggi che si interrogano su dove sia Armageddon (perché, è proprio così: è un luogo, non un evento, come si crede spesso) o l’angelo che colleziona libri antichi o le versioni errate della Bibbia, che forse esistono davvero.

A volte viene voglia di abbandonarlo, si resiste un po’, si va avanti, si trova un altro brano interessante e si procede attraverso un altro po’ di noia, fino alla nuova luce (sperando che non sia quella di un treno che arriva dal fondo del tunnel).

Firenze, 27/10/12

I quattro cavalieri dell'Apocalisse

I quattro cavalieri dell’Apocalisse

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Carlo Menzinger - Il Terzultimo Pianeta

Carlo Menzinger – Il Terzultimo Pianeta

Ho voluto raccogliere in volumetti alcune delle poesie scritte negli ultimi trent’anni (dalla fine del Liceo a oggi), tra il 1983 e il 2013. Dopo averne pubblicate alcune nel 1989 nella silloge “Viaggio intorno allo Specchio”, pensavo che non ne avrei date alle stampe altre. Si tratta, però, comunque di qualcosa che ho scritto e cui sono in qualche modo affezionato. Così come raccolgo in album le fotografie, senza alcuna pretesa artistica, ho pensato di fare lo stesso con questi versi, approfittando della possibilità di avvalermi dei nuovi sistemi di auto-pubblicazione, potendo così evitare di “disturbare” un editore, che ha certo di meglio da fare. Avrei potuto, come per le foto, tenermi questi “album di versi” per me, ma ho sempre pensato che scrivere non possa essere un gesto solitario. Credo nella collaborazione tra più autori, tra scrittori e illustratori, tra scrittori e revisori e, soprattutto, tra autori e lettori. Un autore non è tale se non ha almeno un lettore. Per questi libricini, mi accontenterò di uno solo, ma questo lettore dovrà pur esserci. Renderò quindi pubblici i testi, rendendoli disponibili in rete.
Ho deciso di dividere il più possibile i versi in base all’argomento, sebbene questo sia un criterio impreciso e molte “poesie” (non amo e non oso chiamare i miei lavori così) avrebbero potuto collocarsi in raccolte diverse da quelle in cui le ho inserite.
Il Terzultimo Pianeta” è la prima di queste antologie.

Il Terzultimo Pianeta” mostra un pianeta morente, l’uomo come un virus, dalla Genesi all’Apocalisse, in versi ora rabbiosi ora ironici che parlano di vita, morte e illusione di Dio.
L’idea sarebbe di pubblicare presto anche gli altri versi, riuniti in volumi che potrebbero essere i seguenti:
La Valle dei Poeti Pallidi“L”: la scrittura, i libri e chi li scrive. Il Poeta Pallido spara gocce d’inchiostro.

• “Schiavi Part-Time”: il nostro tempo, con le sue storture e prevaricazioni. Viviamo tutti come schiavi part-time, con gran parte del nostro tempo che non ci appartiene.
“Una Pompa nel Petto”: La Pompa nel Petto è il cuore, l’organo più abusato in poesia. Si parla dell’amore, dei suoi limiti e dei suoi asteroidedolori. La Bambina Senza Blues ne è una dei protagonisti.
• “Ombre Blues”: tutti quei sentimenti che non sono l’amore. La malinconia blues, l’amicizia…
• “Ridendo Rimo” (titolo provvisorio- suggeritemene uno!): dovrebbe riunire limerick e altri versi scherzosi o satirici.
• “Rossi di sangue sono dell’uomo l’alba e il tramonto”: devo ancora riordinare questa raccolta di componimenti brevi, in stile giapponese e immaginare un titolo.
Per il mio romanzo “La Bambina dei Sogni”, pubblicato nel 2012 con Lulu e IlMioLibro de La Repubblica, ho scelto la formula del copyleft:: un volume cartaceo da vendere a chi lo volesse, ma accompagnato da un ebook gratuito che sarà possibile scaricare senza spesa alcuna dal mio sito http://www.menzinger.too.it.
Intendo fare lo stesso anche con questo volume, affinché chi voglia leggere senza spendere possa farlo.

POTETE SCARICARLO GRATIS QUI: http://sites.google.com/site/menzingerbooks/home/download-il-terzultimo-pianeta

La scheda su anobii è qui:
http://www.anobii.com/books/Il_Terzultimo_Pianeta/9781291363838/01261462d0fc7a9573/

La scheda sul mio sito è qui:

http://sites.google.com/site/carlomenzinger/home-1/home/il-terzultimo-pianeta

Il pianeta delle scimmie

Il pianeta delle scimmie

QUANDO IL SOPRANNATURALE DIVENTA NORMALE

Risultati immagini per the walking dead 1In questo blog parlo di libri, ma a volte c’è qualcosa che, pur essendo all’apparenza fuori tema, ha influenza sul mondo letterario o  ne subisce gli effetti.

Non dico certo nulla di strano affermando che cinema e televisione sono in stretto rapporto con il mondo della letteratura e quindi potrei trovarmi a parlarne con assai maggior frequenza. Lo faccio però limitandomi ad alcuni casi specifici, a poche eccezioni.

Ultimamente ho esplorato il mondo del romanzo gotico e delle creature della notte (vampiri, licantropi, zombie, fantasmi, mostri arcani, incubi…). Guardo di rado telefilm. Negli ultimi anni le uniche due serie che ho visto per intero sono state “Lost” e “The Walking Dead”. Di quest’ultima ho appena finito di vedere la terza serie e leggo che da fine 2012 è in preparazione la quarta, dunque, a rigore, non l’ho ancora visto tutto.

Perché ne parlo? Il telefilm non ha certo la profondità e genialità di “Lost”. Qui la trama è semplice: un virus ha trasformato quasi tutti in zombie. Appena uno muore, resuscita e si trasforma in morto-vivente, con solo due stimoli: camminare e mangiare carne, possibilmente umana. Un gruppetto di sopravvissuti affronta varie avventure e disavventure. Il tutto è coinvolgente più per le dinamiche interne al gruppo che non la lotta ai non-morti. Non mancano effetti speciali dei più truci, ma se si ha più di quattordici anni credo che sia ben difficile spaventarsi. Non credo ci sia una simile intenzione da parte degli autori.

Quello che mi ha affascinato e colpito è l’evoluzione del genere: gli zombie sono diventati parte del paesaggio, i personaggi li vivono con paura, anche angoscia, ma, fondamentalmente, sono per loro solo normali ostacoli della vita quotidiana.

Ammazzano zombie spaccandogli la testa, come un impiegato evade una qualsiasi pratica, magari con attenzione e impegno, ma come una routine, odiosa e ripugnante, ma pur sempre una routine.

Uno degli ultimi episodi della terza serie mi pare rappresenti bene la situazione.

C’è il protagonista Rick, un ex-poliziotto, che sta in auto con il figlioletto di una decina d’anni e una donna. La macchina s’impantana. I tre vengono circondati da numerosi zombie che sbavano contro tutti i finestrini. Nessuno di loro è spaventato. Hanno l’aria annoiata. Li secca molto di più che la macchina sia impantanata che non di essere circondati da esseri senz’anima il cui morso li trasformerebbe a loro volta in mostri. Rick apre il finestrino e li ammazza tutti e poi tira fuori l’auto dal fango, spiegando al figlioletto come si fa.

The Walking Dead

The Walking Dead

Poco dopo il bambino vuole entrare in un bar affollato di zombie. La ragazza lo accompagna, ma butta male e ne escono a mala pena. Il bambino s’impunta che vuol tornare dentro a prendere una foto. Gli zombie si agitano dietro di loro, divisi da un’esile porta finestra.

La ragazza dice al bambino di aspettarlo lì. Lui si appoggia alla porta con i mostri a un centimetro da lui, dietro il vetro e aspetta tranquillo. La donna dopo poco torna con la foto. Routine.

Carl aspetta Michonne davanti al bar pieno di zombie

Carl aspetta Michonne davanti al bar pieno di zombie

L’orrore è diventato quotidiano. Non ci spaventiamo più. Non proviamo pietà. Non proviamo disgusto.

Non c’è più il mistero delle storie di paura ottocentesche. I vampiri McCullen siedono trai banchi del liceo in “Twilight e Bella se ne innamora.

Le creature della notte sono tra noi, forse siamo già come loro. Forse siamo peggio di loro, come scrivevamo, già qualche anno fa, nel romanzo “Il Settimo Plenilunio”.

The Walking Dead

The Walking Dead

Non c’è più neppure nessun riferimento religioso. Sì, il vecchio fattore legge la Bibbia e un paio di volte la cita, ma tutto lì. Non si pensa all’Apocalisse, tranne un veloce accenno. È questa la resurrezione dei morti? Non ci si rifugia in chiesa (in chiesa i nostri eroi, se possiamo definire così chi combatte solo per sopravvivere, ci entrano e ci combattono come in qualsiasi casa). Croci e acqua santa, nei classici, servivano contro i vampiri, non contro gli zombie, ma qui nessuno ci prova a usarli.

A trasformare le persone è un virus. Per farli fuori bisogna colpire la testa, dove il virus si annida e colpisce. Non occorre esser morsi per diventare zombie, anche se il morso ha questo effetto. Anche gli altri sono infetti. Se muoiono per altre cause si trasformano. Non c’è più speranza. E senza Speranza non c’è Fede. S’invoca ben poco Dio in quest’America devastata. Non lo si bestemmia neppure più. Dio è davvero morto. Con lui giace il soprannaturale.

Se questo telefilm ci rappresenta in qualche modo, sarà difficile trovare ancora nei nostri il brilluccichio dell’anima.

Firenze, 25/04/2013

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