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LA FINE DELLE CIVILTÀ PASSATE E PRESENTI

Si dice che lo studio della Storia possa essere uno strumento per imparare dal passato e cercare di non ripetere gli stessi errori, eppure i popoli, anche quando conoscono la Storia, sembrano ricadere facilmente negli stessi comportamenti.

Jared Diamond ha una visione più ottimistica e con i suoi scritti cerca di farci capire meglio dove abbiamo sbagliato per migliorare le nostre possibilità in futuro.

Nel doppio volume che costituisce il poderoso saggio “Collasso”, questo ornitoologo statunitense (Boston 10/09/1937) da tempo prestatosi all’antropologia ci mostra come si siano estinte alcune civiltà del passato (Isola di Pasqua, Maya, Vichinghi e altri) e quali rischi corrano alcune popolazioni attuali (per esempio lo Stato del Montana, Hispaniola, la Cina, il Ruanda e l’Australia) e, più in generale, l’intera umanità ormai globalizzata.

Il saggio, ideale continuazione di “Armi, acciaio e malattie”,  è variamente articolato, affrontando sia eventi storici, che situazioni contemporanee, mostrando esempi concreti e cercando di teorizzare un elenco di cause generali di collasso delle civiltà, analizzando l’interessenza di queste tra loro, interrogandosi sul perché gli sviluppi drammatici che oggi appaiono evidenti non furono intuiti e perché non furono trovati dei rimedi, anche quando, con il senno di poi, apparivano praticabili.

Sebbene il deterioramento dell’ambiente, spontaneo o indotto dall’uomo, sia indicato come solo una delle cause della fine di molte civiltà, ne emerge come una variabile con un forte influsso e tra le cause individuate appare quella che maggiormente dovrebbe preoccupare noi contemporanei per le sorti del nostro mondo.

Sebbene “Armi, acciaio e malattie” fosse, a mio giudizio, un saggio più originale e affascinante nel suo spiegare le ragioni (non razzistiche) grazie a cui l’uomo bianco domina il mondo, anche “Collasso” è pregevole per la varietà e l’approfondimento delle casistiche esaminate e sicuramente da leggere per il ragionato allarme che lancia sulle sorti della nostra civiltà.

Jared Diamond

Importante rimane anche l’approccio scientifico alla Storia, che caratterizzava il precedente saggio e che è ripreso anche in questo.

La fine di altri popoli ci mostra la grande fragilità di ogni civiltà, la cui integrità va preservata con attenzione e lungimiranza. I rischi per il pianeta derivanti non solo da una crescita demografica che non accenna a rallentare, ma soprattutto dalla giusta ispirazione dei paesi meno sviluppati a raggiungere condizioni di vita pari a quelli occidentali, con il conseguente consumo di risorse limitate e l’irreversibile depauperamento del territorio.

Un difetto di questo saggio è una certa ripetitività, un continuo rimarcare alcuni concetti e ricordare alcuni esempi già ampiamente trattati. Sembra un po’ lo stile di molti documentari americani, anche se per questi l’approccio è di solito anche più marcato, quasi che i documentaristi statunitensi pensino di aver a che fare con un pubblico di dementi con un livello di attenzione bassissimo. Forse hanno ragione loro (l’attenzione del pubblico televisivo è ridicolmente bassa e anche su un saggio piuttosto lungo, si può immaginare che il lettore non ricordi, quanto scritto qualche centinaio di pagine prima), ma da italiano di media cultura, trovo fastidiose le ripetizioni, anche in un testo come questo che, in fondo non ne abusa poi troppo.

 

PERCHÉ GLI EURO-ASIATICI DOMINANO IL PIANETA TERRA?

Jared Diamond - Armi, acciaio e malattie

Jared Diamond – Armi, acciaio e malattie

Non sono uno storico e non sono aggiornato sulle moderne teorie storiografiche, ma “Armi, acciaio e malattie” (edito nel 1997) mi è parso un saggio rivoluzionario. Se qualche esperto del settore, dovesse leggere queste righe, spero possa confermare quanto affermo. In caso contrario, non potrò che essere lieto che lo studio della Storia abbia già preso uno sviluppo tanto moderno. Il fatto che il libro abbia vinto il Premio Pulitzer, mi fa però pensare di non essere troppo lontano dalla verità.

L’autore Jared Diamond non nasce come storico. È, infatti, un biologo e un fisiologo statunitense, che ha studiato a Cambridge, nel Regno Unito, è ha avuto importanti esperienze lavorative in Nuova Zelanda.

In questa brevissima sintesi della sua biografia, credo ci siano le basi della sua intuizione. La Storia è comunemente considerata una materia letteraria, non per nulla nelle scuole viene insegnata dallo stesso professore di italiano, geografia e, talora, lettere antiche.

Uno sguardo scientifico alla Storia può, però, portare a risultati sorprendenti. È vero, come scrive lo stesso Diamond, che la Storia non consente esperimenti in laboratorio, ma è così per molte altre scienze, da quelle naturali, alla geologia, all’astronomia. Non per questo le consideriamo materie “letterarie”. Ci sono, in Storia, interessanti “esperimenti naturali”, ovvero spontanei, che l’uomo può osservare e comparare tra loro. Così fa Diamond.

Basterebbe il diverso approccio di questo libro, che come dice il sottotitolo offre un “Breve storia degli ultimi tredicimila anni” per rendere il volume interessante.

La lettura si dimostra però irrinunciabile, appena si capisce a quale annoso quesito tenta di rispondere: perché l’uomo bianco sta dominando il mondo?

La domanda è ricca di implicazioni sociali e politiche, ma l’approccio è un altro.

Jared Diamond

Jared Diamond

L’autore stesso fornisce già nelle prime pagine delle risposte, per poi esaminarle e argomentarle nel seguito, quindi spero di non fare uno spoiler eccessivo spiegando, con una banalizzazione di cui chiedo venia (se volete leggerne in modo più professionale, vi invito a leggere il testo stesso) alcune delle sue conclusioni che mi sono parse più interessanti.

L’uomo bianco domina il mondo perché è il più forte, il più intelligente, il più bello e ha la pelle chiara. Ci credete? Spero per voi di no. Non ci crede neppure Diamond e, dopo averlo letto, credo che anche il razzista più becero dovrebbe provare dei seri dubbi.

In sostanza, le popolazioni euro-asiatiche (il discorso non vale solo per gli europei, basta aprire qualunque libro di Storia) hanno vinto la competizione evolutiva con gli africani (che erano partiti in vantaggio), gli americani indigeni e gli australiani- neo zelandesi, per questioni geografiche.

Il merito è tutto del territorio. L’Eurasia ha il grande vantaggio di disporre della fascia climatica omogenea più lunga del pianeta, grazie al suo assetto est-ovest, mentre le Americhe e l’Africa sono orientate da Nord a Sud, l’Australia è troppo piccola e desertica.

Inoltre, l’Eurasia, pur disponendo di una fascia climatica omogenea, non ha un clima costante ovunque, essendoci al suo interno, mari, isole, laghi, montagne e pianure. Presenta ostacoli naturali ma non insormontabili come i vasti mari dell’Oceania o il deserto del Sahara.

Questo ha fatto sì che disponesse di un maggior numero di ecosistemi e che questi fossero tra di loro in comunicazione. Da questo è derivata una maggior varietà di piante e animali con caratteristiche tali da essere in grado di vivere anche nei territori limitrofi.

In tanta varietà, l’uomo è riuscito ad avere una maggior scelta di piante e animali addomesticabili.

Questo ha fatto sì che al suo interno, nella Mezza Luna Fertile, come in Cina, nascessero e si diffondessero l’agricoltura e la pastorizia e le popolazioni di nomadi cacciatori-raccoglitori si trasformassero in contadini e pastori stanziali, sviluppando grandi civiltà e organizzandosi in entità di grandi dimensioni.

Non solo. La vicinanza con gli animali che deriva dalla domesticazione, ha fatto sì che i virus degli animali subissero delle mutazioni e si adattassero all’uomo. Poco per volta. L’Eurasia ha subito grandi epidemie, ma è sopravvissuta, generando i necessari anticorpi. Quando gli europei sono entrati in contatto con altre popolazioni che non avevano avuto lo stesso sviluppo si sono sì ammalati, ma mai in modo epidemico e drammatico come è capitato, per esempio, a Inca e Aztechi, che furono sconfitti più dalle nostre malattie che non dalle nostre armi.

Insomma, pastorizia, agricoltura e malattie hanno permesso agli euro-asiatici di dominare gli altri continenti.

E perché li hanno conquistati gli Europei e non i Cinesi, che nel XV secolo avevano un grande e forte impero e una tecnologia in molti campi superiore? Perché, conseguentemente, negli ultimi 5 secoli la pluri-millenaria supremazia cinese ha subito un rallentamento (che ora sembra esaurirsi)?

Proprio perché la Cina era, da secoli, un grande e compatto impero monolitico. Quando al suo interno prevalse una fazione, per dominare l’altra decise di rinunciare alla flotta (che era controllata dalla fazione perdente) . Questa decisione fu presa da pochi uomini, pochi decenni prima della partenza di Cristoforo Colombo. Se avesse vinto l’altra fazione, una flotta tanto evoluta con buona probabilità avrebbe potuto precederlo o almeno arrivare nelle nuove terre nello stesso periodo.

Dunque, l’Europa fu fortunata? Non solo. La fortuna ha sempre le sue ragioni. Anche questa volta sono nella geografia. L’Europa ha un territorio più vario della Cina, con isole, penisole, catene montuose come Alpi, Pirenei, Urali e Appennini che dividono i popoli. E questi hanno dato vita a miriadi di staterelli. In quell’epoca nascevano i grandi Stati nazionali, ma l’Europa restava divisa in una miriade di centri di potere.

Colombo offrì i propri servigi al Portogallo e alla Gran Bretagna, in Italia Genova non lo sostenne né nessuna delle altre potenze marinare locali. Fu solo la Spagna, che usciva vittoriosa dal conflitto con i mori e che stava cacciando dalle sue terre gli ebrei, a sentirsi così forte da finanziare un’impresa che poteva apparire all’epoca poco affidabile.
– Se l’Europa fosse stata un impero monolitico sotto la guida dei regnanti portoghesi dell’epoca, la scoperta dell’America sarebbe stata rimandata (e… io non avrei mai scritto “Il Colombo Divergente” in cui immagino che Colombo rimanga prigioniero degli aztechi, sovvertendo, in altro modo, le sorti della Storia).

Non vorrei avervi dato l’impressione di avervi ormai già detto tutto di questo libro. Ho solo semplificato. C’è molto di più. Le singole argomentazioni dietro queste tesi sono affascinanti. C’è forse qualche ripetizione, come se l’autore si immaginasse che molti suoi lettori non lo dovessero leggere per intero o che ne dovessero leggere le singole parti a distanza di tempo. Io l’ho divorato in pochi giorni e quindi questo mi ha un po’ infastidito, ma è un difetto che perdono volentieri a un autore che ha comunque il pregio della chiarezza e della semplicità e che ha scritto un libro che può essere letto da tutti e che anzi raccomanderei vivamente nei Licei.

Firenze, 28/07/2012

 

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– Collasso – La fine delle civiltà passate e presenti

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