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DISTOPIE FIORENTINE PER DIVERTIRSI E PENSARE

Dopo le due presentazioni milanesi a Stranimondi, la mia antologia di racconti distopici “Apocalissi fiorentine” è approdata il 13 Gennao 2020, per la seconda volta, a Firenze, per una presentazione presso il centro culturale SMS Rifredi, in occasione dei lunedì letterari gestiti da Clara Vella e Arrighetta Casini (che già avevano presentato il mio “Il narratore di Rifredi” e la mia biografia scritta da Massimo AcciaiIl sognatore divergente”), che si sono alternate al sottoscritto, autore del volume, nell’illustrarlo a un pubblico assai partecipe, che è intervenuto dando il proprio contributo, mentre sullo schermo scorrevano le immagini delle belle illustrazioni realizzate dagli studenti della facoltà di architettura di Firenze, realizzate sotto la guida del professor Marcello Scalzo, che illustrano il libro.

Clara Vella ha fatto un’ampia introduzione, nella quale ha rimarcato soprattutto la rivisitazione storica attuata da questi racconti, spesso in chiave ucronica, spiegando al pubblico in che cosa consista questo che non è solo un genere narrativo ma anche una tecnica di studio della Storia. Più avanti Arrighetta Casini ha voluto leggere la definizione che ne diedi quando curai l’antologia “Ucronie per il terzo millennio”, nella quale concludevo che “L’ucronia è la Storia sognata da ciascuno di noi”.

Clara Vella ha anche voluto accennare al contenuto di alcuni racconti, leggendo l’incipit di un paio di questi.

Arrighetta Casini è poi entrata maggiormente nel dettaglio delle singole narrazioni. Entrambe si sono soffermate soprattutto su “Florentia”, che racconta dei problemi legati alla fondazione della città, “Montaperti” sulle conseguenze della famosa battaglia, e su “Il ritorno degli inglesi”, che parla degli ospiti del cimitero degli inglesi, inserendo i racconti nel contesto culturale di riferimento.

Arrighetta Casini ha citato anche l’ironica invasione vegetale de “I costruttori”, il viaggio nel tempo di una creatura quasi demoniaca de “Il mio nome è Apocalisse”, citandone un brano, come ha citato “Avvolti in un sogno”, che riprende un personaggio del mio “La bambina dei sogni” e, infine, ha accennato al surreale racconto “Il cancellatore”, su una Firenze che vuole essere dimenticata dal mondo.

Tra gli interventi del pubblico,  anche Massimo Acciai è tornato a parlare soprattutto de “Il ritorno degli inglesi”, facendo un parallelo con un racconto di Paolo Ciampi, uscito pressoché in contemporanea e anch’esso ambientato nel cimitero di Piazza Donatello.

L’empolese Sergio Giovannetti, invece, ha portato delle riflessioni su “Montaperti”.

Tra le opere citate, ricordo “Gli Abati” di Antonella Bausi, che molti dei presenti avevano letto, citato di nuovo a proposito del racconto sulla battaglia tra Firenze e le altre città toscane.

 

Come autore, ho voluto ribadire che questo non è solo una raccolta di ucronie, dato che queste sono solo una parte dei 24 racconti, ma che la silloge si snoda in ordine cronologico, dalla fondazione della città ai giorni d’oggi e al futuro, usando vari registri della narrazione fantastica, quali il surreale, il fantascientifico e la suggestione religiosa.

È vero, infatti, che “Apocalissi fiorentine” è in parte “profezia”, nel senso originario del termine. Spero, però, che saranno profezie smentite, dato che il futuro che descrivo è tutt’altro che roseo. Il termine “apocalisse” ha, infatti, anche l’accezione “distruzione”, qui assai importante. Uno degli obiettivi di questo volume è, infatti, di lanciare un campanello d’allarme verso i grandi rischi del nostro tempo che sono, in primis, di tipo ambientale (surriscaldamento, perdita di biodiversità, scioglimento dei ghiacci, desertificazione, inquinamento…) ma anche legati ai rischi di una dipendenza tecnologica sempre più marcata che ci rende ormai incapaci di vivere “allo stato naturale”.

L’idea di fondo è di portare vicino alla gente queste tematiche, mostrando che riguardano non luoghi lontani ed esotici ma proprio la città in cui viviamo, tutti noi.

L’altro intento era quello di fare fantascienza e distopia italiane, ambientate in Italia e non, come fanno persino tanti autori nazionali, in America o in Paesi lontani.

Il volume vuole essere, però, soprattutto un “oggetto” da leggere e godere per le storie raccontate, spesso ironiche ed eccessive, proprio per il puro gusto narrativo.

Mi sono divertito a scriverle, mi diverto a presentarle e spero vi possiate divertire anche voi a leggerle, magari riflettendo un po’ anche voi sulla fragilità della Storia, della città in cui vivete e del mondo nel suo insieme e chiedendovi se non ci sia qualcosa che ciascuno di noi può fare per un futuro migliore, che non sia così nero come a volte lo dipingo.

Per chi volesse vedere l’intero evento, lo trovate qui, su YouTube.

 

LUPUS LUPO HOMO

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Carlo Giannone

Carlo Giannone ha scelto di raccontare la violenza del nostro mondo attraverso una favola ambientalista che vede come protagonisti un branco di lupi parlanti, che si esprimono e ragionano quasi come esseri umani.

Nel volumetto “I lupi”, troviamo, infatti, questo gruppo di animali che vive nascosto da tempo sulle montagne, spaventato dalla cattiveria umana. L’anziano e rispettato capobranco Aikin decide che è giunto il tempo di capire se i lupi possano riconciliarsi con gli umani. Manda quindi quattro dei suoi in esplorazione. I primi tre fanno presto ritorno, ma con risposte sconfortanti: hanno visto città, zoo, circhi e allevamenti (tutti luoghi in cui gli animali vivono male) e sono stati presi a fucilate. Il più giovane degli esploratori sembra essersi perso e non fa ritorno.

È finito in una trappola, ma da lì è salvato da un centro che si occupa di animali feriti, che lo cura, lo accudisce e gli offre anche dell’affetto.

Quando, finalmente guarito, potrà fare ritorno dai suoi, la sua testimonianza sarà importante per far capire che se i tempi non sono ancora maturi, però c’è ancora la speranza che l’umanità sappia riconciliarsi con la natura.

In questi anni che ormai definiamo sempre più spesso Antropocene e in cui l’umanità si è dimostrata la causa scatenante della Sesta Estinzione di Massa, che potrebbe anche essere quella più grave e definitiva, questo libro ci aiuta a riflettere sull’arroganza della nostra specie, che non solo schiavizza, uccide e sfrutta tutti gli altri animali, ma contribuisce a distruggere il loro habitat, al punto che, sembrerebbe, ogni giorno circa cinquanta specie animali o vegetali si estinguono, facendo dell’uomo il più feroce genocida immaginabile.

Giannone ha scelto i lupi, per lanciare il suo messaggio e non si può non essere affascinati dalla nobiltà di questi animali tanto spesso ingiustamenteRisultati immagini per i lupi carlo Giannone denigrati, in quanto, con gli orsi, sono stati in Europa i nostri grandi competitor. Oggi, però, sono talmente ridimensionati, che dobbiamo imparare a non considerarli più come nemici ma come parte importante e imprescindibile dell’ambiente.

Vorrei ricordare qui un interessante volume, che ha anche ispirato le scene con lupi della mia saga “Via da Sparta”, ovvero “Il lupo e il filosofo” di Mark Rowlands, che davvero aiuta a capire la differenza tra noi e loro e mostra quanto sia più generoso e onesto il rapporto del lupo con i suoi simili, di quello dell’uomo con i propri pari, rovesciando il detto di Hobbes “Homo homini lupus”.

È IMPORTANTE IMPEGNARSI A SCRIVERE PER L’AMBIENTE

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Gianni Marucelli

Martedì 17 Dicembre 2019 si è tenuto presso l’ASD Laurenziana di Firenze (via Magellano 13 rosso) il Nono Incontro letterario del GSF – Gruppo Scrittori Firenze (un’associazione di svariate decine di autori del capoluogo toscano, che organizza premi, presentazioni, incontri letterari, antologie, partecipazione a eventi). Questa volta abbiamo incontrato un’altra storica associazione culturale fiorentina: Pro Natura Firenze, nella persona del suo presidente Gianni Marucelli, anche lui scrittore affermato, con varie opere al suo attivo (l’ultima è stata “L’isola del muflone azzurro”) e direttore della rivista dell’associazione “L’Italia l’uomo l’ambiente”.

Pro Natura è la più antica associazione ambientalista italiana.

Il tema della serata era “Scrivere per l’ambiente”, sottotitolo “Opportunità di collaborazione del GSF con Pro Natura Firenze e la rivista L’Italia l’uomo l’ambiente”.

L’incontro è la naturale prosecuzione di altri due eventi tenuti alla Laurenziana:

Creare mondi immaginari” in cui  io stesso, Massimo Acciai Baggiani e Barbara Mancini abbiamo illustrato l’importanza dell’ambientazione nella scrittura fantastica (parlando rispettivamente di ucronia, fantascienza e fantasy) e “Scrivere i luoghi”, in cui Paolo Ciampi c’ha aiutato a capire come meglio descrivere il mondo che ci circonda. Parlando di riviste, ci si ricollega anche all’intervento di Alessandro Raveggi che ci ha presentato la sua rivista The FLR.

 

Come ha spiegato Marucelli, l’associazione in passato aveva una rivista cartacea, mentre “L’Italia l’uomo l’ambiente” è una rivista on-line, che può essere letta e scaricata gratuitamente. Periodicamente ne escono degli annuari cartacei. Io stesso vi ho collaborato con numerosi contributi.

Nessuna descrizione della foto disponibile.La rivista accoglie soprattutto articoli su tematiche legate al territorio, in particolare toscano e su problematiche ambientali ma anche alcuni racconti e qualche poesia.

Il presidente Marucelli ha invitato gli autori del GSF interessati a inviare i loro contributi per la pubblicazione.

Marucelli poi ha sottolineato quanto sia oggi importante che gli autori si impegnino a inserire problematiche ambientali nei loro testi, per sensibilizzare i lettori.

Ci ha parlato di alcuni libri che ritiene significativi:

Le cose semplici” di Luca Doninelli

Neve, cane, piede” e “Le pietre” di Claudio Morandini.

Parlando dell’importanza delle scelte che ciascuno di noi fa, ha anche citato “Un nome” di Paolo Ciampi (autore che abbiamo appena ospitato alla Laurenziana).

 

Era presente Sergio Giovannetti che ha invece citato il saggio “Il meteorite e il vulcano” di Aldo Piombino.

Io ho ricordato, tra gli autori a noi vicini, sia il romanzo di Piero Dolara “L’ultimo rifugio”, sia quello di Pierfrancesco Prosperi “La quarta verità”, sia, infine, “Apocalissi fiorentine” (che sarà presentato il 13 Gennaio alle ore 17,00 presso la SMS di Rifredi, in via Vittorio Emanuele II 303  – Firenze).

Massimo Acciai Baggiani ha ricordato di aver scritto anche lui su queste tematiche (compreso un romanzo di fantascienza che abbiamo scritto a quattro mani e ancora inedito).

 

Marucelli ha citato l’articolo di Caterina Salbé “Il letterato ecologico come nuovo intellettuale della corresponsabilità”, di cui vorrei riportare qui alcune significative parole:

Questo ha fatto sì che l’ecologia sia divenuta la chiave di lettura del nostro tempo, capace di rimetterci in un contatto vivo con la terra e di ricercare una visione del tutto nella – per quanto complessa – interrelazione tra le cose

eRisultati immagini per scrivere per ambiente

oggi l’impegno politico e culturale di fronte a uno sviluppo economico distruttivo dell’ambiente che non riguardi soltanto gli esseri umani, ma anche l’ambiente stesso con tutta la diversificazione di esseri viventi, di elementi naturali e di beni culturali che lo compongono

e soprattutto

“l’interesse di questa nuova ermeneutica non è solo quello di analizzare la presenza di una dimensione ecologica nella letteratura, o di applicare un metodo d’interpretazione ecologico alla letteratura, ma anche quello di cercare di individuare gli effetti della letteratura sull’ecosfera”.

 

Abbiamo, infine, pensato, con i partecipanti, come suggeritomi anche dalla presidentessa del GSF Cristina Gatti, che per meglio sensibilizzare il pubblico si potrebbe immaginare l’organizzazione di un premio letterario su tematiche ambientali. Immaginerei anche un’antologia che accolga sia testi di autori del GSF, sia i migliori elaborati provenienti da un simile concorso.

Erano tutti d’accordo nel ritenere importante sensibilizzare soprattutto le nuove generazioni. In tal senso, una sessione dell’eventuale premio potrebbe essere loro riservata.

 

UN PLANETOIDE DI SPAZZATURA VIVENTE

Pulphagus ®: fango dei cieliGli italiani non leggono e non scrivono fantascienza? Avete mai sentito questa frase in forma in affermazione? Io sì. Penso sia vero che gli italiani leggano poco in genere, non solo fantascienza, ma forse leggono più di quanto si creda semplicemente perché i libri non li comprano ma li scaricano in rete o se li fanno prestare. Come in tutta l’economia nazionale, anche qui c’è tanto sommerso.

Quanto a non scrivere o non saper scrivere fantascienza, credo sia un altro mito da sfatare. A parte il sottoscritto, che qualcosa di fantascienza ha scritto (per non parlare dell’ucronia che è un genere affine), mi è capitato anche di recente di leggere buona fantascienza italiana. Penso per esempio a Donato Altomare. Ora poi ho appena finito di leggere un insolito romanzo di Lukha B. Kremo, che altri non è che Gianluca Cremoni Baroncini (Livorno, 20/06/1970). Si tratta di “Pulphagus® Fango dei cieli” con cui Kremo ha vinto nel 2016 il Premio Urania e nel 2018 il Premio Vegetti (per il quale quest’anno è in finale il mio IL REGNO DEL RAGNO). Come autore ha pubblicato molte opere di fantascienza o fantastiche in genere e ha ricevuto numerosi riconoscimenti.

I suoi esordi sono con il romanzo “Il grande tritacarne” che è definito alla Delany (proprio l’autore di quel “Dhalgren” che così poco mi è piaciuto).

Non sarà molto, ma Kremo mi pare decisamente un allievo superiore al “maestro”, perché il suo “Pulphagus® Fango dei cieli” è un’opera decisamente più concreta, originale e fantascientifica di “Dhalgren”.

Immagina soprattutto due cose: che un pianetoide sia inserito in orbita subalunare e trasformato in discarica per la Terra® e che, in un folle sviluppo del consumismo, molte parole siano registrate e il loro uso ne comporti il pagamento.

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Lukha Kremo

A queste due idee aggiunge che questo planetoide, denominato Erewhon (come nel romanzo di Samuel Butler) ma noto come Pulphagus dal nome della ditta che lo sfrutta, non sia un freddo sasso simile a una seconda Luna (ricordo qui “Dhalgren”), ma un piccolo mondo vivente, in cui, nutrendosi degli scarti dell’umanità si sviluppa una strana forma di vita che permea l’intero planetoide, con lunghi peli, sacche di muco, pustole. Non solo. Questo mondo semivivente comincia a fagocitare gli stessi esseri umani che vi lavorano come in una sorta di inferno. La gente scompare, poi si scopre che si trasforma in una sorta di zombie, sessualmente attivi, che violentano le donne oltre a mangiare tutto quel che si muove. Vi ci si muove una simpatica banda di ragazzi alla Stephen King, vestita con tute logore da lavoro dei genitori e che si fingono supereroi.

La lettura in Text-to-Speech appare non proprio agevole per il continuo ripetersi di ®, # e © che accompagnano molte parole, anche se, immagino, la maggior fatica debba essere per i personaggi, che per evitare le parole “care”, sono costretti a parlare usando parolacce. Un pianeta fogna si rivela così tale anche nel linguaggio.

Più che a “Dhalgren” leggendo mi vengono in mente ben più nobili esempi di pianeti viventi, quali “Solaris” di Lem e “Nemesis” di Asimov.

Il volume è completato oltre che da una postfazione sull’autore e da un breve saggio sul regista Stanley Kubric, anche dai lunghi racconti “Lo sguardo di Pulphagus” e “Piano divino”. Nel primo uno dei personaggi del romanzo sperimenta un sistema per impiantare la propria mente nel corpo di una bella ragazza. Nel secondo si sviluppa quest’idea.

In “Piano divino”, entrando in un’altra dimensione “accartocciata” gli scienziati riescono a prelevare le menti di personaggi famosi nel momento in cui stanno morendo, reimpiantandole nei corpi di gente qualunque in coma. Vengono così, ucronicamente, risvegliati Napoleone, Giulio Cesare, Garibaldi e altri. Appare, poi, inevitabile far rivivere anche Cristo. Gesù torna così in vita nel nostro tempo e critica il mondo, la Chiesa e l’applicazione della sua parola. Lo uccidono quasi subito, ma viene ripescato di nuovo e impiantato nella mente del nuovo papa, che subito rivoluziona la Chiesa, per essere ancora una volta ucciso in fretta. Gesù si risveglia nel suo tempo e rivela alle tre Marie dove è stato in quei tre giorni e anche che ha lasciato al papa che succederà alla sua ultima reincarnazione un messaggio in cui racconta del proprio omicidio.

Anche con questo romanzo breve, Kremo dimostra una buona dose di originalità, mescolando fantascienza e ucronia e trattando un tema che in pochi autori di fantascienza affrontano: la Chiesa cattolica. E in questo mi viene da accostarlo al grande Dan Simmons e ai suoi romanzi “I Canti di Hyperion”.

Questo volume non sarà forse un capolavoro assoluto, ma se la fantascienza italiana è questa, direi che è vitale e di sicuro Kremo è uno che di fantascienza ne deve aver letta parecchia.

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RIFLESSIONI DI UN RISPARMIATORE NEI BOSCHI

Risultati immagini per walden vita nei boschiQuando ho inserito “Walden – vita nei boschi” di Henry Thoreau nell’e-reader, mi aspettavo una sorta di versione ottocentesca di “Into the wild – Nelle terre estreme” di Jon Krakauer. Quello che mi sono trovato ad ascoltare con il TtS (Text-to-Speech) del mio lettore era, invece, un misto tra il resoconto della vita di un tale che va a vivere sulla riva di un lago con il proposito di spendere il meno possibile e di dipendere il meno possibile dalla società circostante e le riflessioni pseudo-filosofiche di un proto-ambientalista, che sebbene non si nutra quasi mai di carne e pesce, considera ancora la caccia e la pesca come due sport affascinanti e degni di esser praticati dai giovani per avvicinarsi alla natura. Eppure arriva a dire che l’uomo civile non si dovrebbe nutrire di carne e che per istinto l’uomo prova una certa repulsione a nutrirsene. Cosa che per me potrebbe anche esser vera, ma non certo per tant’altra gente che senza la sua bistecca sembra non abbia mangiato.

Il suo vivere nei boschi è più simile a quello di un barbone operoso o di un tirchio impenitente che non a quello di un eremita o un’asceta. Si costruisce una piccola casa scavandola nel terreno ma lì non vive in solitudine, ma vi ospita varia gente e con varie persone si intrattiene. Coltiva il suo orto e ne vende i prodotti, tenendo un conteggio accurato volto a dimostrare con quanti pochi dollari un uomo possa vivere. Insomma non è certo isolato e del tutto fuori dal consesso civile.

Le sue considerazioni sono delle più varie. Si tenga, comunque, presente che il suo soggiorno presso il lago di Walden si svolse per due anni a metà del XIX secolo.

Ci parla così dell’importanza di leggere i classici (rare le traduzioni dei greci in inglese in quei tempi!) eRisultati immagini per Henry Thoreau i giornali. Ha una sua visione politica che si esprime nella preferenza per gli investimenti in cultura che non quelli nel costruire i ponti di cui non vede l’utilità (si cerchi un passaggio più in là) o nelle ferrovie, pur apparendo in qualche modo affascinato da questo “destriero di fuoco” che è il treno, che viaggia a ben 30 miglia all’ora! Ma che poi non è che ci faccia davvero risparmiare molto tempo, secondo lui. Ci parla dell’ospitalità e dei rapporti di buon vicinato, dandocene la sua opinione in merito. Quanto alla fede gli pare che la gente sia educata alla credenza come bambini, privandola della capacità di ragionare.

La sua idea sembra sia quella di vivere l’oggi, di andare a caccia di se stessi piuttosto che di animali, di esplorare il proprio io invece del mondo. Per lui i veri disertori (dalle cose importanti) sono coloro che vanno in guerra.

Ogni tanto si ferma a contemplare la natura che lo circonda e ci parla di pernici, formiche, colombi, volpi, del suo lago, creduto senza fondo, ma che lui si prende la briga di scandagliare per dissipare una simile credenza ingiustificata. Lo studia anche per scoprire se abbia emissari o immissari sotterranei. Fa considerazioni sul ghiaccio che lo ricopre e tiene statistiche sui periodi in cui questo si rompe.

Nel complesso appare come un libro che mescola un po’ troppi temi, che fa considerazioni che oggi appaiono piuttosto banali.

Certe posizioni pacifiste, ambientaliste e di ricerca del sé che nella metà del XIX secolo potevano magari essere innovative, però non argomenta nessuna tesi con sufficiente convinzione e profondità. Ne esce un libro che, tutto sommato, mi ha lasciato poco.

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Il lago di Walden in Massachussets 

TRE NUOVE PUBBLICAZIONI

Ordine degli Ingegneri della provincia di Firenze

In questi giorni sono usciti tre nuovi miei contributi sulle riviste “ProgettandoIng” e “Italia Uomo Ambiente”.Logo Federazione 2015 BASSA Q

Sulla rivista dell’ordine degli ingegneri intitolata per questo numero “Tempi”, sono stati pubblicati il mio articolo “Tempo e non tempo”, una riflessione sui tempi alternativi, e il racconto fantascientifico “La macchina del non-tempo”.

Sulla rivista di Pro Natura di febbraio 2018 è stata pubblicata la prima parte del mio articolo “Sopravvivremo alla sesta estinzione di massa?”, una riflessione sullo sterminio di specie animali e vegetali determinato dallo sviluppo del genere umano. Questo articolo si può leggere anche sul blog “Il terzultimo pianeta”.

 

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LA FINE DELL’ACQUA, L’ITALIA, L’UOMO, L’AMBIENTE

Mentre continua il grande caldo iniziato quest’estate, con splendide giornate assolate e senza pioggia, oggi, 1 Novembre 2017, sul sito www.italiauomoambiente.it è uscito il numero 10 della rivista, scaricabile gratuitamente, che contiene un mio articolo sulle risorse idriche del nostro pianeta dal titolo “LA FINE DELL’ACQUA

Scaricatelo qui.

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