Posts Tagged ‘alterazione realtà’

DREAMS BABY: nascita di un romanzo

La bambina dei sogni - Carlo Menzinger di Preussenthal

La bambina dei sogni – Carlo Menzinger di Preussenthal

La Bambina dei Sogni” è un romanzo che parla dei problemi dell’adozione, del potere del sogno, degli incubi, della follia, dell’incerto confine tra sogno, invenzione letteraria e fantasia.

È una storia ambientata in Italia ai giorni nostri, ma i riferimenti letterari affondano nella storia. Il ritmo è veloce e le prospettive cambiano spesso, stupendo e stimolando il lettore a indagarne i nuovi sviluppi.

La Bambina dei Sogni” nasce dalle costole di tutti i romanzi precedenti. È il risultato di un percorso di ricerca stilistica che è iniziato con opere articolate e complesse come “Il Colombo Divergente” e “Giovanna e l’Angelo”, in cui la trama principale e l’avventura che questa  descrive sono solo il supporto per descrivere mondi, simboli, metafore e altro. Dopo questi primi romanzi, il desiderio era quello di cercare una scrittura più semplice e diretta, senza messaggi nascosti da interpretare. Nasce così il veloce “Ansia assassina”. Non c’è più la scrittura in seconda persona, non c’è più un’ambientazione in un passato da ricostruire, ma il veloce succedersi di alcune vicende concatenate, tutte volte a descrivere l’assenza del protagonista. Per avvicinarsi ancora di più a una scrittura elementare e diretta, l’approccio migliore sembrava allora quello di scrivere un romanzo per giovani. Nascono così la storia di vampiri e licantropi “Il Settimo Plenilunio” e, soprattutto, il romanzo per bambini “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale”, con il suo seguito ancora inedito “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati”.

Con questi passaggi il percorso di ricerca di un approccio alla scrittura più semplice si conclude e inizia una nuova fase ascendente
Bambina con gattoverso una scrittura più complessa, ma in modo nuovo, con maggior attenzione alla raffigurazione diretta e al linguaggio lineare. Nasce così “La Bambina dei Sogni”, come “Ansia assassina” si avvicina alle caratteristiche del thriller, pur non seguendone a pieno il canone. Come “Il Settimo Plenilunio”, presenta una trama con elementi espressamente fantastici, legati qui al paranormale. Il soprannaturale è, del resto, in varia misura presente in tutta la produzione. Come le prime ucronie “Il Colombo Divergente” e
Giovanna e l’Angelo”, anche “La Bambina dei Sogni” nasce da un lavoro di ricerca bibliografica ed è ricco di citazioni letterarie (oltre a quelle che aprono ciascun capitolo, ve ne sono numerose all’interno del testo, più o meno evidenti).
soffocare sotto il peso del sognoLa grande novità di questo romanzo consiste nel coinvolgimento di internet nella sua revisione. In un processo che è stato definito “web-editing”, decine di lettori di diversi siti web hanno letto il romanzo in anteprima, suggerendo correzioni e segnalando refusi, puntando così a un risultato con una qualità editoriale il più possibile vicina (se non superiore) a quella offerta dalle maggiori case editrici.

Un ringraziamento va dunque a tutti coloro che hanno contribuito a rendere questo libro migliore.

Firenze, 11/02/2012

 

AMMAZZARSI DI BOTTE PER SENTIRSI VIVI

Chuck Palahniuk - Fight Club

Chuck Palahniuk – Fight Club

Il protagonista di “Fight Club” di Chuck Palahniuk soffre d’insonnia e per riuscire a dormire frequenta, fingendosi come loro, gruppi di malati terminali, che parlano del proprio rapporto con la malattia e si piangono letteralmente addosso. Tra di loro c’è anche un’altra finta malata, con cui lo scontro/ incontro è inevitabile. Un giorno Tyler Durden, gli fa scoprire l’ebbrezza di farsi pestare a sangue. È breve il passo da lì a fondare un club dove la gente si incontra solo per fare a botte, non come in un incontro di boxe, ma proprio come in una rissa all’ultimo sangue. L’idea ha talmente successo che i Club si moltiplicano e Tyler diventa, nel suo mondo, una personalità, una figura carismatica e quindi una sorta di guru.

C’è un problema però. A un certo punto il protagonista scopre che lui e il suo amico sono la stessa persona e questo gli crea, diciamo, una certa  confusione.

Accennare la trama, credo sia indispensabile per capire che razza di libro sia Fight Club, per il quale nessuna etichetta di genere sarebbe sufficiente, neanche quella di romanzo psicotico-pulp.

Fight Club - il film

Fight Club – il film

Il mondo psicopatologico descritto è talmente assurdo, che non può non affascinare. La mescolanza di realtà e sogno è realizzata con sapienza e ferocia. La violenza non si nasconde dietro alcuna ipocrisia e si mostra in tutta la sua crudezza di sangue, ossa rotte, scarti grassi della liposuzione, merda, cancro ai testicoli e intestini rivoltati.

In tutto questo c’è anche una critica brutale alle follie del consumismo (“Intere generazioni hanno svolto lavori che detestavano solo per acquistare cose di cui non hanno veramente bisogno. Nessuno è più veramente bianco o nero. Tutti vogliono lo stesso“), una derisione fredda del settarismo e delle associazioni umanitarie.

Chuck Palahniuk

Chuck Palahniuk

Un esercizio narrativo affascinante, che spiega bene come Palahniuk sia riuscito a diventare un autore cult, anche se appare evidente che molti lettori non potranno che restare disgustati o confusi (o tutte e due) da queste pagine.

Firenze, 17/07/2012

LA REALTÀ EVANESCENTE DI DICK

Philip K. Dick - Ubik

Philip K. Dick – Ubik

Chi conosce poco la fantascienza immagina che narri storie di alieni che invadono la terra e battaglie di astronavi. Pur essendoci in tale filone anche alcune storie valide, tendo a considerare questo tipo di racconti una sorta di fantascienza di serie B.

C’è poi un’altra parte di romanzi capace di affrontare temi di grande profondità, creando veri capolavori, che meriterebbero di stare accanto ai classici della letteratura mondiale.

Trai romanzi con questa capacità, oserei citare “Ubik” di P.K Dick (Philip Kindred Dick (Chicago, 16 dicembre 1928 – Santa Ana, 2 marzo 1982). Romanzo, scritto nel 1968 e pubblicato nel 1969, che ha il dono di mostrarci il sottile confine tra realtà e sogno o, meglio ancora, la soggettività della realtà e la sua evanescenza.

Si tratta di una storia che affonda le sue radici nella filosofia platonica, in particolare nel concetto di Idea universale e nel Mito della Caverna. Per sua stessa ammissione, Dick non conosceva Empedocle, ma del filosofo siciliano ritroviamo in Ubik diversi concetti, innanzitutto il divenire, il continuo mutare delle cose. Poi la contrapposizione tra due forze contrapposte, φιλóτας (Amore) e νεῖκος (Discordia). Troviamo infine anche l’idea della metempsicosi, la reincarnazione di cui Empedocle parla nelle “Purificazioni”. Dick fa però, su questo tema, fa riferimento non al filosofo di Agrigento ma al Libro Tibetano dei Morti.

La narrazione è ambientata in un 1992, che Dick immagina assai più evoluto di quello reale, con Luna e Marte colonizzati, voli spaziali a disposizione dei privati e, soprattutto, un utilizzo dei poteri mentali assai sviluppato, con telepati e veggenti attivi come professioni riconosciute. Le anfetamine (di cui l’autore pare facesse uso) vengono vendute nei distributori automatici. Per ogni cosa occorre pagare, anche per aprire la porta della propria casa o il proprio frigorifero (piccola distopia satirica del consumismo).

Dick si dilunga spesso a descrivere i numerosi e bizzarri modi in cui vestivano i personaggi della storia, dimostrando in questo più che preveggenza (dato che nel 1992 non vestivamo affatto così), una notevole creatività: non certo i pigiamini blu, gialli e rossi di Star Trek!

I protagonisti, Joe Dick e il suo capo Glen Runciter, fanno parte di un’organizzazione che contrasta i poteri di telepati e veggenti. Rimangono però vittime di un attentato assieme ad altri dipendenti di Runciter.

Da tale momento, la realtà comincia a perdere consistenza. In quel 1992, quando la gente stava per morire, veniva congelata, conservando un minimo di attività cerebrale.

Philip K. Dick

Philip K. Dick

Joe crede di essere vivo e che Runciter sia morto e congelato. Runciter crede il contrario. Il lettore stenta a comprendere dove sia la realtà, che intanto si disgrega. L’ambigua figura di Pat Conley complica le cose. Il mondo in cui vive Joe comincia a regredire, tornando a forme tipiche del passato. In pratica lui e i suoi compagni, tutti vittime dell’attentato, regrediscono fino al 1939, in un viaggio nel tempo (anche se Dick precisa che non si tratta di questo) che rimane ancora oggi trai più originali del genere. Sono però in azione due forze contrapposte. Una che li porta indietro e un’altra che li porta avanti, verso un futuro in cui Runciter ha un ruolo centrale. Persino le banconote hanno il suo volto. Le due realtà non si conciliano tra loro. Gli abitanti del passato non accettano il denaro del futuro o il modo di esprimersi dei colleghi di Joe. Che cosa sono queste forze contrapposte? È Runciter stesso a spingerli verso il futuro? E chi li vuole annichilire, trascinandoli indietro nel passato?

Quando si comincia a credere di aver capito qualcosa, Dick rimescola abilmente le carte e il lettore rimane spiazzato. Lo farà persino nello splendido, fulminante, finale.

Empedocle

Empedocle

Opera visionaria, insomma, ma di grande intelligenza e profondità. Sicuramente un capolavoro della fantascienza, scritto da un autore considerato trai maggiori dell’ucronia. Dick, come nell’allostoria “La Svastica sul Sole”, anche qui gioca con il Tempo e la Storia. Se nel romanzo ucronico ci faceva vedere un mondo in cui la Germania aveva vinto la Seconda Guerra Mondiale, ma doveva mettere al bando un romanzo in cui si raccontava che a vincere erano stati invece gli alleati (in modo però diverso da come le cose sono andate), anche qui troviamo lo stesso gusto per le realtà contrapposte e contraddittorie, ma realizzate a un livello di creatività immaginaria che mi pare superiore.

Firenze, 26/02/2012

Leggi anche:

–         La mia esperienza come autore ucronico

–           Ucronia, la Storia sognata

–          I principali romanzi ucronici

–          Alterazioni temporali e ucronie al cinema

–          Tutte le ucronie di Carlo Menzinger

–          Il Colombo divergente

–          Giovanna e l’angelo

–          Ucronie per il terzo millennio

–          Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale

–          Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati

–          Tutti i post sulle ucronie

–          romanzi con una divergenza preistorica

–          La svastica sul sole

–          Invasione

–          Fatherland

–          Il Libro degli Yilané

–          Il mondo perduto

–          22/11/’63

–          Darwinia

–          Bastardi senza gloria

–          Lost

–          Dylan Dog

–          Shrek Forever After

–          IF – Insolito & Fantastico

–          Il Vangelo secondo Gesù Cristo

–          L’Ultima Tentazione di Cristo

–          Non Lasciarmi

–          Finzioni

–          Nero italiano

–          L’inattesa piega degli eventi

–          Roma eterna

–          Quali sono i principali romanzi ucronici (vecchio elenco)

–          Cos’è un ucronia? (precedente versione)

LA SCRITTURA MINIMALISTA DELL’IMMAGINIFICO MURAKAMI

La Fine del Mondo e il Paese delle Meraviglie” del giapponese Haruki Murakami è una lettura lunga. Non mi riferisco con questo al numero delle pagine (352), ma al modo di scrivere di questo autore, che è portato dalla propria attenzione maniacale ai dettagli a dilatare i tempi narrativi oltre i canoni della letteratura occidentale, sebbene a questa si rifaccia e la citi costantemente. Certo il suo amore per gli autori russi, dovrebbe bastare a far capire quanto la sua scrittura possa dilatarsi.

Siamo però in un territorio assai diverso da quello della letteratura europea del XIX secolo. L’impianto della storia è quanto mai particolare e, sebbene abbia caratteristiche sia della fantascienza, che del fantasy, il risultato è un prodotto del tutto nuovo e non privo di fascino.

Già il doppio titolo dovrebbe insospettire. Il romanzo, infatti, è costruito come l’alternarsi di due storie diverse, l’una detta “La Fine del Mondo” e l’altra “Il Paese delle Meraviglie”. Le due vicende e i due mondi descritti sono, però, strettamente connessi e procedono in parallelo.

Il presupposto fantascientifico del romanzo è che il protagonista è stato sottoposto a un intervento al cervello, grazie al quale ora è in grado di criptare e poi decodificare i dati. Per fare ciò la sua coscienza è stata isolata e bloccata in un tempo che non scorre, uno spazio detto “La Fine del Mondo”. La prima storia è dunque la descrizione fantasy della coscienza del protagonista, popolata da strani unicorni (detti “le bestie”) che assorbono i vecchi sogni. Il protagonista in questa storia è un Lettore di Sogni, che li estrae dai crani degli unicorni morti.

È dunque una storia sulla coscienza e sui suoi limiti.

Nel mondo “reale”, il protagonista è un Cibermatico in fuga, inseguito da Semiotici e Invisibili. Lo accompagnano una ragazza grassa vestita di rosa e il nonno di questa, uno scienziato lunatico che ha inventato il sistema per separare la sua coscienza dal resto della mente e vive in rifugi irraggiungibili.

Haruki Murakami

A un certo punto, parte il conto alla rovescia e i due mondi sono destinati a riunirsi. Il protagonista del “Paese delle Meraviglie” vive la cosa come la fine della propria esistenza. Il protagonista de “La Fine del Mondo” cerca un sistema per uscire dalla città, circondata da un’alta muraglia senziente e custodita da un Guardiano cortese, ma armato di un’ampia collezione di oggetti da taglio e che custodisce l’ombra del protagonista in una gelida cantina. La sua ombra, separata da lui, vive e parla come una persona e, lentamente muore. Assieme progettano la fuga.

Insomma, senza entrare maggiormente nei dettagli, si tratta di una strana doppia storia, non priva di suggestione, se ne accettiamo gli aspetti fantastici e se si è disposti a leggere brani dilatati come questo:

Continuava a piovere e mi ero stufato di comprare vestiti, così rinunciai a cercare un impermeabile ed entrai in una birreria, dove bevvi una birra alla spina e mangiai delle ostriche. Per qualche misteriosa ragione gli altoparlanti del locale diffondevano una sinfonia di Bruckner. Il numero non me lo ricordavo, ma d’altronde chi è che si ricorda mai la numerazione delle sinfonie di Bruckner? In ogni caso era la prima volta che sentivo Bruckner in una birreria.

Oltre a me, nel locale c’erano solo altre tre persone. Una giovane coppia e un vecchio che portava un berretto. Il vecchio sorseggiava lentamente la sua birra, senza togliersi il berretto di testa, mentre i due giovani non toccavano quasi i loro boccali, immersi in una fitta conversazione a bassa voce. Questa è di solito l’atmosfera delle birrerie nei pomeriggi di pioggia.

Ascoltando Bruckner spremetti il limone sulle mie cinque ostriche e le mangiai in senso orario, e intanto bevvi un boccale medio. Sul grande orologio a muro del locale mancavano cinque minuti alle tre. Sotto il quadrante due leoni in piedi si facevano fronte, e torcendosi allentavano la tensione delle molle. Erano entrambi maschi, con le code ritorte. La lunga sinfonia finì e iniziò un Bolero di Ravel. Una strana associazione.

Ordinai una seconda birra, poi andai in bagno a orinare. Orinai per un tempo che sembrava non terminare mai. Non capivo come potessi produrre una tale quantità di orina, ma non avendo nessun impegno impellente ci misi tutto il tempo necessario.

Mi ci vollero circa due minuti. Intanto alle mie spalle continuava il Bolero di Ravel.

Strano, orinare mentre si ascolta Ravel. Mi dava l’impressione che non avrei smesso più.

Quando finalmente ebbi terminato, mi sentivo un altro. Mi lavai le mani e, dopo aver gettato un’occhiata alla mia faccia nello specchio ovale, tornai in sala e bevvi la seconda birra.” (pag. 296-297)

C’è da dire che il protagonista sa che il suo tempo sta per finire e quindi può aver senso immaginare che ogni minimo gesto assuma tanta importanza, ma un brano così si poteva agevolmente riassumere in un paio di righe senza togliere molto alla narrazione. Il romanzo è pieno di descrizioni simili, che incuriosiscono ma, alla lunga, appesantiscono la lettura.

Murakami è stato ben quotato trai candidati al recente Premio Nobel. Non ho letto altre cose sue, ma la sua scrittura, pur stimolante, mi è parsa spesso necessitare di un editor intraprendente che ne tagliasse ampi stralci.

Firenze, 19/10/2011

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: