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UTILI CONSIGLI DI SCRITTURA (DI VIAGGIO MA NON SOLO)

Risultati immagini per pAROLE in viaggio CaimpiDurante l’incontro letterario del GSF presso l’ASD LaurenzianaScrivere i luoghi”, in cui Paolo Ciampi c’ha aiutato a capire come meglio descrivere il mondo che ci circonda, il nostro relatore ha omaggiato i presenti di un utile manualetto dal titolo “Parole in viaggio”, dall’esplicativo sottotitolo “Piccola guida di scrittura per viaggiatori veri e immaginari”. Già, anche “viaggiatori immaginari”, non per nulla ci sono magnifici narratori di luoghi, come il nostrano Emilio Salgari, che hanno descritto luoghi esotici mai visitati. C’è anche una letteratura che descrive luoghi inesistenti, come “Le città invisibili” di Calvino o certi luoghi di Borges, come abbiamo raccontato nel precedente incontro “Creare mondi immaginari” in cui  io stesso, Massimo Acciai Baggiani e Barbara Mancini abbiamo illustrato l’importanza dell’ambientazione nella scrittura fantastica. “Mi viene da chiedermi se una storia può essere raccontata da uno scrittore senza che ci metta dentro la sua immaginazione” scrive Ciampi nel volume, citando Barbini (pag. 71).

Parole in viaggio” riunisce tre scritti di Alessandro Agostinelli (“In qualsiasi posto”), Tito Barbini (“In cammino scrivendo”) e Paolo Ciampi (“Qualche consiglio da un giornalista”).

Il volume è breve (108 pagine di piccolo formato) ma quanto mai intenso di suggestioni e suggerimenti per chi ama abbinare lettura e scrittura al viaggio e tutti e tre gli scritti sono estremamente ricchi di affascinanti citazioni.

 

Viaggiare. Non ci sono altri modi per visitare più da vicino noi stessi” scrive Agostinelli e subito ci dà uno dei possibili sensi e valori del viaggio.

 

Citando Magris, Barbini afferma “viaggiare è un’attività inseparabile dalla scrittura”. Forse non è vero per tutti, ma certo il viaggio, arricchendoci, ci invita a trasmettere agli altri la nostra esperienza, tanto che poco dopo cita Baudelaire “Ma i veri viaggiatori partono per partire”, come a dire che il viaggio non dovrebbe avere seconde finalità, forse neppure quella di essere raccontato. Eppure, come viaggiare senza portarsi dentro le tasche o la mente alcuni libri? “Lo diceva sempre Terzani: In viaggio i libri sono importanti”. Non devono, però, essere solo guide di viaggio, spiega Barbini (e più avanti Ciampi si allinea): “Quasi ogni volta, devo dire, si tratta di grandi classici della letteratura piuttosto che di specifica letteratura di viaggio”.

Paolo Ciampi e Tito Barbini

Barbini si interroga su cosa sia la narrativa di viaggio: “Forse si tratta di generi diversi che si mescolano tra loro”.

Barbini (come Ciampi) insiste sul fatto che si viaggia “sempre verso casa”, perché “il viaggio in fondo è sempre un ritorno, perlomeno un ritorno a se stesso”.

Tra i grandi viaggiatori cita Riszard Kapuscinski (“In viaggio con Erodoto”).

Con chi viaggiare? Per Barbiniil vero viaggio non può che essere solitario” anche se, come dicono gli swahili “al viaggio è connaturale l’incontro con il diverso da te, che ti apre a prospettive nuove e ti fa scoprire quello che sei” o come conclude Ciampiun racconto di viaggio è sempre una storia di incontri”.

 

Ciampi esordisce citando Carver: “Non si scrive per dire qualcosa, si scrive perché si ha qualcosa da dire”, idea che dovrebbe valere per ogni genere di scrittura.

Dobbiamo sempre pensare per chi scriviamo: “Credo fino a un certo punto nello scrivere per noi stessi. O meglio non ci credo per niente”, scrive Ciampi, è poi ci ricorda tre domande da tenere sempre presenti scrivendo:

  1. Che cosa voglio effettivamente comunicare?
  2. Che interesse può avere quanto sto comunicando?
  3. Quanto e come posso essere capito?

Il secondo punto credo sia cruciale: da giornalista aggiunge “domandarsi sempre se c’è o non c’è la notizia”. Questo vale anche per la narrativa, perché “la letteratura dà notizie che rimangono attuali”.

Immagine correlataSi deve anche “dire molto con la massima economia di mezzi”.

Dice poi qualcosa in cui mi trovo assai allineato, essendo uno che scrive per stratificazioni e tagli, “il vero lavoro non è la scrittura, ma la riscrittura; che quasi sempre nella riscrittura bisogna procedere per sottrazione” e “non crediamo alla scrittura di getto, quella va bene per gli appunti”.

Cita anche quello che considero uno dei migliori autori viventi, Stephen King (“On writing”): “la vita non è un supporto per l’arte. È il contrario”.

Un’altra domanda importante da porsi è “state raccontando il viaggio o una storia che sta dentro il viaggio?

Uno che sapeva trovare la storia nelle piccole cose era il giornalista Pyle, di cui Ciampi cita una magistrale descrizione della spiaggia dopo lo sbarco in Normandia degli alleati, perché, come scriveva Proust “un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi”.

Occorre fare “attenzione alle descrizioni”, scrive Ciampi,se non ci si può accontentare del proprio ombelico, non è nemmeno necessario rappresentare il reale nella sua interezza”.

Evocare spesso funziona di più e meglio che dettagliare”, credo sia un insegnamento da non dimenticare mai. Quanto possono essere noiose certe descrizioni prolisse che ho letto tra gli esordienti ma anche in autori acclamati!

Casomai, si può tentare di “puntare sul dettaglio che può fare la differenza”.

Mi rendo conto che sto riempiendo questa recensione di citazioni, ma il volume è talmente colmo di grandi suggestioni che non posso non appuntarmele così e segnalarle a chi mi leggesse.

Mi permetto allora di riportate anche la citazione che Ciampi fa del grande Marquez: “la vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda per raccontarla”. Non esiste una vera Storia, aggiungerei, ma solo la Storia che ci vogliamo raccontare.

E per concludere, potrà parere scontato, ma è il succo di tutto: “Scrivere significa anche leggere – leggere molto gli altri e molto ciò che abbiamo scritto – leggere e rileggere e rimetterci le mani e correggere infinte volte. Significa cancellare molte cose e – talvolta – anche aggiungere qualcosa”.

 

È IMPORTANTE IMPEGNARSI A SCRIVERE PER L’AMBIENTE

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Gianni Marucelli

Martedì 17 Dicembre 2019 si è tenuto presso l’ASD Laurenziana di Firenze (via Magellano 13 rosso) il Nono Incontro letterario del GSF – Gruppo Scrittori Firenze (un’associazione di svariate decine di autori del capoluogo toscano, che organizza premi, presentazioni, incontri letterari, antologie, partecipazione a eventi). Questa volta abbiamo incontrato un’altra storica associazione culturale fiorentina: Pro Natura Firenze, nella persona del suo presidente Gianni Marucelli, anche lui scrittore affermato, con varie opere al suo attivo (l’ultima è stata “L’isola del muflone azzurro”) e direttore della rivista dell’associazione “L’Italia l’uomo l’ambiente”.

Pro Natura è la più antica associazione ambientalista italiana.

Il tema della serata era “Scrivere per l’ambiente”, sottotitolo “Opportunità di collaborazione del GSF con Pro Natura Firenze e la rivista L’Italia l’uomo l’ambiente”.

L’incontro è la naturale prosecuzione di altri due eventi tenuti alla Laurenziana:

Creare mondi immaginari” in cui  io stesso, Massimo Acciai Baggiani e Barbara Mancini abbiamo illustrato l’importanza dell’ambientazione nella scrittura fantastica (parlando rispettivamente di ucronia, fantascienza e fantasy) e “Scrivere i luoghi”, in cui Paolo Ciampi c’ha aiutato a capire come meglio descrivere il mondo che ci circonda. Parlando di riviste, ci si ricollega anche all’intervento di Alessandro Raveggi che ci ha presentato la sua rivista The FLR.

 

Come ha spiegato Marucelli, l’associazione in passato aveva una rivista cartacea, mentre “L’Italia l’uomo l’ambiente” è una rivista on-line, che può essere letta e scaricata gratuitamente. Periodicamente ne escono degli annuari cartacei. Io stesso vi ho collaborato con numerosi contributi.

Nessuna descrizione della foto disponibile.La rivista accoglie soprattutto articoli su tematiche legate al territorio, in particolare toscano e su problematiche ambientali ma anche alcuni racconti e qualche poesia.

Il presidente Marucelli ha invitato gli autori del GSF interessati a inviare i loro contributi per la pubblicazione.

Marucelli poi ha sottolineato quanto sia oggi importante che gli autori si impegnino a inserire problematiche ambientali nei loro testi, per sensibilizzare i lettori.

Ci ha parlato di alcuni libri che ritiene significativi:

Le cose semplici” di Luca Doninelli

Neve, cane, piede” e “Le pietre” di Claudio Morandini.

Parlando dell’importanza delle scelte che ciascuno di noi fa, ha anche citato “Un nome” di Paolo Ciampi (autore che abbiamo appena ospitato alla Laurenziana).

 

Era presente Sergio Giovannetti che ha invece citato il saggio “Il meteorite e il vulcano” di Aldo Piombino.

Io ho ricordato, tra gli autori a noi vicini, sia il romanzo di Piero Dolara “L’ultimo rifugio”, sia quello di Pierfrancesco Prosperi “La quarta verità”, sia, infine, “Apocalissi fiorentine” (che sarà presentato il 13 Gennaio alle ore 17,00 presso la SMS di Rifredi, in via Vittorio Emanuele II 303  – Firenze).

Massimo Acciai Baggiani ha ricordato di aver scritto anche lui su queste tematiche (compreso un romanzo di fantascienza che abbiamo scritto a quattro mani e ancora inedito).

 

Marucelli ha citato l’articolo di Caterina Salbé “Il letterato ecologico come nuovo intellettuale della corresponsabilità”, di cui vorrei riportare qui alcune significative parole:

Questo ha fatto sì che l’ecologia sia divenuta la chiave di lettura del nostro tempo, capace di rimetterci in un contatto vivo con la terra e di ricercare una visione del tutto nella – per quanto complessa – interrelazione tra le cose

eRisultati immagini per scrivere per ambiente

oggi l’impegno politico e culturale di fronte a uno sviluppo economico distruttivo dell’ambiente che non riguardi soltanto gli esseri umani, ma anche l’ambiente stesso con tutta la diversificazione di esseri viventi, di elementi naturali e di beni culturali che lo compongono

e soprattutto

“l’interesse di questa nuova ermeneutica non è solo quello di analizzare la presenza di una dimensione ecologica nella letteratura, o di applicare un metodo d’interpretazione ecologico alla letteratura, ma anche quello di cercare di individuare gli effetti della letteratura sull’ecosfera”.

 

Abbiamo, infine, pensato, con i partecipanti, come suggeritomi anche dalla presidentessa del GSF Cristina Gatti, che per meglio sensibilizzare il pubblico si potrebbe immaginare l’organizzazione di un premio letterario su tematiche ambientali. Immaginerei anche un’antologia che accolga sia testi di autori del GSF, sia i migliori elaborati provenienti da un simile concorso.

Erano tutti d’accordo nel ritenere importante sensibilizzare soprattutto le nuove generazioni. In tal senso, una sessione dell’eventuale premio potrebbe essere loro riservata.

 

SCRIVERE I LUOGHI: PAOLO CIAMPI E LA NARRATIVA DI VIAGGIO

Caterina Perrone e Paolo Ciampi

Durante l’incontro letterario del GSF presso la Laurenziana del 19 Settembre 2019 abbiamo parlato di “Creare mondi immaginari”, spiegando l’importanza, nella narrativa fantastica, di una buona ambientazione originale.

Come ideale prosecuzione di quell’incontro, oggi (10 Dicembre 2019), sempre in via Magellano 13 rosso (Firenze Nova), abbiamo ospitato il grande narratore di luoghi Paolo Ciampi (che ho già più volte letto, recensito e apprezzato per la grande poeticità descrittiva) che c’ha raccontato come l’ambientazione sia al centro anche della narrativa di viaggio. I luoghi sono importanti non solo come percorsi ma possono essere descritti in quanto tali. Il tema della serata era, infatti “Scrivere i luoghi: la narrativa di viaggio”.

Ciampi ha evidenziato l’importanza di lanciare suggestioni piuttosto che fornire complesse descrizioni. A tal proposito ha citato il piccolo saggio da lui scritto con Alessandro Agostinelli e Tito Barbini “Parole in viaggio – Piccola guida di scrittura per viaggiatori veri e immaginari”, in cui è citato a sua volta (possiamo parlare di meta-citazione?) Ernie Pyle, che ha saputo descrivere lo sbarco in Normandia attraverso piccoli dettagli come gli strani oggetti che i soldati si erano portati dietro o anche ha raccontato come la grande domanda da porci sia “state raccontando un viaggio o guardandovi l’ombelico?” e come la narrazione sia a metà tra questi due approcci (il secondo simboleggia il parlarsi addosso ma può essere anche una certa autoreferenzialità: “parlo eternamente di me” scriveva Chateaubriand).

Come descrivere, dunque, i luoghi? Possiamo farlo in modo asciutto e distaccato o possiamo trasmettere le emozioni che questi ci danno (da quel che ho letto di Ciampi, mi pare questo il suo approccio).

Alcuni libri di Paolo Ciampi

E che cosa si porta dietro un autore durante i suoi viaggi? Si documenta prima o si lascia trasportare dalla scoperta?

Oggi con internet si è perso molto del gusto dell’esplorazione che era l’anima anche dei piccoli viaggi, tutto è già conosciuto e rischiamo di perdere il gusto della sorpresa.

Anche il narratore che voglia descrivere dei luoghi rischia di non saper più come dire qualcosa di nuovo, ma deve sempre ricordarsi di descrivere il mondo attraverso i propri occhi, che sono il valore aggiunto per ogni storia, attraverso la propria fantasia, che sempre aggiunge qualcosa di nuovo e originale anche ai luoghi più consueti ed ecco che la narrativa “realistica” o mainstream non sembra più tanto distante da quella fantastica, perché entrambe reinterpretano il mondo, chi meno, chi più. Per narrare i luoghi allora le suggestioni possono venirci da testi che parlano di cose magari del tutto diverse o possiamo portarci dietro le suggestioni di letture giovanili (come penso possa aver fatto Ciampi scrivendo la biografia dell’esploratore Beccari ne “Gli occhi di Salgari”) oi possiamo seguire i passi di un altro autore (come mi pare possa aver fatto in “Beatrice” o in “L’aria ride”).

Raffaele Masiero Salvatori, dell’Istituto Geografico Militare ha dato il suo contributo portando alcune riviste, antiche e recenti, prodotte da tale istituto.

Gli autori Caterina Perrone, Renato Campinoti, Paolo Orsini, Carlo Giannone e Antonella Cipriani

Spero che si possa presto organizzare qualcosa assieme a questo con anche Paolo Ciampi, autore anche di un piccolo libro di riflessioni sulla cartografia “Il sogno delle mappe”, la cui presentazione penso che ben si abbinerebbe con una visita ai loro archivi.

Ciampi ha anche accennato alla rivista di viaggi “Erodoto108” che meriterebbe di essere meglio scoperta, magari in un prossimo incontro.

Il prossimo martedì (17/12/2019) saremo sempre alla Laurenziana, questa volta con Gianni Marucelli, Presidente di Pro Natura Firenze e direttore della rivista L’Italia l’Uomo l’Ambiente e affronteremo un tema non poi così distante: “Scrivere per l’ambiente”. Valuteremo anche possibilità per gli autori di collaborare alla rivista, che affronta non solo tematiche ambientali ma anche, appunto, “racconta i luoghi”.

 

 

 

Paolo Ciampi, Carlo Menzinger, la presidente del GSF Cristina Gatti e Massimo Acciai

 

LE RIVISTE LETTERARIE, TRAMPOLINO DI LANCIO VERSO LA GRANDE EDITORIA

Stasera, 28 Novembre 2019, alle 18,00 abbiamo avuto un nuovo incontro letterario del GSF – Gruppo Scrittori Firenze presso l’ASD Laurenziana di Firenze.

L’incontro è stato il terzo di una serie su come pubblicare al meglio. Il primo si era tenuto il 5 Settembre scorso ed era intervenuto Vanni Santoni, illustrando la composizione del mondo editoriale, i principali gruppi, le principali riviste e il percorso ideale, che va dalla pubblicazione su alcune riviste letterarie, passando per case editrici di qualità, per arrivare alla grande editoria. Santoni aveva anche evidenziato l’inutilità di inviare “manoscritti” alle case editrici più importanti, sperando di essere presi in considerazione o, addirittura pubblicati, se prima non si è fatto un simile percorso.

Questo aveva stupito molti dei presenti e creato alcune polemiche.

Si era, dunque, reso necessario un incontro su cui riflettere in merito, tenutosi il 1 ottobre.

Con l’incontro di oggi abbiamo voluto riprendere il percorso verso la grande editoria, partendo dal suo principio, il mondo delle riviste letterarie. Abbiamo, dunque, ospitato Alessandro Raveggi, che dirige e ha fondato nel 2016 la prima rivista letteraria bilingue italiana The FLR – The Florentine Literary Review.

Raveggi è nato nel 1980 a Firenze. Dopo aver pubblicato testi in molte riviste e varie antologie, ed aver lavorato come dramaturg nel teatro di ricerca, nel 2012 è uscito il suo primo romanzo, “Nella vasca dei terribili piranha” per Effigie edizioni. Il suo prossimo romanzo, “Grande karma”, uscirà per la casa editrice Bompiani nel 2020.

The FLR è una rivista bilingue monotematica, in cui i testi sono pubblicati sempre con testo a fronte italiano-inglese.

I temi degli ultimi numeri sono stati “Fake”, “Landscape”, “Sacro”, “Desiderio”, “Invasioni”.

La rivista è cartacea ed esce con cadenza semestrale.

Immagine del profilo di Alessandro Raveggi, L'immagine può contenere: Alessandro Raveggi, barba

Alessandro Raveggi

Il gruppo editoriale è piuttosto nutrito e conta al suo interno redattori, traduttori e illustratori. Ogni numero conta una decina di brani, la cui selezione è frutto di un attento lavoro. Gli autori sono selezionati ed invitati di volta in volta dal direttore, dal consiglio editoriale e dai curatori. Sebbene la rivista sia fiorentina, gli autori vengono da tutta Italia, così come la rivista è distribuita in librerie in tutto il Paese e anche in alcune località estere.

Trai metodi usati per selezionare i testi, ci sono incontri di scouting con gli autori, come quello tenutosi di recente al festival del libro di Pistoia, o dei concorsi in cui vengono selezionati dei progetti di scrittura, da realizzare poi durante un periodo di soggiorno di tre giorni. L’ultimo è stato in una delle torri antiche di San Gimignano.

Durante l’incontro, abbiamo proposto una collaborazione del GSF al processo di selezione dei brani.

I partecipanti hanno mostrato interesse per la possibilità, mai considerata da alcuni autori, di rivolgersi a una rivista piuttosto che a una casa editrice per pubblicare racconti.

Raveggi ha invitato gli autori del GSF a seguire la pagina facebook della rivista per essere aggiornati sui concorsi di selezione e altri eventi.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Gli incontri della Laurenziana proseguiranno Martedì 10 Dicembre con il giornalista e scrittore Paolo Ciampi sul tema “Scrivere i luoghi: la narrativa di viaggio” e martedì 17 Dicembre con Gianni Marucelli, presidente di Pro Natura Firenze (la più antica associazione ambientalista italiana) e direttore della rivista “L’Italia l’Uomo l’Ambiente”, con cui potremo avviare una collaborazione.

COME SCRIVERE GIALLI E NOIR

Anche il Quinto Incontro (29/10/2019) del GSF – Gruppo Scrittori Firenze all’ASD Laurenziana è stato quanto mai interessante.

Il giallista e saggista Sergio Calamandrei ha relazionato i presenti sul tema “La struttura nascosta sotto la superficie del giallo e del noir” ovvero “come scrivere, dal punto di vista tecnico, un giallo o un noir che catturi il lettore”.

Il tema è già stato trattato in più occasioni da Calamandrei e se ne può leggere sia nel numero 4 del 2010 della rivista IF – Insolito & Fantastico diretta da Carlo Bordoni (Tabula Fati Edizioni), sia sul sito www.calamandrei.it alla pagina http://www.calamandrei.it/la-struttura-profonda-del-giallo-e-del-noir/ .

Avevo già sentito questa relazione, trovandola molto utile, persino per chi come me non scrive gialli.

Per esempio, l’individuazione dei personaggi Archetipi dell’Eroe (Il Re / Demiurgo;           Il Guerriero; Il Mago / Ricercatore; L’Amante / Marito), le Stazioni della narrazione (sette obbligatorie e quattro facoltative), i Quattro Strumenti di Costruzione Espliciti (Buildings Tools), i Cinque Strumenti di Costruzione Nascosti (Hidden Tools), la Mousetrap e, soprattutto l’Ottagono Magico (il Risolutore, il Dissolutore, il Mentore, il Traditore / la Spia, il Razionale, l’Emotivo, lo Scettico, l’Entusiasta) possono essere applicati a qualunque genere di scrittura. Mi riprometto di tenerli presenti anche per il romanzo che sto scrivendo.

Abbiamo avuto il piacere di avere tra i nostri ospiti in sala anche Leonardo Gori, uno dei maggiori giallisti fiorentini (celebre la sua serie di romanzi con protagonista il Capitano Bruno Arcieri, citati dallo stesso Calamandrei), che ha contribuito con interessanti osservazioni e manifestando il proprio apprezzamento per l’intervento di Sergio Calamandrei e la condivisione di quanto descritto.

Gli incontri del GSF proseguiranno Martedì 12 Novembre, sempre alle ore 18,00 all’ASD Laurenziana di via Magellano 13 R, con Vanni Santoni (autore Mondadori, Feltrinelli, La Terza, ecc.), che già aveva partecipato sul tema “Come pubblicare con un grande editore” e che interverrà su “Dagli Interessi in comune ai Fratelli Michelangelo, Vanni Santoni racconta il suo ultimo libro e il percorso fatto per arrivarci dall’esordio”.

Qui è possibile vedere il video integrale dell’incontro.

Sergio Calamandrei all'ASD Laurenzina il 29/10/2019.

Sergio Calamandrei all’ASD Laurenzina il 29/10/2019.

LE PASSEGGIATE DI UN PREMIO NOBEL

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Peter Handke, Premio Nobel 2019

In questi giorni è stato assegnato il Premio Nobel per la letteratura sia per il 2019 che per il 2018.

Quello per l’anno in corso è andato all’austriaco Peter Handke, di cui conoscevo solo il film tratto dalla sua sceneggiatura “Il cielo sopra Berlino”, una delle opere cinematografiche che ho amato di più.

Leggo ora “Il grande evento”, che, per alcuni, dovrebbe essere l’opera più matura di questo maestro della letteratura. Vi si narra della giornata di un attore dal suo risveglio accanto a una donna che non ama ma con cui si trova bene, al suo peregrinare in giro. Alla fine la incontra di nuovo per caso.

Il suo sguardo è sempre molto attento ai dettagli, al senso delle cose, anche le più insignificanti. Il protagonista viene chiamato sempre solo così: l’attore. Nessuno, tranne un vicino che incontra, ha qui un nome, a volere evidenziare, posso immaginare, la “tipizzazione” degli esseri umani, che non sono più individui, ma raffigurazioni di ciò che rappresentano (l’attore, il vicino, il podista…), come a dire che viviamo in un’epoca che ha perso il senso dell’individualità.

L’attore si diletta di uno “sport da lui inventato” che è la camminata a ostacoli (andare dritto senza rallentamenti nel bosco, anche se qualcosa si frappone al cammino) o la sua variante che chiama “camminata didattica” durante la quale immagina che piccole cose che incontra possano essere altro, per poi scoprire che cosa realmente sono e quindi approfondirne la conoscenza.

Ebbene, Handke dimostra una pregevolissima attenzione al dettaglio e alla profondità delle cose, che mi pare in netto contrasto con l’epoca contemporanea (non fatemi dire “modernità”, perché non so neppure se oggi viviamo in un’epoca post-moderna, post-storica o post-nulla). Non intendo dire che questo non sia un ottimo libro, affascinante nel suo scoprire l’umanità nelle piccole cose, ma continuo a non credere che sia questo qualcosa di innovativo per la letteratura o che esprima il nostro tempo.

L’attore, nel suo camminare, nota alcune persone è vede come siano “tipizzate”, il podista, il corridore, il passeggiatore e così via e mostra una certa antipatia per questa loro “tipizzazione” così come per la loro distrazione (spesso simboleggiata dall’uso degli strumenti della nostra quotidiana disattenzione quali i cellulari) e si sente che l’autore si confonde in ciò con l’attore-protagonista. La tipizzazione è basilare per questo nostro mondoRisultato immagini per Peter Handke il grande evento che si muove alla “superficie” sì, ma spaziando in “larghezza” (sacrificando la profondità) come non ha mai fatto prima. Lo stesso B2C (Business To Consumer) si basa proprio sulla “tipizzazione” degli individui, intesi come consumatori.

Sostengo che trama, personaggi e ambientazione debbano sempre equilibrarsi in un’opera di narrativa ma che la trama sia quella che regge tutto. Una trama, io credo, si compone di una serie di eventi. Non può limitarsi a riflessioni o osservazioni. A un certo punto l’attore incontra un branco di cani selvatici, ne è spaventato ma la cosa finisce lì, i cani vanno per la loro strada (uno per un po’ lo segue). Lo stesso l’incontro con il vicino malato, senza memoria, è un momento passeggero, una mosca impigliata nella rete, ma poi scivola via.

Va bene scrivere così come fa Handke, ma mi chiedo se sia giusto che un Premio della rilevanza del Nobel dia un riconoscimento a questo tipo di approccio. Certo non ho letto altro di Handke e sono fermamente convinto che un autore non si debba valutare da un’opera sola, dunque ne leggerò ancora, ma qui vorrei far finta che la sua scrittura sia tutta così, per interrogarmi sull’insegnamento che sembra voglia darci la giuria del Premio. Sembrerebbe cioè che ci dica di tornare indietro, verso quest’attenzione al dettaglio, alla profondità, all’attenzione verso le piccole cose. Eppure, il mondo va nella direzione opposta! La letteratura non dovrebbe allora esprimere questa direzione, magari preconizzarne il futuro? Che senso ha premiare chi guarda all’indietro verso il passato? Credo che nel suo saggio “I Barbari” Baricco abbia ben saputo illustrare il senso del nostro tempo: ci muoviamo alla superficie delle cose, sacrificando la profondità per una maggior “espansione”. Opere come questa, a mio avviso invece, non lo fanno. Forse, mi sbaglio e ciò che la giuria ha voluto premiare è altro. Leggo, dunque, la motivazione del Premio Nobel: “Per un lavoro influente che con ingegnosità linguistica ha esplorato la periferia e la specificità dell’esperienza umana”.

Ebbene, devo dire che questo si ritrova nel romanzo che ho appena letto. La scrittura è linguisticamente evoluta (per quel che si può intuire dalla traduzione) e il nostro attore si muove in un mondo periferico, con occhio attento a scrutare le esperienze umane che incontra lungo il suo cammino. Insomma, mi pare che il riconoscimento sia proprio per le stesse caratteristiche della sua scrittura che ho notato.

Mentre scrivo queste righe ho già iniziato a leggere “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti” di Olga Tokarczuk (Nobel nel 2018), che mi sta appassionando di più: se non altro comincia con una morte misteriosa e dei personaggi molto intensi.

Quanto a libri che parlano di camminate ma che sono anche momenti di riflessione, devo dire che preferisco quelli del nostrano Paolo Ciampi come “L’aria ride” o “Per le foreste sacre”, “Il cammino di Santiago” di Paulo Coelho o “L’arte di correre” (correre non è camminare ma quasi!) di Haruki Murakami, che forse sarebbe stato un candidato più significativo per il premio.

LA VITA, LA SCRITTURA, LA BELLEZZA E I RAPPPORTI IRRISOLTI CON IL PADRE

Risultati immagini per nelle case della gente tondiAvevo già incontrato nelle mie letture varie volte Mirko Tondi, presente con suoi racconti nelle antologie “La gioia di vivere”, “Nero urlante” e “Nelle fauci del mostro”, prima di leggere un intero suo romanzo, questo “Nelle case della gente”, che ci parla, tra le altre cose, dei difficili rapporti di un trentaseienne con il proprio padre sessantenne, in una Firenze che ben si riconosce.

Analogamente ci siamo incrociati alcune volte, senza mai conoscerci davvero, poi, durante l’inaugurazione della nuova libreria a Firenze (via Pisana 100R) del nostro comune editore Porto Seguro, mi sono fermato per un po’ a parlare con lui e alla fine ho acquistato “Nelle case della gente”.

Incuriosito da questo autore, che mi avevano indicato come uno dei migliori del GSF – Gruppo Scrittori Firenze, cui entrambi apparteniamo, ho così letto presto il suo romanzo, nonostante abbia ampie pile di libri ancora da aprire, scompaginando come sempre l’ordine di lettura che mi ero prefisso.

Mirko Tondi è uno che la scrittura la conosce, tanto è vero che la insegna in appositi corsi, alcuni anche organizzati dallo stesso GSF. Questo lo sapevo dai racconti e ne ho avuto conferma dal romanzo.

Forse prende modelli un po’ troppo elevati e seri. “Nelle case della gente” cita Proust, Joyce, Kafka, Conrad, Nothomb, Turgenev, Calvino, Poe, Balzac, Malloch, Jackson, Fitzgerald, Dostojevskij, Mann, Roth, McCarthy e non so quanti altri.

In questo libro si interroga sul rapporto con il padre e lo racconta dal punto di vista di un figlio (non saprei dire quanto autobiograficamente), ma anche sul mestiere di scrivere.

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Mirko Tondi

Nei “Ringraziamenti” finali esordisce con un “Non è il libro che ho sempre voluto scrivere. È sta un’opera faticosa dettata dalla necessità di voler raccontare” e si sente che c’è del vissuto che pesa nelle parole che compongono il romanzo.

Rispetto allo scrivere, il suo personaggio ha dei momenti di scoramento: “non ci pensare nemmeno a fare lo scrittore”, si dice. Qua e là emergono suggerimenti da docente di scrittura creativa, alcuni da segnarsi come “ribadisce quanto sia importante scrivere ogni giorno per trovare continuità”.

Quando scrive “Per lungo tempo ha creduto che per lui scrivere volesse dire non essere qui, andarsene in qualche modo e da qualche parte, andarsene per ritornare sempre ma intanto allontanarsi da se stesso. Adesso, invece, sa che per lui scrivere è l’esatto opposto, una maniera per rimanere, per andare verso il suo vero Io, e se ci pensa bene, scrivere altro non è che questo appunto, la ricerca della verità” (pag. 72), non riesco, invece, a immedesimarmi nel personaggio, perché per me scrivere è altro, è gioco, è invenzione, è creazione di mondi nuovi e nulla ha a che fare con cercare o fuggire se stesso e men che mai con la ricerca della verità, che non è materia per la narrativa, che dovrebbe occuparsi proprio del suo opposto, perché non può che essere finzione e simulazione e mai sarà copia della realtà, che non potrà che uscire mediata dalle mani dello scrittore.

Il protagonista pensa che “scrivendo, mai si finisce di cercare il miglioramento, ed è questo uno dei motivi che spinge a continuare pure senza gloria alcuna”, ma io credo che si scriva e si scriva ancora perché le storie si accavallano nella nostra mente e scalpitano per uscire fuori, bene o male, brutte o belle che siano, e poco importa la gloria, mentre il desiderio di miglioramento può esserci ma non è quello a spingere l’autore.

 

Quanto al padre, vero co-protagonista di questo volume, è “un padre non tagliato per il ruolo di padre”, che “non parla altro che di lavoro” (pag. 138), che “non era il tipo che non ti portava mai al cinema per risparmiare”. Il protagonista “non vuole credere che suo padre possa mai essere considerato il migliore dei padri” (pag. 140).

In questo continuo raffrontarsi con un padre quasi assente c’è una sorta di sindrome di Peter Pan e “pur invecchiando rimaniamo i bimbi che sempre siamo stati” (pag. 141).

Per parlare di questo padre usa uno strano inizio di paragrafo “La storia finisce” che prosegue in vari modi come “nel bagno di un cinema”, “con una televisione accesa”, “con un viaggio nei ricordi”, “con un incontro casuale” e così via, quasi a rimarcare questo desiderio di troncare un rapporto psicologicamente doloroso.

 

Nelle case della gente” non parla solo di scrittura e rapporti filiali, ma della vita in genere, della bellezza, delle cose che ci circondano:

Crede che nella vita ci siano vuoti di varia dimensione che vadano riempiti” (pag. 9),

a lui le feste non piacciono affatto”,

Servillo ha detto una cosa che l’ha colpito a proposito della bellezza ovvero che è anonima, non ce ne accorgiamo, anzi svanisce nel momento in cui la cogliamo” (pag. 53),

la bellezza (la sua personale forma di epifania?) è questa quotidiana rivelazione a contatto con la sua casa” (pag. 45),

gli piace osservare le cose mentre si rovinano sotto i suoi occhi” (pag. 51),

più a lungo guardate un oggetto e più mondo ci vedete dentro” (pag. 45) eRisultati immagini per padre e figlio

C’è un’unica cosa che può guarirci dalla malattia di essere ciò che siamo: seguire il sogno, seguire il sogno, e così, eternamente” (pag. 44).

Emerge poi vigoroso il personaggio di Giada che “vuole affermare a tutti i costi la propria identità di donna, vuole essere riconosciuta come tale e non un trans” (pag. 80).

Romanzo, dunque, con poca trama e ancor meno dialoghi, costruito sui pensieri del protagonista e sulla sua visione di ciò che gli sta a cuore. Opera, in fondo, introspettiva, che fa ragionare e riflettere su come siamo e cosa facciamo.

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