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LA VITA, LA SCRITTURA, LA BELLEZZA E I RAPPPORTI IRRISOLTI CON IL PADRE

Risultati immagini per nelle case della gente tondiAvevo già incontrato nelle mie letture varie volte Mirko Tondi, presente con suoi racconti nelle antologie “La gioia di vivere”, “Nero urlante” e “Nelle fauci del mostro”, prima di leggere un intero suo romanzo, questo “Nelle case della gente”, che ci parla, tra le altre cose, dei difficili rapporti di un trentaseienne con il proprio padre sessantenne, in una Firenze che ben si riconosce.

Analogamente ci siamo incrociati alcune volte, senza mai conoscerci davvero, poi, durante l’inaugurazione della nuova libreria a Firenze (via Pisana 100R) del nostro comune editore Porto Seguro, mi sono fermato per un po’ a parlare con lui e alla fine ho acquistato “Nelle case della gente”.

Incuriosito da questo autore, che mi avevano indicato come uno dei migliori del GSF – Gruppo Scrittori Firenze, cui entrambi apparteniamo, ho così letto presto il suo romanzo, nonostante abbia ampie pile di libri ancora da aprire, scompaginando come sempre l’ordine di lettura che mi ero prefisso.

Mirko Tondi è uno che la scrittura la conosce, tanto è vero che la insegna in appositi corsi, alcuni anche organizzati dallo stesso GSF. Questo lo sapevo dai racconti e ne ho avuto conferma dal romanzo.

Forse prende modelli un po’ troppo elevati e seri. “Nelle case della gente” cita Proust, Joyce, Kafka, Conrad, Nothomb, Turgenev, Calvino, Poe, Balzac, Malloch, Jackson, Fitzgerald, Dostojevskij, Mann, Roth, McCarthy e non so quanti altri.

In questo libro si interroga sul rapporto con il padre e lo racconta dal punto di vista di un figlio (non saprei dire quanto autobiograficamente), ma anche sul mestiere di scrivere.

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Mirko Tondi

Nei “Ringraziamenti” finali esordisce con un “Non è il libro che ho sempre voluto scrivere. È sta un’opera faticosa dettata dalla necessità di voler raccontare” e si sente che c’è del vissuto che pesa nelle parole che compongono il romanzo.

Rispetto allo scrivere, il suo personaggio ha dei momenti di scoramento: “non ci pensare nemmeno a fare lo scrittore”, si dice. Qua e là emergono suggerimenti da docente di scrittura creativa, alcuni da segnarsi come “ribadisce quanto sia importante scrivere ogni giorno per trovare continuità”.

Quando scrive “Per lungo tempo ha creduto che per lui scrivere volesse dire non essere qui, andarsene in qualche modo e da qualche parte, andarsene per ritornare sempre ma intanto allontanarsi da se stesso. Adesso, invece, sa che per lui scrivere è l’esatto opposto, una maniera per rimanere, per andare verso il suo vero Io, e se ci pensa bene, scrivere altro non è che questo appunto, la ricerca della verità” (pag. 72), non riesco, invece, a immedesimarmi nel personaggio, perché per me scrivere è altro, è gioco, è invenzione, è creazione di mondi nuovi e nulla ha a che fare con cercare o fuggire se stesso e men che mai con la ricerca della verità, che non è materia per la narrativa, che dovrebbe occuparsi proprio del suo opposto, perché non può che essere finzione e simulazione e mai sarà copia della realtà, che non potrà che uscire mediata dalle mani dello scrittore.

Il protagonista pensa che “scrivendo, mai si finisce di cercare il miglioramento, ed è questo uno dei motivi che spinge a continuare pure senza gloria alcuna”, ma io credo che si scriva e si scriva ancora perché le storie si accavallano nella nostra mente e scalpitano per uscire fuori, bene o male, brutte o belle che siano, e poco importa la gloria, mentre il desiderio di miglioramento può esserci ma non è quello a spingere l’autore.

 

Quanto al padre, vero co-protagonista di questo volume, è “un padre non tagliato per il ruolo di padre”, che “non parla altro che di lavoro” (pag. 138), che “non era il tipo che non ti portava mai al cinema per risparmiare”. Il protagonista “non vuole credere che suo padre possa mai essere considerato il migliore dei padri” (pag. 140).

In questo continuo raffrontarsi con un padre quasi assente c’è una sorta di sindrome di Peter Pan e “pur invecchiando rimaniamo i bimbi che sempre siamo stati” (pag. 141).

Per parlare di questo padre usa uno strano inizio di paragrafo “La storia finisce” che prosegue in vari modi come “nel bagno di un cinema”, “con una televisione accesa”, “con un viaggio nei ricordi”, “con un incontro casuale” e così via, quasi a rimarcare questo desiderio di troncare un rapporto psicologicamente doloroso.

 

Nelle case della gente” non parla solo di scrittura e rapporti filiali, ma della vita in genere, della bellezza, delle cose che ci circondano:

Crede che nella vita ci siano vuoti di varia dimensione che vadano riempiti” (pag. 9),

a lui le feste non piacciono affatto”,

Servillo ha detto una cosa che l’ha colpito a proposito della bellezza ovvero che è anonima, non ce ne accorgiamo, anzi svanisce nel momento in cui la cogliamo” (pag. 53),

la bellezza (la sua personale forma di epifania?) è questa quotidiana rivelazione a contatto con la sua casa” (pag. 45),

gli piace osservare le cose mentre si rovinano sotto i suoi occhi” (pag. 51),

più a lungo guardate un oggetto e più mondo ci vedete dentro” (pag. 45) eRisultati immagini per padre e figlio

C’è un’unica cosa che può guarirci dalla malattia di essere ciò che siamo: seguire il sogno, seguire il sogno, e così, eternamente” (pag. 44).

Emerge poi vigoroso il personaggio di Giada che “vuole affermare a tutti i costi la propria identità di donna, vuole essere riconosciuta come tale e non un trans” (pag. 80).

Romanzo, dunque, con poca trama e ancor meno dialoghi, costruito sui pensieri del protagonista e sulla sua visione di ciò che gli sta a cuore. Opera, in fondo, introspettiva, che fa ragionare e riflettere su come siamo e cosa facciamo.

COME PUBBLICARE, CON CHI E PERCHÉ

Durante la Quinta Serata “RIFLESSIONI SULL’EDITORIA” del GSF presso la Laurenziana abbiamo ragionato assieme sulle alternative di pubblicazione offerte agli autori poco noti (non mi piace il termine esordienti), anche alla luce di quanto detto nel precedente incontro “Come pubblicare con un grande editore” e di quanto emerso a Firenze Rivista.

Ha introdotto Barbara Carraresi, ricordando che la finalità di questi incontri negli spazi gentilmente offerti dalla ASD Laurenziana al GSF Gruppo Scrittori Firenze è avere un’occasione per tutti gli autori locali di confrontarsi direttamente su vari temi. La riunione del 1 ottobre è stato un dovuto momento di riflessione sulle informazioni, per alcuni scioccanti, ricevute durante l’incontro “Come pubblicare con un grande editore” e ritarare le nostre strategie di approccio all’editoria.

Interessante il contributo di Sergio Calamandrei sulle funzioni cui dovrebbe assolvere l’editore (e che spesso svolge solo in parte). Vi consiglio di leggere il suo articolo in merito, assai esauriente, che trovate qui.

Marco Scaldini ha raccontato come sia diventato autore Rizzoli, venendo pubblicato “dall’interno”, nel senso che già lavorava per la casa editrice come traduttore.

Massimo Acciai ha raccontato la sua esperienza di editor presso case editrici di varie dimensioni. In particolare, citava una stanza nei locali di un editore importante, piena di “manoscritti” inviati dagli autori, che nessuno leggeva, salvo rari stagisti volenterosi, e che dopo un po’ andavano al macero, questo a riprova di quanto detto nel precedente incontro sull’inutilità di mandare testi alle grandi case editrici, senza un’adeguata presentazione.

La considerazione generale è stata che tutto quanto detto nell’incontro “Come pubblicare con un grande editore” è giusto e utile se si vuole arrivare alle major, ma se ci si accontenta di pubblicare con piccoli volumi, rimangono percorribili sia l’approccio al self-publishing (sebbene questa forma rende l’opera ancora meno credibile che se edita da un piccolo editore), sia quello alla piccola editoria senza una distribuzione cartacea nelle librerie. Per chi ambisce a maggiori risultati, invece, rimane utile poter accedere a case con distribuzione cartacea (e che paghino anticipi), se si vuole ambire a maggiori risultati. Non mancano comunque esempi di volumi editi da piccole case che hanno fatto un salto di livello.

Insomma, si sceglie con chi pubblicare soprattutto in base alle proprie ambizioni e possibilità (ci sono editori disponibili a prendere in considerazione i nostri testi e altri che non lo fanno), cercando di concentrarsi sugli editori più affini per generi pubblicati. Non si deve mandare testi a case editrici che non si siano prima “studiate”, cercando di capire se assolvono a tutte le “funzioni” elencate da Calamandrei o solo ad alcune, se queste sono per noi sufficienti e se il nostro testo si inserisce nella loro linea produttiva. Gli editori vanno cioè anche scelti in base al genere che pubblicano, evitando di rivolgersi a case che pubblicano testi troppo differenti dal nostro. Anche per questo il mio prossimo lavoro “Apocalissi fiorentine” uscirà il 12 Ottobre 2019 con il gruppo Tabula Fati, nella loro collana di fantascienza. La presentazione in anteprima avverrà durante l’importante festival  milanese “Stranimondi”, che raccomando agli appassionati del genere.

Ovviamente si sconsiglia vivamente di ricorrere agli editori che chiedono agli autori non solo un contributo in termini promozionali e di editing, ma anche di denaro.

Anche il ricorso ad agenzie letterarie è apparso ai presenti aggiungere ben poco a un’attività di contatto diretto con gli editori, salvo non rivolgersi ai grandi agenti, non meno difficili da raggiungere delle case editrici maggiori.

Tutto sommato, soluzioni come la locale Porto Seguro Editore, che vanta numerosissime pubblicazioni rimane un’opzione per chi voglia entrare in modo “amatoriale” nel mondo delle pubblicazioni, senza dover spendere nulla di più del proprio tempo. Lo stesso direi per il mio precedente editore genovese Liberodiscrivere, che ho lasciato solo per questioni di logistica. Ritengo, infatti, che avere un editore nella propria città, a parità di condizioni, sia un vantaggio, perché consente di partecipare più agevolmente agli eventi che organizza. I presenti, inoltre, concordano che Porto Seguro Editore è stato ed è un importante riferimento di aggregazione per molti autori locali e hanno apprezzato la qualità delle copertine.

Marco Cibecchini ha raccontato perché sia ricorso al self-publishing (YouCanPrint), che offre il vantaggio di assoluta autonomia in tutte le scelte (copertina, impaginazione, promozione), anche se priva di un supporto, per quanto a volte effimero intermini di editing e promozione. Ci sono comunque forme di aggregazione tra autori auto-prodotti che possono aiutare a pubblicizzare la propria opera. Personalmente ho usato il self-publishing (Lulu e IlMioLibro) quando ho portato avanti l’esperimento di web-editing de “La bambina dei sogni”: a ogni commento di nuovi lettori (che chiedevo fossero “cattivi”) ne facevo una nuova edizione (circa una a settimana). Cosa impossibile con un editore, per quanto disponibile.

Chiara Sardelli e altri presenti hanno riportato le proprie esperienze di lettori e aspiranti autori. In particolare, Chiara Sardelli ha ricordato l’importanza di essere presenti nei gruppi di lettura on-line, come anobii, spazio in cui sono presenti gruppi dedicati alla lettura di “autori poco noti” oltre a gruppi di vario interesse (dalla fantascienza, al romanzo storico, al giallo, a fan di vari autori, gruppi locali e altro), spazi per scambio libri cartacei ed ebook,  per regalare libri, per annunciare presentazioni letterarie, per farsi aiutare nell’editing o per organizzare incontri.

Anobii, inoltre, consente di archiviare la propria libreria e di lasciare commenti a tutti i libri letti.

Renato Campinoti ha insistito sull’importanza di trovare una strada non solo per pubblicare, ma per far sì che la nostra attività si colleghi con il territorio e le sue associazioni, cercando di avere, come Gruppo, una presenza nelle librerie locali.

Possibili nuovi temi potrebbero essere una strategia di approccio al web come gruppo e un sistema per collegarsi maggiormente alle realtà fiorentine.

Chiedo scusa se non cito tutti gli interventi, ma non prendevo appunti e la mia memoria è fallace. Se volete fatemi sapere se posso correggere o integrare.

Il prossimo appuntamento è fissato per martedì 29 Ottobre, sempre alle 18,00, sul tema: “LA STRUTTURA NASCOSTA SOTTO LA SUPERFICIE DEL GIALLO E DEL NOIR – Come scrivere, dal punto di vista tecnico, un giallo o noir che catturi il lettore”. Ne parlerà il giallista Sergio Calamandrei.

Torneremo a parlare di editoria, approfondendo il tema delle riviste letterarie spero in novembre.

 

FIRENZE RIVISTA E ALTRI EVENTI LETTERARI

Gli ultimi giorni a Firenze sono stati particolarmente intensi in termini di incontri ed eventi letterari.

 

Giovedì 19 Settembre c’è stato l’incontro del GSF Gruppo Scrittori Firenze presso l’ASD Laurenziana sul tema “Creare mondi immaginari

Da venerdì 20 a domenica 22 alle Murate di Firenze c’è stato il festival dell’editoria e delle riviste letterarie “Firenze Rivista”.

Ieri, lunedì 23, presso il Centro dell’Età Libera Rifredi-Romito-Vittoria c’è stato l’incontro/ presentazione del “Il sognatore divergente” e de “Il narratore di Rifredi”.

 

Durante l’incontro “Creare mondi immaginari”, presentato da Barbara Carraresi, Massimo Acciai Baggiani, Barbara Mancini e Carlo Menzinger hanno parlato dell’importanza delle ambientazioni in narrativa e di come queste siano determinanti per fantascienza, fantasy e ucronie.

Qui potete vedere il video dell’incontro.

IL GSF alla Laurenziana

Potete leggere in proposito:

L’importanza di un’ambientazione originale” di Carlo Menzinger

I costruttori di universi” di Carlo Menzinger

“Creatori di mondi nella fantascienza” di Massimo Acciai

I mondi ucronici” di Carlo Menzinger

Barbara Mancini e Carlo Menzinger

 

La tre giorni di “Firenze Rivista” è stata un momento importante nella vita culturale di Firenze, con la presenza di tanti editori e, soprattutto, tante riviste letterarie che si sono confrontate in un ricco programma di conferenze.

Personalmente ho seguito alcuni incontri sabato e domenica pomeriggio.

Francesca Matteoni, Vanni Santoni, Ilaria Gaspari, Edoardo RIalti e Francesco D’Isa presentano “Il sacro e il metafisico in letteratura”

Ho cominciato sabato con “Menelique magazine numero zero”. Presentava questa nuova rivista culturale il direttore editoriale de “L’indiscreto” Francesco D’Isa. Per “Menelique” hanno parlato Giovanni Tateo, Fabrizio Soldano e Silvia De Marco.

La rivista nasce come sfida politico-culturale contro l’emarginazione, le discriminazioni e le violenze. Non si presenta solo come un contenitore di articoli sociologici, ma offre spazi tematici alla narrativa. Il prossimo numero sarà dedicato al mondo del lavoro.

Fabrizio Soldano, Giovanni Tateo, Silvia De Marco, Francesco D’Isa

Mi sono quindi spostato in platea, dove di nuovo Francesco D’Isa presentava il convegno “Il sacro e il metafisico in letteratura” con Ilaria Gaspari, Francesca Matteoni, Edoardo Rialti e Vanni Santoni.

Se Rialti si è concentrato sul metafisico, Gaspari ha dato più spazio al sacro e Matteoni ha sottolineato il ruolo della magia e del panteismo, lanciando interessanti suggestioni. Vanni Santoni c’ha parlato delle nuove dimensioni del fantastico, dal novo sconcertante italico, alla specular fiction, al fantastico speculativo, al realismo magico.

Francesca Matteoni, Vanni Santoni, Ilaria Gaspari, Edoardo RIalti e Francesco D’Isa presentano “Il sacro e il metafisico in letteratura”

L’incontro “Shitposting: centrifugare il linguaggio”, con Alessandro Lolli, Matteo Grilli e altri, mi ha aperto un mondo di conoscenze sulla pratica del post compulsivo e sistematico di testi sconnessi su più piattaforme in contemporanea.

 

Ho ritrovato, a fine serata, Edoardo Rialti non più in veste di critico letterario ma di traduttore de “Il trono di spade” in “Tradurre il trono di spade” e c’ha parlato delle dificoltà di tradurre una serie di libri, quando non si conoscono ancora i volumi successivi. Partecipavano anche la doppiatrice di Arya Stark, Sara Labidi (che c’ha raccontato che doppiava senza vedere l’intera scena che era segretata) e Leonardo Taiuti.

Sara Labidi, Leonardo Taiuti e Sara Labidi

 

La domenica ho cominciato con un incontro sul Premio Calvino “Piccoli grandi esordi” guidato dal presidente del Premio, Mario Marchetti, con la presenza di due case editrici, NN Editore e Dalia Edizioni, rappresentate la prima dalla redattrice Serena Cabibbo e dell’autrice Serena Patrignanelli, la seconda dalla redattrice Roberta Argenti e dall’autore Nicola Nucci, che c’hanno spiegato il lavoro di squadra che svolgono entrambe le case editrici quando pubblicano un esordiente. Da notare il lavoro di reimpaginazione effettuato da Dalia Edizioni su “Trovami un modo semplice per uscirne” di Nicola Nucci, e il cospicuo taglio di pagine effettuato da NN Editore su “La fine dell’estate” di Serena Patrignanelli.

Nicola Nucci, Mario Marchetti, Serena Cabibbo e Roberta Argenti

Ho potuto seguire solo in parte “Storie illustrate” in cui le riviste RVM Magazine (Agnese Porto), StreetBook Magazine (Simone Piccinni) e Settepagine” (Elena Zuccaccia) hanno raccontato come mettono assieme testi di narrativa e immagini.

 

Ultimo incontro per me è stato quello con la rivista Il rifugio dell’Ircocervo, che presentava “Intorno al racconto”, un affascinante dialogo sulla difficoltà di individuare in rete racconti di qualità, sul (poco) interesse di editori e lettori per i racconti (quasi pari al disinteresse verso le poesie). Presenti Francesco Quatraro (Effequ), Luca Ricci (autore), Marco Marrucci (autore), Giuseppe Rizzi e Loreta Minutilli (Rifugio dell’Ircocervo).

Francesco Quatraro, Luca Ricci, Loreta Minutilli, Marco Marrucci e Giuseppe Rizzi

Qui trovate il programma di Firenze Rivista.

Potete leggere in merito:

Le palestre degli scrittori” di Vanni Santoni

Firenze Rivista” di Massimo Acciai Baggiani

 

Nell’incontro “Il sognatore divergente e il narratore di Rifredi” Carlo Menzinger e Massimo Acciai hanno raccontato l’uno la vasta produzione dell’altro, i loro punti in comune e alcune “divergenze”, il loro rapporto con il quartiere di Rifredi.

Potete vedere qui il video dell’incontro.

Qui maggiori dettagli su:

Il sognatore divergente” di Massimo Acciai Baggiani

Il narratore di Rifredi” di Carlo Menzinger di Preussenthal

 

Nuovi importanti momenti di incontro sono in arrivo:

 

Giovedì 26 Settembre alle 19,30 ci sarà in Via Pisana 100 rosso l’inaugurazione della Libreria Porto Seguro, con open bar.

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e testo

Il 1 ottobre 2019 alle 18,00 ci sarà presso l’ASD Laurenziana (via Magellano 13 rosso – Firenze Nova) il nuovo incontro “Riflessioni sull’editoria – Come pubblicare, con chi e perché”, nel quale approfondiremo quanto detto nell’incontro del 5 Settembre 2019 “Come pubblicare con un grande editore”.

 

Vi aspettiamo.

I MONDI UCRONICI

L’ambientazione è uno degli aspetti più importanti quando si scrive un romanzo.

Ci sono generi, in cui l’ambientazione è pura creazione. Crearla è un’autentica espressione artistica. Se l’arte è creare, la letteratura raggiunge i massimi livelli di creatività quando crea mondi immaginari e lo fa tanto più quando è originale e si distacca dai precedenti.

L’ambientazione è fondamentale per il fantastico, che sia fantascienza, fantasy, ucronia, utopia, distopia, gotico.

É importante creare mondi verosimili e coerenti, che partendo da premesse immaginarie, mantengano però una logica precisa.

Ecco allora modi alieni, scenari post-apocalittici, futuri utopici, presenti alternativi, mondi paralleli, universi divergenti, mondi segreti e nascosti.

Ognuno di questi deve e può avere un’estrema caratterizzazione e una grande ricchezza di dettagli.

La difficoltà sta nel bilanciare il tentativo di rendere vivo e presente un mondo inesistente con quello di spiegarlo a chi non lo conosce, senza entrare in minuziosi dettagli tecnici, che nulla aggiungono alla trama. Perché a guidare deve essere questa, la trama.

L’ambientazione deve trasparire attraverso le sue maglie.

 

Assai caratteristica è la situazione per l’ucronia.

L’ucronia, che si pone a metà strada tra la fantascienza e il romanzo storico, mediante eventi immaginari o scelte mai fatte, modifica la Storia, rendendola diversa. Ne presenta dunque al lettore una versione alternativa. Non una sua diversa interpretazione, ma proprio un diverso svolgimento delle vicende storiche. Crea dunque un mondo nuovo in cui ambientare la trama della narrazione, un universo divergente in cui gli eventi hanno preso una diversa piega.

L’ucronia è narrazione del “se”, del “what if”. Descrive come sarebbe stato il mondo se qualcosa nel passato si fosse svolto diversamente. Racconta, per esempio, come sarebbe stata l’Italia se non ci fosse stata la Seconda Guerra Mondiale, oppure come sarebbe stata la Francia se Napoleone non fosse andato in esilio o Giovanna D’Arco non fosse morta sul rogo (come in “Giovanna e l’angelo”) o come sarebbe stato il mondo se Cristoforo Colombo fosse sbarcato in Messico e fosse stato fatto prigioniero degli aztechi (come ne “Il Colombo divergente”).

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Charles Renouvier

Secondo Wikipedia:

“L’ucronìa è una forma di narrativa che tratta di un mondo la cui Storia si è differenziata dalla Storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi ipoteticamente possibili.

Il termine deriva dal greco e significa letteralmente “nessun tempo” (da ou = non e chronos = tempo), per analogia con utopia che significa nessun luogo, e indica la narrazione letteraria, grafica o cinematografica di quel che sarebbe potuto succedere se un preciso avvenimento storico fosse andato diversamente. Il termine è stato coniato dallo scrittore francese Charles Renouvier in un testo apparso nel 1857 che intendeva ricostruire la storia europea quale avrebbe potuto essere e non è stata” (“Uchronie, l’utopie dans l’histoire”).”

Suoi sinonimi possono essere “allostoria” e “storia alternativa” e, direi io, anche “fantastoria”.

Ebbene, il narratore di ucronie nel descrivere il proprio mondo immaginario deve seguire nel contempo la propria fantasia, il proprio universo divergente, e dall’altra la Storia, gli eventi reali come si sono svolti fino alla divergenza storica e come si sono svolti nel tempo reale. Può e deve discostarsi del mondo vero, ma facendo attenzione che le variazioni siano plausibili e connesse con la portata della divergenza.

Se immagino che Hitler abbia vinto la Seconda Guerra Mondiale, poi, per esempio, non sarebbe molto logico che un personaggio in Germania negli anni ’70 legga Topolino e beva coca-cola. Se lo fa, deve esserci una spiegazione fornita dal romanzo.

Con l’ucronia possiamo narrare degli eventi nel momento stesso in cui divergono dalla storia reale. È quello che ho fatto, per esempio con “Il Colombo divergente” e “Giovanna e l’angelo”, in cui mostro la vita di Cristoforo Colombo nel momento in cui fallisce nella sua scoperta dell’America e di Giovanna D’Arco quando sopravvive al rogo.

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Winston Churchill

In un racconto pubblicato in “Ucronie per il terzo millennio”, invece, immagino il mondo contemporaneo come sarebbe stato per effetto di quanto narrato ne “Il Colombo divergente”.

È questo il secondo modo di scrivere ucronie, ovvero descrivere un mondo successivo alla divergenza storica. Gli eventi narrati possono essere variamente distanti dalla divergenza.

Con la saga “Via da Sparta” ho voluto portare la cosa all’estremo, immaginando gli effetti di una divergenza (la vittoria di Sparta su Tebe e la successiva distruzione di Atene e della sua cultura) ben 2400 anni dopo.

Quello che ho dovuto fare è stato ricostruire un intero mondo: economia, cultura, modi di vivere, classi sociali, rapporti uomo-donna, concetto di famiglia, forme politiche, tecnologia, scienza, filosofia, alimentazione, ecologia…  Tutto diverso!

In “Jacopo Flammer e il popolo delle amigdale”, ho immaginato una divergenza nella preistoria ai tempi dei dinosauri, mostrandone gli effetti in un mondo preistorico più recente.

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Philip K. Dick

Qualcosa del genere, ma con una più ampia ricostruzione ambientale lo ha fatto Harry Harrison con “Il Libro degli Yilané”: immagina una razza di dinosauri che si sia evoluta e che conviva con gli uomini preistorici. Descrive una civiltà del tutto diversa dalla nostra.

Un altro esempio di mondo ucronico interamente ricostruito è la raccolta di racconti di Robert Silverberg “Roma eterna”, che si snodano dal 1203 al 2723 ab Urbe Condita, ovvero per ben 1520 anni, dal 450 al 1970 Dopo Cristo, in cui mostra come l’Impero Romano sia sopravvissuto sino ai giorni d’oggi.

Lo stesso tema lo tratta Sophia McDougall, con i romanzi della saga “Romanitas”, che andrebbero letti proprio per capire come non si dovrebbe mai scrivere un’ucronia (o un romanzo in genere).

Come possiamo immaginare un mondo trasformato da 1.500 anni di storia alternativa? Secondo me dovrebbe essere un mondo diversissimo e le differenze non possono certo limitarsi a quelle della premessa, cioè all’esistenza di un impero, di un imperatore, di una lingua comune (ancora il latino? Le lingue non evolvono?), di un esercito formato da centurioni e alla diffusione del sesterzio come valuta, eppure è questo che l’autrice immagina, con uno sforzo di fantasia davvero modesto.

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Stephen King

Certo, McDougall si inventa tre o quattro neologismi per descrivere oggetti comuni, per esempio parla di longdictor per indicare il telefono, di longvision per la televisione e di spiroali per gli elicotteri, ma tanto valeva che avesse lasciato loro i nomi originali, dato che avevano già origini greco-latine e quindi plausibili. Quello che non si capisce è come questi possano esistere in un mondo divergente. Come possiamo immaginare la rivoluzione industriale senza l’impero inglese? Accanto a longvision e longdictor poi troviamo tutto l’apparato tecnologico, sociale e organizzativo moderno: automobili, autostrade, fotografie, telecomandi, casseforti, autisti, barche da diporto, valige, motovedette, fucili, motori vari, infermiere, processi e prigioni. Assolutamente non coerente con le premesse!

 

L’ucronia è un genere che vede i suoi primi esempi in tempi antichissimi, persino Tito Livio ne ha scritta una, ma è un genere tutto sommato ancora poco praticato e quindi con un immenso potenziale narrativo ancora inespresso. Sarà, forse, perché non è facile scriverne. Oltre a conoscere la storia, bisogna capirne i meccanismi, rendersi conto di quali siano le conseguenze possibili di ogni evento.

Fatto sta che se abbiamo ucronie scritte da grandi autori come Tito Livio, Dick, Saramago, Verne, Conan Doyle, Churchill, Twain, King, Roth, Harrison, Turtledove, Silverberg, Asimov, Kazantzakis, Harris e persino da italiani come Brizzi, Stocco, Farneti, Prosperi, Morselli, Masali e Malaparte, peraltro quelle che cercano davvero di ricostruire interamente un mondo immaginario sono ancora davvero pochissime, anche per questo ho cercato di colmare questo vuoto con la trilogia di “Via da Sparta” (“Il sogno del ragno”, “Il regno del ragno” e “La figlia del ragno”).

Quasi sempre, infatti, le opere di questi autori si limitano a descrivere gli eventi nel momento in cui mutano o un mondo di poco successivo.

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Harry Turtledove

Altri esempi di mondi immaginari sono quelli germanizzati de “La svastica sul sole” di Dick, “Fatherland” di Harris, “Il complotto contro l’America” di Roth e “Se Hitler avesse vinto la guerra” di Winston Churchil, le Italie ancora fasciste de “L’inattesa piega degli eventi” di Brizzi, “Nero italiano” di Stocco, “Occidente” di Farneti.

Più originale è semmai la produzione di Turtledove, che oltre a immaginare l’interruzione della Seconda Guerra Mondiale per effetto di un invasione aliena nei cicli “Invasione” e Colonizzazione”, ha scritto “Per il trono d’Inghilterra” (2002), dove l’invincibile armata ha sconfitto gli inglesi, la regina Elisabetta è prigioniera e un pugno di uomini cercano di restaurare la monarchia protestante, “Basil Argyros” (2006), in cui l’impero bizantino non è mai caduto (Maometto si è convertito al cristianesimo) ed è ancora una potenza mondiale nel quattordicesimo secolo.

Ne “Gli anni del riso e del sale” (2007) di Kim Stanley Robinson, l`Europa è stata messo in ginocchio dalla peste nera; con il vuoto formatesi le due potenze in ascesa sono state la Cina e l’Islam.

Questi sono solo alcuni degli esempi delle storie inventate sinora, ma molte altre possono ancora essere scritte, perché, in fondo, l’ucronia altro non è che la storia sognata da ciascuno di noi e c’è sempre spazio per un nuovo sogno.

 

Di tutto questo parleremo assieme giovedì 19 Aprile 2019 alle ore 18,00 assieme agli amici del GSF – Gruppo Scrittori Firenze presso l’ASD Laurenziana di via Magellano 13 R – Firenze Nova, durante l’incontro “Creare mondi immaginari”.

Leggi anche 

L’importanza di un’ambientazione originale

I costruttiori di universi

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L’IMPORTANZA DI UN’AMBIENTAZIONE ORIGINALE

Quali sono i principali elementi costitutivi di un romanzo?

In genere credo si indichino questi cinque (vedi per esempio qui o qui):

  1. Trama
  2. Personaggi
  3. Ambiente
  4. Dialoghi
  5. Stile

Questi elementi sono tutti importanti, ma nessuno è indispensabile. Ci sono opere di narrativa che fanno a meno di alcuno o tutti questi elementi.

Personalmente, come lettore, ho notato che i romanzi che mi sono piaciuti di più hanno sempre trama, personaggi e ambientazione assai ben sviluppati e in equilibrio tra loro.

Da bambino quando leggevo tendevo a saltare le parti non scritte in forma di dialogo. Da adulto, invece, posso benissimo leggere senza incontrare mai dialoghi, ma i bambini sanno andare alla sostanza delle cose. Come esseri umani siamo abituati a dialogare e ci piace quindi che i personaggi di un libro parlino tra loro e lo facciano in modo verosimile e comprensibile.

Lo stile serve a farci riconoscere un autore, a renderlo unico, a volte a stupirci, ma non credo sia un elemento così importante per i lettori, che vogliono soprattutto storie che li prendano e, a volte, uno stile pretenzioso allontana dal modo reale di esprimersi e rende il libro poco fruibile, anche se magari fa andare in visibilio i critici letterari.

La trama è così importante che alcuni cercano all’interno di essi gli elementi che la rendono affascinante (vedi per esempio qui).

Io credo che le componenti che rendono un romanzo un best-seller o, comunque, un’opera indimenticabile siano molto più numerosi e ne ho scritto già varie volte, per esempio elencando quelli che avevo definito i “magici ingredienti della Rowling”.

Per Harry Potter, opera dal successo indiscutibile, avevo individuato i seguenti:

– trama;Risultati immagini per hogwarts

– strutturazione;

– ambientazione costante;

– ripetitività e ritualità;

– magia come estraneamento dalla realtà;

– mondo magico come mondo parallelo, specchio della nostra schizofrenia;

– linguaggio inventato;

– amicizia;

– lotta tra Bene e Male senza manicheismo assoluto;

– compenetrazione tra il Bene e il Male;

– tanti nemici, grandi e piccoli;

– un personaggio che si sente debole ma che scopre di essere forte e speciale;

– spettacolarità;

– competizione;

– mistero;

– suspense;

– paura;

– avventura;

– iniziazione e crescita verso l’età adulta;

– morte.

 

Ma torniamo all’elenco più essenziale indicato all’inizio.

Lasciando da parte l’importanza innegabile di trama e buona connotazione dei personaggi, qui vorrei parlare dell’ambientazione, che come dicevo, contribuisce in modo essenziale a rendere un’opera peculiare, verosimile e affascinante.

Ci sono storie poverissime in questo, in cui non comprendiamo neppure dove si trovino i personaggi e in quale epoca. In un racconto, questo può anche funzionare: ci concentriamo sulla trama o sul ritratto del personaggio, il resto non conta.

Più la nostra narrazione si estende, più diventa però importante che sia chiaro dove si muovono i personaggi. In che epoca siamo? In che Paese? Gli oggetti che appaiono sono coerenti con periodo e luogo? Abbiamo la sensazione che il personaggio si stia muovendo contro uno sfondo bianco o scorgiamo i dettagli attorno a lui?

 

Se scriviamo un romanzo mainstream, ambientato nella città in cui viviamo e nei giorni in cui scriviamo, rivolto ai nostri stessi concittadini, possono bastare pochi accenni perché il lettore riesca a immaginare il resto. Certo, non stiamo scrivendo un’opera immortale! Se ve ne sono. Tra pochi anni ogni riferimento sarà incomprensibile e lo stesso sarà per un lettore straniero.

Anche in un’opera contemporanea, può essere bene cercare di dettagliare l’ambiente, anche senza, ovviamente, spiegare cose che sono ovvie per il lettore. Se, per esempio, devo descrivere uno smartphone a un lettore di oggi può persino bastare che ne citi la marca, senza neppure dire di che cosa si tratti. Un lettore dell’ottocento non capirebbe e forse neppure uno del 2100. Se oggi mi mettesti a dedicare dieci righe per spiegare che cosa sia, il lettore mi prenderebbe per idiota.

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Le cose si complicano se scriviamo letteratura di genere, ingiustamente da alcuni considerata di serie B, ma in realtà assai più ricca, sotto tanti aspetti. In primis per l’ambientazione.

 

Partiamo dal romanzo storico. Se scrivo una storia ambientata nel XV secolo, ci saranno numerosi oggetti per nulla familiari al lettore moderno. Dovrò fare in modo che ne comprenda la funzione e l’aspetto, senza gingillarmi in complesse descrizioni tecniche. Dovrò stare attento a far parlare la gente come si faceva allora. E non dico solo della terminologia in uso. Mi riferisco, per esempio, al modo in cui si approccia, una persona.

Devo assolutamente evitare di fare riferimento a modi di pensare moderni. Devo evitare l’uso di oggetti di altre epoche o altri luoghi. Per esempio, oggi mangiamo cibi che prima della scoperta dell’America non esistevano.

L’ambiente per il romanzo storico è ricostruzione e verosimiglianza con un mondo del passato.

 

Ci sono, però, generi, in cui l’ambientazione è pura creazione. Creare l’ambientazione diventa un’autentica espressione artistica. Se l’arte è creare, la letteratura raggiunge i massimi livelli di creatività quando crea mondi immaginari e lo fa tanto più quando è originale e si distacca dai precedenti.

Trovo assurdo che ci sia chi consideri la letteratura fantastica come secondaria. È semmai l’inverso.Risultati immagini per la svastica sul sole

Il fantastico è associato con la nascita stessa della narrazione.

Pensate alle opere fondanti della letteratura mondiale: Iliade e, soprattutto, Odissea.

Certo, i riferimenti omerici erano a una mitologia preesistente che aveva la valenza di una fede e quindi si vuol fingere che queste opere non siano di genere fantastico, ma quando incontriamo giganti, sirene, maghe, divinità che si materializzano dal nulla e altri portenti, vi pare sia realismo?

E parlando di religione, forse che la Bibbia non contiene un’enormità di creazioni fantastiche? Mari che si aprono, Giona che vive dentro un pesce come Pinocchio (altra opera fantastica), diluvi, sogni divinatori, cataclismi. Persino nel Vangelo abbiamo gente che risorge, Gesù che cammina sull’acqua, che moltiplica pani e pesci, che guarisce malati, per non parlare di quel complicato insieme di creature aliene che è l’Apocalisse.

E così altri libri sacri antichi di altre culture.

Non è questo lo spazio per elencarli tutti o discuterne.

 

Dunque, eccoci al fantastico moderno: fantascienza, fantasy, ucronia, utopia, distopia, gotico.

Qui l’ambientazione diventa fondamentale ed importante è creare mondi verosimili e coerenti, che partendo da premesse immaginarie, mantengano però una logica precisa.

Ecco allora modi alieni, scenari post-apocalittici, futuri utopici, presenti alternativi, mondi paralleli, universi divergenti, mondi segreti e nascosti.

Ognuno di questi deve e può avere un’estrema caratterizzazione e una grande ricchezza di dettagli.

La difficoltà sta nel bilanciare il tentativo di rendere vivo e presente un mondo inesistente con quello di spiegarlo a chi non lo conosce, senza entrare in minuziosi dettagli tecnici che nulla aggiungono alla trama. Perché a guidare deve essere questa, la trama.

L’ambientazione deve trasparire attraverso le sue maglie.

 

Di tutto questo parleremo assieme giovedì 19 Aprile 2019 alle ore 18,00 assieme agli amici del GSF – Gruppo Scrittori Firenze presso l’ASD Laurenziana di via Magellano 13 R – Firenze Nova, durante l’incontro “Creare mondi immaginari”.

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Leggi anche https://carlomenzinger.wordpress.com/2017/10/14/i-costruttori-di-universi/

TUTTI I LIBRI DEL 2018

Questo 2018 non è stato meno prolifico di altri come letture e pubblicazioni.

Sono, infatti, usciti il secondo volume della saga ucronica “VIA DA SPARTA” intitolato “IL REGNO DEL RAGNO” (Porto Seguro Editore), che descrive le avventure di due ragazze in un presente alternativo dominato da Sparta, e l’antologia “IL NARRATORE DI RIFREDI” (Lulu) che parla di Massimo Acciai Baggiani e del quartiere fiorentino in cui entrambi viviamo, Rifredi, con articoli, racconti, interviste e persino qualche poesia.

La vera novità dell’anno è però la mia biografia “IL SOGNATORE DIVERGENTE”, scritta dal medesimo Massimo Acciai Baggiani e pubblicato da Porto Seguro Editore.

 

A questi volumi si aggiungono:

Ho, inoltre pubblicato numerosi articoli sulla rivista “Segreti di Pulcinella” oltre che nei miei blog “La leggenda di Carlo Menzinger” e “Il terzultimo pianeta”.

 

Ricordo poi che quest’anno mi sono associato al gruppo di fantascienza “World SF” e all’associazione letteraria “GSF – Gruppo Scrittori Firenze”.

Quanto a scrivere, oltre ad aver finito di revisionare i libri usciti nell’anno, ho scritto a quattro mani con Massimo Acciai Baggiani il romanzo di fantascienza “Psicosfera”, ho ripreso a scrivere il romanzo apocalittico che forse potrei chiamare “Resurrezioni” e ho completato l’antologia apocalittica “Apocalissi fiorentine”e la raccolta post-apocalittica “Quel che resta di Firenze”.

 

E ora veniamo alle letture. Continuo a censirle su anobii, anche se non sempre è possibile. Le Statistiche di anobii dichiarano (per difetto) che nel 2018 ho letto 69 libri (54 nel 2017) per 17.567 pagine (15.594 nel 2017). Dunque, in media i libri letti avevano 255 pagine (in effetti, non amo le storie brevi). Come potete vedere dall’elenco che riporto più avanti, in realtà le letture sono state almeno 73, se non 74, considerando due libri a metà. Non sono in anobii i racconti lunghi “L’ultima regina di Inghilterra” e “L’oscuro caso della generatrice di mostri” e l’antologia “Non voglio esser poeta”. Compaiono tra le letture anche alcune cose scritte da me.

La statistica completa da quando censisco le mie letture su anobii è:

ANNO N. LIBRI N. PAGINE
2018 69 17567
2017 54 15594
2016 58 17592
2015 62 20146
2014 56 17354
2013 82 17706
2012 65 17667
2011 50 14921
2010 52 11726
2009 69 12386
2008 51 12425

 

 

 

Non è precisissima, per le ragioni suddette, ma dà un’idea.

 

Le letture di questo 2018, che sono state, in ordine cronologico:

  1. Kate Whilhelm – Gli eredi della terra (ebook) – fantascienza – americano;
  2. Erri De Luca – Il giorno prima della felicità (ebook) – mainstream – italiano;
  3. P. Lovecraft – Le montagne della follia (ebook) – fantastico – americano;Risultati immagini per ishiguro quel che resta
  4. Giovanni Agnoloni – L’ultimo angolo di mondo finito (cartaceo) – fantascienza – italiano;
  5. Lorella De Bon – Dall’abisso (cartaceo) – mainstream – italiano;
  6. Yuval Noah Harari – Da animali a Dei (ebook) – saggio – israeliano;
  7. Anna Crisci – La lista di Clelia (cartaceo) – mainstream – italiano;
  8. Francesco Romano – La mia poltrona in riva al mare (cartaceo) – mainstream – italiano;
  9. Philip Joseph Farmer – Il fiume della vita (ebook) – fantascienza – americano;
  10. Kazuo Ishiguro – Quel che resta del giorno (ebook) – mainstream – giapponese;
  11. Valeria Marzoli – L’ombra della luna nuova (cartaceo) – giallo e romanzo storico – italiano;
  12. Walter M. Miller Junior – Un cantico per Leibowitz (ebook) – fantascienza – americano;
  13. Rosa Belladonna – La casa è chiusa (cartaceo) – mainstream – italiano;
  14. Laura Costantini – Il ragazzo ombra (cartaceo) – romanzo storico – italiano;
  15. David Grossman – Qualcuno con cui correre (ebook) – mainstream – israeliano;
  16. Massimo Acciai Baggiani, Pino Baggiani e Italo Magnelli – Radici (cartaceo) – saggio – italiano;
  17. Andrea Foschini – Merlino, l’ultimo dei Danaan (cartaceo) – fantasy – italiano (non in anobii);
  18. Massimo Acciai Baggiani – L’ultima regina d’Inghilterra (ebook) – ucronia – italiano (non in anobii)
  19. Massimo Acciai Baggiani – Sempre a est (cartaceo) – fantasy – italiano;
  20. Karl Schroeder – Il sole dei soli (ebook) – fantascienza – canadese;
  21. AAVV – IF – insolito & Fantastico – Futurismo (cartaceo) – rivista del fantastico – italiano;
  22. Guido De Marchi – Non voglio essere poeta (cartaceo) – poesia – italiano (non in anobii);
  23. Maila Meini – A cavallo del tempo (cartaceo) – diario – italiano;
  24. Massimo Acciai Baggiani – la comunicazione nella fantascienza (cartaceo) – saggio – italiano
  25. Donato Altomare – L’isola scolpita (cartaceo) – fantastico – italiano;
  26. Barbara Carraresi – Del mare soltanto l’eco (cartaceo) – mainstream – italiano;
  27. Nancy Kres – Mendicanti di spagna (ebook) – fantascienza – americano;
  28. Michele Protopapas – L’oscuro caso della generatrice di mostri (ebook) – gotico – italiano (non in anobii);
  29. Paolo Ciampi – Per le foreste sacre (cartaceo) – saggio – italiano;
  30. Henri Bergson – L’evoluzione creatrice (ebook) – saggio – francese;
  31. Massimiliano Scudelletti – Little china girl (cartaceo) – thriller – italiano;
  32. Paolo Ninzatti – Il volo del leone (ebook) – ucronia – italiano;
  33. David Brin – Spedizione sundiver (ebook) – fantascienza – americano;Risultati immagini per acchiappasogni king
  34. Emanuele Rizzardi – L’ultimo Paleologo (cartaceo) – ucronia – italiano;
  35. Ursula Le Guin – La mano sinistra delle tenebre (ebook) – fantascienza – americano;
  36. Francesco Langianni – Strade perse (cartaceo) – mainstream – italiano;
  37. Orson Scott Card – Il gioco di Ender (ebook) – fantascienza – americano;
  38. Hal Clement – Stella Doppia 61 Cygni (ebook) – fantascienza – americano;
  39. Adrian Jucker – Memories of a desert rat (cartaceo) – diario di guerra – inglese;
  40. Massimo Acciai Baggiani – La nevicata e altri racconti (cartaceo)– mainstream – italiano;
  41. Donato Altomare – Il fuoco e il silenzio (cartaceo) – fantascienza – italiano;
  42. Henry David Thoreau – Walden – vita nei boschi (ebook) – diario – americano;
  43. Massimo Bernardi – Mandala (cartaceo) – surreale – italiano;
  44. Stefano Carlo Vecoli – Crescevano sogni (cartaceo) – diario storico – italiano;
  45. Edmond Hamilton – I sovrani delle stelle (ebook) – fantascienza – americano;
  46. Francesco Felici e Massimo Acciai – Ghmìle Ghimilàma (cartaceo) – saggio linguistica – italiano;
  47. Edmond Hamilton – Ritorno alle stelle (ebook) – fantascienza – americano;
  48. Michele Protopapas – Seventeen (cartaceo) – mainstream – italiano;
  49. VV. – Dimensione cosmica – anno 1 numero 1 (cartaceo) – rivista fantascienza – italiano;
  50. Massimo Acciai Baggiani – Un fiorentino a Sappada (cartaceo) – racconti fantastici – italiano;
  51. Stephen King – L’acchiappasogni (ebook) – fantascienza – americano;
  52. Kenji Albani – Il serpente che si morde la coda (ebook) – ucronia – italiano;
  53. Somtow Papinian Sucharitkul – Aquiliade (ebook) – ucronia – thailandese;
  54. Massimo Acciai Baggiani – Il sognatore divergente (cartaceo) – biografia – italiano;
  55. Carlo Menzinger – Via da Sparta – Il regno del ragno (cartaceo) – ucronia – italiano;
  56. Massimovalerio Bianchi – Le cinque vite di Simone Bosco (cartaceo) – fantastico – italiano;
  57. Daniel Goleman – L’intelligenza emotiva (ebook) – saggio – americano;
  58. Daniele Spurio e Massimo Acciai Basggiani – Apologia del perduto (cartaceo) – racconti mainstream – italiano;
  59. Pierfrancesco Prosperi – Garibaldi a Gettysburg (ebook) – ucronia – italiano;
  60. Massimo Acciai Baggiani e Matteo Nicodemo – A seconda di come volgo lo sguardo (cartaceo) – poesia – italiano;
  61. Massimo Acciai Baggiani – Esagramma 41 (cartaceo) – poesia – italiano;
  62. Arkadi e Boris Strugatski – Stalker (ebook) – fantascienza- russo;
  63. Terry Pratchet – L’arte della magia (ebook) – paranormale – inglese;
  64. VV. – Cavalieri, mamelucchi e samurai (cartaceo) – saggio – italiano;
  65. Laini Taylor – Il sognatore (ebook) – fantasy – americano;
  66. Donato Altomare – Sinfonia per l’imperatore (cartaceo) – fantascienza – italiano;
  67. Massimo Acciai, Carlo Menzinger e AA.VV. – Nessun altro (cartaceo) – racconti e saggi – italiano;
  68. Dan Simmons – Ilium (ebook) – fantascienza storica – americano;
  69. Linda Lercari – Kaijin, l’ombra di cenere (cartaceo) – romanzo storico – italiano;
  70. Paolo Ninzatti – Le ali del serpente (ebook) – ucronia – italiano;
  71. Donato Altomare – Altri mondi altre storie (cartaceo) – fantascienza – italiano;
  72. Carlo Menzinger di Preussenthal e AA.VV. – Il narratore di Rifredi (cartaceo) – biografia – italiano;
  73. Jean-Paul Sartre – Il muro (ebook) – racconti mainstream – francese;
  74. Marco Toninelli – Rockland (cartaceo) – fantascienza – italiano (lettura in corso);
  75. Samuel R. Delany – Dhalgren (ebook) – fantascienza – americano (lettura in corso).

 

Quest’anno, su anobii, ho dato 5 stellette (il giudizio migliore) ai seguenti libri (in ordine cronologico):

  1. Yuval Harari – Da animali a Dèi
  2. Philip Jose Farmer – Il fiume della vita
  3. Kazuo Ishiguro – Quel che resta del giorno
  4. Laura Costantini – Il ragazzo ombra
  5. David Grossman – Qualcuno con cui correre
  6. Henri Bergson – L’evoluzione creatrice
  7. Massimiliano Scudelletti – Little China girl
  8. Orson Scott Card – Il gioco di Ender
  9. Adrian Jucker – Memories of a desert rat
  10. Stephen King – L’acchiappasogni
  11. Massimo Acciai Baggiani – Il sognatore divergente
  12. Carlo Menzinger di Preussenthal – Il regno del ragno
  13. Linda Lercari – Kaijin

 

Difficile ordinarli dal migliore al peggiore. Al primo posto metterei “Il regno del ragno”, ma del resto l’ho scritto io, dunque è ovvio che sia quello che mi piace di più e subito dietro ci potrei mettere anche “Il sognatore divergente”: sarà perché parla di me, ma l’ho trovato molto interessante!

Escludendo questi due, per non essere troppo partigiano, penso che un discreto tentativo di classifica dei primi cinque potrebbe essere:Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell'umanità - Yuval Noah Harari - copertina

  1. Yuval Harari – Da animali a Dèi
  2. Stephen King – L’acchiappasogni
  3. Kazuo Ishiguro – Quel che resta del giorno
  4. David Grossman – Qualcuno con cui correre
  5. Henri Bergson – L’evoluzione creatrice

Quest’anno gli italiani sono stati 47, seguiti dagli americani (15).

34 le letture di tipo fantastico (fantascienza, ucronia, fantasy, gotico, paranormale o surreale) di cui 7 ucronie, 12 i saggi e le biografie, 4 i volumi in forma di diario, 3 i libri di poesie.

Gli ebook sono stati 33, i cartacei 40.

I libri degli autori che ho conosciuto personalmente sono stati 45 (ovvero la quasi totalità dei libri italiani che ho letto, eccetto il saggio “Cavalieri, mamelucchi e samurai” e i romanzi di De Luca e Prosperi) più il diario di guerra del mio prozio Adrian Jucker.

Quelli pubblicati da Porto Seguro Editore sono stati 7.

Molte delle recensioni che ho fatto le trovate nella mia libreria anobii e sul mio blog.

L’autore che ho letto di più nel 2018? Senza dubbio Massimo Acciai Baggiani (variamente presente in 11 dei libri letti quest’anno), su cui ho scritto il saggio “IL NARRATORE DI RIFREDI”, seguito da Donato Altomare (4 volumi).

 

I libri che ho letto gli anni precedenti li trovate qui:

 

E voi che cosa avete letto e che letture consigliate per il 2019?

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L’INSOPPRIMIBILE ESIGENZA DI CREARE

Quale scrittore non si è mai sentito porre la domanda “perché scrivi?” o, magari, se l’è posta lui stesso? Perché dunque scriviamo? Perché dipingiamo, facciamo musica, realizziamo sculture, cuciniamo, mettiamo su famiglia, arrediamo casa? Non è forse per un insopprimibile e incoercibile bisogno, per un desiderio che sormonta ogni altro? Quale bisogno? Quale desiderio? Il desiderio di creare. Un desiderio che è più di un desiderio. Creare è un bisogno, un’esigenza fondamentale dalla quale non possiamo sfuggire. Il contadino che semina il campo, il pastore che alleva il gregge, in fondo creano. Creano vita nuova con il loro lungo, lento e paziente lavoro. Lo stesso fa un artigiano. Lo stesso fa un’artista. È questa la magica forza che ha spinto l’umanità sin qui. È questo che ci rende umani. È questo che ci rende Dei. Dei! Sì, è questo in fondo che vorremmo essere, perché chi è che crea al massimo grado se non Dio? Ebbene come si può creare in letteratura?

Ogni autore crea dei personaggi, un’ambientazione, una storia. Più queste storie le sentiamo vicine e nel contempo diverse da ciò che conosciamo, più ci piacciono. Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza. C’è sempre qualcosa del creatore nel creato, ma questo è e deve essere diverso da chi l’ha generato.

Si può dipingere un quadro o inventare un motivetto senza per questo fare arte, se queste opere sono prive di originalità, di novità. Facciamo arte nel momento in cui creiamo qualcosa di nuovo.

Quali generi letterari ci consentono di creare, di realizzare qualcosa di veramente diverso?

Quelli che maggiormente si discostano dal reale, dal quotidiano, dal vissuto, ma che da questi prendono origine. Quali generi letterari creano interi mondi nuovi, ci regalano nuovi fantastici universi da esplorare? Lo fanno, per esempio, la fantascienza, il fantasy, la distopia, l’utopia e l’ucronia. I primi li conoscete tutti benissimo. Qualcuno forse, però, non sa bene cosa sia l’ucronia.

Io dico che l’ucronia è la storia sognata. L’ucronia è la storia fatta con i “se”. L’ucronia significa raccontare come la storia sarebbe potuta essere e non è stata.

Ho scritto un romanzo, “Il Colombo divergente”, in cui immaginavo che Cristoforo Colombo non riuscisse a fare ritorno dal suo viaggio in cui scoprì l’America. Questa è ucronia.

In un altro romanzo “Giovanna e l’angelo”, ho immaginato che Giovanna D’Arco sopravvivesse al rogo in cui, invece, morì. Anche questa è un’ucronia. In questi romanzi descrivevo la biografia di questi personaggi e, a un certo punto, facevo deviare la storia. Mostravo gli effetti di queste variazioni nell’immediato.

Con “Il sogno del ragno” ho voluto fare di più. Con “Il sogno del ragno” ho fatto di più. Ho spostato la divergenza storica indietro di 2400 anni rispetto al momento della storia narrata. “Il sogno del ragno” racconta l’avventura di due ragazze di diciassette e diciotto anni ai giorni d’oggi, ma… ma il mondo in cui vivono è come io ho immaginato potesse essere, oggi, se 2400 anni fa Sparta, avesse sconfitto Tebe a Leuttra e quindi distrutto Atene. Immaginate già solo questo: non c’è più, si è persa tutta la cultura ateniese, quella che per noi è la cultura greca ma lo era solo di una delle tante polis. Non abbiamo più Socrate, Platone, Aristotele, Fidia, la filosofia, la scultura, l’architettura ateniese! E poi? Poi Sparta blocca l’espansione di Roma, la sua grande opera di unificazione europea, le strade, la giurisprudenza: non c’è più nulla. Si va avanti e non abbiamo la Rivoluzione Francese e quella industriale. E così via.

Oggi, molto delle regole, della cultura, della morale di Sparta sopravvivono. È una forzatura, d’accordo. Prima o poi Sparta sarebbe crollata. Ma è un romanzo: immaginate che ci sia ancora! Che mondo avremmo? Gli spartani erano divisi tra liberi e schiavi, i cosiddetti spartiati e iloti, tra uomini e donne, ognuno con ruoli ben precisi. La guerra era una costante. Gli spartiati, gli uomini liberi, erano una minoranza. Per sopravvivere erano sempre in guerra, verso l’interno, con gli iloti e verso l’esterno contro i paesi vicini. Guerra continua. Stato militare! E le famiglie? Non ci sono più! Gli spartani vivevano separati: le donne nei ginecei, gli uomini nelle caserme. I bambini dopo i 7 anni erano allevati dallo stato. E il sesso? L’omosessualità era persino più normale dell’eterosessualità. La pedofilia era uno strumento di agoghé, di educazione! La tecnologia? I greci disprezzavano il “mekaniké”, la meccanica, la tecnica. Gli spartani ancora più. Consideravano il lavoro un’attività disdicevole. La sola attività onorevole per uno spartiate era la guerra! E il consumismo? Neanche a parlarne! Per gli spartani ogni lusso era bandito. La sanità? La morte risolveva ogni problema: chi compiva 55 anni, in questo romanzo, veniva fatto morire, per chi si ammalava gravemente c’era una sola medicina: l’eutanasia.

Insomma, un mondo del tutto diverso. E queste sono le premesse. Questo è il contesto in cui vi narro la mia storia, l’avventura della giovane Aracne, una schiava pubblica, che, violentata in strada come tante altre volte, rimane incinta e decide di fuggire per sfuggire a certe regole per le quali rischia di essere punita lei, al posto dei suoi violentatori. Fugge per salvarsi, per salvare il bambino frutto della violenza che porta in grembo, ma anche per inseguire un sogno di un mondo migliore. Si chiama Aracne, in greco “ragno”, perché ha un misterioso ragno tatuato sulla fronte, e questo è “Il sogno del ragno”. Il romanzo si chiama “Il sogno del ragno” per questo, ma anche perché racconta la storia sognata, l’ucronia, di Sparta, Sparta che estende la sua tela ovunque nel mondo, come un ragno. Questo è “Il sogno del ragno”.

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