Archive for the ‘saggio’ Category

INIZIO COLLABORAZIONE CON PROGETTANDO.ING

Costruzioni

La rivista dell’Ordine degli Ingegneri di FirenzeProgettando.Ing” mi ha chiesto di collaborare, fornendo un contributo “letterario” con il quale introdurre gli articoli tecnici che compongono tradizionalmente la pubblicazione.

L’uscita dei numeri è piuttosto in ritardo, così solo ora è uscito il volume relativo al primo trimestre 2016.

Ognuno ha un tema di riferimento. Questa volta è “Costruzioni”.

Ho così preparato un articolo intitolato, appunto “I costruttori di universi” che parla degli scrittori che nelle loro opere immaginano mondi diversi e un racconto di fantascienza su un’invasione aliena “verde”, intitolata “I costruttori”.

Il volume può anche essere letto in formato elettronico sul sito dell’ordine alla pagina http://www2.ordineingegneri.fi.it/documenti/notiziario/ProgettandoIng%202016-01.pdf

L’IMPORTANZA STORICA DEI SISTEMI ELETTORALI

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Luciano Canfora (Bari, 5 giugno 1942) è un filologo classico, storico e saggista italiano.

Volendo fare una riflessione sul recente referendum costituzionale, ho letto il saggio storico di Luciano CanforaLa democrazia”, sottotitolo “Storia di un’ideologia”.

Storico è anche l’approccio al tema, con un’analisi che ci mostra come questo concetto, nato prima dei greci, ma affermatosi con loro (soprattutto con moltissimi limiti, primo fra tutti la sua applicazione solo a parti ristrette della popolazione), si sia poi perso per lunghi secoli, per riaffiorare con la rivoluzione francese. Da lì l’analisi prosegue attraverso Ottocento e Novecento fino ai giorni nostri.

La prima importante distinzione è quella tra democrazia, libertà e uguaglianza, tre concetti del tutto diversi e non sempre compatibili. Spesso si chiede maggior democrazia, volendo, però, intendere maggior libertà o uguaglianza o viceversa, senza rendersi conto di quanto queste siano differenti tra loro e spesso incompatibili. La conclusione dell’autore è che ai nostri tempi prevalga l’ideale di libertà su quello di democrazia e che questa sia stata solo assai raramente in auge.

Gran parte dell’analisi di questo volume riguarda, però, l’importanza dei diversi sistemi elettorali e Canfora dimostra come la democrazia sia stata fortemente limitata ogni qualvolta ci si sia allontanati dal suffragio universale, verso varie forme di rappresentanza ridotta, quali quelle dettate dal sistema maggioritario, secondo il quale una parte dei voti si rivela “inutile”, in quanto non trova alcuna rappresentanza nei governanti.

Rileva anche come un sistema a bassa rappresentanza (il più ristretto sarebbe la monarchia, che sempre rischia di sfociare in tirannide) – spesso Risultati immagini per luciano canfora democrazia storia di un'ideologiainvocato dalla storia per la sua efficienza e velocità di esecuzione – corrisponda allo sfruttamento della popolazione non rappresentata. Interessante la riflessione su come per amministrare uno stato si pensi spesso a sistemi maggioritari, mentre in altre forme associative (rapporti tra soci di aziende, decisioni collegiali) nessuno lo proporrebbe mai.

Altra cosa ancora sono democrazia e rappresentanza parlamentare. Basti pensare alla “dittatura del proletariato” che è certo governo del popolo e quindi democrazia, ma non certo forma di rappresentanza parlamentare perfetta, né tantomeno esempio di libertà.

Il volume fa parte di un interessante progetto editoriale internazionale denominato “Fare l’Europa”, nato nel 1993 e sfociato in una collana diretta da Jacques Le Goff, pubblicata contemporaneamente da cinque editori:

  • H. Beck Verlag, di Monaco (Germania)
  • Basil Blackwell di Oxford (Regno Unito)
  • Editorial Crítica di Barcellona (Spagna)
  • Laterza di Roma-Bari (Italia)
  • Éditions du Seuil di Parigi (Francia).

L’intento dell’iniziativa è stato, fin dall’inizio, quello di ricostruire i temi comuni del vecchio continente prossimo a diventare Unione europea (l’entrata in vigore del Trattato di Maastricht quasi coincide con il lancio della collana). Tra l’altro, anche altri editori portoghesi, olandesi, cechi, slovacchi, polacchi, ungheresi, bulgari, ma anche lituani, turchi, coreani e giapponesi traducono parte dei suoi libri. Nella “prefazione”, presente in ogni volume e firmata da Le Goff, si dice che l’avvenire deve fondarsi sull’eredità dal passato, gettando luce sulla “costruzione dell’Europa” e sui “suoi punti di forza non dimenticabili”, pur senza nascondere i conflitti e le contraddizioni che il continente ha vissuto nella sua tensione verso l’unità.

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LA RIVISTA IF CAMBIA EDITORE

La mitica IF Rivista di letteratura fantascientifica, torna in veste rinnovata per i tipi delle Edizioni Odoya di Bologna. Il direttore Carlo Bordoni presenta la nuova rivista, che avrà una grafica tutta nuova e cadenza semestraVisualizzazione di IF20-Utopia-copertina-2016-bassa.jpgle. Il primo numero della nuova serie, presentato dai curatori Riccardo Gramantieri e Giuseppe Panella, è dedicato all’Utopia: un modo per festeggiare i Cinquecento anni dalla pubblicazione dell’iconico libro di Thomas More.

Saggi di Giuseppe Panella, Riccardo Gramantieri, Alessandro Scarsella, Susanna Becherini, Bruno Vitiello, Carlo Bordoni, Alessandro Fambrini, Carlo Menzinger, Silverio Zanobetti, Domenico Gallo, Giulia Iannuzzi, Adele Tiengo.

L’articolo di Carlo Menzinger sarà sulle utopie asimoviane.

Interventi e recensioni di Valerio Evangelisti, Walter Catalano, Maria Teresa Chialant, Gianfranco de Turris, Luigi Annibaldi.

IF20 sarà presentato ufficialmente Venerdì 9 Dicembre, alle ore 14 (Sala Turchese), all’interno di “Più Libri Più Liberi”

Roma, Palazzo dei Congressi dell’Eur.

IF/UTOPIA n. 20, a cura di G. Panella e R. Gramantieri, Odoya, Bologna 2016, pp. 176, € 14.

Abbonamento annuale (2 numeri): € 20.00

+ Un libro omaggio della casa editrice Meridiano Zero

+ Gadget e merchandising Odoya/Meridiano Zero

Per informazioni: info@odoya.it

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IF rivista di letteratura fantascientifica

diretta da Carlo Bordoni
Registrata presso il Tribunale
di Bologna n. 8444/2016
Edizioni Odoya s.r.l.

L’UOMO GESÙ

Inchiesta su Gesù”, sottotitolo “Chi era l’uomo che ha cambiato il mondo” è un’intervista effettuata dal giornalista Corrado Augias allo storico Mauro Pesce a ridosso del successo planetario del primo romanzo di Dan Brown “Il codice da Vinci”, più volte citato nel volume Risultati immagini per Inchiesta su Gesù(interrogandosi sul perché del successo di un’opera, a detta degli autori, tanto modesta).

Il libro risente di una certa mancanza di organizzazione nell’affrontare i vari temi e di un buon numero di ripetizioni. Questi probabilmente sono difetti in buona parte connessi alla forma letteraria (l’intervista) scelta per la realizzazione di questo saggio.

Tolto ciò, l’opera si presenta molto interessante e ben argomentata e apre interessanti quesiti sulla figura di Gesù, della madre, degli apostoli, su alcuni miti successivi, quali quello del Santo Graal, e sulle ragioni dell’antisemitismo.

Il volume cerca di mantenersi obiettivo, non volendo essere né un supporto per la fede, né uno strumento per combatterla, ma solo un resoconto sullo stato dell’arte nelle indagini sulla figura storica di Gesù di Nazareth, distinguendo il Gesù ebraico, figura reale, dal Gesù Cristo, figura fondante del Cristianesimo e frutto di rielaborazioni filosofiche e teologiche.

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Corrado Augias

Il testo non è scritto per studiosi o esperti della materia, ma vuole essere opera divulgativa e fornire informazioni di base sulle conoscenze storiche di questa figura e della sua epoca, anche avvalendosi di fonti diverse, quali le ben ridotte fonti romane e i numerosi vangeli apocrifi, gnostici o meno, molti dei quali scoperti e tornati alla luce solo negli ultimi decenni.

Interessanti anche i chiarimenti in merito ad alcuni errori di traduzione, che si sono trasformati in professioni di fede. Non si tratta solo del ben noto errore del cammello che non riesce a passare attraverso la cruna di un ago (mentre il termine originale voleva dire “grossa fune”), ma anche dell’equivoca interpretazione del passo Isaia in cui si annuncia la nascita di Emmanuele da una “vergine”, traduzione solo cristiana, mentre gli ebrei hanno sempre letto e continuato a leggere il termine solo come “giovane donna”. Da questo nasce e si sviluppa il tema della verginità della Madonna, con tutte le implicazioni.

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Mauro Pesce

Importante è la riflessione sulla profonda ortodossia ebraica di Gesù e sul suo grande rispetto della religione della sua terra, su come mai abbia dato segni di voler creare una nuova religione o di voler “evangelizzare” non ebrei, essendo il suo un messaggio di un ebreo verso altri ebrei. Ortodossia affiancata, però, dall’aver creato attorno a sé un gruppo di persone che si muoveva al di fuori delle istituzioni, sia il tempio, sia lo stato, sia la famiglia.

Appare in questo volume anche il concetto, non nuovo, che nulla è più lontano dal pensiero di Gesù di voler dare centralità alla famiglia, con i suoi inviti a lasciare mogli, figli e genitori per seguirlo, con il suo dire, quando la madre e i fratelli (ne aveva almeno 5) lo cercano, che la sua vera famiglia sono i suoi discepoli, con il suo respingere la madre, con la totale assenza di figure paterne tra gli apostoli (pur essendo alcuni di loro sposati e forse con figli), nel senso che sebbene tra di essi compaiano alcune figure che sembrerebbero essere fratelli di Gesù (per non parlare del suo ipotetico gemello), non vi compare il padre, né hanno un ruolo i padri degli altri apostoli.

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“Jesus Christ Superstar” musical citato da “Indagine su Gesù”

Insomma, un volume semplice, ma utile per una riflessione sulla storicità dei vangeli. Una lettura doverosa soprattutto per chi non ne abbia già fatte di simili.

LA FISICA QUANTISTICA DI SCHOPENAUER

Con il “Saggio sulla visione degli spiriti”, Arthur Schopenauer volle rispondere ai “Sogni di un visionario chiariti con i sogni della metafisica” di Kant, con cui il filosofo tedesco negava, prendendosene gioco, la possibilità di parlare con gli spiriti dei defunti.

Il saggio di Schopenauer fa parte dei due volumi “Parerga” e “Paralipomena”, stesi tra il 1845 e il 1851.

Il filosofo polacco accetta da Kant che “il mondo quale ci appare sia un mondo di fenomeni, cioè si sensazioni e percezioni, che si presentano ai nostri sensi e alla nostra soggettività senza che noi possiamo realmente conoscerne l’intima esistenza, la cosa in sé, destinata a rimanere ignota al soggetto conoscente”, come scrive Leonardo Casini nell’introduzione.

Il polacco riduce a tre le categorie del tedesco, come strumenti dell’organizzazione della conoscenza: spazio e tempo (come categorie della sensazione) e causalità (come categoria dell’intelletto).

L’essenza più intima di ogni cosa (uomini, animali, piante ed esseri inanimati) per Schopenauer è la volontà. Tutto è, nella sua essenza, volontà. Viene allora in mente la fisica quantistica quando afferma che nel momento in cui una microparticella devia in una direzione si crea un universo, ma che questo esiste solo nel momento in cui viene osservato. Non è un po’ come se gli universi siano creati dall’espressione della volontà della microparticella?

Arthur Schopenauer

Per Schopenauer tutto è parte della Volontà Universale. Abbiamo allora da una parte il mondo come conoscenza teoretica, come rappresentazione del soggetto conoscente e come insieme di fenomeni e, dall’altra l’in sé del mondo, la sua essenza metafisica unica e universale, la Volontà. Vita e morte sono manifestazione della Volontà.

La morte non è, quindi, l’annullamento totale dell’uomo, ma del suo fenomeno spazio-temporale, perché la sua essenza torna a far parte della Volontà. Mi viene allora in mente, anche se sono due concetti non proprio uguali, quando Einstein, facendo le condoglianze per un amico morto, diceva che l’amico in realtà non era scomparso, continuava a esistere nel tempo in cui era vissuto, dato che il tempo non scorre, ma siamo noi a passarci attraverso. Il morto c’era ancora, ma in un tempo che ci siamo lasciati indietro.

Questa per Schopenauer è la spiegazione “idealistica” del mondo degli spiriti, mentre nega quella “spiritualistica”, fondata sull’apparizione delle anime agli organi sensoriali del conoscere.

Nell’universo einsteniano, potremmo, se ce ne fossero gli strumenti, allora quasi immaginare che se si riuscisse a proiettarci avanti nel tempo, potremmo comunicare con i nostri cari anche dopo morti.

Nell’universo di Schopenauer, i morti comunicano con i vivi tramite la Volontà universale di cui sono parte!

Per Schopenauer lo strumento per comunicare attraverso la Volontà è quello che chiama “organo del sogno”. Tale organo non mette in comunicazione il sognante con la realtà esterna, ma con il suo interno, con la Volontà, permettendo così non solo la visione degli spiriti, ma anche la chiaroveggenza, la magia e altri fenomeni.

Schopenauer, per sostenere tale tesi, indaga molto sul sonnambulismo, sui sogni profetici, sulla follia e attribuisce a taluni sonnambuli doti di chiaroveggenza. Il sonnambulismo, secondo lui, si baserebbe, infatti, su una diversa percezione, non sensoriale, dell’ambiente, percezione che può travalicare i limiti del tempo (e qui vedo ancora una somiglianza tra il tempo immoto della fisica moderna e la Volontà di Schopenauer).

Per il filosofo, nel sogno tutte le forze spirituali sono attive, tranne la memoria (come nella follia).

Il sogno sarebbe dunque la porta per i viaggi nel tempo?

LA FOLLIA AI TEMPI DI SHAKESPEARE

A scuola studiavo francese, quindi, non ho affrontato uno studio sistematico della letteratura inglese. Ho, dunque, approfittato di un volume che avevo in casa, “La recita della follia” di Vanna Gentili (sottotitolo “Funzioni dell’insania nel teatro dell’età di Shakespeare”) per rimediare almeno in parte a questa mia debolezza culturale. Il tema della pazzia, del resto, mi incuriosisce sempre.

Leggendo il sottotitolo pensavo di trovare maggiori riferimenti al bardo, ma accanto all’autore di “Amleto”, vi si esaminano vari altri autori, da Ford, a Chapman, a Marston, a Webster, a Jonson, a Middleston, a Fletcher, a Lupton, a Naogeorgus, a Murner, a Drummond, a Davies, a Marlowe, a Touchstone a vari altri di cui l’autrice da per scontata la conoscenza, senza la quale la lettura presenta discreti limiti.

La follia viene esplorata nei suoi vari aspetti, dalla melanconia alla follia contraffatta, alla furia.

Lettura interessante, ma da tecnici della letteratura.

William Shakespeare

UNA BUONA GUIDA PER LA FINANZA DI PROGETTO

Sono ormai alcuni anni che mi occupo di Project Finance e di altre operazioni di finanza strutturata, gestendo numerosi progetti, ma ogni tanto mi fa piacere rispolverare un po’ di teoria. Ho così letto il “Manuale del project finance” di Stefano Gatti, sottotitolo “Come disegnare, strutturare e finanziare un’operazione di successo”, testo consigliato da altri operatori del settore. Non immaginavo certo di trovarvi particolari scoperte, essendo oltretutto la “nuova edizione” che ho letto di novembre 2006, e così è stato. Il volume, però, è un buon testo, innanzitutto perché vi ho ritrovato in pieno l’operatività a cui sono abituato. Inoltre, è abbastanza ben strutturato e organizzato in diverse sessioni, che affrontano ciascuna un argomento diverso. Occorre, peraltro, dire che alcuni temi sono trasversali ai capitoli e li troviamo ripresi più volte in ciascuno. Del resto, questo avrebbe potuto essere ovviato probabilmente solo facendo avere analoga sorte ad altri argomenti, tanto le materie sono intrecciate.

Le parti principali riguardano:

  1. Un’introduzione al Project Finance;
  2. Il mercato;
  3. Il ruolo delle banche;
  4. La strutturazione;
  5. Gli aspetti industriali;
  6. I consulenti;
  7. I flussi di cassa;
  8. Gli aspetti legali;
  9. Il rischio di credito;
  10. Un caso campione
  11. Un modello di simulazione.

Stefano. Gatti is Director of the B.Sc of Economics and Finance at Università Bocconi, where he’s been also Director of the International Teachers’ Programme. His main area of research is corporate finance, investment banking and project finance.

Trattandosi di un libro pubblicato prima che cominciasse, nel 2007, la lunga crisi da cui ancora non riusciamo a uscire, la parte sul mercato descrive un mondo che è già molto cambiato e, forse, tra i capitoli, sebbene si parli di waiver, manca uno spazio adeguato alle ristrutturazioni e rimodulazioni delle operazioni, che sono divenute negli ultimi anni ben più frequenti.

In ogni caso, credo che possa essere senz’altro un testo da consigliare a chi voglia approcciare, in modo professionale, per la prima volta la materia o per chi, cimentandosi da poco nell’operatività, voglia un supporto teorico cui fare riferimento.

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