Archive for the ‘racconti’ Category

PENSANDO A UN MONDO PIÙ SMART

Il n. 2 dell’Anno XI della rivista dell’Ordine degli Ingegneri ProgettandoIng è dedicato all’Informazione.

Sin dal n. 1 dell’Anno, la rivista si apre, dopo l’editoriale del curatore Giuliano Gemma, con dei miei contributi letterari.

Questa volta si comincia con l’articolo “La tecnologia nella galassia di Asimov” nel quale analizzo come questa muti nel corso dei vari cicli che compongono la grande storia futura della galassia immaginata dall’autore russo-americano Isaac Asimov.

Segue il mio racconto di fantascienza “Il campione”, sulla scelta da parte di una razza aliena di un campione di umanità da portare sul proprio pianeta.

Dopo i miei contributi inizia la parte più “ingegneristica” della rivista con l’articolo “La rivoluzione digitale: un’opportunità epocale per gli ingegneri” di Mario Ascari, che ci parla della “Quarta rivoluzione”, quella “Digitale”, preconizzando un mondo in cui oggetti elettronici siano in costante contatto e scambio reciproco mediante l’IoT, l’Internet-of-Things”, dopo l’ancora recente Terza Rivoluzione dell’elettronica.

Riprende il tema anche l’articolo di Enrico P. Mariani “Senza sicurezza una city non è smart”, che parte dalla definizione di Smart City, per raccontareRisultati immagini per smart city un contesto urbano con infrastrutture intelligenti, oggetti controllabili via internet (IoT) e big data, per parlarci di come i vari sistemi debbano rispondere a precise gerarchie per mantenere le necessarie sicurezze e impedire che un sistema di livello inferiore (vicino all’utente finale) non influisca su uno superiore.

Bruno Lo Torto, partendo da una riflessione sulla propria esperienza come ingegnere e su quello che per lui significa esserlo, nel suo “Ingegner sum, ingegneriae nihil a me alienum puto” ci spiega come le distinzioni tra i vari tipi di ingegneri siano limitative, essendo l’ingegneria una disciplina con una sua unitarietà, sempre più necessaria nella Fabbrica 4.0 che unisce robotica, produzione additiva e nanotecnologie, con un rinnovato sincretismo necessario a creare oggetti interdipendenti, come le Smart City, dove alla costruzione degli edifici occorre aggiungere l’elettronica e l’ingegneria delle informazioni per farli funzionare (semplifico un po’ banalmente io).

Risultati immagini per smart cityDopo questo viaggio nel futuro prossimo, che è quasi presente, Nicoletta Mastroleo ci riporta indietro nella storia, facendoci incontrare la figlia del grande Lord Byron, uno dei padri della letteratura gotica, che incontriamo nel suo articolo “Ada Byron e le origini dell’informatica”. La figlia del bardo fu, infatti, una matematica di pregio, che si dilettò con le prime macchine da calcolo.

Chiude la rivista un articolo di Fausto Giovannardi sull’architetto che realizzò la copertura dell’area olimpica di Monaco “Frei Otto & Pink Floyd”: il sistema fu ripreso, infatti, nei concerti del gruppo rock.

 

IF GOTICO: L’ULTIMO NUMERO DI TABULA FATI

Risultati immagini per IF GoticoCon il numero 19 dedicato al “Gotico” si è chiusa la collaborazione tra la rivista “IF – Insolito & Fantastico e l’Editore Tabula Fati (Solfanelli). Dal numero 20 (già uscito) il nuovo editore è, infatti, Odoya (Meridiano Zero).

Il volume monografico esplora questa volta la letteratura gotica.

Dopo l’introduzione del direttore della rivista Carlo Bordoni (“Gotico, neogotico, eredi del passato”), l’articolo del 1998 dello scomparso Romolo Runcini parla de “L’orrore ben temperato del fantastico irlandese: Yeats, Wilde e Stoker”, in cui spiega le differenze tra il senso del soprannaturale tra culture cattoliche come la nostra e quella irlandese e culture protestanti “C’è, nel protestante, una responsabilità civile e religiosa dell’individuo che invece il cattolico non può mantenere, poiché il sacro è delegato ai signori della Chiesa”. Questo, per inciso, forse spiega anche in parte il minor senso civico degli italiani rispetto ai popoli del nord Europa! Il rapporto del protestante con le scritture è diretto e non mediato dalla Chiesa come nel cattolicesimo. “La Bibbia, come sappiamo, a partire dal concilio di Trento, è stato il primo libro posto all’Indice, come i libri di Giordano Bruno, Campanella, Savonarola, Calvino, tutti eretici da bruciare.” I protestanti leggono costantemente la Bibbia, i cattolici, ancora oggi, mai.

Il fedele cattolico tempera, smussa questi sentimenti di paura, di smarrimento e raggiunge sì l’inconscio, ma lo raggiunge attraverso le forme più morbide, più addolcite dell’irreale: infatti il fantastico di Yeats, di Wilde e in parte anche quello di Stoker, è un fantastico che in fondo si apparenta al meraviglioso”.

Interessante anche la visione di Yeats, per il quale “a poet… never speaks directly as to someone at the breakfast table, there is always a phantasmagoria”.

Runcini spiega poi la nascita della mitologia irlandese fatta di elfi e nani come quella di un popolo di “uomini e donne, più piccolo e incapaci di comprendere quella grande rivoluzione che è stata la rivoluzione agraria, cioè la ruota, l’aratro e così via”.

Sarà lo sviluppo tecnologico del XIX secolo a far morire alcune forme d’arte. Per esempio “la ritrattistica fotografica da Daguerre a Nadar, mette in ginocchio schiere di pittori, poiché anche la gente comune può permettersi una foto.” Cambia così in quegli anni il rapporto con l’arte e la letteratura e in questo clima si sviluppa il gotico.

Con “Introduzione al gothic novel” torna a scrivere il curatore Carlo Bordoni spiegandoci come l’ambientazione del gotico (letteratura tipicamente nord-europea) sia di norma nell’esotico (per loro) paesaggio mediterraneo (Italia, Spagna, Corsica), con i suoi castelli, conventi, rovine, labirinti, segrete, scale, cripte, da cui proviene un senso di mistero, nutrendosi di maledizioni, segni premonitori, profezie. Il grande capostipite del gotico è “Il Castello di Otranto” (1764) di Horace Walpole, ambientato, appunto, nel Salento italiano. Anche “I misteri di Udolfo” (1794) di Ann Radcliffe vede un’ambientazione italiana (l’Appennino). Bordoni ci parla anche del “Vathek” (1784) di William Beckford (che avrà più ampio spazio in altri articoli della rivista), de “Il monaco” (1796) di Matthew G. Lewis, di Frankestein (1818) di Mary Shelley (non solo gotico ma certo uno dei primissimi esempi di fantascienza, se non il primo), di “melmoth, l’uomo errante” (1820) di Charles R. Maturin e, persino del ben più recente “Il nome della rosa” (1980) di Umberto Eco.

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Carlo Bordoni

L’articolo di Giorgio Rimondi “Trasformazioni e sopravvivenze” analizza la visione del sublime in Sigmund Freud “Per Freud – come lo leggo io – il sublime è uno dei maggiori interessi rimossi”.

Riccardo Gramantieri ci parla di “Thomas Tryon e il gotico americano”, spiegandoci come il gotico classico, fino a Charles Brockden Brown, si caratterizza per una “spiegazione naturale dei fenomeni che, per tutto il romanzo, erano supposti soprannaturali”. Nel gotico moderno (novecentesco), soprattutto grazie al contributo di H.P. Lovecraft, “la spiegazione dell’intreccio romanzesco esulerà dal reale”.

Per quanto riguarda l’America, il gotico, da “la festa del raccolto” (1973) di Thomas Tryon, si sviluppa attorno a comunità chiuse.

Parlando di gotico, come non ricordare Stephen King? Del suo “Shinning” parla diffusamente Barbara Sanguineti in “Impronte gotiche in Shinning”.

Riccardo Rosati con “Vathek: quando l’occidente sapeva guardare all’esotico” ci fa notare come “nell’epoca contemporanea non si sia più capaci di porci in relazione con la cultura orientale a differenza dei secoli passati” e “l’Occidente abbia perso qualsivoglia capacità empatica verso le altre culture”, perdendo “quella passione per l’Oriente tipica del XVIII e XIX secolo”, così ben descritta dal “Vathek” di Beckford.

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Poe e Lovecraft

Per Borges l’inferno rappresentato da Beckford era il “primo realmente atroce della letteratura”. Per Rosati il “Vathek” potrebbe “essere descritto in vari modi: ridondante, falsamente morale, arabeggiante. Noi preferiamo giudicarlo attraverso le parole di un’amica personale di Beckford, Lady Craven, la quale così si espresse: <<Bello, orribilmente bello>>.

Carl Einstein, che pure lo critica, sostiene che questo testo abbia inaugurato “la serie di libri che ci hanno dato conoscenza ed esercizio di arte pura, che hanno sospinto l’arte nel campo di un’immaginazione conchiusa e le hanno conferito la forza di un organismo in sé perfetto”.

Giuseppe Panella ci parla di uno dei più geniali autori italiani in “L’inferno che stiamo attraversando. Dino Buzzati scrittore gotico” a proposito del suo “Il colombre”, in cui le porte dell’Inferno si aprono a Milano, un inferno che somiglia maledettamente al mondo in cui viviamo e del suo “Poema a fumetti”, una moderna versione del mito di Orfeo ed Euridice.

Molti sono stati gli emuli del maestro del gotico H.P. Lovecraft, ma in “Mondi e visioni della notte. Da Lovecraft ai gotici moderni” Walter Catalano individua come veri continuatori dello spirito lovecraftiano la triade Michel Houllebecq, Michele Mari e Thomas Ligotti.

Se Lovecraft è di certo un padre del gotico, cosa dire di Edgar Allan Poe? Ce ne parla Vito Tripi in “Poe oltre Poe” in cui indaga come questo maestro sia stato visto e reinterpretato da fumetti, TV e cinema.

Non avrei mai pensato che il Faust di Goethe potesse essere considerato una parodia del gotico, come farebbe pensare il titolo dell’articolo di Chiara Nejrotti e, in effetti, anche l’articolo sembra dirne altro.

Tim Burton, nella citazione iniziale dell’articolo di Max Gobbo “Le suggestioni gotiche del cinema di Tim Burton”, confessa di non aver letto molto, ma di sicuro deve aver visto molti film, dato che molte delle sue opere sono rifacimenti di film o loro rivisitazioni (da “La fabbrica di cioccolato” a “Il pianeta delle scimmie”). Innegabile, poi, è che molta della sua produzione abbia atmosfere gotiche, se non di più, dal corto “Frankenweenie” che si rifà al classico di Mary Shelley, al più tenebroso dei “Batman”, a “Edward Mani di Forbice”.

Sembra tratto direttamente dal precedente numero di “IF” sulla “Fantareligione”, l’articolo di Claudio Asciuti “Solo un dio ci può salvare”. Articolo che si riaggancia anche alla mia ultima lettura “Europa e Islam” con considerazioni come “Per l’occidente monoteista però religione è il culto che ha a che fare con una delle tre Religioni del Libro”; “l’hinduismo o il buddismo paiono credenze di seconda mano”; “la religione, quale essa sia ha un nucleo fondante che il mythos”. Ci parla, poi, di Dick, Lovecraft, Machen, Blackwood, Leiber, Hoffmann, Kafka, Tolkien e Borges (dimenticandosi però di Lewis!).

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Frankestein

E Dracula? Della creature di Bram Stoker parla Jole Ottazzi in “Conte Dracula: vittima o carnefice” che inizia con uno strano diagramma che mette in relazione vivi, morti, non-morti e non-vivi. Dracula nasce da “un’eliminazione delle possibilità: non può vivere, non può morire, non può risorgere, non può neppure andare all’inferno come malvagio punito e, in ogni caso, non può essere salvato”.

A Pierfrancesco Prosperi sono dedicati un’intervista e lo spazio per il racconto “Un vecchio diario” che ci parla delle più classiche apparizioni ossessive del gotico, con il loro trasferirsi da una vittima alla successiva.

Il racconto di S. Gaut vel Hartman si chiama “Lo scricchiolio del gelo” e comincia con l’inquietante ritorno di Adolf Hitler che si arrampica dal fondo di un pozzo. Scopriremo, però, una realtà più complessa, di cloni e imitazioni teatrali. Con toni che sfiorano più volte il surreale.

“Il portale” è un racconto di Alex Barcaro, che ci parla di angeli, della loro guerra con gli arcangeli e di Portali.

Andrea Ferrari con “L’incontro” ci parla della sottile linea tra la vita e la morte e di ciò che si trova nel mezzo.

Come non parlare di ville abbandonate? Lo fa Andrea Franzoni con “Il simulacro”, dove troviamo una figlia misteriosamente scomparsa, sospetti di stregoneria, “orribili uomini dalla faccia bianca”. Una storia che ci lascia con l’attesa di uno svolgimento ulteriore.

Di un’altra casa parla “L’ombra dei migratori” di Massimo Prandini, con un nono piano “etereo”.

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Thomas Tyron

Segue quindi un estratto del romanzo di Emilio Salgari “Le meraviglie del duemila”, in cui due viaggiatori del tempo, si risvegliano dopo cento anni, nel 2003, e scoprono come sia cambiato il mondo. Un mondo che solo in parte somiglia al nostro. Avevo già letto il romanzo in tempi recenti, essendomi incredibilmente sfuggito quando ero bambino e divoravo tutto ciò che questo autore avesse scritto. Da questo estratto noto un’insolita attenzione per l’epoca in cui fu scritto verso il consumo di carne: gli abiti e il cibo sono vegetali. “Stoffa vegetale. Già da sessant’anni abbiamo rinunciato a quella animale, troppo costosa e poco pulita in paragone a questa” e “Vi avverto che è un pranzo a base di vegetali: ma queste pietanze non sono meno nutrienti e non vi parranno meno saporite.

Donato Altomare riprende (“Ancora sulle biblioteche”) il suo progetto di segnalazione di biblioteche disponibili ad accogliere collezioni di libri fantastici.

Walter Catalano recensisce il nuovo romanzo di David Cronenberg “Divorati” in “Nel labirinto di Cronenberg”, dove, a quanto pare, questo regista e autore non ha abbandonato il gusto per certe rappresentazioni crude e violente della corporeità umana, quindi Catalano ci parla de “Il futuro di Urania”, la celebre rivista di fantascienza con cui io e tanti altri siamo cresciuti.

Seguono varie recensioni più brevi, tra cui vorrei ricordarmi dell’ucronia “Il richiamo del corno” di Sarban.

Chiude il numero l’articolo di Claudio Asciuti “Linus e il regressio ad uterum” da cui mi pare di capire che la rivista Linus non sia più, purtroppo, quella di una volta.

 

ROBOT E ANDROIDI: ALLE ORIGINI DI INSOLITO E FANTASTICO

Risultati immagini per robot e androidi IFDa tempo pensavo di ordinare il primo volume della rivista “IF – Insolito & Fantastico”, ma non mi decidevo mai. Sono, infatti, abbonato alla rivista a partire dal numero 2 e avevo tutti i numeri tranne il primo! Con il numero 20 “IF” ha cambiato editore passando da Solfanelli a Odoya (Meridiano Zero). Mi sono detto che se non mi fossi affrettato a ordinare il numero a Solfanelli, avrei rischiato di non trovarlo più e così finalmente l’ho acquistato, assieme al numero 19, che nel cambio di editore mi ero perso.

Come i numeri successivi, nuovo e vecchio editore, anche questo primo numero è “monografico”, nel senso che gli articoli presenti trattano un tema specifico, che, nel caso, come si legge dal titolo del numero è “Robot e androidi”.

Questa uscita non prevede alcun mio contributo, poiché questi sono iniziati solo dal numero 3.

Curatore era già allora Carlo Bordoni, cui immagino si debba l’editoriale introduttivo non firmato che illustra gli intenti della rivista e spiega come il nome si rifaccia a quello della storica omonima pubblicazione che poi si fuse con Galaxy nel 1974.

Il primo articolo è di Romolo Runcini che, come spiegato nell’editoriale, era il direttore di “Labirinti del fantastico”. Il tema dell’articolo è più ampio di quello della rivista e riguarda “Il fantastico e l’immaginario del nostro tempo”.

Sarà Franco Brambilla a calarci più direttamente nell’argomento con “L’uomo e il suo doppio” in cui fa una carrellata di questa storica figura partendo dal dramma “R.U.R.” di Čapek, passando per le leggi della robotica di Asimov, “2001 Odissea nello spazio” di Clarke, “Il pianeta proibito” di Stuart, il “Giardiniere di uomini” di Sheckley, “il film Alien” di Scott, “Il cacciatore di androidi” di Dick.Risultati immagini per androidi

S’intitola “Lunga vita alla nuova carne” la riflessione di Domenico Gallo che approfondisce la precedente analisi, andando persino indietro nel tempo, esaminando l’opera di Kafka, di Shelley, di Odle, della Moore, arrivando poi a esaminare la fantascienza del periodo classico.

Riccardo Gramantieri ci parla degli androidi e degli organismi cibernetici ne “La letteratura cyborg di William Burroughs e Kathy Acker”.

Fondamentale per il volume è la riflessione di Carlo Bordoni “Karel Čapek : il primo robot non si scorda mai” sulla nascita della letteratura robotica e il precedente rappresentato dalla rappresentazione teatrale di questo autore ceco: “R.U.R.”.

Risultati immagini per westworldGiuseppe Panella s’interroga “Sulla tecnologia e il suo feticcio”, facendo “Ipotesi su Michael Crichton”, l’autore di “Westworld”, quella sorta di lunapark tecnologico robotizzato che è stato prima trasformato nel celebre film interpretato da Yul Brinner e poi dalla serie TV con Anthony Hopkins. Ma anche de “L’uomo terminale”, il cui cervello è collegato a un computer centrale.

Imprescindibile, sul tema, un’analisi dell’opera dell’autore del Ciclo dei Robot. Se ne occupa Alessandro Vietti con “Isaac Asimov e le leggi della robotica”.

Dell’autore di “Metropolis” con la sua Eva Futura, la prima macchina sexy del cinema, scrive Francesco Galluzzi in “Robot e spettri in Fritz Lang”.

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Westworld

Si apre quindi, dopo la parte saggistica, la sezione narrativa con il racconto di Renato Pestriniero “A sua immagine e somiglianza”, che prospetta l’avvento di una nuova razza di uomini, in parte meccanizzati, al fine di svolgere al meglio lavori in ambienti ostili, come lo spazio.

In “Scrivete a Donna Cibernetica” Andrea Coco immagina un’androide bionico di sesso femminile che si rivolge alla rubrica di una rivista per esprimere i suoi problemi relazionali.

Con “Daneel” Alessandro Vietti ci porta in un mondo che ricorda quello del Ciclo dei Robot di Isaac Asimov, con un robot domestico il cui nome Daneel ricalca persino quello dell’eroe della saga R. Daneel Olivaw. La prima Legge della Robotica asimoviana lo costringe a leggere compulsivamente.

Vincenzo Bosica, che chiude la sezione narrativa, in “Capsule”, immagina un mondo in cui il trapianto di organi artificiali ha raggiunto estremi distopici.

La rassegna è dedicata a “L’uomo-auto di J.G. Ballard”, ovvero al romanzo “Crash” e altre opere dell’autore inglese. Ne scrive Riccardo Gramantieri.

Diego Zandel fa una “Intervista a Juan Gomez Jurado”, l’autore spagnolo di “Ultima ora nel deserto”, su una ricerca all’Indiana Jones del Sacro Graal.

Segue quindi, in ricordo di Franco Fossati, un suo vecchio articolo su “Il fantastico e la fantascienza nei fumetti”, seguito da un editoriale che ricorda la sua scomparsa nel 1996.

Chiudono il volume varie recensioni di opere recenti, sia di saggistica che di narrativa.

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NUOVA COLLABORAZIONE CON “ITALIA UOMO AMBIENTE”

Risultati immagini per alluvione FirenzeQuest’anno, oltre ad aver avviato la collaborazione con la rivista dell’Ordine degli Ingegneri di Firenze “Progettando.Ing”, ho anche iniziato a pubblicare sulla rivista fiorentina “Italia Uomo Ambiente”.

Sono già stato presente nelle uscite di Marzo e Aprile sia con il racconto fantastico sull’alluvione di Firenze “L’angelo del fango”, diviso in due parti nei due numeri, sia con gli articoli sui nuovi pianeti individuati di recente “La scoperta del nuovo sistema solare di Trappist-1 dimostra che siamo stupidi” e “Come arrivare su Trappist-1”, che vogliono essere anche una riflessione sul ruolo dell’umanità su questo pianeta e sulla necessità di preservarlo.

Colgo l’occasione per ringraziare entrambe le riviste per l’opportunità che mi stanno offrendo.

ROBOT 79: un volume all’insegna della distopia

Risultati immagini per Robot n. 79 rivistaIl n. 79 della rivista Robot, ricco di articoli e racconti interessanti, inizia con un articolo di Silvio Sosio su “La narrativa del futuro”, che ci parla non di come sarà la letteratura nel futuro, ma di come questa abbia sinora saputo anticiparlo.

 

Il primo racconto dell’antologia è di Alastair Reynolds (Barry, 1º aprile 1966) e ci parla delle avventure de “La figlia del fabbricante di slitte” trasportandoci in un mondo futuro ai confini con il fantasy, dove imperversa un Grande inverno che fa pensare a George R.R. Martin e dove la tecnologia si confonde con la magia quasi fosse un romanzo della saga della Torre Nera di Stephen King.

Questo autore, che ama la fantascienza dai temi filosofico-religiosi, è un astrofisico e scrittore britannico, ricercatore astronomo con la European Space Agency, poi autore a tempo pieno di fantascienza hard e space opera.

 

Diego Lama porta il lettore a interrogarsi sulla memoria e la possibilità di manipolarla, le conseguenze psicologiche della sua cancellazione nel suo bel racconto “Estrazione”.

 

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Alastair Reynolds

Segue l’articolo di Giuseppe Lippi su alcuni romanzi fantascientifici con al centro il nostro satellite in “Per una fantascienza lunare”.

 

Il portatore di Dio” di Ilaria Tuti è racconto finalista del Premio Robot e partendo dai corridoi del Vaticano, ci porta tra strane creature il cui volto è un’approssimazione di quello di Dio. Quattro, Tre e Due non sono perfetti, ma Uno lo è. Uno è il Portatore di Dio.

 

L’analisi di Domenico GalloFantascienza tra tecnocrazia, socialismo e utopia” ci parla di quegli anni e quegli autori fantascientifici che avevano ritenuto di avere una missione e un dovere sociale, che avevano voluto asservire la fantascienza a un obiettivo di miglioramento sociale. Sorprende scoprire come tra di loro ci fossero i nomi dei grandi padri del genere Herbert George Wells, Jack London, Aldous Huxley, Robert A. Heinlein, Alfred A. E. Van Vogt, Philip K. Dick, Frederik Pohl, Donald A. Wollheim, John B. Michel e persino Robert Sheckley e Isaac Asimov.

 

Samuel Nava, finalista del Premio Robot, con “Ultima Persona Singolare” ci racconta una strana invasione aliena, con un misterioso ultimatum: risparmieremo la Terra se ci darete un solo uomo, per l’appunto il protagonista, un tipo eccentrico che vive da solo nei boschi tra i monti osservando le aquile e che ovviamente non ha alcuna intenzione di farsi catturare e consegnare agli alieni. S’immagina che possa essere tutto nella sua testa paranoica, ma scopriremo un diverso, suggestivo finale.

 

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Cory Doctorow

Salvatore Proietti intervista Cory Doctorow (Toronto, 17 luglio 1971), un giornalista, scrittore e noto blogger (coeditore del famoso blog Boing Boing) canadese. Ha vinto nel 2000 il Premio John Wood Campbell per il miglior nuovo scrittore e nel 2009 il Premio Prometheus e il Premio John Wood Campbell Memorial per il miglior romanzo con X. È stato più volte candidato ai premi Hugo e Nebula.

È un attivista in favore delle leggi che liberalizzano i copyright e sostenitore delle licenze Creative Commons. La maggior parte dei suoi libri sono scaricabili gratuitamente da Internet. Temi ricorrenti della sua opera sono i diritti digitali, la sicurezza informatica e la tecnologia più in generale.

 

Manuel Pirreda con “Scafandro” ci porta in un mondo distopico e post-apocalittico, in cui la differenza tra la vita e la morte può essere data da uno scafandro, con cui muoversi sulla superficie terrestre, per difendersi da un’aria ormai malsana e pericolosa. Anche in un mondo ridotto così all’estremo l’uomo nello scafandro riesce a trovare occasione per un momento di solidarietà verso un ragazzino in difficoltà. Anche questo è un racconto finalista del Premio Robot.

 

Enzo Verrengia ci parla di “Veggenti e Previsioni”, partendo da Baba Vanga, passando per Wolf Grigorevicz Messing, Edgar Cayce, Erik Jan Hanussen e Nostradamus, per arrivare a John Titor.

 

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Hao Jingfang

Chiude il volume il racconto cinese vincitore del Premio Hugo 2016 “Pechino pieghevole” della giovane Hao Jingfang, una storia affascinante che immagina una Pechino futura costruita su tre livelli, che si alternano durante il giorno come in certe camere o roulotte in cui il letto si solleva e finisce nell’armadio, mentre il tavolo spunta fuori da un parete, solo che qui a scomparire sono interi palazzi con i loro abitanti, che si alternano nella superficie e nella veglia in tre turni, il migliore dei quali è riservato alla parte più ricca e meno numerosa della popolazione. Il protagonista Lao Dao riuscirà a passare dalla parte peggiore della città, il Terzo Spazio a quello migliore, il Primo Spazio. Una visione distopica e angosciante di un mondo futuro sovrappopolato all’inverosimile.

INIZIO COLLABORAZIONE CON PROGETTANDO.ING

Costruzioni

La rivista dell’Ordine degli Ingegneri di FirenzeProgettando.Ing” mi ha chiesto di collaborare, fornendo un contributo “letterario” con il quale introdurre gli articoli tecnici che compongono tradizionalmente la pubblicazione.

L’uscita dei numeri è piuttosto in ritardo, così solo ora è uscito il volume relativo al primo trimestre 2016.

Ognuno ha un tema di riferimento. Questa volta è “Costruzioni”.

Ho così preparato un articolo intitolato, appunto “I costruttori di universi” che parla degli scrittori che nelle loro opere immaginano mondi diversi e un racconto di fantascienza su un’invasione aliena “verde”, intitolata “I costruttori”.

Il volume può anche essere letto in formato elettronico sul sito dell’ordine alla pagina http://www2.ordineingegneri.fi.it/documenti/notiziario/ProgettandoIng%202016-01.pdf

RISCOPRENDO LA RIVISTA “ROBOT”.

Risultati immagini per rivista Robot 78Mi sono abbonato ad alcuni numeri della rivista Robot, edita da Delos. Ho così letto il  numero 78 (38 della nuova serie, anno XIV) di questa rivista storica, che ricordavo di aver letto da ragazzino. Pare, infatti, che i primi numeri risalgano al 1976 e che quest’anno ricorra il quarantennale della pubblicazione. La rivista fu fondata da Vittorio Curtoni.

Il numero, che alterna racconti e saggi e interviste e lascia spazio ad autori italiani e stranieri, si apre con un interessante editoriale di Silvio Sosio sulla babele informativa in cui stiamo vivendo, con miriadi d’informazioni di incerta provenienza e che spesso millantano posizioni in contrasto con la scienza e la conoscenza “ufficiali”, rendendo difficile comprendere quanto siano inventate o basate su teorie inconsistenti.

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Vittorio Antonio Maria Curtoni (San Pietro in Cerro, 28 luglio 1949 – Piacenza, 4 ottobre 2011) è stato uno scrittore di fantascienza e traduttore italiano.

Il primo racconto della rivista è “Nostra Signora della Strada” di Sarah Pinsker, la storia di un gruppo musicale ambientata in un futuro in cui la musica è fruita soprattutto tramite riproduzioni tridimensionali dei concerti e in cui questo gruppo di hippie post-moderni si ostina a suonare nei locali di persona, anziché in proiezione. Ne esce uno spaccato di vita in un mondo dal sapore leggermente distopico.

Segue un’intervista a George R.R. Martin, l’autore della serie di romanzi “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” che racconta di come abbia sempre inventato storie, anche quando era ragazzino e giocava con dei pupazzetti, di come ha imparato ad amare la lettura e la fantascienza e dei suoi esordi come autore di questo genere. Davvero l’America di allora è molto diversa dall’Italia di oggi, basti pensare che Martin dice di aver ricevuto una quarantina di rifiuti per un racconto inviato a varie riviste: dove potremmo trovare oggi in Italia 40 riviste a cui scrivere?

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George R.R. Martin

Alla domanda su quali consigli darebbe oggi al suo se stesso giovane, Martin risponde:

<<Non dovresti mai scegliere di scrivere come tecnica per fare soldi, per farti un nome o qualunque altra soddisfazione esterna. Se devi scrivere, se dentro di te ci sono dei racconti, se quando eri piccolo inventavi nomi e storie per i tuoi soldatini spaziali, se le storie si presentano a te, poniti la domanda “E se nessuno mi darà mai un centesimo per i miei racconti? Li scriverò lo stesso?” E se la risposta è sì, allora sei uno scrittore.>>

Beh, se il criterio è questo, potrei persino dichiarare di essere uno scrittore!

 

Il secondo racconto (“I corridori” di Lorenzo Crescentini) ci porta in un mondo in cui attraverso dei varchi temporali strane creature meccaniche, simili a velocissimi cani, arrivano a predare e colpire inesorabili. Una bella riflessione sui loop temporali.

 

L’articolo “Family Opera” di Donato Rotelli esplora le forme di sessualità alternative presenti nella Space Opera, fornendo interessanti spunti di lettura. Mi sono segnato da leggere “La mano sinistra delle tenebre” di Ursula K. Le Guin e “Embassytown” di China Miéville.

 

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Gianfranco de Turris (Roma, 19 febbraio 1944) è un giornalista, saggista e scrittore italiano, studioso della letteratura del fantastico in Italia.

In “E se domani” Gianfranco De Turris ci porta in un’interessate carrellata attraverso l’ucronia, distinguendo tra le storie che immaginano uno sviluppo storico partendo dalla vittoria di personaggi negativi e creando quindi delle ucronie distopiche e quelle al contrario che disegnano delle ucronie quasi utopiche. Tra le illustrazioni noto la copertina del numero 3 di “IF – Insolito & Fantastico”, volume dedicato all’ucronia e che segna il mio esordio di collaboratore alla rivista di cui De Turris è assiduo e valido supporto.

 

Il racconto di Domenico Gallo “Vedi la mia gente che non può morire” ci porta in un’Italia appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale.

 

Giuseppe Lippi ci racconta la storia quarantennale della rivista “Robot” nell’articolo “Una rivista vi seppellirà!”, con accenni alle altre riviste di genere attive negli anni ’70.

 

Due dei racconti che seguono hanno un’insolita ambientazione africana. “Le piantagioni” di Luigi Calisi ci parla di un’Africa futura in cui l’agricoltura è gestita tramite esoscheletri e droni, che è troppo facile trasformare in armi. “Poiché ho toccato il cielo” di Mike Resnick ci regala una simpatica e gradevole storia/fiaba ambientata su un pianeta dove una popolazione africana, i kikuyu, si è rifugiata per ricreare le condizioni di vita antecedenti all’arrivo dei bianchi, cancellando il ricordo della tecnologia, la cui if3-ucronia-webpresenza, però, non manca nella capanna dello stregone, il mundumugu del villaggio, solo depositario della conoscenza. Sarà una ragazzina curiosa e intelligentissima a spezzare questo incantesimo.

 

Tra i due racconti africani incontriamo prima Piero Schiavo Campo, che ci parla di “Isaac Asimov e dell’intuizione della psicostoria”, cercando di dimostrare come oggi questa scienza, inventata dal fantasioso russo-americano, mediante la quale sarebbe possibile prevedere i grandi flussi della storia, potrebbe quasi essere realizzata. Troviamo poi “Un pomeriggio sul pianeta Terra”, in cui Susanna Raule ci racconta come Sherlock Holmes sia stato, in realtà, un alieno in missione sulla Terra e come il più grande mistero da lui risolto sia stato scoprire il significato della frase “Tienilo sempre dentro i pantaloni” da applicarsi nelle missioni in epoca vittoriana sul terzultimo pianeta del nostro sistema. Segue l’intervista a Franco Brambilla, l’illustratore di Urania.

 

Mi è già arrivato il n. 79 di “Robot” e mi appresto a leggerlo.

 

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