Archive for the ‘racconti’ Category

UN ANNO CON DECINE DI PUBBLICAZIONI

L’ultima mia pubblicazione “in solitaria”, con un volume di testi solo miei, risale a ottobre 2019 ed è l’antologia di racconti distopici “Apocalissi fiorentine” (Edizioni Tabula Fati). A dir il vero non ero proprio da solo, perché il volume è stato illustrato con 48 immagini realizzate dagli studenti di architettura di Firenze del professor Marcello Scalzo.

Da allora, ho però partecipato a varie antologie e riviste.

Sperando di non aver dimenticato qualcosa, conterei:

  • 14 racconti su riviste o antologie cartacee
  • 18 racconti on-line
  • 16 poesie on-line

Per un totale di 32 racconti e 48 testi complessivi.

I volumi a cui tengo di più sono:

  • L’antologia “Sparta ovunque” che contiene 7 racconti scritti oltre che da me da Massimo Acciai Baggiani, Donato Altomare, Sergio Calamandrei, Paolo Ninzatti e Pierfrancesco Prosperi, ambientati tutti nel mondo ucronico da me creato per la saga “Via da Sparta”.
  • L’antologia “Mondi paralleli – Il meglio della fantascienza italiana indipendente 2019” curata da Carmine Treanni per la prestigiosa casa editrice Delos, in cui ho avuto l’onore di veder selezionato il mio racconto “Collasso domotico”, già pubblicato nel 2019 nell’antologia “Apocalissi fiorentine” con il gruppo editoriale Tabula Fati Solfanelli.
  • La mia ennesima partecipazione alla splendida rivista “IF Insolito & Fantastico” (Odoya), dedicato a un autore che stimo moltissimo, Stephen King, con il racconto fantascientifico “Protesi”.

Ne avevo già fatto un riepilogo qualche mese fa, ma ci sono molte nuove uscite importanti che vorrei ricordare (a me prima di tutto, perché mi ci confondo un po’).

Ho pensato allora di fare questo post per riepilogarli.

Nel 2020 sono usciti su carta questi racconti:

  1. Prospettive.Ing – People Management – “Risorse umane” – Dicembre 2019
  2. Fiorentini per sempre – a cura di Paolo Mugnai (edizioni della sera) – “Il mare a Firenze” – Febbraio 2020
  3. Prospettive.Ing – Coordinating with others – “I simbionti di Fruchtbar” – Marzo 2020
  4. Prospettive.Ing – Coordinating with others – “Gli Uguali” – Marzo 2020
  5. Fate, pandafeche e mazzamurelli (Edizioni Tabula Fati) – “Spirito di Lupo” – Giugno 2020
  6. Voci dall’esilio – I pandemici – Circolo Letterario Banchina – “La maschera filtrante” – Giugno 2020
  7. Voci dall’esilio – I pandemici – Circolo Letterario Banchina – “L’ultimo respiratore” – Giugno 2020
  8. Prospettive.Ing – Emotional Intelligence – “Grifoni Emozionali” – Luglio 2020
  9. Prospettive.Ing – Emotional Intelligence – “Come un sol uomo” – Luglio 2020
  10. Racconti ai tempi del coronavirus (Booksprint Edizioni) – “La maschera rubata” – Agosto 2020 (contiene anche un racconto di mia figlia Federica)
  11. L’Area di Broca (Edizioni Gazebo) Moltitudini – “L’artista” – Giugno 2020
  12. Sparta ovunque (Edizioni Tabula Fati) – Gli anni del fuoco e del Ferro – Ottobre 2020 (contiene 7 racconti di altrettanti autori – Acciai, Altomare, Calamandrei, Lercari, Menzinger, Ninzatti, Prosperi – ambientati nel mondo della mia saga “Via da Sparta
  13. Mondi paralleli – Il meglio della fantascienza indipendente italiana 2019 (Delos Edizioni) – Collasso domotico (racconto già pubblicato in “Apocalissi fiorentine”)
  14. IF Insolito & Fantastico – n. 23 Stephen King – (Edizioni Odoya) – Protesi – Dicembre 2019 (ma il numero è uscito a ottobre 2020)

Sono poi usciti sul web i seguenti racconti:

  1. La maschera filtrante
  2. Capodanno 2021
  3. L’ultimo respiratore
  4. L’untrice di Rifredi
  5. Sogno mascherato
  6. Gli amici di Charlie Brown
  7. In quanti siamo rimasti
  8. I più stupidi
  9. Sicurezza
  10. Nulla di nuovo
  11. Il cliente
  12. Inferno venturo
  13. Oltre il Mare Oceano
  14. Attraverso la Città
  15. L’ultimo respiro
  16. Ira cosmica
  17. Il pianeta irato
  18. Eutanasia

E le seguenti poesie:

  1. Piove
  2. Noé naufrago
  3. Primavera
  4. Nuvole
  5. Il mar femmineo e io
  6. Viaggio nel Mediterraneo
  7. Imamiah
  8. Annegare il fuoco
  9. Mi sogno nel vento
  10. Verranno giorni di fuoco e di passione
  11. Genius loci
  12. Terra matrigna
  13. Il terzultimo pianeta
  14. Afa torrida
  15. Ferragognato rovente
  16. Verrà il tempo delle zanzare assassine

Tralascio qui articoli e recensioni, altrimenti la lista si farebbe troppo lunga. Tra blog, siti e riviste temo di aver raggiunto o superato il centinaio. Spero di non aver dimenticato nulla.

Dovrebbe poi uscire a breve con Tabula Fati in un’antologia il racconto “Supposte ucroniche”, che richiama molte altre mie pubblicazioni.

Per Natale dovremmo avere, poi, l’uscita dell’antologia del GSF – Gruppo Scrittori Firenze sugli anni di Firenze Capitale, che conterrà il mio racconto storico su Stibbert “Il collezionista inglese”.

Entro l’anno usciranno ancora altri due numeri di Prospettive.Ing, sui temi Judgment and Decision Making – Capacità di giudizio e di prendere decisioni e Service Orientation – Orientamento al servizio, che conterranno due racconti miei ciascuno:  “I Tritoni di Fruchtbar”, “La scelta”, “Sulle ceneri di Atene” e “Le manticore del Lago Yoshimoto”.

Segnalo che “I simbionti di Fruchtbar”, “Grifoni Emozionali”, i “Tritoni di Fruchtbar”,  “Le Manticore del Lago Yoshimoto”, Ira cosmica e Il pianeta irato fanno parte di una serie di racconti ambientati sul lontano pianeta Fruchtbar, mentre “Gli Uguali”,  “Come un sol uomo”,  Eutanasia, “La scelta”, “Supposte ucroniche” e “Sulle ceneri di Atene” sono ambientati nell’universo ucronico di “Via da Sparta”, come i sette racconti di “Sparta ovunque”.

Il mare a Firenze”, invece, è il cinquantunesimo racconto che si aggiunge ai 24 di “Apocalissi fiorentine” e ai 26 di “Quel che resta di Firenze” (in via di pubblicazione).

Vedremo se mi riuscirà di pubblicare altro prima del 2021. Con buona probabilità dovrei superare le 50 pubblicazioni nel solo 2020! Senza contare le decine di recensioni (credo prossime al centinaio).

E dire che mi pare un anno un cui riesco a combinar poco con i libri. A volte le sensazioni sono ingannevoli e certi elenchi aiutano a rendersi meglio conto della situazione.

Per il 2021 mi hanno chiesto di curare per il GSF -Gruppo Scrittori Firenze un’antologia su Dante Alighieri (chissà che non partecipi anche come autore).

Mondi paralleli di [Carmine Treanni]

SPARTA OVUNQUE – COPIE OMAGGIO PER RECENSORI

Tra pochi giorni sarà pubblicata la nuova antologia di racconti ucronici edita dal Gruppo Editoriale Tabula Fati “Sparta ovunque”.

Il volume, ambientato nell’universo immaginario della saga “Via da Sparta” ideata da Carlo Menzinger di Preussenthal, comprende:

Le donne di Sparta – Donato Altomare

L’onore di Sparta – Sergio Calamandrei

Gli Anni del Ferro e del Fuoco – Carlo Menzinger di Preussenthal

Odino e il serpente – Paolo Ninzatti

Nella terra dove si sveglia il sole – Linda Lercari

Lo scisma – Massimo Acciai Baggiani

Deus vult – Pierfrancesco Prosperi

Offro una copia gratis del volume ai primi che si offriranno di leggerlo e farne una recensione su riviste, blog, amazon o altri spazi da concordare assieme.

Contattatemi su Facebook.

SPARTA OVUNQUE IN ARRIVO A STRANIMONDI

Il 18 Ottobre 2020 alle 15,30, presso il festival del fantastico Stranimondi (Casa dei Giochi – via Sant’Uguzzone 8 – 20126 Milano) uscirà la nuova antologia edita da Tabula FatiSPARTA OVUNQUE“, che riunisce sette racconti ambientati nel mondo ucronico di “VIA DA SPARTA“.

Quest’anno STRANIMONDI è on line: potete seguire la presentazione qui.

Gli autori sono, oltre al sottoscritto, Massimo Acciai Baggiani, Donato Altomare, Sergio Calamandrei, Linda Lercari, Paolo Ninzatti e Pierfrancesco Prosperi.

Li ringrazio tutti per aver aderito a questo progetto di cui sono molto onorato.

Sparta ovunque” è una delle formule di saluto in uso nell’Impero di Sparta, che nella sua plurisecolare storia (immaginaria) si è esteso quasi “ovunque” nel mondo, dominando gran parte dei continenti.

L’antologia “Sparta ovunque” raccoglie sette racconti di altrettanti autori ambientati nel mondo ucronico della saga “Via da Sparta” ideata da me (Carlo Menzinger di Preussenthal).

Vi si descrive un mondo attuale ma del tutto diverso dal nostro, a causa di una divergenza ucronica: Sparta, contrariamente a quanto avvenuto nel nostro flusso temporale, sconfigge Tebe a Leuttra nel 371 a.C. e diventa un impero che domina su metà del mondo.

I racconti di questa raccolta, si svolgono in epoche e zone diverse del mondo.

L’ucronia richiama la storia, ridisegna la geografia e si mescola alla fantascienza, immaginando diversi sviluppi della scienza, ma anche viaggi nel tempo e tecnologie di altri mondi, facendo incontrare, in un oggi alternativo, civiltà che scomparse come quelle di spartani, samurai, aztechi e vichinghi, generando suggestioni inedite.

Massimo Acciai Baggiani, Donato Altomare, Sergio Calamandrei, Linda Lercari, Carlo Menzinger di Preussenthal, Paolo Ninzatti e Pierfrancesco Prosperi reinterpretano a modo loro l’universo immaginario di “Via da Sparta”, in cui ventiquattro secoli di storia, hanno cambiato ogni aspetto, dalla società, all’economia, alla famiglia, al sesso, all’arte, alla scienza, alla tecnica, alla religione, agli usi e costumi, alla politica, all’alimentazione, all’urbanistica e architettura.

Questi sono i racconti:

Le donne di Sparta – Donato Altomare

L’onore di Sparta – Sergio Calamandrei

Gli Anni del Ferro e del Fuoco – Carlo Menzinger di Preussenthal

Odino e il serpente – Paolo Ninzatti

Nella terra dove si sveglia il sole – Linda Lercari

Lo scisma – Massimo Acciai Baggiani

Deus vult – Pierfrancesco Prosperi

Se avete già letto i tre romanzi della saga “Il sogno del ragno”, “Il regno del ragno” e “La figlia del ragno”, questa è l’occasione per calarvi ancora nel mondo immaginario della saga “Via da Sparta”.

Se non li avete letti, nessun problema, perché “Sparta ovunque” è un’antologia di racconti autonomi, che si leggono benissimo anche senza aver letto i romanzi, che hanno altri protagonisti.

Raccolgo volentieri le vostre prenotazioni e avrò presto alcune copie da spedire a chi ne volesse una autografata.

In alternativa si può già ordinare sul sito di Tabula Fati.

Sarà poi presto in vendita presso tutti i negozi on-line e ordinabile in qualunque libreria.

Vi saluto alla spartana:

Sparta ovunque!

MITI E LEGGENDE ABRUZZESI

Circa un anno fa Fate, pandafeche e mazzamurelli. Storie di miti, superstizioni e leggende d'Abruzzo - copertinaho pubblicato con l’editore abruzzese Tabula Fati (Gruppo Solfanelli) l’antologia di racconti distopici “Apocalissi fiorentine”. È capitato così che venissi contattato da un curatore di antologie della casa, David Ferrante, per partecipare a un progetto tutto abruzzese, la raccolta di racconti ispirati a miti e leggende di questa regione “Fate, Pandafeche e Mazzamurelli” (Tabula Fati, Luglio 2020). Sono nato a Roma e vivo a Firenze, ma la terra di D’Annunzio non mi è indifferente. Da ragazzino avevamo una casa per le vacanze vicino Tagliacozzo, nella Marsica, campagna aspra che sorgeva sotto la vetta tagliente del Monte Velino. Inoltre, mi è già capitato di scrivere storie gotiche, quale il romanzo a più mani “Il Settimo Plenilunio”. Dunque, ho accolto con piacere la proposta.

David Ferrante mi ha dato precise istruzioni su come scrivere questo racconto: doveva trattare della leggenda della Grotta di Giannandrea, dei misteriosi lanci di pietre, dei tumuli funerari e dei lupari. C’ho aggiunto le mie memorie giovanili di Tagliacozzo (ormai perse nel tempo e quasi mito anch’esse) e le leggende sull’origine del popolo dei Marsi, devoto al Dio Mamerte, progenitore del dio della guerra romano Marte, con i riti della Primavera Sacra, e ne è nato così il racconto “Spirito di Lupo” in cui la voce narrante è dello stesso Dio Mamerte, che osserva con sconcerto il diffondersi della fede in un nuovo Dio venuto dall’Oriente. I lupi li ho presi un po’ a prestito dalla mia saga di romanzi ucronici “Via da Sparta”. Per entrambi sono debitore verso il saggio “Il lupo e il filosofo” di Mark Rowlands.

FATE E PANDAFECHE, IL VIAGGIO NELL'ABRUZZO MAGICO DI FERRANTE – Virtù Quotidiane – Il quotidiano enogastronomico abruzzese

David Ferrante

Ora ho finalmente ricevuto le mie copie del volume e ho così potuto leggere anche gli altri racconti, che ho trovato tutti molto belli, cosa che mi fa molto piacere. Mi sento dunque onorato di far parte di una raccolta di ottima qualità.

Come scrive David Ferrante nella “Presentazione”, con questo libro si intende “abbandonare il bisogno di logica e lasciarsi trasportare nell’apparente irrazionalità delle leggende e dei miti. Rendere feconda di stupore, fantasia e ingenuità la fredda terra del razionale raccontando il folklore, la sapienza del popolo”.

Abbiamo dunque ripreso in mano “storie che provenivano dal passato, impastate di pietre di montagna, acqua gelida di fiume, trasportate dal vento”.

Nel fantastico americano di rado si sente il respiro della Storia, la ricchezza della Geografia dei luoghi narrati. Questo, invece, c’è spesso nel fantastico italiano e, in particolare, in questa silloge.

Ecco così che nel racconto di apertura di Giovanni D’Alessandro (autore di rilievo che ha già pubblicato con Mondadori e Rizzoli) il protagonista è nientemeno che Publio Ovidio Nasone, il poeta sulmonese delle “Metamorfosi” (una sorta di enciclopedia dei miti latini). Vi si parla di spettri e filtri magici, degli antichi Marsi e dei Peligni.

Il mito del lupo mannaro ha origini antichissime e non è certo specifico dell’Abruzzo. Persino nella Bibbia si dice della trasformazione in lupo di Nabucodonosor. Nel XIX secolo ne scrivevano, per esempio. Baring-Gould, Maturin, Reynolds e Dumas, nessuno dei quali è, come è ovvio, abruzzese. Eppure “lu lupe manare” assume qui una sua diversa natura e connotazione. “Lu lupe manare è lu dimonie!”. Nel racconto di Laura Di Nicola si legge quello che forse è lo spirito con cui si narravano da noi queste storie:

Ada non raccontava mai ai suoi bambini le lugubri storie di mostri e stanassi con l’intento di spaventarli, come faceva la vecchia Maria, ma per insegnare loro che quella terra crudele e bellissima in cui erano nati apparteneva anche alle creature selvatiche, alle volpi, ai cinghiali e ai lupi, per cui dovevano averne rispetto e cercare di conviverci. Perché perfino la bestia dall’aspetto più terribile può celare un cuore puro, mentre spesso la malvagità dell’uomo usa la maschera di un lupo per manifestarsi.” Visione di un popolo che vive nella terra e con la terra. Peccato che l’illusione dell’uomo antico che vive in armonia con gli animali sia anch’essa solo una leggenda, se come appare ormai evidente l’umanità ha iniziato lo sterminio di tutte le specie animali di grandi dimensioni sin dalla preistoria, come si legge, per esempio nell’interessante saggio di Elizabeth Kolbert “La sesta estinzione”.La Pandafeche che ti paralizza nel sonno

Il curatore David Ferrante è presente anche con una sua storia, che ci parla di mazzamurelli, figura questa davvero locale, “quel folletto che è il tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti, che annuncia eventi buoni e cattivi e il passaggio di un guerriero”.

Il racconto ci rimanda a come era la vita nelle campagne italiane una o due generazioni fa, con la gente costretta a emigrare da una terra avara, con i giochi fatti di cose semplici, con la famiglia come punto di riferimento.

Di nuovo riappare la Storia nelle pagine di Fabio Ferrante, con gli scontri tra le famiglie degli Orsini e dei Colonna, mentre si parla di un fantasma che protegge un antico tesoro. (“Pecchè ci sta lu fantasme, lu demonje scerrate”), ma anche di un mondo difficile, in cui un giovane per campare ha poche alternative “Ormai ha quindici anni, deve lavorare. Altrimenti si facesse prete”.

 

Melania Fusconi, autrice fantasy di cui ho già letto il romanzo “I cimeli ancestrali” (Tabula Fati, 2019), cita “Twilight”, ma ci parla piuttosto di erbe dai poteri magici come la Stregonia e cita anche il medico greco Discoride e il mito di Maia, da cui, secondo alcuni, deriverebbe il nome del mese di Maggio e che ha strane somiglianze con la vergine Maria, cui il mese è dedicato.

Silva Ganzitti, oltre che autrice, è editor di Tabula Fati (ha anche rivisto il mio “Apocalissi fiorentine”). Ci parla della leggenda di un antico e sventurato amore tra un capitano di ventura e una principessa, mutatasi poi in fantasma.

Fa dire a un suo personaggio, parole che credo non si possano non condividere: “Temevo che la storia della Ritorna diventasse un refrain commerciale, un altro di quei trucchetti per accalappiare turismo a buon mercato. Avevo un’altra idea dell’Abruzzo, e non volevo che venisse svenduto come una regione piena di superstizioni”.

Bella anche la riflessione finale: “la figura esile di donna, fatta di luce di luna, è al centro di quest’utopia che mi fa pensare alla morte come a una strana forma di vita, presente e assente allo stesso tempo”.

Annalisa Marcellini ci parla di fate, “creature piccolissime che si annidano soprattutto nelle fessure e nei crepacci, tra gli alberi secolari, oppure nei pressi delle sorgive”, ma anche esseri suscettibili, che si irritano facilmente, anche solo perché qualcuno ha bevuto a una fonte senza averle consultate, al punto di vendicarsi rapendo un bambino e sostituendolo con un loro figlio mostruoso.

Nel racconto di Angelo Marenzana (altro autore dal notevole curriculum) di nuovo compare la Storia e vediamo stregoni di paese assieme al XII Plotone della Brigata Maiella e ai tedeschi della Wermacht durante la Seconda Guerra Mondiale, con un gallo capace  di covare uova da cui “fa nascere lu basilische”, il “serpente a tre teste che uccide con lo sguardo” e “l’ommene divente de prete” come sotto gli occhi della mitica Medusa o nei film di Harry Potter.

Annarita Petrino, di cui ho già letto il romanzo fantascientifico “Quando Borg posò lo sguardo su Eve” (Tabula Fati, 2019) ci parla dello Scijjone, un sifone che custodisce segreti demoniaci che, come scrive Ferrante, “se tagliato con lu cultelle de sante Libboije, scompare lasciando dietro di sé l’urlo di chi è stato ferito”.

Sono pochi quelli che sfuggono ai sifoni e possono raccontarlo”, scrive Annarita Petrino.

Nicoletta Romanelli ci racconta di come “nella magica notte di Ognissanti, così densa di presagi, il mondo dei vivi e quello dei morti entrassero in contatto e che gli spiriti tornassero a far visita alle loro famiglie.” Per Stephen King o altri autori dell’horror americano, questa potrebbe essere la base di una storia di paura. In Italia le cose girano diversamente: “Caterina si commuoveva sempre a questo pensiero, segno di un amore che non finisce con la morte”. Credo che in questa frase della Romanelli ci sia molto dello spirito che distingue la visione italiana (e abruzzese) del magico da quella anglo-americana, che, inevitabilmente ha contaminato tutta la letteratura mondiale, compresa la nostra, ma dalla quale quest’antologia pare magicamente vaccinata. Abbiamo qui un esempio di visione attraverso gli occhi di una morta che rimanda agli studi sul tema di H. G. Wells nell’antologia “L’uomo invisibile e dieci racconti”, ma l’autrice invece di renderci il senso di angoscia dell’inglese, conclude dicendo che la protagonista “aveva ricevuto un dono prezioso quella notte di tanti anni prima, aveva ricevuto la pace e la serenità del cuore”.

Inutile dire che anche in questo racconto compare la Storia e vi vediamo una bambina morire durante un bombardamento aereo nel 1944.

Chiude questo interessante volume Manuela Toto che ci parla di pandafeche, malocchi e profezie.

Vivevamo ai margini di un pensiero fisso che come un chiodo aveva trapassato mio nonno e poi mio padre: il mondo è un luogo ostile e non ti puoi fidare”. Visione arcaica e forse contadina, dalla quale nascono facilmente le paure e la credenza che il male venga perché qualcuno ce lo getta addosso, ci fa il malocchio. E il malocchio si accompagna alla maldicenza, che nei paesi può fare danni anche più seri, “decideva le sorti sociali di ogni alunno della scuola. La mia targa appesa al collo diceva che ero malvagia come mia nonna Mimì: «capelli neri, cattivi pensieri»”. Bastava poco per trovarsi un’etichetta attaccata addosso.

I bambini nascono morti solo alle famiglie cattive”: tanto può credere la superstizione!

E le pandafeche che cosa sono? Un’altra delle tante forme dell’incubo (di cui ho scritto nel mio romanzo “La bambina dei sogni”) in forma femminile: “questi umani sono solo involucri di paure antiche e io non faccio altro che nutrirmi del terrore con cui ciascuno di loro è nato”.

Non posso che concludere complimentandomi con gli altri autori e con il curatore per la coerenza e l’omogeneità che è riuscito a dare a questo volume, opera di fantasia ma pur sempre testimonianza di una cultura e di uno spirito locale, ma che risente di contaminazioni che vengono anche da molto lontano.

PRODIGI DELLA VISTA E PERICOLI DELLA SCIENZA

Herbert George Wells (21 September 1866 – 13 August 1946), known primarily  as H. G. Wells, was a prolific English write… | Scrittori, Letteratura,  Personaggi famosi

Herbert George Wells (21 September 1866 – 13 August 1946)

H.G. Wells, pseudonimo di Herbert George Wells (Bromley, 21 settembre 1866 – Londra, 13 agosto 1946), è stato uno dei grandi anticipatori della fantascienza e del fantastico, basti pensare, tra le opere più celebri, al suo “La macchina del tempo”, precursore di infinite storie sull’argomento, “La guerra dei mondi”, alla base di tante opere su invasioni aliene o a “L’isola del Dottor Moreau”, sulle potenzialità e gli orrori della genetica, ma la sua produzione è ben più ampia.

Tra gli scritti più noti c’è anche “L’uomo invisibile” (scritto nel 1881 e pubblicato nel 1897), un romanzo breve che ho avuto ora il piacere di leggere in una raccolta quasi omonima che riunisce anche alcuni suoi racconti (“L’uomo invisibile e dieci racconti” Club degli Editori):

 

  1. L’uomo invisibile (ROMANZO, The Invisible Man: A Grotesque Romance, 1897)
  2. Il bacillo rubato (The Stolen Bacillus, 1894)
  3. Fioritura di una strana orchidea (The Flowering of the Strange Orchid, 1894)
  4. All’osservatorio di Avu (In the Avu Observatory, 1894)
  5. L’uomo volante (The Flying Man, 1893)
  6. Il sorprendente caso della vista di Davidson (The Remarkable Case of Davidson’s Eyes, 1895)
  7. La storia di Plattner (The Plattner Story, 1896)
  8. Il fu signor Elvesham (The Story of the Late Mr. Elvesham, 1896)
  9. Sotto il bisturi (Under the Knife)
  10. La camera rossa (The Red Room, 1896)
  11. Un vetrino sotto il microscopio (A Slip Under the Microscope, 1896)

 

Non so quanto sia frutto di una scelta di chi ha composto l’antologia e quanto sia casuale, ma molte di queste storieL' uomo invisibile e dieci racconti - Libro Usato - Club degli Editori - Il  laccio nero | IBS pongono al loro centro la percezione visiva.

Questo è palese nel romanzo iniziale (“L’uomo invisibile”), dove l’invisibilità del protagonista è spiegata con le proprietà di rifrazione e riflessione della luce, ma anche in altre storie dove i protagonisti si trovano a vedere luoghi lontani, l’oltretomba, il proprio corpo distaccato dalla mente, ad attraversare l’universo in volo o a prendere il corpo di un altro uomo (e quindi vedere attraverso i suoi occhi e la sua mente) e compaiono persino i fantasmi, che, in fondo, sono un po’ la variante paranormale dello scientifico uomo invisibile.

Sono racconti che mettono in guardia dai limiti e i rischi della scienza, soprattutto se applicata alle vite comuni, come quella dello scienziato nel romanzo principale, che, divenuto invisibile, si trova in gran difficoltà nei rapporti con il resto delle persone, o il rischio della diffusione di epidemie, o la possibile aggressività delle piante. Anche in questo Wells è stato un anticipatore.

La centralità dell’uomo, della sua vita e dei suoi problemi rendono queste opere sempre vive e profonde e mai semplice descrizione di ipotesi scientifiche, mostrando la via più virtuosa a tutta la fantascienza ventura.

Un grande classico che non si può non leggere se si ama la letteratura nella sua forma più creativa.

 

TUF, IL RICREATORE DI MONDI E I SUOI GATTI PSIONICI

George R.R. Martin accusato di razzismo: ha "osato" citare ...Prima di scrivere, dal 1999 a oggi, la celeberrima saga “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” da cui è stata tratta una delle più fortunate serie TV “Il Trono di Spade”, George R.R. Martin si era dedicato, con un ciclo di racconti, a un’altra saga “Il viaggio di Tuf”, composto però non di numerosi romanzi ma solo di sette racconti, pubblicati in varie occasioni (dal 1976 al 1985) e poi raccolti nel 1987 in unico volume.

Vi si narra di un corpulento capitano di astronave mercantile che durante un naufragio spaziale riesce a salvarsi e a prendere possesso di una colossale nave inseminante detta “L’Arca”, lunga ben trenta chilometri, abbandonata da oltre mille anni dalla scomparsa “Corporazione dell’Ingegneria Ecologica” e popolata di minacciose creature frutto di clonazioni, compreso un tirannosaurus rex. Dopo varie vicissitudini, Tuf ne diviene il solo abitante umano e comandante, accompagnato solo dai suoi gatti dai poteri psionici (essenzialmente li usa per leggere il pensiero delle sue controparti). Impara così a trasformarsi in un geniere ambientale. Si sposta di pianeta in pianeta e grazie ai poteri dell’Arca ne risolve i problemi ecologici, impiantando nuove specie da lui create mediante clonazioni incrociate e guadagnando milioni di “standard” la moneta della Galassia. In un caso si oppone contro l’uso dei combattimenti tra animali fornendo alle dodici casate locali mostri sempre più pericolosi, fino a far collassare il loro sistema di supremazia basato su tali scontri. Spesso ritorna sul medesimo pianeta afflitto da una sovrappopolazione (40 miliardi di abitanti) e da scarsità di risorse, per trovare ogni volta nuove soluzioni.

L’antologia ha un’impostazione ecologista e mostra dei mondi con una gran varietà di creature aliene, ma sempre dominati da umani, secondo la miglior tradizione asimoviana. Considererei quest’opera di Martin un buon esempio di creazione di mondi immaginari fantascientifici (del resto, nel fantasy, con le “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”, questo autore si è collocato tra i migliori autori del genere e tra i più grandi creatori di mondi immaginari).Il viaggio di Tuf - George R. R. Martin - copertina

Numerosi i riferimenti biblici, soprattutto nei titoli dei racconti. Una delle prime storie scritte ha per protagonista persino un novello Mosè.

I racconti peccano un po’ dal punto di vista stilistico per l’abitudine di delegare ai dialoghi la descrizione delle situazioni e delle loro possibili evoluzioni. Anche in questo Martin mi pare segua un po’ troppo la scuola asimoviana. Tale approccio, con le continue trattative sul prezzo che Tuf richiede ai vari mondi per i propri servizi, rendono la lettura meno gradevole di quanto avrebbe potuto essere. L’essere poi racconti pubblicati individualmente, porta a talune ripetizioni, per chiarire e ricordare eventi già visti in precedenti storie.

FRAMMENTI DI STORIA RACCONTATI

Paolo Ciampi e la passione per l'ambiente ⋆ La Nuova EcologiaLeggo sempre con piacere i libri del prolifico autore fiorentino Paolo Ciampi, per la sua capacità di descrivere luoghi e persone reali con sguardo di osservatore acuto e tocco da poeta mai sdolcinato od ovvio, sia nei saggi che nei brani di narrativa. Sono ogni volta occasione di riflessione.

Spesso i nostri cammini si sono incrociati tra presentazioni, incontri e festival letterari. A volte i nostri nomi sono apparsi appaiati in qualche volume o iniziativa. Penso ovviamente al suo contributo alla mia biografia “Il sognatore divergente” (Porto Seguro Editore, 2018), scritta da Massimo Acciai Baggiani, ma anche alla più recente antologia “Fiorentini per sempre” (Edizioni della Sera, 2020) in cui figuriamo entrambi come autori.

Leggo ora la sua raccolta di racconti “Tra una storia e una birra” (Betti Editrice, 2019) che mi autografò in occasione del Pisa Book Festival 2019. Durante la presentazione mi aveva particolarmente incuriosito la presenza di una storia sul Cimitero degli Inglesi, luogo cui avevo da poco dedicato anche io un racconto in “Apocalissi fiorentine” (Tabula Fati, 2019).

Il volume parte con un interessante parallelo tra due persone di nome Felice, il primo uno sfortunato imprenditore amico dell’autore, l’altro Felice Brancacci, il mecenate che finanziò, indebitandosi, l’omonima cappella fiorentina realizzata da Masaccio e Masolino.

Di un’altra imprenditrice parla il racconto che segue, una donna in carriera, che a un certo punto mollò tutto e si ritrovò a declamar versi nel mercato di Sant’Ambrogio, tra zingari e mendicanti. Si chiamava Beatrice, come la poetessa analfabeta di Pian degli Ontani, qui rammentata, cui Ciampi dedicò un delizioso libello.

Di nuovo, poi, Ciampi, parlando di un vecchio amico, si trova a narrarci anche di Filippo Pananti, un poeta minore.Amazon.it: Tra una birra e una storia - Ciampi, Paolo - Libri

Eccomi, quindi, a “Florence Spoon River”, il racconto che attendevo di leggere sul cimitero degli acattolici fiorentini, assai diverso da quello da me scritto (non avevo dubbi) ma così denso di nomi e vite e opere di tanti artisti stranieri che popolarono Firenze nel XIX e ancora nel XX secolo, quando tedeschi, russi o svedesi erano definiti dai fiorentini tutti “inglesi”. Alcuni di questi “acattolici”, come si diceva allora, sono gli stessi personaggi del mio testo.

Quello che segue è forse il racconto migliore e certo il più istruttivo. Nulla, infatti, sapevo della tragica fine degli oltre quattromila passeggeri del piroscafo Oria, misteriosamente affondato l’11 febbraio del 1944, trasportando soprattutto soldati italiani che, dopo il voltafaccia del 1943, si opponevano al Duce e che i tedeschi stavano deportando.

Quasi surreale la vicenda dell’uomo che vende errori, ma in fondo è pur vero che gli errori danno il sapore alla vita e, come dicevano i latini, sbagliando si impara, dunque non tutto il male viene per nuocere. Perché, allora, non comprarsi degli errori belli e confezionati, come un corso di vita vissuta?

Si parla poi di Siena e dell’affresco del Buongoverno, anche per dire che “questo è il Buon Governo, la terra che si è fatta sicura per chi cammina”. Frase e idea suggestiva. Ciampi è autore di viaggio che ama camminare (come me) e posso capirlo. A volte, questa frase può preludere a un intero programma politico, anche se non trovo sia una priorità. Credo che la presunzione che chi parta debba anche arrivare, sia una delle grandi debolezze del nostro tempo, mentre il viaggiare dovrebbe essere prima di tutto avventura, con tutti i suoi rischi e le sue incertezze.

Il blues finale ci mostra come persino un pasto nella stazione di Milano possa dare qualche soddisfazione.

RACCONTI E POESIE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

L’ultima mia pubblicazione “in solitaria” risale a ottobre 2019 ed è l’antologia di racconti distopici “Apocalissi fiorentine” (Edizioni Tabula Fati).

Da allora, ho però partecipato a varie antologie e riviste.

Essendo appena usciti due nuovi racconti sulla rivista Prospettive.Ing, mi stavo chiedendo quali e quanti fossero. Ho pensato allora di fare questo post per riepilogarli.

 

Sono usciti su carta questi racconti:

 

  1. Ing – People Management – Risorse umane – Dicembre 2019
  2. Fiorentini per sempre – a cura di Paolo Mugnai (edizioni della sera) – Il mare a Firenze – Febbraio 2020
  3. Ing – Coordinating with others – I simbionti di Fruchtbar – Marzo 2020
  4. Ing – Coordinating with others – Gli Uguali – Marzo 2020
  5. Fate, pandafeche e mazzamurelli (Edizioni Tabula Fati) – Spirito di Lupo – Giugno 2020
  6. Voci dall’esilio – I pandemici – Circolo Letterario Banchina – La maschera filtrante – Giugno 2020
  7. Voci dall’esilio – I pandemici – Circolo Letterario Banchina – L’ultimo respiratore – Giugno 2020
  8. Ing – Emotional Intelligence – Grifoni Emozionali – Luglio 2020
  9. Ing – Emotional Intelligence – Come un sol uomo – Luglio 2020

 

Sono poi usciti sul web i seguenti racconti:

  1. La maschera filtrante
  2. Capodanno 2021
  3. L’ultimo respiratore
  4. L’untrice di Rifredi
  5. Sogno mascherato
  6. Gli amici di Charlie Brown
  7. In quanti siamo rimasti
  8. I più stupidi
  9. Sicurezza
  10. Nulla di nuovo
  11. Il cliente
  12. Inferno venturo

 

E le seguenti poesie:

  1. Piove
  2. Noé naufrago
  3. Primavera
  4. Nuvole
  5. Il mar femmineo e io
  6. Viaggio nel Mediterraneo
  7. Imamiah
  8. Annegare il fuoco
  9. Verranno giorni di fuoco e di passione

Tralascio qui articoli e recensioni, altrimenti la lista si farebbe troppo lunga. Spero di non aver dimenticato nulla.

 

Dovrebbe poi uscire a breve con Tabula Fati il mio racconto “Gli Anni del Ferro e del Fuoco” nell’antologia “Sparta ovunque” che comprende sette racconti di altrettanti autori, ambientati nel mondo ucronico della mia saga “Via da Sparta”.

 

Sempre con Tabula Fati, in autunno, dovrebbe uscire in un’antologia il racconto “Supposte ucroniche”.

 

Per l’autunno dovremmo avere, poi, l’uscita dell’antologia del GSF – Gruppo Scrittori Firenze sugli anni di Firenze Capitale, che conterrà il mio racconto storico su Stibbert “Il collezionista inglese”.

 

Segnalo che I simbionti di Fruchtbar e Grifoni Emozionali fanno parte di una serie di racconti ambientati sul lontano pianeta Fruchtbar, mentre Gli Uguali e  Come un sol uomo sono ambientati nell’universo ucronico di “Via da Sparta”, come i sette racconti di “Sparta ovunque”. Altri racconti delle due saghe usciranno su Prospettive.Ing nel corso del 2020.

Il mare a Firenze, invece, è il cinquantunesimo racconto che si aggiunge ai 24 di “Apocalissi fiorentine” e ai 26 di “Quel che resta di Firenze” (in via di pubblicazione).

 

Vedremo se mi riuscirà di pubblicare altro prima del 2021!

 

C’È ANCORA SPERANZA PER LA TERRA?

Premiazione 2018 – Premio Sergio MaldiniGianni Marucelli è stato dirigente nazionale della più antica associazione ambientalista italiana, Pro Natura, ed è tuttora presidente della sessione di Firenze. Nei suoi scritti traspare spesso questa sua passione e attenzione per l’ambiente, come ebbi modo di evidenziare anche commentando il suo romanzo “L’isola del muflone azzurro” (Betti, 2019).

Questa attenzione traspare anche nella precedente antologia “Undici novelle per l’ora del tè e altri racconti” (Liberodiscrivere, 2012) e Marucelli lo dichiara proprio all’inizio “la vera passione della mia vita: l’amore per la natura, per la Madre che accomuna tutti gli esseri viventi su questo piccolo pianeta, sperduto nel gran vortice della galassia”.

 

Colpisce, innanzitutto, l’uso del termine “novelle” nel titolo. Il volume è, infatti diviso in due parti, le “undici novelle per l’ora del tè” e i racconti di “Domani accadrà?”.

Ho trovato questa distinzione tra i due termini:

la novella è incentrata su un avvenimento o su un personaggio e presenta una struttura rigida (inizio-sviluppo-conclusione); il racconto è caratterizzato da uno sviluppo più libero e dà importanza, più che alla vicenda, all’ambiente in cui i personaggi agiscono e ai loro stati d’animo ed emozioni.

Non saprei dire se la differenza tra la prima e la seconda parte del volume coincida con questa e credo, anzi, che la differenza tra novella e racconto non sia comunemente nota e si tenda a usare indistintamente i due sostantivi, con la differenza che il termine “novella” appare più antico e forse desueto. Non per nulla Marucelli lo ha accostato a “l’ora del tè”, altro concetto che rimanda a tempi passati.Nessuna descrizione della foto disponibile.

Ebbene, in effetti, se la prima parte contiene storie spesso ai limiti della fiaba o su tematiche religiose, la seconda, quella dei racconti, appare più moderna, è puntata verso il futuro e ha spesso toni fantascientifici.

 

Si comincia con “Vangelo apocrifo”, che ci restituisce un quadretto familiare della famiglia di Gesù ancora tredicenne con al centro la sua capra, lanciando un messaggio quasi francescano di rispetto per gli animali.

Con “La luna e la rosa” ci si sposta a Granada, ai tempi dei mussulmani e si segue la vicenda di un’insolita rosa bianca.

Assai emozionante è la lunga novella “Giuliana”, in cui una seduta spiritica fatta per gioco da un gruppetto di amici, li segnerà per sempre.

La “Storia della pietra verde” è praticamente una fiaba e, nel contempo, una toccante storia d’amore.

In “Tre colpi di fucile” troviamo grande protagonista la natura, personificata in un astuto vecchio camoscio.

Ne “L’uomo di parola” il suggestivo incontro sulle montagne rivela una sorpresa paranormale.

In “Christmas’ cat” sarà una gatta a risolvere una difficile e pericolosa situazione.

In “Tutte quelle che ho posseduto” il protagonista nel confessionale si prende gioco del prete e, forse un po’, del lettore.

In “Faust a San Silvestro” sarà di nuovo un gatto, anche se di proporzioni immani, a risolvere un patto mefistofelico.

Ancora gatti troviamo in “Fata Dorina e i suoi angeli”, con una disgrazia vista attraverso gli occhi dei felini e anche questa volta, da loro stessi risolta.

In “Rondine d’autunno” sarà, invece, un bambino con la sua mamma a salvare una piccola rondine e forse qualcos’altro.

Con “Psiconatura” inizia la seconda parte del volume, quella futuristica. In questo racconto, scritto alla fine degli anni ’70, l’autore aveva già immaginato la realtà virtuale, come soluzione per vivere nella natura in un mondo distopico in cui questa è stata distrutta.

Ne “La querce e lo scultore” abbiamo il superamento, grazie agli alberi, di un’analoga distopia, che prima li aveva fatti sparire.

In “Stille nacht”, in un mondo devastato del futuro, sopravvive l’abitudine a fare un presepe, anche se non se ne ricorda più il senso e si cantano ancora, senza capirle, le parole di un’antica musica di Natale.Undici novelle per l'ora del tè e altri racconti - Gianni Marucelli - copertina

Ne “Il gatto” (ancora una volta questa bestiola è protagonista) l’umanità ventura vive sottoterra, in un mondo senza altri animali che i ratti. Una bambina sogna e deifica l’idea di Gatto, come difensore dagli imperanti ratti.

Infine, con una nuova nota di pessimismo, l’antologia si chiude con il volo di Anghelos, messaggero da mondi lontani de “La buona novella”, che non trova nessuno sulla Terra cui portare il proprio messaggio di speranza.

Nel complesso speranza e irritata rassegnazione si alternano in questa raccolta, ma la scelta di porre i mondi distopici alla fine non appare solo di tipo cronologico, descrivendo il futuro, quanto indice di un pessimismo, quanto mai giustificato, verso l’irresponsabilità dell’uomo verso il piccolo pianeta che abbiamo la ventura di abitare.

 

Di recente il volume è stato recensito anche da Massimo Acciai.

 

MARILYN MONROE, OLTRE IL GIALLO E IL NOIR

Il giallo, il noir e Marilyn - Aa. VvAlberto Eva, curatore dell’antologia “Il giallo, il noir e Marilyn” nella sua insolitamente lunga introduzione spiega come il giallo e il noir siano due generi letterari che, come Marilyn Monroe, aspirano a nobilitarsi.

Questo purtroppo è vero per un po’ tutti i generi letterari, in un Paese come il nostro in cui per secoli il cosiddetto “mainstream”, ovvero la letteratura non-di-genere l’ha sempre fatta da padrona e continua, assurdamente, a mantenere una posizione dominante, relegando tutto il resto a una sorta di girone infernale di serie B.

 

Personalmente leggo un po’ di tutto, ma cerco di evitare i colori tenui, come il giallo e il rosa, per i quali, in letteratura, sono un po’ refrattario, ma non certo perché li consideri “inferiori” o “indegni”, tanto che prediligo la fantascienza e non disprezzo gotico, surreale e fantasy, che godono persino di peggior fama, convinto che siano generi in cui la creatività assurge ai massimi livelli, cosa che il mainstream non può fare, essendo per definizione vincolato alla realtà.

Il fatto è che anche leggendo il giornale salto a pie’ pari le pagine di cronaca e non provo alcun interesse verso indagini e delitti.

Sebbene non ami il giallo, ogni tanto ne leggo, soprattutto quando a scriverne sono autori che conosco di persona e stimo. Nel caso di quest’antologia si tratta innanzitutto del caro amico Sergio Calamandrei, ma posso dire di conoscere anche altri degli autori.

 

Persino per uno come me, questo volume si presenta come una piacevole sorpresa, innanzitutto perché vi manca quasi del tutto la figura che maggiormente mi annoia in questo tipo di narrazione: l’ispettore. Personaggio che quando poi assume le connotazioni italiote del maresciallo dei carabinieri mi rende particolarmente ostica la lettura.

Devo, anzi, dire, che se non fosse stato per il titolo del volume, non avrei proprio pensato di avere a che fare con una raccolta di gialli. E questo, viste le premesse di cui sopra,  lo dico in positivo. Del resto, scrive il curatore, gli autori presenti nell’antologia “si dedicano a scrivere racconti di valore letterario che, di necessità, fuoriescono dal genere” e, avendo letto il volume, posso dire che non è una semplice frase promozionale (peraltro nascosta a pagina 227) ma la pura e lodevole verità.

 

Si parte proprio con un simpatico racconto di Sergio Calamandrei, ambientato come ama di recente fare questo autore, ai tempi di Firenze Capitale e ricco di interessantissimi riferimenti sia alla storia nazionale che a quella internazionale (in particolare alle “guerre per l’oppio”), con un gradevole e salace incontro tra due promessi sposi che non si gradiscono vicendevolmente. C’è di mezzo una truffa, ma alla fine è solo uno dei tanti elementi.

Il secondo racconto è della compianta Linda Di Martino, che imbastisce il suo delitto in un piccolo condominio in un villino Liberty. Assai pregevole la descrizione di questa comunità, con le sue luci e ombre.

Celebrity Collection, Marilyn Monroe | Posterlounge.it

Marilyn Monroe

Alberto Eva ci porta addirittura in una ricostruzione storica dei rapporti politici di un’Italia non poi così lontana da quella di oggi.

Il bello e breve racconto di Leonardo Gori è incentrato su due personaggi, un farmacista “single” e la sua domestica gobba, che affronta per lui i fascisti, per fargli riavere un microscopio cui teneva molto e che gli era stato da questi portato via. Più che risolvere un mistero, Gori svela un rapporto umano.

La storia di Loriano Macchiavelli è di nuovo fatta di relazioni, tra un padre e un figlio, nello specifico, e ruota attorno alla misteriosa coincidenza di tempo e di arma del delitto di due omicidi, che non necessita di una vera soluzione.

Assume sviluppi folli il delicato amore di un garzone di un negozio di fiori per una bella e giovane cliente nel racconto di Daniele Nepi.

Nel testo di Maurizio Pagnini nessuno indaga e la vittima conosce bene il suo assassino ma, morente, non intende perseguirlo: “punire il colpevole non gioverebbe né a me né a nessun altro, lasciamo che almeno loro possano vivere in pace” afferma, un po’ perché sa bene di essere colpevole anche lui, un po’ perché a un morto la vendetta non porta alcun beneficio. “Lasciamo allora che dicano ‘da mano ignota’”.

Per il protagonista di Riccardo Parigi e Massimo Sozi, invece, la vendetta è un dolce richiamo contro la corruzione e un sistema di raccomandazioni che non riesce a superare.

La vendetta diviene addirittura il tema centrale della storia successiva, scritta da Enrico Solito, che ci parla di un “cavaliere” arrogante e violento e del dolore di un padre, che non riesce ad avere giustizia contro un potere troppo forte e corrotto. In questo racconto, in effetti, compare un ispettore, ma, per fortuna, è figura marginale.

Il salumaio di Grosseto disegnato da Mario Spezi, invece, si costruisce nella testa il suo delitto, l’arma, il luogo, il movente, addirittura gli articoli di stampa e la presunta vita della vittima e tutto solo per un ritardo di una cliente abitudinaria convinto che “quando qualcuno decide di farsi vittima, prima o poi, il suo assassino lo trova”.

Martino Stefani fa incontrare la sua prostituta con un cliente assai poco raccomandabile, ma la ragazza è una che si sa difendere.

Ed ecco che nel racconto di Enrico Tozzi compare persino lei, la Marilyn Monroe del titolo, contro cui si vuole vendicare un serial killer, che, non potendolo fare sull’attrice, morta (o scomparsa, come crede) da trent’anni, si accanisce sulle sue sosia.

Infine, nella narrazione conclusiva di (Fede)Rigo Vinci non sono riuscito a trovare nulla che potesse far riferimento alla mia idea di giallo o noir, ma solo un profluvio di citazioni.

Insomma, qui più che di delitti, indagini e processi, (per fortuna) si indaga l’animo umano, le relazioni sociali e si richiama un po’ di storia.

I lettori che disdegnano la fantascienza, spesso pensano, da ignoranti, sia fatta solo di alieni e astronavi.

Forse anche io pecco della stessa forma di ignoranza verso il giallo, che può essere molto di più che qualche delitto e un ispettore che indaga e questa raccolta sembra dimostrarlo. Insomma, se il giallo (o il noir) è questo, mi viene quasi quasi voglia di leggerne ancora o di scriverne io stesso.

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