Archive for the ‘racconti’ Category

TEMPO DI CAMBIARE LA SCUOLA?

La nevicata e altri raccontiSi può dire che la raccolta di racconti “La nevicata e altri racconti” (2015) di Massimo Acciai (Firenze, 9 Aprile 1975), sia sostanzialmente un saggio sul sistema scolastico camuffato da romanzo breve (“La nevicata”) corredato di 4 racconti. Oltretutto il primo di questi riguarda espressamente il medesimo personaggio, Emanuele, altre due non lo nominano ma il protagonista potrebbe essere sempre lui e tutte e 5 le storie ruotano intorno alla scuola, intesa più come metodo di insegnamento che come edificio o luogo fisico. Lo spirito che aleggia in queste 140 pagine è, infatti, quello della critica al sistema scolastico nazionale.

Il racconto principale, in realtà, non si svolge neppure in una scuola. Ha tra i suoi personaggi alcuni docenti, ma il richiamo alla scuola è nei loro discorsi, nelle riflessioni e nei ricordi del protagonista Emanuele. “Più della metà dei presenti in sala si muovevano, per un verso o per l’altro, nel mondo della scuola”.

L’intera raccolta è, significativamente, dedicata «Ai miei molti “maestri” (quelli al di fuori della scuola».

Il protagonista non ama quel mondo (“Aveva attraversato gli anni di scuola come chi passa, un giorno di pioggia, per una strada che conosce bene, con gli occhi bassi, nascosti nell’ombra e il cuore rivolto a un giorno lontano: quello della libertà”).

Che scuola sogna questo Emanuele, che pare un alter ego dell’autore? “Niente esami, niente classi, niente compiti, niente voti e nessun programma ministeriale. Solo un maestro e un allievo, in assoluta parità, che insegnano l’uno all’altro, a turno, ciò che sanno”.

E come potrebbe funzionare una scuola simile? “Avrebbe aperto la nuova scuola solo a chi (fosse) davvero desideroso di imparare”. Del resto “l’ignoranza è un diritto”, afferma. E immagina di “ribaltare i ruoli: il professore diventa l’interrogato”. Quale sarebbe il ruolo dell’insegnante? “Dare la propria passione” suggerisce una certa Roberta Bonelli, insegnante a Los Angeles, ma Emanuele non concorda “E se l’altro non la vuole?”.

Ne “La nevicata” si parla anche di scrittura (“scrivere è sempre e comunque un azione benefica, prima di tutto per lo scrittore stesso. Scrivere era la vita, non se ne poteva fare a meno”, “scrivere è sempre un arricchimento, magari anche di poco, mai una diminuzione, ed è un dono preziosissimo che il poeta fa della propria interiorità…”) e di poesia (“apparteneva infatti a quella nutrita schiera di persone che scrivono versi ignorando quelli altrui”, “chi è davvero in grado di valutare oggettivamente una poesia?”). Nel parlare della scrittura le voci dei personaggi si moltiplicano e assumono posizioni contrastanti e ci si chiede dietro a chi di loro si celi l’autore, ma, forse, come spesso accade, è un po’ dietro ognuno anche perché “L’autore dovrebbe resistere alla tentazione di inserire un panegirico su una propria idea se non è funzionale alla storia” come afferma qualcuno, mentre qualcun altro dice “non sopporto quei romanzi in cui i personaggi parlano, parlano e non concludono nulla” (eppure in queste pagine le parole sono assai più delle azioni). Molte delle considerazioni appaiono condivisibili.

Massimo Acciai Baggiani e Carlo Menzinger di Preussenthal – Firenze, Aprile 2018

Si parla anche di fantascienza, genere amato da Massimo Acciai Baggiani ed Emanuele dice “è un vero peccato che in Italia la fantascienza sia così trascurata”. Parole sante, ma così è.

Quanto al comico leggiamo: “non c’è niente di peggio di un autore che cerca di far ridere senza esserci portato” (e anche qui come non esser d’accordo!).

Con il racconto “Numeri” ritroviamo Emanuele che davanti alla commissione per diventare insegnante di italiano ricorda la sua maturità e si interroga sul sistema dei voti scolastici.

Dopo le prime 120 pagine che ruotano attorno a Emanuele, il terzo racconto, “Il cortile” non lo cita ma potrebbe averlo benissimo come protagonista. Vi si descrive un cortile claustrofobico che pare quello di un carcere ma si rivela quello di una scuola, a reiterare l’idea negativa dell’autore nei confronti dell’organizzazione didattica.

Anche “Compagno di scuola” non parla di Emanuele, ma di un ragazzo, Lucio alla sua seconda bocciatura. Chi ne parla, però, per carattere, potrebbe essere sempre il nostro Emanuele.

Il solo racconto che realmente si allontana dal mondo di Emanuele è l’ultimo, “Il complotto”, che ne descrive uno ordito contro la “Lingua Mondiale”, che è un’occasione per denunciare l’invadenza degli anglicismi e dell’inglese (si suppone, dato che la “Lingua Mondiale” non è meglio definita).

Chiude il volume un’accurata post-fazione di Valentina Meloni.

Dai molti temi trattati, qui solo in parte brevemente accennati, si capisce perché questa silloge, sia soprattutto una riflessione sul mondo scolastico, sui metodi di insegnamento, sui docenti. Del resto Massimo Acciai Baggiani è autore che spesso si diletta nella saggistica, con opere come “La metafora del giardino in letteratura”, “La comunicazione nella fantascienza”, l’antologia da lui curata “Ghimilé ghimilàma – breve panoramica su alcune lingue artificiali rivitalizzate o più o meno follemente manipolate”, “Radici” (un misto di storia familiare e locale e di racconto di viaggio) o, infine, “Il sognatore divergente – La produzione letteraria di Carlo Menzinger di Preussenthal tra ucronia, fantascienza e horror” di prossima uscita per i tipi di Porto Seguro Editore.

Questo non vuol dire che non pratichi la narrativa o la poesia.

Di lui ho, infatti, letto il romanzo fantasy “Sempre a est”, ma anche la raccolta di fantascienza “La compagnia dei viaggiatori nel tempo”, le poesie “25 – Antologia di un quarto di secolo”, il racconto ucronico “L’ultima regina d’Inghilterra” e il racconto “Domani”.

Annunci

LA SPOSA DI SATANA GENERA MOSTRI

Risultati immagini per Michele Protopapas

Michele Protopapas

L’oscuro caso della generatrice di mostri” di Michele Protopapas è un racconto lungo o se preferite un romanzo breve (qual è il confine tra i due?), inserito nella raccolta “I racconti del Behcet”, di ambientazione ottocentesca ma anche imbevuto del tipico spirito gotico del XIX secolo, quello che faceva guardare con un misto del nuovo spirito scientifico e dell’antica superstizione verso tutto ciò che si poneva ai confini con la realtà, ai limiti con il soprannaturale o che si poteva definire misterioso.

Oggetto di questa storia è una “sposa di Satana”, una ragazza che ha la ventura o, piuttosto, sventura di partorire bambini mostruosi, suscitando nei paesani sospetti di possessione demoniaca. Il protagonista cerca, invece, di studiarne il caso, purtroppo dopo la morte della sventurata, con quel tipico spirito scientifico di cui si diceva poc’anzi. Lo vediamo persino studiarne le cartelle cliniche, pervenutegli, spirito del tempo, tramite un prete.

Ne nasce una narrazione dal sapore antico ma scorrevole e gradevole, anche se certo l’occhio moderno è assai più avvezzo a simili “meraviglie” o “mostruosità” della natura che non quello dei nostri progenitori.

È un’occasione per una veloce carrellata sulle conoscenze del tempo sull’evoluzione e la nascita di esseri “anormali”. Forse anche questa lettura ha contribuito alla mia scelta della prossima lettura, il saggio filosofico del nobel Bergson “Evoluzione creatrice”.

Risultati immagini per strega

I RACCONTI DI UNA VITA

Carlo Menzinger con “A cavallo del tempo”

Nella quarta di copertina di “A cavallo del tempo” di Maila Meini, il libro è definito una “breve autobiografia”.

Leggendo i primi capitoli mi sono subito chiesto quanto questo fosse vero, dato che quel che mi sono trovato davanti è stato un’alternanza di brani in prosa e in versi, dove i primi mi erano parsi racconti autonomi.

Procedendo con la lettura, appare, però, evidente che sono (tutti o almeno in parte) racconti e riflessioni di vita vissuta. In effetti, per quanto all’apparenza slegati, sono congiunti da un filo conduttore: la vita dell’autrice. E molti mi hanno fatto fermare a riflettere, a interrogarmi a ragionare. Penso sia uno splendido risultato per un libro.

L'immagine può contenere: 1 persona, con sorriso, spazio all'aperto

Maila Meini

Si parte con un abbordaggio al cinema con finale a sorpresa, procedendo con una vendetta contro un vecchio amante e una storia romantica di neve bianca e rose rosse e sembrano storie poco probabili come realmente accadute a una tranquilla insegnante, ma perché no? Poi si procede con racconti che ci riconducono a una dimensione più quotidiana come quando racconta di aver letto 3.468 libri e prosegue con una sorte di recensione di un romanzo di MC Cammon (“Hanno sete”). Leggere 3.468 libri non è poco. A volte non ci si rende conto di quanto sia difficile leggere tanto. Da qualche anno censisco tutto quello che leggo su anobii e lì ho inserito 518 libri. Dal 2008 (più o meno quando ho cominciato a censirli né risultano sempre almeno 50 l’anno, con una punta massima di 82. Immaginando di leggerne 60 in un anno, per leggerne 600 impiego 10 anni. Per arrivare a 3.000 mi ci vogliono 50 anni di letture!

Il tema della lettura ritorna anche in un altro racconto in cui la Meini si rimprovera per il proprio disordine, fatto soprattutto di pile di libri. Subito dopo ci dice di come li cataloga e divide, dunque credo che il suo sia un disordine solo apparente. Chissà se anche lei li cataloga su Anobii o magari su Goodreads. Leggere, scrive a pagina 101, “Se è una malattia, purtroppo, non è contagiosa”! Già!

In un altro capitolo Maila Meini ci parla della sua scala di valori e di come sia cambiata nel tempo. Anche questo è un racconto che fa riflettere: chi ha una sua scala di valori da seguire? Non molti credo. Sullo stesso piano il racconto sul dilemma di Pascal: “anche se sono ateo, che cosa mi costa chiedere l’assoluzione in fin vita”? Se Dio non esiste non cambia nulla, se esiste con poco avrei potuto ottenere il paradiso! Già, dico io, peccato che molti, pigramente, facciano questa scelta ben prima del momento di morire, con il risultato di mantenere in piedi tanti culti e tutti i loro apparati.

A pagina 48, riflette sul contenuto di un bigliettino trovato nella confezione di un cioccolatino “La maniera di dare val più di ciò che si dà” (Corneille). La Meini si mostra in disaccordo con questa citazione, quasi che volesse dire che il modo di donare sia più importante del dono, ma io credo che il senso sia nello spirito con cui si dona. Chi dona e poi pretende gratitudine o riconoscenza non sta donando, ma facendo un baratto. Chi dona, anche poco, ma lo fa con vera generosità e con il proprio cuore, dona di più di chi offre qualcosa di prezioso contro voglia. Non è una questione della carta del regalo, è una questione di cuore.

La favoletta sui crisantemi mi ha fatto pensare a quanto questi bellissimi fiori abbiano “patito” in Italia, da quando sono stati associati ai cimiteri. Mia nonna che era inglese era solita regalarli e si stupiva che gli italiani non sembrassero gradire il dono!

Ravioli di zucca e A cavallo del tempo (Carpi – Modena)

Si entra poi nella vita vera, quella fatta di parti di figli e nipoti, delle gioie e dei dolori delle nascite. Posso capire come questa possa riempire i giorni anche dopo la pensione, quando la fine del tempo lavorativo sembrerebbe svuotarci del nostro ruolo sociale.

Maila Meini mi ha stupito ancora mostrandomi il suo amore per le storie di vampiri, per Dylan Dog e, forse, per Star Wars (dato che possiede un tappetino per il mouse dedicato al film) e per film catastrofici come “2012”, che di rado immaginerei in una ex-insegnante di Lettere, Teatro e Latino!

In questi giorni Massimo Acciai Baggiani mi ha intervistato per un saggio che sta scrivendo su di me e, tra le varie domande, mi chiedeva delle origini biografie del tema del viaggio nei miei libri e gli raccontavo di come la mia famiglia abbia spesso cambiato città e stati ed io stesso abbia lavorato in una trentina di città. Mi ha dunque fatto un po’ sorridere quando la Meini raccontava di come abbia vissuto come uno sradicamento il suo essersi spostata di un centinaio di chilometri da San Vincenzo (Livorno) a Campi Bisenzio (Firenze). Poco più di un cambio di quartiere per un romano! Quando lavoravo a Siena e mia moglie verso Pistoia, ci si trovava a Firenze tutti i giorni e in quel periodo mi consideravo ormai “fermo”. Nello stesso racconto ci mostra il suo correre verso il mare (di San Vincenzo) come se fosse tra le braccia di un perduto amante. Non ho potuto non pensare all’amore per il mare di uno dei miei “viaggiatori”, “Il Colombo divergente”.

A proposito di viaggi, non manca la descrizione di qualche gita della protagonista a Firenze, Pistoia, in Turchia e al Guggenheim.

In questo libro, poi, si parla di problemi di salute, degli approcci con lo sport (il nuoto), di bambini, di animali, di lutti, di incidenti come la scomparsa misteriosa di un auto o alcune telefonate anonime. Si parla anche di alcune letture e di qualche film, come quello affascinante su Benjemin Button, nato vecchio e morto bambino, con le riflessioni del caso. Si parla di filastrocche per bambini e poesie per adulti. Carino l’episodio dell’autrice che richiama, anni dopo la fine della scuola, il professore che ne aveva letto le poesie quando era ragazza dicendole che una sola della raccolta da lei scritta era “poesia” senza dirle quale e, lei, dopo anni scopre quale sia, lo richiama, e quando il professore le chiede perché risponde “è l’unica con una metrica precisa, non zoppica mai”. A proposito,

A cavallo del tempo con sfoglia al mascarpone e gianduia (Carpi – Ristorante Stubai)

il volume è un continuo alternarsi di racconti e brani in corsivo, suddivisi in versi, veloci riflessioni, immagini, schizzi di vita, che preludono alla parte in prosa.

Si parla anche di scuola, dell’insegnamento e delle proteste studentesche.

Due soli mi sono parsi racconti non autobiografici (a parte quelli iniziali che possono essere inventati come no), uno sul signore di Verona Bartolomeo della Scala e quello finale che una sorta di condanna dell’indifferenza sociale.

IL FUTURISMO UN SECOLO FA

Carlo Menzinger di Preussenthal, autore del racconto “La scimmia futurista” presente nella rivista n. 21 di IF – Insolito & Fantastico

Ancora una volta la rivista IF- Insolito & Fantastico diretta da Carlo Bordoni, per la seconda volta edita da Odoya, con il numero 21 dedicato al “Futurismo” e curato da Alessandro Scarsella ha prodotto un volume di qualità e interesse elevati.

Singolare per una pubblicazione che si occupa di insolito e fantastico scegliere come tema un movimento letterario, artistico e culturale di un secolo fa e che non aveva come suo obiettivo descrivere mondi immaginari ma costruire una società nuova, anche se con alcune caratteristiche che fanno pensare alla fantascienza di anticipazione.

 

Come scrive Carlo Bordoni nel suo editoriale nel Futurismo non c’è oggi “niente che faccia pensare al futuro”, ma occorre ammettere che “è stato il primo movimento che abbia guardato al futuro con determinazione, ricercando nuove forme espressive”.

Come la prima fantascienza ottimistica, aveva “piena fiducia nella tecnica”. Quanto poco moderno era invece nella sua esaltazione della guerra, della violenza e del nazionalismo!

Introduce il volume Alessandro Scarsella con il suo “Retroterra futurista e poesia fantastica da Marinetti a Pessoa”, presentandoci i temi generali, lo spirito e le interazioni del movimento.

Ci parlano del futurismo inglese Giuseppe Panella e Susanna Becherini (“La macchina, il vortice: Pound e Marinetti”).

Gianfranco De Turris in “Suggestioni SF dell’architettura futura” parla delle possibili suggestioni che il futursimo potrebbe aver ricevuto dall’opera di Albert Robida e dal suo Saturnino Farandola e raffronta la descrizione futurista di una città del futuro, beneficiata dai prodigi dell’elettricità (questa grande novità di quegli anni) con quella negativa fatta da Emilio Salgari nel suo “Le meraviglie del duemila” in cui l’aria satura di elettricità crea problemi di salute ai viaggiatori risvegliatisi dopo in secolo e ci parla delle architetture futuriste immaginate (ma mai realizzate) da Antonio Sant’Elia.

Guido Andrea Pautasso e Antonino Contiliano parlano del futurismo russo in “Il proletariato volante di Vladimir Majakovskij” e “Futurismo russo e futurismo sospeso”.

Con “L’uomo macchina e i miti dell’ultramodernitàGuido Andrea Pautasso ci parla dell’aspirazione futurista a un mondo tutto meccanico, mentre con “L’automobile futurista” affronta l’amore per la velocità di questo movimento.

Simona Cigliana ci racconta (“L’ottimismo artificiale di Marinetti”) come Marinetti aspirasse a realizzare “l’«ottimismo artificiale» come sforzo cosciente di pensiero positivo, come risposta lucida e consapevole del poeta-creatore alla negatività del mondo e della storia”.

Il futurismo italiano non era solo Marinetti. Dalmazio Frau ci scrive di Volt, ovvero Vincenzo Fani Ciotti (“Invito alla lettura della Fine del mondo”), che aderì al movimento “senza rifiutare la tradizione della destra monarchica, cattolica e poi fascista”. Dice che si potrebbe definire la “Fine del mondo”, in cui si descrive un’invasione umana dell’etere (come era chiamato allora lo spazio), un “romanzo «futurfascista»”

Silva Milani (“I robot da salotto al tempo della signorina Felicita”) parla del dramma futurista “Elettricità sessuale” o “Fantocci elettrici” che vedeva in scena accanto a una coppia in crisi la sua copia robotizzata che continuava nella quotidianità dei gesti.

Image result for FT MArinetti

Filippo Tommaso Marinetti

Tocca a Francesco Galluzzi parlare del cinema futurista (“Vita futurista sullo schermo”) anche se ben poco è stato prodotto.

Interessanti le considerazioni di Stefano Tani sul fiorentino Aldo Palazzeschi (“Perelà, figlio degenere di Mafarka”) che pur dicendosi futurista, assume una strada personale (che lo porterà a essere il membro del movimento con successo più duraturo). Tani ci fa notare come all’autoreferenzialità del movimento marinettiano, Palazzeschi contrapponga un’attenzione verso il pubblico, alla violenza e freddezza degli altri futuristi una delicatezza e un’emotività più moderne.

Di nuovo ci parla della velocità Valentina Misgur (“Correre correre correre volare volare”).

 

Si chiude così la parte saggistica del volume e si apre quella antologica, prima con alcuni testi dell’epoca:

  • La guerra elettrica” di FT Marinetti, in cui immagina, per esempio, di “scrivere in libri di nikel, il cui spessore non supera i tre centimetri, non costa che otto franchi e contiene, nondimeno, centomila pagine” (penso agli e-reader), mentre gli “uomini si lanciano sui loro monoplani, agili proiettili, per sorvegliare tutta la circolazione irradiante dell’elettricità nell’innumerevole ammattonato delle pianure”, giacché sul terreno “l’uomo diventato aereo, vi posa il piede solo di tanto in tanto”. “Le malattie sono assalite da ogni parte, confinate nei due o tre ultimi ospedali, divenuti inutili, triturati, sbriciolati polverizzati dalle veementi ruote dell’intensa civiltà”.
  • Principio di una nuova etica e fine del mondo” di Renato di Bosso e “La nuova religione” di Ignazio Scurto, in cui immaginano una nuova fede, il “Macchinesimo” e un nuovo uomo, una sorta di cyborg, il “Macchinantropo”. Qualcosa di simile all’anima umana viene trasferita da una macchina all’altra, in una sorta di eternità robotizzata.
  • Per una società di protezione delle macchine” di Felice Azari, detto Dinamo, che immagina una sorta di sensibilità delle macchine, che vanno difese dai maltrattamenti.
  • Gli sterilizzati” (1926) di Luciano Folgore, esempio di proto-fantascienza che immagina un mondo sterilizzato dai sentimenti in cui uno “scienziato dal vestito d’amianto” tenta di costruire un uomo artificiale “con le più felici combinazioni della meccanica e della chimica”. Anche qui l’anima sembra un oggetto trattabile con la tecnica: “l’anima era là dentro una fialetta”.

 

Image result for Balla futurismo

Dipinto di Giacomo Balla

Alle testimonianze del periodo futurista seguono alcuni racconti contemporanei. Apre la sessione “La scimmia futurista” del sottoscritto Carlo Menzinger di Preussenthal, in cui, un secolo dopo quegli anni, ho cercato di mostrare il superamento di quell’approccio. Protagonista è un moderno amante del futurismo Aldo Severino (Aldo come Palazzeschi e Severino quasi come Gino Severini), che deluso dalla vita moderna sogna di “tornare una scimmia antica” e si rifugia in Africa, nella giungla, dove è aggredito da un branco di scimmie bonobo, guidate da una di esse, Uthi, colpita da un fulmine e pervasa di spirito futurista e che distrugge la casa, i libri e il dipinto futurista gelosamente conservato da Aldo, per poi scoprire colori e tela e disegnarvi un “intrico di saette oscure”. Il futurismo, insomma, anziché essere modernità, si nutre di istinti scimmieschi di violenza e prevaricazione.

Poetico il racconto di Vitaldo Conte V – Solstizio d’estate” dell’innamorato che si lancia, per la prima volta, con un paracadute, portando con sé due rose “per divenire un paracadutista di lussuria futurista”.

Max Gobbo “Sfida alle stelle” concede a Marinetti di realizzare quello che sarebbe potuto essere un suo sogno, inaugurare “l’immensa sagoma di un razzo siderale”.

Elabora in chiave futurista, Udovicio Atanagi, con “La macchina della morte” il dolore per la morte della donna amata.

Si chiude, infine, il volume con una riflessione di Renato Gionvannoli (“L’avvento del razzo” sulla presenza dei razzi in letteratura da Cyrano di Bergerac in poi e con lo “Annuario della fantascienza 2016” scritto da Riccardo Gramantieri”.

L’ultimissima pagina è per il racconto fulminante di Lugi AnnibaldiL’amore dei libri cristallizzati” sull’amore non corrisposto di un libro per l’uomo che l’ama!

Il prossimo numero sarà sul tema “Corpo e computer”. Lo aspettiamo!

QUEL CHE RESTA DELLA REGINA D’INGHILTERRA

Image result for Massimo Acciai Baggiani

Massimo Acciai Baggiani

Dopo aver letto la fantascienza de “La compagnia dei viaggiatori del tempo” e il racconto di viaggio e riscoperta di mondi antichi di “Radici”, leggo ora un racconto ucronico di Massimo Acciai Baggiani. Si tratta de “L’ultima regina d’Inghilterra” (Edito da PASSPARnous), una storia ambientata in un prossimo furo di fine secolo, in cui si immagina però che Napoleone Bonaparte sia morto giovane e, sembrerebbe, da questo possono essere scaturiti gli eventi ucronici successivi che hanno portato Elisabetta III d’Inghilterra ad abdicare da bambina, dopo appena una settimana di regno, e a vivere come bibliotecaria in un mondo unificato e governato da un comunismo senza storture dittatoriali e sostanzialmente felice. Questo potrebbe essere stato l’effetto del protrarsi della Rivoluzione Francese, senza la deviazione subita dal nascere dell’Impero napoleonico. Appare allora strano che si parli di dittature comuniste del passato, ma evidentemente, la ricostruzione di Massimo Acciai immagina andamenti altalenanti della storia. Si incontra persino una via Carlo Marx, cosa che fa pensare che il comunismo descr

Image result for regina d'Inghilterra

Elisabetta II d’Inghilterra

itto possa esserne stato influenzato, anche se, io, al posto dell’autore, avrei pensato che il pieno successo della rivoluzione del 1789 avrebbe reso superfluo Marx. In ogni caso, pare, invece molto coerente immaginare un ritardo della rivoluzione industriale, resa più difficile da una società più equa ed egualitaria.

Tutto questo, comunque sono solo premesse: la vicenda è quella personale di questa ragazza che ebbe la ventura di regnare per una settimana, e che ora affronta una vita comune, con un salario uguale a quello di tutti gli altri, alla ricerca di un amore.

Ho ora iniziato a leggere il fantasy “Sempre a est” di Massimo Acciai (ancora un genere diverso esplorato da questo autore!). Con queste quattro opere, Acciai, si dimostra autore poliedrico e vario, tutto da scoprire. Ho già in libreria alcuni suoi saggi linguistici e letterari, con cui allargare la mia visione dei suoi scritti.

TRE NUOVE PUBBLICAZIONI

Ordine degli Ingegneri della provincia di Firenze

In questi giorni sono usciti tre nuovi miei contributi sulle riviste “ProgettandoIng” e “Italia Uomo Ambiente”.Logo Federazione 2015 BASSA Q

Sulla rivista dell’ordine degli ingegneri intitolata per questo numero “Tempi”, sono stati pubblicati il mio articolo “Tempo e non tempo”, una riflessione sui tempi alternativi, e il racconto fantascientifico “La macchina del non-tempo”.

Sulla rivista di Pro Natura di febbraio 2018 è stata pubblicata la prima parte del mio articolo “Sopravvivremo alla sesta estinzione di massa?”, una riflessione sullo sterminio di specie animali e vegetali determinato dallo sviluppo del genere umano. Questo articolo si può leggere anche sul blog “Il terzultimo pianeta”.

 

Image result for estinzione di massa

UNA DETECTIVE-STORY GIALLO-ROSA

Pane, marmellata e tèSono passati ormai alcuni anni da quando ho letto “Montecuccoli 1937-38”, la ricostruzione storica dell’attività di un Capo Elettricista sull’incrociatore leggero Raimondo Montecuccoli in missione in Estremo Oriente, narrata dalla nipote Carla Casazza.

Leggo ora il suo nuovo giallo “Pane, marmellata e tè”, che racchiude tre racconti, uno più lungo e gli altri due progressivamente più brevi, che vedono al centro le indagini di una bella e giovane giornalista, Beatrice Ardenzi. Le tre storie sono consequenziali tra loro e quasi unite a formare un’unica vicenda, se non altro dal punto di vista sentimentale.

Carla Casazza

Si parte da una vera indagine su un serial killer, il cosiddetto “mostro della palude”, occasione per incontrare il Commissario Croci e l’agente Alessio Pelliconi, che si innamorano entrambi della bella giornalista.

Dal giallo si sfuma così nel rosa e Beatrice parte in vacanza con l’agente Pelliconi e lì si troverà a difendere una cara amica dall’accusa di omicidio nientemeno che del principe ereditario del Brunei. La loro storia procede e giungono al fidanzamento, funestato però da una duplice misteriosa morte, nuova occasione per una veloce e facile indagine.

Carla Casazza è una che conosce il mondo della scrittura, non per nulla fa l’agente letterario, l’editor e il manager editoriale e questo si vede nelle pagine di questo volumetto, scritto bene e con cura, scorrevole e gradevole, con dei personaggi che risultano simpatici.

Ritroveremo Beatrice Ardenzi & Co in qualche altra indagine?

 

 

 

Qui la scheda anobii.

 

Carlo Menzinger con “Pane, marmellata e tè”

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: