Archive for the ‘racconti’ Category

NUOVA COLLABORAZIONE CON “ITALIA UOMO AMBIENTE”

Risultati immagini per alluvione FirenzeQuest’anno, oltre ad aver avviato la collaborazione con la rivista dell’Ordine degli Ingegneri di Firenze “Progettando.Ing”, ho anche iniziato a pubblicare sulla rivista fiorentina “Italia Uomo Ambiente”.

Sono già stato presente nelle uscite di Marzo e Aprile sia con il racconto fantastico sull’alluvione di Firenze “L’angelo del fango”, diviso in due parti nei due numeri, sia con gli articoli sui nuovi pianeti individuati di recente “La scoperta del nuovo sistema solare di Trappist-1 dimostra che siamo stupidi” e “Come arrivare su Trappist-1”, che vogliono essere anche una riflessione sul ruolo dell’umanità su questo pianeta e sulla necessità di preservarlo.

Colgo l’occasione per ringraziare entrambe le riviste per l’opportunità che mi stanno offrendo.

ROBOT 79: un volume all’insegna della distopia

Risultati immagini per Robot n. 79 rivistaIl n. 79 della rivista Robot, ricco di articoli e racconti interessanti, inizia con un articolo di Silvio Sosio su “La narrativa del futuro”, che ci parla non di come sarà la letteratura nel futuro, ma di come questa abbia sinora saputo anticiparlo.

 

Il primo racconto dell’antologia è di Alastair Reynolds (Barry, 1º aprile 1966) e ci parla delle avventure de “La figlia del fabbricante di slitte” trasportandoci in un mondo futuro ai confini con il fantasy, dove imperversa un Grande inverno che fa pensare a George R.R. Martin e dove la tecnologia si confonde con la magia quasi fosse un romanzo della saga della Torre Nera di Stephen King.

Questo autore, che ama la fantascienza dai temi filosofico-religiosi, è un astrofisico e scrittore britannico, ricercatore astronomo con la European Space Agency, poi autore a tempo pieno di fantascienza hard e space opera.

 

Diego Lama porta il lettore a interrogarsi sulla memoria e la possibilità di manipolarla, le conseguenze psicologiche della sua cancellazione nel suo bel racconto “Estrazione”.

 

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Alastair Reynolds

Segue l’articolo di Giuseppe Lippi su alcuni romanzi fantascientifici con al centro il nostro satellite in “Per una fantascienza lunare”.

 

Il portatore di Dio” di Ilaria Tuti è racconto finalista del Premio Robot e partendo dai corridoi del Vaticano, ci porta tra strane creature il cui volto è un’approssimazione di quello di Dio. Quattro, Tre e Due non sono perfetti, ma Uno lo è. Uno è il Portatore di Dio.

 

L’analisi di Domenico GalloFantascienza tra tecnocrazia, socialismo e utopia” ci parla di quegli anni e quegli autori fantascientifici che avevano ritenuto di avere una missione e un dovere sociale, che avevano voluto asservire la fantascienza a un obiettivo di miglioramento sociale. Sorprende scoprire come tra di loro ci fossero i nomi dei grandi padri del genere Herbert George Wells, Jack London, Aldous Huxley, Robert A. Heinlein, Alfred A. E. Van Vogt, Philip K. Dick, Frederik Pohl, Donald A. Wollheim, John B. Michel e persino Robert Sheckley e Isaac Asimov.

 

Samuel Nava, finalista del Premio Robot, con “Ultima Persona Singolare” ci racconta una strana invasione aliena, con un misterioso ultimatum: risparmieremo la Terra se ci darete un solo uomo, per l’appunto il protagonista, un tipo eccentrico che vive da solo nei boschi tra i monti osservando le aquile e che ovviamente non ha alcuna intenzione di farsi catturare e consegnare agli alieni. S’immagina che possa essere tutto nella sua testa paranoica, ma scopriremo un diverso, suggestivo finale.

 

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Cory Doctorow

Salvatore Proietti intervista Cory Doctorow (Toronto, 17 luglio 1971), un giornalista, scrittore e noto blogger (coeditore del famoso blog Boing Boing) canadese. Ha vinto nel 2000 il Premio John Wood Campbell per il miglior nuovo scrittore e nel 2009 il Premio Prometheus e il Premio John Wood Campbell Memorial per il miglior romanzo con X. È stato più volte candidato ai premi Hugo e Nebula.

È un attivista in favore delle leggi che liberalizzano i copyright e sostenitore delle licenze Creative Commons. La maggior parte dei suoi libri sono scaricabili gratuitamente da Internet. Temi ricorrenti della sua opera sono i diritti digitali, la sicurezza informatica e la tecnologia più in generale.

 

Manuel Pirreda con “Scafandro” ci porta in un mondo distopico e post-apocalittico, in cui la differenza tra la vita e la morte può essere data da uno scafandro, con cui muoversi sulla superficie terrestre, per difendersi da un’aria ormai malsana e pericolosa. Anche in un mondo ridotto così all’estremo l’uomo nello scafandro riesce a trovare occasione per un momento di solidarietà verso un ragazzino in difficoltà. Anche questo è un racconto finalista del Premio Robot.

 

Enzo Verrengia ci parla di “Veggenti e Previsioni”, partendo da Baba Vanga, passando per Wolf Grigorevicz Messing, Edgar Cayce, Erik Jan Hanussen e Nostradamus, per arrivare a John Titor.

 

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Hao Jingfang

Chiude il volume il racconto cinese vincitore del Premio Hugo 2016 “Pechino pieghevole” della giovane Hao Jingfang, una storia affascinante che immagina una Pechino futura costruita su tre livelli, che si alternano durante il giorno come in certe camere o roulotte in cui il letto si solleva e finisce nell’armadio, mentre il tavolo spunta fuori da un parete, solo che qui a scomparire sono interi palazzi con i loro abitanti, che si alternano nella superficie e nella veglia in tre turni, il migliore dei quali è riservato alla parte più ricca e meno numerosa della popolazione. Il protagonista Lao Dao riuscirà a passare dalla parte peggiore della città, il Terzo Spazio a quello migliore, il Primo Spazio. Una visione distopica e angosciante di un mondo futuro sovrappopolato all’inverosimile.

INIZIO COLLABORAZIONE CON PROGETTANDO.ING

Costruzioni

La rivista dell’Ordine degli Ingegneri di FirenzeProgettando.Ing” mi ha chiesto di collaborare, fornendo un contributo “letterario” con il quale introdurre gli articoli tecnici che compongono tradizionalmente la pubblicazione.

L’uscita dei numeri è piuttosto in ritardo, così solo ora è uscito il volume relativo al primo trimestre 2016.

Ognuno ha un tema di riferimento. Questa volta è “Costruzioni”.

Ho così preparato un articolo intitolato, appunto “I costruttori di universi” che parla degli scrittori che nelle loro opere immaginano mondi diversi e un racconto di fantascienza su un’invasione aliena “verde”, intitolata “I costruttori”.

Il volume può anche essere letto in formato elettronico sul sito dell’ordine alla pagina http://www2.ordineingegneri.fi.it/documenti/notiziario/ProgettandoIng%202016-01.pdf

RISCOPRENDO LA RIVISTA “ROBOT”.

Risultati immagini per rivista Robot 78Mi sono abbonato ad alcuni numeri della rivista Robot, edita da Delos. Ho così letto il  numero 78 (38 della nuova serie, anno XIV) di questa rivista storica, che ricordavo di aver letto da ragazzino. Pare, infatti, che i primi numeri risalgano al 1976 e che quest’anno ricorra il quarantennale della pubblicazione. La rivista fu fondata da Vittorio Curtoni.

Il numero, che alterna racconti e saggi e interviste e lascia spazio ad autori italiani e stranieri, si apre con un interessante editoriale di Silvio Sosio sulla babele informativa in cui stiamo vivendo, con miriadi d’informazioni di incerta provenienza e che spesso millantano posizioni in contrasto con la scienza e la conoscenza “ufficiali”, rendendo difficile comprendere quanto siano inventate o basate su teorie inconsistenti.

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Vittorio Antonio Maria Curtoni (San Pietro in Cerro, 28 luglio 1949 – Piacenza, 4 ottobre 2011) è stato uno scrittore di fantascienza e traduttore italiano.

Il primo racconto della rivista è “Nostra Signora della Strada” di Sarah Pinsker, la storia di un gruppo musicale ambientata in un futuro in cui la musica è fruita soprattutto tramite riproduzioni tridimensionali dei concerti e in cui questo gruppo di hippie post-moderni si ostina a suonare nei locali di persona, anziché in proiezione. Ne esce uno spaccato di vita in un mondo dal sapore leggermente distopico.

Segue un’intervista a George R.R. Martin, l’autore della serie di romanzi “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” che racconta di come abbia sempre inventato storie, anche quando era ragazzino e giocava con dei pupazzetti, di come ha imparato ad amare la lettura e la fantascienza e dei suoi esordi come autore di questo genere. Davvero l’America di allora è molto diversa dall’Italia di oggi, basti pensare che Martin dice di aver ricevuto una quarantina di rifiuti per un racconto inviato a varie riviste: dove potremmo trovare oggi in Italia 40 riviste a cui scrivere?

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George R.R. Martin

Alla domanda su quali consigli darebbe oggi al suo se stesso giovane, Martin risponde:

<<Non dovresti mai scegliere di scrivere come tecnica per fare soldi, per farti un nome o qualunque altra soddisfazione esterna. Se devi scrivere, se dentro di te ci sono dei racconti, se quando eri piccolo inventavi nomi e storie per i tuoi soldatini spaziali, se le storie si presentano a te, poniti la domanda “E se nessuno mi darà mai un centesimo per i miei racconti? Li scriverò lo stesso?” E se la risposta è sì, allora sei uno scrittore.>>

Beh, se il criterio è questo, potrei persino dichiarare di essere uno scrittore!

 

Il secondo racconto (“I corridori” di Lorenzo Crescentini) ci porta in un mondo in cui attraverso dei varchi temporali strane creature meccaniche, simili a velocissimi cani, arrivano a predare e colpire inesorabili. Una bella riflessione sui loop temporali.

 

L’articolo “Family Opera” di Donato Rotelli esplora le forme di sessualità alternative presenti nella Space Opera, fornendo interessanti spunti di lettura. Mi sono segnato da leggere “La mano sinistra delle tenebre” di Ursula K. Le Guin e “Embassytown” di China Miéville.

 

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Gianfranco de Turris (Roma, 19 febbraio 1944) è un giornalista, saggista e scrittore italiano, studioso della letteratura del fantastico in Italia.

In “E se domani” Gianfranco De Turris ci porta in un’interessate carrellata attraverso l’ucronia, distinguendo tra le storie che immaginano uno sviluppo storico partendo dalla vittoria di personaggi negativi e creando quindi delle ucronie distopiche e quelle al contrario che disegnano delle ucronie quasi utopiche. Tra le illustrazioni noto la copertina del numero 3 di “IF – Insolito & Fantastico”, volume dedicato all’ucronia e che segna il mio esordio di collaboratore alla rivista di cui De Turris è assiduo e valido supporto.

 

Il racconto di Domenico Gallo “Vedi la mia gente che non può morire” ci porta in un’Italia appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale.

 

Giuseppe Lippi ci racconta la storia quarantennale della rivista “Robot” nell’articolo “Una rivista vi seppellirà!”, con accenni alle altre riviste di genere attive negli anni ’70.

 

Due dei racconti che seguono hanno un’insolita ambientazione africana. “Le piantagioni” di Luigi Calisi ci parla di un’Africa futura in cui l’agricoltura è gestita tramite esoscheletri e droni, che è troppo facile trasformare in armi. “Poiché ho toccato il cielo” di Mike Resnick ci regala una simpatica e gradevole storia/fiaba ambientata su un pianeta dove una popolazione africana, i kikuyu, si è rifugiata per ricreare le condizioni di vita antecedenti all’arrivo dei bianchi, cancellando il ricordo della tecnologia, la cui if3-ucronia-webpresenza, però, non manca nella capanna dello stregone, il mundumugu del villaggio, solo depositario della conoscenza. Sarà una ragazzina curiosa e intelligentissima a spezzare questo incantesimo.

 

Tra i due racconti africani incontriamo prima Piero Schiavo Campo, che ci parla di “Isaac Asimov e dell’intuizione della psicostoria”, cercando di dimostrare come oggi questa scienza, inventata dal fantasioso russo-americano, mediante la quale sarebbe possibile prevedere i grandi flussi della storia, potrebbe quasi essere realizzata. Troviamo poi “Un pomeriggio sul pianeta Terra”, in cui Susanna Raule ci racconta come Sherlock Holmes sia stato, in realtà, un alieno in missione sulla Terra e come il più grande mistero da lui risolto sia stato scoprire il significato della frase “Tienilo sempre dentro i pantaloni” da applicarsi nelle missioni in epoca vittoriana sul terzultimo pianeta del nostro sistema. Segue l’intervista a Franco Brambilla, l’illustratore di Urania.

 

Mi è già arrivato il n. 79 di “Robot” e mi appresto a leggerlo.

 

IL MOSTRO DI FIRENZE È TORNATO NELLE LIBRERIE

Risultati immagini per nelle fauci del mostroNelle fauci del mostro” è un’antologia di racconti italiani recenti scritti attorno alle vicende del cosiddetto “Mostro di Firenze”, che imperversò contro le coppiette che si appartavano in auto per vari decenni, fino al 1985 e su cui molte furono le ipotesi e numerosi gli arresti, che però hanno lasciato nella popolazione fiorentina la sensazione che non tutto sia stato portato alla luce. Come ben evidenziato anche dal racconto di Sergio Calamandrei, la presenza del mostro ebbe effetti pesanti sull’approccio alla sessualità dei fiorentini, ancora fortemente legati alla mentalità cattolica, nonostante la rivoluzione del 1968, e provati, come tutto il mondo, dalle paure dell’AIDS, sommando la paura per il sesso in luoghi appartati. Paura, che ancora non abbandona chi ha vissuto quegli anni, come evidenziato da Arianna Niccolai.

L’antologia affronta il tema con gli approcci più disparati.

Il primo racconto (“Due” di Mirko Tondi) ipotizza un ritorno del Mostro, che adesca un nuovo collaboratore e lo spinge a compiere nuovi delitti, cambiando però alcuni particolari del rituale omicida.

Il secondo (“Phobia”) della giovanissima Arianna Niccolai, si svolge in due tempi e mostra i traumi lasciati nella psiche di un cinquantenne d’oggi dalle paure di allora. Fobie che possono essere più letali di certi mostri.

Con “Francobolli e vecchi castelli” di Paolo Piani siamo nell’indagine. Uno studente universitario esamina indizi trascurati, arrivando a fare scoperte sconcertanti.

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Alcuni autori. Il curatore Andrea Gamannossi è il terzo da sinistra.

Con “La finestra sul mondo” Andrea Gamannossi (curatore del volume) esplora ipotesi paranormali di possessione, offrendoci una visuale tra le più angoscianti della raccolta.

Stefano Rossi ne “Il Mostro è tornato” ipotizza una ripresa dei delitti e offre un’insolita chiave di lettura nella numerologia, con sviluppi agghiaccianti.

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Tre autori (il secondo è Calamandrei, il terzo il curatore Gamannossi).

Attenta ai risvolti sociologici e psicologici è l’analisi di Sergio Calamandrei in “Eros e morte”, in cui troviamo un giovane detective Renzo Parisi che già abbiamo conosciuto, in vicende ambientate anni dopo, nei romanzi “L’Unico Peccato” e “Indietro non si può”, facenti parte del “Progetto Sesso Motore”, con cui Calamandrei esplora gli effetti sociali del sesso, tema che ben si presta alle vicende di questa antologia.

In “Amori Perigliosi”, Vario Cambi crea un’ambientazione che ci riporta indietro fino ai tempi del medioevo per narrare le vicende della fine di un amore e della nascita di un altro, complice il clima e gli eventi connessi all’opera dell’assassino delle coppiette.

Bernardo Fallani in “Ouroboros” immagina i delitti essere opera di una setta di distinti personaggi.

Con “La voce delle macchine” Simone Innocenti ci regala forse la storia più inquietante della raccolta, con un protagonista folle, di certo con un profilo psicologico assai diverso da quello del presunto “Mostro di Firenze”, ma non per questo meno suggestivo.

Chiude la silloge il racconto di Paolo Romboni “Il mostro dentro”, che orienta l’indagine poliziesca verso un agghiacciante profilo criminale da schizofrenico.

La lettura del volume, nel complesso piacevole, è un’occasione per ricordare quegli anni e per tornare a riflettere su delitti che hanno lasciato il segno e anche un profondo senso d’incompiutezza, sia per la sensazione che le indagini non abbiano portato a galla tutto ciò che c’era, sia per la paura che la storia non sia finita.

 

Presentazione de "Nelle fauci del mostro" alle Oblate di Firenze - 12 novembre 2016

Presentazione de “Nelle fauci del mostro” alle Oblate di Firenze – 12 novembre 2016

 

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Arianna Niccolai

L’ANELLO MANCANTE TRA I RACCONTI E I ROMANZI SUI ROBOT E L’IMPERO

Risultati immagini per Asimov Story 4Appena terminato di leggere l’ultimo libro dell’ultimo ciclo dei romanzi e racconti con cui Isaac Asimov ha descritto la storia futura della Galassia, ho scoperto di aver saltato un racconto che s’inserisce, con un certo rilievo, in tale carrellata, dopo i racconti sui robot e prima dei romanzi del Ciclo dei Robot, preconizzando persino il Ciclo dell’Impero: “Madre Terra”.

Madre Terra” è inserito nell’antologia “Asimov Story” e per la precisione alla fine del 4 volume. Ho così deciso di completare la mia rilettura di tutte queste opere con questo racconto. Così ho letto l’antologia “Asimov Story 4”, che comprende i racconti:

 

Condanna a morte” parla di un mondo popolato solo da robot positronici, ma a parte questo il racconto non ha altri riferimenti con il “Ciclo dei Robot” o con i racconti di “Tutti i miei robot”.

Qui però i robot forse non esistono, dato che questo mondo creato apposta per loro, ha una capitale di nome… New York. I robot siamo noi?

 

Vicolo cieco”, sebbene accenni a un pianeta Trantor, con lo stesso nome cioè della capitale dell’Impero nell’omonimo Ciclo e nel Ciclo della Fondazione, non può essere in alcun modo collegato a tali romanzi, in quanto in questi è detto espressamente che l’umanità è la sola razza intelligente della Galassia, mentre qui vi incontriamo una razza di alieni in via d’estinzione, che, per essere protetti, vengono confinati su un pianeta “riserva”, dove continuano però a estinguersi, incapaci di riprodursi in cattività. Sarà un funzionario umano, sfruttando la loro telepatia a salvarli, permettendo loro di fuggire.

 

Nessuna relazione” immagina una Terra in cui l’umanità si sia estinta e dove le due nuove razze intelligenti discendano rispettivamente dagli orsi e dagli scimpanzé, ma vivano ciascuna in un diverso emisfero, senza essersi incontrate per tutta la loro evoluzione post-umana.

 

Proprietà endocroniche della tiotimolina risublimata” per una persona a digiuno di chimica come me è illeggibile e l’ho lasciato dopo poche pagine. Si tratta, infatti, di un finto articolo di chimica, con tanto di tabelle, grafici e finta biografia, che, a quanto scrive Asimov, riscosse un certo successo tra i chimici dell’epoca.

 

La corsa della regina rossa” parla dei viaggi nel tempo esaminandoli dal punto di vista della loro realizzabilità secondo le leggi fisiche e Risultati immagini per Asimov Story 4immagina l’invio di un testo di chimica, appositamente tradotto, nella Grecia Antica.

 

Il racconto “Madre Terra” ci introduce alla fase della storia galattica in cui furono colonizzati i primi 50 Mondi Esterni, quelli di cui Asimov parla nel Ciclo dei Robot, e mostra come questi abbiano sconfitto la Terra, ma questa si sia ripresa ponendo le basi per una nuova colonizzazione da cui nascerà l’Impero descritto nel Ciclo che ne prende il nome. Un vero racconto di congiunzione, scritto prima (1949) non solo che Asimov cominciasse a unire tra loro i tre cicli che descrivono la storia futura della Galassia e addirittura prima che scrivesse molte delle storie che li compongono. Si può dunque dire che l’ambientazione dei primi due cicli fosse già tutta in questo racconto.

 

A parte il finto saggio, è un volume molto godibile e vario, che dà una buon’idea dei racconti asimoviani degli anni ’40 del secolo scorso.

LE RIFLESSIONI ANCORA ATTUALI DI SHECKLEY

Risultati immagini per la decima vittima sheckleyLa Decima Vittima” di Robert Sheckley, sebbene non sia un romanzo, ma una raccolta di racconti, edita nel 1965, si è rivelata una lettura davvero avvincente e per nulla antiquata, nonostante questo libro abbia quasi la mia età, ovvero oltre mezzo secolo. Mancano, infatti, (quasi) certe ingenuità tipiche della fantascienza degli anni d’oro. I racconti sono tutti molto attuali e moderni e la lettura e ancora oggi assai coinvolgente e ricco di spunti di riflessione sull’amore, la morte, il gioco, la sicurezza, l’intelligenza, la sopravvivenza, il tempo.

 

Il primo racconto (“Il premio del pericolo”) è una sorta di anticipazione di “Hunger Games” e dei reality con un tale che partecipa a trasmissioni televisive con giochi sempre più pericolosi, in una sorta di avanzamento di livello da videogioco. Non c’è il circo mediatico immaginato nella trilogia di Suzanne Collins, ma l’ultima prova dura una settimana e vede il coinvolgimento oltre che di una squadra di sicari, della popolazione.

 

Il secondo racconto (“Il linguaggio dell’amore”) vede un simpatico protagonista incapace di esprimere i propri sentimenti in modo diretto, senza Risultati immagini per la decima vittima sheckleyperifrasi auto-contraddicenti. Costui si reca da uno studioso dell’antico Linguaggio dell’Amore che fu ideato dalla popolazione ormai estinta di un mondo lontano. Scoprirà così che i sentimenti non si possono studiare, ma solo vivere e che la causa dell’estinzione di questo popolo fu l’aver dedicato troppo tempo alla teoria, cessando di metterla in pratica.

 

Il terzo racconto (“Uccello da guardia”) affronta riflessioni analoghe a quelle portate avanti da Isaac Asimov con i suoi racconti e i suoi romanzi sui robot. A differenza di Asimov, che trova una soluzione ottimistica basata sulle celeberrime Leggi della Robotica, la risposta di Sheckley è pessimistica.

Le riflessioni concernono la possibilità di creare macchine intelligenti e in grado di imparare dalla propria esperienza e il rischio che queste possono creare dei danni agli uomini.

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Robert Sheckley (New York, 16 luglio 1928 – Poughkeepsie, 9 dicembre 2005) è stato un autore di fantascienza statunitense. Sheckley è stato insignito del titolo di Author Emeritus da parte della Science Fiction and Fantasy Writers of America nel 2001.

Sheckley immagina che siano creati degli Uccelli da Guardia robotizzati al fine di prevenire i crimini, tema che ricorda “Minority report” di Philip K. Dick (da cui fu tratto il film di Spielberg e una serie TV). La loro capacità di apprendimento dovrebbe servire a riconoscere sempre meglio gli intenti omicidi e a prevenirli. Anticipando il web, gli Uccelli da Guardia sono collegati mentalmente tra di loro e ciò che uno apprende lo trasmette a un altro.

Come i robot di Asimov s’interrogano su cosa sia un uomo, cosa sia il bene e se il bene di una comunità debba prevalere sul bene di un individuo, così gli Uccelli da Guardia di Sheckley elaborano una loro idea di morte e una loro idea di cosa sia la vita da preservare. Arrivano così a considerare l’interruzione di qualsiasi attività (sia la vita di un essere vivente, sia il moto di una macchina) come un omicidio e a cercare di impedire così che non solo un criminale uccida la sua vittima, ma anche che sia impedita la pena di morte, sia impedito a un chirurgo di operare, a un macellaio di uccidere, a una persona di schiacciare una mosca, a qualsiasi animale di uccidere la propria preda, a un erbivoro di nutrirsi, a un uomo di spegnere un’automobile o una radio, portando il mondo alla paralisi e interrompendo persino il normale ciclo di vita e morte tramite il quale la vita si perpetua.

 

Anche nel quarto racconto (“La scialuppa ammutinata”) i protagonisti si trovano alle prese con un’intelligenza artificiale che cerca di fare il loro bene, ma che avendo una concezione errata di cosa sia questo per l’uomo, tratta i due astronauti come se appartenessero a una razza aliena, con esigenze di temperatura, di alimentazione e sociali così diverse che il suo tentativo di aiutarli corrisponde al loro omicidio. L’artefice di questo errore è una scialuppa spaziale di salvataggio, acquistata di seconda mano dai due protagonisti, senza sapere che era stata tarata sulle esigenze di una razza non umana.

 

Il quinto racconto (“L’armatura di flanella grigia”) parla di una strana società che organizza incontri romantici, con l’ausilio di una radiolina a transistor che guida i potenziali innamorati verso incontri fatali e solo apparentemente casuali e preconizza una società futura in cui i sentimenti saranno pilotati da aziende specializzate.

 

Con il sesto racconto (“Potenziale”) Sheckley esplora i limiti della mente, prima mostrandoci un caso di amnesia e poi rivelandoci un incredibile progetto di colonizzazione mentale, da effettuarsi mediante trasferimento di coscienze dall’umanità in razze aliene, grazie al potenziale inespresso del cervello.

 

Il settimo racconto (“L’uomo impigliato”) si svolge su due piani, da una parte descrive una divertente trattativa commerciale tra un essere che ha appena creato un intero gruppo di Galassie (tra cui la nostra) e il suo committente che non ne è soddisfatto per una serie di difetti tra cui quello di contenere uno strappo nel tessuto dello spazio-tempo. Il secondo piano narrativo, vede un terrestre alle prese proprio con questa disfunzione, che dal suo appartamento di New York lo porta a entrare in un mondo preistorico o in alternativa in un futuro dall’atmosfera ormai irrespirabile.

 

Con l’ottava storia (“Se il rosso uccisore”) Sheckley s’interroga sulla morte, sul significato morale che possa avere la resurrezione quando è imposta. Il caso che ci sottopone è quello di un soldato che durante una guerra cruenta muore più volte e ogni volta è resuscitato contro la sua volontà espressa di restare morto.

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Yul Brinner nel film originale “Westworld”

Con il nono racconto (“Modello sperimentale”) troviamo un’ulteriore riflessione sui limiti “morali” dell’intelligenza artificiale e sull’incapacità delle macchine di definire un limite alla propria azione paternalistica. Sheckley ci mostra un viaggiatore spaziale dotato di un “modello sperimentale” di macchinario, il Protec, che dovrebbe proteggerlo da ogni sorta di attacco, ma che lo mette in difficoltà nel suo tentativo di fare amicizia con una popolazione aliena, rivelandosi una trappola mortale.

 

Il decimo (“Nugent Miller e le ragazze”) è una simpatica storia post-apocalittica con l’ultimo uomo rimasto sulla Terra, che, quando ormai dispera di trovare altri esseri umani s’imbatte in quattro ragazze, controllate però da una ferrea istitutrice che odia gli uomini e non lo vuol far avvicinare. È occasione, come molte altre opere del genere, per una riflessione sugli impulsi animali che possono riemergere nell’uomo quando la civiltà crolla.

 

L’undicesimo (“Stagione morta”) ci racconta di un sarto cui vengono commissionati degli abiti dalle dimensioni molto particolari e sposta i toni verso il paranormale più la che fantascienza.

 

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Westworld – serie TV

Il dodicesimo (“Pellegrinaggio alla Terra”) dipinge una Galassia in cui la Terra, ormai priva di risorse, è trasformata in una sorta di parco divertimenti, dove tutto è permesso. Le maggiori “attrazioni” del pianeta sono la guerra e l’amore, sconosciuti nel resto della Galassia. In particolare, ci sono società specializzate nel vendere il vero amore e l’omicidio è liberalizzato.

 

L’ultimo (“La decima vittima”), che dà il titolo alla raccolta, è un altro esempio di futuro immaginato da Sheckley in cui la morte è, limitatamente, legalizzata. Aderendo a una certa associazione le persone ricevono una sorta di licenza di uccidere secondo una regola abbastanza semplice, per dieci volte possono essere il cacciatore, poi devono diventare la vittima. La vittima non sa chi sia il suo cacciatore.

 

Il premio del pericolo”, “L’armatura di flanella grigia”, “Pellegrinaggio alla Terra” e “La decima vittima” sono tutti esempi di un mondo in cui amore e morte sono stati mercificati e trasformati in intrattenimenti a pagamento. In questo Sheckley appare un precursore non solo di “Hunger games”, ma anche del film di Crichton del 1973 da cui è stata tratta la serie TV omonima “Westworld”. Nel 1965, quando Sheckley pubblicò la raccolta, probabilmente queste storie potranno essere apparse come pure fantasie, ma oggi, nel 2016, sentiamo che queste visioni sono ormai non troppo lontane dalla nostra realtà, in cui tutto è spettacolo.

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