Archive for the ‘musica’ Category

L’IMPORTANZA DI AMICIZIE E AMORI AI TEMPI DEL LICEO

La ragazza che non sapeva respirare le nuvoleLa ragazza che non sapeva respirare le nuvole” è un bel titolo. È il titolo del romanzo di Silvio Donà ed è il titolo di una canzone di una band musicale liceale con cui partecipano a un “contest” (così oggi chiamano le gare canore!). La canzone, a quanto si legge, deve essere bella, perché piace al pubblico, ma non c’è dato conoscerla. Il libro è un buon libro e questo posso dirlo avendolo letto. È un libro che ho letto tutto d’un fiato (e questo non mi capita quasi mai), sia perché è corto, sia perché si lascia leggere proprio bene e coinvolge, anche se non si hanno più sedici anni (o giù di lì) come i protagonisti.

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Silvio Donà

La ragazza che non sapeva respirare le nuvole” è una storia di amicizia e di amore adolescenziale ma anche una storia sulla difficoltà dei rapporti sociali, sulla difficoltà di vivere, così come può essere percepita da un adolescente, giacché è quella l’epoca e l’età in cui ci rendiamo conto che il mondo non è tutto rose e fiori e che non tutti sono nostri amici. È quella l’età in cui ci innamoriamo per la prima volta e questa sembra una cosa bella e grandissima ma può anche essere una cosa brutta e dolorosissima. E di questo ci parla, con voluta e giusta leggerezza, Silvio Donà, raccontandoci questa storia di musica, di ragazzi che s’incontrano e scontrano in band musicali che sono anche bande di amici e nemici, in cui da una parte stanno i “fighetti” e dall’altra gli “sfigati”, perché a quell’età queste sonio etichette che contano e a volte continuano a contare anche da adulti, quando non si è riusciti a crescere davvero, dato che molti, per lo e nostra sfortuna la maturità rimane solo una meta irraggiungibile ed è per questo che abbiamo ancora in giro tanti razzisti o gente con la puzza sotto il naso. Gente che non ha vissuto momenti come quelli descritti nel libro, che li abbia fatti crescere o che li ha vissuti ma non ha imparato nulla. Il protagonista invece impara e cresce e questo dunque è, con lievità, anche romanzo di formazione e crescita.

Non è la prima volta che leggo qualcosa di Silvio Donà. Anni fa lessi la sua distopia “Pinocchio 2112” che ci parlava dell’importanza dei libri e dell’amicizia. Un altro bel libro, perché Donà è davvero uno che sa scrivere. Da uno dei suoi libri, scritto assieme allo sceneggiatore Antonio De Santis è persino stato tratto il film “Mi rifaccio il trullo”.

Carlo Menzinger con due libri di Silvio Donà

IL TEMPO È UN’ALTRA COSA E I BUONI ROMANZI PURE

Un titolo come “Il tempo è un bastardo” ben si presterebbe per un romanzo di fantascienza o per uno esistenziale. Quello scritto dall’americana Jennifer Egan e che le è valso nientemeno che il Pulitzer per la narrativa (a ulteriore dimostrazione che i premi letterari, dal nobel in giù, spesso hanno poco significato) non appartiene certo alla prima categoria (nonostante un finale nel futuro) ma appartiene poco anche alla seconda, se non perché questa frase viene detta da un grassone in crisi che un tempo era stato una star del rock e che riesce a rifarsi su questo tempo bastardo, ritornando con successo in un grande concerto vent’anni dopo il proprio ritiro. Altri momenti “esistenziali” legati al tempo non li ho colti, anche se il ciccione non è il solo personaggio in crisi.

Jennifer Egan (Chicago, 7 settembre 1962) è una scrittrice statunitense. Oltre che per l’attività di scrittrice, la Egan è nota per le frequenti collaborazioni prestate per il New York Times Magazine. Ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa nel 2011 per l’opera Il tempo è un bastardo (A Visit from the Goon Squad).

La storia è ambientata soprattutto nel mondo del rock, del giornalismo musicale, dei punk. Parlare di “storia” però sarebbe un’ingiustizia verso quei romanzi che una storia la raccontano davvero, dato che qui abbiamo tanti frammenti di tante storie diverse, variamente collegate tra loro e distribuite in un largo arco temporale. Si passa dalla prima alla seconda alla terza persona. Ci sono parti in stili diversi e persino delle parti in power point (che avendo letto in TTS non sono riuscito a leggere)! Insomma, un po’ di sperimentalismo stilistico, di quello che se hai un buono sponsor può anche valerti qualche premio letterario e magari l’osannazione di qualche lettore, anche se ci sono di sicuro opere che si leggono più agevolmente e piacevolmente.

Sarà che pur essendo un romanzo, somiglia a una raccolta di racconti ed io preferisco trame con una loro unità, sarà che la varietà di stili confonde e dà una sensazione di frammentarietà, sarà che del mondo del rock, per giunta privo di star reali, me ne importa poco, ma leggendolo non vedevo l’ora di finirlo e passare ad altro. Non dico che mi abbia sempre annoiato, ma di certo non mi ha divertito o soddisfatto in alcun modo. E dire che negli Stati uniti è finito in molte classifiche dei migliori romanzi!

IL GIARDINIERE DISSOCIATO CHE VOLEVA SPARIRE E ATTRAVERSÒ DUE VOLTE IL MARE

Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? - Johan Harstad

Johan Harstad- Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?

Nell’epoca del protagonismo narcisistico, nel mondo in cui molti si venderebbero l’anima, se l’avessero, per un minuto in televisione ci sono alcune persone che non vogliono apparire, che non vogliono esser notate, che non vogliono essere al centro dell’attenzione.

Buzz Aldrin

Buzz Aldrin

Mattias, il protagonista di Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?, il primo romanzo di Johan Harstad, (pubblicato in Norvegia nel 2005 e in Italia nel 2008) è uno di questi. Mattias è fuori di testa. Mattias ha grossi problemi di socializzazione. Mattias è nato il 20 luglio 1969, mentre il primo uomo, Neil Armstrong, scendendo dalla navetta dell’Apollo 11 metteva il piede sulla Luna. Mattias è fissato con Buzz Aldrin, il secondo uomo ad aver camminato sul nostro satellite. Mattias crede che i secondi abbiano una vita migliore dei primi. Mattias non vuole essere primo in nulla. Mattias ha dei talenti, sa cantare benissimo, è un bravo giardiniere, ha un buon cuore, ma non vuole mostrarli. Non vuole cantare nella band del suo amico, non vuole essere intervistato, non riesce a darsi alla sua donna. Mattias accompagna il suo amico nelle Isole Fær Øer per un concerto e ci rimane. Cerca di far perdere le tracce di sé tra queste isole a nord della Scozia, disperse nell’Oceano tra Norvegia e Islanda.

Viene accolto da una piccola comunità, una via di mezzo tra una casa-famiglia e un micro centro psichiatrico. Ci si trova bene. Gli piace avere qualcuno che si cura di lui. La sua vita si è spezzata, ha perso la ragazza e il lavoro. In quelle isole ritrova se stesso, ma non riesce a sparire: si crea degli amici, gente un po’ strana ma cui vuol bene, che gli vuol bene. Diventa importante per loro. Questo lo preoccupa, ma pian piano si abitua. Quando decide di poter restare per sempre lì, il centro di accoglienza viene  chiuso. Guida allora gli altri “matti” a costruire una barca con cui evacuare e fuggire verso i Caraibi.

Johan Harstad

Johan Harstad

Romanzo, questo, che ci parla di uomini spezzati, romanzo che ci parla della Storia del nostro tempo (gli orrori della guerra in Bosnia e non solo, l’allunaggio e la vita di Buzz Aldrin), romanzo che mi messo una gran voglia di visitare le Isole Fær Øer, sebbene non ne dica quasi nulla di buono, così desolate che il tentativo di piantare alberi apparirebbe un’altra follia di Mattias, se non fosse che è proprio quello il lavoro che gli affida il Comune. Romanzo che mi ha fatto scoprire The Cardigans, anche se li presenta come un’ossessione di Sofia, l’amica ricoverata di Mattias, la donna senza nome, che si fa chiamare NN. Romanzo che ci mostra il debole filo che separa la normalità dalla pazzia, perché questi “ricoverati” non sono poi così diversi da tante persone che troviamo in giro nelle nostre città, perché non è chiaro se sia più pazzo chi cerca di essere al centro  dell’attenzione o chi vuol sparire.

Isole Fær Øe

Isole Fær Øe

Firenze, 19/09/2012

LEGGERE LE CANZONI DEL DUCA

Alladin Sane - David Bowie

Alladin Sane – David Bowie

Quando avevo circa un paio d’anni meno di mia figlia adesso (ha quasi 15 anni) uscirono “Low” e “Heroes”, due dei tre album berlinesi di David Bowie, frutto della collaborazione con Brian Eno. Grazie a questi dischi David Bowie entrò a far parte dei miei cantanti preferiti e ancora ora, a distanza di tanto tempo dal quel 1977, lo ascolto sempre volentieri.

Non mi era però mai capitato prima di leggere un libro su di lui. “Le canzoni di David Bowie” di Laura Gerevasi non è una biografia ma una sistematica descrizione e commento dei principali dischi di questo artista, esposti in ordine cronologico.

Dalla lettura del volume, ne emerge, comunque, un quadro piuttosto preciso della sua evoluzione artistica.

Devo dire che, di lui sapevo abbastanza poco. Non ricordavo più la sua collaborazione con Brian Eno e ignoravo quelle con John Lennon, Lindsay Kemp e Alan Parker, gli incontri con Andy Warhol e le esperienze con i Tin Machine.

Il libro non ne parla, ma Bowie ha cantato anche con Queen, Annie Lennox, Elton John, George Michael e molti altri.

David Bowie

David Bowie

Mi erano invece noti i suoi frequenti cambi di stile e di look, i suoi molteplici personaggi, che lo rendono quasi un “attore musicale”. Del resto, a parte il celeberrimo “L’Uomo che Cadde sulla Terra”, Bowie ha avuto varie esperienze cinematografiche. Più che una movie star, rimane però soprattutto una rock star, cosa assai diversa, perché un attore recita i propri personaggi, una rock star “è” il proprio personaggio, anche se questo muta spesso, come nel caso di Bowie o di Madonna.

Nel leggere questo piacevole volume (letto nel novembre del 2010), ero curioso di scoprire i testi delle sue canzoni, che conoscevo a malapena, perché anche quando ero ragazzino e ascoltavo la musica, badavo poco ai testi, soprattutto se erano in inglese. Di Bowie quello che era suggestivo era soprattutto la sua presenza scenica.

Che dire di questi testi? Alcuni, in effetti, sono banali (mi perdonino i fan). Altri sono ermetici. Altri ancora però hanno un certo tocco poetico. Anche in questo il Duca Bianco è mutevole.

In linea di massima sono di scarso valore le canzoni d’amore. Più intense quelle che parlano di Dio, della Morte e del Senso della Vita, forse i soli temi che davvero interessano a questo autore.

Esco da questa lettura, con la voglia di riscoprire Bowie. Di riascoltare gli album del 1977, comunque trai più significativi della sua produzione, ma anche di scoprire album più recenti come “Black Tie White Noise”, “The Buddha Of Suburbia”, “1.Outside”, “Heathen” o approfondire l’ascolto dei più antichi “Space Oddity”, “The Rise and Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars”, “Aladdin Sane”, “Diamond Dogs” e magari anche “Young Americans” o “Let’s Dance” (di cui non serbo un gran ricordo).

Soprattutto, mi è venuta voglia di ripercorrere la sua carriera non solo leggendone i testi (presenti nel volume per estratto, in originale con traduzione), ma anche ascoltandoli uno per uno. Magari ripescando anche i vecchi video.

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