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AVVENTURE SULLE PERIGLIOSE STRADE TOSCANE

20° Puntata -UN LIBRO CON TE - YouTubeKiller on the road” (Porto Seguro, 2018) è un thriller di Patrizia Torsini (già autrice di “Acqua alla gola”), che partendo dalla testimonianza casuale da parte di due ragazzi di un duplice omicidio, ci porta in un giro per la Toscana che è un po’ anche romanzo “on the road”, se non fosse che il viaggio si snoda nel mondo del narcotraffico, della prostituzione e del riciclaggio di denaro.

Del romanzo “on the road” mantiene, però, gli incontri casuali, la scoperta di nuove amicizie e nuovi amori, nonché di un territorio che, qui, è la Toscana, dove il mistero dei suoi antichi abitatori, gli etruschi, aleggia sullo sfondo con piccole suggestioni fantascientifiche. La Toscana che ci mostra non è quella di Firenze e dei centri turistici più noti, ma è tutta da scoprire. Questo secondo romanzo della Torsini è anche occasione per sottolineare alcune problematiche ambientali come il progetto di cementificazione della Val di Lima, contro cui si battono alcuni Amazon.it: Killer on the road - Torsini, Patrizia - Libripersonaggi. Tra le pagine ritroviamo una grande passione dell’autrice: il kayak.

Il titolo si ispira a una canzone dei Doors che ritorna ossessiva nella mente di uno dei protagonisti.

La storia si dipana da Prato verso Lucca e sorprende un po’ vedere una Toscana così “pericolosa” e malata, ma, in fondo, se la fantascienza può e deve far atterrare i dischi volanti a Lucca, perché il thriller non dovrebbe far parcheggiare i narcotrafficanti a Prato?

Patrizia Torsini ha pubblicato in questi giorni il nuovo, terzo, romanzo “L’importanza di chiamarsi Bloody Mary”.

IL RAZZISMO: PARANOIA O CALCOLO POLITICO?

Mein Kampf. La mia battaglia - Adolf Hitler - Libro - Mondadori StoreUn personaggio del XX secolo che ha influenzato la Storia in modo radicale è senza ombra di dubbio Adolf Hitler. Costui ha portato all’Europa e al mondo la più devastante di tutte le guerre e lo sterminio di un intero popolo. Il suo operato è stato il tema forse trattato più spesso dagli autori ucronici, sia per la nostra vicinanza temporale alla Seconda Guerra Mondiale, sia per la profonda trasformazione che un uomo solo ha potuto operare sugli eventi e per la possibilità di generare universi alternativi. Gli autori ucronici si chiedono soprattutto due cose: come sarebbe oggi il mondo se i tedeschi avessero vinto la guerra e come sarebbe se Hitler non ci fosse mai stato o non avesse portato la Germania e il mondo alla guerra.

La più celebre di tutte le allostorie è “La svastica sopra il sole” di Philip K. Dick, in cui la Germania e il Giappone si sono spartiti l’America. Anche in “Fatherland” di Harris, la Germania ha vinto. Il nostro Pierfrancesco Prosperi in “Il 9 maggio” immagina invece la morte prematura del Führer. In un mio racconto (“Il pittore di Branau”) presente in “Ucronie per il terzo millennio” (Liberodiscrivere Edizioni, 2007) immagino che Hitler sia meno sfortunato che nella realtà nelle sue mire artistiche e non venendo bocciato alla scuola d’arte, si dedichi a questa piuttosto che alla politica. Ironico è il ritorno dei nazisti di “Iron sky”. Credo, che tra i possibili scenari sia interessante ipotizzare anche una Germania, magari guidata da un altro Führer, che si fosse accontenta di annettere Austria e Polonia.

Mi chiedo, però, se davvero oggi, qualora Hitler non ci fosse stato, avremmo avuto un mondo migliore. Non sempre eventi negativi, infatti, possono avere ripercussioni negative o eventi positivi averne di altrettanto positive. Quando si manipola la Storia, i suoi effetti possono essere imprevedibili e contrari a quelli attesi. Stephen King in “22/11/’63”, per esempio, immagina che, riuscendo il protagonista a salvare Kennedy, il mondo sprofondi in una sconvolgente guerra nucleare, idea poi ripresa anche dalla serie TV “The Umbrella Academy”. Immaginare che un uomo “buono” possa migliorare il mondo è un’illusione. Potrebbe, infatti, non avere le capacità di evitare eventi catastrofici. Così, io credo, il fatto di avere avuto una guerra terribile come la Seconda, ci ha dato poi, in Europa, un periodo di pace che probabilmente non avremmo avuto mai. Lo sterminio degli ebrei, nel suo orrore, ci ha vaccinato, almeno per un po’, dalle tentazioni razzistiche. Purtroppo, la gente ha la memoria corta e pare che gli insegnamenti di una simile follia, si stiano già perdendo.

 

Per meglio comprendere questo personaggio e cosa abbia spinto un intero popolo a seguirlo nella sua follia, credo Mein Kampf. La mia battaglia - Adolf Hitler - Libro - Mondadori Storesia importante leggere il suo programma politico “Mein Kampf”, un volume del 1925 in cui Hitler racconta della sua ascesa al potere, delle motivazioni delle sue scelte, delle possibili alleanze per la Germania. La sua preoccupazione è fornire la Germania di più ampi territori, per renderla in grado ci competere con le grandi potenze dell’epoca, soprattutto Inghilterra e Francia. Nell’ultima parte immagina soluzioni, che nello spirito del tempo non possono che essere di carattere bellico, mediante accordi militari, individuando come possibili alleati Inghilterra e Italia e come avversario principale la Francia, che si era impossessata delle miniere della Ruhr. L’ipotesi di allearsi con il Giappone, sebbene non sia un popolo ariano, viene ventilata come alternativa. All’Italia rimprovera l’annessione dell’Alto Adige. Sarà dunque la difficoltà di avere un appoggio britannico a portare agli sviluppi storici che ben conosciamo.

Fin qui, potrebbe parere il testo di un politico come tanti, figlio del suo tempo. Lo stesso valga per i discorsi sulla selezione dei funzionari di partito, dando loro responsabilità e premiando i più meritevoli.

Centrale, però, in “Mein Kampf” è l’ossessione paranoica per il complotto giudaico, che si starebbe attuando, udite, udite, mediante l’istigazione dell’ebreo Karl Marx, volta a dividere i proletari tedeschi dal loro Paese e mediante un’opera di sobillazione, da parte degli ebrei, di cattolici e protestanti, portandoli a litigare tra loro sino a dividere la Nazione, come se cattolici e protestanti non litigassero già abbastanza per conto loro.

Ovviamente non si limita prendersela con questi fantomatici cospiratori ma anche con i giovani ebrei dalle gambe storte che seducono bionde ragazze ariane imbastardendo la fiera razza tedesca.

Non penso, però, che fosse solo paranoia. Hitler penso credesse in buona parte in simili stupidaggini, ma da politico arguto le usava come strumenti di propaganda. È più facile unire un popolo dandogli un nemico da combattere che spingendolo a costruire qualcosa. Hitler, in realtà, farà entrambe le cose, muovendo la gente con il sogno di una Grande Germania. Nella scelta di prendersela con gli ebrei c’è anche la componente religiosa, che permette di mostrare i nazionalsocialisti come paladini di Dio. Anche in “Mein Kampf” compare qualche accenno alla difesa della fede cristiana. In Europa, secondo Hitler, nessuno si oppone adeguatamente alla minaccia di carattere internazionale rivestita dagli ebrei. I soli a opporsi in qualche modo, scrive, sarebbero gli Italiani.

Il volume nel mondo è stato spesso soggetto a censura da parte di governi di sinistra, ma forse a doverlo censurare dovrebbero essere quelli di destra, che, con parole e vittime diverse, spesso portano avanti discorsi altrettanto folli e che dovrebbero vedere negli sviluppi storici i rischi di affermazioni politiche prive di fondamento.

Tutto dipende da quanto la popolazione li segua, ma la Storia ha dimostrato che anche un paranoico può essere in grado di contagiare con la sua follia un’intera nazione.

Da leggere per capire che cosa successe e che cosa tutt’ora accade.

L’UOMO CHE VISSE DUEMILA ANNI E TORNO’ INDIETRO DA SUA MADRE

Quando scrivo un romanzo, di solito sono convinto di realizzare un’opera nuova, qualcosa che non sia mai stato scritto prima. La storia che sto scrivendo ora era nata come una riscrittura dell’Apocalisse di Giovanni e si è trasformata poi nella vita eterna di Lazzaro, quello fatto risorgere da Gesù.

Capirete quindi la mia curiosità quando mi cadde l’occhio su un titolo che mi faceva pensare al mio protagonista: “Lazarus Long, l’immortale” (“Time enough for love”, 1973), dove il cognome pareva già una premessa di anticipazione di quel stavo scrivendo e il seguito del titolo lo confermava! Andai allora a ricercare la trama:

“Lazarus Long, il Capostipite, è l’ultimo sopravvissuto dei componenti originari delle Famiglie Howard, un gruppo di persone che tramite selezione genetica e tecniche di rigenerazione biologica ha aumentato di molto la propria aspettativa di vita. Siamo nel 4272 e l’umanità ha colonizzato l’intera galassia, anche grazie al contributo di quest’uomo, che nelle sue molte vite si è spesso spinto oltre le nuove frontiere, rendendolo una leggenda vivente.” Queste le prime parole della trama secondo wikipedia. Sufficienti a farmi tirare un respiro di sollievo: storia ben diversa dalla mia.

Ugualmente, il fatto che questo Lazarus abbia vissuto duemila anni, mi ha indotto a leggere al più presto il romanzo. Una precisazione: Lazarus non ha molte vite come scrive wikipedia, ma una lunga vita di cui vengono raccontati alcuni episodi.

L’autore è nientemeno che l’americano Robert Anson Heinlein (Butler, 7 luglio 1907 – Carmel-by-the-Sea, 8 maggio 1988), uno dei massimi autori della fantascienza classica e il testo è considerato il suo testamento letterario. Si colloca alla fine del ciclo di opere sulla cronologia del futuro ed è anche il romanzo più lungo di Heinlein.

L’ho letto, ovviamente, con interesse e abbastanza con piacere, anche se non mi ha entusiasmato, soprattutto per la sua frammentarietà, essendo, di fatto, una raccolta di racconti ambientati in vari periodi della vita di Lazarus. Quando, poi, per dimostrare la saggezza di questo matusalemme del futuro Heinlein comincia a elencare aforismi a volte reazionari, mi ha piuttosto disturbato. Se è questo il suo “testamento”, mi pare poca e triste cosa.

Eccone qualche aforisma a caso:

L’uccisione di un anarchico o di un pacifista non dovrebbe essere considerala «omicidio» in senso legale.Amazon.it: Lazarus Long, l'immortale - Heinlein, Robert A ...

Nel caso dei «naturalisti» questo odio è comprensibile: sono tipi poco amabili. Ma l’odio è un’emozione troppo forte per provarla nei loro confronti: meritano al massimo pietà e disprezzo.

Un «maschio pacifista» è una contraddizione in termini. Quasi tutti i sedicenti «pacifisti» non sono pacifici; assumono semplicemente colori falsi. Quando cambia il vento, innalzano la bandiera pirata.

La specializzazione va bene per gli insetti.”

Guardati dall’altruismo. È basato sull’autoinganno, radice di tutti i mali.”

Scrivere non è una cosa di cui ci si debba necessariamente vergognare… ma fallo in privato, e dopo lavati le mani.”

Se l’universo ha uno scopo più importante di portare a letto la donna che ami e di fare un bambino con la sua entusiastica collaborazione, io non l’ho mai saputo.”

Ogni volta che le donne hanno preteso l’eguaglianza assoluta con gli uomini, hanno finito invariabilmente per ritrovarsi nei guai. Ciò che sono e ciò che possono fare le rende superiori agli uomini, e la loro tattica giusta consiste nel pretendere privilegi speciali, tutti quelli che possono ottenere. Non dovrebbero accontentarsi mai dell’eguaglianza. Per le donne, l’eguaglianza è un disastro”.

La storia registra qualche caso in cui la maggioranza avesse ragione?

La visione molto americana di un progresso inevitabile, nonostante momenti di crisi e di regresso, associata al concetto di miglioramento della razza umana nelle sue caratteristiche di longevità e salute sono portanti nella visione che sostiene questo romanzo

 

Time Enough for Love: The Lives of Lazarus Long: Amazon.it ...Tra tante affermazioni reazionarie, però, se ne possono trovare anche alcune su cui riflettere:

Non danneggiate i vostri figli rendendo loro facile la vita.”

Non sottovalutare il potere della stupidità umana.”

In una discussione in famiglia, se salta fuori che hai ragione tu… chiedi subito scusa!

Non spaventare mai un piccolo uomo. Ti ucciderà.”

La differenza tra la scienza e le discipline confuse è che la scienza richiede il ragionamento, mentre le altre discipline richiedono soltanto erudizione.”

È possibile che la percentuale delle puttane oneste e competenti sia superiore a quella degli idraulici e molto superiore a quella degli avvocati. Ed enormemente superiore a quella dei professori.”

La competenza in un campo non si estende in altri campi. Ma spesso gli esperti la pensano così. Più il loro campo di competenza è ristretto, e più è probabile che la pensino così.”

Se «tutti sanno» che una cosa sta così, allora non sta così per niente: puoi scommetterci diecimila a uno.”

Si possono fare impazzire gli animali mettendone troppi in un recinto troppo piccolo. L’Uomo sapiens è l’unico animale che lo fa volontariamente a se stesso.”

 

Comunque, non temete, si tratta di un vero romanzo e non di una collezione di aforismi, che sono solo degli intermezzi tra le varie storie.

Del mondo futuro Heinlein cerca di mostrare soprattutto la differente morale di una società in cui il sesso sia libero (“La seconda nozione in ordine di assurdità è che l’accoppiamento sia peccaminoso in se stesso”), con famiglie allargate e serene, una nudità disinibita, liberi incesti. Su quest’ultimo punto insiste particolarmente, sia, per esempio, con l’episodio dei gemelli allevati per accoppiarsi tra loro con la lunga disquisizione statistico-genetica sui rischi di accoppiamento da consanguinei, sia con il viaggio nel tempo e l’incontro con la propria madre, con cui il protagonista, affetto da un non dichiarato complesso di Edipo, si innamora e vorrebbe fare sesso.

Tra i racconti sono privilegiati quelli ambientati nel tempo reale (ovvero non nel futuro dell’autore), percui non abbiamo una vera e completa visione sul futuro immaginato dall’autore. Nell’ultima parte l’eternamente giovane Lazarus, per esempio, ritorna sulla Terra nel 1917, per assistere alla propria infanzia e incontrare i propri genitori. Nella prima Lazarus ricorda come fosse diverso guidare un aereo nel XX secolo, ma poco capiamo di come si guidi nel 4272 (2200 anni dopo la stesura del romanzo, immagino).

Lo sguardo sul mondo e la società è marcatamente americano e risente dell’epoca storica post-1968, in cui fu scritto, gli aspetti tecnico-scientifici del futuro descritto non presentano particolare originalità al punto che considererei l’opera essenzialmente fantascienza sociologica.

RACCONTI E POESIE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

L’ultima mia pubblicazione “in solitaria” risale a ottobre 2019 ed è l’antologia di racconti distopici “Apocalissi fiorentine” (Edizioni Tabula Fati).

Da allora, ho però partecipato a varie antologie e riviste.

Essendo appena usciti due nuovi racconti sulla rivista Prospettive.Ing, mi stavo chiedendo quali e quanti fossero. Ho pensato allora di fare questo post per riepilogarli.

 

Sono usciti su carta questi racconti:

 

  1. Ing – People Management – Risorse umane – Dicembre 2019
  2. Fiorentini per sempre – a cura di Paolo Mugnai (edizioni della sera) – Il mare a Firenze – Febbraio 2020
  3. Ing – Coordinating with others – I simbionti di Fruchtbar – Marzo 2020
  4. Ing – Coordinating with others – Gli Uguali – Marzo 2020
  5. Fate, pandafeche e mazzamurelli (Edizioni Tabula Fati) – Spirito di Lupo – Giugno 2020
  6. Voci dall’esilio – I pandemici – Circolo Letterario Banchina – La maschera filtrante – Giugno 2020
  7. Voci dall’esilio – I pandemici – Circolo Letterario Banchina – L’ultimo respiratore – Giugno 2020
  8. Ing – Emotional Intelligence – Grifoni Emozionali – Luglio 2020
  9. Ing – Emotional Intelligence – Come un sol uomo – Luglio 2020

 

Sono poi usciti sul web i seguenti racconti:

  1. La maschera filtrante
  2. Capodanno 2021
  3. L’ultimo respiratore
  4. L’untrice di Rifredi
  5. Sogno mascherato
  6. Gli amici di Charlie Brown
  7. In quanti siamo rimasti
  8. I più stupidi
  9. Sicurezza
  10. Nulla di nuovo
  11. Il cliente
  12. Inferno venturo

 

E le seguenti poesie:

  1. Piove
  2. Noé naufrago
  3. Primavera
  4. Nuvole
  5. Il mar femmineo e io
  6. Viaggio nel Mediterraneo
  7. Imamiah
  8. Annegare il fuoco
  9. Verranno giorni di fuoco e di passione

Tralascio qui articoli e recensioni, altrimenti la lista si farebbe troppo lunga. Spero di non aver dimenticato nulla.

 

Dovrebbe poi uscire a breve con Tabula Fati il mio racconto “Gli Anni del Ferro e del Fuoco” nell’antologia “Sparta ovunque” che comprende sette racconti di altrettanti autori, ambientati nel mondo ucronico della mia saga “Via da Sparta”.

 

Sempre con Tabula Fati, in autunno, dovrebbe uscire in un’antologia il racconto “Supposte ucroniche”.

 

Per l’autunno dovremmo avere, poi, l’uscita dell’antologia del GSF – Gruppo Scrittori Firenze sugli anni di Firenze Capitale, che conterrà il mio racconto storico su Stibbert “Il collezionista inglese”.

 

Segnalo che I simbionti di Fruchtbar e Grifoni Emozionali fanno parte di una serie di racconti ambientati sul lontano pianeta Fruchtbar, mentre Gli Uguali e  Come un sol uomo sono ambientati nell’universo ucronico di “Via da Sparta”, come i sette racconti di “Sparta ovunque”. Altri racconti delle due saghe usciranno su Prospettive.Ing nel corso del 2020.

Il mare a Firenze, invece, è il cinquantunesimo racconto che si aggiunge ai 24 di “Apocalissi fiorentine” e ai 26 di “Quel che resta di Firenze” (in via di pubblicazione).

 

Vedremo se mi riuscirà di pubblicare altro prima del 2021!

 

ITALIANI NELLO SPAZIO

UN LIBRO CON TE CON MARIO RAGIONIERI 16 ottobre 2019 - YouTubeChi legge poca fantascienza tende spesso a confonderla con la space opera (l’epopea spaziale o epica spaziale) che, in realtà ne sarebbe solo un sottogenere, ambientato tipicamente nello spazio esterno, caratterizzato dall’avventura romantica e spesso melodrammatica con viaggi interstellari e, non di rado, battaglie spaziali, in immensi universi spesso dominati da imperi galattici (come ci spiega wikipedia). La fantascienza offre molti altri scenari.

Nell’ambito della space opera appare assai frequente l’incontro con alieni umanoidi. Basti pensare alla celeberrima saga Star Trek o a Star Wars (seppur caratterizzata da una maggior varietà di tipologie aliene).

Personalmente credo altamente improbabile incontrare alieni antropomorfi. Sono certo che la natura ha molta più fantasia di noi e dubito che eventuali razze intelligenti abbiano fattezze simili alle nostre. Dubito anche che le razze intelligenti debbano diventare per forza razze tecnologiche. Come ho già scritto penso, anzi, che le specie tecnologiche siano condannate a una brevissima esistenza, cosa che le rende particolarmente rare.

Mario Ragionieri, fiorentino della scuderia di Porto Seguro, è un autore assai prolifico ma che si diletta abitualmente nello scrivere corposi saggi storici sugli ultimi secoli. Lessi, per esempio, un suo studio sui rapporti tra Togliatti e Stalin.

Tra un saggio e l’altro, Ragionieri si dedica talora anche alla fantascienza, di cui si professa cultore.

Ho letto così il suo “Viaggio nel cuore del sistema di Antares” (Porto Seguro Editore, Ottobre 2018) che rientra appunto nella space opera con alieni antropomorfi.

Il romanzo ha molto di Star Trek o di Spazio 1999, con il continuo passare di questa nave da esplorazione da un mondo sconosciuto all’altro, incontrando ogni sorta di ominidi, da quelli tecnologicamente evoluti a quelli che vivono come cavernicoli. Certo le differenze tra loro e noi non sembrano essere molte, se ogni tanto nasce persino qualche rapporto erotico. Più che far l’amore, i nostri astronauti direi però che pensano a far la guerra. Su ognuno dei numerosissimi mondi visitati non mancano occasioni per sparatorie, incendi (strano nello spazio vuoto!) e scontri di ogni tipo con armi laser o di altro genere.

Come Ragionieri ricorda ripetutamente, la nave spaziale è armatissima e si trova assai spesso coinvolta in pesanti Viaggio nel cuore del sistema di Antaresscontri militari con varie razze aliene. Siamo nel 2287 e l’umanità è ormai in grado di padroneggiare i viaggi nell’iperspazio, anche se spesso vediamo i nostri esploratori muoversi alla velocità di 70.000 chilometri al minuto tra un pianeta e l’altro, affrontando ominidi cannibali o variamente aggressivi. Sebbene gli umani cerchino sempre di lanciare messaggi di pace, lo fanno assai goffamente, come quando bombardano, a mo’ di saluto, una nave aliena, facendola oscillare pericolosamente e poi si stupiscono che il loro saluto sia confuso con un atto ostile.

Ho più volte scritto (a proposito, per esempio, de “L’enigma di Pitagora”, “Fantaetruria” o “Apocalissi fiorentine”) che gli autori italiani di fantastico dovrebbero cercare di ambientare le loro storie nel proprio Paese. Ragionieri è andato oltre questo proposito. Su questa nave i personaggi hanno tutti nomi italiani (il protagonista si chiama Mario come l’autore): insomma, sembrerebbe che l’autore, patriotticamente, immagini che tra 267 anni avremo un’Italia superpotenza spaziale! Se gli italiani già ora si possono incontrare in ogni parte del pianeta, sembrerebbe che in questo futuro saranno ovunque nella Galassia! Italia ovunque! (per parafrasare il titolo di un’antologia cui partecipo, di prossima pubblicazione). E mi viene in mente il film “Fascisti su Marte” (2006) di Corrado Guzzanti e Igor Skofic.

E voi che ne dite? Credete negli alieni antropomorfi? Ci saranno italiani fuori del sistema solare?

UNIDENTIFIED BURIED OBJET (U.B.O.)

Stephen King - Wikipedia

Stephen King

Pare che nell’antichità, per esempio in Grecia, fosse normale bere il vino annacquato. Io non sono né un appassionato, né un esperto di vini, ma credo che annacquare un buon vino, un po’ lo uccida.

Ci sono vigne che di norma producono vini pregiati. Una di queste, in letteratura, si chiama Stephen King. Difficilmente un libro scritto da lui non ha qualcosa di buono, anzi di norma sono ottimi. A volte gli autori di successo, però, pare che scrivano come se fossero pagati per numero di pagine (temo che spesso sia così). Avviene dunque che quando hanno una buona idea, invece di offrirla ai lettori pura e perfetta, si sentono in dovere di annacquarla. Temo sia questo il caso di “Le creature del buio” (“The Tommyknockers”, 1987) di Stephen King (Maine, 21/09/1947).

La buona idea alla base è: che cosa fareste se trovaste un’antica astronave aliena sepolta in giardino. A quest’idea ne accompagna un’altra altrettanto buona: immaginate che dopo migliaia di anni l’astronave sepolta, questo oggetto che avrei chiamato Unidentified Buried I grandi vini italiani: il Chianti - la RepubblicaObjet (U.B.O.), sia ancora attivo, praticamente vivo, anche se i suoi passeggeri paiono morti. Giusto un grande come King poteva aggiungere la terza idea: man mano che l’astronave viene disseppellita, comincia ad agire sui corpi e sulle menti delle persone dei dintorni, ovvero del paesino di Haven. La gente diventa molto abile con la tecnologia e la scienza, ma nel frattempo perde l’aspetto umano.

Fin qui un’ottima base per una storia di fantascienza con una certa originalità e con qualche elemento horror (già, King lo considerano un autore horror, ma anche qui per me siamo molto di più dalle parti della fantascienza e, come ho già scritto spesso il Re del Maine è assai di più). C’è anche molto altro di buono nel romanzo, come, per esempio, il rapporto tra i due protagonisti Bobby Anderson e Jim Gardener, il bambino che fa sparire il fratello, spedendolo su un altro mondo tramite un portale spazio-tempo da lui stesso creato, e impazzisce, l’idea di alieni tecnicamente evoluti ma incapaci di comprendere la scienza, le orde di persone mutate che inseguono Gardener e varie altre cose.

Di cattivo c’è l’acqua! Tanta acqua in cui le idee buone affogano. Troppe pagine. Troppe digressioni. Certo non siamo ai livelli di prolissità di un Dostojewski, ma qui l’autore vien meno a una regola di scrittura che se non ricordo male fu profferita dallo stesso King: “non ci sia una sola pagina in cui non succeda qualcosa”. Diciamo che qualcosa, in effetti, nelle pagine di King succede sempre, anche in queste, ma in alcune pagine de “Le creature del buio”, quel che succede non è particolarmente interessante o utile alla trama.

Pazienza. È stata comunque una bella lettura e di certo non mi ha scoraggiato dal leggere altro del Re, ma non lo consiglierei come primo libro a chi non lo ha mai letto o non ha mai letto fantascienza. Buono soprattutto per chi ama il vino annacquato. Personalmente preferisco i sapori forti cui la vigna del Re mi ha abituato.

 

C’È ANCORA SPERANZA PER LA TERRA?

Premiazione 2018 – Premio Sergio MaldiniGianni Marucelli è stato dirigente nazionale della più antica associazione ambientalista italiana, Pro Natura, ed è tuttora presidente della sessione di Firenze. Nei suoi scritti traspare spesso questa sua passione e attenzione per l’ambiente, come ebbi modo di evidenziare anche commentando il suo romanzo “L’isola del muflone azzurro” (Betti, 2019).

Questa attenzione traspare anche nella precedente antologia “Undici novelle per l’ora del tè e altri racconti” (Liberodiscrivere, 2012) e Marucelli lo dichiara proprio all’inizio “la vera passione della mia vita: l’amore per la natura, per la Madre che accomuna tutti gli esseri viventi su questo piccolo pianeta, sperduto nel gran vortice della galassia”.

 

Colpisce, innanzitutto, l’uso del termine “novelle” nel titolo. Il volume è, infatti diviso in due parti, le “undici novelle per l’ora del tè” e i racconti di “Domani accadrà?”.

Ho trovato questa distinzione tra i due termini:

la novella è incentrata su un avvenimento o su un personaggio e presenta una struttura rigida (inizio-sviluppo-conclusione); il racconto è caratterizzato da uno sviluppo più libero e dà importanza, più che alla vicenda, all’ambiente in cui i personaggi agiscono e ai loro stati d’animo ed emozioni.

Non saprei dire se la differenza tra la prima e la seconda parte del volume coincida con questa e credo, anzi, che la differenza tra novella e racconto non sia comunemente nota e si tenda a usare indistintamente i due sostantivi, con la differenza che il termine “novella” appare più antico e forse desueto. Non per nulla Marucelli lo ha accostato a “l’ora del tè”, altro concetto che rimanda a tempi passati.Nessuna descrizione della foto disponibile.

Ebbene, in effetti, se la prima parte contiene storie spesso ai limiti della fiaba o su tematiche religiose, la seconda, quella dei racconti, appare più moderna, è puntata verso il futuro e ha spesso toni fantascientifici.

 

Si comincia con “Vangelo apocrifo”, che ci restituisce un quadretto familiare della famiglia di Gesù ancora tredicenne con al centro la sua capra, lanciando un messaggio quasi francescano di rispetto per gli animali.

Con “La luna e la rosa” ci si sposta a Granada, ai tempi dei mussulmani e si segue la vicenda di un’insolita rosa bianca.

Assai emozionante è la lunga novella “Giuliana”, in cui una seduta spiritica fatta per gioco da un gruppetto di amici, li segnerà per sempre.

La “Storia della pietra verde” è praticamente una fiaba e, nel contempo, una toccante storia d’amore.

In “Tre colpi di fucile” troviamo grande protagonista la natura, personificata in un astuto vecchio camoscio.

Ne “L’uomo di parola” il suggestivo incontro sulle montagne rivela una sorpresa paranormale.

In “Christmas’ cat” sarà una gatta a risolvere una difficile e pericolosa situazione.

In “Tutte quelle che ho posseduto” il protagonista nel confessionale si prende gioco del prete e, forse un po’, del lettore.

In “Faust a San Silvestro” sarà di nuovo un gatto, anche se di proporzioni immani, a risolvere un patto mefistofelico.

Ancora gatti troviamo in “Fata Dorina e i suoi angeli”, con una disgrazia vista attraverso gli occhi dei felini e anche questa volta, da loro stessi risolta.

In “Rondine d’autunno” sarà, invece, un bambino con la sua mamma a salvare una piccola rondine e forse qualcos’altro.

Con “Psiconatura” inizia la seconda parte del volume, quella futuristica. In questo racconto, scritto alla fine degli anni ’70, l’autore aveva già immaginato la realtà virtuale, come soluzione per vivere nella natura in un mondo distopico in cui questa è stata distrutta.

Ne “La querce e lo scultore” abbiamo il superamento, grazie agli alberi, di un’analoga distopia, che prima li aveva fatti sparire.

In “Stille nacht”, in un mondo devastato del futuro, sopravvive l’abitudine a fare un presepe, anche se non se ne ricorda più il senso e si cantano ancora, senza capirle, le parole di un’antica musica di Natale.Undici novelle per l'ora del tè e altri racconti - Gianni Marucelli - copertina

Ne “Il gatto” (ancora una volta questa bestiola è protagonista) l’umanità ventura vive sottoterra, in un mondo senza altri animali che i ratti. Una bambina sogna e deifica l’idea di Gatto, come difensore dagli imperanti ratti.

Infine, con una nuova nota di pessimismo, l’antologia si chiude con il volo di Anghelos, messaggero da mondi lontani de “La buona novella”, che non trova nessuno sulla Terra cui portare il proprio messaggio di speranza.

Nel complesso speranza e irritata rassegnazione si alternano in questa raccolta, ma la scelta di porre i mondi distopici alla fine non appare solo di tipo cronologico, descrivendo il futuro, quanto indice di un pessimismo, quanto mai giustificato, verso l’irresponsabilità dell’uomo verso il piccolo pianeta che abbiamo la ventura di abitare.

 

Di recente il volume è stato recensito anche da Massimo Acciai.

 

LA GESTIONE DEI VAMPIRI NEL COMUNE DI ROMA

Pierfrancesco Prosperi

Pierfrancesco Prosperi

Pierfrancesco Prosperi, classe 1945, è autore di tutto rispetto, che pubblica ormai da quasi dodici lustri (dal 1960), con al suo attivo numerosissimi romanzi, oltre 140 racconti apparsi sulle principali testate e antologie del settore (Urania, Galassia, Oltre il Cielo, Robot, I romanzi del Cosmo, Futuro, Futuro Europa, Interplanet) oltre che su vari quotidiani, e tradotti più volte all’estero e un’attività di soggettista e sceneggiatore di signori fumetti come “Topolino”, “Martyn Mistére”, “Intrepido”, “Il Monello”, “Zona X” e altri.

Il suo genere prediletto è l’ucronia, ma spazia in molti campi del fantastico, compresa la fantascienza.

Ne leggo ora questa insolita satira politica che è “Vlad 3.0”, sottotitolo “I vampiri di Roma” (Porto Seguro Editore, 2019), impreziosita grazie a un’attenzione alla storia, tipica di un autore di ucronie, si pensi, per esempio, alla scelta di Ariccia come rifugio per i Signori della Notte e all’interessante digressione sulla storia della cittadina e del suo ponte.

Con “Vlad 3.0Prosperi scherza con il romanzo gotico, riprendendone gli stereotipi sui vampiri e ridicolizzandoli con la loro trasposizione in ambiente romano, e, nel contempo, crea una spassosa satira della burocrazia, corruzione, rissosità e incompetenza dei politici nostrani, mostrandoci tutte le debolezze dell’amministrazione capitolina, quale che ne sia il colore politico. I riferimenti sono spesso reali, sia ai luoghi dell’urbe, sia ai partiti politici che la popolano. Solo i nomi dei politici e le loro azioni sono inventate.

La divertente idea di base è che i vampiri decidano di immigrare nella capitale e di stabilirvi la loro base, lasciando Romania e Transilvania. Ne nascono  problemi su come difendersi dalla loro violenza, sul loro riconoscimento come cittadini italiani, su come gestirne il pensionamento (dato che sono quasi immortali), e come garantire loro altri diritti. Si scontrano fazioni politicamente trasversali di personaggi pro e contro i vampiri. Dietro ogni tematica, sono evidenti temi centrali del dibattito politico attuale.

Ed ecco che Prosperi ci mostra un surreale capitolato di gara per assegnare a una ditta la devampirizzazione, ecco i proclami dei vari partiti, ecco gli articoli di giornali. E tutto questo con i vampiri divisi, alla “Twilight”, tra cattivi e buoni (che si nutrono di MetaSangue, sangue sintetico, un po’ come ne “Il Settimo Plenilunio” che scrissi anni fa con Simonetta Bumbi, tema poi ripreso da Calamandrei con “Sangue gratis”). C’è anche qui la figlia del protagonista che (come la Bella della Meyer) si innamora di uno dei vampiri (ovviamente di quelli buoni).

L’autore cita (pag. 36, per esempio) e dimostra concretamente di ben conoscere la letteratura gotica dal “Dracula” di Stoker alle creature di Matheson, King, Barker, Polidori, Rice, Newman, ma anche la produzione cinematografica di serie B che ne è derivata, creandone una rivisitazione che non potrà non deliziare gli appassionati del genere che vi rivedranno molti stereotipi ridisegnati con delicata fantasia, basti pensare a una delle prime apparizioni dei vampiri nel romanzo, che, in un quadretto che mi è parso delizioso, arrivavano fluttuando a mezz’aria e “tenevano le braccia leggermente sollevate, piegate vicino al busto, con le dita delle mani riunite a punta e dirette in basso. Come coniglio o marmotte sollevati sulle zampe posteriori”.

Esaminando le ragioni del successo del fenomenoTwilight” avevo immaginato che  l’adolescente sentendo un altro Vlad 3.0 - Porto Seguro Editorese stesso che gli cresce dentro, avesse inconsciamente paura del sé adulto, vedendolo come qualcosa di separato dal proprio io attuale, in qualche modo mostruoso, portandolo a identificarsi nel vampiro o, meglio, nel licantropo: ora sono così, mi vedi così, ma dentro sono diverso, domani potrei essere un altro.

Anche in questo romanzo di Prosperi i giovani cadono più facilmente di altri preda dei vampiri, attratti dal loro fascino trasgressivo, ma “Vlad 3.0” mira a far divertire, riflettere sul malfunzionamento delle nostre amministrazioni più che interrogarsi sulle pulsioni adolescenziali e fare riflessioni sulla natura umana, l’immortalità, la violenza dentro ciascuno di noi. Un umorismo più legato alla nostra realtà amministrativa che all’assurdità del vampirismo, come, per esempio, in serie comiche come la neo-zelandese “Vita da vampiro – What We Do in the Shadows” di Taika Waititi e Jemaine Clement in cui, pure, troviamo vampiri alle prese con i problemi della vita quotidiana.

 

Di “Vlad 3.0.” ha scritto anche Massimo Acciai su I Segreti di Pulcinella.

MARILYN MONROE, OLTRE IL GIALLO E IL NOIR

Il giallo, il noir e Marilyn - Aa. VvAlberto Eva, curatore dell’antologia “Il giallo, il noir e Marilyn” nella sua insolitamente lunga introduzione spiega come il giallo e il noir siano due generi letterari che, come Marilyn Monroe, aspirano a nobilitarsi.

Questo purtroppo è vero per un po’ tutti i generi letterari, in un Paese come il nostro in cui per secoli il cosiddetto “mainstream”, ovvero la letteratura non-di-genere l’ha sempre fatta da padrona e continua, assurdamente, a mantenere una posizione dominante, relegando tutto il resto a una sorta di girone infernale di serie B.

 

Personalmente leggo un po’ di tutto, ma cerco di evitare i colori tenui, come il giallo e il rosa, per i quali, in letteratura, sono un po’ refrattario, ma non certo perché li consideri “inferiori” o “indegni”, tanto che prediligo la fantascienza e non disprezzo gotico, surreale e fantasy, che godono persino di peggior fama, convinto che siano generi in cui la creatività assurge ai massimi livelli, cosa che il mainstream non può fare, essendo per definizione vincolato alla realtà.

Il fatto è che anche leggendo il giornale salto a pie’ pari le pagine di cronaca e non provo alcun interesse verso indagini e delitti.

Sebbene non ami il giallo, ogni tanto ne leggo, soprattutto quando a scriverne sono autori che conosco di persona e stimo. Nel caso di quest’antologia si tratta innanzitutto del caro amico Sergio Calamandrei, ma posso dire di conoscere anche altri degli autori.

 

Persino per uno come me, questo volume si presenta come una piacevole sorpresa, innanzitutto perché vi manca quasi del tutto la figura che maggiormente mi annoia in questo tipo di narrazione: l’ispettore. Personaggio che quando poi assume le connotazioni italiote del maresciallo dei carabinieri mi rende particolarmente ostica la lettura.

Devo, anzi, dire, che se non fosse stato per il titolo del volume, non avrei proprio pensato di avere a che fare con una raccolta di gialli. E questo, viste le premesse di cui sopra,  lo dico in positivo. Del resto, scrive il curatore, gli autori presenti nell’antologia “si dedicano a scrivere racconti di valore letterario che, di necessità, fuoriescono dal genere” e, avendo letto il volume, posso dire che non è una semplice frase promozionale (peraltro nascosta a pagina 227) ma la pura e lodevole verità.

 

Si parte proprio con un simpatico racconto di Sergio Calamandrei, ambientato come ama di recente fare questo autore, ai tempi di Firenze Capitale e ricco di interessantissimi riferimenti sia alla storia nazionale che a quella internazionale (in particolare alle “guerre per l’oppio”), con un gradevole e salace incontro tra due promessi sposi che non si gradiscono vicendevolmente. C’è di mezzo una truffa, ma alla fine è solo uno dei tanti elementi.

Il secondo racconto è della compianta Linda Di Martino, che imbastisce il suo delitto in un piccolo condominio in un villino Liberty. Assai pregevole la descrizione di questa comunità, con le sue luci e ombre.

Celebrity Collection, Marilyn Monroe | Posterlounge.it

Marilyn Monroe

Alberto Eva ci porta addirittura in una ricostruzione storica dei rapporti politici di un’Italia non poi così lontana da quella di oggi.

Il bello e breve racconto di Leonardo Gori è incentrato su due personaggi, un farmacista “single” e la sua domestica gobba, che affronta per lui i fascisti, per fargli riavere un microscopio cui teneva molto e che gli era stato da questi portato via. Più che risolvere un mistero, Gori svela un rapporto umano.

La storia di Loriano Macchiavelli è di nuovo fatta di relazioni, tra un padre e un figlio, nello specifico, e ruota attorno alla misteriosa coincidenza di tempo e di arma del delitto di due omicidi, che non necessita di una vera soluzione.

Assume sviluppi folli il delicato amore di un garzone di un negozio di fiori per una bella e giovane cliente nel racconto di Daniele Nepi.

Nel testo di Maurizio Pagnini nessuno indaga e la vittima conosce bene il suo assassino ma, morente, non intende perseguirlo: “punire il colpevole non gioverebbe né a me né a nessun altro, lasciamo che almeno loro possano vivere in pace” afferma, un po’ perché sa bene di essere colpevole anche lui, un po’ perché a un morto la vendetta non porta alcun beneficio. “Lasciamo allora che dicano ‘da mano ignota’”.

Per il protagonista di Riccardo Parigi e Massimo Sozi, invece, la vendetta è un dolce richiamo contro la corruzione e un sistema di raccomandazioni che non riesce a superare.

La vendetta diviene addirittura il tema centrale della storia successiva, scritta da Enrico Solito, che ci parla di un “cavaliere” arrogante e violento e del dolore di un padre, che non riesce ad avere giustizia contro un potere troppo forte e corrotto. In questo racconto, in effetti, compare un ispettore, ma, per fortuna, è figura marginale.

Il salumaio di Grosseto disegnato da Mario Spezi, invece, si costruisce nella testa il suo delitto, l’arma, il luogo, il movente, addirittura gli articoli di stampa e la presunta vita della vittima e tutto solo per un ritardo di una cliente abitudinaria convinto che “quando qualcuno decide di farsi vittima, prima o poi, il suo assassino lo trova”.

Martino Stefani fa incontrare la sua prostituta con un cliente assai poco raccomandabile, ma la ragazza è una che si sa difendere.

Ed ecco che nel racconto di Enrico Tozzi compare persino lei, la Marilyn Monroe del titolo, contro cui si vuole vendicare un serial killer, che, non potendolo fare sull’attrice, morta (o scomparsa, come crede) da trent’anni, si accanisce sulle sue sosia.

Infine, nella narrazione conclusiva di (Fede)Rigo Vinci non sono riuscito a trovare nulla che potesse far riferimento alla mia idea di giallo o noir, ma solo un profluvio di citazioni.

Insomma, qui più che di delitti, indagini e processi, (per fortuna) si indaga l’animo umano, le relazioni sociali e si richiama un po’ di storia.

I lettori che disdegnano la fantascienza, spesso pensano, da ignoranti, sia fatta solo di alieni e astronavi.

Forse anche io pecco della stessa forma di ignoranza verso il giallo, che può essere molto di più che qualche delitto e un ispettore che indaga e questa raccolta sembra dimostrarlo. Insomma, se il giallo (o il noir) è questo, mi viene quasi quasi voglia di leggerne ancora o di scriverne io stesso.

I DISCHI VOLANTI A MATERA

Il giornalista Filippo Radogna è membro della World SF Italia, l’associazione degli operatori del fantastico e della fantascienza presieduta da Donato Altomare, per la quale spesso intervista i vari membri. Io stesso ho avuto di recente questo onore.

Filippo Radogna : SassiLive

Filippo Radogna

Con “L’enigma di Pitagora e altri racconti” (Altrimedia Edizioni, 2017), fa seguito alla celeberrima affermazione di Carlo Fruttero  “un disco volante non può atterrare a Lucca”, citata anche dallo stesso Altomare nella prefazione all’antologia, dimostrando che si può ambientare la fantascienza ovunque, non solo a Lucca o in Toscana come fanno gli autori di “Fantaetruria” o a Firenze, come provo indegnamente a fare io con “Apocalissi fiorentine”, ma anche in altre parti del Paese, come la Basilicata, ovvero la sua Matera o la vicina Metaponto, similmente a quanto fece Donato Altomare ambientando a Bari il suo “Mater maxima”. Opera che cito se non altro per assonanza con Matera, che nei racconti di Radogna compare nel passato come nel futuro, con il nome spesso deformato in Mater, Materam o Metèreon.

A collegare tra loro i racconti non c’è solo la Basilicata. Alcuni personaggi e alcune ambientazioni ricorrono, si pensi agli eumani venturi, agli Esseri Spenti, alla Cometa dei Titani o di Titan, al Nuovo Mondo Conosciuto e al Nuovo Medioevo, ai Monaci Utopisti e al Libro Sacro dell’Utopia (e il concetto stesso di Utopia, che pare stare molto a cuore all’autore), al giornalista Bini, a nonno Tommaso (chi sa se è davvero il nonno dell’autore).

Pitagora: biografia, pensiero e filosofia | Studenti.it

Pitagora (Πυθαγόρας, Samo, tra il 580 a.C. e il 570 a.C. – Metaponto495 a.C. circa).

Mi ha colpito l’uso di cognomi particolarmente evocativi dell’attività svolta dai personaggi, dai delinquenti Tremamunno, al ministro trafficone Faccendieri, al tombarolo Vito Ingannamorte, all’autore horror Greg Paura, all’artista antico che dipingeva astronavi Uranus, all’archeologo Palmo Scavafossi, quasi a voler sottolineare che Radogna non si prende troppo sul serio e che il suo, in fondo è solo un gioco.

Anche la descrizione del futuro spesso gioca sul vocabolario e l’invenzione di neologismi come emometallolinfa, L' enigma di Pitagora e altre storie - Filippo Radogna - copertinacitometallochitina, blattoprimati, eumanio o, magari, robovampiri. Un mondo futuro che, a volte pare “sospeso tra ipertecnologia, occultismo e arcaicità” (pag. 37), in cui il surreale e il paranormale si affiancano al fantascientifico, ma anche alla storia.

Non tutti i racconti de “L’enigma di Pitagora” sono fantascientifici o fantastici. Il penultimo, per esempio, ci mostra un mancato attentato al Duce che avrebbe potuto trasformarsi in un’ucronia come “Il 5 Maggio” di Pierfrancesco Prosperi, ma resta una memoria e l’ultimo, pur fantastico, ci porta a un surreale ritorno dal passato di Rocco Scotellaro (Tricarico, 19 aprile 1923 – Portici, 15 dicembre 1953), scrittore, poeta e politico italiano, così come, nel racconto che dà il titolo alla raccolta, vediamo riapparire dal passato il filosofo Pitagora, da cui era stato rapito nientemeno che dagli alieni, come in certe storie di moda alcuni decenni fa.

Sarà un caso che sia l’antologia di Radogna, sia io in “Apocalissi fiorentine”, per far atterrare i dischi volanti nelle nostre città si sia scelto di usare la Storia? Forse è proprio questa a distinguerci dagli anglosassoni e a permetterci di aprire una strada verso il fantastico che sia davvero italiana.

 

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