Archive for the ‘libri da leggere’ Category

VIA DA SPARTA – Spartiati e iloti, uomini e donne

Nell’Impero di Sparta ci sono due classi: gli spartiati che comandano e gli iloti, loro schiavi. Un’altra forte distinzione è tra uomini e donne. Gli spartiati maschi si occupano solo di guerra e politica, le loro donne di tutto il resto, gli iloti svolgono tutti i lavori più umili, ma i maschi sono soprattutto militari.

Gli iloti sono schiavi pubblici di Sparta, che li affida in “gestione” a degli spartiati.

Leggi i romanzi della saga:

Il sogno del ragno

Il regno del ragno

La figlia del ragno

 

VIA DA SPARTA – il mondo di Sparta

VIA DA SPARTA” descrive un presente alternativo.

Sparta ha vinto a Leuttra contro Tebe,  sconfitto e distrutto Atene. Sparta è ora un grande impero che domina su gran parte di Europa e Africa e buona parte dell’Asia. Il mondo come lo conosciamo non è mai esistito. Tutto è diverso, per effetto della cancellazione della cultura ateniese e del diffondersi dell’Impero di Sparta.

La storia che costituisce la trilogia comincia il 16/04/2009 e termina il 14/07/2018, ma si svolge in una linea temporale diversa dalla nostra, in cui gli ultimi 2400 anni di storia si sono svolti diversamente: Sparta, soggiogata Roma, domina ormai Europa, Asia e gran parte dell’Africa e dell’America. Quasi tutto il resto del mondo è dominato dai samurai giapponesi. Dunque, niente neoclassicismo, rinascimento, rivoluzione francese. La rivoluzione industriale è appena cominciata.

Il romanzo si basa sull’idea che questo abbia portato a cambiare ogni cosa: rapporti sociali e familiari, costumi sessuali, religione, politica, leggi, diritti e doveri, proprietà mezzi di trasporto, tecnologia, arte, moda, alimentazione, ecologia ecc.

Leggi i romanzi della saga:

Il sogno del ragno

Il regno del ragno

La figlia del ragno

UNA LINGUA NUOVA PER GLI ALIENI

Embassytown - China Miéville - copertinaSe la letteratura è un’arte e se l’arte è creazione, la forma più “artistica” di letteratura è quella delle opere che creano qualcosa di nuovo. So bene che molti non saranno d’accordo con il seguente corollario. I generi letterari più creativi sono quelli legati al fantastico. Al primo posto la fantascienza e l’ucronia, seguiti, in ordine sparso, dal fantasy, dal romanzo gotico, dal paranormale, dal surreale. Questi ultimi (a parte forse il surreale) tendono ad essere più vincolati a modelli ben precisi e quindi sono più ripetitivi e, dunque, meno creativi. Il surreale, nella sua irrazionalità, non crea mondi pienamente coerenti. Fantascienza e ucronia non necessariamente creano mondi nuovi, ma quando lo fanno raggiungono i massimi livelli di creatività.

So bene che i letterati considerano la letteratura di genere, scrittura di serie B, ma, permettetemi un’eresia: questo è sbagliato. So bene che coloro che cercheranno di rovesciarmela addosso saranno ben più numerosi di chi cercherà di sostenerla, ma è tempo che si dia a fantascienza e ucronia la dignità che meritano. Il fatto che ci siano pessime opere di fantascienza non vuol dire nulla. Il mainstream ne produce molte di più. Non dobbiamo guardare le singole opere. Potenzialmente sono questi i generi più creativi.

Questa è solo una premessa per introdurre un grande creatore di mondi, il britannico China Miéville (Norwich 6/9/1972) e il suo romanzo “Embassytown” (2011), la cui opera credo si collochi con valido titolo tra quelle della fantascienza “creatrice”.

Credo che i suoi Ariekei siano tra gli alieni più originali, forse persino superiori alle creature di Stephen King, incontrate ne “L’Acchiappasogni”. La loro novità, in parte condivisa con questi ultimi, sta nell’aver esplorato nuove forme di intelligenza oltre che nuove forme fisiche. Gli Ariekei sono esseri mentalmente doppi, pensano e parlano unendo in simbiosi due menti e due voci. Non comprendono che si possa fare diversamente da così. Il romanzo è incentrato sulla loro scoperta di questa realtà, rappresentata dagli umani, che a lungo non considerano intelligenti, avendo una sola mente.

Legato a questa loro doppia intelligenza c’è una lingua del tutto peculiare, fortemente

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China Mieville

oggettiva, incapace di falsità e menzogne, diretta raffigurazione del reale, incapace di descrivere categorie generiche.

Da qui l’immane sforzo linguistico dei protagonisti per farsi comprendere.

Gli umani arrivano al punto di creare copie di cloni, gli “ambasciatori”, capaci di pensare e parlare in sincronia, per poter dialogare con gli alieni.

I tentativi di dialogo degli umani, sono dapprima volti a farsi riconoscere come esseri senzienti, poi a imparare la lingua aliena e quindi a mostrare loro la nostra diversità. In questo percorso gli alieni finiscono per restare “drogati” dal desiderio di ascoltare le voci di alcuni ambasciatori particolarmente empatici nei loro confronti.

Anche l’ambientazione è di tutto rispetto. Basti solo pensare a “Embassytown”, città umana innestata in una città aliena.

Non voglio spolierare oltre, ma credo di aver dato almeno un accenno della complessità e ricchezza di quest’opera decisamente innovativa e che ritengo debba collocarsi senz’altro tra le pietre miliare dell’evoluzione della fantascienza, anche se, lo ammetto, alcune parti mi hanno un po’ annoiato, ma nel complesso non posso che considerarlo un’opera imprescindibile, che non ci si può esimere dal leggere se si ama la letteratura fantastica.

Si può anche dire che questo volume rappresenta uno splendido esempio di un sottogenere che oserei chiamare “fantalinguistica”. In proposito, colgo l’occasione per ricordare il saggio di Massimo Acciai (autore anche di uno sulle lingue inventate “Ghimìle  Ghimilàma”)“La comunicazione nella fantascienza” che ci spiega quanto questo aspetto sia cruciale in moltissime opere.

Gli Ariekei parlano una lingua così diversa che è necessaria una rivoluzione culturale per renderla traducibile. Sintomatico è il loro stupore quando comprendono che gli umani hanno più lingue, essendo queste soggettive e non oggettive, capaci di descrivere la realtà ma non di raffigurarla. Gli Ariekei comprendono il mondo attraverso la lingua. Noi ci limitiamo a cercare di raccontarlo. Imparare a mentire comporterà per loro uno sforzo immane.

Embassytown”(2011) fa, in questo campo un bel balzo in avanti rispetto a tante opere, come per esempio, al pur affascinante “Il pianeta delle scimmie” (1963 – il romanzo più che il film, dove le difficoltà linguistiche sono assai più rapidamente superate”) del francese Pierre Boulle in cui gli umani cercano di dimostrare la propria intelligenza con la geometria, al film “Contact” (1997) di Robert Zemeckis in cui il “biglietto da visita” sono i numeri primi, mentre il dialogo è poi mentale, a “Incontri ravvicinati del terzo tipo” (1977) di  Steven Spielperg in cui si tentano approcci comunicativi musicali o persino al successivo “La forma dell’acqua” (2017) di Guillermo del Toro, in cui il veicolo di comunicazione è l’amore, e si pone su livelli paragonabili al pianeta pensante “Solaris”(1961) di Lem o ai microbi intelligenti di “Nemesis”(1989) di Isaac Asimov, anche se questi ultimi si limitavano a comunicare mentalmente o mediante trasformazioni dell’ambiente. “Embassytown” fa addirittura impallidire i dialoghi in inglese con gli alieni antropomorfi della serie “Star Trek” e rende banali persino i gorgheggiamenti e i grugniti dei vari popoli alieni di “Guerre stellari”.

Uno sforzo di creatività linguistica recente lo abbiamo in “Arrival” (2016) di Denis Villeneuve in cui gli alieni possono comunicare visivamente attraverso la loro lingua scritta, basata su frasi palindrome scritte in modo circolare (hanno una concezione del tempo come circolare e non lineare) che si formano a seguito di un’emissione di un gas dalla base di uno dei piedi. La loro lingua influenza i pensieri. Idea parzialmente confrontabile con quella di “Embassytown”, precedente al film anche se a dir il vero questo deriva da un racconto antecedente, del 1998, di Ted Chiang “Storia della tua vita”.

PRESENTAZIONE SECONDA EDIZIONE DE “IL SOGNO DEL RAGNO”

Il 28 Settembre 2017 è stato pubblicato da Porto Seguro Editore il primo volume della saga VIA DA SPARTA, IL SOGNO DEL RAGNO.

Domani, sabato 9 Marzo 2019 uscirà la seconda edizione, con un corpo note aggiornato, alcune piccole correzioni e una nuova copertina realizzata da Lucrezia Neri, in sostituzione a quella realizzata da Angelo Condello.

Quale preferite, la prima (verde) o la seconda (nera)?

Il volume sarà presentato per la prima volta durante il Porto Seguro Show, che questa volta si terrà presso il Kome Sushi di via De Neci 41 R, a partire dalle ore 17,30 (IL SOGNO DEL RAGNO dovrebbe essere tra i primi volumi presentati).

Nel frattempo a Ottobre 2018 è uscito anche il secondo volume della saga, IL REGNO DEL RAGNO e presto vedremo anche il terzo  e ultimo volume della saga che racconta la fuga di una schiava e della sua padrona e amante attraverso il mondo ucronico e distopico di Sparta, LA FIGLIA DEL RAGNO.

I volumi sono in vendita in tutte le principali librerie on-line, ma domani sarà possibile avere copie autografate dall’autore, che fornirà anche le ultimissime coie super-scontate della prima edizione.

 

Non mancate! Vi aspetto al KOME SUSHI, Via De Benci 41 R (FIRENZE), sabato 9 Marzo 2019 ore 17,30.

Risultati immagini per amazon logoQuali libri più adatti di questi per riflettere in occasione della Festa della donna?

VIA DA SPARTA descrive un mondo feroce e maschilista in cui le donne, però, hanno un forte potere.

VIA DA SPARTA racconta la fuga di una giovane schiava che, violentata in strada per l’ennesima volta, incinta, fugge per non essere uccisa per la “colpa” di aspettare un figlio.

Mimosa e Via da Sparta

LA POESIA DI UN MONDO DISTOPICO IN DECADENZA

Risultati immagini per solo il mimo canta al limitare del boscoSolo il mimo canta al limitare del bosco” o, meno poeticamente, come recita un’altra traduzione del titolo “Futuro in tranche” è uno splendido romanzo del 1980 (titolo originale “Mockingbird”) dello statunitense Walter S. Tevis (San Francisco, 28 febbraio 1928 – New York, 9 agosto 1984), autore poco prolifico (6 romanzi), che ha prodotto, tra gli altri il romanzo “L’uomo che cadde sulla Terra” (The Man Who Fell to Earth, Gold Medal Books, New York, 1963) da cui fu tratto il celebre film con David Bowie.

Il mimo (“mockingbird” in inglese) del titolo non è uno di quegli attori muti che recitano a volte in mezzo alle strade o nei circhi, ma il mimo settentrionale (Mimus polyglottos) detto volgarmente tordo beffeggiatore, un uccello passeriforme della famiglia dei Mimidi, diffuso in America Settentrionale e Centrale. Il nomignolo di tordo beffeggiatore deriva dalle notevolissime capacità vocali del maschio che gli permettono di imitare sia canti di altri uccelli, sia versi di altri animali, sia molti dei suoni che sente.

Il romanzo non parla di questi uccelli, ma il protagonista legge la frase “Solo il mimo canta al limitare del bosco” in un vecchio film muto, gli rimane impressa e la ricorda spesso. Il titolo allude, però, anche alla realtà in cui vive il professore universitario Paul Bentley, in cui i robot sono molto diffusi e vivono una sorta di imitazione della vita umana, mentre gli esseri umani, in totale decadenza, vivo solo un’imitazione della vita vera.

Il romanzo, non privo di una notevole poeticità, è una distopia che immagina un mondo che parrebbe quasi un possibile sviluppo del celebre “Fahrenheit 451” (1953) di Ray Bradbury, in cui la gente non legge più, anzi non ricorda neppure più che cosa siano i libri, è assuefatta a ogni sorta di droga legale, tra cui la “televisione”. Come in “1984” (1948) di George Orwell non è permesso discostarsi dalle regole della comunità e ci sono dei robot incaricati di controllare e punire le devianze.

Co-protagonista è un robot molto evoluto (“Classe 9”), con un cervello clonato da un cervello umano, ma un corpoRisultati immagini per solo il mimo canta al limitare del bosco asessuato autoriparante, incapace di morire. Spofforth, (un po’ come “L’uomo bicentenario” di Asimov) vorrebbe vivere come un essere umano, avere una famiglia, morire come le persone, ma non può.

Direi che i robot sono ormai dei veri “ministri”. Il termine ministro, come noto, voleva dire “servitore, aiutante”, oggi invece, per assurdo evoluzione del termine, si usa per indicare una persona di potere. Allo stesso modo i robot di Tevis, nati per servire gli uomini, lo fanno comandandoli e punendoli. Singolare ed evocativa l’immagine degli uomini che lavorano a una catena di montaggio per la produzione di scarpe, sotto il controllo di robot.

I robot di Classe 9 furono creati per essere alti dirigenti d’azienda.

Ora, in questo mondo in declino, il solo rimasto è Spofforth, che, ambendo a una vita umana, rapisce la fidanzata di Paul Bentley e va a vivere con lei, facendo rinchiudere in prigione il suo antagonista.

Gli esseri umani, assoggettati dalle droghe e dalla televisione, da anni non fanno più figli e l’umanità, abrutita sta ormai declinando verso l’estinzione.

La sola ragazza che non prenda droghe (e quindi abbia un’intelligenza ancora reattiva) è la fidanzata di Paul, Mary Lou. Sono le droghe a impedire le nascite, così la giovane, nn prendendone, rimane incinta e partorisce con l’aiuto proprio del robot Spofforth con cui vive.

Scopre, però, che ad aver deciso la fine della nascita dei bambini è stato proprio il suo compagno robotico, qui quasi una versione negativa dell’asimoviano R. Daneel Olivaw (che veglia sul bene dell’umanità intera). Spofforth, infatti, è il robot incaricato di valutare la quantità di farmaci inibitori della procreazione da mescolare alle droghe somministrate agli umani, per regolare i livelli demografici.

Poiché vuole morire, ma non può farlo sinché ci saranno esseri umani sulla Terra, la soluzione per Spofforth è impedirne la nascita.

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Walter S. Tevis

Anche per questo cerca di convincere Mary Lou ad abortire, perché quella nuova nascita avrebbe allungato ancora la sua esistenza robotica.

Nel frattempo Paul Bentley e Mary Lou prendono coscienza di loro stessi e imparano a leggere, scoprendo, poco per volta, grazie ad alcuni libri, la storia dimenticata dell’umanità.

Il romanzo, insomma, si presenta con una bell’ambientazione di un futuro tecnologico ma decaduto, dei personaggi credibili e intelligenti e una trama affascinante e molto coinvolgente, con riflessioni importanti e poetiche sul futuro, il progresso, la tecnologia e l’esistenza.

Lettura sicuramente da non perdere.

 

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Northern mockinbird (Mimo settentrionale)

OFFERTA DA “SOGNO DEL RAGNO”

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Dopo numerose ristampe sta per uscire una nuova edizione de IL SOGNO DEL RAGNO.

Per festeggiare, vorrei farvi avere le ultimissime copie della prima edizione a un prezzo speciale.

Ho pensato a queste combinazioni:

1 copia de IL SOGNO DEL RAGNO: 8 €, spese di spedizione incluse

1 copia de IL REGNO DEL RAGNO: 13 €, spese di spedizione incluse

1 copia de LA BAMBINA DEI SOGNI: 12 €, spese di spedizione incluse

1 copia de IL SOGNO DEL RAGNO + 1 copia de IL REGNO DEL RAGNO: 18 €, spese di spedizione incluse

3 copie de IL SOGNO DEL RAGNO (REGALATELE A QUALCUNO!): 15 €, spese di spedizione incluse

1 copia de IL SOGNO DEL RAGNO + 1 copia de LA BAMBINA DEI SOGNI: 16 €, spese di

La bambina dei sogni - Carlo Menzinger di Preussenthal

spedizione incluse

Se volete propormi altre combinazioni, magari con altri miei libri, si può fare, basta che mi scriviate qui o su menzin@virgilio.it, oggetto “IL SOGNO DEL RAGNO”

IL SOGNO DEL RAGNO e IL REGNO DEL RAGNO sono due volumi della saga ucronico-distopica VIA DA SPARTA in cui, in un mondo contemporaneo alternativo, dominato da Sparta, una giovane schiava violentata fugge alla ricerca della libertà e di un futuro migliore.

LA BAMBINA DEI SOGNI è un thriller psicologico-paranormale su una piccola bambina la cui capacità di manipolare i sogni sconvolge la famiglia che l’ha adottata.

Per avere le vostre copie autografate, che spedirò con piego libro, potete pagarmi con bonifico, paypal o ricarica telefonica. Richiedetele scrivendomi qui o su menzin@virgilio.it, oggetto “IL SOGNO DEL RAGNO“.

L’offerta è valida sino a esaurimento delle (poche) copie residue e, comunque, fino alla fine di Febbraio: affrettatevi!

IL REGNO DEL RAGNO – Due ragazze in fuga in un mondo distopico

Risultati immagini per amazon logoRisultati immagini per Internet bookshop logo Risultati immagini per feltrinelli on lineMondadori Store

 

VIA DA SPARTA” descrive un presente alternativo in cui gli ultimi 2400 anni di storia si sono svolti diversamente. Sparta ha vinto a Leuttra contro Tebe,  sconfitto e distrutto Atene. Dunque, niente neoclassicismo, rinascimento, rivoluzione francese. Sparta è ora un grande impero.

IL REGNO DEL RAGNO” narra le avventure di due ragazze in questo nostro presente stravolto e mutato.

Tutto è molto diverso. Per esempio, ogni lusso è abolito, persino i vestiti, mollezze barbariche.

La società è divisa tra una piccola classe dominante di spartiati e un gran numero di schiavi iloti. Uomini e donne vivono separati. Gli uomini si occupano solo di guerra e politica, le donne di tutto il resto. Ogni donna può avere più mariti. Omosessualità e pedofilia sono normali. L’eterosessualità, ostracizzata, è  riservata alla sola procreazione. Anche l’amore è ben diverso, senza romanticismo e amor cortese.

Aracne, una schiava pubblica ilota, violentata per l’ennesima volta, fugge dalla provincia dell’Impero per cercare un mondo migliore. Nymphodora, una ricca ragazza spartiata, nella capitale, sogna di cambiare il mondo e costruire grattacieli.

Con “IL REGNO DEL RAGNO” lo scenario si allarga con molti nuovi personaggi oltre a quelli già incontrati ne “IL SOGNO DEL RAGNO”, mentre le avventure delle due ragazze si congiungono e il loro rapporto si colora di sesso lesbico e amicizia.

Nymphodora e Aracne, riprendono la fuga verso nord, scoprendo segreti, uno dei quali riguarda direttamente Aracne e il ragno che la ragazza ha tatuato sulla fronte.

 

 

 

 

 

 

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