Archive for the ‘libri da leggere’ Category

“Via da Sparta” – Intervista a Carlo Menzinger

Grazie a Giovanni Agnoloni per questa intervista su “La poesia e lo spirito”: “Via da Sparta” – Intervista a Carlo Menzinger

 

“Via da Sparta” – Intervista a Carlo Menzinger

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Carlo Menzinger di Preussenthal, scrittore nato a Roma ma residente a Firenze, si muove tra ucronia e distopia. L’anno scorso è uscito il primo atto di una serie ucronica intitolata “Via da Sparta”Il sogno del ragno (Porto Seguro editore). In uscita in questi giorni, il sequel Il regno del ragno: domani 29 settembre, il libro verrà presentato in anteprima a “Firenze Libro Aperto” viene presentato (alle ore 16,30 allo stand di Porto Seguro Editore).

In quest’intervista con l’autore, cerchiamo di sviscerare potenzialità derivanti da questi scorci – e incroci – di generi diversi.

– Il tuo approccio alla narrativa fonde generi diversi, su tutti la distopia e l’ucronia. Che significato particolare assume la combinazione di ipotesi a-storiche con visioni antiutopiche? In altre parole: immaginare fatti mai accaduti nella storia vera può aprire squarci di comprensione intuitiva sulle non rosee prospettive per la specie umana anche oggi?

Se solo potessi avere abbastanza tempo scriverei libri di ogni genere, ma, in effetti, ucronia e distopia sono spesso presenti nella mia produzione attuale. Massimo Acciai Baggiani nel suo saggio Il Sognatore divergente, di prossima pubblicazione (Porto Seguro Editore), afferma che nei miei libri è spesso presente una vena pessimista. Probabilmente non sono troppo fiducioso sulla capacità del genere umano di migliorare, dunque, anche nel disegnare una realtà alternativa come ho fatto con il ciclo Via da Sparta, gli elementi distopici prevalgono su quelli utopici. Il mio obiettivo scrivendo questa storia era, però, soprattutto quello di mostrare la precarietà delle situazioni storiche, far vedere come il nostro presente non sia il solo possibile, giacché basterebbe pochissimo a mutarlo radicalmente. Via da Sparta insegna che nulla è scontato, che modelli sociali, economici, culturali che diamo per ovvi potrebbero non essersi realizzati per nulla. Dunque, sì, l’ucronia può aiutarci a comprendere meglio il passato e il presente, ma anche il futuro. Farci capire come alcune scelte storiche siano state sbagliate e, magari, aiutarci a non fare nuovi errori domani. Certo, aver scelto una civiltà come quella spartana, per tanti aspetti percepita come negativa, mi è servito a delineare un mondo molto diverso, ma anche molto distopico, secondo il nostro moderno punto di vista. Tutto è relativo, però. Gli spartani probabilmente inorridirebbero a vedere il nostro modo di vivere.

– Parlaci della tua serie Via da Sparta, che mette al centro del suo interesse una civiltà – quella spartana – storicamente sconfitta ma portatrice di un’immagine scabra e violenta, che trasuda dalle tue pagine.

Per poter delineare un mondo attuale, ucronicamente mutato, era utile scegliere una civiltà “sconfitta” e immaginarla, invece, incedere verso il massimo successo possibile. È quello che è stato fatto da molte altre ucronie, ma soprattutto con la storia recente, per esempio da Dick con il suo La svastica sul sole o da Harris con Fatherland, in cui immaginano una Germania vincente nella Seconda Guerra Mondiale. Far, invece, sopravvivere una città, sconfitta irrimediabilmente moltissimo tempo fa, 2400 anni, era qualcosa di nuovo. La filosofia spartana è qualcosa di radicalmente diverso dal nostro modo di pensare. Per loro la guerra era centrale. La forza e la salute fisica erano fondamentali. Gli uomini vivevano separati dalle donne. Le donne potevano avere più mariti. L’amore omosessuale e la pedofilia erano la norma. La proprietà privata era quasi assente. L’onore militare aveva un peso che non riusciamo più a immaginare. La tecnologia era malvista. Il solo lavoro onorevole per un uomo era la guerra. Il superfluo era disprezzato. Portare tutto ciò in un mondo moderno mi affascinava.

– Il tema dell’amore, della sessualità e delle sue distorsioni è pure parte importante della tua scrittura. Si tratta forse di un’allusione “sotto mentite spoglie” a quello che è diventata la società umana nel mondo reale? Anche in questo senso, insomma, Sparta è solo un pretesto per parlare di “noi”?

Certo, anche se si parla di mondi alieni, di realtà alternative, di passati remoti o futuri lontanissimi, ogni autore parla ai suoi contemporanei e del suo presente. Sparta è distopia, ma non tutto è negativo. L’attenzione per l’ambiente (seppur con modalità difficili da apprezzare) è, per esempio, qualcosa che potremmo imparare da questo ucronico Impero di Sparta, ma altri aspetti, sono esagerazioni di situazioni reali, come il bullismo, l’odio per il diverso, l’incomprensione tra i sessi, la guerra come soluzione a ogni problema, la violenza gratuita. Una delle cose che in questo romanzo appare davvero diversa è proprio il sesso. Il matrimonio è divenuto solo una forma di accordo economico, ma il vero amore, si dice, è “solo tra uguali”, ovvero tra uomini della stessa classe sociale o donne della stessa classe sociale. La famiglia è osteggiata come forma organizzativa. I bambini vengono allontanati dalle madri. Solo i padri più potenti della classe dominante mantengono contatti con i figli. Il romanticismo e la cavalleria non sono mai esistiti in questo presente ucronico, dunque anche l’amore romantico non esiste. Immaginare una società in cui l’eterosessualità e l’amore sono visti in modo negativo credo ci faccia riflettere sull’approccio che oggi abbiamo verso il sesso, in primis, sulle discriminazioni sessuali, ma anche verso il pudore. Nei romanzi gli spartani non usano abiti. Questo renderà difficile ricavarne un film, ma è la maniera visiva per rendere più evidente la radicale differenza tra i nostri universi.

– In negativo, la tua idea sembra rimarcare il peso decisivo che la cultura greca (segnatamente, ateniese) ha avuto per lo sviluppo della nostra civiltà. Avevi in mente anche questo tipo di risvolto, nello scrivere Il sogno del ragno e il suo sequel Il regno del ragno adesso in uscita?

Uno dei motivi per cui ho scelto di far sopravvivere proprio Sparta, oltre che la sua lontananza nel tempo, era proprio in contrapposizione ad Atene. Quello che ho voluto mettere in evidenza è proprio un mondo in cui l’intera cultura ateniese è stata cancellata. Quando pensiamo alla cultura classica greco-romana, a volte, la immaginiamo quasi come un tutto unico, ma non era per nulla così. Sparta, per esempio, era diversissima culturalmente da Atene. Immaginate un mondo senza Socrate, Aristotele, Platone, Fidia, Prassitele, Eschilo, Sofocle, Euripide. Immaginate un mondo che non ami la filosofia, la musica, la pittura, la scultura: questo è il mondo di Via da Sparta. Senza la cultura ateniese non avremmo avuto il Rinascimento. Senza il Rinascimento, quante altre cose avremmo perso? Forse anche la Rivoluzione Francese, quella industriale e così via. Perdere la cultura ateniese, avrebbe significato avere oggi un mondo del tutto diverso, qualcosa, forse, di simile a quello che potete trovare nei tre volumi di Via da Sparta: Il sogno del ragnoIl regno del ragno e La figlia del ragno. Spero di aver fatto meglio della McDougall con il suo Romanitas, in cui, al giorno d’oggi, c’è ancora l’impero romano, ma la gente guarda la TV e va in automobile!

– Pensi che l’attitudine prevalentemente realistica della narrativa italiana rappresenti un limite? E, per converso, che i generi cosiddetti “fantastici” costituiscano invece un’opportunità?

Ritengo che il genere fantastico sia decisamente superiore alla narrativa “realistica”, per la semplice ragione che un autore fantastico non solo si limita a raccontare una storia, ma crea un mondo, un universo nuovo. Credo che un creatore di universi sia una figura assai più artistica e geniale di un semplice “cronista” di fatti di vita quotidiana. Eppure, so bene come la letteratura fantastica sia considerata, dalla critica letteraria “più importante”, come secondaria, se non inferiore. Eppure nella fantascienza, nell’ucronia, nel gotico, nell’horror, nel fantasy molti autori s’interrogano sulla condizione umana, sulla nostra psiche, sul nostro futuro, sul senso della vita e di molto altro in modo assai più ricco, fantasioso e approfondito di chi racconta solo di vicende ordinarie. Uno Stephen King, con i suoi mostri, è, per esempio, un grande esploratore delle schizofrenie e delle paure infantili e adulte.

– Parlaci del tuo rapporto – e magari del tuo “metodo” – di scrittura, e dei tuoi prossimi progetti.

C’è una barzelletta famosa sui carabinieri (odio le barzellette, ma questa mi pare utile, per quanto non mi faccia ridere) che chiede perché vadano sempre in giro in coppia e che risponde “perché uno sa leggere e l’altro sa scrivere”. Bene, io non voglio essere come uno di questi due. Amo leggere e, nella misura in cui leggo, sento il bisogno di scrivere. Dunque, recensisco qualunque cosa legga, rifletto su quello che ho letto e mi sento stimolato a scrivere qualcosa magari di opposto rispetto a quanto ho letto. Leggere e scrivere, insomma, sono per me un tutto unico. Spesso, infatti, negli ultimi libri, inserisco varie citazioni all’interno dei capitoli o come inizio o nelle note, per far capire come tutto quello che scrivo ha delle radici in altri scritti.

Come scrivo? Per stratificazione. Magari un racconto posso anche scriverlo quasi per intero al primo passaggio, ma i romanzi prima li scrivo dall’inizio alla fine, poi li rileggo e nel rileggerli li modifico totalmente, poi li rileggo ancora e li modifico di nuovo. Smetto con questi passaggi solo quando le nuove modifiche diventano marginali.

I miei progetti? Tra pochi giorni uscirà Il regno del ragno, il secondo volume di Via da Sparta. Il terzo, La figlia del ragno, spero possa uscire dopo Natale. Ho poi scritto due raccolte di racconti apocalittici, entrambi rigorosamente ambientati a Firenze, il primo che descrive svariati modi in cui la città potrebbe venire distrutta e il secondo che la descrive dopo questi eventi. Queste antologie potrebbero uscire a fine 2019 o forse nel 2020. Sto ora scrivendo un intero romanzo sull’argomento, ma non so se funzionerà. Ho anche scritto un romanzo di fantascienza davvero particolare con Massimo Acciai Baggiani, si chiamerà Psicosfera e parla del potere della mente. Anche questo penso che uscirà tra vari mesi. Quando avrò finito il romanzo apocalittico, ho già una sfilza di idee da mettere in atto. Spero solo di campare abbastanza da realizzarne ancora qualcuna!  Se solo potessi avere una macchina per dilatare il tempo!

Carlo Menzinger di Preussenthal, nato a Roma il 3.01.1964, sposato, ha una figlia e vive a Firenze, dove lavora nel project finance.

Ha pubblicato varie opere tra cui romanzi ucronici (“Il sogno del ragno”, “Il regno del ragno”, “Il Colombo divergente”, “Giovanna e l’angelo”), thriller (“La bambina dei sogni”, “Ansia assassina”),  fantascienza (il ciclo “Jacopo Flammer e i Guardiani dell’Ucronia”), un romanzo gotico – gallery novel (“Il Settimo Plenilunio” scritto con Simonetta Bumbi). Ha curato le antologie “Ucronie per il terzo millennio” e “Parole nel web”, partecipato ad altre e pubblicato su riviste e siti web.

Il suo sito è                 www.menzinger.it

Il suo blog è              https://carlomenzinger.wordpress.com/

Annunci

IL REGNO DEL RAGNO STA PER COMINCIARE

Ebbene eccoci qui: un anno e un giorno esatti dopo l’uscita de “IL SOGNO DEL RAGNO”, il 29 Settembre 2018, alle ore 16,30, presso lo stand di Porto Seguro Editore presso la fiera Firenze Libro Aperto (in Fortezza da Basso – Firenze), presenterò il nuovo volume della saga “VIA DA SPARTA”: “IL REGNO DEL RAGNO”.

Risultati immagini per firenze libro aperto

Chi avesse già letto il primo volume o mi avesse seguito nelle presentazioni di questo già saprà che i libri di “VIA DA SPARTA” sono un’ucronia che descrive un presente alternativo in cui gli ultimi 2400 anni di storia si sono svolti diversamente. Nello specifico si immagina che Sparta abbia vinto a Leuttra contro Tebe e quindi sia poi riuscita a sconfiggere e distruggere Atene. In un mondo senza gli insegnamenti di questa città non ci sarebbero dunque stati il neoclassicismo, il rinascimento, la rivoluzione francese e, di conseguenza, molte altre cose.

IL REGNO DEL RAGNO”, però, non si occupa di tutti questi rivolgimenti storici, ma descrive le avventure di due ragazze in questo nostro presente stravolto e mutato. L’ipotesi fantastica da cui si parte è che Sparta non solo sia sopravvissuta sino ai giorni d’oggi ma sia diventata un grande impero, uno dei due più potenti del pianeta (l’altro è il Giappone, ancora retto dai samurai).

A Sparta si viveva in modo molto diverso. Nel romanzo molti degli usi di allora sono rimasti, altri si sono evoluti. Tanto per darvi un’idea, immaginate che ogni lusso sia abolito (non per nulla ancora oggi si dice di una cosa senza fronzoli che è “spartana”) al punto che persino i vestiti sono considerati mollezze barbariche e la gente va in giro senza. A Sparta la società era divisa tra una piccola classe dominante, che al suo interno non prevedeva differenziazioni al punto che si definivano “gli Uguali” (più spesso chiamati spartiati), e un gran numero di schiavi pubblici detti iloti. Questa struttura si mantiene anche nel romanzo, nonostante lo scorrere dei secoli. Uomini e donne poi vivevano separati e gli uomini mangiavano in tavolate tra di loro (i sissizi). Nel romanzo la separazione è accentuata e gli uomini si occupano solo di guerra e politica, mentre le donne gestiscono tutto il resto. L’uso spartano per il quale una donna poteva avere più mariti qui assume una funzione economica rilevante. L’omosessualità e la pedofilia tra i greci erano considerati normali e tali continuano a essere, ma l’eterosessualità viene ostracizzata e riservata alla sola procreazione, dato che il vero amore è “tra uguali”. Anche l’amore è ben diverso, del resto non abbiamo avuto né il romanticismo, né l’amor cortese dei cavalieri. Non vi voglio tediare oltre descrivendovi anche le differenze in campo tecnico, economico, politico, filosofico e religioso, ma le scoprirete leggendo.

Chi ha già letto “IL SOGNO DEL RAGNO” avrà seguito le avventure delle due giovani protagoniste, una, Aracne, una schiava pubblica ilota, che violentata per l’ennesima volta in strada, fugge dalla provincia dell’Impero per evitare l’aborto cui sarebbe costretta e per cercare un mondo migliore verso nord, l’altra, Nymphodora, una ragazza spartiata, figlia di due personaggi tra i più importanti della capitale dell’Impero, Lacedemone,  che sogna di cambiare il mondo, partendo dal modo in cui si costruiscono le case, dato che a Sparta si prediligono le case sotterranee, più sicure da difendere e con minor impatto ecologico. Lei sogna grattacieli.

Dopo mille avventure, alla fine de “IL SOGNO DEL RAGNO” le strade delle due ragazze si congiungeranno e Aracne diverrà la schiava di Nymphodora.

 

Ed è qui che comincia “IL REGNO DEL RAGNO”. Se ne “IL SOGNO DEL RAGNO” lo scenario è limitato a Italia e Grecia, con “IL REGNO DEL RAGNO” si allarga e troviamo molti nuovi personaggi, mentre le avventure delle due ragazze si congiungono in una storia unica. Il primo capitolo ci presenta Archidamo, il padre di Nymphodora, un importante comandante militare, che combatte sulle rive del Gange, ai confini dell’Impero. Conosceremo meglio anche la madre Cliternestra, potente Gerente dell’Unione di Commercio, che presenterà alla figlia un promettente guerriero, Spartaco, con l’idea di farli sposare, ma che Nymphodora definirà Montagna di Presunzione. Nel frattempo il rapporto tra Aracne e Nymphodora si colorerà di sesso lesbico e amicizia.

L’ostilità contro i progetti urbanistici di Nymphodora e le pressioni della madre per farla sposare con Montagna di Presunzione, indurranno la ragazza ad abbandonare la capitale e fuggire, assieme ad Aracne, riprendendo con la schiava-amica-amante la fuga di questa verso nord, durante la quale scopriranno segreti insospettabili tenuti nascosti dall’Impero, uno dei quali riguarda direttamente Aracne e il ragno che la ragazza ha tatuato sulla fronte.

Se volete saperne di più, vi aspetto a Firenze Libro Aperto sabato 29 Settembre 2018 alle ore 16,30, presso lo stand di Porto Seguro Editore per l’anteprima del libro. Può essere già ora ordinato a Porto Seguro Editore o a me . Tra pochi giorni sarà poi ordinabile sui principali siti di vendita on-line.

 

HANNO SCRITTO LA MIA BIOGRAFIA!

Carlo Menzinger e alcuni dei suoi personaggi (da “Giovanna e l’angelo”, “Jacopo Flammer e il popolo delle amigdale”, “Il Colombio divergente”, “Via da Sparta”, “La bambina dei sogni”) nell’illustrazione di Angelo Condello che comparirà in copertina de IL SOGNATORE DIVERGENTE

In passato, frequentando vari siti di scrittura, in maniera abbastanza vivace, mi è capitato che qualcuno scrivesse racconti in cui comparivo come personaggio o di essere citato in qualche post (a parte, ovviamente quelli che recensiscono i miei romanzi, che peraltro sono ormai assai numerosi), ma ancora non mi era mai capitato che qualcuno scrivesse un intero libro su di me e, per giunta, non un libricino di poche pagine, ma un signor saggio. Sì aggiunga, per comprendere la mia sorpresa, che a scriverlo è stata una persona che un anno fa ancora non conoscevo e di sua iniziativa, non sollecitato né da me, né dall’editore. Inoltre, va detto che l’autore, Massimo Acciai Baggiani non è certo l’ultimo arrivato nel mondo dei libri, avendo pubblicato romanzi, antologie di racconti e poesie e, come in questo caso, saggi di argomento letterario. Dirige anche una rivista on-line, “I segreti di Pulcinella” ed è stato curatore di altre opere. Ora, peraltro, abitando entrambi nello stesso quartiere Rifredi, a Firenze, siamo anche diventati amici e abbiamo persino scritto un romanzo a quattro mani, “Psicosfera”, per ora inedito.

Come è arrivato, allora, Massimo a decidere di pubblicare IL SOGNATORE DIVERGENTE (sottotitolo “La produzione letteraria di Carlo Menzinger di Preussenthal tra ucronia, fantascienza e horror”)?

Un po’ per volta, direi. Tutto è cominciato con la lettura de “Il sogno del ragno”, il primo romanzo della saga ucronica “Via da Sparta”, di cui sta per uscire in questi giorni il secondo volume “Il regno del ragno”.

Il romanzo gli è piaciuto, a quanto pare, e ha letto un altro paio di romanzi da me scritti. A questo punto, trovandosi in sintonia con i miei scritti,  mi ha chiesto di intervistarmi. Gli dissi di sì, ma mentre aspettavamo di fare l’intervista ha continuato a leggere altre cose mie e alla fine si è detto che poteva anche farci su un intero libro. È nato così “IL SOGNATORE DIVERGENTE”,  editore Porto Seguro.

 

IL SOGNATORE DIVERGENTE comprende:

  • l’introduzione (“Perché ho scritto questo libro”),
  • una panoramica generale sulle opere (“Gli universi divergenti di Carlo Menzinger”),
  • vari capitoli sui singoli volumi,
  • una “Intervista a Carlo Menzinger”,
  • una sezione di “Racconti” (uno scritto da Massimo Acciai, Marco Bazzato e Francesco Guglielmino – “America” -, una rielaborazione di Carlo Menzinger di questo stesso racconto, “Quel che manca”, firmato assieme ad Acciai, e infine un racconto di Menzinger sul medesimo tema degli altri due “Il sognatore divergente” che prende il nome dal volume),
  • una sezione di “Testimonianze”, con brani scritti su Menzinger da Sergio Calamandrei, Simonetta Bumbi, Paolo Ciampi, Giuliano Gemma, Gianni Marucelli, Carla Casazza, Chiara Sardelli e Laura Costantini,
  • due ritratti “letterari” realizzati da Angelo Condello e Niccolò Pizzorno,
  • i ringraziamenti del protagonista.

 

Massimo Acciai Baggiani e Carlo Menzinger

Mi ha colpito il grande impegno di Massimo Acciai nel leggere ben sedici volumi, oltre a varie opere sparse, la sua attenzione per l’analisi, sempre attenta e dettagliata dei testi, la sua capacità di raccontare tante opere con precisione e curiosità.

Credo poi che l’articolazione dell’opera, di cui sopra, contribuisca a rendere il volume particolarmente godibile, nella sua varietà.

Credo che il lettore possa trovare interessante anche la sezione centrale, con i tre racconti, uno evoluzione dell’altro, non solo per i racconti in sé, ma proprio per il fascino di vedere come si possa scrivere in modo diverso sul medesimo argomento (la mancata scoperta dell’America, tema ucronico al centro del mio primo romanzo, “Il Colombo divergente”).

Sono inoltre molto grato, non solo a Massimo Acciai per tale grande lavoro, ma anche tutti gli amici che hanno contribuito nella sessione “Testimonianze”, raccontando il “Carlo scrittore” che hanno conosciuto. Anche qui la scelta per comporre questa parte non è caduta banalmente sugli amici di tutti i giorni, ma su persone che con me hanno in vario modo collaborato in ambito letterario o su alcuni “grandi lettori”, come chiamo quelle persone che hanno letto un gran numero di opere da me scritte. Sottolineo che con alcuni di loro ci siamo incontrati solo raramente e con altri non ci siamo neanche mai visti, ma la conoscenza passa solo attraverso i libri. Tra le testimonianze ci sono quella di Sergio Calamandrei, amico anche nella vita comune, oltre che mio coautore ne “Il Settimo Plenilunio”, “Parole nel web” e “Ucronie per il terzo millennio”. Anche Simonetta

Risultati immagini per firenze libro aperto programma

Bumbi è stata mia coautrice ne “Il Settimo Plenilunio” e in “Parole nel web”.

 

Il volume sarà presentato sabato prossimo, il 29 Settembre 2018 (un anno e un giorno dopo che vidi per la prima volta Massimo Acciai, in occasione della prima presentazione de “Il sogno del ragno”) alle 16,30, a Firenze Libro Aperto, in Fortezza da Basso, nel capoluogo fiorentino.

A seguire sarà presentato per la prima volta anche il mio nuovo romanzo IL REGNO DEL RAGNO, anche questo pubblicato da Porto Seguro Editore.

IL MIGLIOR ALIENO DELLA FANTASCIENZA?

Risultati immagini per acchiappasogni kingDi norma si abbina il nome di Stephen King all’horror e molti pensano a lui come il “re” di questo genere. Per me, però, Stephen King, oltre a essere un grande indagatore della psiche umana, è anche uno dei maggiori scrittori viventi di fantascienza.

Credo che opere come “22/11/’63” e la saga della “Torre Nera” potrebbero essere sufficienti a collocarlo nel Gotha della science fiction. Anche il romanzo distopico “La lunga marcia” è, in effetti, fantascienza.

Ho ora letto “L’acchiappasogni”. Mi era stato segnalato come appartenente al genere, ma durante molte delle prime pagine mi sono chiesto che cosa ci fosse di fantascientifico in un uomo che va a caccia di cervi, anche se le pagine introduttive parlavano di avvistamenti di U.F.O. Devo ora dire che questa sì, è davvero fantascienza, sebbene con la presenza del tema della telepatia, che lo fa un po’ scivolare nel paranormale, ma qui ha una motivazione e un senso del tutto fantascientifici.

Si assiste a un tentativo di invasione aliena e fin qui nulla di nuovo. Quello che rende questo libro eccezionale (del resto la genialità di King mi pare indiscutibile) è la caratterizzazione assolutamente unica degli alieni.

Gli alieni de “L’acchiappasogni” di King fanno impallidire per la loro ingenuità quelli di film come “Alien”, “E.T.”, “Incontri ravvicinati del terzo tipo” o “Guerre stellari”, tanto per citare alcuni capisaldi.

Risultati immagini per acchiappasogni

Acchiappasogni

Abbiamo degli alieni originalissimi nella loro triplice conformazione. Si tratta, all’apparenza (ma vedremo nel finale che le cose non sono proprio così) di una razza che assume tre diversi aspetti: di muffa rossastra, di mostro donnolesco e sanguinolento e di piccoli omini grigi. Inoltre, queste creature hanno la capacità di controllare in vario modo le menti umane. Un po’ come in “Alien” i mostri donnoleschi crescono all’interno dei corpi degli ospiti umani e depongono uova con grande frequenza. La muffa, invece infetta ogni cosa, mentre gli omini grigi fanno da mediatori. Gli omini grigi, in realtà, sono proiezioni mentali delle nostre fantasie! Fin qui, l’originalità sta nell’immaginare una razza capace di mutare per tre fasi tanto diverse. King, però, ci aggiunge ancora di suo immaginando che le creature non solo comunichino telepaticamente, ma, in alcuni casi s’impossessino (tipo possessione demoniaca) delle menti di alcuni malcapitati, oltre a possederne il corpo nel modo suddetto. Altra cosa affascinante è che una volta nella loro mente, cominciano a subire l’influsso dell’ospite, ovvero si umanizzano progressivamente e cominciano a provare gusto a risiedere nel corpo umano.

Bene, prendete queste subdole creature e fatele incrociare con un gruppetto di 5 amici, quali King è così bravo a rappresentare, mostrandoceli nel momento attuale, da adulti, e da ragazzi, quando la loro amicizia si è cementata. Immaginate che uno di loro abbia la sindrome di Down, ma anche un “dono speciale”, una capacità telepatica davvero particolare (non vorrei dare troppi dettagli, ma anche qui King supera i normali cliché). Immaginate che questa loro amicizia si fonda in qualcosa di più grande (come non pensare al Ka-tet della Torre Nera). Immaginate che questo gruppetto reagisca in modo anomalo ai comportamenti di questi invasori ed ecco “L’acchiappasogni”, un romanzo decisamente “kinghiano” per la presenza di turbe mentali, schizofrenie, amicizie profonde, luoghi consueti (anche qui si passa da Derry) della provincia americana. Non mancano i riferimenti a altre opere di King, come è sua consuetudine, come “It” o “Le notti di Salem”.

Forse, questo non è il miglior libro del “Re” (anche se l’amicizia del gruppetto e l’introspezione psicologica dell’alieno nella mente schizofrenica umana Gary-Gray sono degnissime), ma è certo una delle migliori creazioni di alieni della letteratura, forse persino superiore agli alieni di Asimov in “Neanche gli dei” (che rimangono tra i miei preferiti)  o in “Nemesis” o a quelli di Sheckley e appena un filo sotto a “Solaris” di Lem. Tra l’altro la muffa rossa di King mi pare imparentata con i microbi intelligenti di “Nemesis”.

Risultati immagini per Stephen King

Stephen King

AFFRONTARE LA GUERRA CON OTTIMISMO

Ho incontrato poche volte Adrian Jucker nella mia vita. Era il fratello minore di mia nonna Sylvia, l’ultimo di 5 fratelli, di cui il primo, Philip, morto nel 1937 durante una corsa automobilistica, se non erro. Mio padre, Filippo, nato alla fine dello stesso anno, ne ereditò il nome. Lo ricordo come una sorta di simpatico babbo natale, corpulento e con un gran barba candidissima. Una bella figura. Anche da giovane, a giudicare dalle foto mi pare si potesse definire un bell’uomo, dall’aria sportiva e signorile.

Zio Adrian era nato nel 1920 e morì nel 2001. Di recente ho scoperto su Facebook una sua autobiografia, in vendita su Amazon, dal titolo “Memories of a Desert Rat”, che scrisse all’età di 76 anni, dietro insistenza delle figlie Angie, Carolyn e Franky, che lo aiutarono nella stesura del volume.

Oggetto del libro sono le sue memorie personali della Seconda Guerra Mondiale.

A parte l’interesse personale nello scoprire meglio un parente attraverso le sue stesse parole, ho trovato questo libretto (si tratta di appena 64 pagine) davvero gradevole e interessante.

Come Adrian Jucker stesso dice fin dall’inizio, non ha alcuna pretesa di raccontare l’intera Guerra, il suo senso, le sue motivazioni o il suo reale svolgimento, ma di raffigurare il modo in cui l’ha vissuta lui stesso e in questo intento, a mio avviso, riesce assai bene, innanzitutto perché non manca di una buona dose di humour, ma, soprattutto perché la narrazione appare assai vivace.

La strana sensazione che mi ha lasciato, nonostante egli abbia affrontato alcune delle più cruente battaglie del secolo, quali due El Alamain e lo sbarco in Normandia e abbia combattuto su un gran numero di fronti, da quello italiano a vari fronti africani, alla Francia, è quella di un ragazzo che stia affrontando una vacanza piuttosto avventurosa e con parecchi inconvenienti. Sebbene egli sia più volte ferito, sembra conservare ogni volta intatto il suo ottimismo, la sua voglia di combattere, la sua curiosità, il suo amore per la vita.

Adrian Jucker nel 1938

E, tra una micidiale battaglia e l’altra riesce a trovare il tempo per cercare di migliorare la sua dieta, per rifornirsi di liquori, per farsi una bella cavalcata o per andarsene per mare su una barca, per il puro gusto di farlo. Del resto quando partì aveva solo 20 anni e la gioventù vede tutto in modo diverso. Eppure ci racconta che per 5 mesi di fila non si poté lavare, per tre anni non sentì la voce della moglie e vide la sua primogenita Angie solo dopo vari anni dalla sua nascita. Come avrete intuito, Adrian era inglese, sebbene la famiglia sia di origini svizzere, e avesse una nonna, Luisa Fontana, italiana. Nei suoi racconti si trova a combattere contro i tedeschi, ma come precisa a un certo punto, in realtà in battaglia aveva più spesso di fronte degli italiani. Una cosa che mi ha stupito è che nonostante le sue origini parzialmente italiane e il fatto che tutte e tre le sue sorelle, Sylvia, Nina e Angela, stessero con italiani e avessero già avuto alcuni figli altrettanto italiani, mi pare conservi un fiero patriottismo anglosassone  e anche quando gli italiani diventano alleati, continua a diffidarne. Ma questo è solo accennato, in realtà, perché alla fine nella narrazione prevale lo spirito di avventura e non si sente alcuna acredine o odio verso i nemici, sebbene sia fortissima la determinazione a combatterli.

Arruolandosi chiede di entrare in un corpo di sciatori e si ritrova in Africa nel deserto a fare lo sminatore, ma non per questo sembra demoralizzarsi. Dopo alcuni anni a togliere e mettere mine, costruire e far saltare ponti, decide di voler assaggiare la vera guerra (aveva già fatto due delle più sanguinose battaglie africane, ma pareva poca cosa per lui!) e chiede di arruolarsi nei paracadutisti. Pur di riuscirci rinuncia al grado di capitano e torna a fare il tenente. Tra l’altro, di lui si parlava a casa come di un capitano e mi ero sempre fatto, da bambino, l’idea che lo fosse di una nave!

E non si ferma lì. Torna tra i genieri e, a un certo punto divenne un “Desert Rat”, cioè un membro di un corpo speciale che operava nel deserto. Un altro “desert rat” compare nel volume ed è un vero topolino del deserto, Bert, da loro adottato, e cui davano da bere del gin, che l’animaletto pareva apprezzare molto. Oltre a un gran numero di ferite, Adrian  Jucker uscì dalla guerra con la decorazione di MC, titolo che nel libro non viene spiegato ma che leggo essere la Military Cross.

Oltre alle battaglie ci parla di avventure che potrebbero esser capitate anche in tempo di pace, come quanto si ritrova aggredito da numerose scimmie o quando costruisce un argano per tirar fuori il somaro di un contadino italiano da un pozzo e ci si cala nudo dentro per tirarlo fuori.

Insomma, una lettura, come dicevo vivace e mai truculenta o pessimista, che fornisce una visione della Guerra quanto meno inconsueta.

Adrian Jucker nel 1987

ENDER, IL PADRE DI HARRY POTTER

Risultati immagini per il gioco di enderLeggendo “Il Gioco di Ender” (1985) di Orson Scott Card la sensazione è stata di ritrovarmi nei medesimi meccanismi narrativi che hanno portato al successo la saga di Harry Potter della Rowling.

Ma non pensiate che Orson Scott Card abbia in qualche modo emulato le imprese del maghetto di Hogwarts. Si tratta, infatti, di un romanzo del 1985, che riprende un racconto addirittura del 1977, mentre la pubblicazione della saga della Rowling parte nel 1997 e si conclude nel 2007.

Che cosa hanno in comune queste due storie? Innanzitutto il protagonista. Ender, come Harry è un bambino che lascia la sua famiglia, dove viene maltrattato, per finire in una scuola molto speciale, dove, sebbene sia l’ultimo arrivato, si distingue subito come il migliore. Entrambi hanno il destino segnato, Harry da una profezia e una maledizione, Ender perché è già stato individuato, per le sue doti, come il potenziale comandante di tutta la flotta aerospaziale terrestre. Nessuno dei due riesce ad ammettere del tutto di essere eccezionale. Entrambi devono salvare il loro mondo da una minaccia che appare assai più grande di loro (Voldermort per Harry, gli Scorpioni alieni per Ender). Entrambi affrontano grandi difficoltà a scuola, con compagni e insegnanti ostili. Entrambi si fanno grandi amici in entrambe le categorie. E le somiglianze non finiscono qui. Le battaglie a gravità zero di Ender somigliano alle partite di Quidditch di Harry. Nella Scuola di Guerra i ragazzi sono divisi in orde con nomi di animali, a Hogwarts in Case con nomi di maghi famosi ma che ricordano quelli di animali. La competizione è centrale in entrambe le storie. La magia di Hogwarts è sostituita dalla tecnologia della Scuola di Guerra. La telepatia non è centrale ma ha la sua importanza.

Entrambi sono romanzi di formazione. Entrambi creano una fortissima empatia con il lettore.

Orson Scott Card

Le ambientazioni della Rowling sono forse più ricche, ma le battaglie spaziali di Scott Card, pur non essendo allo stesso livello, hanno una buona dose di spettacolarità.

Come in Harry Potter, anche ne “Il Gioco di Ender” assistiamo a una lotta tra Bene e Male, ma scopriamo che quel che pare Bene ha in sé un po’ di male e viceversa.

In entrambe le storie troviamo la morte, la paura, il dolore, il rimorso. In entrambe c’è un po’ di introspezione e psicoanalisi (ma senza esagerare, senza disturbare l’avventura).

In entrambi ci sono certe ripetitività degli eventi, che rivelano però sempre delle sorprese. In entrambi ci mistero e scoperta. In entrambi ci sono ribaltamenti dei caratteri di alcuni personaggi.

Anche il “Il Gioco di Ender” fa parte di un ciclo (di cui non ho ancora letto i volumi successivi). È il primo volume, ma fu scritto in funzione del secondo, come romanzo in cui si presenta il personaggio Ender Wiggin, protagonista de “Il riscatto di Ender”.

La Rowiling avrà letto “Il Gioco di Ender”? Lo avrà amato. Io credo proprio di sì.

 

Ultimamente avevo letto due o tre romanzi di fantascienza che mi stavano quasi facendo perdere l’amore per il genere. “Il Gioco di Ender” è, invece, uno di quei romanzi che ti ravviva l’amore per la fantascienza e per la lettura in genere.

Una storia tutto sommato semplice, ma sempre piena di sorprese e rivolgimenti, abbinamento quanto mai raro e prezioso. Come “La mano sinistra delle tenebre” della Le Guin, che ho appena letto e mi ha profondamente deluso, anche “Il Gioco di Ender” ha vinto sia il premio Hugo che il Premio Nebula, scelta che, questa volta condivido in pieno. Dunque, se non sempre i premi letterari sono assegnati a opere che apprezzo, altre volte riescono a rispettare i miei gusti.

In conclusione, direi che questo forse è il miglior romanzo che ho letto in questa prima metà del 2018 e di certo potrò immaginare di collocarlo piuttosto in alto nella classifica dei miei romanzi preferiti.

Risultati immagini per il gioco di ender

QUANDO FIRENZE SEMBRA CHINA-TOWN

Risultati immagini per little china girl scudelettiNon è facile trovare un romanzo che parli dell’Italia con ritmi, toni e approccio da thriller internazionale. Non è banale trovare una storia che parli di mafie orientali con competenza (almeno apparente, dato che non sono qualificato per valutare la sostanza), mostrando una comunità cinese a Firenze credibile ma non per questo meno priva di fascino avventuroso. Non è comune trovare un’opera prima scritta con scioltezza e disinvoltura da professionista dellascrittura.

Risultati immagini per Massimiliano scudeletti

Massimiliano Scudeletti

Eppure mi è capitato leggendo “Little China Girl” di Massimiliano Scudeletti. Il titolo è una citazione della celebre canzone di David Bowie e fa certo riferimento a una delle due belle gemelle figlie di un capo della Triade, forse a quella viva o forse a quella assassinata sulla quale il protagonista Alessandro indaga, entrando nei meandri di quest’organizzazione mafiosa assai più di quanto ci si potrebbe aspettare possa fare un italiano, seppure in stretti rapporti con una famiglia cinese.

La storia scorre via veloce tra mille avventure, intrighi, indagini, amori, colpi di scena e non ci si annoia mai.

Sarà anche il suo primo romanzo, ma, leggendo la quarta di copertina, scopro che Massimiliano Scudeletti ha realizzato documentari e spot televisivi, sia come sceneggiatore che come regista: in qualche modo deve aver messo a frutto quest’esperienza nella scrittura, così come il fatto che si occupi della scolarizzazione di adulti immigrati e che sia un appassionato della cultura cinese, spiega la sua competenza in merito.

 

 

Risultati immagini per Modelle gemelle cinesi

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: