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INGENUE MIRABOLANTI AVVENTURE IN UN LONTANO FUTURO

Risultati immagini per i sovrani delle stelle hamiltonSpesso chi non legge fantascienza abitualmente, associa a questa parola storie che appartengono al sottogenere della “space opera”, in cui si assiste a scontri tra regni siderali, battaglie spaziali e avventure interstellari. Se la fantascienza fosse davvero solo questo, dubito che ne leggerei molta e, in effetti, la “space opera” mi pare la parte più ingenua e infantile di questo genere, anche se ha prodotto alcune opere importanti e alcune assai famose, basti pensare alla saga di “Star wars”, che per molti è sinonimo di fantascienza.

Un autore che ha contribuito fortemente a forgiare la “space opera”, definendone le caratteristiche con le proprie opere è l’americano Edmond Moore Hamilton (Youngstown, 21 ottobre 1904 – Lancaster, 1º febbraio 1977), di cui ho appena letto “I sovrani delle stelle” (1947), opera che si colloca agli albori della fantascienza e che ancora sembra risentire dello stile e dell’approccio dei precursori del genere, come Wells e Lovecraft. Di quest’ultimo, in maniera decisamente meno accentuata, ho ritrovato il gusto per gli aggettivi iperbolici, per descrivere lo stupore del protagonista di fronte a mondi nuovi.

Se ne “La macchina del tempo” il protagonista immaginato da Wells si spostava di ben 800.000 anni nel futuro, il viaggio di John Gordon in questo romanzo non è molto da meno, attraversando ben 200.000 anni.

Oggi mi pare quanto mai azzardato cercare di immaginare il futuro tra così tanti anni, considerando che basta andare indietro di diecimila anni per ritrovarci nella preistoria. Hamilton mescola in questo romanzo, non senza una certa ingenuità, tipica di quegli anni pionieristici, telepatia, viaggi nel tempo e battaglie spaziali da space opera.

L’ipotesi è che un uomo del XX secolo sia scelto da uno studioso del futuro come cavia per un esperimento di scambio corporeo attraverso il tempo. Ovvero lo studioso del futuro trasferisce la propria mente nel corpo di Gordon, mentre la mente di questo si trasferisce in quella dell’uomo del futuro, effettuando di fatto un balzo avanti nel tempo di 200.000 anni. Non posso allora non pensare di nuovo a Lovecraft e ai suoi Antichi, le cui menti si insinuavano nelle menti degli uomini del secolo scorso.

I sovrani delle stelle” è un libro pieno di colpi di scena e di soluzioni sorprendenti. Tanto per cominciare, lo studioso in questione altri non è che il figlio dell’Imperatore di metà galassia. Una serie di avventure e disavventure porteranno Gordon a diventare per un po’ egli stesso Imperatore, guidando la Galassia contro un’invasione proveniente dall’esterno, lui, che a New York era solo un piccolo contabile, come si ripete spessissimo. Ovviamente si innamora anche di una bella principessa, ricambiato.

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Edmond Moore Hamilton

Il succedersi rocambolesco degli eventi tiene il lettore attaccato al libro, ma non si può non notare la grande ingenuità dell’insieme, degno di un fumetto per ragazzi. Già il fatto che combattersi non siano sistemi stellari ma addirittura intere Galassie, rende l’idea di quanto le conoscenze astronomiche fossero sottovalutate, ma questo appare ancor più evidente quando si vede che i vari regni dell’Impero hanno i nomi delle Costellazioni, come se queste fossero dei veri ammassi stellari.

In 200.000 anni la tecnologia ha fatto dei progressi, soprattutto nel rendere possibili spostamenti velocissimi tra stelle di immane distanza, ma molte cose rimangono assai primitive e spesso i problemi si risolvono con qualche scazzottata. Singolari le pistole “atomiche”, legati a un’idea dell’energia nucleare ancora non ben delineata.  Per comunicare si usano dei fantomatici “telestereo”, che tanto moderni oggi non sembrano più. Una buon intuizione sono gli incrociatori fantasma, navi spaziali non rilevabili dai sistemi di controllo, un po’ come certi moderni aerei “invisibili”, ma anche qui non sembra di essere poi così avanti nel tempo.

C’è poi il celebre Distruttore, la cui natura non posso rivelare, essendo uno dei misteri della narrazione.

Il romanzo ha un seguito, che ho già cominciato a leggere (credendo fosse la seconda parte del volume, dato che era nello stesso file) “Ritorno alle stelle” (1970). Dopo qualche pagina mi sono domandato che cosa c’entrasse con la prima parte e già mi stavo preparando ad abbassare la votazione dell’opera nella mia mente.

Se, infatti, ne “I sovrani delle stelle” Gordon arriva nel futuro nel corpo del figlio dell’Imperatore Zarth Arn, con la sola mente, in “Ritorno alle Stelle” Zarth Arn riesce a portare nel suo tempo Gordon con tutto il proprio corpo. Tecnologia, mi pare assai diversa, per quanto improbabili entrambe. Se nel primo libro ci sono pressoché solo esseri umani, un po’ come nei cicli asimoviani, nel secondo volume compare un gran numero di alieni, qui chiamati “non umani”, in una Galassia un po’ razzisticamente divisa tra umani e non-umani, come se questi, pur nella loro diversità, fossero un po’ la stessa cosa, visione un po’ da schiavista WASP. Ne dirò meglio quando l’avrò finito, qua dico solo che è un bene non siano due parti dello stesso libro, perché l’opera avrebbe perso molto di unitarietà. Inoltre, le ripetizioni, già abbondantissime nella prima parte, nella seconda sembrano aumentare, ma erano giustificate dal rivolgersi a lettori che magari non avessero letto il primo romanzo o l’avessero fatto parecchio tempo prima. Del resto il sequel esce parecchi anni dopo il romanzo originale e si può capire un’impostazione diversa.

In conclusione, se avete voglia di una lettura leggera, un po’ vintage, piena di avventure, ma parecchio ingenua, “I sovrani delle stelle” fa per voi e per qualche ora di relax. Se cercate fantascienza che faccia ragionare e riflettere, guardate altrove.

Se cercate della “space opera” che non sia solo avventura, leggete “Miliardi di tappeti di capelli”, il ciclo di “Hyperion” di Dan Simmons, “Le insidie di Tschai” di Jack Vance e, ovviamente, il ciclo “Fondazione” di Isaac Asimov.

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GLI ALIENI VEGETALI D’ALTOMARE

Il fuoco e il silenzioSpesso gli autori di fantascienza o di fantastico italiani tendono a scivolare nel gusto “strapaesano” e i loro romanzi finiscono per somigliare a racconti da osteria. Per fortuna non è sempre così e anche la nostra penisola talora sforna autori di livello internazionale, se non come fama, come stile letterario. Questo è il caso di Donato Altomare, di cui ho per ora letto solo due romanzi “L’isola scolpita” e “Il fuoco e il silenzio” (2005), edito da Perseo Libri. Non per nulla, Donato Altomare (Molfetta, 21/07/1951) ha vinto due volte il premio Urania nel 2001 con il romanzo “Mater Maxima” (ora è in uscita una versione ampliata), e nel 2008 il “Dono di Svet”. Non è, insomma, un novellino della fantascienza.

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Donato Altomare

Il fuoco e il silenzio” è una sorta di avventura investigativa che ci ricorda la miglior fantascienza anglo-americana, con alcuni punti di originalità, che rendono il romanzo peculiare, in primis la presenza di una civiltà aliena di tipo vegetale, che se certo non è una novità assoluta, appare ipotesi poco frequentata e, dal mio punto di vista, segno di una visione ampia e coraggiosa sui mondi possibili da parte dell’autore. Trovo, infatti, quasi offensive per l’intelligenza dei lettori quelle storie piene di alieni antropomorfi. Tra i precedenti in tema di creature vegetali abbiamo il magistrale “Il giorno dei trifidi” di John Wyndham, una delle opere che ha contribuito a farmi amare il genere, o “Gomorra e dintorni” di Thomas M. Dish. Di piante pericolose parlano anche “Sanguivora” di Robert Charles, “L’orrore di Gow Island” di Murray Leinster, il suo racconto “Proxima Centauri” e “Il ciclo degli Chtorr” di Davis Gerrold. Ma spesso le piante sono mutazioni di piante terrestri e pressoché mai arrivano a uno stadio evolutivo tale da dimostrare un’intelligenza pari o superiore a quella umana (tranne forse nel citato “Proxima Centauri”). Mi pare, dunque, si debba rendere onore ad Altomare come un precursore in tal senso. A dir il vero anche il mio racconto “I costruttori”, uscito nel primo numero del 2016 di ProgettandoIng parla diRisultati immagini per alieni vegetaliun’invasione aliena di piante, che definirei “organizzate” più che intelligenti.

Un altro aspetto singolare di questo romanzo è la presenza di un gran numero di personaggi, ma tutti distribuiti in squadre alla ricerca del Nemico, composte da cinque membri, che tra di loro si chiamano con i numeri cardinali (Uno, Due…), così ci troviamo a seguire le avventure delle diverse, sfortunate, squadre, quasi come se seguissimo sempre gli stessi cinque personaggi, artifizio letterario che di certo semplifica la lettura, altrimenti saremmo stati catapultati in mezzo a una miriade di nomi propri in cui ci saremmo presto persi. Questo, peraltro, non toglie che alcuni personaggi emergano e si connotino con precisione (rivelando anche i nomi propri).

L’ambientazione, è quella delle grandi saghe spaziali tipo il ciclo “Fondazione” di Asimov, “I Canti di Hyperion” di Simmons o, magari, “Guerre Stellari” o “Star Trek”, con l’umanità sparsa per la Galassia, anche se qui ha un ruolo centrale il pianeta “verde” Mogrius.

 

 

LA DIVERSITÀ COME FUTURO

Risultati immagini per nancy kress mendicanti di spagnaMendicanti di Spagna” (1993) di Nancy Kress è, se così si potesse dire, un romanzo di fanta-genetica e per questo lo ho apprezzato molto. Credo che, se questo nostro mondo non si autodistruggerà prima, una delle frontiere con un grande potenziale di sviluppo sia la genetica. Persino nel mio romanzo “Via da Sparta”, in un mondo ucronico alternativo, immagino nuovi sviluppi della genetica, utilizzata per la produzione di energia, per la codifica di informazioni, oltre che per creare individui, animali e piante più adatti a determinati scopi.

In “Mendicanti di Spagna” non c’è tutto questo. S’immagina che in un futuro molto prossimo i genitori possano, pagando profumatamente, apportare variazioni genetiche migliorative ai propri figli. Il momento di svolta si ha quando tra queste possibilità compare quella di creare dei bambini che non dormano mai. Nasce in breve una nuova classe sociale superiore, gli Insonni. Dormendo “sprechiamo” almeno otto ore del nostro tempo giornaliero, un terzo della nostra vita. Avendo più tempo a disposizione (oltre a più denaro, dato che sono tutti figli di gente ricca), gli Insonni cominciano a prevalere negli Stati Uniti. Non è chiaro come il fatto di essere Insonni li renda anche eternamente giovani (io avrei detto che, al contrario, sarebbero dovuti invecchiare prima, come un motore usato ventiquattr’ore al giorno). Insonni, immortali e ricchi dominano presto il pianeta. La genetica va avanti e gli stessi Insonni generano figli modificati ancora più “dotati” e intelligenti, detti Super.

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Nancy Kress

Poiché non dormono, gli Insonni non sognano. Considerano i sogni inutili. I Super scoprono invece l’importanza di sognare per riorganizzare i pensieri (i Super ragionano in modo diverso dagli altri Insonni e dai Mendicanti, come chiamano la gente non Insonne, usando “stringhe”). I Super, sebbene anche loro Insonni come i loro genitori, imparano a fare “sogni lucidi”, mediante i quali risolvono brillantemente i problemi.

Inevitabile nasce il conflitto tra Mendicanti e Insonni e tra Insonni e Super.

Ho già detto fin troppo della trama e credo si capisca che è questo un ottimo esempio di creazione di un mondo complesso e articolato, che tiene conto di varie implicazioni. È anche un romanzo che può aiutarci a riflettere su un possibile futuro poi non troppo fantascientifico. Magari non avremo mai degli Insonni, ma sarà difficile per i ricchi resistere alla sirena della genetica, alla possibilità di creare figli geneticamente trasformati. Sarà il normale sviluppo evolutivo della nostra specie? Forse, ma quando una specie più forte emerge, spesso cancella quelle più deboli, come ha già fatto l’homo sapiens contribuendo, direttamente o indirettamente, all’estinzione di decine di altre specie di homo e distruggendo migliaia e migliaia di altre specie animali e vegetali, in un processo che ci vede come un autentico cancro del pianeta.

Il romanzo si svolge attraverso tre generazioni, forse un po’ troppo ricco di personaggi e se ha un difetto è quello di guardare troppo (bene) al quadro di insieme, trascurando l’avventura e la focalizzazione su un qualche “eroe”, cosa che a tratti rende la lettura un po’ faticosa.

Il titolo non mi è piaciuto. Fa riferimento a un confronto che fa un personaggio tra i non-insonni e gli Insonni, paragonando i primi ai mendicanti che in Spagna non fanno altro che chiedere denaro e che più ne ricevono e più ne vogliono, che prendono senza dare nulla in cambio. In quest’affermazione ci sono varie cose che mi disturbano (ovviamente nulla dice che l’autrice condivida il pensiero):

  • l’idea che i mendicanti siano così solo in Spagna. Perché, voi in America non avete mendicanti? Siete troppo perfetti? Non ce ne sono in tutto il resto del mondo?
  • l’idea che il mendicante chieda più di quanto gli occorra;
  • l’idea che un mendicante sia qualcuno che non ha nulla da dare agli altri, come se il denaro fosse la misura di tutto, come se il mendicante sia sempre tale per sua scelta e come conseguenza di un suo comportamento.

Il romanzo di fatto ruota attorno all’idea che l’evoluzione possa essere accelerata dalla genetica, che individui migliori possano essere creati e che questi siano destinati a dominare e salvare il mondo. Non per nulla, quando gli Insonni tenteranno di imporsi sui Mendicanti, non saranno questi a trovare la soluzione, ma i Super, che avvieranno così un controllo “più umano” su tutti, in una visione paternalistica della società (anche se in questo caso a comandare sono dei Super Bambini) che mi disturba.

Il romanzo è il primo di una serie, che termina con “La rivincita dei Mendicanti” (1996), dunque può essere che questa impostazione sarà ribaltata.

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X-men – un esempio di mutanti cinematografici

QUEL CHE RESTA DELLA REGINA D’INGHILTERRA

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Massimo Acciai Baggiani

Dopo aver letto la fantascienza de “La compagnia dei viaggiatori del tempo” e il racconto di viaggio e riscoperta di mondi antichi di “Radici”, leggo ora un racconto ucronico di Massimo Acciai Baggiani. Si tratta de “L’ultima regina d’Inghilterra” (Edito da PASSPARnous), una storia ambientata in un prossimo furo di fine secolo, in cui si immagina però che Napoleone Bonaparte sia morto giovane e, sembrerebbe, da questo possono essere scaturiti gli eventi ucronici successivi che hanno portato Elisabetta III d’Inghilterra ad abdicare da bambina, dopo appena una settimana di regno, e a vivere come bibliotecaria in un mondo unificato e governato da un comunismo senza storture dittatoriali e sostanzialmente felice. Questo potrebbe essere stato l’effetto del protrarsi della Rivoluzione Francese, senza la deviazione subita dal nascere dell’Impero napoleonico. Appare allora strano che si parli di dittature comuniste del passato, ma evidentemente, la ricostruzione di Massimo Acciai immagina andamenti altalenanti della storia. Si incontra persino una via Carlo Marx, cosa che fa pensare che il comunismo descr

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Elisabetta II d’Inghilterra

itto possa esserne stato influenzato, anche se, io, al posto dell’autore, avrei pensato che il pieno successo della rivoluzione del 1789 avrebbe reso superfluo Marx. In ogni caso, pare, invece molto coerente immaginare un ritardo della rivoluzione industriale, resa più difficile da una società più equa ed egualitaria.

Tutto questo, comunque sono solo premesse: la vicenda è quella personale di questa ragazza che ebbe la ventura di regnare per una settimana, e che ora affronta una vita comune, con un salario uguale a quello di tutti gli altri, alla ricerca di un amore.

Ho ora iniziato a leggere il fantasy “Sempre a est” di Massimo Acciai (ancora un genere diverso esplorato da questo autore!). Con queste quattro opere, Acciai, si dimostra autore poliedrico e vario, tutto da scoprire. Ho già in libreria alcuni suoi saggi linguistici e letterari, con cui allargare la mia visione dei suoi scritti.

UN INATTESO OLTRETOMBA

Image result for fiume vita farmerL’inizio de “Il fiume della vita” di Philip José Farmer (Terre Haute, 26 gennaio 1918 – Peoria, 25 febbraio 2009), mi ha subito entusiasmato, con il protagonista che si risveglia, un po’ come anni dopo vedremo in Matrix (The Wachowski Brothers – 1999), sospeso tra tanti corpi di gente nuda e addormentata, che poi comincia a “piovere” letteralmente giù. Lui solo è sveglio e cosciente. E non si tratta di un personaggio qualunque bensì di una figura storica realmente esistita, l’esploratore Richard Burton.

Rubo alla solita wikipedia la seguente descrizione “Richard Francis Burton (Torquay, 19 marzo 1821 – Trieste, 19 ottobre 1890) è stato un esploratore, traduttore e orientalista britannico.

Viaggiò da solo e sotto travestimento alla Mecca, tradusse Le mille e una notte, Il giardino profumato e il Kama Sutra, viaggiò con John Hanning Speke alla scoperta dei grandi laghi africani e della sorgente del Nilo, visitò Salt Lake City insieme a Brigham Young, viaggiò in lungo e in largo, e scrisse molto. Fu probabilmente il terzo miglior spadaccino europeo del suo tempo. Servì come console britannico a Trieste, Damasco e Fernando Poo. Fu nominato cavaliere nel 1886.”

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Philip José Farmer

A grandi linee questo è proprio l’uomo che l’autore ha scelto come proprio protagonista per navigare non il Nilo ma un misterioso fiume lungo cui sono disseminati uomini di ogni etnia ed epoca. Un signore che, dalle foto d’epoca, con i suoi baffoni, non ha propriamente un’aria amichevole.

Ebbene, dopo essersi ritrovato in questo strano luogo, il nostro Burton immaginario si risveglia, di nuovo, in una strana terra, sulla riva di un fiume. Non ha più i suoi amati baffoni e alcun altro capello o pelo corporale ed è ancora completamente nudo. Lo stesso le persone che incontra.

Cosa ancor più strana, lui e tutti gli altri sono ben consapevoli di essere morti, ma quel mondo in cui si trovano non sembra nessuno degli aldilà immaginati da religioni o fantasie umane e la loro esistenza è quanto mai corporea, al punto che devono mangiare,  espletare le comuni esigenze fisiche e, soprattutto, possono morire. Possono fare sesso ma non avere figli. Che oltretomba è mai questo in cui si continua a morire?

Le meraviglie di questa storia non finiscono qui. L’ambiente, pur semplice, è quanto mai originale: una valle all’apparenza infinita, solcata da un fiume e delimitata da catene montuose ripide e invalicabili. In questa valle fluviale sono capitate persone morte in ogni epoca, con concentrazioni particolari in alcuni punti del fiume di gente della medesima epoca e provenienza geografica. Burton si trova soprattutto con italiani morti alla fine del 1800, con altri inglesi e americani ma anche con un ominide appartenente a un’altra specie della famiglia homo e con un alieno vissuto sulla Terra nei primi anni del nostro terzo millennio. Il romanzo, infatti, primo volume del Ciclo del Mondo del Fiume fu pubblicato nel 1971 e scritto anni prima (penso attorno al 1953), dunque il 2000 rappresentava ancora il futuro.

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Richard Burton

Il nostro Burton non è il solo personaggio famoso a ritrovarsi nella valle. Burton, per esempio, continua a incontrare il gerarca nazista Hermann Göring.

Credo che questo romanzo consenta di collocare Farmer in quella ristretta ed eletta cerchia di autori che sono stati capaci di creare interi mondi immaginari, con loro regole e caratteristiche specifiche. Costruire mondi credo sia la forma più creativa e geniale di letteratura. Se in un libro amiamo riconoscerci, vogliamo farlo però in storie che siano il più possibile lontane dal quotidiano, in ambientazioni che siano il più possibile diverse e stupefacenti. In questo Farmer dimostra qui di essere un grande maestro e la sua bibliografia mi pare confermare questa sensazione.

 

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Hermann Goering

Mi trovo così con molti altri libri da mettere in programma per letture future: innanzitutto i volumi successivi del Ciclo del Mondo del Fiume, ma anche altre opere di Farmer, quali il ciclo dei Fabbricanti di Universi.

 

Mi segno qui l’elenco dei volumi del Mondo del Fiume:

  • Il fiume della vita (To Your Scattered Bodies Go, 1971).
  • Alle sorgenti del fiume (The Fabulous Riverboat, 1971).
  • Il grande disegno (The Dark Design, 1977).
  • Il labirinto magico (The Magic Labyrinth, 1980).
  • Gli dei del Fiume (The Gods of Riverworld, 1983).
  • Raccolta di racconti “Il mondo di Philip José Farmer (Riverworld and Other Stories, 1979).
  • Raccolta di racconti “Gli avventurieri di Riverworld” (1994).

 

Ma penso che meriti leggere anche “Il fabbricante di universi”, l’antologia “Relazioni aliene”, “Gli amanti di Siddo” e “Il figlio del sole”.

INTERNET È DURO A MORIRE

Image result for l'ultimo angolo di mondo finitoL’ultimo angolo di mondo finito”, il nuovo romanzo di Giovanni Agnoloni, è il quarto volume della quadrilogia distopica iniziata con “Sentieri di notte” che parla della fine di internet.

Questo romanzo si legge in modo perfettamente autonomo dai precedenti e ci mostra il mondo nel 2029 con una lotta in atto tra chi tenta di ripristinare internet, chi né vorrebbe far nascere uno nuovo e chi gestisce la nuova realtà, fatta di ologrammi che si interfacciano con le persone creando amicizie del tutto virtuali e droni che gestiscono il sistema di comunicazioni ma sono anche pericolose armi.

I protagonisti, internazionali, si muovono per l’Italia, l’Europa e il mondo, passando da una città all’altra alla ricerca delle misteriose Sorgenti.

Giovanni Agnoloni con “Via da Sparta – Il sogno del ragno” di Carlo Menzinger

L’atmosfera che si respira in queste pagine è difficile da descrivere. Definirla rarefatta o astratta sarebbe fare un torto ai numerosi precisi riferimenti geografici che vi compaiono e agli eventi descritti. Forse il termine “straniante” sarebbe più idoneo, per quanto impreciso. C’è un alone di mistero che avvolge ogni cosa in una nebbia sottile che fa quasi pensare alle atmosfere di certi fantasy, sebbene qui non vi sia magia ma solo tecnologia. Tecnologia malata, magari.

Rispetto a “Sentieri di notte”, l’altro volume della quadrilogia da me già letto, questo mi è parso più articolato e completo, sarà perché giunge dopo altri tre volumi di sviluppi e riflessioni e ci mostra un mondo più “(de)finito”.

Opera, insomma, matura e interessante, da leggere con interesse e curiosità per una riflessione sulla tecnologia e i suoi impatti sociali.

Sarà l’ultimo volume? Credo ci sia ancora spazio per ulteriori sviluppi.

Carlo Menzinger con “L’ultimo angolo di mondo finito” di Giovanni Agnoloni

VIAGGIARE VERSO L’IGNOTO SU NAVI ALIENE

La porta dell’infinito” di Frederik Pohl è un romanzo autoconclusivo che fa parte della serie degli Heechee. Gli Heechee sono una misteriosa Risultati immagini per la porta dell'infinito pohlevolutissima razza aliena ormai estinta, di cui l’umanità ha trovato su un piccolissimo mondo del sistema solare scoperto in ritardo una loro base spaziale, completa di numerose navi spaziali.

Il problema è che nessuno conosce la tecnologia Heechee e non si sa come pilotare le navi, per cui alcuni esploratori vi salgono sopra e si lasciano guidare alla volta di destinazioni imprevedibili, sperando di fare qualche importante scoperta, per le quali sarebbero ricompensati assai profumatamente dalla compagnia che organizza i viaggi. Il protagonista Robinette Broadhead, un uomo con nome da donna, è uno di questi “cercatori” (piuttosto che esploratori). Suo compagno di vita è un computer psicologo che cerca di fargli superare un certo complesso.

Il fascino di questo romanzo sta più che nella ricostruzione dei problemi psicologici di Robinette nella strana roulette russa rappresentata dai viaggi spaziali su navi aliene, dai quali molti non fanno mai ritorno o tornano cadaveri a bordo delle navi autopilotate e nella progressiva scoperta della misteriosa e superiore tecnologia Heechee.

I romanzi della serie sono:

  • La porta dell’infinito (Gateway, 1977)
  • Oltre l’orizzonte azzurro (Beyond the Blue Event Horizon, 1980)

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    Frederik George Pohl Jr. (New York, 26 novembre 1919 – Palatine, 2 settembre 2013)

  • Appuntamento con gli Heechee (Heechee rendezvous, 1984)
  • Gli annali degli Heechee (Annals of the Heechee, 1987)
  • The Gateway Trip, 1990
  • The Boy Who Would Live Forever: A Novel of Gateway, 2004

Dopo aver finito il primo, la tentazione di cominciare il successivo e arrivare allo”Appuntamto con gli Heechee” è forte. Non per nulla “La porta dell’infinito” ha vinto tutti i principali premi di fantascienza: il Premio Hugo, il Premio Nebula, il Premio Campbell e il Premio Locus.

 

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