Archive for the ‘fantasy’ Category

LA GUERRA DELLE AMAZZONI

Enrico Zini in Esperia, La rivolta | Il Blog di Eleonora Marsella

Enrico ZIni

Enrico Zini, pisano del 1974, è un autore della “scuderia” del Gruppo Editoriale Tabula Fati (con cui ho pubblicato in ottobre “Apocalissi fiorentine”) nonché membro come me dell’associazione degli operatori professionali della fantascienza “World SF Italia” di cui è presidente Donato Altomare.

L’ho incontrato dunque due volte, la prima in occasione del raduno annuale 2019 dell’associazione all’Impruneta (Firenze) e la seconda in occasione del festival milanese del fantastico Stranimondi 2019.

In tali occasioni, mi aveva lungamente parlato di questa sua saga “Cronaca Hamaxoni”, di cui pubblicò nel 2017 il primo volume “Esperia, la rivolta” (finalista al Premio Vegetti 2018) e nel 2018 “Esperia, la fuga”.

Ho, dunque, ora letto questo secondo volume, pur non avendo letto il primo e posso dire che è ben comprensibile anche così.

Si tratta di una saga fantasy con qualche riferimento al mito greco delle Amazzoni, le donne guerriere della Scizia e a quello di Atlantide.Amazon.it: Esperia, la fuga - Zini, Enrico - Libri

Le sue guerriere, tutte bellissime e sensuali, sono però altra cosa, anche se vivono in un mondo antico e in cui non manca qualche piccolo accenno di magia, si pensi per esempio all’episodio della pantera che protegge la famiglia in fuga in modo quasi sovrannaturale o a certi sogni.

Esperia, la fuga”, come si intuisce dal titolo, è quindi libro di avventure, di battaglie, di scontri per il dominio.

Quando Zini me ne parlò pensai che, per l’ambientazione greca e per la centralità della fuga, potesse avere maggiori punti di contatto con la mia saga ucronica “Via da Sparta” in cui anche io racconto una fuga, quella della schiava ilota Aracne, attraverso un Impero di Sparta alternativo giunto sino ai giorni nostri, ma le opere, a parte questi punti in comune si svolgono su piani diversi, anche se entrambe non indulgono nel fantasy più classico, quello nordico popolato di draghi, elfi e gnomi ed entrambi evitano il ricorso a divinità ultraterrene.

Lettura densa e piena di eventi, da leggere tutta d’un fiato.

 

AL VIA IL PREMIO ITALIA PER LA LETTERATURA FANTASTICA!

Da domani, 30 Marzo 2020, si aprono le segnalazioni degli operatori per le opere di fantascienza e fantastico candidate al Premio Italia 2020.

Il Premio Italia rappresenta la celebrazione dell’apprezzamento dalla comunità degli appassionati di fantascienza e fantastico italiani per la produzione italiana dell’anno precedente. Il premio è assegnato durante Italcon, il convegno nazionale del settore; è la comunità dei partecipanti dell’Italcon e alla loro assemblea che assegna il premio e ne determina il regolamento.

Il Premio Italia è stato istituito nel 1972, in occasione della prima grande convention italiana, l’Eurocon di Trieste. In quella occasione venne assegnato per la prima volta il Premio Europa (oggi chiamato ESFS Award) con alcune categorie dedicate alla produzione italiana; questa premiazione viene considerata la prima edizione del Premio Italia, anche se questo nome sarebbe arrivato solo dopo diversi anni.

Organizzato ogni anno, anche con formule leggermente diverse, dagli organizzatori delle varie Italcon che si sono succedute, è ancora una volta in occasione di un’Eurocon, quella del 1989 a San Marino, che avviene una svolta importante: l’organizzazione del premio viene affidata a un ente di controllo esterno, la World SF Italia, per Associazione World SF Italiaassicurarne la continuità e la regolarità.

 

Il calendario delle votazioni è il seguente:

FASE 1: SEGNALAZIONI     Votazione aperta da 30 marzo a 22 aprile 2020

FASE 2: VALUTAZIONE       Spoglio da 23 aprile a 27 aprile 2020

FASE 3: VOTAZIONE FINALISTI  Votazione aperta da 27 aprile a 15 maggio 2020

FASE 4: VALUTAZIONE       Spoglio da 16 maggio (votazioni chiuse)

ANNUNCIO RISULTATI E PREMIAZIONI      La notte di 13 giugno 2020

 

Se potete votare, queste sono le mie opere in concorso:

Altri suggerimenti di voto sono:

  • Curatore: Lugi Petruzzelli
  • Traduttore: Paola Cartoceti
  • Collana: Sci-Fi Collection, Tabula Fati
  • Rivista professionale: Dimensione Cosmica, Tabula Fati
  • Antologia: Luca Ortino, Gian Filippo Pizzo, Fantaetruria, Carmignani Editrice
  • Romanzo fantastico: Pierfrancesco Prosperi, Il 9 maggio, Homo Scrivens

 

Buon voto e buone letture!

Apocalissi fiorentine – Il ritorno degli inglesi – Incipit

Elaborazione grafica di Gabriele Boscherini

A Firenze c’è un’isola di morti in mezzo al traffico dei presunti vivi. Sono defunti la cui anima spesso è sopravvissuta ai corpi decomposti nelle opere lasciate ai posteri. Magari non poeti immortali, ma comunque gente che ha lasciato il suo segno sulla carta e nella Storia.

L’isola dei morti, unico riparo per i defunti dal folle logorio della vita moderna e dai fumi pestilenziali del traffico cittadino, si trova in Piazza Donatello, su una collinetta recintata e ombreggiata da alcuni cipressi, ed è nota come Cimitero degli Inglesi. La piazza è una di quelle che interrompono il flusso costante di auto dei Viali di Circonvallazione, voluti e realizzati dall’architetto Giuseppe Poggi, quando nel 1865 abbatté le mura della città e, in particolare, la vicina Porta a Pinti, nel suo progetto per trasformare Firenze nella capitale d’Italia, quale essa fu per un breve periodo, dal 1865 al 1871.

Il Cimitero degli Inglesi, questa piccola oasi a forma di collina, fu costruito per opera della Comunità Evangelica Riformata Svizzera fuori dalle mura, in quanto destinato a ospitare i corpi dei numerosi stranieri presenti a Firenze e non praticanti la religione cattolica. Vi era in quegli anni gotici nella città di Dante un discreto fervore intellettuale prevalentemente di matrice anglosassone. Altrove, dalle parti di Ginevra, nel 1816 Lord Byron, Mary Wollstonecraft, il futuro marito di lei Percy Shelley e la di lei sorellastra (nonché amante di Byron) Claire Clairmont, nonché il medico di Byron, Polidori, diedero inizio alla letteratura gotica con i suoi vampiri, fantasmi, licantropi e morti viventi, ponendo i cimiteri al centro dell’attenzione letteraria per gran parte del secolo a venire e oltre. Forse qualcosa di quello spirito fu portato dagli inglesi sul territorio fiorentino e magari tra quelle lapidi in gran parte ottocentesche.

L’architetto Carlo Reishammer aveva disegnato il cimitero a pianta poligonale, ma questa fu poi mutata dal Poggi nell’ovale ben noto, circondato dai Viali. La costruzione fu avviata nel 1828.

 

Elizabeth si risvegliò al suo interno un martedì mattina. Era distesa tra sei colonnine candide e sopra di lei incombeva un ampio catafalco di pietra bianca.

Le colonnine non affondavano direttamente nel terreno, ma su una base di pietra, anch’essa sopraelevata. C’era in realtà ben poco spazio tra quelle colonnine, ed Elizabeth era stesa su un fianco, un po’ di traverso con la testa, i piedi e le mani che penzolavano nel vuoto.

Si districò da quella scomodissima posizione e scivolò in terra, dove si mise a sedere.

Purtroppo le gambe non le funzionavano, il che non la sorprese, dato che era invalida ormai da quasi trent’anni.

Non conosceva quel luogo, ma le era evidente che si trattasse di un cimitero. Il rumore rombante tutto intorno, però, le suonava alieno. Osservò la tomba contro cui era appoggiata e vi lesse con un sussulto il proprio nome.

“Elizabeth Barrett Browning”. Chi era sepolta lì era nata, proprio come lei, a Durham il 6 marzo 1806. Troppo strano perché fosse solo una coincidenza. Si trattava di una tomba, dunque non c’era di che stupirsi se recava anche il luogo e la data della morte: Firenze, 29 giugno 1861. Leggere la propria data di morte su una tomba è qualcosa che fa mancare il terreno sotto i piedi e, se le sue gambe non l’avessero abbandonata tanti anni prima e lei non fosse stata saldamente seduta in terra, certo ci sarebbe finita in quel momento.

Le bastò un attimo per riprendersi e convincersi che tutto ciò era assurdo. Lei era lì, ben viva, come al solito. Quello sembrava uno scherzo perverso di qualche amante delle storie gotiche. Chi poteva aver architettato una simile cattiveria nei confronti di una vecchia poetessa malata e solitaria come lei? Davvero, non le veniva in mente nessuno. Non aveva nemici e di certo nessun amico tanto balordo da macchinare una burla simile.

Provò a chiamare, ma le rispose solo quel rombo irregolare e alieno che proveniva oltre le tombe. L’aria era strana. Tossì. Non ne aveva mai respirata di così mefitica.

Elaborazione grafica di ELisa Calcinari

Per un istante le venne in mente l’inferno. Aria infernale! Questo respirava. Ma no. Non poteva essere. Lei era viva. Quello certo non era l’inferno. Non capiva, però, la situazione, e neppure quei rumori e quell’aria. Chiamò ancora; a quanto pareva nel cimitero non c’era nessuno e se c’era qualcuno fuori, con quel rombo irregolare ma costante non avrebbe certo potuto sentirla. Se non altro, non era notte. Risvegliarsi al buio in un simile posto l’avrebbe inquietata ancora di più.

Non era in grado di camminare, ma non aveva alcuna intenzione di restare lì. Era debole e malata ma ancora in grado di strisciare, spingendosi con le braccia. Raggiunse uno dei vialetti del cimitero e lo percorse trascinandosi come un animale ferito verso quella che pareva l’uscita. Per sua fortuna, il cimitero era piuttosto piccolo, per cui non le ci volle molto ad arrivare all’alto cancello.

La parte bassa era chiusa da una superficie unica di metallo. Per guardare fuori dovette issarsi fino alle sbarre della parte superiore.

Quello che vide oltre la lasciò pietrificata.

C’erano stranissime carrozze, interamente chiuse, che correvano senza cavalli. Dentro c’erano persone con abiti insoliti, per quel poco che riusciva a scorgere. Non s’intendeva di meccanica, ma aveva saputo dell’Hippomobile a gas, da poco realizzata da Étienne Lenoir, e che alcuni sostenevano la possibilità di costruire carri in grado di muoversi senza essere trainati, ma quelle… Quelle erano cose impensabili! Sembravano fatte di materiali mai visti, e poi erano così tante, così rumorose e puzzolenti! Sembravano loro la causa di quel tanfo mefitico. Quale essere umano avrebbe mai potuto volersi rinchiudere dentro quelle scatole mobili o riempirne una città? L’umanità non poteva essere così folle, pensò. Di nuovo le venne in mente l’inferno. Era lì! Era così? Aveva pensato di arrivare al cancello e chiamare aiuto, ma a quella vista non ne ebbe più il coraggio: che creature potevano mai essere quelle? Esseri demoniaci? Si fece scivolare di nuovo a terra, appoggiata alla lastra di metallo.

Lasciò allora che lo sguardo esplorasse l’interno. Le tombe nella loro familiarità le parevano quasi un rifugio da quel mondo ostile.

La confortò vedere che lungo il vialetto avanzava una figura stanca e spaesata. Di sicuro un vecchio.

L’uomo, che doveva avere circa novant’anni, la raggiunse lentamente e si presentò, parlando inglese.

«Sono Walter Savage Landor, di Warwick. Mi sono risvegliato ai piedi di una tomba laggiù,» indicò con il braccio, «che…» esitò, «beh, stranamente portava il mio nome e…» La osservò meglio, quindi, sussultando, esclamò: «Elizabeth! Elizabeth Browning? Come? Come può mai essere? Sei morta… cioè, mi scusi. Devo averla presa per un’altra persona, la poetessa Barrett Browning… ma certo, mi devo essere confuso, sa com’è… la mia età… oggi sono alquanto confuso… non capisco che cosa mi stia capitando e…»

«Walter!» replicò Elizabeth nel riconoscerlo e nel ritrovarlo ancor più vecchio di quanto lo ricordasse, «sono proprio io, sono Elizabeth, e anch’io mi sono svegliata ai piedi di una tomba con il mio nome.»

«Elizabeth!» la fissò con gli occhi sbarrati.  «Ma sono ormai cinque anni che tu… Passando ho visto la tua tomba. Ricordo quando Luigi Giovannozzi la realizzò su disegno di Frederic Leighton e tutte le volte che venni a deporvi io stesso dei fiori. Oh, Elizabeth! Vorrei fosse vero che tu sei ancora viva, ma no, non può esserlo di certo. Quante volte ti ho ricordata con il tuo povero Robert! E il tuo povero Pen, quanto ti ha pianto.»

«Pen! Come sta mio figlio?» chiese la donna, rendendosi all’improvviso conto che con quella domanda stava quasi avvalorando le parole del vecchio drammaturgo.

«Bene. Alla fine, si è ripreso dalla tua morte…» il vecchio s’interruppe. Non gli pareva delicato parlare a una persona della sua dipartita, ma la situazione era così strana. Dopo una breve esitazione, proseguì. «Era solo un bambino. Dodici anni, mi pare, quando te ne… andasti, ma Robert gli è sempre stato molto vicino.»

Era tutto così paradossale! Stentava a credere alle sue stesse parole. Il suo sguardo, a quel punto, si allargò oltre il cancello alle spalle della poetessa e anche lui vide le automobili, trasalendo.

«E quelle cosa sono?» chiese puntando il dito artritico.

«Era ciò che mi aveva sconvolto poco prima del tuo arrivo. E quest’aria? Come ti pare?»

«Infernale. Faccio fatica a respirare. Eppure, questo è il cimitero protestante vicino Porta a Pinti, lo riconosco, ma dove sono finite le mura di Firenze, che dovrebbero sorgere qua fuori? È come se il cimitero fosse stato trasportato altrove. Pazzesco!»

«Ehi, voi!» li apostrofò in italiano un tale, avvicinandosi dal vialetto interno. «Scusatemi, mi sono smarrito.»

Era un signore molto stempiato, sulla quarantina.

Elizabeth e Walter lo fissarono esterrefatti. La comunità inglese di metà XIX secolo a Firenze era importante ma non tanto grande, per cui gli inglesi si conoscevano quasi tutti tra di loro, in particolare se erano, come loro tre, dei letterati.

«Arthur!» esclamò Elizabeth.

«Arthur Hugh Clough!» esclamò Walter.

«Signor Landor! Elizabeth!» esclamò l’uomo a sua volta, passando all’inglese. «Elizabeth? Tu… Tu! Tu?»

«Io?» chiese Elizabeth, immaginando ormai la risposta.

«Io, cioè, non posso credere di essermi ingannato, ma tu… sei Elizabeth Barrett, la moglie di Robert Browning?»

«È forse la sola cosa di cui io sia ancora sicura, mio caro Arthur.»

«Ma io ricordo che alcuni mesi fa tu sei…»

«Morta?» completò Elizabeth.

«Non osavo dirlo, ma questo è il mio ricordo.»

«E anche il mio,» precisò Walter, «ma perché parli di pochi mesi, io ricordo che fu alcuni anni fa e che…» il vecchio trasalì. «E che pochi mesi dopo anche tu… anche tu, così giovane, così giovane come ti vedo, moristi! Se ne parlò tanto! Oh, Dio del Cielo, che cosa ci sta accadendo?»

 

(CONTINUA)

Premio Vegetti per la fantascienza e il fantastico

Da domani si potrà votare per il Premio Vegetti.

Ho pubblicato varie cose che potrebbero concorrere, chissà se qualcuno mi vorrà segnalare:Associazione World SF Italia

– “La soluzione del problema” sul primo numero della rivista “ProspettiveIng” dell’Ordine degli Ingegneri di Firenze dedicato al Complex Problem Solving;

– il racconto “Attimi evanescenti di pensiero critico” sul secondo numero della rivista “ProspettiveIng” dell’Ordine degli Ingegneri di Firenze dedicato al “Critical Thinking”;

– Il racconto “La giusta paura” sulla rivista “L’Area di Broca” (Gazebo Libri);

– Il racconto “Protesi” sulla rivista “IF – Insolito & Fantastico” (Odoya), numero 23 dedicato a “Stephen King”;

– Il racconto “Corputer”, presente nel numero 22 “Corpo e Computer” della rivista “IF – Insolito & Fantastico” (Odoya);

– Il racconto “Lezioni di cratività” sul terzo numero della rivista “ProspettiveIng” dell’Ordine degli Ingegneri di Firenze dedicato alla “Creativity“,

– Il racconto “Io è un altro. Nessun altro” nell’antologia “Nessun altro” (Giulio Perrone Editore, 2018)

Quale racconto consiglierei? “Lezioni di cretività“.

Intanto, auguri di buon 2020 a tutti e buon decennio.

Risultati immagini per buon anno

 

AMORI SPEZZATI SOTTO LA TORRE ANTICA

Intorno al mistero di un orologio su una torre fermo da troppo tempo, Alfredo Betocchi snoda alcune storie in epoche diverse, dal 1288, al 1796, al 1957 (e anni poco precedenti o successivi) in cui alcune coppie di giovani amanti s’incontrano, conoscono, amano e perdono. Dal desiderio di Risultati immagini per l'orologio della torre antica Betocchivendetta e dall’odio vediamo nascere delle streghe (una che vuole vendicare l’amato assassinato e l’altra che cerca la vendetta per una violenza subita) e scaturire una serie di malefici. Dallo scontro tra queste forze magiche, tra la saggia Maga Tara e la strega Elodia, si arriva al finale e si scopre quindi il segreto de “L’orologio della torre antica”. Tale è il titolo di questo primo romanzo di una saga fantasy in tre volumi realizzata di questo simpatico e cordiale autore fiorentino, conosciuto con il GSF alle Serate Letterarie della Laurenziana. Il sottotitolo, assai esplicativo, è “Storia di streghe, di morte e d’amore”, Edizioni Il Campano.

La vita, a volte, pone l’incredulo di fronte a strane esperienze nelle quali le sue certezze si fanno più sfumate e nulla pare più essere quello che sembra” è l’incipit che ci prepara a questo romanzo in cui l’ambientazione storica fa da sfondo a vicende sovrannaturali.

Vi troviamo descrizioni di figure come questa:

Correva l’anno 1795 ed il ricchissimo Tegrimo II dei Conti Guidi, omonimo del capostipite della dinastia ma ormai non più Signore del territorio, era il proprietario dello storico immobile. Questi era un compassato signore di cinquant’anni, di statura medio alta con i capelli folti brizzolati, un viso aperto e volitivo sul quale gli occhi mostravano uno sguardo severo, ma giusto”.

O scene di cruenti scontri campali come questa:

Ad un tratto, un gigantesco guerriero arabo si parò innanzi al giovane.

Risultati immagini per l'orologio della torre antica Betocchi

Alfredo Betocchi

Impugnava un’affilata scimitarra rossa di sangue mentre, con l’altra mano, trascinava per i capelli una giovane donna, terrorizzata: la sua preda di guerra.”

Sarà lo stesso orologio a condurre a morte una delle streghe:

Senza una parola gli spettri spinsero con forza il pendolo che si trovava proprio dinanzi a loro e quello iniziò ad oscillare. Le ruote si mossero all’istante, stritolando tra i loro giganteschi denti Elodia, che emise dalla sua gola un urlo disumano”.

La ricetta per il fantasy del Betocchi ha, insomma, come ingredienti ambientazioni di varie epoche, amori giovanili, magia, mistero e vendetta.

Che cosa ci riserveranno le prossime avventure “La maga Tara” e “Selina, l’ultima strega”?

UN WEEKEND A STRANIMONDI 2019

Eccomi di ritorno a Firenze dopo un intero weekend passato al divertente e interessante festival del libro fantastico, weird e di fantascienza “Stranimondi” tenutosi a Milano.

Ero andato con l’idea di ascoltare alcuni dei numerosi incontri tematici presenti nel programma, ma alla fine la sala con gli stand delle case editrici si è rivelata molto più ricca di occasioni di incontro di quanto il numero degli operatori presenti potesse far supporre. Mi sono così fermato a parlare più del previsto con autori, ma anche critici e editori.

Fiorella Borin, Vittorio Piccirillo, Annarita Stella Petrino, Adriana Comaschi e Melania Fusconi allo stand di Tabula Fati

Ovviamente ho dedicato molto del mio tempo agli autori di Tabula Fati, la casa editrice del sempre attivo Marco Solfanelli, lì presente, con cui sono uscito, proprio in fiera, con il mio nuovo “Apocalissi fiorentine” (dopo aver collaborato per anni alla rivista “IF -Insolito & Fantastico” da loro edita, prima del passaggio a Odoya). Degli autori di Tabula Fati ho acquistato:

  • Un curiosissimo libretto scritto da Vittorio Piccirillo con testo a fronte in latino, “Legio Accipitris”, in cui racconta di un incontro tra antichi romani e alieni, che non vedo l’ora di leggere;
  • Un tentativo di terraformazione di un mondo alieno raccontato dall’inseparabile coppia Emiliano Mecati e Alessio Seganti in “Karma Avverso”;
  • Il fantasy di ambientazione atlantidea, che a quanto ho capito è stato in piccola parte ispirato dal mio “Il sogno del ragno – Via da Sparta”, scritto da Enrico Zini: “Esperia, la fuga”;
  • La fantascienza cyborg per young adult “Quando Borg posò lo sguardo su Eve” di Annarita Stella Petrino;
  • Un antichissimo mito ladino, riscritto dalla prolifica Adriana Comaschi:La Rajetta”;
  • Il primo volume della saga fantasy young adult con cui esordisce Melania Fusconi, “Le anime di Leggendra – I cimeli ancestrali”.

Molti di loro sono autori soci, come me, di World SF Italia, l’associazione degli operatori della fantascienza e lì avevo incontrati all’Impruneta all’ultimo raduno nazionale.

Edito da Edizioni Della Vigna (sempre Gruppo Tabula Fati) ho acquistato “Il tempo è come un fiume” di Franco Piccinini, in cui ho riscontrato temi che mi stanno particolarmente a cuore come l’alterazione del tempo.

Ho incontrato molti altri autori della casa editrice, come la mia editor Silva Ganzitti (che ringrazio per la meticolosa cura con cui ha revisionato “Apocalissi fiorentine”), Fiorella Borin, Annarita Guarnieri (traduttrice) e Francesco Brandoli, i cui volumi mi riprometto di leggere presto.

Di altre case editrici ho acquistato il primo romanzo della saga “Eternal war”, “Gli eserciti dei santi”, scritto da Livio Gambarini, in cui racconta la storia fiorentina ai tempi di guelfi e ghibellini, colorandola di una vena soprannaturale.

Ho, infine, preso l’ultima ucronia del maestro dell’allostoria Pierfrancesco ProsperiIl 9 maggio”, sottotitolo “Che cosa sarebbe successo se Hitler

Carmine Treanni, Pierfrancesco Prosperi e Aldo Putignano.

fosse morto a Firenze nel 1938?”.

Prosperi presentava il suo originale romanzo, edito da Homo scrivens, assieme all’editore Aldo Putignano e al critico letterario Carmine Treanni,.autore, tra le altre cose dell’antologia “Altri futuri” e finalista al Premio Vegetti 2019 con “Il futuro è adesso”.

 

Carlo Menzinger con Apocalissi fiorentine allo stand di Tabula Fati.

Durante il festival, è stata presentata in anteprima la mia antologia distopica “Apocalissi fiorentine” (24 racconti e 48 fotografie rielaborate che illustrano in modo fantastico momenti di crisi della città, passati o futuri, avvicinando ai lettori le tematiche delle fragilità ambientali, riportandole in un contesto urbano). Il volume è illustrato dagli studenti del Professor Marcello Scalzo della Facoltà di Architettura di Firenze. Sono stato presente in due spazi, sabato presso la rivista “Dimensione Cosmica” (anch’essa edita dal Gruppo Tabula Fati) e domenica presso un’altra casa editrice del gruppo, Le Edizioni della Vigna, diretta da Luigi Petruzzelli e ho avuto modo di rilasciare un paio di interviste.

Altri eventi cui ho partecipato sono stati gli interessanti:

  • “Michelangelo e la luna. Perché le arti hanno un ruolo così marginale nella fantascienza?”, tenuto da Franco Ricciardello. Credo, infatti, che quando si creano mondi immaginari sia giusto affrontare ogni aspetto, compreso lo sviluppo dell’arte, mentre, come spiegava Franco Ricciardello la fantascienza tende a concentrarsi sugli aspetti tecnici, fantascientifici o sociali ma spesso dimentica pittura, scultura, musica e, seppur meno frequentemente, architettura.
  • “Astrobiologia per fantascientisti” con Silviia Treves, Franci Conforti e Nino Martino. Ottima occasione per riflettere sulle possibili forme di vita che potremmo trovare su mondi alieni, partendo dallo studio delle creature estremofile, che sulla terra vivono in ambienti con condizioni estreme.

Mi sono, invece, perso “Il presente invisibile: come la letteratura cura la cecità climatica” con Fabio Deotto, Chiara Reali e Giorgio Raffaelli, che mi sarebbe piaciuto sentire visto che ultimamente mi sto dedicando al climate fiction (“Apocalissi fiorentine” ne è un esempio), così come l’antologia Urania “Stranimondi”.

Di sicuro meritevoli devono essere stati gli incontri con Tullio Avoledo, Cecilia Randall,

Jasper Fforde, Anders Fager, Leonardo Patrignani, Franco Brambilla, Claude Lalumière, Ran Zhang, Maurizio Nichetti (nomi di spicco in locandina) nonché Silvio Sosio, Franco Forte, Lukha B. Kremo, John Vance, Roberto Paura, Elena di Fazio. Non mi pare fossero in cartellone ma ho incontrato anche i critici letterari Walter Catalano e Gian Filippo Pizzo, l’autore multidisciplinare (nonché fotografo) Angelo Tondini Quarenghi e, infine, Sergio Calamandrei, mio coautore in alcune opere, che mi ha accompagnato in questo tour nella letteratura fantastica.

Dal punto di vista organizzativo, ho trovato poco pratica la necessità di uscire in strada per spostarsi da una sala all’altra (per fortuna il tempo era buono), ma la location è stata cambiata all’ultimo momento per problemi autorizzativi. Per fortuna è stata trovata perfettamente adiacente alla Casa dei Giochi che finora ospitava l’evento. Non ci sarebbe, poi, stato male un punto ristoro all’interno. I locali nei dintorni erano comunque vicini e sono stati presi d’assalto.

Nel complesso è stata un’esperienza positiva e piacevole, in un contesto estremamente vivace ed effervescente.

Complimenti agli organizzatori e a tutti i partecipanti.

 

Leggi anche:

Incontro World SF Italia 2019

Firenze Rivista 2019

Incontri Letterari della Laurenziana 2019

Stranimondi 2019

 

Vedi:

Il breve video del mio intervento di domenica su “Apocalissi fiorentine”

I MONDI FANTASY DEL GIOVANE SETYON

Risultati immagini per la spadadi Seyton PratesiGuido Pratesi (Firenze, 1982), nello scrivere la sua quadrilogia Il regno di Visteria” ha immaginato un intero mondo, suddiviso in spicchi, con una sua gerarchia, una sua storia, delle creature fantastiche.

Lo ha popolato di elfi, maghi, draghi, basilischi, tritoni e altro ancora.

Nel primo volume “La spada di Setyon” ci mostra le avventure di un giovane predestinato dalla scoperta di una spada magica, al dono di un falco come compagno e di un pugnale d’oro come estrema difesa (“l’elsa era d’oro, a forma di falco con le ali aperte e gli occhi di rubino”), alle guerre contro i maghi oscuri e contro i tritoni che cavalcano torpedini, squali, orche e cavalli di mare.

Risultati immagini per la spadadi Seyton Pratesi

Guido Pratesi

Non manca l’amore per una bella fanciulla, né una profezia antica: “Quattro flagelli avrebbero infierito sui quattro Spicchi che si sarebbero venuti a creare con la costruzione della Stella di Pietra”.

Riuscirà Seyton a seguire il volere paterno “desidero che tu usi sempre la lama, qualsiasi lama, per difendere gli indifesi ed essere latore di giustizia”?

Quante altre avventure lo attenderanno nei prossimi tre volumi?

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