Archive for the ‘fantasy’ Category

NOIOSA TELENOVELA ONIRICA

Risultati immagini per laini taylor sognatoreSarà che in questi giorni è uscita la mia biografia scritta da Massimo Acciai Baggiani intitolata “Il sognatore divergente”, sarà che se Acciai mi ha definito così è perché nelle mie opere il sogno è molto presente e quindi trovare un titolo come “Il sognatore” mi ha incuriosito, fatto sta che ho iniziato e ora appena finito di leggere questo romanzo di Laini Taylor.

Il volume, distribuito in e-book gratuitamente secondo le regole del copyleft, è corposo con le sue oltre 500 pagine. Ho dovuto leggerne almeno la metà prima di entrare in sintonia con la storia e i personaggi, ma forse più che di sintonia si è trattato di assuefazione, per sfiancamento.

Si tratta di un fantasy che descrive un mondo alieno popolato da esseri del tutto antropomorfi ma con due cuori, cosa che dovrebbe insospettire da subito il lettore sul fatto che si parlerà in modo forse esagerato (doppio?) di faccende di cuore.

Credo che la massima espressione, in linea teorica, della capacità di un autore sia quella di creare dei mondi, degli universi letterari originali. Laini Taylor (11 dicembre 1971, Chico, California, Stati Uniti) non c’è dubbio che con “Il sognatore” abbia creato un suo mondo originale, con Dei blu, fantasmi, metalli misteriosi (il metarsio), strani poteri onirici, falene psichiche. Eppure per fare un buon romanzo, senza dubbio, non basta creare un nuovo mondo. Personalmente, poi, sono sempre un po’ scettico quando in fantascienza s’incontrano su mondi alieni creature antropomorfe. Questo è un fantasy e non fantascienza e di solito si accetta il fatto che gli elfi, gli gnomi, i troll, gli hobbit, gli orchi e altre creature siano tutti piuttosto antropomorfi, dunque sorvoliamo su questo, anche se immaginare esseri blu con due cuori ma così simili a noi mi disturba non poco. Insomma, l’evoluzione non può aver reso tutto uguale, ma poi aver infilato due cuori in un petto fatto per ospitarne uno.

Il problema di questa storia, almeno per me, è che attraeva la mia attenzione solo a tratti, lasciandomi poi per decine di pagine nella più totale assenza di interesse. Sarà stato per quell’amore onirico così inconcludente da risultarmi noioso, per certe descrizioni piuttosto inutili (se qualcosa in una storia fantastica potesse davvero dirsi tale).

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Laini Taylor

Va anche detto che il romanzo comincia bene, con uno splendido incipit, che viene ripreso poi anche nelle pagine finali.

Durante il secondo Sabba della Dodicesima Luna, nella città di Pianto, dal cielo cadde una ragazza.

La sua pelle era blu e il suo sangue era rosso.” Quante storie si possono immaginare con un inizio così!

Inoltre, parte da una gran bell’idea: sono i sogni che scelgono i sognatori.

E all’inizio ci sono anche altri concetti interessanti come “Ma da quando l’impossibilità impediva a un sognatore di sognare?

Sarai ricorda un po’ il mio “La bambina dei sogni”, con questa capacità di “materializzarsi” nei sogni altrui e di pilotarli. L’amore tra l’onirica Sarai e l’umano Lazlo potrebbe quasi far pensare alla remotissima vicinanza tra Giovanna D’Arco e la creatura che lei crede un angelo nel mio “Giovanna e l’angelo”. La determinazione del bibliotecario Lazlo nel cercare la Città di Pianto, potrebbe far pensare a quella della mia Aracne ne “Il sogno del ragno”. Eppure non sono riuscito ad appassionarmi alle vicende del bibliotecario orfano Lazlo Strange e della dea blu Sarai e, persino alla fine, facevo confusione tra mesathim e faranji.

Sarà che non ho mai amato le telenovela, ma scoprire che Sarai, la dea degli Incubi, è figlia di Isagol, la Dea della Disperazione e di Eril-Fane, il Massacratore degli Dei o che il trovatello Lazlo è un Dio e il solo in grado di scalfire l’incorruttibile metallo mesarzio, non sono stati sufficienti a scuotermi dal torpore, né ci sono riusciti i dettagliati e prolungati baci dei due protagonisti.

Nonostante la Taylor inventi varie divinità, non saprei se un’opera così possa essere considerata fantareligione.

Vedo che in rete il romanzo ha molti estimatori e penso che questo sia tutto sommato comprensibile, ma il target mi somiglia poco: presumibilmente si presta meglio a un pubblico femminile, magari composto da ragazze con i capelli rosa come quelli dell’autrice, appassionato di storie romantiche.

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POCHE ALTERNATIVE A HOGWARTS PER IMPARARE LA MAGIA

Risultati immagini per L'arte della magia PratchettDi Terry Pratchet avevo già letto “Tartarughe divine” e, scritto con Neil Gaiman, “Buon Apocalisse a tutti!”. Due libri egregi, ma che non mi avevano entusiasmato, in cui il fantasy (con forti connotazioni di fantareligione) assume toni ironici, sena però mai diventare veramente umoristici.

Sentendo una lettrice appassionata di Pratchet (e ce ne sono molti), le avevo chiesto quale potesse essere il suo libro migliore, per cercare di capire meglio che cosa appassionasse tanti fan. Mi ha indicato “L’arte della magia”, che, come gli altri due, mi è parso un buon libro ma non mi ha appassionato.

Questo romanzo, come molti altri dell’autore è ambientato nel Mondo Disco, anche se qui l’ambientazione appare meno rilevante che in “Tartarughe divine”.

In questi due romanzi, quasi tutte le religioni del mondo fantastico di Pratchet seguono la credenza della mitologia indù secondo la quale la Terra è piatta e poggia su quattro elefanti che poggiano sul dorso di una tartaruga. Per gli indù questa poggia su un serpente. Quando, in  “Tartarughe divine”, al Dio Om-Tartaruga viene chiesto su che cosa poggi la tartaruga, questo risponde seccato da una simile banalità che è ovvio che non poggia su nulla: la tartaruga nuota!

Ne “L’arte della magia” si parla di una bambina che nasce con i poteri di un mago, in un mondo in cui i maghi possono essere solo maschi e le streghe solo femmine.

La bambina è allevata e addestrata da una strega, ma ambisce essere educata da mago. Vorrebbe allora frequentare l’Università Invisibile di Ankh-Morpork, ma questa è difficile da trovare e, una volta trovata, non ammette donne.

Il romanzo racconta le avventure della bambina Eskarina Smith detta Esk per essere ammessa in tale scuola.

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Terry Pratchet

Devo dire che la scuola di magia di Hogwarts, inventata dalla Rowling, è assai più creativa, varia e interessante e lo stesso dicasi delle avventure di Harry Potter al suo interno. Va, però, detto che la sua pubblicazione precede di un decennio quella del primo volume del maghetto inglese.

L’arte della magia” (Titolo originale “Equal Rites” – 1987) è il terzo romanzo della serie del Mondo Disco. È anche il primo romanzo del “sottociclo” delle streghe. È definito “fantasy comico” ma di comico mi pare ci sia ben poco, a parte cose banali tipo chiamare “nonnina” la strega e il nome del villaggio della bambina “Cattivo Somaro”.

 

Sir Terence David John Pratchett, meglio conosciuto come Terry Pratchett, (Beaconsfield, 28 aprile 1948 – Broad Chalke, 12 marzo 2015), è stato l’autore più venduto degli anni novanta e al 2010 aveva venduto complessivamente 65 milioni di copie dei suoi libri, tradotti in 37 lingue. É stato nominato ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico (OBE) nel 1998 e ha ricevuto il titolo di cavaliere (Knight Bachelor) nel 2009 per i servizi resi alla letteratura. Nel 2002 gli è stata assegnata la Carnegie Medal per il suo romanzo per bambini “Il prodigioso Maurice e i suoi geniali roditori”. Nonostante tanti riconoscimenti, non riesco a considerarlo pari a grandi autori fantasy come Rowling, Lewis e Tolkien. Mi pare che persino la nostrana Licia Troisi abbia pubblicato cose più interessanti.

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UN NOIOSO FANTASY MASCHERATO DA FANTASCIENZA

Risultati immagini per la mano sinistra delle tenebreIl 22 gennaio di quest’anno è morta Ursula Kroeber Le Guin, una scrittrice di fantascienza e fantasy statunitense (nata a Berkeley il 21/10/1929). Non ne avevo ancora letto nulla, così, incuriosito dagli articoli apparsi con l’occasione, mi ero messo da parte uno dei suoi romanzi per leggerlo. Più di recente è stato indetto un concorso (“Oltre la soglia”) a lei dedicato e così mi sono deciso a leggere “La mano sinistra delle tenebre” (1969).

Stiamo parlando di un’autrice che ha vinto 5 premi Hugo e 6 premi Nebula, insomma, una molto apprezzata almeno nell’ambiente dei premi per la letteratura di genere fantastico. Il romanzo, uno dei suoi principali, le ha fruttato 1 dei premi Hugo e 1 dei premi Nebula. Mi è parso, dunque, un buon punto d’inizio per conoscerla.

Purtroppo devo dire che la lettura mi ha molto deluso, confermando la mia scarsa fiducia nelle giurie dei premi.

La mano sinistra delle tenebre” è un (brutto) romanzo fantasy mascherato da fantascienza e con un titolo da romanzo horror o gotico.

Ursula Le Guin

Nulla mi disturba di più in un romanzo della vaghezza e delle chiacchiere vane. La sensazione è stata che la maggior parte di questo volume si basasse proprio su un simile materiale.

Per carità, non tutto è da buttare. Innanzitutto è apprezzabile l’idea di queste razze umane mutanti, e, in particolare, che possa esserci un popolo in cui tutti sono nel corso della propria vita sia maschi che femmine, divenendo l’uno o l’altro solo in certi periodi. Tra i pesci questo è piuttosto comune, vedi per esempio la cernia, il pesce pappagallo, il pesce napoleone e lo stesso tra i molluschi. In biologia si parla di proterandria e proteroginia, come forme dell’ermafroditismo.

Nel romanzo si parla peraltro di androginia. I Getheniani sono “neutri” per la maggior parte del tempo. Ma per 2 giorni ogni 26 entrano in kemmer (diciamo pure “calore”), diventando maschi o femmine. Questo ermafroditismo deriva, pare da antiche manipolazioni genetiche sperimentali.

Altro aspetto affascinante è il pianeta Gethen, nome che significa “Inverno”, che è perennemente ghiacciato.

Il romanzo è un’occasione per delle riflessioni sulla sessualità, i rapporti tra sessi diversi e tra popoli diversi, ma è un’occasione perduta perché alla fin fine succede ben poco, a parte intrighi politici, macchinazioni noiose e discussioni ed elucubrazioni. In sostanza manca una storia coinvolgente.

I nomi esotici, spesso sovrabbondanti, se non inseriti in inutili elenchi, e l’ambientazione glaciale che abbiamo conosciuto in una storia ben più affascinate come “Il trono di spade” di Martin, danno un’aria da fantasy mancato al romanzo, con gli alieni che somigliano più ai popoli della Terra di Mezzo tolkeniana che non a delle creature di altri mondi.

Dopo “Spedizione Sundiver” di Brin e “Il sole dei soli” di Schroeder, mi sono così trovato ancora una volta, nel giro di poco, a leggere romanzi di fantascienza con un ottimo potenziale ma con uno sviluppo che se fossero i primi del genere che leggo mi dissuaderebbero dal provarci ancora. Per fortuna so che la fantascienza ha prodotto opere decisamente migliori.

La mano sinistra delle tenebre”, purtroppo, mi ha ricordato i romanzi di un’altra autrice di fantascienza, premiata addirittura con il nobel, che mi pare caratterizzata da un’analoga vacuità narrativa: Doris Lessing.

Per la cronaca “La mano sinistra delle tenebre” fa parte di un ciclo di 7 romanzi denominato “Ciclo dell’Ecumene”, ma dubito che tenterò di leggere gli altri.

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L’ISOLA DEL DESTINO SCOLPITO

Image result for Donato ALtomare isola scolpitaStrano romanzo “L’isola di scolpita” di Donato Altomare! È storia magica e fantastica che parte con atmosfere che mi hanno fatto pensare a José Saramago e, in particolare, alla sua “La zattera di pietra”, anche se per Saramago a muoversi per il mare è l’intero Portogallo e qui solo un’isola che, più che muoversi, compare e scompare. Non solo. È proprio un’isola insolita. Nessuna barca riesce ad avvicinarsi alla sua spiaggia e tutte le altre coste sono alte e inaccessibili e… scolpite con infinite figure umane, forse, l’intera storia dell’umanità. Basterebbe questo a rendere affascinante questo romanzo, ma ecco che Altomare lo trasforma e arricchisce con altre atmosfere e pare questi di respirare l’odore del romanzo gotico ottocentesco, dei Polidori, Le Fanu, Mistrali, con misteriose apparizioni notturne, mostri da incubo e quel senso del fantastico e dello stupore di fronte al paranormale che i decenni successivi hanno perso. E ancora Altomare muta il registro e ci fa scivolare passo dopo passo in una vicenda che coinvolge cose più alte, come il Destino, Dio e il Fato.

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Donato Altomare

Ne emerge un’avventura in cui il protagonista, pur dandosi molto da fare, scopre che ogni sua mossa era predestinata e scritta da lungo tempo. Viene allora da chiedersi se davvero tutti noi siamo prigionieri di un Destino immutabile. Non voglio crederlo. Credo piuttosto che la ciascuno di noi è artefice della propria vita e della propria storia e che basta un piccolo gesto per mutare le sorti del mondo.

Ma nei romanzi tutto può essere, no?

Donato Altomare (Molfetta, 21/07/1951) è un nome importante della fantascienza italiana, che ha pubblicato con le principali case editrici e vinto alcuni riconoscimenti rilevanti come il Premio Urania nel 2000 e nel 2007. Ho avuto l’onore di condividerne la collaborazione alla rivista “IF Insolito & Fantastico”, per la quale entrambi scriviamo, e l’amicizia su facebook (spero non del tutto “virtuale”).

 

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A EST DEL SURYPANTA

Image result for Sempre a est Massimo Acciai BaggianiCredo che “Sempre a est” sia il primo romanzo pubblicato da Massimo Acciai Baggiani. Per me, però, si tratta del quinto testo scritto da lui che leggo (dopo “La compagnia dei viaggiatori del tempo”, “L’ultima regina d’Inghilterra”, “Radici” e , “25 – Antologia di un quarto di secolo”),  trattandosi di un fantasy, ho la conferma della versatilità e della varietà di questo autore. “La compagnia dei viaggiatori del tempo” è, infatti, una silloge di racconti prevalentemente fantascientifici; “L’ultima regina d’Inghilterra” è un racconto ucronico con aspetti sociologici e fantascientifici; “Radici” è nel contempo racconto di viaggio, guida turistica, storia familiare; “25 – Antologia di un quarto di secolo” è, infine, una sintetica antologia poetica. So, poi, che Massimo Acciai Baggiani ha scritto anche altro, in particolare, dei saggi.

Questa mia quinta lettura è, dunque, anche il primo romanzo di Acciai che leggo.

Andare “Sempre a est” è uno dei due indizi fondamentali del protagonista nel suo viaggio alla ricerca del perduto surypanta. L’altro indizio è la parola “raccoglitore”.

Davvero molto poco per avviare una difficile e avventurosa caccia al tesoro. In effetti, anche la mia Aracne, la protagonista de “Il sogno del ragno –Via da Sparta” parte con una sola, vaga, meta: il nord. Come Aracne, anche Hinreck, il protagonista di “Sempre a est” dispone anche di un oracolo, per aiutarlo in quest’impresa.

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Massimo Acciai Baggiani

Entrambi partono soli ma entrambi trovano presto qualcuno per accompagnarli.

Nel caso di Hinreck si tratta di un’altra ragazza, anche lei alla ricerca del proprio perduto surypanta. Ritroverà poi un’altra giovane, la donna che stava per sposare ma che, poco prima fuggì con il suo surypanta, abbandonandolo. Ma non è lei ad avere la creatura. Si crea così uno strano terzetto, con il protagonista e due belle ragazze.

Insomma, che cos’è questo surypanta che fa quasi pensare a qualche divinità indù? Si tratta di una creatura magica, rarissima, simile a un gatto in miniatura, ma con grandi poteri e capace di canti meravigliosi.

Sempre a est” si snoda, dunque, in una serie di combattimenti, magie, incontri, ricerche e misteri da svelare nel più classico stile fantasy, ma senza le creature classiche dell’universo di Tolkien, Lewis o Rowling (elfi, hobbit, troll, draghi…), creando un proprio universo, che nel finale sfocia in un inatteso sviluppo dai toni fantascientifici.

L’AMORE E L’INDIPENDENZA

Risultati immagini per lo sguardo e il risoLo sguardo e il riso” di Caterina Perrone è una storia d’amore ambientata in un non-tempo passato e in un non-luogo che ricorda l’Italia medievale ma che ha il sapore dei borghi fantasy. Non è comunque né ucronia, né utopia e neppure vero fantasy, ma canto sui rapporti umani, sulle pulsioni e i sentimenti d’amore, sul cercarsi e allontanarsi tipico degli amanti, sugli ostacoli che le famiglie e l’ambiente spesso frappongono a tali amori.

I protagonisti, in primis, la bella Viola sono vivaci e con un certo spessore. Viola non pensa solo al suo amato Matteo. È delineata come una ragazza forte e decisa, con una grande passione per lo studio dell’erboristeria e dei profumi. Appare, pur in questo tempo indeterminato, come una sorta di eroina anticipatrice di autonomie e indipendenze femminili. Pur ambendo all’amore del bel rubacuori Matteo, non vuole sposare né lui, né chi vorrebbe imporle il padre, dimostrando la sua brama di indipendenza.

Siamo dunque sì di fronte a una storia d’amore, ma anche alla raffigurazione di un anelito di emancipazione femminile. Viola ambisce realizzarsi nel proprio lavoro di profumiera, piuttosto che diventare moglie devota.

I personaggi si fanno amare e la storia scorre agevolmente verso l’atteso finale, lasciando presagire possibili sviluppi futuri, così come possibili scritture venture di Caterina Perrone che con questo volume edito da Porto Seguro è alla sua prima prova letteraria.

Corredano il volume i bei disegni in bianco e nero di Gianni Mannocci, assai attenti a cogliere i dettagli e i particolari delle scene raffigurate.

La copertina invece è un bel dipinto di J. W. Waterhouse.

 

Caterina Perrone – Auditorium del Duomo – Firenze 2/12/2017

IL SERPENTE DI PRANDINI E BOSI COLPISCE ANCORA!

Risultati immagini per il serpente di fuocoEd eccomi al mio terzo “Massimiliano Prandini!! Nonché al secondo “Sara Bosi“! È passato ormai un bel po’ di tempo da quando lessi il suo “Bestiario stravagante”, una raccolta di racconti gotico-paranormali che mi stupì assai positivamente per l’originalità con cui Prandini trattava temi che sembrerebbero ormai quantomeno “consunti”, ridando loro nuova vita.

Lo rilessi poi in un romanzo collettivo, “Finisterra – Le Sorgenti del Dumrak”, scritto assieme ad altri quattro autori, tra cui Sara Bosi, un’opera fantasy ben scritta ma in cui la penna di Prandini forse emerge poco.

Ho ora invece finito di leggere “Il serpente di fuoco” il primo volume di una saga fantasy scritta da Prandini assieme a Sara Bosi, e anche qui, ringrazia gli autori del collettivo Xomegap, il cui zampino era anche dietro a “Bestiario stravagante”.

Il caso vuole che abbia da pochissimo letto anche il romanzo del premio nobel Kazuo Ishiguro “Il gigante sepolto” e questo mi ha portato a raffrontare le due opere fantasy che hanno qualche somiglianza. Innanzitutto in entrambi la componente umana prevale sulla presenza di creature fantastiche, che peraltro non mancano. L’essere magico di Ishiguro è un drago (che immagino serpentino secondo la percezione orientale), quello di Prandini e Bosi un serpente dalla testa di fuoco (così come i draghi sputano fuoco).

Il drago di Ishiguro ha creato una sorta di nebbia che ha privato l’umanità della memoria. Il serpente di Prandini e Bosi è lo strumento per ridare alla Città del Sole l’acqua di cui è rimasta priva. In entrambi c’è la quest di un essere magico, grazie al quale ripristinare una situazione perduta.

Sara Bosi e Massimiliano Prandini

Il tema della memoria dà spazio all’anglo-giapponese per riflessioni di un certo tipo, ma entrambi i romanzi si snodano come avventure con forte coinvolgimento umano dei protagonisti. Due fantasy particolari, vicini e lontani al contempo dai modelli classici, due opere che, ciascuna a modo proprio, riescono a trattare diversamente questo genere, senza peraltro stravolgerne i canoni. Dal premio nobel era doveroso aspettarsi ciò. È apprezzabile, invece, trovare un po’ di fantasia in autori certo assai meno noti, ma che ancora una volta dimostrano di sapere lasciare il loro segno nella letteratura fantastica.

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