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NEL PAESE DEI CIECHI CHI VEDE È UN MOSTRO

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Danile F. Galouye

Probabilmente fu il motto latino “Beati monoculi in terra caecorum” con le sue varianti successive tipo “nel paese dei ciechi l’orbo è re” ad aver ispirato il racconto di H.G. Wells del 1903 “Il paese dei ciechi”. Di certo Daniel F. Galouye (New Orleans, 11/02/1920 – New Orleans, 07/09/1976)  non poteva ignorare un simile classico quando scrisse “Universo senza luce” (1961) o il racconto che lo ha ispirato “Rebirth” (1952), come non lo hanno ignorato gli autori successivi che hanno immaginato mondi popolati solo da ciechi, fino a “Cecità” di José Saramago o al recentissimo racconto “Lo scisma” di Massimo Acciai Baggiani, in uscita tra breve nell’antologia “Sparta ovunque” (Tabula Fati, 2020).

Sebbene l’ispirazione storica sia importante ed evidente, “Universo senza luce” rimane uno dei più luminosi esempi di fantascienza. Con il termine “speculative fiction” gli inglesi intendono il fantastico in generale ovvero “qualsiasi finzione con elementi soprannaturali, fantastici o futuristici”, ma il termine speculativo riguarda l’analisi teorica e filosofica di qualche fenomeno. Mi verrebbe allora da definire “Universo senza lucefantascienza speculativa o forse filosofica, nel senso che appartiene a quel gruppo di storie che indagano il mondo del possibile, partendo da un’ipotesi e immaginandone gli sviluppi. Dovrebbe essere quello che fa tutta la sci-fi, ma non sempre è così, purtroppo. Questo romanzo di Galouye, in particolare, potrebbe dirsi sci-fi sociologica o antropologica, giacché descrive il diverso modo di percepire le cose che avrebbe una popolazione di ciechi, che non immaginano neppure l’esistenza di un senso come la vista.

È ovviamente pure occasione per riflettere sul diverso e le discriminazioni sociali di ogni tempo.

L’avventura (perché quanto ho scritto sopra non vi deve ingannare, poiché anche di questo si tratta) porta all’incontro di questa popolazione sotterranea prima con i veggenti, capaci di percepire solo gli infrarossi, poi, con i mostri che vivono in superficie e non hanno perso l’uso degli occhi.

Leggendo si scopre che la situazione è stata determinata da una guerra atomica, che ha portato la popolazione a rifugiarsi nelle tenebre del sottosuolo, dove, esaurita l’energia per avere la luce, si sono adattati, anche per effetto di mutazioni dovute alle radiazioni, al nuovo mondo di tenebra, sviluppando l’udito per percepire l’ambiente come fossero pipistrelli. Danno anche vita a una religione basata sul Buio e la Luce e demoni con il nome di sostanze radioattive.

Lettura affascinante oggi come quando fu pubblicata e tutt’altro che

universo senza luce

invecchiata, come capita ad altre opere di fantascienza più legate a presunti sviluppi tecnologici mai avvenuti o superati dalla stessa realtà. Qui l’interrogativo sull’importanza dei sensi rimane invece sempre attuale e suggestivo. Come sempre attuale rimane il quesito su come sia il mondo visto con sensi che non abbiamo e non conosciamo. Nasce, per esempio, in me anche il quesito se potrebbero esistere sensi in grado di percepire il multiverso?

Universo senza luce” è anche uno splendido esempio di creazione di mondi immaginari, altra cosa che apprezzo grandemente in qualsiasi autore.

LA CURA DI TAMAGOTCHI EVOLUTI

Amazon.it: Il ciclo di vita degli oggetti software - Chiang, Ted ...Ricordate il Tamagotchi, il gioco elettronico portatile inventato nel 1996 da Aki Maita e Akihiro Yokoi?

Come ricorda wikipedia:

L’obiettivo del gioco è quello di prendersi cura sin dalla nascita di una specie aliena chiamata Tamagotchi e dargli il necessario per farlo crescere ed essere suo amico, inoltre bisogna farlo vivere il più a lungo possibile e curarlo in caso di malattia”.

Il ciclo di vita degli oggetti software” (The Lifecycle of Software Objects) è un romanzo di fantascienza di Ted Chiang del 2011 che sembrerebbe prendere spunto da tale gioco, sebbene non lo nomini mai. Ovviamente ci sono nel mondo dei giochi anche altri riferimenti a piattaforme in cui sviluppare personaggi come, per esempio, Second Life, cui probabilmente l’autore pensava, anche perché, come in Second Life, le sue creature si muovono in veri e propri ambienti, mentre il Tamagotchi si limitava ad interagire con il proprietario.

Sebbene dal nome orientale, Ted Chiang (Port Jefferson, 1967) è uno scrittore statunitense.

Ted Chiang - Wikipedia

Ted Chiang

Sebbene di solito la fantascienza che si occupa di informatica non mi attragga molto, forse perché è, paradossalmente, nel contempo, troppo irreale e troppo vicina a noi. Irreale quando descrive mondi virtuali privi delle logiche fisiche e sociali, troppo vicina a noi, perché tutti i giorni abbiamo a che fare con i computer e questo li priva di ogni mistero e poesia. Peraltro, il cyberpunk ha inventato cyberspazi e metaversi difficili da ignorare in letteratura e nel cinema dai tempi di Philip K. Dick (quale genere del fantastico non ha iniziato?) e, ovviamente William Gibson.

Va detto, però, che il romanzo di Ted Chiang, con questi “digienti”, le sue creature virtuali, che cercano di crearsi una personalità e persino uno status giuridico, e con i loro addestratori, che ci si affezionano come a degli animali o a dei bambini, riesce a essere coinvolgente e suggestivo. Interessante è il loro passaggio in corpi robotici e la scoperta di un nuovo ambiente, quello fisico, che, persino attraverso i loro sensi elettronici, ha una diversa consistenza rispetto a quello meno dettagliato delle piattaforme digitali. Quasi altrettanto suggestivo il tema del superamento e della morte delle vecchie piattaforme in cui si muovevano i “digienti” e il tentativo di adattarli a nuovi habitat digitali o quello di utilizzarli come lavoratori o oggetti sessuali e la riflessione se sia meglio addestrarli, facendo loro acquisire esperienze o programmarli già esperti.

Un futuro che in gran parte è già presente.Tamagotchi: il pocket pet ritorna dopo una pausa di 21 anni ...

Dal punto di vista narrativo il rapporto tra i “digienti” e gli addestratori contribuisce a creare personaggi e trama adeguati.

Forse non una pietra miliare della fantascienza o del cyberpunk, ma certo una lettura piacevole e non priva di spunti di una certa originalità.

CONOSCERE LA FANTASCIENZA ITALIANA

Filippo Radogna

Non capita spesso di leggere un libro di interviste con così tanti intervistati ed è ancora più difficile trovarne uno tra i cui tanti nomi ce ne siano così numerosi conosciuti e non parlo solo di nomi noti, ma di persone incontrate di persona o, quanto meno nel web, alcuni dei quali potrei persino definire amici.

Il volume in questione è “Conversando tra le stelle” curato da Filippo Radogna.

I quarantacinque autori intervistati sono Sandro Battisti,  Vanni Mongini,  Renato Pestriniero, Franco Piccinini, Paolo  Prevosto,  Monica Serra, Francesco Grasso, Carmine Villani, Claudia Mongini, Francesco La Manno, Marina Alberghini, Adriano Monti-Buzzetti, Gloria Barberi, Maurizio Manzieri, Valeria Barbera, Tullio Bologna, Maddalena Antonini, Francesco Brandoli, Anna Maria Bonavoglia, Paola Cartoceti, Luca  Ortino, Alexa Cesaroni, Pierfrancesco Prosperi, Nicoletta Vallorani, Annarita Guarnieri, Marco Di Giaimo, Stefania Mainelli, Adalberto Cersosimo, Marina Perrotta, Luigi De Pascalis, Loredana Pietrafesa, Vittorio Piccirillo, Ezio Amadini, Maurizio J. Bruno, Roberta Guardascione, Sergio Giuffrida, Luca Oleastri, Giorgio Sangiorgi, Luigi Cozzi, Davide Longoni, Annarita Stella Petrino, Lukha B. Kremo, Max Gobbo, Mauro Antonio Miglieruolo, Andrea Gualchierotti. La copertina è di Luca Oleastri (che, tra l’altro, anni fa realizzò per me quella de “Il Settimo plenilunio” e molte delle 117 illustrazioni interne. Altre immagini sono di Giorgio Sangiorgi.

Le prefazioni sono nientemeno che di Donato Altomare, presidente della World SF Italia, e del guru della fantascienza italiana Gianfranco De Turris.

Chi sono costoro e che cos’hanno in comune? Sono, come me, tutti soci della World SF Italia, la più rilevante associazione di “operatori professionali” della fantascienza del Paese e, leggendo queste interviste, ci si rende conto dell’importanza e del ruolo rivestito da tutti loro nel definire e concretizzare il fantastico italiano (alcuni si occupano non solo di Sci-fi, ma anche delle altre forme del fantastico o di altri generi letterari).

Scrive nella prefazione il nostro Presidente Donato AltomareUna volta ci si conosceva tutti. Una volta si passavano giornate (e nottate) insieme a chiacchierare. Rammento una notte ad ascoltare Ugo Malaguti, spesso ore e ore a parlare con chiunque ti capitasse a tiro di quel libro o quel film, a pendere dalla bocca dei vari de Turris e Curtoni e Vegetti, Valla, Lippi, a carpire qualche segnale positivo da Viviani… insomma la gente la conoscevi.

Oggi il lavoro dei pochi coraggiosi appassionati di un tempo lontano si è concretizzato e gli autori di fantascienza sono diventati tanti, visto che tanti sono diventati gli editori che accettano opere del fantastico. Senza dubbio un grande esaltante successo per il panorama fantascientifico italiano.

Eppure c’è il risvolto della medaglia. Molti soci World non li ho mai incontrati di persona. Non ho idea se siano giovani o anziani, se scrivono fantascienza o fantastico, se sono saggisti o illustratori. Così, tempo fa, lanciai l’idea di intervistarli. Filippo Radogna ne fu subito entusiasta e predispose una serie di interviste”.

Ottima idea, credo, perché davvero questo volume permette a tutti noi di comprendere meglio con chi ha a che fare e credo che tutti i membri dell’associazione dovrebbero avere e leggere questo volume, ma questo vale anche per chiunque legga fantascienza o si occupi in genere di letteratura italiana.

Credo anche che questo testo possa aiutare chi non frequenta il genere a meglio capirne le innumerevoli possibilità o almeno a rendersi conto come questa letteratura sia, contrariamente a quanto in troppi in Italia ancora ignorantemente si ostinano a credere, letteratura a tutto tondo e spesso persino superiore al mainstream, se non altro, io dico, per lo sforzo creativo che comporta.

Radogna inizia la sua introduzione con la definizione data dall’attore William Shatner (il leggendario interprete del Capitano Kirk): “grande esercizio di immaginazione teso a ideare il futuro”. All’interno del libro troviamo altre splendide definizioni della SF. La migliore la ricorda ancora lo stesso Radognala fantascienza è letteratura di idee come sosteneva Umberto Eco”. Sì, credo sia proprio così. Tutta la letteratura porta avanti delle idee, ma la SF si basa su di esse e di queste soprattutto parla: idee del futuro, del mondo, della vita, della società, della fisica, del tempo, dello spazio, della storia, dell’uomo, del pensiero e di una lista interminabile che tutto ricomprende.

Io dico se l’arte è creazione, quale forma di letteratura è più artistica di quella che crea? Quale genere crea più di tutti? Il fantastico crea mondi. Quando lo fa assurgere alle sue massime vette.

Come può essere letteratura di serie B? Il fantastico è la quintessenza della letteratura.

Ringrazio quindi la World SF Italia per sostenerlo, anche con iniziative come questa raccolta di interviste, voluta e sostenuta dall’associazione.

Il volume merita di essere letto anche da chi si affaccia per la prima volta come “operatore” in questo mondo e voglia comprendere i percorsi, per non dire le carriere, di chi lo ha preceduto, le riviste su cui ha scritto, le case editrici che più di altre hanno sostenuto e sostengono questo genere e trarne utili spunti.

Personalmente, da autore che scrive di tutto ma soprattutto ucronia, ho avuto il piacere di scoprire che anche altri autori dell’associazione, che non sapevo, si sono interessati alla storia alternativa o fantastica, oltre a me e, ovviamente, a Pierfrancesco Prosperi, che da decenni pratica con successo il genere: Roberto Grasso con “Jesse James delle Due Sicilie”, Tullio Bologna e la sua storia alternativa  del fascismo ma anche lo stesso Tullio Bologna con Michele Martino, che affrontano la storia in chiave fantastica con “La Dea del Lago”, la sword & sorcery di Francesco Lo Manno, l’attenzione per la storia di Carmine Villani o quella per storia e mito di Marina Alberghini, l’attività di giornalista storico di Adriano Monti-Buzzetti (che già conoscevo come curatore di Dimensione Cosmica), Valeria Barbera, che avevo incontrato quando mi ritrovai tra i finalisti del Premio al Lettore, che lei vinse con una recensione di un’ucronia scritta da Davide del Popolo Riolo.

UNA GALLERY NOVEL DI FANTAMUSICA PSICHEDELICA

Soniche oblique strategie", l'antologia-romanzo è fantarock - Il ...

Mario Gazzola

Come definire “S.O.S. – Soniche Oblique Strategie”, sottotitolo “8 storie di musica ai confini del delirio”, volume curato da Mario Gazzola ed edito da Arcana nel 2019?

Intanto, sarebbe banale parlare di antologia di racconti, dato che questi sono collegati tra loro in vario modo e inseriti in un contenitore boccacesco (intendendo con struttura simile al Decamerone), in cui un racconto principale contiene e rimanda agli altri. La fusione è tale da poter parlare di romanzo collettivo. Ci sono poi persino delle illustrazioni e allora mi viene in mente l’etichetta che avevo inventato per definire “Il Settimo Plenilunio”: gallery novel. Anche quello era un romanzo scritto a più mani e illustrato da ben 17 artisti con 117 immagini, tra dipinti, disegni e foto.

Qui la parte di “galleria” è meno marcata, ma ci sono comunque sette illustratori che accompagnano gli otto autori.

Fermiamoci allora un attimo per dire di chi si tratta. Gli scrittori sono Danilo Arona, Ernesto Assante, Andrea Carlo Cappi, Giovanni De Matteo, Mario Gazzola, Lukha B. Kremo, Maurizio Marsico e Claudia Salvatori. Gli illustratori sono Andrea Carlo Cappi,Erika Dagnino, Mario Gazzola, Tonia Gentile, Sandro Lettieri, Lucia Polo e Valentina Tanca. Come potete vedere ci sono dei nomi che ricorrono in entrambi gli elenchi, e il curatore compare con ben tre cappelli.

Innumerevoli sono le definizioni del fantastico e non basta certo per catalogare tutto ciò che è stato scritto dividerlo in fantascienza, fantasy, paranormale e surreale. Nel mezzo o al confine con altri generi ci sono molte altre categorie come l’ucronia o il gotico, tanto per dirne due, e ogni genere si divide in sottogeneri.

Per “S.O.S.”, la definizione del genere è ancor più complessa di quella della strutura narrativa, poiché vi sono toni da fantascienza classica, new age, psichedelico, connettivismo, cyberpunk  e, ovviamente, tanta musica con riferimenti a musicisti, brani e generi più disparati e spesso, immagino, inventati.

L’idea è che ciascun autore si immedesimi in un personaggio del mondo della musica e scriva come se fosse lui, in un’ambientazione fantascientifica. Diciamo, insomma, tanto per provare a semplificare che si tratta di un volume di “fantamusica”.

Il racconto contenitore è scritto da Gazzola, che, con un quarto cappello, scrive anche l’introduzione, nella quale si colgono alcuni riferimenti culturali: Brian Eno, David Bowie, J.G. Ballard (con la sua Mostra delle atrocità), William S. Burroughs, i Beatles, Madonna (che in un racconto appare decapitata), Duran Duran, Cat Power, Miles Davis, Sun Ra, Ornete Coleman, i Pink Floid e i Tangerine Dream. Altri riferimenti li troveremo strada facendo: Asimov, Douglas Adams, Lovecraft (e il suo Erich Zann), Philip K. Dick, Led Zeppelin, Miles Davis, Dizzie Gillespie, Don Cherry, Laurie Anderson e Mark Rotkho, in un miscuglio di letteratura, musica e persino pittura. Non mancano le autocitazioni o le citazioni reciproche tra gli autori.

Non sono un esperto di musica e certo i riferimenti a Ballard e Burroughs sono quanto di più lontano si possa immaginare per la mia idea di letteratura, ma non mi lascio scoraggiare, se non altro in onore del Duca Bianco, e mi tuffo in questo sogno psichedelico ed eccomi, con Gazzola, nel 2058 in un collettivo d’improvvisazione neo-m-base, al suono di lastre di ghiaccio atonali. Non capisco, ma mi lascio suggestionare dall’atmosfera psichedelica.

Si parla subito del mitico produttore Brain One, anagramma di Brian Eno, che distribuisce carte sulle quali sono indicati i profili delle band immaginarie da imitare/creare e gli strumenti da usare.

È quindi la volta di Lukha B. Kremo, che riprende, con il primo racconto, l’ambientazione del suo pianeta discarica “Pulphagus”, anche se qui siamo su Asteroid, un altro micro-mondo, per la ricerca da parte di un musicista della figlia di un riccone, scomparsa alla ricerca di una nuova identità.

Quando riprende la parola Gazzola ritroviamo “un aborto di essere vivente piovuto nonsisacome nel nostro studio di registrazione blindato e perfettamente insonorizzato” che “rantolava sul pavimento della saletta, forse malato, se non addirittura moribondo”.

Claudia Salvatori ci introduce al potere psicotico del dreamwater presentandoci il suo Catman, un “organismo geneticamente modificato da gatto” dopo aver letto in “Do android dreams of electric sheep?” di Dick dell’estinzione di tutte le specie animali sulla Terra.

Catman ha “artigli che imprimono alle corde della chitarra un tremolio da brividi”.

Il dreamwater è come un virus che si trasmette per via aerea, come un’epidemia. È sufficiente che uno solo si droghi per drogare un’intera comunità”. Droga inquietante per questi gironi da covid-19.

Quanto alla protagonista, “posseduta dalla Nota Sola” (“un’unica nota in cui sentivo l’intera scala musicale”, dice di sé: “Qualcuno, di cui per fortuna non ho memoria, mi ha abbandonato a tre anni in un supermercato. Il mio primo ricordo è una scatoletta di ragù alle larve che cercavo di aprire senza riuscirci. Avevo molta fame. Già allora sapevo di essere il Diavolo” e “per la collera sono corsa a casa e ho avvelenato tutta la mia famiglia”. “Secondo il vescovo mi ero convinta di essere il Diavolo perché lo stupro mi aveva sconvolto la mente”.

Riecco che, chiuso il racconto della Salvatori (ma nessuna storia qui si chiude del tutto, fondendosi con le altre, come in un concerto), riprende la parola Gazzola e ci racconta che “il coso non era più un aborto ma aveva assunto delle forme propriamente umane, anche se ancora non perfettamente definite”. “Il coso-uomo aprì lentamente la bocca come per cantare, ma nessuno di noi riuscì a sentire veramente la sua voce, perché era fusa all’unisono con quelle dei nostri strumenti che attaccarono a suonare simultaneamente. Tutti sulla stessa nota, la Nota Sola di Aleister”.

Soniche oblique strategie", l'antologia-romanzo è fantarock

Alcune illustrazioni di S.O.S.

Ma ecco che il coso inizia a “perdere consistenza sfarinandosi in spirali d’ombra”, mentre la voce narrante passa a Danilo Arona che afferra al volo i suggerimenti di Kremo e Salvatori e ci parla di nuovo di Puphagus e di dreamwater: antologia di racconti, sì, ma legati dal racconto-contenitore e che si richiamano a vicenda. È Arona ad offrirci la decapitazione della pop star Madonna per opera di un cavo di scena, seguita “un’esperienza onirica lucida e inquietante perché nelle mie orecchie tambureggia una musica che non conosco” in una “pista da ballo martoriata di effetti di luce”, del tutto occupata da “brandine ospedaliere e da un incalcolabile numero di persone”: “Le macchine musicali sono anche in grado di curare le patologie del mondo”.

Ed eccoci in una “inquietante ribellione tecnologica chiamata in codice Mad Machinery Possession”.

Giovanni De Matteo ci riporta nell’Absolute Beginners, locale già incontrato, in cui “la musica si fece sincopata, poi in qualche modo ci trovammo ad agganciare una scala pentatonica maggiore in Fa diesi che conferì alla nostra melodia un sapore esotico”. “Il marchio di fabbrica era la metamorfosi: trasformazioni della carne, evoluzione del pianeta, mutazioni psichiche incontrollate detonavano come testate nucleari nello spazio mentale delle nostre percezioni”. Quando compare in pista una ballerina sconosciuta la reazione del protagonista è: “fantasticai di tramutarmi in un treno d’onde sonore solo per potermi andare a infrangere sulle sue forme”. Strana ragazza, capace di “catalizzare la vitalità dei presenti”, “Aisha poteva ascoltare la mia musica, io vedere il suo stato d’animo”. Aisha è capace di “far ballare anche i murales!” Non con la magia, ma con “l’inserimento di nanomacchine in sospensione nella vernice delle bombolette spray”.

Ernesto Assante introduce  Max, un trafficante di “intelligenze artificiali musicali”: “della band vera non c’era più bisogno, che le AI potevano fare il lavoro meglio e con meno stress”. Solo che queste band artificiali, quando restano senza pubblico suonano “sempre di più, sempre più forte” per richiamare ascoltatori e alla fine “tutto esplode”.

C’era, in chilometri di container invisibili agli scanner interstellari tutta la musica che gli esseri umani avevano creato in millenni”. “La musica è la cosa immateriale più importante che noi esseri umani possediamo”, “è presente senza esserci”.

Andrea Carlo Cappi ci parla di un’indagine per omicidio che riguarda la Matsui, una megacompagnia A cura di Mario Gazzola - S.O.S. Soniche oblique strategie. 8 ...extraterritoriale.

Con Maurizio Marsico incontriamo “realtà parallele su linee temporali simmetriche ma dissonanti. Ricordi autentici e falsi ricordi panpottati dall’uno all’altro soggetto in una quadrifonia psicotica” e il tentativo di “far scaturire l’intera opera teatrale di Samuel Beckett dalle narici in forma ectoplasmatica” mediante un “rinovaporizzatore” con “tutte le possibilità dello spettro sonoro e di quello visivo, ma che soprattutto agisca sulla trasformazione della mente e della carne. In fondo è una semplicissima operazione  di psicoplasmica, causare uno shock tra cervello e corpo nel modo in cui l’acting–out isterico simula la falsa pazzia”.

Con queste nuvole di parole astratte, si conclude questo trip psichedelico in onore di Brian Eno e David Bowie, in cui “un cantante già morto aveva cantato per l’ultima volta, accompagnato da una band che non sarebbe mai più esistita, inghiottita dal Nulla insieme a lui”: “la session di registrazione più cosmica e insieme maledetta della storia della musica si era conclusa” chiosa Gazzola nelle pagine finali “per l’estinzione di tutti i musicisti” e non c’è spiegazione per “gli abissi insondabili delle fisica quantistica applicati alla generazione sonora”.

Libro da gustare con il cuore più che con la mente o meglio con il suo lato musicale, se mai ne avesse uno, lasciandosi guidare o, meglio, trascinare, dalle suggestioni sonore, visive e letterarie.

VEDERE LA FINE E IL NUOVO INIZIO DEL COSMO

Anderson Poul

Poul Anderson

Che cosa c’è di più classico in fantascienza di una nave interstellare che viaggia verso un nuovo pianeta da colonizzare? Se per giunta ci si aggiunge una bella e articolata teoria su come effettuare l’attraversata a una velocità superiore a quella della luce e una sana dose di ottimismo americano, allora è chiaro che siamo in un romanzo di hard sci-fi del periodo d’oro. Il libro con queste caratteristiche che ho appena letto è “Tau zero” il romanzo pubblicato nel 1970 e tratto da un racconto del 1967 del celeberrimo e quanto mai prolifico autore americano di origini scandinave Poul Anderson (Bristol, 25 novembre 1926 – Orinda, 31 luglio 2001). Come gli altri grandi autori di quell’epoca ha una solida formazione scientifica, essendo laureato in fisica, e solo un fisico avrebbe potuto scrivere un simile libro, in cui il tema centrale è che cosa accade in quest’astronave a seguito di un guasto che le impedisce di fermarsi e la porta ad accelerare sempre più fino a farle attraversare l’intero universo e con esso il tempo: gli astronauti assisteranno alla fine della sua espansione, a una sua nuova contrazione e, infine, a un nuovo ciclo espansivo.

Amazon.it: Tau Zéro - Anderson, Poul, Brèque, Jean-Daniel - Libri ...

La trama quindi alterna la visione dell’attraversamento della galassia e poi dell’intero cosmo con le reazioni dei cinquanta passeggeri nel constatare, a causa della relatività del tempo a bordo della nave che scorre diversamente per via dell’alta velocità, che mentre per loro passano solo mesi o giorni, sulla Terra prima tutti coloro che hanno conosciuto sono invecchiati e morti, poi l’intera umanità si è estinta e, infine, l’universo conosciuto si è perso nel finale big crash.

 

Altrettanto tipica è l’industriosità dei personaggi che si adoperano per adattarsi alla situazione così come il finale utopistico.

Fa sempre piacere della sana fantascienza canonica come questa, ma oggi questo genere deve affrontare nuove strade.

MULTINAZIONALI OGM E CYBER SEXY DOLL IN THAILANDIA

Mentre leggevo “Antropocene”, il volume curato da Francesco Verso e Roberto Paura, tra i titoli citati in uno dei saggi, ho notato “La ragazza meccanica” (2009) di Paolo Bacigalupi (Paonia, 6 agosto 1972), romanzo di fantascienza che avevo appena iniziato a leggere in e-book (sono, infatti, solito leggere in contemporanea un libro in cartaceo e uno digitale). Nonostante il nome, che ne denota le origini italiche, l’autore è statunitense.

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Paolo Bacigalupi

Si tratta di opera, in effetti, di una certa rilevanza, avendo vinto alcuni importanti premi come Hugo, Nebula e John Wood Campbell.

Definito biopunk da wikipedia, ha una trama complessa, ambientata, insolitamente, in Thailandia, descrive un mondo che è “andato avanti”, nel senso però non di progresso ma di decadenza, come usato da Stephen King per la sua saga della “Torre Nera”: un mondo in cui il surriscaldamento globale, oltre a rendere l’ambiente eccessivamente caldo, ha portato all’innalzamento dei mari, mentre moltissime specie (si parla soprattutto di quelle vegetali) si sono estinte. Alcune multinazionali, le Compagnie Caloriche, fanno i propri profitti diffondendo frutta e verdura geneticamente modificata, essendo introvabili quelle naturali.

In questo contesto si muove una dei protagonisti, la “sexy-doll” creata in laboratorio Emiko, una cyborg creata dai giapponesi e abbandonata in Thailandia, dove è rimasta a lavorare in un bordello.

Le cosiddette “neo persone” come lei, sebbene geneticamente condizionate all’obbedienza, sembrano avere una loro coscienza, propri sentimenti e un desiderio di procreazione. Impossibile non pensare a “Blade runner” e al racconto di Dick da cui fu tratto il film o alla serie TV “Westworld”, ma la mia mente corre anche all’Aracne di “Via da Sparta” (come lei una schiava manipolata geneticamente, sessualmente a disposizione di chi le voglia, in fuga alla La Ragazza Meccanica eBook: Bacigalupi, Paolo: Amazon.it: Kindle Storericerca di un mondo diverso e migliore) e magari all’investigatrice sintetica Lidy di “Karma avverso” di Mecati e Seganti. Chi è davvero questa Emiko? Solo una bambola erotica o piuttosto una spietata macchina da guerra, capace di stragi efferate con la letalità dello Srhike dei Canti di Hyperion di Dan Simmons?

Attorno a lei un mondo di trafficanti e malfattori, virus e batteri, ma anche altre creature geneticamente modificate come i megodonti, degli elefanti OGM, o i camaloeontici stregatti di carroliana memoria, per non parlare dell’insidiosa micoruggine. Questa Thailandia è uno dei pochi regni della Terra a essersi conservato nella sua struttura originale, ancora con una stirpe regnante al potere, mentre il resto del mondo, dagli USA all’UE, si è andato disgregando.

Importante il messaggio ecologico, articolata la trama, originale e intensa l’ambientazione, ma la storia non mi ha preso come mi sarei aspettato, disperdendosi un po’ troppo in rivoli diversi e dimenticandosi troppo spesso di parlare della vera protagonista, Emiko, che avrebbe dovuto e potuto essere l’anima della storia.

METTERE IN GUARDIA DAI MUTAMENTI CLIMATICI

In occasione del Festival del Libro di Pisa del 10 Novembre 2019 partecipai alla presentazione di “Antropocene – L’umanità come forza geologica” una raccolta di “Racconti e saggi a cura di Francesco Verso e Roberto Paura” (Future Fiction 2018).

Antropocene: L'umanità come forza geologica (Future Fiction Vol ...

Francesco Verso

Il tema mi solleticava, sia per l’interesse che rivestono per me (e vorrei sperare per tutti) le tematiche dell’impatto umano sull’ambiente e sul clima in particolare, ma anche perché questo volume, con mezzi e forme diverse si riprometteva i medesimi obiettivi della mia ultima pubblicazione “Apocalissi fiorentine”: sensibilizzare i lettori verso tali problematiche.

Verso e Paura hanno scelto l’originale alternanza di racconti e articoli sul tema, scritti da autori provenienti da ogni parte del mondo, con l’intento di “collegare la finzione alla realtà” (scrive Paura), perché la fantascienza è un genere letterario che ci parla forse più del mainstream della nostra realtà, per la propria capacità di anticipare il futuro, di metterci in guardia da possibili distopie, di guidarci verso utopie e sogni, di caricaturizzare il nostro mondo.

Nella prima delle due prefazioni Paura evidenzia la “potenza della fiction” nell’esercitare “un forza persuasiva da non sottovalutare”. Credo sia questo il motivo per cui sto cercando di sottolineare l’importanza di scrivere per l’ambiente, in un momento in cui, come scrive Verso nella seconda prefazione, “il dominio” dell’uomo sulla natura “ha sopraffatto il rispetto. E così la scienza ha spogliato la natura dei suoi antichi misteri, l’ha resa nuda e indifesa nei confronti di chiunque abbia voluto appropriarsi delle sue risorse”.

Proprio oggi che il concetto di capitalismo sembra non avere nemici è tempo di immaginare il futuro del rapporto tra uomo e natura”, scrive ancora Verso, e io credo, anzi, che sia proprio questa catastrofica mancanza di rispetto verso la natura a mostrare chiaramente i limiti del capitalismo e a decretarne la necessità del suo superamento, perché “minaccia di distruggere l’intero ambiente umano” (Verso), essendo “per sua natura, contrario a qualsiasi nozione di sostenibilità” (Verso).

Roberto Paura | World Futures Studies Federation - Academia.edu

Roberto Paura

Nel racconto di Jean-Luis Trudel si parla dello scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e dell’emersione di antichi batteri e in questi giorni segnati da una colossale crisi mondiale per causa di un virus, la riflessione su quello che potrebbe davvero accadere sorge spontanea.

Assai interessante è l’analisi dell’articolo di Marco Signore sulle variazioni climatiche del passato, che dimostrano che “il pianeta ha i mezzi per curarsi”, ma che questo non vuol dire che tutte le specie possono sopravvivere a queste oscillazioni e non vuol dire che il riscaldamento globale in atto sia naturale. Le cause antropiche sono innegabili, sebbene ci sia ancora che provi a sostenere il contrario.

Questo riscaldamento “causerà profonde perdite agli ecosistemi. L’innalzamento delle temperature degli oceani anche di un solo grado comporta disastri immani per gli organismi, a cominciare da quelli che vivono in superficie, cioè il plancton. Sfortunatamente per noi e per l’intero pianeta Terra, il plancton è praticamente la base della vita su questo mondo: produce almeno la metà dell’ossigeno necessario per respirare, ed è alla base delle reti alimentari. In più, la quantità di carbonio nell’atmosfera in costante aumento, non provoca solo l’aumento delle temperature, ma anche l’acidificazione degli oceani”, “condannando praticamente gli organismi a morte”.

Il racconto di Clelia Farris (Cagliari, 1967) ci trasporta in un mondo sommerso dalle acque i cui i superstiti sopravvivono su “scogli” formati dalle sommità dei grattacieli. Un’improvvisa glaciazione metterà a repentaglio la loro difficile sopravvivenza. Il clima qui, insomma, impatta due volte sull’umanità, in modi inversi ma comunque drammatici.

Segue un interessante analisi sociologica dell’ecologismo scritta da Antonio Camorrino, che ci parla della “diffusa percezione che il futuro riservi pericoli dalla portata inedita”, partendo proprio dalla lettura del racconto della Farris, che, secondo lui, metaforizza la dissoluzione di “una certa immagine dell’umano”.

Per il moderno ecologismo “La natura viene quindi sacralizzata a contrappunto dell’umano, assurto a polo negativo Antropocene: L'umanità come forza geologica (Future Fiction Vol ...della dialettica per mezzo del rovesciamento dell’antinomia moderna che sanciva il dominio dell’uno sull’altra”.

In questo, devo dire, mi riconosco in questa visione dell’ecologismo. Credo, infatti, che la gerarchia di sfere in cui ci muoviamo “io-famiglia-comunità locale-stato-unione di stati-umanità-natura” vada rovesciata come importanza dall’approccio individualista ed egocentrico, cercando di imparare che la priorità di tutti noi deve diventare proprio la salvaguardia e protezione della natura, rispetto alla quale tutti gli altri interessi sono “particolari” e quindi meno rilevanti, così come gli interessi dell’associazioni internazionali dovrebbero prevalere su quelli dei singoli stati o delle singole comunità. I nazionalismi del resto già hanno trascinato la storia lungo percorsi da non ripetere e i campanilismi sono atteggiamenti gretti e odiosi, indegni di uomini civili.

Si deve giungere, come scrive Camorrino alla “natura come nuovo universo morale”.

Segue un racconto del cinese Chen Quifan, che pone al centro le problematiche dell’inquinamento atmosferico urbano, assai sentito nel suo Paese, impegnato nella difficilissima sfida di sostenere una velocissima crescita economica, industriale e sociale cercando di contenerne i danni ambientali.

Eccoci così in un mondo in cui “si consiglia ai bambini piccoli, agli anziani e a coloro con malattie respiratorie di rimanere in casa…”, frase che in questi giorni di quarantena mondiale, colpisce con un coltello al cuore. Ecco, deja vu, “un mucchio di pedoni, con le facce impolverate sotto mascherine che li facevano sembrare mostruosità con la faccia di maiale”.

Come il covid-19, oggi, nel racconto “lo smog causava anche danno psicologico”, “un aumento sui tassi di depressione nei residenti in città”. “Conseguenza dello smog era il senso di rimozione dal mondo”.

Ali della notte” di Robert Silverberg

Robert Silverberg

Tocca poi a Fausto Vernazzani, partendo da questo racconto, esaminare la moderna climate fiction e fantascienza cinesi. Nella sci-fi cinese “come figura dominante emerge l’innovazione tecnologica”. La passione e la pervasività della tecnologia nell’attuale società cinese ha, infatti, favorito il passaggio da una fantascienza concentrata sugli aspetti sociologici alla hard science fiction. Restano comunque centrali anche i temi dell’inquinamento, dei cambiamenti climatici e della desertificazione. “L’inquinamento e i cambiamenti climatici insieme hanno devastato uno dei beni principali della nazione, ovvero il terreno”. “Ogni anno il deserto dei Gobi fagocita oltre 3.000 Km2 di verde”.

Mariam Womack nel suo racconto ci parla dell’estinzione delle farfalle e del loro ritorno con una specie mutante e gigante di macaoni, dall’inattesa pericolosità, in un mondo dalle estati troppo calde in cui con i macaoni tornano anche antiche malattie.

L’articolo di Gennaro Fucile parte da questo racconto per spiegarci, citando Mark Fisher, che “è più facile immaginare la fine del mondo che quella del capitalismo”: il mercato risorge sempre, “il consumo diventa uno stare al mondo, una concezione di vita”. Prosegue raccontandoci scenari distopici letterari, citando, tra gli altri, “La ragazza meccanica” di Paolo Bacigalupi (che ho appena iniziato a leggere) e soprattutto l’agghiacciante “Come è” (1961) di Samuel Beckett, con quest’uomo strisciante nel fango, che mi devo procurare al più presto.

La sua visione dell’antropocene credo si possa riassumere nell’affermazione “l’apocalisse non è arrivata dall’industria bellica” ma dalle “profonde ferite inferte al pianeta” “arrecate da mucche d’allevamento, coltivazioni intensive di mais, bombolette spray, quattro ruote utilitarie, e via di questo passo”. Perché “la pace ha distrutto e continua a distruggere l’ambiente” e “l’obesità oggi è un’epidemia” ma anche un simbolo della nostra civiltà, aggiungerei. Concetto estremante suggestivo: partendo da questa frase ho appena scritto un racconto!

Segue Cielo rovente” del grande Robert Silverberg, racconto che da solo varrebbe l’acquisto dell’antologia, peraltro, come sto scrivendo assai pieni di spunti e testi interessanti.

Ci parla di un mare che è “uno strano gulash di correnti” in cui grandi iceberg, residui dello scioglimento dei poli, vanno alla deriva, mentre navi cercano di contenderseli per portarli verso città assetate, in un mondo ormai avaro di acqua potabile, in cui Los Angeles fa la guerra a San Francisco per un po’ di ghiaccio polare. Un mondo difficile, in cui una nave alla deriva che chiede aiuto è da guardare con sospetto, perché potrebbe nascondere insidie.

Nel suo articolo Giampietro Casasanta, riprende il tema dello scioglimento dei ghiacci spiegandoci, tra le altre cose che la fusione di quelli dell’Antartide porterebbe a un innalzamento del livello del mare di 58 metri. Quante coste e quante città resterebbero sommerse! Ci racconta delle varie basi scientifiche presenti in questo continente deserto grande come Europa e Stati Uniti assieme e di come queste siano in grado di utilizzare il carotaggio dei ghiacci per studiare l’evoluzione del clima terrestre, in quanto “il contenuto isotopico medio del ghiaccio e la temperatura annuale media sono legati da una relazione lineare”.

Affascinante anche il racconto del curatore Francesco VersoDue mondi”, che immagina la creazione di due nuove razze “umane” realizzate mediante la manipolazione genetica, tema a me particolarmente caro e che credo sia la vera frontiera del nostro sviluppo scientifico.

Chiudendo il volume in ordine inverso rispetto a come lo avevano aperto, ritroviamo l’altro dei due curatori, Roberto Paura, nell’ultimo articolo, che riprende il tema suggerito dal racconto di Verso per parlarci di human enhancement, come alternativa piuttosto che alla terraformazione di altri pianeti, alle soluzioni per arrestare i mutamenti ambientali: adattare l’uomo (ma anche le altre specie) a un ambiente alterato. Soluzione che comporta grossissimi problemi etici e politici, ma che rischia di rimanere l’ultima e unica soluzione possibile se proseguiremo nel tapparci occhi e orecchie davanti agli evidenti segnali di degrado del pianeta e alla nostra colpevolezza in merito.

Accanto all’human enhancement, Paura ricorda altre soluzioni meno drastiche come il cognitive enhancement, che potrebbe renderci non solo meno fecondi (“la fecondità diminuisce al crescere dell’istruzione, soprattutto femminile”) ma anche più reattivi ad affrontare le nuove situazioni, per non parlare del, forse ancor più paradossalmente Antropocene | L'epoca umana - Exibart.tvutopistico, moral enhancement.

Eppure, l’ingegneria genetica potrebbe davvero essere persino la soluzione ai mutamenti genetici, si pensi per esempio al drammatico problema della liberazione del metano nascosto dal permafrost, che potrebbe avvenire per effetto del surriscaldamento globale, determinando un’immane accelerazione dell’effetto serra. Ebbene, questo fenomeno è peggiorato dall’assenza di grossi animali come i mammut che calpestavano la tundra, consentendo al ghiaccio di penetrare più in profondità, conservando così meglio il permafrost. Ebbene la ricostruzione con ingegneria genetica dei mammut potrebbe aiutare a rallentare il fenomeno!

Paura mette, infine, in guardia dal “soluzionismo”: l’illusione otto-novecentesca che la scienza e la tecnologia possano trovare una soluzione a tutto, ci rende irresponsabili e rende superate etica e politica.

VECCHI GIOVANOTTI NELLO SPAZIO

Scrittori: John Scalzi, contratto record per 10 anni | Umbria e ...

John Scalzi (Fairfield, 10 maggio 1969) è uno scrittore e blogger statunitense conosciuto soprattutto per i suoi romanzi di fantascienza.

Non c’è verso: nessuna lettura scorre bene come un buon romanzo di fantascienza. “Morire per vivere” (2005) di John Scalzi appartiene senz’altro a questa categoria. Per giunta, tra le opere di questo genere, seppur con forti elementi da space opera (che non sono tra i miei preferiti), credo si possa definire un romanzo con un elevato grado di creatività. Tra tutti gli autori, i miei preferiti sono proprio i creatori di mondi.

Non ci sono trovate nuove in assoluto in questo romanzo, ma è il contesto generale a renderlo un mondo con un alto coefficiente di immaginazione.

L’idea di base è che la gente, arrivata a settantacinque anni d’età possa decidere se continuare a invecchiare mollemente o arruolarsi in una misteriosa forza armata interstellare e andare a combattere in mondi alieni. Una soluzione migliore della condanna a morte riservata ai “vecchi” ne “La fuga di Logan”.

I volontari non sanno assolutamente nulla di che cosa li aspetti, perché questi mondi extraterrestri e i relativi conflitti sono tenuti nascosti ai comuni mortali, quasi come in “Men in black”, anche se tutti qui sanno dell’esistenza di tale forza speciale.

Quello che sperano gli arzilli vecchietti e di venire “curati” per tornare un po’ meno anziani e più efficienti, ma Amazon.it: Morire per vivere - Scalzi, John, D'Addetta, C. - Librinessuno sa se questo avverrà davvero.

Ovviamente li aspetta una sorpresa quando si saranno arruolati. I mondi in cui combattere, comunque, esistono davvero e, sebbene non descritti in particolare dettaglio, hanno una discreta varietà.

Il mezzo usato per raggiungere la stazione spaziale da cui i vecchietti partiranno è un ascensore gravitazionale, come quello che nel 1894 immaginò il fisico russo Konstantin Ciolkovskij e che è al centro del romanzo del 1979 di Arthur Clarke “Le fontane del paradiso” e che si ritrova persino in “Il tempo è come un fiume” di Franco Piccinini (Edizioni Della Vigna, 2018).

L’idea di uomini anziani in corpi giovani non è di per sé certo idea nuova, si pensi al classico “Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde o al più recente Trevor Holden nella serie TV (2016-18) “The Travellers”, in cui i viaggiatori nel tempo si ritrovano in corpi altrui, a volte più giovani, a volte più vecchi, ma questo esercito di vecchietti ringiovaniti ha la sua notevole originalità.

In questo libro, nelle cosiddette “Brigate Fantasma” c’è persino un archetipo come Frankestein, umanizzato e militarizzato nel contempo (l’idea di individui nati adulti parte da lì e si sviluppa in vario modo nella fantascienza). C’è la manipolazione genetica, che attinge dal patrimonio di altre specie, vegetali o aliene. Ci sono in viaggi spaziali connessi alle teorie sui tachioni. Ci sono possibili sviluppi dell’intelligenza artificiale applicata alla cibernetica umana e a sviluppi della personalizzazione degli smartphone. Ci sono razze dalle filosofie aliene.

Insomma, un bel libro ricco di trovate e di avventure, un po’ troppo space opera ma sufficientemente creativo da farselo del tutto perdonare.

AL VIA IL PREMIO ITALIA PER LA LETTERATURA FANTASTICA!

Da domani, 30 Marzo 2020, si aprono le segnalazioni degli operatori per le opere di fantascienza e fantastico candidate al Premio Italia 2020.

Il Premio Italia rappresenta la celebrazione dell’apprezzamento dalla comunità degli appassionati di fantascienza e fantastico italiani per la produzione italiana dell’anno precedente. Il premio è assegnato durante Italcon, il convegno nazionale del settore; è la comunità dei partecipanti dell’Italcon e alla loro assemblea che assegna il premio e ne determina il regolamento.

Il Premio Italia è stato istituito nel 1972, in occasione della prima grande convention italiana, l’Eurocon di Trieste. In quella occasione venne assegnato per la prima volta il Premio Europa (oggi chiamato ESFS Award) con alcune categorie dedicate alla produzione italiana; questa premiazione viene considerata la prima edizione del Premio Italia, anche se questo nome sarebbe arrivato solo dopo diversi anni.

Organizzato ogni anno, anche con formule leggermente diverse, dagli organizzatori delle varie Italcon che si sono succedute, è ancora una volta in occasione di un’Eurocon, quella del 1989 a San Marino, che avviene una svolta importante: l’organizzazione del premio viene affidata a un ente di controllo esterno, la World SF Italia, per Associazione World SF Italiaassicurarne la continuità e la regolarità.

 

Il calendario delle votazioni è il seguente:

FASE 1: SEGNALAZIONI     Votazione aperta da 30 marzo a 22 aprile 2020

FASE 2: VALUTAZIONE       Spoglio da 23 aprile a 27 aprile 2020

FASE 3: VOTAZIONE FINALISTI  Votazione aperta da 27 aprile a 15 maggio 2020

FASE 4: VALUTAZIONE       Spoglio da 16 maggio (votazioni chiuse)

ANNUNCIO RISULTATI E PREMIAZIONI      La notte di 13 giugno 2020

 

Se potete votare, queste sono le mie opere in concorso:

Altri suggerimenti di voto sono:

  • Curatore: Lugi Petruzzelli
  • Traduttore: Paola Cartoceti
  • Collana: Sci-Fi Collection, Tabula Fati
  • Rivista professionale: Dimensione Cosmica, Tabula Fati
  • Antologia: Luca Ortino, Gian Filippo Pizzo, Fantaetruria, Carmignani Editrice
  • Romanzo fantastico: Pierfrancesco Prosperi, Il 9 maggio, Homo Scrivens

 

Buon voto e buone letture!

UNA STORIA DI GENTE IN QUARANTENA

Brunner John

John Kilian Houston Brunner (Preston Crowmarsh, 24 settembre 1934 – Glasgow, 26 agosto 1995)

Il gregge alza la testa” è un romanzo di fantascienza sociologica distopica di anticipazione dell’autore inglese John Brunner, pubblicato nell’ormai lontano 1972, ma che descrive un mondo che somiglia in parte al nostro presente di infettati da covid-19, con la sua gente che non può uscire di casa senza le maschere filtranti, che si accaparra le scorte di cibo, che muore di mille malattie diverse, che non capisce che cosa succede; ma è anche un mondo che minaccia di essere maledettamente simile al nostro prossimo futuro con l’aria e l’acqua inquinata, con sostanze tossiche in giro ovunque, con grandi aziende che mentono per nascondere le proprie responsabilità, con uno stato di polizia giustificato dalla necessità di mantenere la quarantena.

La vicenda ruota attorno a dei fusti di sostanze velenose che, a causa di un terremoto, si riversano nell’ambiente, Risultato immagini per il gregge alza la testafinendo soprattutto nel cibo destinato al terzo mondo. I prodotti contaminati portano la popolazione alla follia. Sorgono sospetti di guerra batteriologica. Alcune persone si organizzano per protestare prendendo come bandiera un tale, che però non è la loro vera guida, un certo Train, che viene incriminato per colpe non sue.

Romanzo, dunque, da leggersi, specie in questi giorni che, come i protagonisti, siamo bloccati in quarantena, per il messaggio di allarme che getta sulla nostra incapacità di gestire questo pianeta, anche se francamente l’azione è fiacca e, salvo alcune parti più brillanti o, soprattutto, di una crudezza scioccante, non riesce a tenere sufficientemente desta l’attenzione. Forse, perché come scrittura è già un po’ datato, forse perché la vita in quarantena, come stiamo sperimentando, non è certo la più elettrizzante.

Comunque, da leggere e conoscere.

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