Archive for the ‘distopia’ Category

INTERVISTA SU “RECENSIONE LIBRI”

Parliamo subito del tuo ultimo libro, Il sogno del ragno. Raccontaci brevemente la trama e in quale genere si colloca.

Immaginate una bellissima ragazza di diciassette anni che, violentata, inizia la sua fuga verso un mondo migliore. Siamo a Napoli, oggi, ma in un mondo del tutto diverso dal nostro, in cui Sparta 2400 anni fa ha sconfitto Tebe e Atene ed è divenuta nel tempo un forte impero, mutando ogni cosa. “Il sogno del ragno” è un’ucronia e descrive la storia come sarebbe se si fosse svolta in un altro modo.

Parlaci di te e del tuo amore per la scrittura: come nasce?

Creare è un bisogno, un’esigenza fondamentale dalla quale non possiamo sfuggire. È questa la magica forza che ha spinto l’umanità sin qui. È questo che ci rende umani. Più le storie che inventiamo le sentiamo vicine e nel contempo diverse da ciò che conosciamo, più ci piacciono. Creare mondi nuovi è la più grande sfida per un autore. “Il sogno del ragno” è un mondo del tutto nuovo in cui perdersi.

LEGGI IL SEGUITO QUI.

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IL SOGNO DI ARACNE

Cap 17 Brigitte BardotImmaginate una bellissima ragazza di diciassette anni dagli occhi verdi che, uscita in strada dopo la consueta giornata di lavoro estenuante, per l’ennesima volta, è violentata da un gruppo di ragazzi di passaggio.

Immaginate che rimanga incinta.

Immaginate che già altre due volte abbia dovutoabortire e che se lo farà una terza volta sarà messa a morte: due volte vittima, prima di una violenza sessuale, poi di leggi demografiche che non accettano donne incapaci di portare a termine le gravidanze.

Immaginate che questo avvenga in Italia, a Napoli, non secoli fa, ma oggi.

Immaginate che questo avvenga, però, in un mondo totalmente diverso da come lo conosciamo.

 

Un mondo che rifiuta ogni sorta di lusso, al punto che la gente va in giro nuda e non esiste la proprietà privata.

Un mondo in cui una piccola parte della popolazione è libera e domina sulla maggioranza delle persone.

Un mondo in cui uomini e donne vivano divisi gli uni dalle altre.

Un mondo in cui non esistono le famiglie, i figli siano allevati in modo collettivo, i matrimoni sono solo unioni economiche e a scopo riproduttivo.

Un mondo in cui la guerra non abbia mai fine.

Un mondo in cui Sparta, 2400 anni fa, abbia sconfitto Tebe a Leuttra, abbia distrutto Atene, abbia soggiogato il nascente Impero Romano e abbia mutato il corso dell’intera storia mondiale, divenendo essa stessa un grande impero planetario, al centro di una società maschilista, ma in cui gli uomini si occupano solo di guerra e politica, lasciando tutto il resto alle donne.

Un mondo in cui la meccanica è agli albori, l’elettronica e l’informatica sono inesistenti, la genetica ha fatto progressi inattesi.

Un mondo in cui l’arte non conta nulla.

Un mondo con un sistema di leggi primitivo e una filosofia rimasta ai tempi antichi.

Un mondo in cui si venerano ancora gli Dei dell’Olimpo, mentre i seguaci di Gesù sono poche persone in fuga per le montagne.

 

Questo è il mondo da cui fugge la giovane e bella schiava Aracne di Neapolis, questo è il mondo che vorrebbe cambiare la giovane studentessa di architettura Nymphodora della capitale Lacedemone.

Questo è il mondo di Sparta.

Questo è il tempo di Sparta.

Questo è quel che si racconta nel romanzo “Via da Sparta“.

Questo è il mondo in cui comincia l’avventura de “Il sogno del ragno“, il primo volume della trilogia di “Via da Sparta“, il romanzo che racconta il sogno di libertà di due ragazze, Aracne e Nymphodora, tanto diverse eppure destinate a unire i loro sogni di un mondo diverso.

Il sogno del ragno” è la nuova ucronia di Carlo Menzinger.

Se avete amato “Il Colombo divergente” e “Giovanna e l’angelo” non potete perderlo. Se non li avete letti, se non avete mai letto un’ucronia, questa è l’occasione per scoprire che la Storia potrebbe anche essere diversa da come la conosciamo, questo è il momento per rendersi conto che nulla è scontato e tutto avrebbe potuto andare diversamente da come è andato. L’ucronia ti apre la mente. “Il sogno del ragno” è l’ucronia che ti mancava.

Esagero? Prima leggilo e poi fammi sapere.

 

Il romanzo è in vendita nei principali store-on-line:

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La Feltrinelli

Mondadori Store

Libreria Universitaria

INTERNET È DURO A MORIRE

Image result for l'ultimo angolo di mondo finitoL’ultimo angolo di mondo finito”, il nuovo romanzo di Giovanni Agnoloni, è il quarto volume della quadrilogia distopica iniziata con “Sentieri di notte” che parla della fine di internet.

Questo romanzo si legge in modo perfettamente autonomo dai precedenti e ci mostra il mondo nel 2029 con una lotta in atto tra chi tenta di ripristinare internet, chi né vorrebbe far nascere uno nuovo e chi gestisce la nuova realtà, fatta di ologrammi che si interfacciano con le persone creando amicizie del tutto virtuali e droni che gestiscono il sistema di comunicazioni ma sono anche pericolose armi.

I protagonisti, internazionali, si muovono per l’Italia, l’Europa e il mondo, passando da una città all’altra alla ricerca delle misteriose Sorgenti.

Giovanni Agnoloni con “Via da Sparta – Il sogno del ragno” di Carlo Menzinger

L’atmosfera che si respira in queste pagine è difficile da descrivere. Definirla rarefatta o astratta sarebbe fare un torto ai numerosi precisi riferimenti geografici che vi compaiono e agli eventi descritti. Forse il termine “straniante” sarebbe più idoneo, per quanto impreciso. C’è un alone di mistero che avvolge ogni cosa in una nebbia sottile che fa quasi pensare alle atmosfere di certi fantasy, sebbene qui non vi sia magia ma solo tecnologia. Tecnologia malata, magari.

Rispetto a “Sentieri di notte”, l’altro volume della quadrilogia da me già letto, questo mi è parso più articolato e completo, sarà perché giunge dopo altri tre volumi di sviluppi e riflessioni e ci mostra un mondo più “(de)finito”.

Opera, insomma, matura e interessante, da leggere con interesse e curiosità per una riflessione sulla tecnologia e i suoi impatti sociali.

Sarà l’ultimo volume? Credo ci sia ancora spazio per ulteriori sviluppi.

Carlo Menzinger con “L’ultimo angolo di mondo finito” di Giovanni Agnoloni

LA FINE DELLA FERTILITÀ

Risultati immagini per eredi terra wilhelmUna serie di eventi catastrofici spazzano via dalla Terra l’umanità. Kate Wilhelm non si preoccupa di trovare un collegamento razionale tra questi fatti apocalittici. Non le interessa. A lei importa descrivere la comunità dei sopravvissuti. Comunque, tra questi disastri c’è un esiziale calo della fertilità di uomini e animali. Questo fa sì che una grande famiglia americana, i Summer, si isoli in una fattoria, cominciando a produrre cloni di loro stessi e dei propri animali. Così, mentre il mondo intero va in rovina, nella valle i cloni sopravvivono e creano una strana comunità in cui ciascuno ha molte copie di se stesso, in cui il sesso è quasi abolito, in cui, progressivamente, ogni forma di creatività va morendo.

Due di loro riescono a generare un figlio, Mark, unico a non avere “fratelli identici”. Sarà un ribelle e, lui solo, comprenderà la fragilità e l’imperfezione di quel modello sociale, troppo programmato e rigido, di quel gruppo che sopravvive, per assurdo, grazie alla tecnologia, proprio in un mondo in cui la tecnologia è collassata e scomparsa. Un gruppo in cui l’individualità è annullata e la solitudine insopportabile.

Questo è il contenuto del particolare romanzo “Gli eredi della Terra”, scritto da Kate Wilhelm, un’importante riflessione sulla clonazione, sui modelli sociali, sul futuro. Un romanzo non recente, che anticipa temi oggi più attuali. Un’opera vincitrice del Premio Hugo nel 1977.

 

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Kate Wilhelm

 

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ALTRE DUE PRESENTAZIONI

Mercoledì 13 e sabato 14 Dicembre, ho avuto l’occasione di presentare altre due volte il mio romanzo IL SOGNO DEL RAGNO (VIA DA SPARTA). Mercoledì, in un’atmosfera più raccolta, abbiamo potuto parlare a lungo e diffusamente del mio romanzo e della raccolta di racconti gialli di Alberto PestelliUn Etrusco tra i Nuraghes – Vol. II”. Ci hanno coadiuvato nella presentazione gli scrittori Sergio Calamandrei e Gianni Marucelli, aprendo un bel dibattito con gli amici di Pro Natura presenti, assieme ad altri, nella saletta del Ristorante I Cinque Sensi di Firenze.

Sabato è stato il classico “Porto Seguro Show”, con tanti autori e tantissimo pubblico. Il mio intervento è stato breve, ma è stata una bella occasione per incontrare tanti autori visti in precedenti occasioni e per conoscerne di nuovi. Questi incontri, infatti, anche se a volte possono sembrare un po’ caotici, con così tanta gente, mi hanno sempre permesso di farmi conoscere da gente nuova e in poche settimane dalla sua uscita IL SOGNO DEL RAGNO sta avendo ormai numerosi apprezzamenti, al punto che, purtroppo sabato, molti, che avrebbero voluto comprare il mio romanzo, sono rimasti a “bocca asciutta” perché il volume si è esaurito e la ristampa non è arrivata in tempo.

Segnalo comunque che è ora di nuovo disponibile e può essere richiesto a me (per chi vuole una dedica), che lo posso spedire con piego libro, o acquistato in qualunque sito on-line, se non ordinato nelle librerie di fiducia di ciascuno.

Di seguito per comodità i link per acquistarlo:

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Ed ecco il video del mio intervento da Porto Seguro che una dei presenti mi ha gentilmente fatto avere.

Questo invece è il link del video della prima presentazione al Westin Excelsior, il giorno in cui il romanzo è uscito (28/9/2017).

 

L’autore de IL SOGNO DEL RAGNO, Carlo Menzinger, e l’editore Paolo Cammilli di Porto Seguro

QUEL CHE INSEGNA “IL SOGNO DEL RAGNO”

Il sogno del ragno” è ucronia. L’ucronia è la descrizione di mondi alternativi, universi divergenti, in cui qualcosa nel passato è cambiato, mutando il corso della storia. L’ucronia, dunque, è storia immaginaria. Mi piace dire che sia “storia sognata”, nel senso che ciascuno di noi può sognare un mondo diverso, supponendo che un dato evento non si sia verificato o si sia verificato in altro modo. Abbiamo così varie ucronie in cui la Germania vince la seconda guerra mondiale, nel mio “Il Colombo divergente” immagino che Cristoforo Colombo non riesca a comunicare la scoperta dell’America, in “Giovanna e l’angelo” Giovanna D’Arco sopravvive al rogo.

La grande sfida de “Il sogno del ragno” è descrivere il nostro tempo, un mondo a noi contemporaneo, ma frutto di una divergenza storica, ucronica, avvenuta non solo 20 o 100 anni fa, ma ben 2.400 anni fa. Si immagina che allora Sparta abbia sconfitto Tebe a Leuttra e non viceversa. Ne conseguono la distruzione di Atene con tutta la sua cultura, l’espandersi di Sparta, l’arresto dello sviluppo dell’Impero Romano e tutta una serie di cambiamenti che fanno sì che oggi metà del mondo sia dominato da Sparta. Un mondo molto “spartano”, essenziale, innanzitutto, ma anche un mondo del tutto diverso. Uomini e donne vivono separati. Matrimonio e famiglia sono intesi in tutt’altro modo. Ogni lusso è bandito. Del consumismo non se ne mai sentito parlare. I vestiti sono considerati un vezzo superfluo. La proprietà privata non esiste. Da una parte c’è una comunità di Uguali, gli Spartiati, tra i quali non sono accettate differenze, ma che sono un’oligarchia che domina su un gran numero di schiavi pubblici, gli Iloti. L’elettronica non esiste. La meccanica è ai livelli ottocenteschi, un po’ tipo “steampunk”. In compenso c’è un forte controllo demografico, c’è una maggior attenzione verso l’ambiente, c’è uguaglianza tra i membri della stessa classe, ma anche sfruttamento schiavistico degli Iloti. C’è una grande attenzione alla selezione della razza, che ha portato a uno sviluppo della genetica che qui ancora non abbiamo conosciuto. E c’è la guerra. Guerra costante, perché il controllo degli Spartiati sugli Iloti e sulle popolazioni assoggettate o confinanti funziona solo tramite uno stato di guerra e polizia costante. È una società maschilistica, ma in cui le donne hanno un immenso potere, perché gli uomini si occupano solo di questioni militari e politiche e tutto il resto è in mano alle donne. La “medicina” più usata è l’eutanasia. Gli uomini e le donne che raggiungono i 55 anni devono morire per fare spazio ai giovani e avere un mondo sempre efficiente.

Il grande insegnamento di questo romanzo e dell’ucronia in genere è che tutto ciò che conosciamo, potrebbe non esserci, che oggi potremmo vivere in un mondo del tutto diverso. Forse peggiore o forse migliore. L’ucronia ci insegna a guardare il mondo e la storia con occhi nuovi. A chiederci continuamente “e se invece?”

Il sogno del ragno” descrive un mondo distopico, ma non totalmente, perché nulla è mai del tutto bianco o del tutto nero. L’universo di “Via da Sparta” è talmente diverso dal nostro, che non possiamo che provare repulsione per il tipo di vita che propugna, eppure vediamo che molti personaggi lo vivono come normale.

E questo, forse, è un altro messaggio del libro: cercare di comprendere la diversità, cercare di capire che quello che, a prima vista, ci può sembrare del tutto negativo, in realtà ha in sé aspetti positivi, così come non esiste una perfetta utopia, non c’è una distopia assoluta. In questi tempi, in cui la tentazione del razzismo riemerge, “Il sogno del ragno”, mostrandoci un mondo immaginario ci aiuta, spero, a farci capire che se siamo così non è per merito nostro o per “volontà divina”, che non esiste una “razza eletta”, ma che se un popolo domina sugli altri è solo per la forza del caso. Basta poco a mutare la storia e le sorti dei popoli e delle nazioni. Sparta oggi non esiste più. Invece, potrebbe esserci ancora e aver impedito la nascita degli Stati Uniti d’America, della Russia, della Gran Bretagna. Nazioni che si credo le più potenti, se solo qualche piccola cosa fosse avvenuta nel passato, potrebbero non essere quel che sono o non esserci affatto.

Il sogno del ragno ci insegna anche qualcosa sulla storia reale, perché questo moderno Impero di Sparta ha molto della Sparta storica, che pochi di noi conoscono davvero del tutto. Ogni capitolo è corredato da una citazione, spesso di storici antichi. Piccole frasi che ci fanno capire come certi aspetti descritti nel romanzo, che ci possono sembrare del tutto fantasiosi, in realtà nella vera Sparta era proprio così o molto simili. Per esempio, era normale che le donne avessero più mariti, era normale che i giovani spartiati uccidessero gli iloti senza motivo, solo come rito di iniziazione, era normale che gli uomini pranzassero senza le donne nei sissizi, la pederastia e l’omosessualità erano comuni e così via: Sparta era diversa da Atene, da cui tanto abbiamo preso. Sparta, anche quella vera, era molto diversa da noi.

Il sogno del ragno”, però, non è un libro di storia, né tanto meno di filosofia. “Il sogno del ragno” è un romanzo d’avventura e di vita, di crescita e di scoperta.

Il sogno del ragno” narra la fuga di Aracne (“ragno” in greco), una schiava pubblica ilota di diciassette anni da una Napoli ucronica verso la Scandinavia, i Regni Perieci del Nord” alla ricerca di un mondo diverso e magari migliore. Aracne è appena stata violentata, per l’ennesima volta, perché questo è normale e accettato. È incinta e vuole un mondo in cui la schiavitù e la violenza non esistano, in cui la sua vita e quella del frutto della violenza che porta in grembo non siano a rischio. È questo il suo sogno, il sogno di Aracne. In questa fuga la ragazza impara che per i sogni si deve combattere, che non ci si deve arrendere davanti agli ostacoli e ai fallimenti, ma anche che occorre stare attenti ai piccoli successi, che portano ad adagiarci, ad accontentarci, perdendo di vista il nostro obiettivo principale.

La seconda protagonista de “Il sogno del ragno” è un’altra ragazza, Nymphodora, poco più grande di Aracne, ma che vive nel cuore dell’Impero di Sparta, nella capitale Lacedemone. È una spartiate e per giunta figlia di due personaggi importanti dell’Impero. Eppure anche lei si ribella. Anche lei ha dei sogni. Vorrebbe cambiare questo mondo. Vorrebbe cambiare il modo di costruire le case e le città, ora “spartane” e, soprattutto, sotterranee. Vorrebbe che il matrimonio non avesse solo finalità economiche e procreative, ma che fosse l’unione di due anime, che fosse l’unione di due persone che si amano.

Il cammino delle due ragazze si avvicina progressivamente, fino all’incontro finale, che prelude a nuove, più incredibili avventure e scoperte di questa Sparta, che è più complessa di quanto sembri, con numerose sfaccettature e piccoli mondi, isole nascoste da scoprire, cose da imparare, per crescere e raggiungere una diversa consapevolezza.

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Di questo e di altro parleremo domani Sabato 16 Dicembre 2017 al Porto Seguro Show in via dei Renai 23 (Firenze).

 

L’UMANITÀ RETRÒ DEGLI ALIENI

Risultati immagini per hARRY tURTLEDOVE Invasione Atto finaleChe piacere ritrovare i numerosi personaggi di “Invasione”! Ho finalmente letto il 4° volume della serie di Harry Turtledove (“Invasione 4 – Atto Finale”) ed è stato un po’ come quando esce una nuova stagione di una serie TV cui ci siamo ormai abituati. Magari cambia poco, ma fa piacere seguire le vicende dei protagonisti cui ci siamo un po’ affezionati. E a dir il vero, le due saghe successive “Invasione” e “Colonizzazione” si presterebbero assai bene ha realizzare una serie TV in 8 stagioni, qualcosa tipo “Falling sky”, anche se la ricchezza della storia di Harry Turtledove potrebbe portare a risultati più interessanti.

Per chi non lo ricordasse, “Invasione” è una bell’ucronia fantascientifica che immagina l’interruzione della Seconda Guerra Mondiale per effetto di un’invasione aliena.

I 4 romanzi di “Invasione” e, immagino, pur non avendoli ancora letti, i quattro di “Colonizzazione” sono uno splendido esempio di romanzo corale, con un gran numero di protagonisti, di diverse nazionalità e persino alieni. Turtledove, pur non scrivendo un romanzo storico ma un’ucronia, offre una visone corale direi migliore di quella che emerge da “Century” di Follet. Accanto a uomini, donne e Rettili alieni comuni incontriamo personaggi storici. In questo volume soprattutto Molotov, Stalin, Ribbentrop e Mao. Quello che più affascina è la vicinanza con cui Turtledove ci fa conoscere gli invasori, con la loro superiorità tecnologica, ma anche tante debolezze, quasi umane.

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Harry Turtledove

La novità di “Invasione 4 – Atto finale” rispetto ai precedenti volumi della prima quadrilogia è che, finalmente, la Razza (come si fanno chiamare i Rettili, ovvero gli alieni) comincia a vacillare e accetta di venire a patti con alcuni umani (o Grossi Brutti, come ci chiamano loro). Reggerà l’alleanza tra nemici agguerriti come nazisti tedeschi, comunisti russi e cinesi, monarchici inglesi, democratici americani?

Rimane sempre ottima la caratterizzazione dei personaggi e simpatica l’ambientazione retrò di questa invasione aliena e apprezzabilissimo che, pur avendo parti ambientate in America, non sia tanto “americanocentrico” come la più classica fantascienza, specie se di autori statunitensi come Turtledove. Forse, però, dopo centinaia di pagine quante ne conta ciascun volume, si comincia a sentire un po’ di ripetitività, anche se il mutamento di scenario bellico è significativo.

Si attende ora che arrivino le truppe aliene di Colonizzazione. Mancano ormai pochi anni. Riuscirà l’umanità ad attrezzarsi per reggere a questa seconda, più massiccia, ondata di invasori? La Razza riuscirà ad adattarsi a un pianeta che si aspetta di trovare pacificato per i suoi coloni ma che non lo è per nulla?

Insomma, non potremo che proseguire, quanto prima, con la lettura della seconda saga, che altro non è che il seguito della prima.

 

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