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ROMANCE AVVENTUROSO TRA LE SABBIE

Caterina Perrone | La legenda di Carlo Menzinger

Caterina Perrone con Lo sguardo e il riso

Danza nel deserto” (Dicembre 2018) è il sequel del romanzo di Caterina PerroneLo sguardo e il riso” (2017), entrambi editi da Porto Seguro, la più vivace delle case editrici fiorentine e non solo.

Peraltro, “Danza nel deserto” si legge in maniera del tutto autonoma rispetto al primo volume, con cui condivide i protagonisti Viola e Matteo, ma se ne “Lo sguardo e il riso” avevamo una storia d’amore ambientata in un non-tempo passato e in un non-luogo che ricordava l’Italia medievale ma con il sapore dei borghi fantasy, come ne scrissi leggendolo, in “Danza nel deserto” siamo invece in un vicino oriente più moderno forse non fortemente connotato, ma che è comunque un luogo fisico e temporale assai più preciso. Rimane il tema forte dei profumi, ma qui non è più così centrale. Il primo volume era soprattutto storia d’amore, questo secondo è un romance d’amore, con passioni non corrisposte o difficili, ma anche di avventura, assai più denso di eventi, con viaggi, rapimenti, ricatti, inganni, travestimenti, assalti. Forse dipende dal mio occhio, ora più allenato alla scrittura dai tratti poetici della Perrone, ma questo seguito mi è parso più maturo e intenso.

Sempre belli e ricchi di particolari i disegni in bianco e nero che accompagnano numerosi entrambe le storie, opereDanza nel deserto - Porto Seguro Editore del marito della Perrone, Gianni Mannocci, spesso caratterizzati dal moltiplicarsi di piccole presenze di contorno. Abbiamo così, per esempio, l’immagine di cammelli che si abbeverano a una pozza e sullo sfondo una donna orientale che porta una brocca d’acqua e un suricato in primo piano, oppure un vecchio che legge seduto in terra contro un’elaborata parete in maiolica e davanti a lui una pila di libri, colombe in volo e un piccolo topo o ancora un veliero che naviga tra gabbiani e delfini.

Caterina Perrone è ora membro del GSF – Gruppo Scrittori Firenze.

CHI VUOLE DISEGNARE LA MAPPA DI “VIA DA SPARTA”?

Chi ha voglia di disegnare una mappa ucronica del mondo per il mio prossimo romanzo “IL REGNO DEL RAGNO? La situazione geografica, in realtà si adatterebbe bene anche al romanzo “IL SOGNO DEL RAGNO”,  il primo volume della trilogia “Via da Sparta”, ma questo è già stato pubblicato.

Se qualcuno realizzerà una buona mappa, si potrebbe inserire nel volume in uscita.

Riepilogo qui la situazione geografica all’inizio de “IL REGNO DEL RAGNO”.

 

La capitale dell’Impero di Sparta si trova al posto dell’antica Sparta, nel Peloponneso, ma ora si chiama Lacedemone. L’Impero si estende per tutta Europa, fino agli Urali (tranne i Regni Perieci del Nord, corrispondenti alla Scandinavia, che sono parzialmente indipendenti). Ne fanno parte anche Africa, Nord e Sud America, parte dell’Asia meridionale, tra cui India e Bengala.

Gran Mexico è indipendente e domina tutta l’America centrale con capitale Mexicatl (l’attuale Città del Messico).

L’Australia è indipendente e si chiama Arrernte.

L’oriente è dominato dal Giappone, che sia chiama Nippon-koku e domina la Cina (qui detto Catai), la Siberia (qui detta Jenisseia) e l’Indocina, portando il suo regno fino agli Urali da una parte e ai confini della grande isola meridionale detta Arrernte (Australia) dall’altra. La capitale si chiama Edo (l’attuale Tokyo).

L’Asia si chiama Chitrinodermia, le Americhe Eurotrodermia, l’Australia Arrernte.

L’Oceano Atlantico si chiama Mare Oceano.

I galloceltici vivono al posto dei francesi.

Napoli si chiama Neapolis ed è il capoluogo della provincia dell’Impero di Sparta detta Vitellia (più o meno l’Italia). Anche Roma fa parte della Vitellia, anche se solo pochi decenni prima era il capoluogo di un territorio autonomo (corrispondente a Lazio, Toscana, Umbria, Marche e Abruzzo), che ancora conserva alcune prerogative.

La provincia di Thule è il territorio comprendente Groenlandia, Canada Settentrionale e Alaska  ed è parte dell’Impero di Sparta.

Nel corso del romanzo, Nippon-koku riconquista l’India, un tempo suo dominio, ma raffigurerei la situazione iniziale con l’India parte dell’Impero di Sparta.

Tra i luoghi citati, come città fuori dell’Ellade (così si chiama la Grecia) ci sono Cleomenia, Licurgopoli e Megasparta. Cleomenia la immaginerei in Asia, per esempio, in Siria e Licurgopoli in Turchia. Doukas viene dai Carpazi, ma i suoi nonni erano di Megasparta. Potrebbe essere una località intermedia, magari in Bosnia.

Tra i Regni Perieci del Nord ci sono la Svezia e la Norvegia (con i loro nomi reali).

Lucius visita Bisanzio, la capitale della Provincia di Lidia; il fiume Gange e Kalikata (la nostra Calcutta), in India; la città di Khulna sul fiume Bhairab in Bengala (il nostro Bangla Desh).

In Nepal incontriamo Kantipur (l’antica Kathmandu) da cui si vedono le altissime vette del Ganesh Himal. La città, che sorge sulle sponde del Bagmati e del Vishnumati, ai piedi dell’Himalaya.

Spartaco e Lisando attraversano la Persia, arrivano alla città di Baki, sulle rive del Mar Caspio, attraversano l’altopiano dell’Anatolia in Chitrinodermia Minore e giungono al porto di Smirne.

Da Lacedemone Spartaco e Lisandro attraversano in barca il Golfo di Messenia fino a Zante, da lì proseguono per Corfù e quindi Crotone, in Apulia, nella Magna Grecia (la Vitellia meridionale).

Ne “Il regno del ragno” si incontra anche Darjeeling, nel Bengala occidentale.

Ne “La figlia del ragno” esploriamo la Britannia e arriviamo nei Regni Perieci del Nord. Nel Regno di Norvegia incontriamo il lago Hanangervatnet, sulle cui rive sorge il villaggio, Vindupåsjøen e l’isola di Storeholmen. Nel Regno di Svezia troviamo l’isola di Lïmon e la città di Gävle (nomi uguali ai reali).

Scopriamo che il Regno di Israele è una provincia autonoma dell’Impero di Sparta, che la Sardegna si chiama Ichnusa e i suoi abitanti Shardana mentre la Corsica si chiama Kalliste.

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Ecco la visione di Francesco Gugliemino, appena arrivata (16/03/2018).

Mappa Sparta con grigio Francesco Gugliemino

 

Che ne dite?

PICCOLI ASSAGGI DE “IL SOGNO DEL RAGNO” IN ATTESA DELL’APERI-CENA DEL 19 OTTOBRE

In attesa di incontrarci a Firenze, al Caffè degli Artigiani, in via dello Sprone 16 rosso, giovedì 19 Ottobre 2017 alle ore 20,30, per un’apericena di presentazione de “IL SOGNO DEL RAGNO” vorrei lasciarvi alcuni assaggi del romanzo.

Ho pubblicato in rete alcune frasi tratte dal romanzo “IL SOGNO DEL RAGNO” e dal resto della saga di “VIA DA SPARTA”, corredandole con un’immagine che in qualche modo aiutasse a illustrarle.

Le potete leggere, corredate delle immagini, qui e qui oppure potete leggerle qui di seguito.

Alcune (qui in corsivo) sono frasi di altri autori che compaiono all’inizio di ciascun capitolo, altre sono estratti del romanzo. Per alcuni capitoli, ne ho scelte più di una.

 

Credeva in infinite serie di tempo,

in una rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli.

Questa trama di tempi che s’accostano, si biforcano,

si tagliano o s’ignorano per secoli comprende tutte le possibilità.

(Jorge Luis Borges – Finzioni – Il giardino dei sentieri che si biforcano)

 

Cap. 1

 

Dopo che tutte le fanciulle e tutti i giovani non sposati

sono stati rinchiusi in una sala oscura,

ciascuno portava con sé senza dote quella che aveva afferrato.

(Ermippo di Smirne)

 

Aracne viveva in un tempo che non le apparteneva. In un tempo che non è neanche il nostro. Aveva diciassette anni, ma non si sentiva giovane e non considerava la sua un’età felice. Se quella mattina le avessero detto che al calar del sole un gruppo di ragazzi l’avrebbe costretta a fare sesso in mezzo alla strada, non si sarebbe stupita.

 

Cap. 2

 

La Costruzione è per tener su: l’Architettura è per commuovere.

(Le Corbusier)

 

 

Non si deve perder tempo a ricercare la bellezza. La bellezza ci viene dagli Dei. Sono loro a darcela e sono loro a prendercela. Non spetta all’uomo crearla.

 

Cap. 3

Presso i Lacedemoni, era al tempo stesso tradizionale e abituale

che la donna avesse tre o quattro mariti,

talvolta di più, quando erano fratelli, e che i loro figli fossero comuni;

e quando c’erano molti figli, era bello e abituale

dare in matrimonio la propria moglie a uno dei propri amici.

(Polibio)

 

Segui i sogni e troverai te stessa

Possono sposare un solo uomo e poi ci devono vivere assieme per tutta la vita e possono fare sesso solo con lui! Non è incredibile? È chiaro che si tratta solo di una favola.

 

Sentiva già gli ululati dei lupi sulle montagne. Li vedeva correre incontro alla sua amica. La vedeva fuggire, incespicando nelle radici e nei sassi del bosco. La vedeva azzannata, ferita, smembrata, divorata.

 

Cap. 4

 

Quando gli chiesero che cosa sapesse fare, uno spartano rispose:

“Essere libero”

(Plutarco – Le virtù di Sparta)

 

Cambiare le città, cambiare il modo di abitare per cambiare il modo di vivere, per cambiare il mondo. Questo era il suo sogno e il suo progetto.

 

Cap. 5

 

Bisogna sapere che a Sparta regnava

un’abominevole disparità di condizioni sociali tra i cittadini e

vi si aggirava un gran numero di diseredati,

che non possedevano un palmo di terra,

perché tutta la ricchezza era concentrata nelle mani di poche persone …

(Plutarco, Vita di Licurgo, 8)

 

Le grandi imprese spesso sono spinte da ignorante inconsapevolezza.

 

Era l’estate del primo anno dopo la 696^ Olimpiade o, come si diceva ormai spesso, il 2785° anno olimpico . Era il sesto giorno del mese Targellione. Era il tempo di Sparta.

 

Il senso della sua vita divenne direzione e la direzione si fece moto e il moto energia. La fisica dei sentimenti travolse la fisica dei matematici, che sotto le stelle serve solo a non farle precipitare, mentre quella del cuore serve a farti camminare e andare avanti, anche se non sai cosa ti attenda.

 

Partire e lasciare tutto non è mai facile, anche quando “tutto” è pochissimo.

 

Cap. 6

 

Condussero tra i monti i figli che avevano al seno

e si nutrirono della loro carne.

(Apollodoro – Biblioteca, 3,5,2,3)

 

Era una vita raminga, selvaggia e senza regole ciò a cui ambiva? No. Non era questo il suo desiderio. Lei voleva solo vivere. Vivere ed essere libera. Vivere lei e suo figlio.

 

Cap. 7

 

Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta.
(Platone – Socrate in “Apologia di Socrate”)

 

Sulla soglia apparve un uomo. Era alto e magro come un’ombra pomeridiana. Il suo volto sfregiato era affilato come la lama di un rasoio arrugginito.

 

Cap. 8

 

Devo studiare politica e guerra

perché i miei figli possano avere la libertà di studiare matematica e filosofia.

I miei figli dovrebbero studiare matematica e filosofia, geografia, storia naturale, costruzione navale, navigazione, commercio e agricoltura

così da dare ai loro figli il diritto a poter studiare

pittura, poesia, musica, architettura, scultura, e ceramica.

(John Adams)

 

La sola eleganza accettata era quella delle falangi in marcia, la sola armonia quella degli eserciti che avanzano verso la battaglia con il sincronismo di storni in volo.

 

Cap. 9

 

Gli arconti mandavano ogni tanto nel territorio senza una missione specifica

quelli tra i giovani che passavano per essere i più intelligenti,

con pugnali e viveri sufficienti, ma nient’altro.

Questi, durante la notte scendendo sulle strade,

sgozzavano quello tra gli Iloti che sorprendessero.

Spesso, percorrendo la campagna, uccidevano i più robusti e i più forti.

(Plutarco – Vita di Licurgo, 28, 1-7)

 

 

La caccia riprendeva e ora lei era la preda.

 

Non lasciare che un piccolo successo ti allontani dal tuo sogno. I piccoli successi uccidono i grandi sogni.

 

–        Quanti anni hai?

–        Il mio corpo ne ha cinquanta. Il mio cuore ne ha venti. Il mio cervello ne ha duemila.

 

Cap. 10

 

Il sesso senza amore è un’esperienza vuota,

ma tra le esperienze vuote è una delle migliori.

(Woody Allen)

 

 

È inutile interrogare le ombre.

 

Gli spartiati erano diventati molto più alti e forti dei greci antichi da cui discendevano, persino dei mitici eroi delle Termopili.

 

Cap. 11

 

Un ateniese gli fece osservare: “Voi Spartani siete rigidissimi

nel rifiutare ogni occupazione fissa, Nicandro”.

Egli ribatté: “ È vero; ma il fatto è che

non vogliamo sprecare il nostro tempo in qualsiasi sciocchezza, come voi”.

(Plutarco – Le Virtù di Sparta)

 

 

Il branco può sembrare una famiglia, ma è un’altra cosa. I branchi sono bande, sono gruppi di cacciatori, sono un’alleanza di compagni. Nel branco c’è cameratismo e solidarietà ma non c’è pietà, non c’è amore incondizionato, non c’è assistenza illimitata al debole. Il branco sopprime il debole e il malato o lo sacrifica lasciandolo indietro ad altri predatori. Il branco preda. Il branco caccia. Il branco combatte. Sparta era il branco dei branchi.

 

Il branco sopprime il debole e il malato o lo sacrifica lasciandolo indietro ad altri predatori. Il branco preda. Il branco caccia. Il branco combatte. Sparta era il branco dei branchi.

 

Non erano però solo i lupi a seguire la loro carrozza. Predatori ben più pericolosi, stavano seguendo entrambi.

 

Assai difficilmente un ilota avrebbe avuto la meglio in uno scontro con uno spartiate, tanto più grande, muscoloso, veloce, reattivo, feroce, addestrato.

 

Vederli correre attorno, silenziosi come anime perdute, era agghiacciante.

 

Le donne avevano addomesticato i loro uomini, legandoli al focolare.

 

Cap. 12

 

Si dice che anche lui (Licurgo) sia l’istigatore della cripteia,

conformemente alla quale ancora oggi,

facendo una spedizione in armi, si nascondono di giorno e di notte…

e uccidono quanti Iloti è necessario.

(Eraclide Lembo)

 

 

É per questo che stai fuggendo? Perché pensi che in un altro luogo ti sarà possibile decidere del tuo futuro? Questo non è possibile né per le donne, né per gli uomini.

 

Essere vecchi è una colpa, un delitto punito con la morte.

 

Cap. 13

 

Una volta una donna della Ionia si vantava

di una tela di gran valore che aveva tessuto:

sentendola, una spartana le indicò i suoi figli, quattro splendidi ragazzi,

e le disse: “Queste devono essere le occupazioni di una donna virtuosa:

è di questo che dobbiamo andare fiere e vantarci”.

(Plutarco – Le virtù di Sparta)

 

L’agoghé spartana prevedeva che fossero gli istitutori a educare, formare e iniziare al sesso i bambini.

 

I figli sono frecce scoccate dall’arco. Una volta lanciate non tornano indietro.

 

Cap. 14

 

Persone non ignobili sono state ridotte in povertà e,

fornite di stimoli e armate, indebitate o colpite da atimìa,

appaiono invaghite della rivoluzione.

(Platone)

 

 

Aracne sfruttò quei giorni nei boschi per impratichirsi nell’uso della balestra.

 

Il maggior ostacolo tra te e il tuo sogno non sono i pericoli e le avversità, ma te stessa e il tuo desiderio di accontentarti. I piccoli successi sono il maggior ostacolo tra te e il tuo sogno.

 

Capì che si stava illudendo e adagiando su un materasso sospeso nel nulla e che sarebbe bastato un piccolo movimento sbagliato per farla precipitare.

 

La fede è pericolosa. Significa credere senza domandarsi mai se sia giusto o vero quello in cui si crede.

 

Il lupo regna con la forza. L’uomo regna con la debolezza, aggiogando quella altrui alla propria, rendendo debole il suo avversario per dominarlo.

 

L’uomo è una scimmia inerme, armata solo della propria aggressività. La sua aggressività lo rende letale.

 

Cap. 15

 

Di conseguenza, quando uno gli chiese

quale vantaggio avessero dato a Sparta le leggi di Licurgo,

(Agesilao) rispose: “quello di disprezzare i piaceri”.

(Plutarco – Le virtù di Sparta)

 

 

Sogno una città che somigli a un bosco di pietra vivente. Sogno una foresta di abitazioni vibranti di vita e natura.

 

Cap. 16

 

Chi può dire: «Ho purificato il mio cuore, sono puro dal mio peccato?»

(Bibbia – Proverbi 20:9)

 

Si sarebbe portato ancora a lungo addosso il sapore della pelle di Aracne, come un dolore acuto nel fondo del cuore, come una ferita che rifiuti di rimarginarsi e il peccato, che gli pesava sull’anima, sarebbe stato il sale che quella ferita avrebbe fatto bruciare forse per sempre.

 

Cap. 17

 

Il corpo nudo è un retaggio della Grecia e di Roma

tornato di moda nel Rinascimento italiano,

ma gli antichi Greci e gli antichi Romani erano abituati a vedere corpi nudi e

non pensavano che questo potesse avere un influsso sulla morale pubblica.

(Natsume Soseki – Io sono un gatto)

 

Quando era con lei, gli sembrava di sprofondarle dentro, di perdersi in un oceano inebriante di femminilità, di affogare in un abisso di sensualità da cui pareva impossibile poter riemergere.

 

Se non serve, non devi aver paura.

 

Cap. 18

 

Un giorno riflettevo su come Sparta, una delle città meno popolose,

sia divenuta una delle più potenti e celebri città della Grecia

e mi stupivo di come ciò potesse essere accaduto.

Poi pensai alle istituzioni degli spartiati e finii di stupirmi.

(Senofonte – Costituzione dei Lacedemoni, 1, 1)

 

 

La sconfitta fa il vero uomo. Non la continua e facile vittoria.

 

Cap. 19

 

Il paradiso è un mercato nero dove c’è di tutto.

(Heinrich Böll)

 

Libertà, schiavitù: pensiamo che ci sia un confine preciso tra di loro ma ogni uomo libero è un po’ schiavo e ogni schiavo ha un po’ di libertà.

 

Cap. 20

 

E i soldati che combatterono materialmente quella guerra (del Peloponneso)

erano alti poco più di un metro e mezzo

e non superavano mediamente i 60 chili.

(Victor Davis Hanson – Una guerra diversa da tutte le altre)

 

La cultura e la conoscenza sono un pericolo per il potere. L’informazione è un virus che si diffonde veloce e mina la solidità del governo.

 

Cap. 21

 

Un’altra volta gli venne chiesto perché

gli Spartani avevano più successo di tutti gli altri popoli; (Agesilao) rispose:

“Perché più di tutti gli altri si esercitano a dare ordini e a riceverne”.

(Plutarco – Le Virtù di Sparta)

 

Senza corde o catene a trattenerli, all’apparenza liberi, come tutti, ma pronti a conoscere e affrontare una nuova schiavitù, perché, in un modo o nell’altro, gli uomini sono tutti schiavi.

 

Chi sacrifica la propria vita per il lavoro è il vero pigro, perché non si sforza di capire che il lavoro serve per vivere e non viceversa.

 

IMBATTERSI IN SAN GEROLAMO

Caravaggio – San Girolamo

Nel leggere il “Libro dell’orologio a polvere” del filosofo tedesco Ernst Jünger mi sono imbattuto per la seconda volta in pochi giorni in una riflessione su un dipinto raffigurante San Girolamo, dopo quella che avevo letto nel romanzo di Italo CalvinoIl castello dei destini incrociati”. Sono allora andato leggere qualcosa su questo santo.

Wikipedia dice:

Sofronio Eusebio Girolamo, in latino Sofronius Eusebius Hieronymus, noto come san Girolamo, san Gerolamo o san Geronimo (Stridone347 – Betlemme30 settembre 419/420), è stato uno scrittoreteologo e santo romano. Fu padre e dottore della Chiesa. Tradusse la Bibbia dal greco e dall’ebraico al latino.

Colantonio – San Girolamo nello studio

Nato a Stridone in Illiria, studiò a Roma e fu allievo di Elio Donato. Si dedicò anche agli studi di retorica, terminati i quali si trasferì a Treviri, ov’era ben nota l’anacoresiegiziana, insegnata per qualche anno da Sant’Atanasio durante il suo esilio.[1] Si trasferì poi ad Aquileia, ov’entrò a far parte di una cerchia di asceti riunitisi in comunità sotto il patronato dell’arcivescovo Valeriano, ma deluso dalle inimicizie che erano sorte fra gli asceti, partì per l’Oriente.[1] Ritiratosi nel deserto della Calcide, vi rimase un paio di anni (375 – 376) vivendo una dura vita di anacoreta. Fu questo periodo ad ispirare i numerosi pittori che lo rappresenteranno come San Girolamo penitente ed è a questo periodo che risale l’episodio leggendario del leone che, afflitto da una spina penetratagli in una zampa, gli sarebbe poi stato accanto, grato poiché Girolamo gliel’avrebbe tolta; così come la tradizione secondo la quale Girolamo era uso far penitenza colpendosi ripetutamente con un sasso.  

Ghirlandaio – San Girolamo nello studio

(Leggi il seguito)

Vorrei riportare qui entrambe le letture che mi è capitato di fare, nonché il dipinto di Dürer e altre celebri raffigurazioni del santo.

Ecco quella dello scrittore italiano:

 

Il gioco di prestigio che consiste nel mettere dei tarocchi in fila e farne uscire delle storie, potrei farlo anche coi quadri dei musei: mettere per esempio un San Girolamo al posto dell’Eremita, un San Giorgio al posto del Cavaliere di Spade e vedere cosa viene. Sono, vedi il caso, tra i soggetti della pittura che più mi hanno attratto.

Zuccaro – San Girolamo nella grotta

Nei musei mi fermo sempre volentieri davanti ai sangirolami. I pittori rappresentano l’eremita come uno studioso che consulta trattati all’aria aperta, seduto all’imboccatura d’una grotta. Poco più in là è accucciato un leone, domestico, tranquillo. Perché il leone? La parola scritta ammansisce le passioni? O sottomette le forze della natura? O trova un’armonia con la disumanità dell’universo? O cova una violenza trattenuta ma sempre pronta ad avventarsi, a sbranare? Lo si spieghi come si vuole, è piaciuto ai pittori che San Girolamo abbia con sé un leone (prendendo per buona la storiella della spina nella zampa, grazie al solito qui pro quo d’un copista), e così a me dà soddisfazione e sicurezza vederli insieme, cercare di riconoscermici, non specialmente nel santo e nemmeno nel leone (che del resto spesso s’assomigliano) ma nei due insieme, nell’insieme, nel quadro, figure oggetti paesaggio.

Nel paesaggio gli oggetti del leggere e dello scrivere si posano tra le rocce le erbe le lucertole, diventano prodotti e strumenti della continuità minerale-vegetale-animale. Tra le suppellettili dell’eremita c’è anche un teschio: la parola scritta tiene sempre presente la cancellatura della persona che ha scritto o di quella che leggerà. La natura inarticolata ingloba nel suo discorso il discorso umano.

Ma si noti che non siamo nel deserto, nella giungla, nell’isola di Robinson; la città è lì a due passi. I quadri degli eremiti, quasi sempre, hanno una città sullo sfondo. Una stampa di Dürer è occupata tutta dalla città, bassa piramide intagliata da torri quadrate e tetti aguzzi; il santo, appiattito su un dosso in primo piano, le volta le spalle, e non stacca gli occhi dal libro, di sotto al cappuccio monacale. Nella puntasecca di Rembrandt la città alta

sovrasta il leone che gira il muso intorno, e il santo in basso, che legge beato, all’ombra d’un noce, sotto un cappello a larghe tese.

Jacopo Bassano – San Girolamo

Alla sera gli eremiti vedono accendersi le luci alle finestre, il vento porta a ondate la musica delle feste. In un quarto d’ora, volessero, sarebbero di ritorno tra la gente. La forza dell’eremita si misura non da quanto lontano è andato a stare, ma dalla poca distanza che gli basta per staccarsi dalla città, senza mai perderla di vista.

Oppure il solitario scrittore è raffigurato nel suo studio, dove un San Girolamo, se non fosse per il leone, si confonde facilmente con un Sant’Agostino: il mestiere dello scrivere uniforma le vite individuali, un uomo allo scrittoio assomiglia a ogni altro uomo allo scrittoio. Ma non solo il leone, altri animali visitano la solitudine dello studioso, discreti messaggeri del fuori: un pavone (in Antonello da Messina, a Londra), un lupacchiotto (in Dürer, altra incisione), un cagnolino maltese (in Carpaccio, a Venezia).

Leonardo da Vinci – San Girolamo penitente nel deserto,1480 – Musei Vaticani

In questi quadri d’interno, ciò che conta è come un certo numero d’oggetti ben distinti si dispongono in un certo spazio, e lasciano scorrere la luce e il tempo sulla loro superficie: volumi rilegati, rotoli di pergamena, clessidre, astrolabi, conchiglie, la sfera appesa al soffitto che mostra come ruotano i cieli (al suo posto, in Dürer, c’è una zucca). La figura del Sangirolamo-Santagostino può star seduta nel bel mezzo della tela, come in Antonello, ma sappiamo che il ritratto congloba il catalogo degli oggetti, e lo spazio della stanza riproduce lo spazio della mente, l’ideale enciclopedico dell’intelletto, il suo ordine, le sue classificazioni, la sua calma. O la sua inquietitudine: Sant’Agostino, in Botticelli (agli Uffizi), comincia a innervosirsi, appallottola fogli dopo fogli e li butta per terra sotto il tavolo. Anche nello studio dove regna la serenità assorta, la concentrazione, l’agio (sto sempre guardando il Carpaccio) passa una corrente d’alta tensione: i libri lasciati in giro aperti voltano le pagine da soli, oscilla la sfera appesa, la luce dalla finestra entra obliqua, il cane leva il muso. Dentro lo spazio interiore cova un annuncio di terremoto: l’armoniosa geometria intellettuale sfiora al limite l’ossessione paranoica. Oppure sono i boati del fuori che fanno tremare le finestre? Come solo la città dà un senso all’ispido paesaggio dell’eremita, così lo studio, col suo silenzio e il suo ordine, non è altro che il luogo dove si registrano le oscillazioni dei sismografi.

 

E questa è quella di Jünger:

 

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Albrecht Dürer – San Girolamo (1514)

Questa affinità dell’orologio a polvere con la quiete degli studi eruditi e con l’intimità della casa è stata più volte osservata. Entrambe le situazioni sono testimoniate da quadri famosi: la Melancholia e il San Gerolamo nello studio di Dürer. Nel primo vediamo un angelo in atteggiamento pensoso, con in mano un compasso e circondato da uno strumentario faustiano di cristalli, bilance, serie numeriche. Un fuoco alchemico arde sullo sfondo cosmico. L’altro quadro mostra il santo nella sua cella mentre è intento a scrivere. L’arredamento è costituito da libri, fogli fitti di appunti, un teschio e un crocifisso. Sotto la panca ci sono un paio di scarpe da giardino; il sole illumina la stanza attraverso i vetri piombati.

In entrambi i quadri si osserva un grande orologio a polvere, una vera e propria clessidra. E in entrambi essa è raffigurata a metà del suo corso, il che significa, probabilmente, che il pittore osserva il santo e l’angelo nel pieno della loro attività. Ne è riprova il fatto che, nella Melancholia, la bilancia è in equilibrio, la campana oscilla e il fuoco arde. Siamo nel cuore del tempo.

Albrecht Dürer, Melencolia I (1514)

I due quadri riportano la data del 1514. La clessidra è riprodotta in due differenti modelli, il che fa pensare che fosse a quell’epoca un oggetto di uso comune. Mentre l’angelo, circondato dagli strumenti del sapere, sembra assorto in pensieri oziosi, anzi probabilmente medita sulla vanità delle sue conoscenze e delle sue opere, san Gerolamo è immerso nel suo lavoro. Non si tratta evidentemente di un’opera di trascrizione, ma di una creazione letteraria; perché davanti a lui, sul piccolo scrittoio, non c’è neppure un libro. Per generazioni questo quadro ha esercitato il suo fascino sugli spiriti contemplativi. Chi non desidererebbe condividere questa quiete, circondato dal calore delle assi di legno, mentre in un angolo la sabbia scorre pian piano attraverso la clessidra e in primo piano, davanti allo scrittoio, un leone – ai nostri giorni si tratterebbe di un gatto – è sprofondato nei suoi sogni? In effetti, ancor oggi in Europa vivono e operano in condizioni analoghe molti di questi ingegni, e davanti al quadro di Dürer a ciascuno di noi verrà in mente l’abitazione più o meno modesta di un amico letterato o artista che il dipinto gli richiama alla memoria. Questo rammemorare appartiene all’essenza dell’opera d’arte, la quale svela una relazione nascosta e pur sempre ricorrente.

In ogni studio, in ogni libreria antiquaria, si ritrova un po’ dell’atmosfera evocata dall’orologio a polvere, un po’ dello spirito della Melancholia e del San Gerolamo. C’è sempre una certa mestizia in questi luoghi, ma sempre unita a un’atmosfera accogliente, perché si è costantemente immersi in un clima di meditazione. Ognuno di noi certamente ricorda di avervi trascorso, in silenzio o conversando, ore e ore durante le quali il tempo pareva, se non immobile in assoluto, scorrere comunque con estrema lentezza. E’ probabile che fuori piovesse, o che nel camino ardesse il fuoco.

Durer Albrecht -San Girolamo

Io conservo il ricordo di molti di questi luoghi e se resisto alla tentazione di nominarli è solo perché l’elenco mi appare interminabile. Nella vita dei giovani ci sono anni in cui si passa dall’una all’altra di queste celle, eremi, cittadelle dello spirito, come se fossero punti d’appoggio, ciascuno dei quali abitato da un personaggio più o meno stravagante. Questi alloggi non mancano né nelle grandi né nelle piccole città, e neppure nei paesi. Lo spirito di san Gerolamo domina ovunque: al Sud, quando si ascoltano le cicale stridere in giardino; al Nord, quando si osservano i frontoni coperti di neve, oppure si cerca una camera d’affitto o si sceglie un appartamento nella casa avita. E’ più facile incontrare la povertà o la più aspra miseria che non l’opulenza, ma quasi tutti i ricchi e i potenti della terra hanno trascorso anni, e spesso i loro anni migliori, in simili rifugi del pensiero, nei quali lavoro e ozio si mescolano passando l’uno nell’altro.

E’ difficile ritrovare questi stati d’animo nelle successive situazioni della vita, soprattutto quando si profila il successo. Ma non è impossibile, poiché non è in gioco la differenza tra vecchiaia e giovinezza, né si tratta di stati d’animo legati alla povertà o alla ricchezza. San Gerolamo viene raffigurato da Dürer in età avanzata. La sua fu una vita potente e al tempo stesso sontuosa, come dimostra il leone che giace ai suoi piedi. Non è quindi una differenza nella condizione dell’esistere, vuoi fondata sul ceto sociale o sull’età, ciò che dà luogo a questa situazione di particolare gradevolezza. Ad agire è piuttosto, in questo caso, una differenza nella natura del tempo.

 

San Girolamo è stato oggetto di numerosissime raffigurazioni anche da parte dello stesso Dürer, non è quindi immediato capire a quale immagine si riferissero i due autori.

Evelyn Storm – Un’illustratrice di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Evelyn Storm ha frequentato un corso triennale di illustrazione alla Scuola del Fumetto.

Ha realizzato copertine per i diari di Facebook e una per il libro “My Dream” di Fabio Emanuele. Un suo disegno è stato pubblicato sul libro di Gregorio Antonuzzo, “I demoni di Eukora – Il mezz’orco” e sta prendendo parte al progetto per il libro “Fino alla fine” di Rossana Roxie Lozzio.

Tra i concorsi vinti: “The Leprechaun – Made me draw it”,  “Gli acquarelli della vita” di Peg Fly,  “La Scelta del diario” della pagina “Clan Dell’Arte” di Facebook (con altri 2 disegnatori) e “Jappo no Gang”.

A gennaio 2013 ha realizzato un disegno su Ortuz che spaventa Jacopo ed Elisa per “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati“, secondo volume ancora inedito al momento della serie “I Guardiani dell’Ucronia”.

http://www.gothicrose.it/

 

Questo è il disegno che ha fatto Evelyn Storm per  JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI:

 

Questo è il tredicesimo (e ultimo) post in cui parlo dei tredici illustratori di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI. Chiamo questo tipo di lavoro “gallery novel” perché è un romanzo illustrato da numerosi disegnatori ed è quindi quasi una galleria di disegni sotto forma di libro.

Il primo post era dedicato a Fabio Balboni, il secondo a Raffaella Bertolini, il terzo a Camilla Bianchi, il quarto a Liliana Capraro, il quinto a Cinzia Damonte, il sesto a Guido De Marchi, il settimo a Giuseppe Di Bernardo, l’ottavo a DivaZ, il nono aRoberta Losito, il decimo ad Alessio Luna Pilia e l’undicesimo a Antonio Morgia, il dodicesimo a Niccolò Pizzorno.

Con questi articoli intendo ringraziare tutti gli illustratori, per aver contribuito a rendere questo volume davvero speciale.

Niccolò Pizzorno – un illustratore di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Niccolò Pizzorno nasce a Genova il 4 dicembre 1983. Vive a Tiglieto un paese dell’entroterra ligure fino al 1995, poi si trasferisce a Genova, dove  segue gli studi artistici: Liceo Artistico N. Barabino, Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova e, infine, la Scuola Chiavarese del fumetto.

Si occupa principalmente di illustrazione e grafica ma anche di tecniche calcografiche: acquaforte, aquatinta, puntasecca.

È stato l’artista presente con il maggior numero di disegni nel progetto editoriale per la gallery novelIl Settimo Plenilunio” e ha illustrato, assieme a Ludwig Brunetti il romanzo “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale”, realizzandone anche la copertina. È sua anche quella di “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati”.

Lo trovate su facebook qui:

http://www.facebook.com/niccolo.pizzorno

Questo è il dodicesimo post in cui parlo dei tredici illustratori di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI. Chiamo questo tipo di lavoro “gallery novel” perché è un romanzo illustrato da numerosi disegnatori ed è quindi quasi una galleria di disegni sotto forma di libro.

Il primo post era dedicato a Fabio Balboni, il secondo a Raffaella Bertolini, il terzo a Camilla Bianchi, il quarto a Liliana Capraro, il quinto a Cinzia Damonte, il sesto a Guido De Marchi, il settimo a Giuseppe Di Bernardo, l’ottavo a DivaZ, il nono aRoberta Losito, il decimo ad Alessio Luna Pilia e l’undicesimo a Antonio Morgia. Il prossimo e ultimo posta sarà dedicato a Evelyn Storm.

Con questi articoli intendo ringraziare tutti gli illustratori, per aver contribuito a rendere questo volume davvero speciale.

Niccolò Pizzorno ha realizzato per questo libro i seguenti disegni:

Jacopo Flammer con due suricati, osservato da Gruhum.

Govinia, la sede dei Guardiani dell’Ucronia, dove tutti i passati e futuri possibili si incontrano.
I suricati osservano Jacopo Flammer.
 
Suricato con gli occhiali di Jacopo Flammer.

 

Antonio Morgia – un illustratore di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Antonio Morgia nasce a Pescara il 27 Marzo del 1985. Fin dall’infanzia nutre una forte passione per l’arte, maturando un particolare interesse verso il disegno a matita. Da autodidatta migliora la sua tecnica grazie all’interesse verso l’iperrealismo dal quale trae ispirazione per le sue più recenti opere unendo così la passione a una grande continuità e a una spinta costante al miglioramento. Oltre al disegno nutre interessi verso la musica, la letteratura, l’informatica e la psicologia, conseguendo, in relazione a quest’ultime, il diploma in Perito tecnico industriale Informatico e la laurea in Scienze Psicologiche.

Per visionare le sue opere potete visitare il suo blog: http://zeroperinfinito.wordpress.com/

 

Antonio Morgia ha fatto questo disegno (un suricato che disegna una lontra) per il romanzo JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI:

Questo è l’undicesimo post in cui parlo dei tredici illustratori di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI. Chiamo questo tipo di lavoro “gallery novel” perché è un romanzo illustrato da numerosi disegnatori ed è quindi quasi una galleria di disegni sotto forma di libro.

Il primo post era dedicato a Fabio Balboni, il secondo a Raffaella Bertolini, il terzo a Camilla Bianchi, il quarto a Liliana Capraro, il quinto a Cinzia Damonte, il sesto a Guido De Marchi, il settimo a Giuseppe Di Bernardo, l’ottavo a DivaZ, il nono aRoberta Losito e il decimo ad Alessio Luna Pilia.

Presto pubblicherò delle schede anche per gli altri illustratori, che qui ringrazio tutti, per aver contribuito a rendere questo volume davvero speciale.

 

Alessio Pilia – un illustratore di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Alessio Pilia, illustratore, grafico e musicista NON professionista. Nato a San Vito (CA) nel 1976, la situazione locale non gli ha permesso un’istruzione specializzata e si è formato in modo autodidatta. Appassionato di tutti i tipi di fumetti, in particolare è stato ispirato da Galep, Claudio Villa, John Buscema, e tanti altri. Alternava le passioni del disegno con quella della musica (suonò in varie band locali come bassista, voce, chitarra e batteria). Dopo le scuole superiori emigra in Veneto e per 15 anni fa vari lavori tra cui anche il grafico ( per una tipografia e come freelancer) e il web designer (creazione siti web). Il tempo per gli hobby era poco e i disegni sono saltuari. Illustra ritratti di politici veneti per il Corriere del Veneto durante il periodo elettorale. Crea il progetto musicale solista Invernomuto, che propone un misto di folk ed elettronica, dark, industrial rock., ispirandosi alle credenze popolari sarde e Das Ich, Wumpscut,ecc. Nel 2012 essendo rimasto senza lavoro si mette in proprio con Alexgrafx.it, promozione marketing & web design, e riprende con illustrazioni proponendosi a varie testate giornalistiche. Nel frattempo compone la colonna sonora per il film “Servo di Dio” di Tiziano Pillittu.

Lo si trova in rete qui:

http://www.alexgrafx.it
http://www.alexgrafx.wordpress.com
http://www.facebook.com/promoemktg
https://twitter.com/AleXgrafx_it
http://flickr.com/alexpilia
http://www.behance.net/alexgrafx
http://pinterest.com/alexgrafx

 

Ha partecipato al progetto JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI con questi disegni:

 

 

Il Guardiano dell’Ucronia Ortuz

Il Colonnello Gruhum, un malvagio intelliraptor che insegue Jacopo Flammer.

L’intelliraptor Gruhum cerca Jacopo Flammer a Otto Buche, la città dei suricati.

 

Questo è il decimo post in cui parlo dei tredici illustratori di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI. Chiamo questo tipo di lavoro “gallery novel” perché è un romanzo illustrato da numerosi disegnatori ed è quindi quasi una galleria di disegni sotto forma di libro.

Il primo post era dedicato a Fabio Balboni, il secondo a Raffaella Bertolini, il terzo a Camilla Bianchi, il quarto a Liliana Capraro, il quinto a Cinzia Damonte, il sesto a Guido De Marchi, il settimo a Giuseppe Di Bernardo, l’ottavo a DivaZ e il nono a Roberta Losito. Presto pubblicherò delle schede anche per gli altri illustratori, che qui ringrazio tutti, per aver contribuito a rendere questo volume davvero speciale.

 

Roberta Losito – un’illustratrice di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Roberta Losito è nata a Foggia nel 1993; dopo essersi diplomata al liceo artistico si trasferisce a Milano per frequentare l’accademia di belle arti A.C.M.E. attualmente segue il corso di fumetto e illustrazione.

Il suo blog è http://tyrakurai.wordpress.com/

Ha fatto questo disegno per illustrare il romanzo di fantascienza JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI:

Roberta Losito - Jacopo Flammer nella terra dei suricati

Questo è il nono post in cui parlo dei tredici illustratori di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI. Chiamo questo tipo di lavoro “gallery novel” perché è un romanzo illustrato da numerosi disegnatori ed è quindi quasi una galleria di disegni sotto forma di libro.

Il primo post era dedicato a Fabio Balboni, il secondo a Raffaella Bertolini, il terzo a Camilla Bianchi, il quarto a Liliana Capraro, il quinto a Cinzia Damonte, il sesto a Guido De Marchi, il settimo a Giuseppe Di Bernardo e l’ottavo a DivaZ. Presto pubblicherò delle schede anche per gli altri illustratori (in ordine alfabetico).

DivaZ – un illustratore di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Marco Di Vairo aka DivaZ è nato a Milano 1974. Disegna, colora e fotografa fin da piccolo e, con il passare degli anni, converte queste passioni in una professione. Dopo essersi diplomato come Maestro d’Arte inizia a lavorare come freelance nei settori della promozione pubblicitaria e della fotografia. Maggiori informazioni possono essere recuperato su www.divaz.it

 

DivaZha realizzato il seguente disegno per la gallery novel JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI :

Il porcello Sgrunf visto da DivaZ per JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Il porcello Sgrunf visto da DivaZ per JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Questo è l’ottavo post in cui parlo dei tredici illustratori di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI.

Il primo post era dedicato a Fabio Balboni, il secondo a Raffaella Bertolini, il terzo a Camilla Bianchi, il quarto a Liliana Capraro, il quinto a Cinzia Damonte, il sesto a Guido De Marchi e il settimo a Giuseppe Di Bernardo. Presto pubblicherò delle schede anche per gli altri illustratori (in ordine alfabetico).

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