Archive for the ‘avventura’ Category

I COMPLOTTI UCRONICI DI SHAKESPEARE

Risultati immagini per per il trono d'inghilterraNel 1588 la flotta spagnola tentò per la seconda volta di invadere l’Inghilterra, ma, soprattutto a causa di una bufera, dovette rifugiarsi nel porto di La Coruña per riparare i danni subiti.

Harry Tutledove nella sua ucronia “Per il trono d’Inghilterra”, immagina che venti favorevoli abbiano permesso a Filippo II di Spagna di conquistare il regno britannico.

La storia vede protagonista, una decina d’anni dopo, in questa Gran Bretagna spagnolizzata, William Shakespeare (Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1564– Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1616) che è contattato in contemporanea dai dominatori spagnoli per predisporre un dramma celebrativo di Filippo II di Spagna, ormai sul letto di morte, e dall’altra dai ribelli inglesi, che vorrebbero liberare dalla Torre di Londra la detronizzata Elisabetta I e riportarla alla guida del regno.

Il drammaturgo, temendo per la propria vita, si trova così a predisporre assieme due opere di opposto orientamento politico, nascondendo ciascuno all’altra parte, il “Filippo II” e la “Boudica”.

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Harry Turtledove

Lo affiancano personaggi storici come i suoi attori Richard Burbage e William Kempe o i drammaturghi Christopher Marlowe (Canterbury, febbraio 1564 – Londra, 30 maggio 1593) e Lope de Vega ((Madrid, 25 novembre 1562 – Madrid, 27 agosto 1635).

Quello che viene da chiedersi è se davvero l’arte e, nello specifico, il teatro abbiano il potere di muovere gli animi al punto da generare rivolte o guerre, come immagina Turtledove.

L’autore, che ho molto apprezzato in quel grandioso affresco ucronico globale dai numerosi punti di vista che è la saga “Invasione” (in cui immagina che un’invasione aliena interrompa la Seconda Guerra Mondiale”), in “Per il trono d’Inghilterra” si diletta a smontare le opere shakespaeriane e a rimontarle a modo suo, infarcendo il romanzo di numerose citazioni dal drammaturgo inglese, in un gioco che certo chi ben conosce le opere del bardo potrà meglio apprezzare.

 

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William Shakespeare

 

UNA RUTILANTE CACCIA AL TESORO VIRTUALE

Risultati immagini per player one libroNel 2018 Steven Spielberg ha realizzato un bel film di fantascienza distopica intitolato “Ready Player One”. Di solito dopo aver visto un film, anche se mi è piaciuto, mi sento poco invogliato a leggere il romanzo da cui è tratto, perché temo che la lettura mi aggiunga poco a quanto dato dalla visione. Ciononostante, a volte, soprattutto quando (come in questo caso) ho apprezzato il film, mi lascio attirare dal libro.

 

Ho così letto ora “Player One” (2011) di Ernest Cline (Ashland, 29 marzo 1972), un lungo ma appassionante romanzo che ci trasporta in un non troppo lontano futuro distopico in cui la devastazione antropica del clima e la sovrappopolazione hanno creato un mondo di miseria. Solo sollievo per la popolazione è l’immersione nel mondo virtuale di Oasis, una sorta di mix tra Facebook e Second Life, cui tutti partecipano. Oasis è stato creato da un genio dei videogiochi e dell’informatica, James Halliday, un patito degli anni ’80. Il suo mondo virtuale, dunque, è una citazione continua di videogiochi, film e alcuni romanzi di quel decennio del secolo scorso, che Cline dimostra di conoscere davvero bene, così come (per quanto io sia in grado di giudicare da profano) l’informatica che regola i funzionamenti di un social network. Non per nulla Cline è proprio un informatico appassionato di internet e cultura pop.

Player One” ha la classica struttura narrativa che definisco “caccia al tesoro”: il protagonista affronta una serie di prove, risolve una serie di enigmi, affronta numerosi e potenti nemici per arrivare al suo tesoro. Nello specifico si tratta di un Easter Egg (uovo di Pasqua) virtuale che contiene in premio l’eredità di James Halliday, ovvero una ricchezza sconfinata e la proprietà della più potente società del mondo, quella che controlla Oasis.

Il protagonista Wade Watts, che usa l’avatar Parzival, affronta le sue avventure da solo, ma si scontra presto con alcuni Gunter (sono detti così i cercatori dell’Easter Egg), con cui stringe amicizia e con la potente organizzazione IOI, il grande “cattivo” di questa storia.

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Ernest Cline

Alcuni meccanismi narrativi sono, dunque, quelli della saga di Harry Potter: il ragazzino sfigato (che qui vive in una periferia degradata ed è orfano) che riesce a risolvere situazioni complesse fino a raggiungere la celebrità, lottando con nemici che sembrano molto più potenti di lui, ma anche con avversari alla sua portata, che stringe amicizia con una squadra di sfigati che diventano assieme a lui dei vincenti. Se il personaggio della Rowling si avvale di poteri magici, Parzival usa quelli virtuali del mondo in cui si muove. Anche qui Parzival rappresenta il Bene e, con gli altri Gunter, è un paladino dell’Oasis originaria, come immaginata e creata dal suo fondatore, e combatte contro la IOI, che vuole “snaturare” Oasis.

Se ci pensate anche la saga di Harry Potter è una caccia al tesoro, anche se più articolata ancora, con gli Horcrux al posto dell’Easter Egg di Halliday e una serie di prove da superare prima, un po’ come Parzival nel conquistare le sue tre chiavi.

Come la Rowling, anche Cline ci offre una trama complessa e appassionante, personaggi che si fanno amare o odiare, un mondo immaginario/virtuale che viaggia in parallelo a quello reale e in cui i protagonisti si rifugiano per sfuggirne, suspence e avventure a raffica. Anche qui non manca la spettacolarità che ha fatto sì che se ne potesse trarre un film ricco di effetti speciali.

Sebbene l’ambientazione “reale” sia in un mondo distopico, prevalgono le ambientazioni virtuali nel rutilante mondo dei videogiochi anni’80. Il romanzo si colloca allora più che dalle parti delle distopie, da quelle di quei film che hanno al loro centro il gioco come i classici film “Tron” (1982) di Steven Lisberger e il citato da Cline “Wargames” (1983) di John Badham, “Jumanji” (1995) di Joe Johnston, “Il gioco di Ender” (1985) di Orson Scott Card, “Maze Runner” (2014) di Wes Ball (tratto dall’omonimo romanzo del 2009 di James Dashner), “Hunger games” (2012) di Gary Ross (trattato dall’omonimo romanzo -2008- di Suzanne Collins). E parlando di nuovo di Harry Potter, non c’è anche lì il Qidditch? Tra gli ultimissimi romanzi di gioco, citerei anche “L’unico sesso” della toscana Linda Lercari, che ho letto in parallelo a “Player One”, notandone le somiglianze.

Ora, spero che non mi si fraintenda. Anche quando commentai “Il gioco di Ender” notai che aveva molte caratteristiche in comune con la saga della Rowling e fui attaccato dai fan di Orson Scott Card come se avessi detto un’eresia. Non sto accusando nessuno di questi autori di plagio. Ciascuno si muove per vie autonome e con assoluta originalità. Leggendo i sette volumi della saga del mago di Hogwarth avevo cercato di capire che cosa rendesse affascinante la storia al punto di ottenere il grande successo che ha ottenuto. Ebbene, ho ritrovato buona parte di quegli stessi elementi sia ne “Il gioco di Ender”, sia in “Player One”. I fan di Scott Card mi accusarono di non vedere che erano opere del tutto diverse: non cercavo di dire che sono simili, dico che usano gli stessi meccanismi per raggiungere l’attenzione e il cuore del lettore. Così come possono farlo, con altre leve, delle storie d’amore o di altro genere.

Forse questi elementi non funzionano allo stesso modo con tutti i lettori e non bastano questi a farci amare una storia. Posso amare Harry Potter perché amo la magia o l’Inghilterra e odiare “Player One” perché non sopporto i videogiochi e la realtà virtuale o viceversa.  In questo e molto altro sono libri diversi.

Comunque, per quanto mi riguarda, sono componenti che mi fanno restare attaccato al libro con attenzione e partecipazione fino alla fine. Visto il successo mondiale di queste opere, non mi considero un caso unico e strano.

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GIOCARE PER SOPRAVVIVERE

Risultati immagini per l'unico sessoSe scrivere narrativa è in fondo (per molti) un gioco, non stupisce che ci siano non pochi libri che parlano di giochi. Ogni storia d’avventura un po’ lo è.

Molte storie ne seguono le regole: cacce al tesoro, labirinti, partite varie. I gialli spesso sono cacce al tesoro. Le storie d’amore sono partite a due. I racconti di guerra sono wargame ma spesso anche quelli di politica o di affari.

Ci sono, però, romanzi e film che hanno al loro centro veri e propri giochi. Si pensi ai classici film “Tron” (1982) di Steven Lisberger e “Wargames” (1983) di John Badham, a “Jumanji” (1995) di Joe Johnston, a “Il gioco di Ender” (1985) di Orson Scott Card, a “Ready Player One” (2108) di Steven Spielberg (tratto dal notevole “Player One” di Ernst Cline – 2010), a “Maze Runner” (2014) di Wes Ball (tratto dall’omonimo romanzo del 2009 di James Dashner), a “Hunger games” (2012) di Gary Ross (trattato dall’omonimo romanzo (2008) di Suzanne Collins. Persino la saga di Harry Potter ha uno spazio importante per un gioco inventato, il Qidditch.

Ebbene, Linda Lercari ha da poco pubblicato un romanzo, “L’unico sesso” che si inserisce in questo filone, oltre che in quello, ancor più nutrito, della letteratura distopica e in quello della fantascienza postapocalittica.

Quest’autrice toscana immagina un mondo futuro in cui una guerra termonucleare ha invertito drammaticamente il surriscaldamento in atto, congelando il nostro pianeta.

Siamo dalle parti del 2215 e gli agi del nostro mondo contemporaneo sono solo un ricordo. La gente si “consola” praticando una versione omicida dell’hockey su ghiaccio in cui “l’uccisione di un giocatore equivale a un tiro in porta”.

Il romanzo ci racconta la vita e le imprese di due campioni di questo sport micidiale, il loro gelido mondo fatto di sofferenza e violenza, in cui la consapevolezza per andare avanti suona come “Capisco che d’ora in poi la carriera che voglio costruirmi sarà fatta di tanti mattoni umani”.

Ovunque c’è una gran “voglia di morte”.

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Linda Lercari

Un po’ come in “1984” (1948) di Orwell o in “Farhenheit 451” (1953) di Bradbury, “lo Stato regala i televisori a chi non ne possiede. Tutti devono averne uno nella propria abitazione”. Sono strumenti di controllo.

Come in “Hunger games” si gioca/ combatte per sopravvivere ma il gioco è comunque uno spettacolo con il suo pubblico. Si va avanti, anche se “Tutto questo uccidere sta diventando pesante”.

Di solito leggo in contemporanea un libro su carta e uno in e-book. Il caso vuole che mentre leggevo “L’unico sesso” di Linda Lercari stessi anche leggendo “Player one” di Ernst Cline e passando dall’uno all’altro mi pareva quasi di restare nella stessa storia: due mondi degradati, anche se in modo diverso, un ragazzo e una ragazza che giocano/ combattono l’uno contro l’altra, arrivando ad ammirarsi e apprezzarsi reciprocamente, fino a innamorarsi.

Il resto è diverso, diversi i giochi, sebbene comunque letali, diverso il mondo ricostruito, diversi i  personaggi, ma lo spirito è lo stesso. Se avete amato “Hunger games” o “Player One” o le avventure dei ragazzi imprigionati nel labirinto di “Maze Runner” è tempo di leggere “L’unico sesso”.

Quanto a Linda Lercari, tenetela d’occhio, perché un’autrice capace di spaziare dal romanzo d’ambientazione giapponese come “Kaijin” alla distopia postapocalittica come ne “L’unico sesso” potrebbe riservarci altre sorprese.

 

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I MONDI UCRONICI

L’ambientazione è uno degli aspetti più importanti quando si scrive un romanzo.

Ci sono generi, in cui l’ambientazione è pura creazione. Crearla è un’autentica espressione artistica. Se l’arte è creare, la letteratura raggiunge i massimi livelli di creatività quando crea mondi immaginari e lo fa tanto più quando è originale e si distacca dai precedenti.

L’ambientazione è fondamentale per il fantastico, che sia fantascienza, fantasy, ucronia, utopia, distopia, gotico.

É importante creare mondi verosimili e coerenti, che partendo da premesse immaginarie, mantengano però una logica precisa.

Ecco allora modi alieni, scenari post-apocalittici, futuri utopici, presenti alternativi, mondi paralleli, universi divergenti, mondi segreti e nascosti.

Ognuno di questi deve e può avere un’estrema caratterizzazione e una grande ricchezza di dettagli.

La difficoltà sta nel bilanciare il tentativo di rendere vivo e presente un mondo inesistente con quello di spiegarlo a chi non lo conosce, senza entrare in minuziosi dettagli tecnici, che nulla aggiungono alla trama. Perché a guidare deve essere questa, la trama.

L’ambientazione deve trasparire attraverso le sue maglie.

 

Assai caratteristica è la situazione per l’ucronia.

L’ucronia, che si pone a metà strada tra la fantascienza e il romanzo storico, mediante eventi immaginari o scelte mai fatte, modifica la Storia, rendendola diversa. Ne presenta dunque al lettore una versione alternativa. Non una sua diversa interpretazione, ma proprio un diverso svolgimento delle vicende storiche. Crea dunque un mondo nuovo in cui ambientare la trama della narrazione, un universo divergente in cui gli eventi hanno preso una diversa piega.

L’ucronia è narrazione del “se”, del “what if”. Descrive come sarebbe stato il mondo se qualcosa nel passato si fosse svolto diversamente. Racconta, per esempio, come sarebbe stata l’Italia se non ci fosse stata la Seconda Guerra Mondiale, oppure come sarebbe stata la Francia se Napoleone non fosse andato in esilio o Giovanna D’Arco non fosse morta sul rogo (come in “Giovanna e l’angelo”) o come sarebbe stato il mondo se Cristoforo Colombo fosse sbarcato in Messico e fosse stato fatto prigioniero degli aztechi (come ne “Il Colombo divergente”).

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Charles Renouvier

Secondo Wikipedia:

“L’ucronìa è una forma di narrativa che tratta di un mondo la cui Storia si è differenziata dalla Storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi ipoteticamente possibili.

Il termine deriva dal greco e significa letteralmente “nessun tempo” (da ou = non e chronos = tempo), per analogia con utopia che significa nessun luogo, e indica la narrazione letteraria, grafica o cinematografica di quel che sarebbe potuto succedere se un preciso avvenimento storico fosse andato diversamente. Il termine è stato coniato dallo scrittore francese Charles Renouvier in un testo apparso nel 1857 che intendeva ricostruire la storia europea quale avrebbe potuto essere e non è stata” (“Uchronie, l’utopie dans l’histoire”).”

Suoi sinonimi possono essere “allostoria” e “storia alternativa” e, direi io, anche “fantastoria”.

Ebbene, il narratore di ucronie nel descrivere il proprio mondo immaginario deve seguire nel contempo la propria fantasia, il proprio universo divergente, e dall’altra la Storia, gli eventi reali come si sono svolti fino alla divergenza storica e come si sono svolti nel tempo reale. Può e deve discostarsi del mondo vero, ma facendo attenzione che le variazioni siano plausibili e connesse con la portata della divergenza.

Se immagino che Hitler abbia vinto la Seconda Guerra Mondiale, poi, per esempio, non sarebbe molto logico che un personaggio in Germania negli anni ’70 legga Topolino e beva coca-cola. Se lo fa, deve esserci una spiegazione fornita dal romanzo.

Con l’ucronia possiamo narrare degli eventi nel momento stesso in cui divergono dalla storia reale. È quello che ho fatto, per esempio con “Il Colombo divergente” e “Giovanna e l’angelo”, in cui mostro la vita di Cristoforo Colombo nel momento in cui fallisce nella sua scoperta dell’America e di Giovanna D’Arco quando sopravvive al rogo.

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Winston Churchill

In un racconto pubblicato in “Ucronie per il terzo millennio”, invece, immagino il mondo contemporaneo come sarebbe stato per effetto di quanto narrato ne “Il Colombo divergente”.

È questo il secondo modo di scrivere ucronie, ovvero descrivere un mondo successivo alla divergenza storica. Gli eventi narrati possono essere variamente distanti dalla divergenza.

Con la saga “Via da Sparta” ho voluto portare la cosa all’estremo, immaginando gli effetti di una divergenza (la vittoria di Sparta su Tebe e la successiva distruzione di Atene e della sua cultura) ben 2400 anni dopo.

Quello che ho dovuto fare è stato ricostruire un intero mondo: economia, cultura, modi di vivere, classi sociali, rapporti uomo-donna, concetto di famiglia, forme politiche, tecnologia, scienza, filosofia, alimentazione, ecologia…  Tutto diverso!

In “Jacopo Flammer e il popolo delle amigdale”, ho immaginato una divergenza nella preistoria ai tempi dei dinosauri, mostrandone gli effetti in un mondo preistorico più recente.

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Philip K. Dick

Qualcosa del genere, ma con una più ampia ricostruzione ambientale lo ha fatto Harry Harrison con “Il Libro degli Yilané”: immagina una razza di dinosauri che si sia evoluta e che conviva con gli uomini preistorici. Descrive una civiltà del tutto diversa dalla nostra.

Un altro esempio di mondo ucronico interamente ricostruito è la raccolta di racconti di Robert Silverberg “Roma eterna”, che si snodano dal 1203 al 2723 ab Urbe Condita, ovvero per ben 1520 anni, dal 450 al 1970 Dopo Cristo, in cui mostra come l’Impero Romano sia sopravvissuto sino ai giorni d’oggi.

Lo stesso tema lo tratta Sophia McDougall, con i romanzi della saga “Romanitas”, che andrebbero letti proprio per capire come non si dovrebbe mai scrivere un’ucronia (o un romanzo in genere).

Come possiamo immaginare un mondo trasformato da 1.500 anni di storia alternativa? Secondo me dovrebbe essere un mondo diversissimo e le differenze non possono certo limitarsi a quelle della premessa, cioè all’esistenza di un impero, di un imperatore, di una lingua comune (ancora il latino? Le lingue non evolvono?), di un esercito formato da centurioni e alla diffusione del sesterzio come valuta, eppure è questo che l’autrice immagina, con uno sforzo di fantasia davvero modesto.

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Stephen King

Certo, McDougall si inventa tre o quattro neologismi per descrivere oggetti comuni, per esempio parla di longdictor per indicare il telefono, di longvision per la televisione e di spiroali per gli elicotteri, ma tanto valeva che avesse lasciato loro i nomi originali, dato che avevano già origini greco-latine e quindi plausibili. Quello che non si capisce è come questi possano esistere in un mondo divergente. Come possiamo immaginare la rivoluzione industriale senza l’impero inglese? Accanto a longvision e longdictor poi troviamo tutto l’apparato tecnologico, sociale e organizzativo moderno: automobili, autostrade, fotografie, telecomandi, casseforti, autisti, barche da diporto, valige, motovedette, fucili, motori vari, infermiere, processi e prigioni. Assolutamente non coerente con le premesse!

 

L’ucronia è un genere che vede i suoi primi esempi in tempi antichissimi, persino Tito Livio ne ha scritta una, ma è un genere tutto sommato ancora poco praticato e quindi con un immenso potenziale narrativo ancora inespresso. Sarà, forse, perché non è facile scriverne. Oltre a conoscere la storia, bisogna capirne i meccanismi, rendersi conto di quali siano le conseguenze possibili di ogni evento.

Fatto sta che se abbiamo ucronie scritte da grandi autori come Tito Livio, Dick, Saramago, Verne, Conan Doyle, Churchill, Twain, King, Roth, Harrison, Turtledove, Silverberg, Asimov, Kazantzakis, Harris e persino da italiani come Brizzi, Stocco, Farneti, Prosperi, Morselli, Masali e Malaparte, peraltro quelle che cercano davvero di ricostruire interamente un mondo immaginario sono ancora davvero pochissime, anche per questo ho cercato di colmare questo vuoto con la trilogia di “Via da Sparta” (“Il sogno del ragno”, “Il regno del ragno” e “La figlia del ragno”).

Quasi sempre, infatti, le opere di questi autori si limitano a descrivere gli eventi nel momento in cui mutano o un mondo di poco successivo.

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Harry Turtledove

Altri esempi di mondi immaginari sono quelli germanizzati de “La svastica sul sole” di Dick, “Fatherland” di Harris, “Il complotto contro l’America” di Roth e “Se Hitler avesse vinto la guerra” di Winston Churchil, le Italie ancora fasciste de “L’inattesa piega degli eventi” di Brizzi, “Nero italiano” di Stocco, “Occidente” di Farneti.

Più originale è semmai la produzione di Turtledove, che oltre a immaginare l’interruzione della Seconda Guerra Mondiale per effetto di un invasione aliena nei cicli “Invasione” e Colonizzazione”, ha scritto “Per il trono d’Inghilterra” (2002), dove l’invincibile armata ha sconfitto gli inglesi, la regina Elisabetta è prigioniera e un pugno di uomini cercano di restaurare la monarchia protestante, “Basil Argyros” (2006), in cui l’impero bizantino non è mai caduto (Maometto si è convertito al cristianesimo) ed è ancora una potenza mondiale nel quattordicesimo secolo.

Ne “Gli anni del riso e del sale” (2007) di Kim Stanley Robinson, l`Europa è stata messo in ginocchio dalla peste nera; con il vuoto formatesi le due potenze in ascesa sono state la Cina e l’Islam.

Questi sono solo alcuni degli esempi delle storie inventate sinora, ma molte altre possono ancora essere scritte, perché, in fondo, l’ucronia altro non è che la storia sognata da ciascuno di noi e c’è sempre spazio per un nuovo sogno.

 

Di tutto questo parleremo assieme giovedì 19 Aprile 2019 alle ore 18,00 assieme agli amici del GSF – Gruppo Scrittori Firenze presso l’ASD Laurenziana di via Magellano 13 R – Firenze Nova, durante l’incontro “Creare mondi immaginari”.

Leggi anche 

L’importanza di un’ambientazione originale

I costruttiori di universi

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VIA DA SPARTA – Tecnologia

In un mondo moderno dominato da Sparta, che ha cancellato la cultura ateniese, impedendo così la nascita di classicismo, rinascimento e tutto quello che ne consegue, anche la rivoluzione industriale non è avvenuta. Le macchine a vapore sono appena state inventate, ma le usa quasi solo l’esercito. Elettronica e informatica non esistono. Le telecomunicazioni sono ferme al telegrafo, anche questo in dotazione solo ai militari. In compenso si conosce l’elettricità e la genetica è molto evoluta, spinta dal desiderio di selezione dei “migliori” tipica di Sparta.

Vuoi scoprire le avventure di Arcane e della sua padrona e amante Nymphodora in questo mondo ucronico?

Leggi i romanzi della saga:

Il sogno del ragno

Il regno del ragno

La figlia del ragno

QUATTRO ROMANZI MESCOLATI

Le pietre della lunaCon “Le pietre della luna” (1997) Marco Buticchi  (La Spezia, 2 maggio 1957) scrive assieme più romanzi, i cui capitoli si alternano, legati da ben poco a parte la presenza di alcune statuette del paese di Luna che ricompaiono nelle varie storie.

La trama principale riguarda un antico romano, il legionario Giuno, originario di Luna (colonia romana in Liguria fondata nel 177 a.c. alle foci del fiume Magra), che affronta una gran quantità di avventure, con alti e bassi che lo portano a essere più volte imprigionato, costretto a diventare gladiatore (questa parte ha ispirato il celebre film di Ridley Scott “Il gladiatore”), fino a diventare tribuno e poi senatore di Roma. Le pietre appartengono alla sua famiglia e gli sono sottratte quando è accusato ingiustamente di aver rubato il bottino di guerra di Roma, un ingente tesoro.

Giuno scrive la sua storia che è ritrovata, riletta e reinterpretata in epoca moderna in un’altra vicenda che si alterna alla principale.

Altra storia è quella ambientata nel diciassettesimo secolo che narra di due galeoni spagnoli che trasportano un grande tesoro (tema ricorrente nel volume). A bordo c’è un discendente di Giuno, il frate Pietro Di Marzio che ha ricopiato la storia di Giuno e che ha, ovviamente, con sé le famose statuette.

Marco Buticchi

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale Buticchi immagina, quasi ucronicamente, che Hitler riesca a fuggire in America, sfuggendo alla morte e che i suoi beni (terzo tesoro) siano trasportati da un sommergibile che però affonda, portando con sé le fantomatiche pietre di Luna.

Nel 1995 viene recuperato dagli americani il sommergibile e si scopre che un asteroide sta per colpire e distruggere la Terra. Sarà un discendente di Giuno e frate Pietro a guidare lo shuttle che distruggerà il meteorite, ovviamente portando a bordo le pietre di Luna.

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Statuetta votiva di Selene

Questo in breve. Insomma, un romanzo storico d’avventura, che si tinge di mistero e che arriva a trasformarsi in fantascienza, con accenni di ucronia, muovendosi in quasi due millenni di storia.

La vicenda più affascinante è certo quella di Giuno, ma anche le altre appassionano e scorrono piacevolmente, sebbene qualche perplessità mi lasci la parte fantascientifica (e si badi che amo il genere e le commistioni tra storia e fantascienza) che sembra troppo scollata dal resto.

Non mi è chiaro, però, per quale motivo Buticchi non abbia scritto invece quattro romanzi o una raccolta di quattro racconti. In questo modo la storia appare più complessa e articolata che se le singole parti fossero rimaste tali e quindi a qualcuno il romanzo potrà forse parere più “ganzo”, ma personalmente avrei preferito leggerle come opere autonome, dato che il collegamento mi è parso un po’ debole, ma Buticchi è autore affermato e di successo ed evidentemente questo modo di scrivere riceve i dovuti apprezzamenti. La storica e restauratrice Sara Terracini e l’agente segreto Oswald Breil sono protagonisti di una dozzina di libri, compreso questo romanzo, anche se, almeno ne “Le pietre della Luna” hanno ruoli secondari, rispetto per esempio a Giuno e ai suoi discendenti.

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Russell Crowe ne “Il gladiatore” di Ridley Scott

VIA DA SPARTA – Educazione (agoghé)

Dopo i tre anni i bambini vanno all’asilo tutto il giorno e i maschi cominciano il loro addestramento. La sera tornano nel Gineceo. A sei anni vengono separati dalla madre che deve lasciare il Gineceo e entrano nel Ginnasio, dove resteranno, per essere formati alla guerra e essere istruiti, fino a sedici anni. Dai sedici anni gli spartiati vanno in Accademia dove diventano soldati. A ventidue diventano guerrieri mediante il rito della cripteia, durante il quale devono uccidere almeno un ilota. Dopo possono andare a vivere dove vogliono, ma molti vivono in Caserma per tutta la vita e per tutta la vita rimangono militari, anche se svolgono altre attività.

Raramente i maschi frequentano l’Anoteregnosia (Università degli Studi) o Scuola di Conoscenza Superiore, frequentata quasi solo da ragazze. Se lo fanno, frequentano i corsi di Strategia Militare, Tecniche Belliche, Metallurgica, Approvvigionamento, Balistica, Armamenti e Disciplina. Solo di recente, alcuni sono attratti dalla facoltà di Euantropogenetica (che studia come creare mutanti).

Le facoltà tradizionali sono Somatologia (medicina), Logistica, Agraria, Matematica, Geometria, Fisica, Chimica, Biologia, Genetica, Geoporia, Organizzazione e Ingegneria. Quelle più recenti sono Architettura, Eugenetica Animale, Eugenetica Vegetale ed Euantropogenetica.

Gli uomini, in linea generale, si occupano di questioni militari e politiche e le donne di tutto il resto, dall’economia alla scienza.

Questo è solo uno dei tanti aspetti del mondo ucronico di VIA DA SPARTA.

Scoprilo leggendo i romanzi della saga:

Il sogno del ragno

Il regno del ragno

La figlia del ragno

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