CARVER, MINIMALISTA MA NON TROPPO

LA POESIA CHE NON HO SCRITTO. CON RAYMOND CARVER NEL CUORE ...

Raymond Carver

Sono passati ormai sette anni da quando lessi “Il mestiere di scrivere”, una raccolta di scritti di Raymond Carver sulla scrittura. Ricordo che il volume, per quanto stimolante, non mi convinse del tutto, per la semplice ragione che intuii una profonda diversità tra la concezione della scrittura di Carver e la mia. Lui legato al racconto, al realismo, alla “gravità”, io che preferisco il romanzo, il fantastico e ricerco invano la leggerezza. Diciamo come consigli di scrittura preferisco e trovo assai più utili quelli di un genio come Stephen King (“On writing”) che i libri li sa scrivere davvero, li vende alla grande e si fa adorare da milioni di fan, o magari quelli, letti di recente, dei nostrani Ciampi, Agostinelli e Barbini (“Parole in viaggio”).

Mi ripromisi allora di leggere qualcosa di questo maestro di scrittura, ma come spesso avviene per letture “doverose” ma verso le quali non mi sento portato, sono passati così vari anni prima che ritrovassi quasi per caso un e-book selezionato tempo prima e lo cominciassi: “Principianti” (versione integrale di “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”, prima versione tagliata ed editata da Lish).

Si tratta, come per “Il mestiere di scrivere” di una raccolta di scritti non nati per stare assieme in un volume. Lì erano articoli e piccole lezioni, qui si tratta di racconti.

Ebbene, come scrive questo Carver? Di sicuro bene, con tecnica e una certa creatività narrativa. Devo, anzi, dire che dai suoi consigli di scrittura mi sarei aspettato uno più legato alla quotidianità del vivere, mentre i suoi racconti, pur plausibili e realistici, ci parlano di situazioni ai limiti dell’ordinario (non certo “ai confini della realtà”, però), da storie di vita di coppia o familiari, al bambino investito da un’auto, a vicende di caccia, a piccole (neanche troppo) violenze Principianti” di Raymond Carver, recensione librodomestiche. Insomma quando ne “Il mestiere di scrivere” affermava “Secondo me, la trama, una linea narrativa, è molto importante. Sia che scriva poesie oppure prosa, cerco sempre di raccontare una storia”, non lo diceva per dire e questo è la base di ogni buon libro, anche se alcuni lo dimenticano.

C’è l’America di provincia (che come ambientazione mi sta piuttosto antipatica a meno che non ne parlino McCarthy, King, Lansdale o altri del loro calibro), c’è del minimalismo narrativo, eppure, mi pare, che l’attenzione al dettaglio sia tutt’altro che marginale. Sarà, forse, che nella precedente versione di quest’antologia c’era la pesante mano dell’editor Lish, che ha tagliato senza pietà, mentre in questa che ho letto no. Forse, allora il minimalista era l’editor!

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