STALKER, QUANDO I FILM SONO MEGLIO DEI LIBRI

Risultati immagini per stalker  Strugackij,Molti anni fa, dopo aver ammirato il film di Andrej Arsen’evič Tarkovskij “Solaris”, decisi di vedere anche il suo “Stalker”. Che si trattasse di vari anni fa, me lo conferma il fatto che ricordo di aver registrato “Stalker” su una videocassetta VHS, cosa che non faccio ormai da moltissimo tempo. Alla fine del film, mi chiesi “ma che cosa ho visto?” e con un gesto un po’ di disgusto, cancellai all’istante la cassetta, per poi pentirmene subito dopo e rendermi conto, come per una folgorazione, di aver appena visto un autentico capolavoro e di non averlo compreso subito. La cosa mi è mai capitata in altre occasioni, dunque il film e l’episodio mi sono rimasti impressi sinora.

Finalmente mi è capitata ora l’occasione di leggere il romanzo da cui era stato tratto il film. In precedenza avevo anche letto il bel romanzo di Lem da cui Andrej Arsen’evič Tarkovskij aveva tratto il suo “Solaris” e non ne ero stato per nulla deluso.

Dunque ho approcciato “Picnic sul ciglio della strada” (in russo Пикник на обочинеPikník na obóčine), anche noto come “Stalker”, dei fratelli Arkadij e Boris Strugackij (pubblicato nel 1972) con uno spirito del tipo “non voglio commettere lo stesso errore che ho commesso con il film, so che il romanzo potrebbe deludermi alla prima lettura, ma devo cercare di capirlo”.

Ci sono grandi autori, osannati da critica e lettori, che non riesco ad apprezzare e allora continuo a leggerli cercando di capire dov’è che non riesco a entrare in sintonia e coglierne il genio. In alcuni casi, in questa ricerca continuo a fallire.

Non avevo mai letto nulla prima dei fratelli Strugackij, dunque non si trattava di cercare di farmeli piacere perché un’altra loro opera non mi aveva soddisfatto, ma l’approccio è stato simile.

Ebbene, del film ricordo soprattutto un gruppo di persone che si aggira alla ricerca di qualcosa in una zona dove non c’è nessuno. Alla fine ne sono uscito con la convinzione che “Stalker” fosse un film che si poneva dalle parti di capolavori sull’attesa vana come “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati.

Il libro non mi ha dato questa sensazione. Peraltro, risulta più complesso e articolato del film per come lo ricordo a distanza di anni, ma questo seRisultati immagini per pic nic  Strugackij, rende la lettura più piena, dall’altro non mi lascia quella sensazione angosciante di vuoto che il film tuttora mi dà.

Il film potrebbe anche non essere qualificato come fantascienza, mentre non avrei dubbi in proposito per il romanzo.

Si comincia con uno strano “bombardamento” della terra, avvenuto da una stella lontana. Si presume che la Zona sia un frutto di tale sorta di bombardamento, detto “visitazione”.

Nella Zona ci sono resti incomprensibili di una civiltà aliena. Gli stalker entrano nella Zona, a loro rischio e pericolo, per recuperarli. Grazie a essi l’umanità scopre cose del tutto nuove non solo di tecnologia, ma anche di fisica e altre scienze naturali.

Tutto è descritto in modo vago e non dettagliato.

Ci sono, innanzitutto, i “vuoti” (che a volte sono “pieni”), che gli stalker cercano di recuperare (è come trasportare dieci litri d’acqua senza un secchio, viene detto). Poi ci sono i bracciali, le “zanzare rognose” (dei punti con gravità diversa), i “così così”, la “gelatina”, le trappole magnetiche superstabili, gli “spruzzatori di nero” che hanno strani effetti sulla luce, i k-23, i “fazzoletti a sonagli”. Uno stalker divide questi oggetti (che non si capisce bene cosa siano) in tre categorie. Dice che, poi, ci sono anche gli “effetti” della Zona, tipo gli “emigranti”, che lasciano la Zona e nei posti dove vanno provocano disastri naturali di ogni genere, gli “zombie”, gente morta che torna in vita anche dopo trent’anni, con dei corpi che sono tipo delle repliche. Se perdono un arto, questo continua a vivere per conto suo. Un altro degli effetti sono i “fattori mutageni” che si determinano senza radiazioni. Si vede, per esempio, una bambina pelosa. In effetti, all’inizio, per le mutazioni genetiche che colpiscono i figli degli stalker, ci sarebbe da pensare che la Zona sia radioattiva, ma poi viene detto che non lo è.

Risultati immagini per pic nic strada  Strugackij,Gli autori, insomma, non si preoccupano né di farci vedere tutte queste cose (ne parlano gli stalker), né di darci una qualche spiegazione definitiva, anche se vengono fatte alcune ipotesi tipo che la “visitazione”, che ha creato la Zona e lasciato tutte queste cose aliene, sia un modo per dare all’umanità l’opportunità di progredire, oppure che sia l’inizio di un’invasione, facendo prima ammalare la gente mediante le mutazioni, ma alla fine l’ipotesi più suggestiva e che dà il titolo al romanzo è che gli alieni si siano fermati per poco sulla Terra a fare una sorta di pic-nic e che quello che la gente trova nella Zona siano solo gli avanzi della loro sosta!

A chi fa quest’ipotesi viene replicato che gli scienziati che pensano così non fanno altro che denigrare l’umanità, mostrando quanto sia poco importante, al punto che degli alieni di passaggio, non ci avrebbero neppure considerato.

Il volume si chiude con un’intervista a uno dei due autori, nella quale spiega che l’idea venne a entrambi vedendo in una radura, i resti di un pic-nic e domandandosi chissà cosa avrebbero pensato gli animali del bosco se fossero stati in grado di ragionare su quegli oggetti.

Risultati immagini per Strugackij,

fratelli Arkadij e Boris Strugackij

Gli uomini, insomma, sarebbero rispetto a questi oggetti alieni, qualcosa come degli insetti che trovassero una scatoletta di cibo vuota e la usassero come casa. Anche l’umanità non riesce a capire che cosa siano queste cose, ma riesce a trovare l’uso per qualcuna di queste, probabilmente adoperandole in modo del tutto diverso dagli alieni.

Insomma, se il film mi parlava della vanità dell’attesa, della ricerca e della speranza, il romanzo mi parla ora soprattutto della pochezza dell’umanità: in fondo siamo solo poco più che formiche su un granello di sabbia, la Terra, che ruota attorno a una piccola stella, una tra miliardi della galassia, galassia che è una tra altri miliardi. Siamo nulla eppure continuiamo ad affannarci, anche attorno ai resti di un pic-nic di creature enormemente più evolute e intelligenti di noi.

Un capolavoro come il film? Forse no. È un libro che ha i suoi momenti di “vuota pesantezza”, ma nel complesso è un discreto romanzo di fantascienza. Mi ha ricordato, senza il suo umorismo, “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams, che è un romanzo divertente, ma non certo un must della fantascienza.

 

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