LA MAGIA DEI BOSCHI DOLOMITICI

Risultati immagini per un fiorentino a sappadaNon è ancora passato un anno da quando ho conosciuto per la prima volta Massimo Acciai Baggiani il 28 Settembre 2017 al porto Seguro Show, tenutosi all’Hotel Excelsior di Firenze, occasione in cui furono presentati il mio romanzo “Il sogno del ragno” e il suo libro “Radici” (scritto con Pino Baggiani e Italo Magnelli).

Da allora abbiamo avuto un intenso scambio di letture, Massimo ha deciso di scrivere una mia biografia letteraria e l’ha scritta (la pubblicherà alla fine di questo mese Porto Seguro con il titolo “Il sognatore divergente”) e abbiamo persino scritto un romanzo di fantascienza a quattro mani (“Psicosfera”), quasi ultimato.

Durante il mio viaggio di rientro a Firenze da Colonia, ieri ho letto la sua raccolta di racconti “Un fiorentino a Sappada” e devo dire che è una delle sue prove più felici.

Dal titolo ci si potrebbe aspettare una serie di storie di escursioni per le Dolomiti bellunesi, magari qualche cose simile agli scritti di Paolo Ciampi, che mescolano impressioni di cammino con riflessioni letterarie e di vita.

Eppure conoscendo ormai abbastanza bene lo stile di Massimo Acciai (Baggiani è il cognome della madre, che aggiunge come nome d’arte), mi sarei dovuto aspettare qualcosa di diverso e così è stato e la lettura è riuscita a stupirmi piacevolmente.

Si parla, è vero, di escursioni nei boschi, anche se, come Massimo Accia Baggiani scrive a un certo punto, il suo fiato è ormai un po’ corto e quindi il personaggio (che sembra sempre molto autobiografico) di rado si addentra poi molto per i sentieri e, difficilmente li abbandona. Questo peregrinare attorno a Sappada, però, non rimane nel solco del reale, ma talora si colora di toni surreali, a volte persino gotici, talora si muta in autentica fantascienza. Talaltra il luogo è scenario per strani incontri, magari con qualche bella ragazza che, in qualche modo, inquieta il protagonista, portandolo magari persino a fuggire.

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Massimo Acciai Baggiani

La varietà di approcci rende la lettura articolata e gradevole, ma non manca una certa unitarietà, data, innanzitutto dai luoghi che sono, appunto, quelli attorno a Sappada, dalla voce narrante che è sempre in prima persona e anche quando ci troviamo in un futuro fantascientifico, sembra confondersi con quella dell’autore stesso, e dall’immancabile presenza di un amico, spesso introdotto dalla ricorrente espressione “il mio amico”, talora denominato Marino. Anche il luogo in cui il protagonista alloggia è immancabilmente lo stesso, una multiproprietà in un residence. I racconti del resto, sono stati scritti lungo varie estati in cui l’autore ha proprio alloggiato a Sappada ospite di un amico.

Talora i racconti hanno un po’ il gradito sapore antico di certe storie gotiche ottocentesche, in cui il protagonista affronta il soprannaturale con spirito razionale, altre volte appaiono più moderne e inquietanti.

Mi ha particolarmente stupito la lettura del racconto “Boccia di vetro”, che, stranamente ha alcuni aspetti del romanzo “Psicosfera” che abbiamo ultimato in questi giorni Massimo e io. La cosa strana è che certe idee avrei giurato di averle suggerite io, eppure le ritrovo, in qualche modo qui: una bolla che racchiude Sappada (qualcosa del genere l’avevo anche scritta con Firenze al posto del paese alpino nel racconto “Il campione” pubblicato sulla rivista ProgettandoIng – Informazione) e la trasporta su un pianeta alieno.

Massimo, scrivendo la mia biografia, ha notato quante affinità ci fossero tra le nostre scritture. Devo dire, che forse è proprio leggendo quest’antologia che le ho maggiormente scoperte anche io. Compresa l’idea di scrivere racconti fantastici di ambientazione italiana che pare il cuore di questa antologia, che la accomuna alle mie due raccolte di fantascienza ambientata a Firenze (ancora inedite) “Apocalissi fiorentine” e “Quel che resta di Firenze”.

Proprio in “Boccia di vetro” Massimo scrive “e poi io sono più uno scrittore di racconti che di romanzi, un po’ come Buzzati (bellunese pure lui, oltre che uno dei miei scrittori italiani preferiti)”. Forse è qui la maggiore diversità tra di noi, dato che io mi considero più autore di romanzi che di racconti, ma ci accomunano (oltre all’ammirazione per il citato Buzzati) l’amore per il fantastico, sia fantascienza o soprannaturale, la curiosità verso le lingue (Massimo Acciai è anche un esperantista) e le culture diverse. La sua produzione, peraltro, comprende oltre alla fantascienza e al soprannaturale, l’ucronia, la poesia e importanti studi letterari.

Completa la raccolta una breve silloge poetica, sempre ispirata alle sensazioni rilasciate da queste montagne, in cui maggiormente emerge la sensibilità dell’autore verso questi luoghi così lontani dal tran tran frenetico della vita cittadina che si respira persino nella nostra Firenze e in quel quartiere Rifredi che condividiamo.

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Sappada

 

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2 responses to this post.

  1. […] e siamo a Sappada, sulle Alpi friulane, luogo cui Acciai ha dedicato una racconta di racconti “Un fiorentino a Sappada”.  Più avanti ritroviamo il Poggetto, quel colle che adorna Rifredi, il quartiere di Acciai, ma […]

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  2. […] altri luoghi. Riconosco, innanzitutto, la Sappada cui Acciai ha dedicato la raccolta di racconti “Un fiorentino a Sappada”, ma che ho visto apparire anche nella silloge “A seconda di come volgo lo sguardo”. Non […]

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