TEMPO DI CAMBIARE LA SCUOLA?

La nevicata e altri raccontiSi può dire che la raccolta di racconti “La nevicata e altri racconti” (2015) di Massimo Acciai (Firenze, 9 Aprile 1975), sia sostanzialmente un saggio sul sistema scolastico camuffato da romanzo breve (“La nevicata”) corredato di 4 racconti. Oltretutto il primo di questi riguarda espressamente il medesimo personaggio, Emanuele, altre due non lo nominano ma il protagonista potrebbe essere sempre lui e tutte e 5 le storie ruotano intorno alla scuola, intesa più come metodo di insegnamento che come edificio o luogo fisico. Lo spirito che aleggia in queste 140 pagine è, infatti, quello della critica al sistema scolastico nazionale.

Il racconto principale, in realtà, non si svolge neppure in una scuola. Ha tra i suoi personaggi alcuni docenti, ma il richiamo alla scuola è nei loro discorsi, nelle riflessioni e nei ricordi del protagonista Emanuele. “Più della metà dei presenti in sala si muovevano, per un verso o per l’altro, nel mondo della scuola”.

L’intera raccolta è, significativamente, dedicata «Ai miei molti “maestri” (quelli al di fuori della scuola».

Il protagonista non ama quel mondo (“Aveva attraversato gli anni di scuola come chi passa, un giorno di pioggia, per una strada che conosce bene, con gli occhi bassi, nascosti nell’ombra e il cuore rivolto a un giorno lontano: quello della libertà”).

Che scuola sogna questo Emanuele, che pare un alter ego dell’autore? “Niente esami, niente classi, niente compiti, niente voti e nessun programma ministeriale. Solo un maestro e un allievo, in assoluta parità, che insegnano l’uno all’altro, a turno, ciò che sanno”.

E come potrebbe funzionare una scuola simile? “Avrebbe aperto la nuova scuola solo a chi (fosse) davvero desideroso di imparare”. Del resto “l’ignoranza è un diritto”, afferma. E immagina di “ribaltare i ruoli: il professore diventa l’interrogato”. Quale sarebbe il ruolo dell’insegnante? “Dare la propria passione” suggerisce una certa Roberta Bonelli, insegnante a Los Angeles, ma Emanuele non concorda “E se l’altro non la vuole?”.

Ne “La nevicata” si parla anche di scrittura (“scrivere è sempre e comunque un azione benefica, prima di tutto per lo scrittore stesso. Scrivere era la vita, non se ne poteva fare a meno”, “scrivere è sempre un arricchimento, magari anche di poco, mai una diminuzione, ed è un dono preziosissimo che il poeta fa della propria interiorità…”) e di poesia (“apparteneva infatti a quella nutrita schiera di persone che scrivono versi ignorando quelli altrui”, “chi è davvero in grado di valutare oggettivamente una poesia?”). Nel parlare della scrittura le voci dei personaggi si moltiplicano e assumono posizioni contrastanti e ci si chiede dietro a chi di loro si celi l’autore, ma, forse, come spesso accade, è un po’ dietro ognuno anche perché “L’autore dovrebbe resistere alla tentazione di inserire un panegirico su una propria idea se non è funzionale alla storia” come afferma qualcuno, mentre qualcun altro dice “non sopporto quei romanzi in cui i personaggi parlano, parlano e non concludono nulla” (eppure in queste pagine le parole sono assai più delle azioni). Molte delle considerazioni appaiono condivisibili.

Massimo Acciai Baggiani e Carlo Menzinger di Preussenthal – Firenze, Aprile 2018

Si parla anche di fantascienza, genere amato da Massimo Acciai Baggiani ed Emanuele dice “è un vero peccato che in Italia la fantascienza sia così trascurata”. Parole sante, ma così è.

Quanto al comico leggiamo: “non c’è niente di peggio di un autore che cerca di far ridere senza esserci portato” (e anche qui come non esser d’accordo!).

Con il racconto “Numeri” ritroviamo Emanuele che davanti alla commissione per diventare insegnante di italiano ricorda la sua maturità e si interroga sul sistema dei voti scolastici.

Dopo le prime 120 pagine che ruotano attorno a Emanuele, il terzo racconto, “Il cortile” non lo cita ma potrebbe averlo benissimo come protagonista. Vi si descrive un cortile claustrofobico che pare quello di un carcere ma si rivela quello di una scuola, a reiterare l’idea negativa dell’autore nei confronti dell’organizzazione didattica.

Anche “Compagno di scuola” non parla di Emanuele, ma di un ragazzo, Lucio alla sua seconda bocciatura. Chi ne parla, però, per carattere, potrebbe essere sempre il nostro Emanuele.

Il solo racconto che realmente si allontana dal mondo di Emanuele è l’ultimo, “Il complotto”, che ne descrive uno ordito contro la “Lingua Mondiale”, che è un’occasione per denunciare l’invadenza degli anglicismi e dell’inglese (si suppone, dato che la “Lingua Mondiale” non è meglio definita).

Chiude il volume un’accurata post-fazione di Valentina Meloni.

Dai molti temi trattati, qui solo in parte brevemente accennati, si capisce perché questa silloge, sia soprattutto una riflessione sul mondo scolastico, sui metodi di insegnamento, sui docenti. Del resto Massimo Acciai Baggiani è autore che spesso si diletta nella saggistica, con opere come “La metafora del giardino in letteratura”, “La comunicazione nella fantascienza”, l’antologia da lui curata “Ghimilé ghimilàma – breve panoramica su alcune lingue artificiali rivitalizzate o più o meno follemente manipolate”, “Radici” (un misto di storia familiare e locale e di racconto di viaggio) o, infine, “Il sognatore divergente – La produzione letteraria di Carlo Menzinger di Preussenthal tra ucronia, fantascienza e horror” di prossima uscita per i tipi di Porto Seguro Editore.

Questo non vuol dire che non pratichi la narrativa o la poesia.

Di lui ho, infatti, letto il romanzo fantasy “Sempre a est”, ma anche la raccolta di fantascienza “La compagnia dei viaggiatori nel tempo”, le poesie “25 – Antologia di un quarto di secolo”, il racconto ucronico “L’ultima regina d’Inghilterra” e il racconto “Domani”.

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One response to this post.

  1. […] Massimo Acciai Baggiani si ricordano anche la riflessione-antologia di racconti sulla scuola “La nevicata e altri racconti”, i saggi “La metafora del giardino in letteratura”, “La comunicazione nella […]

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