LA STORIA SOGNATA E IL SOGNO DEL RAGNO

A quanto pare sono in pochi a sapere cosa sia l’ucronia e questo non mi stupisce, perché il termine non si può certo dire dei più usati, eppure il genere letterario che rappresenta è ricco di possibilità creative e sta cominciando a riscuotere discreti successi. A dir il vero, quando pubblicai il mio primo romanzo ucronico, “Il Colombo Divergente”, nell’ottobre 2001, ormai sedici anni fa, il termine mi pareva ancora meno noto di oggi.

Vorrei allora non solo cercare di fare un po’ di chiarezza su questo misterioso vocabolo, ma anche spezzare una lancia a favore di questo genere letterario che meriterebbe ben altri spazi, essendo estremamente ricco di possibilità creative.

L’ucronia, che si pone a metà strada tra la fantascienza e il romanzo storico, mediante eventi immaginari o scelte mai fatte, modifica la Storia, rendendola diversa. Ne presenta dunque al lettore una versione alternativa, non una sua diversa interpretazione, ma proprio un diverso svolgimento delle vicende storiche. Crea dunque un mondo nuovo in cui ambientare la trama della narrazione, un universo divergente in cui gli eventi hanno preso una diversa piega. L’ucronia, con la fantascienza e il fantasy e, in parte, il romanzo gotico, è uno dei generi letterari creatori di mondi alternativi, la più artistica delle attività letterarie o, se preferite, la più creativa. Che cosa c’è, infatti, di più creativo che descrivere un mondo diverso dal nostro, dall’immaginare realtà differenti e dal costruirvi, dentro, delle storie. Che cosa sono, in confronto il mainstream e altra letteratura cosiddetta realistica? Voglio qui affermare, controcorrente, che i creatori di universi sono, in letteratura, quanto di più artistico si possa immaginare. Mi da forza, in questi giorni il riconoscimento del premio nobel a Kazuo Ishiguro, autore di opere fantasy e della grande distopia ucronica “Non lasciarmi”. Oltretutto, è ormai la terza volta che il premio è assegnato a un autore che ha scritto ucronie. Assieme a Ishiguro (nobel nel 2017), si deve infatti ricordare lo statista inglese Winston Churchil (nobel nel 1953), che scrisse alcune ucronie come “Se Hitler avesse vinto la guerra” e “Se Lee non avesse vinto la battaglia di Gettysburg” (1931), e il genio portoghese José Saramago (nobel nel 1998), autore, per esempio, de “Il vangelo secondo Gesù Cristo”.

L’ucronia è narrazione del “se”, del “what if”. Descrive come sarebbe stato il mondo se qualcosa nel passato si fosse svolto diversamente. Racconta, per esempio, come sarebbe stata l’Italia se non ci fosse stata la Seconda Guerra Mondiale, oppure come sarebbe stata la Francia se Napoleone non fosse andato in esilio o Giovanna D’Arco non fosse morta sul rogo (come in “Giovanna e l’angelo”) o come sarebbe stato il mondo se Cristoforo Colombo fosse sbarcato in Messico e fosse stato fatto prigioniero degli aztechi (come ne “Il Colombo divergente”).

Secondo Wikipedia:

“L’ucronìa è una forma di narrativa che tratta di un mondo la cui Storia si è differenziata dalla Storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi ipoteticamente possibili.

Il termine deriva dal greco e significa letteralmente “nessun tempo” (da ou = non e chronos = tempo), per analogia con utopia che significa nessun luogo, e indica la narrazione letteraria, grafica o cinematografica di quel che sarebbe potuto succedere se un preciso avvenimento storico fosse andato diversamente. Il termine è stato coniato dallo scrittore francese Charles Renouvierin un testo apparso nel 1857 che intendeva ricostruire la storia europea quale avrebbe potuto essere e non è stata” (“Uchronie, l’utopie dans l’histoire”).”

Suoi sinonimi possono essere “allostoria” e “storia alternativa” e, direi io, anche “fantastoria”.

L’ucronia non è, però, solo un genere letterario. C’è anche chi si occupa di storia alternativa al solo fine di esaminarne le possibili varianti, senza alcun intento letterario (qualcuno ha persino scritto un elenco di possibili ucronie).

Il genere, cui a volte si nega una propria autonomia, è spesso considerato come parte della fantascienza.

Ha, però caratteristiche sue proprie molto marcate e penso sarebbe giusto considerarlo come un genere a sé, essendo a volte assai più vicino al romanzo storico che non alla fantascienza.

In inglese, pare che sia noto come “counterfactual history” o “alternate history”: per una volta almeno i termini “mediterranei” sembrano però più sintetici e suggestivi, percui lasciamo pure da parte gli anglicismi.

Il più antico esempio di ucronia si può forse trovare in Tito Livio (“Libro Nono ab urbe condita”).

Tra i maggiori scrittori di ucronie si ricordano Philip Dick (“La svastica sul sole”), Harry Turtledove (“Basyl Argyros”, i cicli di “Invasione” e “Colonizzazione”, “Dramma nelle Terrefonde” e “Per il trono d’Inghilterra”), Robert Harris (“Fatherland”), Philiph Roth (“Il complotto contro l’America”), Harry Harrison (“Il Libro degli Yilané“Gli Dei di Asgard”, “Tunnel negli abissi”“A Rebel in Time”), Stephen King (“22/11’63” e il ciclo de “La Torre Nera”), David Foster Wallace (con la debole ucronia di “Infinite Jest”), Robert Silverberg (“Roma eterna”), Robert J. Sawyer (“La genesi della specie”) e Joe Lansdale (il surreale “La notte del Drive-In”) e i nostrani Mario Farneti, Giampiero Stocco, Guido Morselli, Luca Masali, Enrico Brizzi (“L’inattesa piega degli eventi”) o persino o Nikos Kazantakis con “L’ultima tentazione di Cristo” e i già citati Winston Churchill e José Saramago. Sebbene non parli della Storia con la “S” maiuscola, persino “Harry Potter e la maledizione dell’erede” usa meccanismi tipici dell’ucronia.

Fino a dove può spingersi l’ucronia senza diventare fantascienza o pura fantasia? I confini sono incerti. Come possiamo considerare del tutto assurdo che gli alieni avrebbero potuto interrompere la Seconda Guerra Mondiale come racconta Turtledove? La loro esistenza non è, infatti, provata ma neanche esclusa.

Forse, invece, immaginare un’Inghilterra in cui esiste la magia, come fa Susanna Clarke, è più forzato ancora e romanzi simili andrebbero considerati solo “fantasy”.

In linea di massima se la Storia viene alterata con una Macchina del Tempo dovremmo immaginare di essere nella fantascienza. Ma se, come immagina Ward Moore, il romanzo è già ambientato in un Passato Alternativo e la Macchina del Tempo ci riporta al nostro flusso temporale, siamo nell’ucronia o nella fantascienza?

Se è vero che l’ucronia riguarda la Storia e che la Storia ha inizio con l’invenzione della scrittura, è giusto definire ucronie romanzi con una divergenza preistorica come “Viaggio al centro della terra” di Jules Verne o “Il mondo perduto” di Conan Doyle?

Se lo fosse, si tratterebbe, in effetti, di racconti assai prossimi alla fantascienza, dato che la divergenza, riguardando i processi evolutivi, porterebbe a risultati talmente “rivoluzionari” da essere difficilmente accettabili come plausibili. Mi piace definire questi libri “preucronie”.

Lasciate, per finire, che ve ne dia una definizione del tutto personale e un po’ “poetica”: l’ucronia è il sogno della Storia, come scrivo nell’antologia da me curata “Ucronie per il terzo millennio”. È la Storia sognata da ciascuno di noi.

Ecco allora, in parte spiegato il titolo del romanzo “Il sogno del ragno”, dove il ragno rappresenta sia Sparta (di cui è un simbolo e che estende la propria rete sul mondo come una ragnatela), sia la protagonista Aracne (“ragno” in greco), che ha un misterioso aracnide tatuato sulla fronte.

Il sogno del ragno” è, dunque, nel contempo, la “Storia sognata di Sparta”, il sogno di questo mondo alternativo in cui Sparta, oggi, domina metà del pianeta, ma anche il sogno di libertà e di una vita migliore della giovane schiava ilota Aracne, in fuga da Sparta (“Via da Sparta”), così come dell’altra protagonista, la ricca figlia di padroni spartiati Nymphodora, che sogna di cambiare la sua città, Lacedemone, il modo in cui è costruita, e il mondo in cui vive, i rapporti tra i sessi, il matrimonio, i rapporti tra schiavi iloti e padroni spartiati.

Si possono scrivere ucronie descrivendo il momento in cui muta la Storia, come ho fatto con “Il Colombo divergente” e “Giovanna e l’angelo”, immaginando la sconfitta di Colombo che non riesce a rivelare la scoperta dell’America e un nuovo futuro onirico di Giovanna D’Arco che sopravvive al rogo che avrebbe dovuto bruciarla, ma si possono anche scrivere racconti di come sia il mondo dopo che qualche evento del passato ha mutato la storia. Questo è quello che ho voluto fare con il ciclo di “Via da Sparta” e con “Il sogno del ragno”. Ho immaginato una divergenza ucronica 2400 anni fa, quando Sparta, invece di essere sconfitta da Tebe, la vince. A questa ne ho aggiunta un’altra in Oriente, nella storia giapponese, ma è meno rilevante. Da queste due divergenze è nato un mondo nuovo. Questo mondo descrivo ne “Il sogno del ragno”, attraverso le avventure di Aracne e Nymphodora.

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5 responses to this post.

  1. […] la conoscenza si stia diffondendo, sono ancora in pochi a sapere cosa sia l’ucronia e questo non mi stupisce, perché il termine non si può certo dire dei più usati, eppure il […]

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  2. […] che si è letteralmente accalcato nel Caffè degli Artigiani per ascoltare i miei sproloqui sull’ucronia, i tempi e mondi alternativi, le tecniche di scrittura, l’editoria e, più nello specifico, il […]

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  3. […] che si è letteralmente accalcato nel Caffè degli Artigiani per ascoltare i miei sproloqui sull’ucronia, i tempi e mondi alternativi, le tecniche di scrittura, l’editoria e, più nello specifico, il […]

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  4. […] Un contesto alquanto kitsch per presentare un romanzo ambientato in un mondo agli antipodi, questo presente ucronico in cui si vive ancora come ai tempi di Sparta, dato che la città greca, sconfitta Tebe a Leuttra, […]

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  5. […] li conoscete tutti benissimo. Qualcuno forse, però, non sa bene cosa sia l’ucronia. Io dico che l’ucronia è la storia sognata. L’ucronia è la storia fatta con i “se”. L’ucronia significa raccontare come la storia […]

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