LA SCHIZOFRENIA DELLA BONTÀ

Tre Dei scendono sulla terra, alla ricerca di un’anima buona che possa dimostrare loro che non tutto tra gli uomini è perduto, che c’è almeno qualcuno che ancora rispetta i loro comandamenti. Visitano così il Sezuan (probabilmente il Sichuan cinese) e trovano nella prostituta Shen Te l’anima buona che cercavano. L’aiutano dandole del denaro, con il quale la giovane apre un negozio e cambia vita. Shen Te, però, è così buona che non può far a meno di aiutare tutti coloro che le chiedono aiuto. Il poco denaro lasciatole dagli Dei e i ricavi del piccolo negozio non le bastano per fare il bene che vorrebbe e subito un gran numero di sfruttatori si appoggiano a lei, mandandola in rovina.  La giovane allora chiama in aiuto il più pragmatico cugino Shui Ta, che rimette in riga gli sfruttatori e avvia una fiorente industria di lavorazione del tabacco, dando lavoro invece di carità ai medesimi sventurati che aiutava Shen Te. Questi, però, invece di apprezzare l’aiuto ricevuto si sentono sfruttati e attaccano Shui Ta, reclamando il ritorno della buona Shen Te. In realtà, Shui Ta altri non è che la medesima Shen Te travestita.

Questa è la trama della rappresentazione teatrale di Bertolt BrechtL’anima buona del Sezuan”.

Con quest’opera l’autore tedesco ha voluto rappresentare la schizofrenia provocata dal capitalismo.

Bertolt Brecht

La schizofrenia di Shen Te/ Shui Ta, però, non è vera malattia, ma estrema risorsa della donna in un mondo in cui solo la voce di un uomo riesce ad avere sufficiente autorità, in cui solo facendo la voce grossa ci si riesce a difendere. Come dice Shen Te agli Dei “il vostro antico comandamento di essere buona e di vivere bene mi ha squarciata in due parti. Non so come mi è accaduto. Ma mi era impossibile esser buona per gli altri e per me stessa.”

“La piccola scialuppa di salvataggio va presto a fondo: troppe braccia di naufraghi”. Un’estrema generosità la stava portando alla rovina e le rendeva persino impossibile continuare a essere buona e aiutare chi aveva bisogno più di lei. “Sei perduto, se aiuti il perduto”.

Il suo lamento è “Perché la bontà è tanto duramente punita?”

Persino gli stessi Dei arrivano a interrogarsi se i propri comandamenti non siano troppo rigidi e non vadano mutati. Vogliono però metterla alla prova, perché “Più difficile sarà la sua situazione, più evidente sarà la sua bontà”. Gli Dei vogliono, infatti, “far cessare così la diceria che i buoni non possano più vivere su questa terra”.

Quello che descrive Brecht è, però, un mondo quasi senza speranza. Un personaggio (il Marito) dice “ho fatto un tentativo per l’obliquo sentiero, ma per gente come noi anche quello è scosceso”, risponde un altro (la Nipote) “A noi giovani invece la porta è spalancata, certo, così si dice, solo è aperta sul nulla”.

Il finale, sebbene, veda l’assoluzione da parte degli Dei di Shen Te e quindi dell’umanità intera, riscattata dalla bontà della ragazza (un po’ come il sacrificio del Cristo riscatta il mondo), non presenta un vero lieto fine. Nell’Epilogo ci si chiede ancora “Deve cambiare l’uomo? O il mondo va rifatto? Ci vogliono altri dèi? O nessun dio affatto?” E si conclude “Una fine migliore ci vuole, è indispensabile!”

In questi tempi di solidarietà internazionale, di profughi e migranti che bussano alle porte, l’opera di Brecht si presta a una riflessione sui limiti e le forme della bontà e dell’accoglienza. La carità vuota di contenuti, il dividere il poco riso o il piccolo alloggio tra molti provoca solo l’affondamento della “scialuppa” di Shen Te. L’aiuto organizzato e razionale di Shui Ta, che fornisce una paga ai bisognosi, ma in cambio del loro lavoro, si presenta come la soluzione per un’accoglienza che sia anche rispettosa della dignità di chi riceve aiuto, perché non è carità, che offende la dignità dell’uomo, ma inserimento in un contesto sociale e produttivo, reale integrazione.

 

 

Sichuan

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2 responses to this post.

  1. […] Bertolt Brecht (2) – I capolavori di Brecht – L’anima buona del Sezuan – (cartaceo) – opera teatrale – tedesco […]

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