GLI JUCKER, UNA FAMIGLIA DI COLLEZIONISTI D’ARTE

L'incanto dei MacchiaioliNei mesi scorsi, a Milano, il Museo Poldi Pezzoli ha riunito la collezione di pittori macchiaioli (Fattori, Lega, Signorini, Costa, Borrani, Cabianca, Abbati, Banti, Ranzoni, Segantini, Reycend, Fontanesi, Favretto, Gigante e altri) realizzata da Giacomo Jucker (all’anagrafe Hans Jakob Jucker).

Già prima di visitare l’interessante mostra, ne ho acquistato il catalogoL’incanto dei macchiaioli nella collezione di Giacomo e Ida Jucker” curato da Andrea Di Lorenzo e Fernando Mazzocca per la SilvanaEditoriale.

Il bel volume illustrato e di ampio formato, comprende i capitoli:

  • Dialogo tra collezionisti – di Annalisa Zanni;
  • I macchiaioli a Milano. Enrico Somaré, Lamberto Vitali, Luchino Visconti e la collezione di Giacomo Jucker – di Fernando Mazzocca
  • Un “Gran Lombardo” innamorato dei macchiaioli – di Giuliano Matteucci
  • Jucker: una famiglia di imprenditori, mecenati e collezionisti – di Andrea Di Lorenzo
  • Giacomo Jucker (Ricordi di un nipote) – di Augusto Mercandino
  • Il Catalogo (con foto e descrizione delle opere in mostra)
  • Appendice
  • Bibliografia

Devo confessare che il mio interesse per il volume e la mostra riguardava più la famiglia Jucker che non i Macchiaioli. La famiglia, infatti, è quella di mia nonna Sylvia.

Sylvia Jucker

Sylvia Jucker Menzinger

Ho, dunque, trovato di particolare interesse il capitolo dedicato alla famiglia, ma anche altri che, più indirettamente ne parlano.

Nel capitolo e, in genere, nel volume, si parla, infatti, non solo di Giacomo, ma anche di altri membri della famiglia, collezionisti o meno.

 

Mia nonna era “inglese” essendo nata a Manchester, di lingua inglese e cittadina britannica, ma la sua famiglia (materna e paterna, dato che era figlia di due cugini Jucker) veniva dalla Svizzera tedesca.

Gli Jucker nel XIX secolo da periti tessili si trasformarono in industriali, avviando imprese in Italia e Inghilterra, pur mantenendo la cittadinanza svizzera.

Lo zio di Giacomo, J. Jacob Jucker, sposò la scozzese Selina Anderson e si trasferì in Inghilterra a Manchester, rilevando la ditta di produzione ed esportazione di macchinari tessili J.Felber & Co., poi Felber, Jucker & Co., ampliando l’attività al montaggio di campi di gara, allo sfruttamento delle foreste del Sud Africa, al finanziamento di linee di navigazione, alla fabbricazione di tegole e fogli in amianto, importazione di prodotti coloniali, commercio di legname e cellulosa. La figlia di Jakob era la madre di mia nonna, Dora Selina Jucker (1880-1961).

Giacomo Jucker con la moglie Ida

Alla morte di Jakob (1908) la ditta passò nelle mani del nipote di Jakob, Enrico Fontana Jucker (1878-1935), che sposò appunto la cugina Dora. Enrico sviluppò ulteriormente l’impresa familiare, entrando anche nel commercio del cemento e divenendo amministratore delegato di varie aziende inglesi come la British Everite and Asbestilit (amianto) o la British Rayopane Ltd (cellulosa) e divenendo nel 1920 console onorario di Manchester.

Morì prematuramente nel 1935, avendo ingoiato un’ostrica, lasciando cinque figli, Philip, Sylvia (mia nonna), Nina, Angela e Adrian. Alla sua morte le imprese familiari passarono sotto la direzione del fratello di Jakob, Albert, essendo anche il primogenito di Enrico (Philip) morto prematuramente nel 1937 mentre si allenava su un’auto da corsa nell’isola di Mann.

Alberto o Albert (all’anagrafe Hans Heinrich Albert, nato a Wila nel 1849, non lontano da Juckern, cittadina da cui potrebbe derivare il cognome) sposò il 04/10/1877 Luigi Antonia Regina Fontana (nata a Fagnano Olona il 12/10/1851).

Alberto ebbe sei figli:

Enrico (1878-1935 – mio bisnonno), Anna (1880-1962), Giacomo (Nese, oggi Alzano Lombardo 30/03/1883 – il collezionista cui è dedicata la mostra), Lina (morta bambina nel 1898), Alberto, detto Albertino (1889-1979), Carlo Amedeo (1893-1984).

Mostra Macchiaioli Jucker

Un altro collezionista della famiglia fu Carlo Jucker (1878-1971), discendente da Hans Ulrich, zio di Alberto e suo fratello Jakob, che venne in Italia per lavorare con il cugino Alberto. Anche Carlo sposò una (seppur lontana) cugina, Anna Jucker, figlia di Alberto e sorella di Giacomo. Diresse gli stabilimenti di Castellanza e Legnano del cotonificio Cantoni, come presidente, divenendo poi anche presidente del cotonificio Bresciano Ottolini, della Banca di Legnano e della Società del Gas di Legnano e Saronno. Fu promotore di importanti istituti filantropici e sociali e committente di realizzazioni architettoniche di avanguardia quali la Colonia Elioterapica di Legnano, capolavoro dell’architettura razionalista italiana. Carlo fu collezionista di opere d’arte dal Rinascimento al XX secolo.

 

Collezionista di maggior rilievo, però, fu suo figlio Riccardo Jucker (1909-1987) che raccolse numerose opere delle avanguardie storiche attive nei primi anni del Novecento, in particolare, del Futurismo. Tra gli artisti di cui raccolse i dipinti, ricordiamo Braque, Picasso, Carrà, Mondrian, Léger, Boccioni, Balla, Severini, Soffici, Simoni, Rosai, De Pisis, Morandi, Modigliani, Matisse, Klee e Kandinskji. Opere cedute, dopo la sua morte, al Comune di Milano.

 

Il volume riporta anche fotografie di vari membri della famiglia, Giacomo, Jakob, Enrico e altri.

 

Jucker 2.BMP

 

 

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  1. […] L’incanto dei macchiaioli nelle collezioni di Ida e Jacopo Jucker – (cartaceo) – saggio sulla pittura – italiano […]

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