LA TECNOLOGIA NELLA GALASSIA DI ASIMOV

La visione di Isaac Asimov della storia futura dell’umanità è raccolta, in particolare, nei tre Cicli “Robot”, “Impero” e “Fondazione”, che, con alcune opere “fuori ciclo”, ci mostrano come, nei prossimi millenni l’umanità si espanderà nella Galassia, un grande spazio globalizzato, in cui le differenze culturali, economiche, organizzative e tecniche tra sistemi planetari lontani sono quanto mai ridotte, grazie alla diffusione omogenea del potere dell’Impero.

I romanzi (e alcuni racconti) di tali cicli, come noto sono:

 FUORI CICLO

*Tutti i miei robot (Io robot, Il secondo libro dei robot e racconti vari – Contiene 31 storie scritte fra il 1940 e il 1977) (The Complete Robot, 1982), per I Massimi della Fantascienza n.9, Mondadori, 1985

“Antologia del bicentenario” (The Bicentennial Man and Other Stories, 1976)
*Nemesis (Nemesis, 1989), Mondadori, 1990

*Madre Terra (Mother Earth, 1949) racconti incluso in “Asimov Story 4”

ROBOT

Isaac Asimov

Isaac Asimov – 1940

*Abissi d’acciaio o Metropoli sotterranea (The Caves of Steel, 1953), Urania n.55, 1954

*Il sole nudo (The Naked Sun, 1956), Urania n.161, 1957

*Immagine speculare – racconto – Immagine speculare (Mirror image, 1972), in Visioni di robot e in “Il meglio di Asimov

*I robot dell’alba (The Robots of Dawn, 1983), Urania n.1009, 1985

*I robot e l’Impero (Robots and Empire, 1985), Mondadori Altri Mondi n.1, 1986

IMPERO

*Il Tiranno dei Mondi o Stelle come polvere (The Stars, Like Dust, 1951), Urania n.3, 1953
*Le Correnti dello Spazio (The Currents of Space, 1952), Mondadori, 1955
*Paria dei Cieli (Pebble in the Sky, 1950), Urania n.20, 1953

FONDAZIONE

Isaac Asimov

Isaac Asimov

* Preludio alla Fondazione (Prelude to Foundation, 1988), Mondadori, 1989

* Fondazione anno zero (Forward the Foundation, 1993), Urania n.1287, 1996
* Fondazione o Cronache della galassia o Prima fondazione (Foundation, 1951), Urania n.317 bis, 1963
* Fondazione e Impero o Il crollo della galassia centrale (Foundation and Empire, 1952), Urania n.329 bis, 1964

* Seconda Fondazione o L’altra faccia della spirale (Foundation and Empire, 1952), Urania n.329 bis, 1964
* L’orlo della Fondazione (Foundation’s Edge, 1982), Mondadori Oscar Fantascienza, 1985

* Fondazione e Terra (Foundation and Earth, 1986), Mondadori, 1987

 

La tecnica e la scienza per Asimov si sviluppano soprattutto lungo i seguenti filoni:

  • viaggi interstellari, effettuati mediante salti nell’iperspazio, superando i limiti della velocità della luce;
  • robotica, regolata dalle famose Leggi;
  • controllo matematico della storia mediante la Psicostoria;
  • telepatia (sia come risultato tecnologico, sia come caratteristica naturale);
  • terraformazione dei pianeti fino a realizzare un pianeta come unico organismo pensante (Gaia);
  • clima controllato;
  • colture idroponiche;
  • telecomunicazioni tridimensionali (solo su Solaria);
  • mutazioni genetiche (che portano alla nascita del Mulo o solo ipotizzate dagli abitanti di Alfa, che sognano di trasformarsi in anfibi);
  • allungamento della durata della vita.

Sebbene l’arco temporale in cui si dipana la narrazione sia di migliaia di anni, si nota una certa costanza e stabilità della tecnologia, accompagnata da una discrepanza tra l’evoluzione tecnica in alcuni comparti e il mancato sviluppo di altri e alcuni improvvisi arretramenti, primo fra tutti la scomparsa quasi totale dei robot alla fine del Ciclo omonimo.

Lo sviluppo tecnologico non è pienamente coerente sia perché in origine i tre Cicli non erano collegati, sia perché rappresentano tre diverse fasi, tra loro successive, della storia della nostra specie, sia perché sono stati scritti a decenni di distanza.

Se nei racconti e nel ciclo dei Robot abbiamo un grande sviluppo di questi automi, un allungamento notevole della durata della vita umana e un’attività di colonizzazione spaziale piuttosto felice, con i primi 50 mondi colonizzati (i Mondi Spaziali o Esterni) poco popolati, ricchi e sereni, il quadro cambia con il ciclo dell’Impero, che vede la scomparsa dei robot, la vita tornare a durate simili alle attuali e un Impero galattico dominare i nuovi pianeti, mentre la Terra, sovrappopolata, regredisce e viene dimenticata. Con il ciclo della Fondazione, accanto all’utopia dell’espansione senza limiti dell’umanità in una Galassia senza nemici alieni, troviamo la nuova utopia della Psicostoria, ovvero il sogno di orientare mediante la matematica il futuro nel modo più benefico possibile per l’umanità. Con le opere di congiunzione scritte successivamente, Asimov ci mostra come questo processo sia in realtà stato favorito proprio da un robot, quel R. Daneel Olivaw, protagonista del ciclo dei Robot, sopravvissuto fino ai tempi dell’Impero, fingendosi umano, in un mondo ormai senza più robot. Una sorta di divinità robotica che veglia in segreto sulle sorti dell’umanità e che sopravvive alla scomparsa dei suoi simili.

Questo grazie alla Legge Zero, che lo stesso Daneel ha aggiunto alle prime tre celebri leggi, creando la serie che regola il comportamento degli automi:

  1. Un robot non può recare danno all’umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l’umanità riceva danno;
  2. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. Purché questo non contrasti con la Legge Zero
  3. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Legge Zero e alla Prima Legge.
  4. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Legge Zero, la Prima Legge e la Seconda Legge.

Sebbene all’inizio non siano confondibili con gli esseri umani, i robot si dimostrano da subito molto evoluti e intelligenti, al punto che i racconti si basano soprattutto sui paradossi logici che derivano dall’applicazione delle Leggi nei loro cervelli positronici.

Il pre-ciclo dei racconti sui robot e il Ciclo dei Robot mostrano lo sviluppo di queste macchine verso forme sempre più avanzate e umanoidi, anche se gran parte del loro sviluppo è già avvenuto nei racconti, ambientati tra XX e XXI secolo.

 

La maggior parte dei racconti compresi in “Tutti i Miei Robot” furono realizzati negli anni ’40 e ’50 e alcuni descrivono un futuro che per noi è già passato. Asimov immaginava che già vent’anni fa ci potessero essere colonie sulla Luna e su Marte e che i robot umanoidi fossero in piena fase di sviluppo!

Se per certi aspetti Asimov vedeva per la fine del XX secolo un mondo ben più evoluto di quanto siamo riusciti a farlo diventare finora, per altri gli erano sfuggiti altri campi di crescita. Fa sorridere, per esempio, quando racconta di un robot dedicato alla correzione di bozze: non aveva immaginato né la videoscrittura, né internet, né gli scanner!

Analogamente, i suoi robot sfogliano i libri per raccogliere informazioni, anziché immetterle nei loro cervelli sotto forma di file elettronici.

Peraltro, mentre parla con largo anticipo di aspetti della tecnologia che si stanno sviluppando, come le colture idroponiche, dall’altra si basa su teorie che ci paiono ancora non realizzabili come i viaggi a velocità superiore a quella della luce (tramite i salti nell’iperspazio) o definisce i cervelli dei robot “positronici”, come se fosse possibile immaginare una tecnologia in grado di manipolare l’antimateria costituita dai positroni in modo così agevole da inserirla in “scatole” piccole come una testa meccanica senza provocarne l’annichilimento.

La coltivazione idroponica è una tecnica di coltivazione fuori suolo in cui la terra è sostituita da un substrato inerte. Asimov ne parla come la grande soluzione per sfamare una Terra sovrappopolata. La tecnica è oggi ben nota e sono ormai settant’anni che è studiata.

 

Abissi d’Acciaio”, con cui inizia il ciclo dei Robot  è ambientato un migliaio d’anni dopo l’inizio della colonizzazione dei Mondi Esterni. Mentre in mille anni anche la robotica non sembra aver fatto grandissimi progressi dai livelli già avanzati ipotizzati per la fine del secolo scorso, vediamo Elijah Baley che si reca a un telefono pubblico (senza immaginare quindi il moderno sviluppo delle telecomunicazioni).

Ancora futuribile appare l’efficiente sistema di trasporti mediante strade mobili, tapis roulant a velocità variabili, sui quali gli abitanti si spostano, saltando da un nastro a un altro più o meno veloce, fino a raggiungere la velocità di crociera o tornare a velocità che consentano di lasciare i nastri trasportatori.

Fa sorridere vedere come “catastrofica” la previsione di una Terra popolata, tra mille anni, solo da otto miliardi di abitanti quando l’ONU prevede che saremo 8,5 miliardi già nel vicino 2030. Una simile pressione demografica renderebbe indispensabile la colonizzazione di nuovi mondi, processo che la Terra aveva da tempo interrotto, delegandolo ai Mondi Esterni. L’umanità, se non troverà nuove frontiere, sarà condannata a una vita distopica da polli in batteria, con alimentazione artificiale e case ridotte all’essenziale. In “Abissi d’acciaio” ci sono bagni pubblici (i Diurni), non essendo più possibile sostenere il lusso di servizi igienici privati.

Mentre i terrestri vivono ammassati, rinchiusi in “abissi d’acciaio” senza osare uscire all’aria aperta e con pochissimi robot, che non accettano, al contrario, gli abitanti di Solaria sono solo ventimila, ma hanno migliaia di robot per ciascuno. Vivono sulla superficie del pianeta, sotto il “sole nudo”, ma non s’incontrano mai tra di loro, avendo una vera e propria fobia del contatto.

Terra e Solaria sono i due estremi sociologici dell’umanità asimoviana di questo periodo. Su Solaria le persone non si vedono mai di persona. Si “visionano”, ovvero si incontrano con sistemi di telecomunicazione tridimensionali.

Ne “Il Sole Nudo” l’analisi del futuro non si ferma mai alla tecnologia, ma arriva ai rapporti degli uomini con questa e tra di loro. Le preoccupazioni di Asimov per un mondo, per lui decadente, in cui la “visione” (il virtuale) prevale sull’incontro personale (sui veri rapporti umani) anticipano (siamo nel 1956) le attuali preoccupazioni degli educatori per un mondo dominato dalla telefonia mobile, dalle community virtuali e dalle chat.

 

I Robot dell’Alba mostra l’inizio della seconda fase dell’esplorazione e colonizzazione spaziale della Galassia e i germi della Psicostoria.

 

I Robot e l’Imperospiega come una Galassia la cui colonizzazione è iniziata con l’ausilio determinante della robotica, si ritrovi poi a non aver più automi.

È ambientato 2 secoli dopo la trilogia originaria. La Galassia è divisa tra i terrestri, che vivono come noi al massimo per un secolo e gli Spaziali, che vivono 3 o 4 secoli. Con adeguate condizioni ambientali, Asimov ipotizza dunque un allungamento della durata della vita umana.

Il robot umanoide R. Daneel Olivaw e il robot telepatico R. Giskard Reventlov, intenti a salvare i mondi, elaborano la Legge Zero, una legge non presente nella loro programmazione ma che li porta a collocare il bene dell’umanità nel suo insieme davanti a ogni altra priorità.

 

Il Tiranno dei Mondi” è il primo del Ciclo dell’Impero e presenta una Galassia senza più robot. A parte l’ambientazione spaziale, il futuro descritto appare anche troppo simile al nostro presente, non tanto per alcuni aspetti tecnici, come le pellicole cinematografiche ancora in uso, ma soprattutto per i rapporti umani, assai poco mutati. Come se oggi noi si vivesse alla maniera del medio evo!

Trantor, la capitale dell’Impero, ha un clima controllato, essendo interamente chiusa sotto una calotta.

Ne “Le correnti dello spazio” la Terra è ormai quasi dimenticata e ridotta a semplice leggenda. Vi troviamo uno scienziato che è stato sottoposto a un trattamento che gli ha fatto perdere la memoria, mediante una tecnica di manipolazione della mente.

 

In “Paria dei cieli” si parla del conflitto tra l’Impero, che conta milioni di pianeti, e una Terra che un tempo era il centro dell’espansione dell’umanità, ma che ora è solo uno dei più poveri e dimenticati pianeti, con una superficie radioattiva e devastata. L’energia atomica, data pressoché per scontata in tutti i romanzi, qui si manifesta nei suoi aspetti più deteriori. Gli abitanti della Terra, i paria dell’Impero, nonostante la loro decadenza, conservano sogni di grandezza terroristica e stanno approntando un’arma batteriologica in grado di uccidere tutti gli abitanti della Galassia, eccetto loro. Su questa vicenda s’introduce l’arrivo di un uomo proveniente dal nostro presente, con un viaggio nel tempo (caso unico nella narrazione). Si tratta di un sarto in pensione, Joseph Schwarz, destinato a salvare la Galassia. Piuttosto improbabile il fatto che proprio lui, finisca a fare da cavia a un macchinario in via di sperimentazione, destinato a potenziare l’intelligenza umana, facendolo diventare un telepatico, capace di condizionare i movimenti delle persone con la forza del pensiero e persino di uccidere.

 

Preludio alla Fondazione”, conferma quanto letto nelle opere precedenti: l’uomo ha colonizzato milioni di mondi ma non si è mai imbattuto in nessun essere intelligente. Persino gli animali e le piante aliene sono assai poco citati e sembrano autentiche rarità. Come può essere che tra i milioni di mondi abitati nessuno abbia sviluppato forme di vita proprie degne di nota?

La Galassia che Asimov ha voluto disegnarci, così pulita, regolare e prevedibile (anche grazie alla Psicostoria) appare molto WASP (White Anglo Saxon Protestant), sebbene si parli della decadenza dell’Impero. Anche se il protagonista si cala nei quartieri più malfamati e affronta i delinquenti locali, la sensazione è sempre quella che, poco lontano, ci sia un mondo ordinato e sereno.

Con il ciclo della Fondazione aggiungiamo un nuovo elemento all’utopia asimoviana: la possibilità di prevedere e regolare i flussi della storia. Regolare la storia per creare un futuro a misura dell’uomo, mediante una scienza capace di prevedere e regolare le pulsioni delle folle sterminate della Galassia.

 

In “Fondazione anno zero” il robot telepatico umanoide R. Daneel Olivaw si conferma qui nel suo ruolo di semidio robotico, che veglia con i suoi poteri telepatici e la sua intelligenza superiore sulle sorti dell’umanità, elemento fondamentale dell’utopia atea asimoviana, dove non ci sono veri Dei ad assisterci ma in cui una macchina può supplire all’assenza divina, dandoci il conforto che la sua saggezza saprà guidarci meglio di quella di qualunque, imperfetto, essere umano. Le Leggi della Robotica e la Psicostoria si sostituiscono al Destino nel regolare e indirizzare l’umanità. La tecnologia, per quanto imperfetta, assume caratteri divini.

Oltre agli ampi riferimenti ai tre Cicli, in “Fondazione Anno Zero” c’è persino un accenno al romanzo “Nemesis”, che descrive la colonizzazione del primo pianeta fuori dal Sistema Solare e presenta un personaggio con doti assai simili a quelle di R. Daneel Olivaw, della nipote del matematico Wanda, del sarto Joseph Schwarz, per non parlare del Mulo, degli uomini della Seconda Fondazione o di Gaia, il pianeta pensante. In “Nemesis” la quindicenne Marlene ha, infatti, doti telepatiche. Se R. Daneel Olivaw è una macchina e Joseph Schwarz riceve i suoi poteri grazie a delle macchine, dunque per loro la telepatia è un prodotto tecnologico, il Mulo, Wanda e Marlene nascono con questa capacità, mentre gli uomini della Seconda Fondazione la sviluppano mediante l’esercizio mentale.

In “Cronache della Galassia” (o “Fondazione” o “Prima Fondazione”) la Fondazione, nella quale Seldon ha riunito un’importante comunità scientifica con il falso obiettivo di scrivere un’Enciclopedia Galattica e con il vero proposito di fornire una guida (formata da uomini di scienza e cultura) per la Galassia, nel momento in cui il potere centrale di Trantor fosse inevitabilmente crollato, come le sue previsioni psicostoriche mostravano, fa pensare ai saggi governanti della “Repubblica” platonica.

Se in “Fondazione” la Galassia era controllata dai calcoli matematici dell’inventore della Psicostoria, un universo cioè con un forte determinismo, in cui il volere dei singoli è annullato e tutto ciò che conta sono solo i movimenti delle masse umane, in “Fondazione e Impero”, Asimov “sospende” questa visione. La previsione psicostorica è qui sconfitta dall’individualismo. Assistiamo alla sconfitta di ogni modello. Muore come previsto l’Impero, è sconfitta la Fondazione e persino il Mulo, che era stato capace di realizzare un’unificazione della Galassia in tempi imprevedibili e impensabili, fallisce nel suo tentativo di individuare la Seconda Fondazione, comprendendo che il suo sogno di creare un nuovo impero rischia di naufragare.

L’altra faccia della spirale” o “Seconda Fondazione” è nel più classico stile asimoviano, con personaggi che si combattono sì con potenti poteri mentali (telecinetici) e fisici (armamenti nucleari), ma in cui le vere battaglie sono verbali, in cui qualcuno cerca di scoprire qualcosa o di convincere qualcuno che è stato sconfitto e che deve arrendersi. Scopriamo diverse versioni della verità, che ogni volta sono superate dalla successiva. Appare davvero “fantascientifico” immaginare che i problemi si possano risolvere solo discutendo!

Asimov fa spesso riferimento alla psicologia. Al centro del Ciclo della Fondazione c’è la Psicostoria, lo studio matematico e psicologico delle masse, Asimov presta attenzione all’emotività e persino i suoi robot la sviluppano, persino il Mulo controlla i suoi uomini mediante le emozioni, così come non mancano avventure e imprese fisiche, ma alla fine la razionalità della discussione rimane la componente più forte. La razionalità che tutto imbriglia.

In una Galassia in cui l’umanità è tanto evoluta da popolare milioni mondi, viaggiando con facilità da una stella all’altra, da avere un controllo sulle menti, alcune cose ricordano troppo l’America degli anni ’40! La quattordicenne Arcadia gira tenendo in tasca i soldi (ci sono ancora?) per comprarsi un biglietto per un volo interstellare, ma per andare allo spazioporto cerca una sorta di cabina telefonica (non ha neppure un rozzo telefonino!) per chiamare un taxi! Si vola da una stella all’altra in poche ore ma sulla superficie dei pianeti si prende il taxi? Anche l’apparecchio per il controllo mentale è dotato di bottoni e manopole, che fanno un po’ sorridere nell’era del touch screen. Se ai giorni nostri i libri cartacei sembrano essere in procinto di sparire, nei Cicli troviamo ancora oggetti definiti libri, anche se somigliano più che altro a videocassette o DVD. Insomma, la tecnologia asimoviana è molto evoluta in alcuni, pochi campi, ma ferma in altri e gli usi sono persino meno evoluti: su pianeti che non si ricordano più dell’esistenza della Terra, il tennis è sopravvissuto!

Ne “L’orlo della Fondazione” siamo a 500 anni dalla creazione delle due Fondazioni e qualcuno, nella Prima di nuovo sospetta che la Seconda Fondazione sia sopravvissuta, mentre nella Seconda c’è chi sospetta che vi sia una terza entità nella Galassia che controlla sia la Seconda che la Prima Fondazione, mentre la Seconda, segretamente controlla la Prima. Sorprende la facilità di comunicazione tra parti distanti della Galassia. Se si pensa alle migliaia di lingue parlate oggi, suona davvero strano che tutti i milioni di miliardi di abitanti parlino la medesima lingua, il Galattico Standard o al massimo una sua versione dialettale, e abbiano le medesime usanze e cultura. Eppure nessuno ricorda più che tutto ciò deriva da un unico pianeta madre comune, la Terra, del tutto dimenticato o, al massimo, considerato come una leggenda!

Le missioni delle due Fondazioni si ritroveranno su Gaia (un pianeta in cui tutto è connesso, creando un unico organismo senziente). Gaia ricorda in qualche modo Nemesis, che era, però, un prodotto naturale dell’evoluzione, mentre Gaia è un pianeta artificiale, frutto dell’opera dei robot, che vi hanno costruito il mondo ideale per l’umanità. Si tratta forse del prodotto tecnologico più avanzata di tutti i Cicli.

Le due Fondazioni vogliono realizzare il Secondo Impero, ma ognuno a modo suo. Gaia ha una terza visione del futuro, una “Galassia integrata” (Galaxia), in cui ogni essere sia legato agli altri in una comunione galattica.

 

Fondazione e Terra” è il volume conclusivo della storia plurimillenaria dell’umanità ventura. Trevize e Pelorat, cercano la Terra ormai dimenticata, sperando di trovare una spiegazione alla scelta tra la Psicostoria, con le sue Fondazioni, e Galaxia. Dopo varie tappe su alcuni dei mondi che abbiamo incontrato nelle opere precedenti, arrivano sulla stella più vicina alla Terra, Alpha Centauri e scoprono che un suo pianeta, ricoperto di acqua, è stato terraformato dall’Impero per consentire agli ultimi abitanti della Terra di emigrarvi per abbandonare il pianeta d’origine dell’umanità ormai morente. Anche se Asimov non ne parla in dettaglio in altri libri, la terraformazione è il presupposto della colonizzazione della Galassia: dove l’uomo incontra mondi poco adatti a essere abitati, li trasforma rendendoli simili alla Terra e quindi abitabili.

Alfa, ricoperto da un immenso oceano, ha una sola grande isola artificiale, su cui vivono circa 25.000 persone in un misto di ritorno ai vecchi tempi andati (vivono di pesca e agricoltura) e di tecnologia evoluta che consente loro di controllare la pioggia e il clima e di aspirare alla trasformazione in anfibi. La possibilità di trasformare geneticamente l’uomo in un essere adatto all’ambiente, piuttosto che mutare quest’ultimo (terraformare) per renderlo adatto all’uomo è accennato solo come proposito e non trova concretizzazione in nessun’altra parte dei Cicli.

I personaggi giungono infine nei dintorni della Terra ma scoprono che le leggende sono vere e il pianeta è ormai abbandonato e inabitabile per le radiazioni. Eppure se tutte le sue tracce sono state cancellate in modo da non far trovare la Terra, ci deve essere un motivo. Che cosa nasconde la Terra? I viaggiatori avranno allora l’intuizione di scendere sulla Luna e lì troveranno R. Daneel Olivaw, questo automa autorigenerato e vecchio ormai di oltre 20.000 anni, secondo il quale la Psicostoria non sarebbe sufficiente a creare una Galassia pacifica e sana. Daneel ha dunque ideato Gaia e il Progetto Galaxia: un’intera Galassia in collegamento telepatico, in cui ogni parte si muova per il bene comune, sia essa umana, animale, vegetale o minerale. R. Daneel Olivaw è esso stesso parte dell’utopia: un robot telepate divenuto sempre più intelligente, guidato dalle Leggi della Robotica che lo spingono a fare il bene e che veglia per decine di migliaia di anni sulle sorti dell’umanità!

Si conclude così questa imponente raccolta di avventure che ci raccontano, non senza ottimismo, come potremmo essere nei prossimi millenni.

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One response to this post.

  1. […] terzo racconto (“Uccello da guardia”) affronta riflessioni analoghe a quelle portate avanti da Isaac Asimov con i suoi racconti e i suoi romanzi sui robot. A differenza di Asimov, che trova una soluzione […]

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