CHE TU SIA PER ME LA PSICOLOGA

Se fossi una donna e uno sconosciuto decidesse di scegliermi come controparte di un profluvio di lettere, credo che lo manderei a quel paese al primo approccio e certo non avrei né la voglia, né il tempo di assecondarlo nel suo desiderio di raccontarsi e raccontare di una relazione platonica tra di noi tutta nella sua testa.

Non sono, però, una donna e probabilmente le donne ragionano in modo diverso, anche se continuo a credere che a molte di loro un simile individuo sembrerebbe più che altro un maniaco e ne sarebbero spaventate.

Che tu sia per me il coltello” di David Grossman parla di questo. Un certo Yair incontra una signora, una certa Myriam, a una riunione scolastica. Non si presenta, non la contatta, non la corteggia, ma la scruta da lontano, nascosto nella folla, e comincia a scriverle.

A quanto pare lei gli risponde e vanno avanti così per mesi, raccontandosi tutto (tutto?) liberamente.

Per un bel po’ sappiamo quello che lei risponde solo dalle parole dello stesso Yair. Viene quasi da dubitare che Myriam esista davvero. Yair ci sembra quanto mai psicolabile. Nulla nella narrazione lascia presagire che Yair si trasformi in uno psicopatico e la trasformazione non avviene, ma con un carattere simile Yair poteva stare bene anche in un romanzo horror, di quelli con serial killer.

Questo tizio, egocentrico e infantile, mi risulta antipatico da subito, non tanto per una sua antipatia effettiva, quanto per questo suo approccio verso l’altro sesso che trovo odioso. Non si rende conto che in questo modo sta creando un rapporto fittizio, che sta ingannando Myriam, che la sta illudendo? Anche questa sua mania di offrirsi sempre nudo (in senso psicologico, ma descrive più volte il suo amore per la nudità fisica), di dire tutto di sé e pretendere lo stesso da lei presenta aspetti pericolosi per un rapporto. Scavare con un coltello nell’anima può provocare dei danni.

Perché, se vuole solo scrivere, non si limita a scrivere un diario o un romanzo o si tiene le lettere per sé? Perché deve essere tanto vigliacco da tormentare così una donna che neppure conosce?

Quest’antipatia verso Yair, ingiustamente, finisco per riversarla sullo stesso autore, anche se mi viene da pensare che in fondo, forse, Grossman, se la pensa come Yair, ha fatto proprio quello che Yair avrebbe dovuto fare: mettere i suoi pensieri in un romanzo e non tormentare la gente. So bene (anche io scrivo) che un personaggio non è l’autore e che se viene descritto in modo moralmente abbietto, questo non vuol dire che anche l’autore sia tale. Lo so benissimo, ma in un romanzo epistolare che quasi somiglia a un diario, questo rischio di immedesimazione è forte.

Poi, per fortuna, prende la parola Myriam. Cominciamo a leggere quello che scrive anche lei e abbiamo la conferma che Grossman non è Yair. Forse è più Myriam, se proprio deve essere un personaggio, o forse io, come lettore, mi sento più Myriam. Myriam ha la sua vita e i suoi problemi, è più reale e concreta, e quest’intrusione la disturba, anche se poi si lascia coinvolgere, anche se poi entrambi porteranno le cose oltre la carta. Forse entrambi avrebbero bisogno di un buono psicologo, più che di questa grafo-terapia da autodidatti.

Myriam compensa, nel racconto, Yair e rende più equilibrata la morale della storia.

Il romanzo, insomma, per essere compreso e apprezzato, va letto nella sua interezza.

Il romanzo epistolare, con il diario, è una delle forme narrative che meno mi piace. Innanzitutto per la sua forma indiretta: racconta invece di mostrare. È un po’ come farsi raccontare una partita il giorno dopo. Vederla e viverla mentre si svolge è un’altra cosa! Nonostante questo, nonostante la fastidiosa improbabilità del rapporto epistolare descritto, “Che tu sia per me il coltello” contiene un gran numero di splendide immagini (il bambino che si mangia il libro che sta leggendo, tanto per dirne una), che da sole meritano la lettura e gode di una scrittura calda e fluente, che spiegano il discreto successo riscosso qualche tempo fa da questo libro.

Il titolo è una citazione dalle “Lettere a Milena” di Kafka. Questo epistolario è monco delle risposte di Milena. Forse è a questo modello che Grossman si rifà nella prima parte, privandoci di conoscere subito la voce di Myriam, mentre nella seconda “completa” l’opera, arricchendola della voce femminile, quasi a darci ciò che Kafka non ci ha lasciato.

****

David Grossman è nato a Gerusalemme il 25 gennaio 1954. È uno scrittore e saggista israeliano, autore di romanzi, saggi e letteratura per bambini, ragazzi e adulti, tradotti in numerose lingue.

Annunci

One response to this post.

  1. […] David Grossman – Che tu sia per me il coltello – (e-book) – romanzo epistolare – israeliano […]

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: