VITA, DOLORE E MORTE IN RUSSIA DA STALIN A PUTIN

Eccomi ancora una volta a leggere un libro pubblicato da un premio nobel, nonostante spesso sia rimasto deluso da tali autori. Se alcuni non mi sono piaciuti o mi sono piaciuti poco, però, altri sono tra i miei autori preferiti. Spero quindi sempre che questo che penso si possa considerare il massimo premio in letteratura possa aiutarmi a scoprire autori interessanti.

Questa volta è stato il turno della giornalista bielorussa Svetlana Aleksievic (Stanislav, 31/05/1948), da poco insigniti del premio per il 2015. L’Accademia Svedese l’ha scelta “per la sua polifonica scrittura nel raccontare un monumento alla sofferenza e al coraggio dei nostri tempi”.

Se le mie letture di alcune opere di nobel come Pamuk (2006), Lessing (2007), Munro (2013) mi hanno deluso per i loro contenuti e per analoghi motivi alcuni autori non mi hanno convinto del tutto come Saul Bellow (1976), il principale dubbio che mi ha fatto venire la lettura di “Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo” (2013) di Svetlana Aleksievic è stato più formale: è questa letteratura?

Non intendo dire che il testo non sia interessante o ben scritto ed è senz’altro “polifonico” (come dice l’Accademia), ma, poiché si tratta di un’antologia di interviste fatte a cittadini dell’ex-Unione Sovietica, mi chiedo se una simile, pur meritevole opera, possa essere insignita di un premio letterario, quando forse sarebbe stata maggiormente degna di un premio per il giornalismo come il Pulitzer.

Svetlana Aleksievic

Certo, ho letto solo quest’opera di Aleksievic e potrebbe averne scritte di natura più squisitamente letteraria (e con ciò vorrei dire, in qualche modo “artistica”). In rete leggo, però, che i suoi principali lavori sono:

  • Preghiera per Černobyl’. Cronaca del futuro
  • Ragazzi di zinco
  • Incantati dalla morte. Romanzo documentario
  • Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo
  • La guerra non ha un volto di donna

Tutte opere, mi par di capire, analoghe e classificabili come giornalistiche. Oltretutto, in “Tempo di seconda mano” noto sì un notevole lavoro di raccolta di interviste, ma il contributo “letterario” dell’autrice mi parrebbe limitato (sarà magari un pregio), poiché lascia molto spazio agli intervistati, che fanno quasi dei piccoli monologhi. Si consideri poi che anche l’ordine delle interviste è un po’ opinabile e non particolarmente organizzato.

Gulag

Detto ciò, occorre dire che questa è senz’altro una lettura che consiglio a chiunque voglia rendersi conto di cosa sia stata l’Unione Sovietica, di quanto traumatica sia stata la sua dissoluzione e di quanto siano difficili i tempi moderni per il popolo di questi stati, ora in lotta tra loro, in una continua contrapposizione di nazionalità (russi, armeni, azeri, ceceni, ecc.).

La gente, proveniente da ogni parte della Russia, da ogni ruolo sociale, sesso, età, ci racconta la propria conoscenza, percezione e visione della vita sociale nel più grande paese del mondo, raccontando ora gli orrori dei gulag staliniani, ora quelli delle guerre passate o più recenti, ora i drammi dell’estrema povertà, ora il rimpianto per la perdita di un ordine, un modus vivendi, un tenore che si sono persi con la dissoluzione dei soviet, ora le speranze della perestrojka e della rivoluzione eltsiniana, ora il disagio per queste ultime, la perdita di riferimenti di un popolo che, spesso, non voleva uscire dal socialismo, ma solo avere un po’ più di libertà e che si è trovato proiettato in un capitalismo selvaggio, assai diverso da quello occidentale, nel quale agli oligarchi politici si sono sostituiti degli arricchiti violenti e spesso criminali.

Ne emerge più che un quadro, un mosaico o piuttosto un collage di storie, di vite, di visioni della Russia e degli altri stati che avevano un tempo costituito la seconda superpotenza mondiale. Manca forse una visione unitaria e forse un’attività di selezione da parte dell’autrice, che porta il volume a essere, mi parrebbe, un po’ troppo lungo, essendo, a mio vedere, forse stato sufficiente ridurlo di un terzo, per ottenere lo stesso effetto informativo ed emotivo, senza stancare inutilmente il lettore.

Gorbacov ed Eltsin

Un ultimo appunto per quanto riguarda il titolo. La prima parte “Tempo di seconda mano” è stata quella che mi ha indotto a preferire la lettura di questo volume ad altri della stessa autrice, essendo sensibile alle tematiche “temporali”. Mi è parso, però, un tipico titolo “inganno per il lettore”. È vero che c’è una giustificazione per la sua scelta, dato che vuole evidenziare come in Russia si sia vissuto “male” il tempo, divenendo questo “di seconda mano” in quanto “tempo meno buono”, ma non ho trovato alcuna centralità per questo tema, se non nel fatto che quasi tutti gli intervistati si lamentavano di come fossero andate le loro vite o di come stessero andando. Il sottotitolo “La vita in Russia dopo il crollo del comunismo”, invece è più corretta, anche se molti dei ricordi degli intervistati riguardano l’epoca sovietica, ma è piuttosto banale e poco attrattivo.

Insomma, lettura da fare senz’altro, ma, per quanto riguardava la speranza di poter scoprire una nuova autrice cui appassionarmi, come è stato per premi nobel come Pirandello, Hesse, Marquez, Saramago, Yan, Golding, Camus e Mann o almeno da leggere con piacere come Grass, Vargas Llosa, Morrison, Böll, Beckett, Quasimodo, Neruda, Russell, Yeats, France, Kipling o Carducci l’esito è stato abbastanza negativo.

 

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3 responses to this post.

  1. […] Svetlana Aleksievic – Tempo di seconda mano – La vita in Russia dopo il crollo del comunismo – (ebook) – saggio politico […]

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  2. […] di Doris Lessing, Orhan Pamuk, Alice Munro, Patrick Modiano o persino della recentemente premiata Svetlana Aleksievic. Tra i nobel di questo secolo il solo che potrebbe confrontarsi con un Mo Yan è forse Mario Vargas […]

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  3. […] a Svetlana Aleksievic mi pare che siamo di nuovo dalle parti del quesito su Fo e Dylan: cosa c’entra il giornalismo con […]

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