LA CHIMICA DEL THRILLER

Leggendo “Concerto per archi e canguro” di Jonatham Lethem e  “Il richiamo del cuculo” di Robert Galbraith ho cominciato a interrogarmi su cosa ci sia nei gialli che fa sì che non riesca ad amare questo genere letterario. La lettura de “La chimica della morte” mi offre l’occasione per approfondire la riflessione.

Credo che sia abbastanza corretto dire che la principale differenza tra un giallo e un thriller sia che un giallo ruota attorno a un delitto già avvenuto, non deve spaventare e si concentra soprattutto su come risolvere un dato mistero, mentre un thriller crea un’atmosfera di paura e angoscia, senza riguardare necessariamente un delitto.

La chimica della morte” è stato a volte definito un giallo e il suo autore Simon Beckett è stato definito un giallista.

Dell’autore non ho letto altro, ma direi che la definizione di giallo per “La chimica della morte” non è scorretta, dato che vi compaiono dei delitti e un’indagine di polizia. Si potrebbe persino dire che è un poliziesco, anche se il principale investigatore non fa parte di tale corpo, pur aiutando i poliziotti.

Di solito io, però, non amo i gialli, mentre questo mi è piaciuto. Mi sono dovuto interrogare sul perché.

La risposta credo sia nel fatto che oltre a essere un giallo, questo romanzo è, soprattutto, un thriller.

I delitti, infatti, avvengono nel corso della storia e, già in questo, ci discostiamo dalla definizione appena data di giallo. L’atmosfera, poi, direi che si può in effetti definire angosciante, se non addirittura paurosa (almeno per protagonisti).

Sono punti a favore di questo romanzo:

  • il succedersi incalzante degli eventi;
  • il coinvolgimento personale del protagonista, un medico antropologo forense, che aiuta la polizia nell’indagine, ma è anche collegato alle vittime;
  • l’ambiente ristretto (il villaggio della periferia londinese Manham), che rende il lettore più partecipe delle vicende degli abitanti;

    Simon Beckett (Sheffield, 1968) Scrittore e giornalista inglese, prevalentemente di gialli.

  • i precisi riferimenti ai processi di decomposizione, con interessanti annotazioni scientifiche.

Caratteristiche che corrispondono più a quelle di un thriller che di un giallo.

Quello che non amo nei gialli è, soprattutto:

  • la ricostruzione a posteriori degli eventi, che finiscono per essere raccontati e non vissuti;
  • il distacco emotivo dell’investigatore dalle vicende personali della vittima.

Caratteristiche assenti ne “La chimica della morte” e ulteriori punti a suo vantaggio.

Perché mi ostino a leggere libri classificati come gialli, se non amo il genere? In realtà, se li leggo, è spesso per altri motivi. Nel caso de “Il nido del cuculo” è stato per l’apprezzamento dell’autore (la Rowling che si nasconde dietro lo pseudonimo di Galbraith), per “Concerto per archi e canguro” per l’ambientazione fantastica e, per “La chimica della morte” per le buone recensioni e il bell’incipit, oltre al fatto che non avevo focalizzato che potesse essere un giallo. Mi aspettavo piuttosto qualcosa sul filosofico.

L’attenta analisi del processo di decomposizione su cui si basano soprattutto le indagini di David Hunter mi hanno fatto riflettere su quanto poco accurati siano invece altri romanzi, film o telefilm in merito. In particolare penso ai tanti telefilm sugli zombie ora in circolazione .

Avete mai visto le orde di morti viventi di, pur apprezzabili serie televisive come “Walking Dead”, “Nation Z” o “The strain”. Dove sono gli insetti? Dove sono i vermi? E, soprattutto, dove sono finite le mosche? Se uno suda in campagna, mosche e moscerini si precipitano. Se un corpo va in putrefazione, si riempie subito di una miriade di insetti. Perché gli zombie, con tutta quella carne in decomposizione, quelle ferite aperte, non ne sono circondati.

La prossima volta che fanno un film sugli zombie dovrebbero prima leggere un romanzo di Simon Beckett o consultarlo. Chissà come sarebbe un suo romanzo gotico!

Insomma, un bel thriller, scritto con cura e attenzione a dettagli spesso trascurati, coinvolgente e intelligente.

 

 

P.S. “La chimica della morte” è il primo romanzo di una serie con protagonista il medico forense David Hunter.

La serie comprende:

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One response to this post.

  1. […] Simon Beckett – La chimica della morte – (ebook) – romanzo […]

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