LA CULTURA DELLA CONDIVISIONE

Risultati immagini per l'impero di azad iain banksVi è mai capitato di voler interrompere la lettura di un libro? Per me abbandonarne uno a metà è peggio che lasciare un cane sull’autostrada, eppure da quando ci sono gli e-book mi ero detto che dovevo convincermi a questa pratica barbara (abbandonare i libri, non certo i cani!). Una cosa era lasciare a metà un costoso volume cartaceo, altra cosa, mi sembrava, era lasciare a metà un “etereo” file. Ho migliaia di libri da leggere e mi fa un po’ rabbia perder tempo su qualcosa che non merita. Da quando mi sono dato questo crudele proposito, però, rarissimamente mi è riuscito di metterlo in atto. Ogni libro merita di essere letto (o scritto). Ogni libro può darci qualcosa, se non altro far capire come non si scrive un libro.

Se in tutta la mia vita di lettore di cartacei, ricordo di aver fatto abortire solo la lettura di Mistres Branican di Jules Verne (ero a quelle che allora si chiamavano elementari), da quando mi sono ripromesso di praticare l’aborto degli e-book, l’ho esercitato solo con “Donne che corrono con i lupi” di Clarissa Pinkola Estés. E stiamo parlando, di uno che legge almeno una cinquantina di libri all’anno (ai tempi dell’infanzia non li contavo, ma ero oltre i cento)!

Questo per far capire quanto mi ripugni il gesto. Eppure leggendo le prime cento pagine de “L’Impero di Azad” (“The player of Games” – 1988) di Iain M. Banks, più volte sono stato tentato di dire “basta, lo mollo qui”.

La mia repulsione per l’aborto letterario è stata questa volta ampiamente ricompensata: tanto mi avevano annoiato le prime cento pagine, tanto mi hanno coinvolto e appassionato quelle successive.

Il romanzo l’avevo scelto seguendo i consigli di lettura di Mark Zuckerberg (il fondatore di Facebook). Sebbene il personaggio sia importante, non ha molto a che fare con la letteratura o la saggistica, ma i titoli suggeriti erano tutti interessanti e me ne sono procurato alcuni. Tra questi c’era “Rational ritual”, che ho letto qualche tempo fa e che non mi aveva entusiasmato particolarmente. Leggendo dunque le prime pagine de “L’Impero di Azad”, mi dicevo: “ma cosa segui a fare i consigli di uno che di libri non ne sa nulla?” Per fortuna che l’ho fatto, perché la storia è, nel complesso, interessante e avvincente.

Iain M. Banks

La prima parte (da bruciare) ci mostra una galassia popolata da umanoidi che vivono secondo le regole della cosiddetta Cultura. Gente che vive in pace, non ha più bisogno di leggi, non si serve di denaro e passa il tempo a fare giochi di società. Uno dei migliori giocatori, viene reclutato per andare a giocare una strana partita in un Impero interstellare ai confini dei mondi della Cultura. Da questo punto si cambia del tutto ritmo e il romanzo decolla. Sarebbe bastato cancellare o ridurre a 5-10 pagine le cento precedenti per farne un gran libro!

L’Impero è una struttura gerarchica, militarizzata e piena di regole, che decide le carriere e la politica mediante un gioco detto Azad, termine dai molteplici significati. In base al piazzamento nel gioco, viene deciso il ruolo sociale di ciascuno e persino la carica di Imperatore, che, ovviamente, è il giocatore migliore.

I dettagli del gioco non vengono esplicitati nel romanzo, ma se ne comprende abbastanza da venirne coinvolti. Piuttosto sviluppata è anche la caratterizzazione dei due popoli, quello della Cultura che cambia sesso come si cambia vestito, quello dell’Impero, diviso in tre sessi, con ruoli sociali ben diversi tra loro. Completamente diversa è la visione delle cose per la Cultura e l’Impero.

Posso immaginare che ciò che può aver incuriosito l’inventore di Facebook sia il fatto che la Cultura si basa sul libero scambio delle conoscenze, sulla collaborazione e la condivisione, vero spirito di internet, in contrapposizione al mondo delle accademie, della cultura chiusa e autorefenziale. Nell’Impero i migliori giocatori sono quelli che hanno frequentato scuole speciali, accessibili solo a élite del terzo sesso, gli apici.

Mi è piaciuta anche l’ambientazione dell’ultima partita, sul Pianeta di Fuoco: un mondo con un forte rigonfiamento equatoriale, per cui ci sono due grandi oceani, non comunicanti, uno a nord e uno a sud. Ipotesi assai plausibile, che porterebbe creare due ecosistemi marini paralleli ma diversissimi: un esperimento evolutivo affascinante. Un po’ meno plausibile è l’idea che l’anello di terraferma sia percorso da un’onda di fuoco che, perennemente fa il giro dell’equatore, permettendo a piante e animali di risorgere ogni volta dalle ceneri. Un mondo di fenici! Altro interessante adattamento evolutivo.

Strano romanzo di fantascienza sociologica, insomma, in qualche modo imparentato con “Hunger games”, se non altro per la centralità del gioco nella vita sociale, e ricco di riflessioni sociologiche ed evolutive. Peccato solo che l’onda di fuoco non sia riuscita a bruciare le prime pagine!

 

E ora?

Ora cercherò di leggere qualcun altro dei libri suggeriti da Mark Zuckerberg:

1) Ibn Khaldun, La Muqaddimah

2) Yuval Noah Harari, Sapiens

3) Michelle Alexander, Il nuovo Jim Crow

4) Moisés Naìm, La fine del potere

5) Ed Catmull, Creatività, Inc

6) Steven Pinker, The better angels of our nature

7) Eula Biss, Sull’immunità

8) Iain M. Banks, L’Impero di Azad

9) Sudhir Venkatesh, Leader di una gang per un giorno

10) Thomas S. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche

11) Peter Huber, Orwell’s Revenge

12) Vaclav Smill, Energy

13) Henry M. Paulson, Dealing with China

14) Michael Suk Young Chwe, Rational Ritual

15) Eula Biss, On immunity

O magari potrei leggere qualche altro romanzo del Ciclo della Cultura di Banks:

 

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3 responses to this post.

  1. […] lo sguardo al vento” (2000) ritroviamo la Cultura, che avevo avuto modo di scoprire leggendo “L’Impero di Azad” (1988), ma il romanzo è del tutto autonomo. Mi pare, infatti, di capire, che le opere di questo […]

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  2. […] Iain M. Banks – L’Impero di Azad – (ebook) – romanzo fantascientifico […]

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  3. […] “The Player of Games” (“L’impero di Azad”) di Iain M. Banks; […]

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