RIFLESSIONI POST-CALVINIANE SULLA SCRITTURA

Per spiegare cosa sia il libro “Lezioni americane” di Italo Calvino, mi pare utile citare wikipedia che recita:

<<Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio è un libro basato su di una serie di lezioni preparate da Italo Calvino nel 1985 in vista di un ciclo di sei lezioni da tenere all’Università di Harvard, nell’ambito delle prestigiose “Poetry Lectures” – intitolate al dantista e storico dell’arte americano Charles Eliot Norton. Il ciclo, previsto per l’autunno di quello stesso anno, non si è mai tenuto a causa della morte di Calvino avvenuta nel settembre 1985. Alla data della morte, l’autore aveva terminato tutte le lezioni tranne l’ultima. Il libro fu pubblicato postumo nel 1988. Quando Calvino morì, non aveva ancora pensato a un titolo italiano. La moglie Esther Judith Singer racconta che aveva dovuto pensare prima al titolo inglese, Six Memos for the Next Millennium>>.

Sempre secondo wikipedia:

<<Ogni lezione prende spunto da un valore della letteratura che Calvino considerava importante e che considerava alla base della letteratura per il nuovo millennio. L’ordine delle lezioni non è casuale; segue, infatti, una gerarchia decrescente; si comincia dalla caratteristica più importante (la leggerezza) e si procede con la trattazione di quelle meno essenziali.

  1. Leggerezza
  2. Rapidità
  3. Esattezza
  4. Visibilità
  5. Molteplicità
  6. Coerenza (solo progettata)>>

 

Mi voglio qui limitare solo ad aggiungere che mi sarei aspettato, visti i titoli delle lezioni, delle dissertazioni più generiche, sui sei (cinque, di fatto) concetti, invece Calvino affronta ogni tema con ricchi e abbondanti riferimenti a opere letterarie di vari autori, compreso, talora, lui stesso.

Più che parlare di ciò che Calvino ha scritto (sarebbe un po’ come fare la recensione di una recensione, visto che parla di numerose opere letterarie), vorrei fare alcune semplici riflessioni sui concetti da lui affrontati.

Interessante è aver collocato la “Leggerezza” al primo posto. È infatti uno dei requisiti che più spesso manca alle opere più osannate dalla critica letteraria, eppure mi ritrovo d’accordo nel voler dare importanza a questa caratteristiche delle opere. Personalmente in passato ho parlato piuttosto di “semplicità”, ma semplicità in fondo vuol dire, in letteratura, anche levità. Amo i testi complessi e intricati, ma da lì occorre partire alla ricerca della massima semplicità. Solo grandissimi (e pochissimi) capolavori sanno essere leggeri e profondi nello stesso tempo,

La “Rapidità” è forse la virtù più ricercata dalla scrittura moderna, che non ha tempo, non può attardarsi, mal sopporta le lunghe descrizioni ottocentesche e vuole testi veloci e taglienti come lame in volo.

Qualcuno ama parlare di ispirazione, di istinto, di spontaneità, ma queste sono cose che poco hanno a che fare con la letteratura, che è invece una scienza precisa, “Esatta”, frutto di lavoro, ricerca, ponderazione, riequilibrio, tagli sofferti, aggiunte faticate, in cui ogni parola ha un peso preciso e basta poco a far perdere il suo equilibrio a una frase e farla precipitare in qualche abisso, che sia quello della banalità o quello della confusione o altro baratro tragico.

“Mostrare non raccontare” raccomandano tanti maestri di scrittura. Eppure ci sono opere che raccontano e basta e non per questo non sono celebri e amate. La regola però è importante, anche se, come ogni regola, può non essere rispettata. Rendere visibili i concetti. Dare corpo alle idee e rendere astratte e poetiche le cose più concrete, questo, per me, è fare letteratura.

Molteplicità”? Difficile rendere un’opera “molteplice”. Lo è, per me, se si arricchisce di diversi temi, di diversi personaggi, di diverse sensazioni. Eppure qui l’autore deve fare molta attenzione, perché se a un minestrone aggiungiamo troppi ingredienti alla fine somiglierà solo al secchio della spazzatura. Il dosaggio è importante in ogni cucina. Quali siano i possibili ingredienti l’ho già scritto più volte (si legga per esempio la mia recensione del ciclo di Harry Potter o la più recente della saga della Torre Nera) e non mi vorrei ripetere qui.

Di “CoerenzaCalvino non ci parla, ma è qualcosa cui ogni scrittore deve prestare attenzione. Banalmente non possiamo scrivere una storia di ambientazione medievale e poi far prendere il treno al nostro protagonista. Questo errore non lo farebbe nessun autore (spero!), ma affinando le differenze, spesso si rischia di mettere in bocca a un personaggio espressioni che non sono del suo tempo e della sua cultura, oppure si rischia di dare uno sviluppo alla trama che non è coerente con il suo incipit o di muoverci incoerentemente da un genere letterario all’altro (altra cosa è la commistione di generi).

Queste sono banali riflessioni mie, indotte dalla lettura del testo di Calvino, ma moltissimo altro si potrebbe dire e scrivere in materia, questo però non è lo spazio adatto.

Mi limito a dire che se il libro mi ha fatto riflettere (per quanto modestamente mi riesca), non può che essere un buon libro.

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2 responses to this post.

  1. Mi piace molto leggere i tuoi post, semplici, intuitivi e istruttivi: grazie! 65Luna

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  2. […] Italo Calvino – Lezioni americane – Sei proposte per il prossimo millennio – (ebook) – saggio letterario […]

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