UN THRILLER STORICO DA LIMARE UN PO’

Copertina I guardiani della storiaUltimamente leggo soprattutto e-book, ma ho ancora tantissimi cartacei da leggere. Tra questi, c’era, regalatomi qualche tempo fa, “I guardiani della storia” di Elisabetta Cametti (Giunti Editore).

Il volume mi incuriosiva soprattutto per due motivi: il titolo ricorda quello di una serie di romanzi che ho scritto e pubblicato in parte (“I guardiani dell’ucronia”) e si presenta come un thriller storico, genere che mi interessa. Leggendo poi la biografia di Elisabetta Cametti ho notato alcune somiglianze con la mia: è un po’ più giovane di me (1970 contro 1964), è laureata in Economia e Commercio, si è occupata di marketing, inoltre è italiana, anche se il suo romanzo ha un po’ l’impostazione dei thriller americani, con una protagonista che come si legge nel risvolto di copertina è “bionda, combattiva, porta spesso i tacchi alti, dorme quattro ore per notte e adora gli animali”. Si tratta di “Katherine Sinclaire, direttore generale della 9Sense Publishing, una delle più potenti case editrici mondiali”.

Un’autrice italiana che scelga come protagonista un’inglese già mi insospettisce un po’. Per carità, la cosa in sé non è certo un problema, in fondo io stesso non ho scritto un romanzo su un’eroina francese (Giovanna D’Arco in “Giovanna e l’angelo”)? La cosa però non mi convince molto. Per fortuna la seconda parte del romanzo si sposta in territorio italico e si comincia a parlare di etruschi.

Gli etruschi veri però compaiono solo indirettamente, dato che l’indagine si sposta sul Lago di Bolsena in un luogo a loro sacro, che ricorda un po’ qualche spelonca archeologica alla Indiana Jones, con avventure che si fanno via via più rocambolesche, con riti misterici e labirinti impenetrabili.

Elisabetta Cametti

Il romanzo avrebbe un certo potenziale, ma un buon editing sarebbe stato utile, non certo per errori grammaticali o sintattici, essendo scritto abbastanza bene, ma per alcuni piccoli salti logici, varie ripetizioni e alcune leggerezze descrittive che mi hanno un po’ irritato nella lettura. Purtroppo queste sono cose che ci fanno apprezzar meno un’opera anche quando la sua qualità complessiva sarebbe superiore.

Sono piccole cose, ma hanno il loro impatto. Citerei qualche esempio per farne capire meglio la natura:

A pag. 589 leggo:

“<<È l’acqua che ha fatto crollare il pavimento.>>

<<Cioè?>>

Dopo essersi caricata Bianca sulla spalla, Jethro si avvicinò al dislivello da cui si erano calati e colpì la superficie con un calcio. Un rumore acuto echeggiò nella galleria.

<<Metallo…>>

<<E quindi?>>”

Segue spiegazione. Nuova domanda. Ulteriore spiegazione. Il “Cioè?” sembra abbandonato a se stesso e la brillante Katherine pare un po’ scema (e non solo qui). Non era una tipa tosta, aggressiva e rampante?

Anche esclamazioni come:

“<<Dove? Siamo imprigionati qui sotto, senza scampo!>>” (pag. 584)

Mi suonano poco naturali.

Sempre nella stessa parte del libro (pag. 586) i protagonisti finiscono in una barca, che presumerei essere piccola, tipo barca a remi, dato che sono dentro un edificio sotterraneo. Non sembra che siano scesi dalla barca, ma leggiamo:

“Katherine notò che Jethro barcollava. Si teneva la spalla destra con la mano sinistra e trascinava una gamba.”

Ma non eravamo in barca? Di solito non ci si muove così tanto. O forse sono già scesi?

Poco dopo, in effetti, Katherine

Elisabetta Cametti

“Strisciando carponi, raggiunse il corpo della ragazza.”

O la barca è grande o ne sono usciti.

Poche righe dopo però leggo:

“la distese sulla panca della barca.”

Una barca con una panca (una sola) fa pensare sia davvero a remi. Ci sono tornati sopra o non ne sono mai scesi?

Ci sono poi alcune descrizioni dettagliate che mi sono parse superflue, tipo (pag.291):

“Le mani nelle tasche dei pantaloni cargo beige che poggiavanosu paio di scarponi da trekking in goretex con la suola in vibram scolpita, un pile leggero chiuso fino al collo e sopra un altro pile spesso con la cerniera slacciata.”

Peccato che l’autrice si sia dimenticata di descrivere mutande e calzini!

Oppure (pag.289):

“<<Dove sei?>>

<<Scesa adesso da una Mercedes ML nera noleggiata all’aeroporto di Malpensa>>”

Ma cosa importa da che auto è scesa e dove l’ha presa? Dato che è ai piedi del Monte Rosa, poteva bastare dire questo. Serve a descrivere il personaggio (che viaggia in Mercedes), ma disturba la lettura.

Sono dettagli, ma il romanzo è pieno di queste piccole divagazioni che nell’insieme distraggono e annoiano.

Aprendo sempre a caso il libro (pag. 255) leggo ancora (poi non vi tedierò più con altri esempi):

“A piedi nudi Katherine uscì dalla stanza, attraversò l’appartamento buio fino alla porta del ripostiglio. La aprì, accese la luce, sollevò l’anta scorrevole dell’armadio e tirò fuori una scatola di cartone.”

Dire che è a piedi nudi aiuta a descrivere il personaggio? Può essere. Ma una descrizione così precisa per dire solo, poco dopo che ha preso dall’armadio quattro bombolette spray, quando invece nell’episodio del fiume sotto l’Isola di Bolsena, manco si capisce se i personaggi sono in barca e che cavolo di barca è, mi pare contraddittorio.

Le cose banali e ovvie, che tutti conoscono e capiscono, non dovrebbero necessitare di descrizioni. Se descrivo una situazione particolare, invece, occorre essere precisi, perché la scena non si visualizza altrettanto facilmente.

Che dire poi delle parti in corsivo, in cui leggiamo direttamente i pensieri dei personaggi? L’approccio letterario è accettabile, ma il realismo dei pensieri lascia piuttosto a desiderare.

Anche la trama è poco coerente nel suo passare da vicende aziendalistiche e conflitti familiari a misteri etruschi. Avrei gradito un maggior approfondimento della storia etrusca. Un simile popolo avrebbe potuto offrire maggiori spunti.

Insomma, non posso che augurare a Elisabetta Cametti (anche se ha pubblicato con Giunti, è pur sempre un’autrice esordiente al suo primo libro) di trovare un editor di cui fidarsi e che la aiuti a bilanciare meglio i suoi prossimi testi, che sembrano avere molte delle caratteristiche di alcuni bestseller americani, con ambientazioni esotiche (come posso sembrare gli etruschi da quelle parti), manager d’assalto proiettati in giro per il mondo, morti sospette e misteri mistici.

 

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