COME NON SCRIVERE UN’UCRONIA

Sebbene sia possibile scrivere ucronie con riferimento a qualsiasi periodo storico e a qualunque divergenza temporale, due temi sembrano particolarmente amati dagli autori: cosa sarebbe successo se il nazismo e/o il fascismo non avessero fallito e come sarebbe il mondo se l’impero romano non fosse caduto.

Tra le opere che tentano di rispondere al secondo quesito viene citato spesso “Romanitas” dell’autrice inglese Sophia McDougall (2005), il primo volume di una trilogia.

Il romanzo è ambientato nell’anno 2757 dalla fondazione di Roma (2003 d.c., essendo Roma stata fondata nel 753 a.c.) e immagina che, ancora ai giorni nostri, l’impero romano non si sia mai estinto e domini ancora su gran parte del mondo, Americhe comprese.

Non è chiaro in quale periodo l’autrice abbia posto la divergenza ucronica, il momento cioè in cui la storia da lei narrata si distacca dalla Storia reale. Per scrivere un’ucronia è bene aver chiaro quando si entra in un tempo di fantasia. In ogni caso, considerato che l’Impero Romano d’Occidente cadde nel 476 d.c., dovremmo immaginare quantomeno oltre un millennio e mezzo di storia reinventata e l’autrice ce ne fa un sunto a fine volume. Quante cose succedono in 15 secoli? Innumerevoli. Quante cose possono succedere allo stesso modo in cui sono realmente successe se mutiamo una premessa fondamentale come l’esistenza di un impero mondiale nell’arco tutto tale periodo? Riterrei ben poche, anche se ci sono ucronici deterministi che ritengono che la Storia tenda sempre a riprendere il suo corso. Personalmente disapprovo questa visione: ogni minima variazione muta gli eventi in modo radicale. È il famoso “effetto farfalla”, quello secondo cui il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano nell’altro emisfero, concetto citato e che dà il titolo anche a un bel film del 2004 diretto da Eric Bress e J. Mackye Gruber (“The butterfly effect”). Se quella farfalla non batte le ali, la Storia è mutata irrimediabilmente. Quello che avviene in alcune opere di fantascienza, per esempio il celebre “Ritorno al futuro” dove qualcuno muta il proprio passato, impedendo la propria nascita, ma poi rimette le cose a posto, non ritengo abbia alcun senso.

Come possiamo immaginare un mondo trasformato da 1.500 anni di storia alternativa? Secondo me dovrebbe essere un mondo diversissimo e le differenze non possono certo limitarsi a quelle della premessa, cioè all’esistenza di un impero, di un imperatore, di una lingua comune (ancora il latino? Le lingue non evolvono?), di un esercito formato da centurioni e alla diffusione del sesterzio come valuta, eppure è questo che l’autrice immagina, con uno sforzo di fantasia davvero modesto. Certo, McDougall si inventa tre o quattro neologismi per descrivere oggetti comuni, per esempio parla di longdictor per indicare il telefono, di longvision per la televisione e di spiroali per gli elicotteri, ma tanto valeva che avesse lasciato loro i nomi originali, dato che avevano già origini greco-latine e quindi plausibili. Quello che non si capisce è come questi possano esistere in un mondo divergente. Come possiamo immaginare la rivoluzione industriale senza l’impero inglese? Accanto a longvision e longdictor poi troviamo tutto l’apparato tecnologico, sociale e organizzativo moderno: automobili, autostrade, fotografie, telecomandi, cassaforti, autisti, barche da diporto, valige, motovedette, fucili, motori vari, infermiere, processi e prigioni.

Come autore ucronico trovo tutto ciò semplicemente irritante. Pur non potendo negare che “Romanitas” sia un’ucronia, dato che ci mostra un mondo che ha cambiato strada e pur ammettendo che l’avventura raccontata sia abbastanza piacevole e a tratti persino avvincente, mi disturba pensare che l’occasione di creare un mondo alternativo sia stata sprecata in modo così squallido. La storia narrata poteva essere inserita tranquillamente in un contesto non allostorico. L’erede al trono poteva ben essere l’erede al trono di un mondo fantasy qualunque o di un regno europeo reale o immaginario e l’opera c’avrebbe guadagnato in credibilità e soprattutto non avrebbe prestato un tale pessimo servizio alla causa dell’ucronia, genere letterario dagli enormi potenziali ma ancora così poco trattato. Scrivere ucronie con tanta leggerezza può solo servire a non dare dignità al genere e sembra solo un espediente per rendere più interessante la storia.

Sophia McDougall

Molto meglio allora leggere “Roma eterna” (2004) di Robert Silverberg, che, sebbene non inventi un mondo del tutto originale, almeno ci lascia in un impero che è tutto sommato mutato poco. Mi pare, insomma, più plausibile che la permanenza di un impero porti a un rallentamento dei mutamenti, che non che lasci che tutto scorra come se la sua esistenza sia indifferente per la Storia.

Sicuramente più interessante è una delle più antiche ucronie, quella scritta nientemeno che da Tito livio (“Libro Nono ab Urbe Condita”) che fa scontrare i Romani con Alessandro Magno.

Più fantasioso parrebbe anche “Basil Argyros” di Harry Turtledove con l’impero bizantino che non cade e Maometto convertito al cristianesimo e più realistico “Imperium Solis” (2009) di Mario Farneti sull’Imperatore Giuliano.

Mi chiedo poi, che bisogno ci fosse di dotare la giovane Una di poteri telepatici. Possiamo immaginare che dopo tanti secoli sia avvenuto qualcosa che favorisce lo sviluppo nella popolazione di un simile potere, questo farebbe spostare la storia nei campi del paranormale se non del fantascientifico ma in letteratura tutto è possibile, basta giustificarlo adeguatamente.

I poteri di Una, invece, non trovano alcuna motivazione storica, si tratta solo di una contaminazione tra ucronia e paranormale, ma del tutto immotivata anche, direi, dal punto di vista narrativo. Le capacità della ragazza aiutano il gruppetto che difende il principe ereditario ad affrontare meglio alcune difficoltà, ma sembra una sorta di deus-ex-machina ripetuto.

Non ho nulla contro la contaminazione di generi e io stesso (come autori più importanti quali Turtledove) mescolo ucronia e fantascienza, ma credo che gli elementi fantastici dovrebbero trovare la loro ragione nello sviluppo storico alternativo.

Peccato, insomma, per questo romanzo, la cui idea di fondo era buona, sebbene non originalissima (l’impero romano sopravvissuto fino a oggi) e la cui trama è abbastanza articolata e gradevole: se solo l’autrice avesse saputo utilizzare meglio la propria fantasia, ne sarebbe potuto venir fuori un lavoro interessante.

 

Cinquale, 13/08/2014

Annunci

4 responses to this post.

  1. […] prima volta che qualcuno immagina un’ucronia con al centro l’Impero Romano, basti pensare a “Romanitas” di Sophia McDougall, che come “Roma Eterna” immagina che l’Impero Romano duri fino ai […]

    Rispondi

  2. […] Romanitas – Sophia McDougall – (cartaceo) – romanzo ucronico. […]

    Rispondi

  3. […] mondi in cui Colombo non scopre l’America, i tedeschi vincono la Seconda Guerra Mondiale, Roma non crolla, le Torri Gemelle sono ancora lì, Giovanna D’Arco sopravvive al rogo e così […]

    Rispondi

  4. […] maggiormente si avvicinano a “VIA DA SPARTA” sono “Roma eterna” di Robert Silverberg e “Romanitas” di Sophia McDougall che immaginano il prolungarsi fino ai giorni d’oggi dell’Impero […]

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: