LE MENZOGNE DI UN AMORE IN AFFITTO

Dopo aver letto le prime pagine del romanzo di Dino BuzzatiUn amore”, avevo pensato di intitolare questa recensione “Elogio della prostituzione cattolica”. La storia comincia, infatti, con una descrizione del mondo delle case chiuse a Milano nel 1960.

Nell’incipit ci sono molti degli elementi della storia:

Un mattino del febbraio 1960, a Milano, l’architetto Antonio Dorigo, di 49 anni, telefonò alla signora Ermelina.”

In poco più di una riga, Buzzati, ci presenta il protagonista, una dei personaggi principali e ci fornisce utili elementi della scena. Nelle pagine immediatamente successive, sembra mostrarci il mondo della prostituzione come una sorta di tranquillo nido in cui rifugiarsi, un piccolo mondo nascosto nel più ampio spazio del perbenismo cattolico, ma non è di questo che parla il romanzo e non è questo il messaggio. Questa è solo l’ambientazione.

Buzzati ci parla invece proprio di Antonio Dorigo, questo borghese quasi cinquantenne la cui esistenza viene sconvolta dall’incontro con una puttana (non la prima per lui) di cui si innamorerà. Laide è una ragazzina non particolarmente bella, ma che conquista subito il cuore dell’architetto. Per legarsi a lei, Antonio non le chiede di sposarla, ma le offre una sorta di contratto di prostituzione a ore, una specie di lavoro part-time, un tempo da dedicare regolarmente a lui, non necessariamente per fare sesso, ma per stare assieme in una malata imitazione di rapporto amoroso se non di matrimonio. Lui si lascia coinvolgere da questa simulazione, illudendosi che la ragazza possa provare qualcosa per lui. Lei prende la cosa per quella che è e si prende gioco dell’amante (dato che è lui stesso ad averla messa in condizione di farlo), gli mente spudoratamente e continua la propria vita, nonostante la gelosia del non giovane protettore. Lui si sforza di crederle fin quasi alla fine.

per lui nulla esisteva fuori che lei, Laide, quella spaventosa precipitazione, e nel vortice egli non poteva neppure vedere il mondo intorno, tutta la restante vita anzi aveva cessato di esistere, non esisteva più, non era mai esistita, il pensiero di Antonio era interamente succhiato da lei, da quella vertigine, ed era un patimento era una cosa terribile, mai lui aveva girato con simile impeto, mai era stato così vivo.

Dino Buzzati

Il finale stranamente sembra citare il ciclo di romanzi di Stephen King che sto leggendo ora (“La Torre Nera”):

Nella notte si guarda intorno. Dio Dio che cos’č quella torre grande e nera che sovrasta? La vecchia torre che gli era sempre rimasta sprofondata nell’animo da quando era ragazzo. Della terribile torre però poco fa, nel turbine, si era completamente dimenticato, la velocità il precipizio gli avevano fatto dimenticare l’esistenza della grande torre inesorabile nera. Come aveva potuto dimenticare una cosa così importante, la più importante di tutte le cose? Adesso era là di nuovo si ergeva terribile e misteriosa come sempre, anzi sembrava alquanto più grande e più vicina.

Un amore” è stato ideato nel 1959 e pubblicato nel 1963. Gli otto romanzi del Ciclo della “Torre Nera” furono pubblicati dal 1982 al 1912. King dichiara di essersi ispirato al racconto “Childe Roland alla torre nera giunse” di Robert Browning. Anche Buzzati scrivendo quel paragrafo pensava allo stesso testo? Forse no, ma la coincidenza mi ha colpito.

Nel suo descrivere l’illusione d’amore di un uomo maturo verso una ragazza giovane, il romanzo fa pensare a “Lolita” di Nabokov (1955) o a “L’Angelo Azzurro” di Josef von Sternberg (1930).

È, insomma, più che opera di costume, sull’Italia del boom economico, piuttosto opera sulla debolezza umana, sulla potenza dell’amore, in grado di domare uomini maturi come ragazzini, di superare le convenzioni della morale vigente, di rendere l’uomo incapace di ragionare e di dominare i propri sensi.

La lettura parte bene e la storia regge anche nell’insieme, ma devo confessare di aver provato una leggera stanchezza nel finale, forse per un certo eccesso di dubbi e di riflessioni del protagonista (ma non dicono che è questo anche il difetto del mio “La bambina dei sogni”?). Certo non mi è parso pari a quel capolavoro, scritto da Buzzati, che è “Il Deserto dei Tartari” e, forse, gli ho preferito persino “Sessanta Racconti” e “Il Segreto del Bosco Vecchio”, ma rimane comunque una buona lettura, piacevole anche a distanza di oltre sessant’anni.

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2 responses to this post.

  1. devo recuperarlo

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  2. […] Un amore – Dino Buzzati – (e-book) – romanzo. […]

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