LA BAMBINA DEI SOGNI – 3 – LA BAMBINA DEL SOGNO

La bambina dei sogni - Carlo Menzinger di Preussenthal3 – LA BAMBINA DEL SOGNO

Solo ieri ci incontrammo dentro un sogno

(Il Profeta – Kahlil Gibran)

Il giorno dopo, alzata la serranda su una mattina ancora fuligginosa, baciai Laura, per farla svegliare. Sprofondata nelle coperte, era ancora calda della notte e profumata d’infanzia.

– Ho sognato una bambina – mi disse prima ancora di aprire i suoi piccoli immensi occhi – Ha detto che era mia sorella. Ho una sorella?

– No, amore. È stato solo un sogno – le carezzai le guance morbide.

Aprì gli occhi e si tirò a sedere sul cuscino.

– Lo so, ma la bambina era vera. Verrà a vivere con noi. È simpatica. Vorrei tanto avere una sorella! – era così allegra mentre lo diceva, che mi faceva male pensare di doverla deludere.

– Hai molte amiche, Laura – protestai. Era la classica scusa di mia moglie alle sue richieste di incrementare la famiglia.

– Anche lei sarebbe mia amica. È carina. Mi piacerebbe come sorella.

Non le avevo mai parlato del mio incontro con la piccola orfana, né pensavo lo avesse fatto mia moglie. Tanto meno le avevamo mai parlato dei miei pensieri in merito a far venire Elena in casa nostra. Non era la prima volta, del resto, che nostra figlia chiedeva una sorella. Sapevo che le due cose non erano connesse, ma questo suo sogno – unito a quello che avevo fatto io – mi lasciò addosso per tutto il giorno una sensazione strana. La bambina sognata da Laura non poteva essere Elena. Era solo una coincidenza, che la mia fantasia rielaborava a modo suo. Questo cercavo di pensare, ma qualcosa dentro di me non si lasciava convincere.

A cena, mentre mangiava la sua minestrina, di punto in bianco, Laura brandì il cucchiaio e, con il brodo che le colava lungo la mano, chiese:

– Cosa starà facendo la bambina adesso?

– Quale bambina? – chiese Giovanna, protendendo il tovagliolo per asciugarla.

– Quella del sogno.

– Hai sognato una bambina? – le chiese affettuosamente mia moglie, fissandola senza completare il suo gesto.

– Sì. Mia sorella.

– Tu non hai sorelle – le spiegò la mamma con voce dolce, prima di lanciarmi un’occhiataccia – Era solo un sogno.

– Questa mattina le ho detto la stessa cosa, quando si è svegliata – mi difesi.

– L’hai sognata, non è una vera bambina – aggiunsi, rivolgendomi a mia figlia.

– A volte sogno anche te e mamma. Voi siete veri, no?

– Certo che lo siamo. A volte si può sognare di persone reali, ma quello che fanno in sogno è finto. Come un cartone.

– Elena, però, era reale.

– Elena? – saltammo su, in coro, mia moglie e io. Giovanna si girò con lo sguardo di brace pronto a incenerirmi.

– Si chiama così. L’ha detto lei – precisò nostra figlia, guardandoci intimidita come se avesse pronunciato senza volere una parolaccia.

l'isola che non c'è

l’isola che non c’è

Quella sera, quando Laura si addormentò, dovetti subire il terzo grado dalla donna dagli occhi di fuoco.

– Come ti viene in mente di parlare di adozioni a Laura? Non hai cervello. Non puoi farla illudere di avere una sorella, se poi questo non si può fare, come sai benissimo.

– Ti giuro che non ho mai parlato con lei di Elena, né di adozioni, né di sorelle in arrivo. Non capisco. È solo un caso.

– Ha detto che si chiama Elena. Proprio Elena – mi aggredì. – Non può essere un caso. Quella bambina si chiama così! Come diavolo può essere un caso? Un caso. Un caso! Ma caz… Sei un idiota. Quando si parla con i bambini, bisogna fare attenzione a quello che si dice. Non si può illuderli con cose che non sono certe. La psicologia per te deve essere qualcosa che vende il salumiere…

– Ti ripeto che non capisco, ma credo sia una coincidenza. O magari ci ha sentito discuterne l’altra sera. Pensavamo dormisse, invece era sveglia.

– Ci avrebbe chiamato. Se si sveglia, non resta mai buona nel suo letto.

– Forse era curiosa ed è rimasta a sentire e poi si è riaddormentata da sola. Oppure, non so,  ci ha sentito nel dormiveglia e questo l’ha influenzata.

– Giuri di non averle detto nulla?

– Lo giuro, ma dovresti credermi, anche se non lo facessi. Dov’è la tua fiducia? Un tempo mi avresti creduto, anche se ti avessi detto di essere stato sulla luna in bicicletta.

− Un tempo. Appunto. Un tempo forse ti avrei creduto. Un tempo forse tu avresti persino provato a pedalare per raggiungerla e magari offrirmela. Ora non mi offriresti neanche una margherita.

− Non è vero. Farei di tutto per voi.

Per voi, in effetti. Non le dissi per te.

La notte stentai ad addormentarmi. Quei due sogni m’inquietavano. Ovviamente, più cercavo di trovare motivazioni razionali, meno ne trovavo e più faticavo a prender sonno.

Giovanna, invece, si era assopita tranquillamente. Le sue sole preoccupazioni erano che io le avessi mentito, come credeva ancora, e che mi fossi fissato con quella bambina, coinvolgendo Laura.

Quando finalmente presi sonno, mi ritrovai ancora sull’Isola che Non C’è, ma senza Elena e i Bambini Perduti, che mi avevano liberato, nonostante il suo ordine. Nessuna traccia delle fate. Le cinque ragazze mi erano tutte addosso e mi carezzavano, cercando di consolarmi, mentre l’angoscia mi assaliva. Restavo però cosciente di sognare. Forse non ero del tutto addormentato. Cercavo di lasciarmi andare, di lasciarmi eccitare, baciandole una dopo l’altra, più volte, percorrendo con tutta la mia fantasia  i loro corpi nudi e perfetti in una spasmodica ricerca d’estasi, ma la cosa non funzionava. Ero lì e non c’ero. Sognavo sapendo di farlo. Anche se i Bambini Perduti avevano avuto la decenza di allontanarsi e andare a giocare altrove, non riuscivo a godere della situazione come avrei voluto. Qualcosa mi turbava.

Questa volta gli indiani non si fecero vedere e potei finalmente rotolarmi con quelle ragazze da calendario nel mare ora calmo e trasparente, ma ero a disagio. Cercavo di pilotare il sogno verso situazioni sessualmente interessanti, ma sentivo come un peso, che mi sospingeva verso immagini più caste. Davvero castrante!

Nel momento in cui ero quasi riuscito a superare quel blocco, Elena comparve nuovamente, con mio grande imbarazzo. Sapevo che era solo un sogno e che volendo potevo farla scomparire. Cercai d’ignorarla per liberarmi di lei, ma inutilmente. La bambina rimase a fissarmi imperturbabile, inespressiva, ma estremamente concreta. Un incubo su cui non riuscivo ad avere alcun controllo. Mi risvegliai improvvisamente in uno stato d’agitazione, che stentò a lasciarmi per il resto della notte.

Dei mostri che avessero tentato di divorarmi, mi avrebbero spaventato meno di quella muta presenza infantile.

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6 responses to this post.

  1. Bella Scoperta il Tuo Blog!!! Complimenti,65Luna

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