LA DIFFICOLTÀ DEI RAPPORTI UMANI

David Copperfield (il tit. originale èThe Personal History, Adventures, Experience and Observation of David Copperfield the Younger of Blunderstone Rookery (which he never meant to publish on any account) è l’ottavo romanzo scritto da Charles Dickens, pubblicato per la prima volta mensilmente su rivista tra il 1849 e il 1850.

Avevo letto “David Copperfield” di Charles Dickens ai tempi della scuola elementare (quella che ora si chiama primaria), ma, a differenza di altri libri, come le opere di Verne, Salgari o London, non era certo stato un romanzo che mi aveva entusiasmato, al punto che il suo ricordo nella mia memoria è rimasto una cosa piuttosto vaga. Lo associavo in sostanza alle avventure di un piccolo orfano sfortunato e abbinavo il personaggio al più felice e simpatico Tom Sawyer di Mark Twain. Doppio errore, mi avvedo ora, rileggendo l’opera. Primo errore: considerarlo un romanzo per ragazzi. Secondo errore: pensare che parlasse di un piccolo orfano.

Mentre rileggevo la monumentale opere integrale (857 pagine nella mia edizione e-book) mi sono convinto che la versione che avevo letto da bambino dovesse esserne solo un estratto della prima parte, dato che all’inizio, in effetti, si parla delle disavventure del protagonista quando era bambino. Ho così ripreso in mano il vecchio volume e, scorrendo l’indice mi è stato chiaro che era una sintesi dell’intera opera. Ciononostante della vita di David Copperfiled da ragazzo e da adulto, a distanza di quarant’anni, non mi è rimasto nulla.

Il romanzo, oltre che una storia per ragazzi, viene considerato un “industrial novel” abbinandolo a tutte quelle opere che narrano dello sfruttamento ottocentesco di donne e bambini, cosa solo parzialmente corretta, essendo il libro anche questo, ma non solo. A mio avviso l’aspetto prevalente di questo romanzo è l’essere un intreccio di vite, (mostrandone la complessità) e una splendida rappresentazione della ricchezza, complessità e difficoltà dei rapporti umani.

I personaggi sono spesso un po’ caricaturali, cosa che forse ha contribuito a far collocare il romanzo tra le opere per ragazzi, ma il carattere marcato di molti personaggi è forse uno dei pregi di questo scritto e contribuisce a delinearne le forti tinte con cui è dipinto.

I personaggi con le loro caratterizzazioni essenziali si imprimono nella memoria (di un lettore adulto!). Come dimenticarsi del viscido Uriah Heep, dell’infido James Steerforth, del melodrammatico Wilkins Micawber, dell’autoritario Edward Murdstone, dell’ingenua Dora Spenlow, della paziente Agnes Wickfield, della triste Mrs. Gummidge, della debole Clara Copperfield, del generoso Daniel Peggotty, dello svagato Dick, solo per citarne alcuni?

Insomma, un romanzo pieno di numerosissimi personaggi, ognuno facilmente associabile a un aggettivo che lo connota meglio di altri e che lo rende unico, quasi che l’aggettivo stesso fosse parte del nome.

In più parti del romanzo la partecipazione del lettore diviene così forte, che si sente quasi indotto a intervenire. Perché, si chiede il lettore, la madre di David, sopporta così le angherie del secondo marito e della cognata? Perché David tratta così bene il serpentino Uriah Heep? Verrebbe voglia di entrare nelle pagine e intervenire. Eppure Dickens lascia scorrere la storia per la sua strada, non lascia che i personaggi siano alterati nelle loro azioni. Sembra quasi che anche l’autore avrebbe voluto che le cose spesso andassero diversamente, ma Dickens si mantiene coerente con il carattere che ha scelto per i personaggi, lasciando quasi che vivano di vita propria, e questo rende l’opera particolarmente coinvolgente. Quale risultato migliore, del resto, per un autore, di aver creato delle figure che vivono di vita propria?

La prima parte trascina subito il lettore in un mondo assurdo, per la sensibilità moderna. Il piccolo David viene sottoposto a tutti i trattamenti più sconsigliati dall’attuale pedagogia (per quel poco che ne so). Dopo le prime cento pagine avrei immaginato come sottotitolo per il romanzo “come non educare un bambino”. Ci si sarebbe aspettati che ne David venisse fuori quantomeno come uno spostato, se non un vero delinquente, ma anche qui il piccolo David conserva la sua rettitudine di carattere e il suo coraggio (ne è prova la sua fuga dal patrigno, alla ricerca di una zia mai conosciuta veramente), per diventare un adulto maturo, sensibile e intelligente.

 

Firenze, 12/11/2013 

Charles Dickens

Charles John Huffam Dickens (Portsmouth, 7 febbraio 1812 – Gadshill, 9 giugno 1870), è stato uno scrittore, giornalista e reporter di viaggio britannico.

 

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3 responses to this post.

  1. […] David Copperfield – Charles Dickens […]

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  2. […] marcate, evidenziate a volte dall’uso dei soprannomi (che qui abbondano). Leggendo “David Copperfield” avevo notato come ciascun personaggio potesse ben descritto da un singolo aggettivo, tanto era […]

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