IL METODO MILITARE DI SUN TZU

Nell’antichità non era raro che alcuni testi nascessero dalla trasmissione orale e da una serie di progressive e successive trascrizioni. Nella nostra tradizione ne sono un esempio l’Iliade e l’Odissea, la cui attribuzione a Omero è, sostanzialmente, una semplificazione. Analogamente la Bibbia e lo stesso Vangelo riportano affermazioni, discorsi e parabole il cui autore non è la stessa persona che li scrive (senza considerarne qui l’ispirazione divina).

Un esempio di tali testi provenienti dalla Cina è il Sūnzǐ Bīngfǎ, 孫子兵法 (“Metodo militare di Sun Tzu”), da noi comunemente noto come “L’arte della guerra” e attribuito a Sun Tzu.

Sun Tzu è un mitico generale del IV Secolo. Non fu lui a scrivere questo manuale, ma i suoi discepoli o discepoli di questi, in una sorta di “ipse dixit”.

Si ritrovano quindi versioni differenti del libro. Comunemente è diviso in tredici capitoli, ne sono però citati decine di altri, forse posteriori. Completano l’opera, di per sé, nella versione più nota, piuttosto snella numerosi commentari dei secoli successivi. Nelle varie versioni alcuni concetti vengono però persino rovesciati, a seconda della sensibilità del tempo in cui sono stati scritti.

Un esempio è il testo standard:

Se ti difendi sei più debole.

Se attacchi sei più forte:

In una versione antica scritta su bambù e scoperta di recente si legge, invece, al contrario:

Se ti difendi sei più forte.

Se attacchi sei più debole:

Eppure le due versioni sono in linea con lo spirito generale dell’opera: non c’è un metodo assoluto, non c’è una verità assoluta, occorre conoscere i cinque fattori e agire di conseguenza.

Il primo fattore è il Tao, il secondo è il cielo, il terzo è la terra, il quarto è il generale, il quinto è il metodo”.

Perché

Se conosci il nemico e conosci te stesso,

nemmeno in cento battaglie ti troverai in pericolo”.

E

Questi sono gli stratagemmi militari vittoriosi dei nostri avi.

Non possono essere tramandati in anticipo.

Ogni situazione è diversa, occorre valutarla e decidere di conseguenza.

La grande immediatezza e semplicità dei consigli militari, ne fanno un manuale sempre attuale non solo come principi base per una vera campagna di guerra, ma per l’applicazione a qualunque tipo di conflitto tra organizzazioni, quali per esempio delle moderne aziende.

L’attualità di questo insegnamento credo si possa riassumere soprattutto in questa affermazione:

Sottomettere l’esercito nemico senza combattere è prova di suprema abilità”.

Affatto scontato, per il comune pensare, è il messaggio contenuto in queste due affermazioni:

Non è abile chi prevede una vittoria che chiunque potrebbe conseguire.

Vincere una battaglia universalmente considerata difficile non è vera abilità”.

La vera abilità consiste nel vincere chi si può battere facilmente.

Così le battaglie degli esperti si risolvono senza vittorie straordinarie, senza acquisire grande fama derivante dalla propria saggezza e dal proprio coraggio”.

Il buon comandante è come un sasso che colpisce un uovo. Prima si accerta della sicurezza della propria vittoria e poi attacca. Troppo spesso attribuiamo valore a chi vince in imprese considerate impossibili. Si darebbe cioè, erroneamente, valore a chi mettendo a rischio se stesso, i suoi uomini e le sue risorse abbia rischiato un’impresa con una forte probabilità di insuccesso. Premiamo dunque la fortuna e non l’abilità. L’abilità sta nell’agire con le probabilità a proprio vantaggio.

Sun Tzu

Sun Tzu

Vorrei concludere con un’ultima riflessione sulle modalità con cui questo libro fu scritto, in cui ritrovo un’insolita modernità. Se un tempo la collaborazione di più mani (e voci e menti) portava alla nascita di testi come “L’arte della guerra”, oggi la scrittura ha cessato di essere l’atto di un singolo per divenire frutto di collaborazioni complesse. Spesso compare il nome di un solo autore, ma, specie nei grandi bestseller, accanto a lui ci sono decine di collaboratori che lo istruiscono e consigliano e gli forniscono dati e informazioni, spesso attingendo da altri testi o da internet, al punto che si può dire che i romanzi e i saggi moderni siano tornati a essere frutto di più menti, alcune come collaboratrici dirette, altre come sub-strato culturale dell’opera. Questo rende particolarmente difficile l’ingresso nel mercato, creando una vera e propria barriera concorrenziale, agli autori minori privi di una squadra. Per cercare di ovviare a questa difficoltà ho immaginato il processo che chiamo “web-editing”: una collaborazione tra lettori e autore per migliorare l’opera prima della sua pubblicazione. Un po’ come se, viaggiando in rete, prima di sedimentarsi sulla carta o in e-book, il testo potesse arricchirsi come si arricchivano nei vari passaggi i testi nati dalla tradizione culturale. La modernità ci riporta, in un certo senso, indietro verso la tradizione!

Firenze, 29/09/2013

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One response to this post.

  1. […] L’arte della guerra – Sun Tzu […]

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