LE CHIACCHIERE DI DUE ROBOT PER SALVARE LA TERRA

I Robot e l’Impero” (Robots and Empire, 1985), è il quarto volume del ciclo dei Robot di Isaac Asimov ma anche il romanzo di congiunzione tra il ciclo dei Robot e il ciclo dell’Impero. Segue dunque i romanzi e il racconto:

*Abissi d’acciaioMetropoli sotterranea (The Caves of Steel, 1953);

*Il sole nudo (The Naked Sun, 1956);

*Immagine speculare – racconto – Immagine speculare (Mirror image, 1972), in Visioni di robot e in “Il meglio di Asimov;

*I robot dell’alba (The Robots of Dawn, 1983), Urania n.1009, 1985.

Ma anche le opere fuori ciclo, a questi antecedenti:

* Tutti i miei robot (Io robot, Il secondo libro dei robot e racconti vari) (The Complete Robot, 1982);

* Nemesis (Nemesis, 1989), Mondadori, 1990.

Precede invece i romanzi:

*Il Tiranno dei Mondi o Stelle come polvere(The Stars, Like Dust, 1951;

*Le Correnti dello Spazio (The Currents of Space, 1952);

*Paria dei Cieli (Pebble in the Sky, 1950)

Così come il successivo ciclo della Fondazione.

Se i due romanzi originari degli anni ’50 avevano una loro spontanea ragion d’essere, il terzo volume del ciclo dei Robot si presenta piuttosto ripetitivo e meno interessante degli altri.

Il quarto volume (“I Robot e l’Impero”), avendo la pretesa di legare due gruppi di storie piuttosto diversi e separati nella trama da numerosi anni, presenta il doppio rischio di essere poco innovativo e un po’ vuoto di contenuti.

Isaac Asimov

Isaac Asimov

La maestria di Asimov riesce invece a farne un’opera di un certo interesse, non solo perché raggiunge quello che sembra l’obiettivo primario dell’autore: spiegare come da una Galassia la cui colonizzazione è iniziata con l’ausilio determinante della robotica, si ritrovi poi a non aver più automi e come si sia arrivati al tipo di colonizzazione della Galassia da parte dell’umanità che incontreremo nei cicli successivi.

Il romanzo presenta delle novità rilevanti rispetto ai primi tre del ciclo.

Innanzitutto sono passati 2 secoli dagli avvenimenti iniziali (“20 decadi” dicono ripetutamente gli Spaziali). Da questo ne consegue che il protagonista principale, Elijah Baley, non ci sia più, essendo morto da tempo.

Nel ciclo, la Galassia è però divisa tra i terrestri, come Elijah Baley, che vivono come noi al massimo per una decina di “decadi” e gli Spaziali, esseri umani che anni prima hanno colonizzato 50 pianeti e che ora vivono dalle trenta alle quaranta decadi.

Ritroviamo quindi il grande nemico di Baley, Amadiro, ancora ostinato a vendicarsi di lui, nonostante Baley sia morto, e la Solariana (emigrata sul pianeta del sistema di Aurora) Gladia, già presente nei precedenti romanzi e qui ancora giovane, con le sue 23 decadi, secondo gli standard degli Spaziali e ancora pronta a rimpiangere Baley (con cui aveva avuto solo una notte d’amore o poco più due secoli prima!).

Oltre a loro ritroviamo il grande co-protagonista e compagno di indagini dell’investigatore Elijah Baley, il robot umanoide R. Daneel Olivaw (del tutto simile a un essere umano ma incapace di invecchiare), nonché il robot metallico R. Giskard Reventlov.

Elijah Baley, in realtà, pur essendo morto, è anche troppo presente in questo romanzo. Compare in vari flashback e, soprattutto, è troppo spesso citato e ricordato da tutti i personaggi citati, in modo direi eccessivo, considerato che sono passati 160 anni dalla sua morte.

Sembra quasi che tutti non abbiano avuto nulla di meglio da fare che pensare a lui in tutti questi decenni e questa è forse una delle maggiori debolezze del romanzo.

L’altro grande difetto è che, un po’ per ricordare ai lettori ciò che è successo nei libri precedenti, un po’ per spiegare gli eventi, ci sono tante ripetizioni. Direi troppe.

Nella storia i due robot indagano assieme per scoprire un evento (una “crisi”) che ritengono potrebbe portare a grossi problemi per l’umanità e bloccare il processo di colonizzazione della Galassia. Di fatto devono salvare il mondo! Ogni volta che avviene qualcosa, Asimov, correttamente, ci mostra la scena mentre si verifica (nei manuali di scrittura si dice “mostra e non raccontare”), poco dopo, però, i due robot si raccontano di nuovo a vicenda l’evento a cui hanno assistito, interrogandosi su come ciascuno di loro l’ha percepito. Daneel, infatti, ragiona quasi come un essere umano pur essendo limitato dalle famose Tre leggi della Robotica, Giskard, invece, ragiona di più come un robot, ma è telepatico e quindi racconta all’amico automa le sensazioni delle persone mentre facevano o dicevano qualcosa.

Come meccanismo narrativo è utile a mostrare il metodo di indagine dei robot, ma appesantisce la lettura in modo poco perdonabile, per un grande autore come Asimov.

Peccato, perché tolti questi difetti, il libro potrebbe essere notevole, sia per la trovata del robot telepatico (già presente in uno dei volumi precedenti), sia per la complessa elaborazione da parte degli automi del concetto di Legge Zero, una legge non inserita nella loro programmazione, ma che arrivano a ritenere superiore alle altre, sia per la soluzione da kamikaze trovata dal capitano Bailey (discendente di Elijah), per la trovata terroristica di Amadiro e del suo pupillo Mandamus, per la trasformazione di Gladia da schizzinosa Spaziale (appartenente al primo gruppo di coloni spaziali)  in agguerrita trascinatrice di folle sui mondi dei Coloni (terrestri che hanno avviato un secondo processo di colonizzazione spaziale) e sulla Terra.

Insomma, non mancano momenti coinvolgenti ed entusiasmanti, peccato che Asimov abbia avuto poca fiducia nella memoria dei lettori e ci abbia così propinato tante inutili ripetizioni.

Firenze, 04/09/2013

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10 responses to this post.

  1. […] I robot e l’impero – Isaac Asimov […]

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  2. […] Asimov ha cercato di unificare i cicli, creando romanzi di congiunzione come “I robot e l’Impero” ha fornito la sua spiegazione su come abbia fatto la Galassia a spopolarsi dagli automi che […]

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  3. […] all’”Ulisse” di Joyce a Elton John. Ci sentirei persino un po’ di Isaac Asimov, con la scomparsa dei robot, che caratterizza il passaggio dal ciclo dei robot a quello della […]

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  4. […] fantascienza si nota la struttura del giallo. Ho finito abbastanza di recente di rileggermi il “ciclo dei robot” che, indubbiamente, è una vera e propria detective story (anzi più d’una) con ambientazione […]

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  5. […] dalle parti del classico giallo. Le implicazioni fantastiche possono far pensare al ciclo dei Robot di Isaac Asimov e alle indagini di Elijah Baley, sostituendo alle tre leggi della robotica le […]

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  6. […] alla Fondazione”, invece, è del 1989, un altro importante romanzo di collegamento come “I robot e l’Impero” è del 1986 e, analogamente, le opere che “completano” i cicli sono degli anni […]

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  7. […] *I robot e l’Impero (Robots and Empire, 1985), Mondadori Altri Mondi n.1, 1986 […]

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  8. […] “I Robot e l’Impero” sono passati 2 secoli dagli avvenimenti iniziali (“20 decadi” dicono gli Spaziali). Il […]

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  9. […] *I robot e l’Impero (Robots and Empire, 1985), Mondadori Altri Mondi n.1, 1986 […]

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  10. […] sui robot. A differenza di Asimov, che trova una soluzione ottimistica basata sulle celeberrime Leggi della Robotica, la risposta di Sheckley è […]

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