ASIMOV, IL CREATORE DI MONDI

Nella mia opera di rilettura in ordine cronologico dei romanzi asimoviani, sono arrivato a “Il Sole Nudo”, il secondo dei volumi che hanno per protagonisti l’investigatore Elijah Baley e il robot umanoide R. Danieel Olivaw.

Il primo volume, “Abissi d’acciaio” è ambientato sulla Terra, “Il Sole Nudo” è ambientato su Solaria, il terzo volume, “I Robot dell’Alba” su Aurora.

La lettura dei tre romanzi ci offre un quadro piuttosto completo della situazione dell’umanità a circa mille anni dall’inizio dell’espansione verso mondi esterni.

La Terra si è isolata dalle sue cinquanta colonie, che sono diventate del tutto autonome e indipendenti, rinunciando a ogni forma di esplorazione spaziale, di cui si occupano invece gli “spaziali”, ovvero gli abitanti dei mondi esterni.

I terrestri vivono ammassati in otto miliardi, rinchiusi in “abissi d’acciaio” senza osare uscire all’aria aperta o vedere il “sole nudo”, cioè senza filtri di sorta. Vivono insomma una sorta di agorafobia collettiva (e penso ai Morlock, gli esseri che vivono sottoterra, ne “La Macchina del Tempo” di Wells). Hanno pochissimi robot.

Al contrario, i solariani sono solo ventimila, ma hanno migliaia di robot per ciascuno. Vivono sulla superficie del pianeta, sotto il “sole nudo”, ma non si incontrano mai tra di loro, avendo una vera e propria fobia del contatto.

Terra e Solaria sono i due estremi sociologici dell’umanità asimoviana di questo periodo. Nel mezzo, con diverse sfumature, ci sono gli altri mondi. Aurora è uno di questi.

Leggendo “Abissi d’acciaio” mi ero stupito di come Isaac Asimov non avesse immaginato alcuno sviluppo della telefonia e delle telecomuunicazioni.

eclisse solare

eclisse solare

Su Solaria le persone non si vedono mai di persona. Si “visionano”, ovvero si incontrano con sistemi di telecomunicazione tridimensionali. Persino i loro robot sono in costante contatto l’uno con l’altro mediante una rete di comunicazione.

Per un errore ho anticipato la rilettura de  “I Robot dell’Alba” rispetto a quella de “Il Sole Nudo” e, forse proprio perché tratta di un mondo assai meno estremizzato degli altri due, la lettura mi aveva annoiato abbastanza, al punto da temere che anche “Il Sole Nudo” potesse essere una delusione. Temevo, infatti, che la mancanza di novità del terzo volume fosse la vera causa del mio ridotto interesse e che quindi leggere, per terzo, il secondo volume avrebbe accentuato questa sensazione. Per fortuna non è stato così.

Il Sole Nudo” è un bell’esempio della capacità di Asimov di creare nuovi mondi e di immaginare il futuro. La sua analisi non si ferma mai alla tecnologia, ma arriva ai rapporti degli uomini con questa e tra di loro.

Le sue preoccupazioni per un mondo, per lui decadente, in cui la “visione” (il virtuale) prevale sull’incontro personale (sui veri rapporti umani) anticipano (siamo nel 1956) le attuali preoccupazioni degli educatori per un mondo dominato dalla telefonia mobile, dalle community virtuali e dalle chat.

In questo volume, poi, Isaac Asimov, si dimostra il valente giallista che ben conosciamo, con la sua speciale capacità di mescolare investigazione, fantascienza e indagine sociale.

Non manca poi il suo grande messaggio morale: il futuro dell’uomo è nelle stelle. Dobbiamo fare il possibile per raggiungerle, per liberare l’umanità da questo piccolo angolo di universo ed espanderci nella galassia.

Non avremo i suoi robot positronici e le navi in grado di superare la velocità della luce, ma il suo  rimane un messaggio di drammatica importanza: se l’evoluzione ha portato alla nascita di una razza tecnologica, questo non può che avere il fine di consentirle di portare la vita su altri mondi.

Forse ci vorranno ancora secoli per deciderci a costruire navi in grado di affrontare voli della durata di centinaia di generazioni e raggiungere altre stelle, ma la colonizzazione e antropomorfizzazione di Marte e della Luna sono già in ritardo e non dovremmo indugiare oltre se vogliamo dare un futuro all’umanità e alla vita come la conosciamo su questo piccolo pianeta.

 

Firenze, 30/06/13

 

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6 responses to this post.

  1. […] Il sole nudo – Isaac Asimov […]

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  2. […] *Il sole nudo (The Naked Sun, 1956), Urania n.161, 1957 […]

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  3. […] “Il Sole Nudo” è un bell’esempio della capacità di Asimov di creare nuovi mondi e di immaginare il futuro. La sua analisi arriva ai rapporti degli uomini con la tecnologia e interpersonali. […]

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  4. […] *Il sole nudo (The Naked Sun, 1956), Urania n.161, 1957 […]

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