ATROCE MOSTRUOSITÀ

J.G. Ballard - La Mostra delle Atrocità

J.G. Ballard – La Mostra delle Atrocità

Da ragazzo amavo molto la fantascienza e avendone letto numerosi titoli, mi illudevo di avere una buona conoscenza del genere.

In tempi più recenti ho scoperto, però, di aver trascurato due autori considerati delle icone sacre del genere: Dick e Ballard.

Di Dick avevo letto qualcosa, ma di J.G. Ballard, il maestro della New Wave, avevo letto solo tre romanzi, di cui non servavo più memoria (oltre ad aver visto la versione spielbergeriana de “L’impero del Sole”) e questa mi pareva una carenza da colmare.

Ho così puntato su quella che molti indicano come l’opera prima di questo maestro: “La Mostra delle Atrocità”.

Credo di non avere memoria di letture più noiose e inutili di questa!

Innanzitutto NON È FANTASCIENZA. Non è neppure fantasy, horror o qualsiasi cosa che possa avere a che fare con la letteratura fantastica. Direi anzi che ha poco a che fare anche con la letteratura, salvo non apprezzare la scrittura psichedelica, frutto degli allucinogeni o quella destrutturata alla Burroughs.

Il testo (nell’edizione Feltrinelli che ho letto) è intervallato da una serie di note che pesano metà del libro. Note, appunto, inserite nella narrazione, non poste a fondo capitolo o almeno a fondo pagina, quasi per costringere il lettore a leggerle. In effetti, mi sono parse la parte migliore del libro, anche se spezzavano la lettura della narrativa, che, peraltro, è priva di trama o ne ha una così esile, che stenterei a ricostruirla. Il protagonista è (immagino volutamente) così evanescente e poco delineato, che cambia continuamente identità e persino nome (Travis, Talbot, Traven, Tallis, Talbert, Travers). Questa trovata camaleontica alla Zelig potrebbe essere geniale se solo portasse a qualcosa, ma non mi pare.

Il senso dell’operazione mi pare spiegato in una nota al capitolo 2:

Oggi è quasi impossibile essere se stessi se non nei termini del mondo che ci circonda” (pag. 26).

Cambia il contesto, cambia l’identità. In questo forse Ballard ha anticipato i mondi virtuali della rete e gli innumerevoli avatar e nickname con cui ci muoviamo al loro interno.

The Atrocity Exhibition - J.G. Ballard

The Atrocity Exhibition – J.G. Ballard

L’autore mette in mostra una descrizione geometrica e da tavolo anatomico della realtà, che per qualche pagina può anche incuriosire, ma poi diventa di una noia mortale, anche se alcune frasi hanno sprazzi di genialità nella loro logica aberrante.

La giovane donna era un’equazione geometrica, il modello di un paesaggio. I suoi seni e le sue natiche illustravano una superficie neperiana a curvatura costante negativa, il coefficiente differenziale della pseudosfera” (pag. 59).

Ritornando con la memoria alla morte della moglie, Travers adesso la vedeva sotto una nuova luce, come una serie di giochi concettuali:

1)   uno spettacolo teatrale intitolato “Crash”;

2)   una curva tridimensionale di una nuova geometria transfinita;

3)   una scultura gonfiabile di kapok lunga duecento metri;

4)   una serie di diapositive di cancri rettali;

5)   sei pubblicità pubblicate su “Vogue” e su “Harper’s Bazaar”;

6)   un gioco da tavolo;

7)   alcune bambole di carta, le alette ripiegate attorno alle aree delle ferite;

8)   le “pudenda” immaginarie di Ralph Nader;

9)   un insieme di livelli di rumore;

10)             una raccolta  casuale di frammenti di dialogo di portantini e tecnici della polizia registrati su videotape” (pag. 116).

I pazienti sedevano, immobili come manichini, sull’erba schiacciata, mentre l’operatore si muoveva tra loro manovrando la cinepresa come un robot miope” (pag. 99).

J.G. Ballard

J.G. Ballard

Su tutto gioca un’ossessione demodé per alcuni personaggi mitici come Marylin Monroe, John e Jaqueline Kennedy, Mae West, Ronald Reagan o Malcom X. Ossessione vista dagli americani come scandalosa, soprattutto per l’insistenza sull’omicidio del Presidente Kennedy.

L’unico capitolo/ racconto degno di nota credo sia stato aggiunto successivamente in Appendice e riguarda proprio l’attore – presidente dello Scudo Spaziale “Storia segreta della Terza guerra mondiale”, l’unico che si avvicini in qualche modo alla fantascienza e che, anzi, ha anche qualche spunto da ucronia mancata.

Piuttosto inutili, come si desume anche dal titolo, le altre Appendici:

Il lifting della principessa Margaret

La plastica mammaria riduttiva di Mae West

La rinoplastica della regina Elisabetta”.

E, a dimostrazione dell’irrilevanza della politica nostrana, non c’è neppure un articoletto intitolato “La tricologia propagandistica di Silvio Berlusconi”!!!

Come dicevo, le parti migliori sono le note, che illustrano la visione di Ballard sulla seconda metà del XX secolo, ma non solo, a volte istruttiva, sebbene quanto mai frammentaria.

Oswald cominciò il suo “diario storico” il 16 ottobre 1959, il giorno del suo arrivo a Mosca. Questo diario è un documento davvero notevole, perché mostra un individuo rozzo e di limitate capacità espressive che cerca in tutti i modi di dare un senso ai problemi più acuti della sua epoca” (pag. 46).

La pornografia è un formidabile catalizzatore del mutamento sociale, e i periodi della sua massima diffusione hanno spesso coinciso con le epoche di maggior progresso scientifico ed economico(pag. 54).

(Indiscutibile! ??? Proprio come oggi, che la politica è diventata pura pornografia e la recessione ci sprofonda verso abissi insondabili!)

Raymond Roussel (1877-1933) (…omissis…) lavorava in una bara nella quale giaceva per brevi periodi ogni giorno, per prepararsi alla morte” (pag. 62).

La volontà di tentare un approccio così destrutturato alla narrativa, usando simili immagini quasi certamente deriva da una visione della letteratura che vediamo espressa in una nota al capitolo 9:

Il romanzo realistico che allora dominava si era già completamente esaurito” (pag. 125).

Se questo è vero, però la strada suggerita, a mezzo secolo di distanza, non pare quella seguita dai più e, a mio avviso, non è la più felice.

Per fortuna (di Ballard e dei suoi lettori) pare, come recita wikipedia, che questo libro sia un “unicum” nella sua produzione e che si differenzi sia dai precedenti romanzi fantascientifici, sia dai successivi di orientamento postmodernista, sia dalla sua recente produzione di stampo apparentemente più convenzionale.

Gli darò allora, forse, un’altra chance, provando a leggere qualcos’altro di suo, nonostante la pessima impressione suscitatami da quest’opera e il vuoto lasciatomi nella memoria dalle precedenti letture giovanili.

Cosa mi suggerite?

Firenze, 13/07/2011

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3 responses to this post.

  1. […] La Mostra delle Atrocità – James G. Ballard […]

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  2. […] dei libri che, ultimamente, mi è piaciuto meno è stato “La Mostra delle Atrocità” di James Graham Ballard. Diciamo che mi è piaciuto così poco, che, se fossi stato un altro, […]

    Rispondi

  3. […] è un esempio di fantascienza sociologica, che uno degli autori cui si è ispirata maggiormente è Ballard, che il mondo dietro al muro ricorda quello di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, che […]

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