DISTOPIE PER UN MONDO DISTOPICO

DISTOPIE - IF - Insolito & Fantastico n. 7

DISTOPIE – IF – Insolito & Fantastico n. 7

E così la rivista “IF – Insolito & Fantastico” è arrivata al numero 7 e io continuo a leggerla in abbonamento con grande soddisfazione. È difficile trovare un’altra pubblicazione con impostazione monografica, che tratti così sistematicamente, direi quasi in modo enciclopedico, la letteratura fantastica. Credo che trattare un tema prevalente in ogni numero renda i volumi assai più piacevoli da leggere, donandogli quell’unità d’argomento che spesso alle riviste manca.

Il tema di questo numero è uno dei più affascinanti della fantascienza, la “distopia”.  Per chi non lo sapesse le distopie o antiutopie sono utopie alla rovescia, in cui si immagina un mondo peggiore di quello attuale (mica facile, con i tempi che corrono, eh!), in cui certi aspetti della società sono ampliati, come fa ad esempio Orwell in “1984”, immaginando un Grande Fratello che, tramite la televisione controlla il mondo. Scenario inconcepibile, vero?

Il volume parte con un’analisi dell’opera di Aldous Huxley, l’autore de Il Mondo Nuovo (di cui ho già parlato qui). Oltre che di “Brave New WorldRomolo Runcini ci parla anche di “Point Counter Point”, “Ape and essence” (che anticipa i temi de “Il pianeta delle scimmie”, il cui prequel cinematografico sta per uscire sugli schermi in questi giorni) e “The Perennial Philosophy”.

Il curatore della rivista, Carlo Bordoni, ci parla di Margaret Atwood e del suo “L’ultimo degli uomini” (“Orix and Crake”) che immagina un nuovo mondo nato dalla manipolazione genetica (come non pensare allora al “Libro degliYilané” e al mondo nato dall’attività genetica dei dinosauri) con uomini “eletti” che vivono in Recinti per difendersi dalla plebe (una razza umana divisa come ne “La macchina del tempo” di Wells). Bordoni tratta anche altre opere dell’Atwood, quale”Il racconto dell’ancella”, un mondo sterile post-nucleare in cui la maternità torna a essere unìesigenza vitale per la sopravvivenza della specie, e “Il Canto di Penelope”, la storia di Ulisse vista con gli occhi della moglie.

Gianfranco De Turris tenta quindi di fare un’opera di sistematizzazione delle opere utopiche e antiutopiche e ci parla, tra le altre cose, di “Ecotopia” (1975) di Ernest Callebach, con alcuni stati americani secessionisti in nome dell’ecologia, della satira grottesca di Emile Souvestre (“Le monde tel qu’il sera” – 1845), della distopia catto-comunista di Ira Levin (“This Perfect Day” – 1970).

Giuseppe Panella ci parla di Herbert George Wells e Evgenj Zamjatin. Quest’ultimo in “Noi” immagina un mondo in cui si crede che “la felicità sia raggiungibile solo attraverso la soppressione della libertà ‘selvaggia’ dell’arbitrio individuale”.

Richard Matheson - Io sono Leggenda

Richard Matheson – Io sono Leggenda

L’articolo di Domenico Gallo è dedicato alle “società distorte di Anthony Burgess” e in particolare al romanzo che ispirò Kubrik “Un’arancia a orologeria” (1982), ma anche “Il Seme Inquieto” e “1985”. Come nota Gallo, Burgess riprende il tema di Orwell che “nel regime totalitario è diffusa la mancanza di memoria” e che “la carta stampata fosse un elemento imprescindibile di memoria perché, essendo di proprietà del singolo, può essere conservata e consentire il confronto critico”.

Ne “Il seme inquieto”, in un mondo sovrappopolato, “la procreazione è scoraggiata e lo Stato incentiva l’omosessualità e la sterilizzazione” e “gli eserciti sono mandati allo scontro al solo scopo di provocare la morte dei soldati mentre i cadaveri sono destinati all’industria alimentare” (come ne “La fuga di Logan” e in “Cloud Atlas”).

Riccardo Gramantieri ci parla delle forme di automazione per il controllo della società, dal geniale Panopticon ideato da Jeremy Bentham (e studiato da Michel Foucault), un carcere in cui un solo carceriere può scrutare numerosi carcerati senza essere visto, all’occhio onnipresente del Grande Fratello di Orwell, al controllo televisivo di Vogt (“Colosso anarchico” – 1977).

 

Dopo i saggi, si passa quindi alla sezione narrativa, con “E-topia” di Errico Passaro, in cui l’umanità è così concentrata su se stessa da non notare l’arrivo evidente di un’invasione aliena.

Seguono “Collateral Damages” di Renato Pestriniero con il suo mondo post-apocalittico, “Fino all’ultima generazione” di Gian Filippo Pizzo” in cui il pericolo, in una terra devastata, può anche venire da chi sembra il più innocente e inoffensivo.

Si chiama “Amenia” il racconto di Mario Farneti, con le sue città-isole utopiche ma che celano gravi distopie.

Chiude la sezione narrativa “L’ultimo tramonto” di Michele Nigro, con una società in cui anche osservare il sole che cala può essere un delitto.

 

La terza parte di IF, di solito è quella degli articoli non legati al tema del volume, ma questa volta il tema è talmente ricco che anche qui domina la sezione.

Si comincia con un articolo di Antonio Daniele su “Io sono leggenda” il romanzo del 1954 di Richard Matheson che descrive un mondo abitato solo da vampiri (non è distopia anche questa?). Matheson però lo fa con il tipico spirito fantascientifico del decennio, cercando una spiegazione “naturale” all’esistenza di questi esseri (un batterio che altera la natura dei corpi e diffuso dal vento e dalle zanzare).

Anche Carlo Asciuti con “la fine del mondo vista da Abel Gance” ci parla ancora di realtà distopiche  nei film del regista del secolo scorso.

Disarmante è il quadro che fa Gianfranco De Turris nel descrivere le distopie scritte dagli autori italiani contemporanei (Walter Veltroni, Massimo Fini, Francesco Alberoni, Oliviero Beha, Mauro Corona, Pierfrancesco Prosperi, Sergio Sozi, Paolo Pasi e altri). Ben pochi di questi romanzi hanno una trama allettante. Andrebbero però letti per giudicare meglio.

Viene poi riportata un’intervista fiorentina del 2002 a Douglas Preston.

Le recensioni finali riguardano “Il Quinto principio” di Vittorio Catani, opera di Giuseppe Panella, “Il Gran Notturno” di Jean Ray, scritta da Walter Catalano, l’antologia di autrici varie (solo donne) “Eros e Thanatos” sul mondo dell’erotismo macabro (Carlo Bordoni ci parla di questo testo curato da Lia Volpati).

1984 - George Orwell

1984 – George Orwell

Giuseppe Panella recensisce “Lazarus” di Alberto Cola, in cui si immagina la clonazione di Yukio Mishima.

Vito Tripi parla di “Apocalisse Z” dello spagnolo Manuel Loureiro, con la sua epidemia che trasforma tutti in zombi (siamo dalle parti di Matheson, insomma).

Otto racconti di autori italiani compongono l’antologia “Mistero” curata da Nicola Roserba.

Ben cinquanta sono invece quelli di “Riso nero” la silloge di umorismo noir curata da Graziano Braschi e Mauro Smocovich (recensore Giuseppe Panella).

Claudio Asciuti ci parla delle riflessioni sulla morte del regista Clint Eastwood e in particolare del suo “Hereafter”.

Chiude il volume la recensione di Carlo Menzinger (il sottoscritto) al volume “Il Vampiro” di Franco Mistrali, uno dei primissimi romanzi gotici (del 1869) che trattano di queste creature. L’edizione è curata da Antonio Daniele. Ne parlo anche qui.

 

Firenze, 11/09/2011

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6 responses to this post.

  1. […] IF Insolito & Fantastico n. 7 (Distopie) […]

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  2. […] leggendo un articolo di Gianfranco De Turris, che lo cita tra gli autori di distopie italiane nel numero 7 della rivista letteraria “IF – Insolito & Fantastico” dedicata, appunto alle […]

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  3. […] mi pare di notare una certa ripresa dei romanzi e dei film distopici e apocalittici. Di solito le distopie vengono presentate come effetto di regimi autoritari, ma questo è più la caratteristica delle […]

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  4. […] mi pare di notare una certa ripresa dei romanzi e dei film distopicie apocalittici. Di solito le distopie vengono presentate come effetto di regimi autoritari, ma questo è più la caratteristica delle […]

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  5. […] entrambi alla rivista “IF – Insolito & Fantastico” e ricordo in particolare la sua partecipazione al n. 7 dedicato alle Distopie e al n. 4 dedicato a Giallo & […]

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