SOGNARE LA LUNA

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La notte del 21 luglio 1969 ero con la mia famiglia al mare a Lavinio, vicino Roma, a casa di una zia di mio padre. Avevo cinque anni ma ricordo ancora quel momento, che forse non ha condizionato la mia vita, ma i miei pensieri sì. Alle 4,57 il primo uomo avrebbe messo piede sulla Luna!

Ricordo che eravamo tantissimi in quella stanza, oltre ai miei genitori c’erano tanti parenti e guardavamo tutti quella piccola scatola rossa che trasmetteva la telecronaca del primo allunaggio. Un oggetto assai diverso dai moderni megaschermi ultrapiatti!

Non ricordo se mi fu permesso di resistere fino all’ultimo, ma ricordo che quelle immagini le rividi nei giorni successivi in tante forme diverse.

Credo che fu allora che nacque la mia passione infantile per l’astronomia e fu allora, penso, che posi le basi per il mio amore giovanile per la fantascienza.

Dieci anni dopo, per festeggiare la ricorrenza, Mondadori pubblicava nella collana Oscar un volume intitolato “Mille e una Luna”, sottotitolo “Storie fantastiche e fantascientifiche di tutti i tempi”. Allora non lo lessi. L’ho scoperto solo ora.

Mille e una Luna” è una preziosa raccolta di alcuni dei più significativi racconti o estratti di opere maggiori che parlano del sogno dell’uomo di posare i piedi sull’astro notturno.

Alcuni di questi brani li avevo già letti in altri contesti, ma ritrovarli tutti assieme è stata una bella sorpresa.

Il secondo brano è un’altra pietra miliare della mia infanzia, un estratto dal secondo romanzo da me letto: “Le Avventure del Barone di Münchhausen”, una storia che all’età di sei anni mi aveva molto affascinato.

Questo volume, che riporta solo la parte del viaggio sulla luna, mi ha fatto scoprire come questo romanzo, o almeno la parte riportata sia un grande plagio.

Barone Karl Friedrich Hieronymus von Münchhausen

Barone Karl Friedrich Hieronymus von Münchhausen

Il volume procede cronologicamente, dal testo più antico al più moderno. Si comincia così con il fantasioso viaggio descritto dal greco Luciano di Samosata ben 1789 anni prima dell’allunaggio vero. Si passa poi all’Astolfo ariostesco, che sulla Luna cerca il senno dell’Orlando furioso, al racconto tecnico di Keplero, ai due viaggi di Cyrano de Bergerac (altro mito della mia infanzia), per arrivare quindi al Barone di Münchhausen, scritto “solo” 184 anni prima dell’allunaggio.

Quanto somiglia questo racconto alla Storia Vera di Luciano!

Luciano scrive:

Verso il mezzodì, disparita l’isola, un improvviso turbine roteò la nave, e la sollevò quasi tremila stadii in alto, né più la depose sul mare: ma così sospesa in aria un vento, che gonfiava tutte le vele, ne la portava. Sette giorni ed altrettante notti corremmo per l’aria: nell’ottavo vedemmo una gran terra nell’aere, a guisa d’un’isola, lucente, sferica e di grande splendore.” (pag.40)

Parafrasa Raspe:

un ciclone sollevò la nostra nave di almeno mille miglia dalla superficie dell’acqua e la tenne parecchio tempo a quell’altezza. Un vento gagliardo gonfiò finalmente le vele e ci fece procedere con incredibile velocità. Avevamo viaggiato sei settimane sopra le nuvole quando scoprimmo un grande paese rotondo e luminoso come un’isola lucente” (pag. 101).

A proposito degli animali lunari scrive il greco:

Questi Ippogrifi son uomini che vanno sovra grandi grifi, come su cavalli alati: i grifi sono grandi e la più parte a tre teste: e se volete sapere quanto sono grandi immaginate che hanno le penne più lunghe e massicce d’un albero di un galeoneQ” (pag. 40).

Riprende l’immagine l’autore del Barone:

vedemmo grandi figure a cavallo di avvoltoi con tre teste. Perché possiate farvi un’idea della grandezza di questi uccelli, vi dirò che l’apertura delle ali misurava sei volta la lunghezza della gomena più lunga che avessimo a bordo” (pag. 101).

Scrive l’autore di Samosata:

Quando l’uomo invecchia non muore, ma come fumo svanisce nell’aere” (pag. 45).

Evidentemente entrambi sono stati “davvero” nello stesso luogo, poiché anche per il Barone:

Quando gli abitanti della luna invecchiano, non muoiono, ma si dissolvono nell’aria come fumo” (pag. 102)!

Se Luciano scrive:

ed io pensomi che quando qualche vento scuote quelle viti, si spiccano quegli acini e cade fra noi la grandine” (pag. 46)

L’autore che riporta le avventure del Barone di Münchhausen, si dimostra il vero inventore del “taglia e incolla” scrivendo:

Nella luna i vinaccioli sono esattamente come la nostra grandine e io sono fermamente convinto che quando lassù un temporale stacca i grappoli dalla pianta, gli acini cadono sulla terra e formano la grandine” (pag. 103).

Cyrano de Bergerac

Cyrano de Bergerac

E gli esempi non sono finiti qui! Non sarebbe però giusto parlare di plagio, perché le avventure del Barone nascono in modo particolare. Il vero Barone Karl Friedrich Hieronymus von Münchhausen (vissuto tra il 1720 e il 1797) era solito raccontare storie incredibili sulla propria vita, ma lo faceva tanto per divertire, non certo per creare un’opera letteraria. Potrebbe quindi aver attinto alle proprie letture per alimentare le panzane che amava raccontare. Le sue “invenzioni” furono poi riprese in inglese da un autore anonimo (che si scoprì poi essere l’erudito Rudolf Erich Raspe) su una rivista umoristica berlinese. Le vicende furono quindi tradotte in tedesco e adattate da Gottfried August Bürger che fu a lungo considerato l’autore, anche perché Raspe non ne rivendicò (giustamente!) la paternità, forse conscio che il libro fosse tutto un gran plagio! Insomma una storia senza un vero autore, come le antiche leggende.

Dopo la nave di Raspe, eccoci finalmente con Edgar Allan Poe a un viaggio un po’ più “tecnico” anche se la tecnologia di riferimento è quella del tempo: una mongolfiera. Poe con questo racconto si rivela non solo, come noto, un precursore del giallo e dell’horror, ma anche della fantascienza. Il suo animo razionale lo porta a preoccuparsi anche di problematiche reali di una simile ascensione, quale la rarefazione dell’aria.

Grande assente in questa rassegna è Jules Verne con i suoi due romanzi Dalla Terra alla Luna” e “Intorno alla Luna”.

Da Poe si salta subito al geniale e ancora futuribile Heinlein che nel racconto “L’uomo che vendette la Luna” mostra moltissime delle opportunità economiche di sfruttamento della Luna. Se alcune, come i diamanti lunari, sembrano di pura fantasie, altre sono ancora attuali e attuabili, quale lo sfruttamento come spazio pubblicitario, come luogo di vacanza, come riserva di minerali, come opportunità di speculazione immobiliare.

Peccato che la conquista della Luna si sia fermata a quei pochi passi e che dopo la passeggiata di Eugene Cernan che scese dall’Apollo 17 nel lontano dicembre del 1972, l’anno prossimo saranno 40 anni che l’uomo non c’è più tornato. Un sogno spezzato! Eppure la conquista dello spazio potrebbe essere molto importante per l’umanità. Ci si dimentica della fragilità del nostro pianeta. Abitare la Luna, anche solo con un migliaio di persone, potrebbe voler dire avere una modesta scialuppa di salvataggio per la nostra civiltà contro sciagure apocalittiche, ma anche la base per cercare di andare più lontano. Sarebbe una grave mancanza per la nostra specie rinunciarci.

L’Agenzia Spaziale Europea e la Repubblica Popolare Cinese hanno entrambe piani per esplorare la Luna, la prima mediante sonde e la seconda, secondo notizie recenti, con un programma di esplorazione umana.

La Cina, oltre all’esplorazione umana, sta considerando la possibilità di sfruttare minerariamente la Luna, in particolare per l’isotopo Elio-3, da usare come fonte d’energia sulla Terra

La raccolta prosegue con un racconto di Paul Anderson, che, quasi ucronicamente, immagina un Leonardo Da Vinci che riesce a raggiungere il nostro satellite, il racconto di un’astronave fatta “in casa” di Clyde Brown, e una corsa, inventata da Arthur C. Clarke, per raggiungere Selene fatta in contemporanea da americani, russi e inglesi, che arriveranno in contemporanea quasi a voler simboleggiare ciò che 11 anni dopo sarà scritto sulla targa depositata nel Mare della Tranquillità dall’Apollo 11:

Qui uomini del pianeta Terra per primi misero piede sulla Luna – Luglio 1969 – Siamo venuti in pace per tutta l’umanità” (pag. 335).

Targa Apollo 11

Targa Apollo 11: Qui uomini del pianeta Terra per primi misero piede sulla Luna – Luglio 1969 – Siamo venuti in pace per tutta l’umanità

Firenze, 23/04/2011

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6 responses to this post.

  1. […] ha cominciato a immaginare che anche gli altri potessero essere abitati, a partire dai più vicini, la Luna e […]

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  2. […] Teresa Chialant, Il ritratto e la cornice Riccardo Valla, Il viaggio spaziale nella prima fantascienza Marco Lauri, “Io avrò fatto l’uomo”: Nievo tra i precursori della SF Giuseppe […]

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  3. […] ha anche fatto pensare ai primi esempi di viaggi sulla Luna, quelli ispirati dal racconto del greco Luciano di Samosata e reinventati nelle storie di Cyrano de […]

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  4. […] del Tenente Gregory, La solitudine dei numeri primi, Esercizi di stile, Mille e una luna, L’uomo greco, Il Profeta, Il Trono di Spade, Uomini che odiano le Donne, Alexandros, Io sono […]

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  5. […] che si asolo il frutto di una mente folle e non posso non pensare alle incredibili avventure del Barone di Münchhausen o di Cyrano di […]

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