GLI INCUBI INVISIBILI DI KOONTZ

Incubi - Dean Koontz

Incubi - Dean Koontz

Leggo sulla copertina di “Incubi”, il thriller scritto da Dean Koontz (ma come si pronuncerà?), nell’edizione Sperling Paperback che questo libro ha venduto 180 milioni di copie.

Non ne ho trovato conferma altrove, ma anche se ne avesse vendute “solo” 18 milioni, sarebbe un numero comunque enorme. In Italia ci sono autori che si considerano “popolari” con 7.000 copie!

Questo solo per preavvertire che si tratta, senza dubbio, di un bestseller. Scritto per giunta da un autore quanto mai prolifico, se si considera che scrive avvalendosi di numerosi pseudonimi (ma perché uno dovrebbe farlo? Se vendi con un nome e sei conosciuto, che senso ha cercarsi un nuovo nome? Sarà una sorta di sfida con se stesso?).

Dei bestseller ha alcune caratteristiche: trama chiara, personaggi ben delineati, storia trascinante, un po’ di paura, mistero, horror, la morte, un pizzico di sentimento, qualche conflitto minore trai personaggi con la presenza di “cattivi secondari”, una certa magia, nella forma del soprannaturale, la presenza di un mondo parallelo, quello psichico della Stanza Grigia (sebbene se ne sappia poco, non siamo certo al livello di dettaglio di un Lovecraft), un bambino isolato dal mondo (in modo assai diverso da Harry Potter, per dire, ma il concetto generale è lo stesso) che si scopre speciale, la lotta tra il Bene e il Male, una certa spettacolarità (corpi dilaniati, oggetti che volano, trombe d’aria, tempeste di pietra…), rapporti parentali irrisolti, crescita (qui uscita dall’autismo). Certo mancano altri aspetti, che avevo individuato in besteseller “maggiori” come i romanzi della Rowlings: una struttura articolata, un’ambientazione particolare e ricorrente, un linguaggio speciale (a parte alcuni termini come “La porta d’inverno”, “La stanza Grigia” e “Quello”), l’amicizia appare più che altro nella sua assenza, però continuo a trovare conferma nel fatto che gli “ingredienti magici” di un bestseller siano proprio quelli di cui parlavo qui.Ho letto questo libro perché ne avevo visto delle ottime recensioni su aNobii e, soprattutto, perché, da queste presumevo potesse avere varie cose in comune con LA BAMBINA DEI SOGNI, (il romanzo che, stavo scrivendo, e che ora ho pubblicato – Nota successiva).

Dean Koontz

Dean Koontz

In comune, però, per fortuna, hanno solo l’idea di una bambina con forti poteri psichici. Questo mi ha tranquillizzato, perché mi sarebbe dispiaciuto scoprire che qualcuno m’abbia preceduto. Ora poi (8/10/2010) è uscito “Inception” e anche lì ci sono alcune cose che ricordano il mio romanzo, soprattutto la visione onirica e la possibilità di agire dentro i sogni.

La storia di “Incubi” è senz’altro ben scritta e scorre bene incuriosendo, ma quello che continuavo a chiedermi leggendo era: quando compare un incubo? Quando ci entriamo dentro? Con un titolo così era il minimo che mi sarei aspettato. La bambina ne ha continuamente, ma non sappiamo cosa sogna (fino alla fine) e non entriamo mai nei suoi sogni. Sono questi però a uscire da lei (come nel mio libro) e a materializzarsi. Più che “in-cubi” sono degli “extra-cubi” (o più modernamente degli “out-cubi”), se mi si permette il gioco di parole.

La bambina dei sogni - Carlo Menzinger di Preussenthal

La Bambina dei Sogni - Carlo Menzinger

I personaggi sono, come scrivevo sopra, ben delineati e le loro emozioni abbastanza marcate. Forse con l’ispettore Dan Haldane, il signor Koontz (pronuncia cuntz o coontz?) si è un po’ lasciato andare: orfano, con due fratelli morti dopo le rispettive adozioni e un bel po’ di rimorsi poco giustificati! Anche i suoi sentimenti per Laura restano un po’ sospesi sul piano platonico, senza alcun incentivo da parte di lei.

Ora (8/10/2010) sto leggendo “Amabili resti” (sempre a proposito di thriller con bambine con strani poteri)  e qui il coinvolgimento emotivo è sicuramente più elevato. L’emozione per il lettore è continua. L’immedesimazione con i personaggi totale. Non altrettanto in “Incubi”.

Personalmente, forse per la pregressa esperienza di scrittura, ho capito subito da dove venisse “Quello”, ma devo dire che un po’ lo sapevo già, avendo letto prima altri commenti. L’impressione però è stata che il mistero non fosse poi tale.

Nonostante ciò è stata una lettura che mi è piaciuta e che consiglio senz’altro a un pubblico adulto e non impressionabile, sempre che ci sia ancora qualcuno che si impressiona per un po’ di cadaveri maciullati, descritti su carta. Al cinema non so se andrei a vederlo, sarebbe un’altra cosa, in effetti, poco gradevole, se fatto da un regista che ha voglia di spaventare davvero.

Firenze, 08/10/2010

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