LE AVVENTURE DI UN SOGNATORE

Il Guardiano dei sogni - LovecraftFinalmente (nel aprile del 2010) sono riuscito a leggere un libro del mitico H.P. Lovecraft! Si tratta della raccolta di racconti che riunisce, come dice il sottotitolo, “Le avventure di Randolph Carter”. Il titolo del volume è “Il guardiano dei sogni” (Tascabili Bompiani) ed è stato curato da Gianfranco De Turris (che come me collabora alla rivista IF – Insolito & Fantastico).
L’aspettativa era tanta verso questo autore di cui molto bene avevo letto (avendo intere schiere di fan accaniti), la cui immaginifica fantasia mi aveva tanto incuriosito, e di cui avevo sentito parlare anche per aver creato uno dei più celebri Peudobiblion, il “Necronomicon”, che viene citato anche in queste pagine.
Ebbene devo dire che il primo approccio è stato un po’ deludente o forse “difficile”. Il volume si apre, infatti, con il lungo (138 pagine) racconto “Alla ricerca dello sconosciuto Kadath”, in cui la fantasia dell’autore di Providence si scatena mostrandoci mondi onirici da incubo, quali difficilmente altri autori sono stati in grado di creare. Il difetto di questo primo racconto però mi è parso nell’esilità della Gianfranco De Turris trama (sostanzialmente riducibile al titolo) e sebbene vi fossero alcune pagine d’azione, tutta la narrazione è concentrata nella descrizione di un viaggio tra esseri e luoghi di totale fantasia.
Pur avendo apprezzato l’incredibile capacità creativa di Howard Philps Lovecraft, devo dire di aver tirato un sospiro di sollievo leggendo il secondo, veloce, racconto “La Testimonianza di Randolph Howard Philps LovecraftCarter” assai più concreto e assimilabile a un classico horror cimiteriale.
Quando le peregrinazioni di Carter sono riprese con l’”Innominabile” ero già più preparato a perdermi in interminabili descrizioni ma Lovecraft mi ha sorpreso con una storia nuovamente più concreta, che comincia addirittura con alcune disquisizioni sulla letteratura fantastica, volte forse a difendere la precedente immaginifica creazione. Ci parla, infatti, di chi “sebbene avesse molta più fede di me nel sovrannaturale, negava che fosse un tema sufficientemente ordinario da meritarsi un posto nella letteratura”. In questa frase c’è tutta la contrapposizione tra due opposte concezioni della letteratura: da una parte chi crede che debba rispecchiare il reale e dall’altra chi, come Lovecraft sembra pensare che debba invece creare mondi fantastici e alternativi. Assurdamente la letteratura ufficiale sembra, infatti, dare maggior peso ad autori che descrivono “l’ordinario”, sebbene le capacità creative di chi descrive il “fantastico” siano indubbiamente maggiori.
mostro lovecraftianoLovecraft però sembra voler andare ancora oltre nel racconto successivo “La Chiave d’Argento”, in cui riesce ad affermare addirittura (ovviamente lo fa ai fini del racconto e non come affermazione a se stante) che “Carter aveva dimenticato che la vita è soltanto un a teoria d’immagini nella mente: che non c’è differenza tra quelle nate da esperienze reali  e quelle generate dai sogni più intimi, e che non c’è motivo di ritenere le prime più importanti  delle seconde”.
In questo racconto troviamo, infatti, un Randolph Carter invecchiato che non riesce più a essere un Sognatore capace di viaggiare negli universi onirici come da giovane, un Carter piegato, come tutti noi, al grigiore del quotidiano, orfano dei suoi fantasmagorici viaggi di sogno.
Troverà però la mitica Chiave d’Argento che apre le porte del sogno ed è capace di annullare il tempo e lo spazio e si perderà (o ritroverà?) nel suo amato mondo di sogno.
Sarà solo nell’ultimo racconto “Attraverso le Porte della Chiave d’Argento” che riuscirà incredibilmente a fare ritorno, per poco, dalle profondità dello spazio-tempo onirico ma non sarà più lo stesso Randolph Carter, essendo ormai stato privato della propria “unicità” e statua Lovecraft avendo imparato la magnifica e grandiosa schizofrenia di molteplici esistenze contemporanee.
È questa insomma una lettura in cui bisogna calarsi con attenzione e disponibilità per poterla apprezzare. Non ci si deve dunque far spaventare dalle 138 pagine del primo racconto ma andare avanti, perché queste sono in realtà essenziali per farci davvero capire i racconti successivi, per farci immedesimare con l’increbibile capacità immaginativa di questo irripetibile navigatore del sogno. Letti i racconti successivi si riesce poi a tornare indietro con la mente e ad apprezzare maggiormente anche il dettagliatissimo “Alla ricerca dello sconosciuto Kadath”.

Firenze, 24/04/2010

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5 responses to this post.

  1. Posted by happysummer on 10 novembre 2011 at 15:39

    Ciao, Carlo, ho letto ieri che probabilmente Splinder chiuderà e un po' lo temevo perché gli utenti sono diminuiti vertiginosamente… Ho anche pensato di fare una "Giornata pro Splinder", perché ho la forte sensazione che gli utenti siamo più di quelli che sembra, solo che tanti ci stanno poco e non accendono la lucina verde. Tra sabato 11 e domenica 12 colleghiamoci per dimostrare che noi ci siamo, per testimoniare la nostra presenza e il nostro attaccamento a Splinder.
    Che ne pensi?
    Sarebbe troppo triste se Splinder chiudesse!

    Se ti va, fai circolare, grazie!

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  2. Posted by Menzinger on 12 novembre 2011 at 14:13

    Sicuramente le frequenze sono crollate, colpevole il proliferare di network come Facebook, Twitter, LinkedIn ecc., ma i blog sono un'altra cosa. La possibilità di avere uno spazio in cui fare dei post completi e con buona grafica inserito in una community mi pare di tutt'altro livello rispetto alle tristi Note di Facebook.
    Sì, sosteniamo Splinder, ma chissà se sono voci vere.

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  3. […] Le avventure di un sognatore – H.P. Lovecraft – Bompiani […]

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  4. […] primo suo libro che ho letto è stato “Il guardiano dei sogni” (l’ho scelto perché il tema del sogno è ricorrente in alcuni miei scritti ed ero curioso di […]

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  5. […] “L’Orrore di Dunwich”e “L’Orrore a Red Hook”) sono meno onirici e folli de “Il Guardiano dei Sogni”, in cui l’autore si lascia andare a una prosa allucinata nel descrivere abissi del tempo, […]

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